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21/06/15

Ai Weiwei a Pechino



A Pechino è incorso una bella mostra di Ai Weiwei presso la Galleria Continua, in cooperation with Tang Contemporary Art Center  curata da Cui Cancan, eccovi alcuni scatti. 




Comunicato stampa 

Galleria Continua è entusiasta di presentare nei suoi spazi espositivi di Pechino la mostra Ai Weiwei. Un’occasione storica che vede per la prima volta il famoso artista cinese progettare una mostra personale nella sua patria, seguendo l’intero sviluppo del progetto dall’ideazione alla realizzazione in situ. La mostra rappresenta una nuova “sfida” cui l’artista si sottopone attraverso ciò che definisce un “processo di apprendimento”, un progetto continuo ongoing, al tempo stesso una “lotta” e, soprattutto, l’organizzazione di un vero e proprio organismo.

Wang Jiaci (Wang family Ancestral hall) è un tempio ancestrale di epoca Ming dedicato al culto di Wang Hua, un potente reggente vissuto nel VI secolo d.C., che per le sue capacità di governo fu preso a modello da tutte le dinastie successive, dalla Tang alla Qing. Per centinaia di anni, il tempio ancestrale fu considerato un luogo sacro, destinato ad ospitare sacrifici e cerimonie di culto per gli antenati, cosi come un luogo per i più importanti incontri sociali, di lavoro, e riguardanti la famiglia Wang.

Oggi Wang Jiaci è il fulcro del monumentale progetto di Ai Weiwei, un antico edificio smontato in più di 1500 pezzi e meticolosamente ricostruito all’interno di due spazi espositivi: Galleria Continua e Tang Contemporary Art Center, passando attraverso la parete che divide le due gallerie.

La particolarità di quest’architettura tradizionale consiste nella sua struttura di colonne e travi lignee, completamente indipendente e separabile dalle pareti. Questa tecnica costruttiva, sviluppata di recente anche in occidente, veniva utilizzata in Cina più di mille anni fa ed è strettamente legata alla filosofia e al pensiero cinese.

La scelta di portare un’istallazione predominante, dall’imponente struttura, importanza culturale e bellezza estetica, all’interno di una mostra e di due gallerie aspira a fondare delle condizioni di “totalità” in cui l’ambiente, non più solo fisico ma anche temporale e sociale, diventa parte fondamentale dell’opera.


I visitatori entrano così a far parte di un progetto, il loro comportamento ne diventa parte inscindibile. Invitato a entrare nei due spazi espositivi, obbligatoriamente in tempi diversi, il visitatore è costretto a vedere l’opera solo parzialmente, senza mai poter accedere e godere dell’intera struttura architettonica da un’unica postazione. Il pubblico è invitato a camminare dentro ad un “contesto sociale” più che un contesto visivo, una condizione nella quale l’oggetto architettonico è stato privato del suo originario utilizzo, acquisendo una nuova forma e significato. Il comportamento di chi si accinge a vivere questa esperienza diventa quindi il focus dell’intero progetto, se non l’opera stessa.

Ai Weiwei, ancora una volta, pone l’accento sull’importanza dell’agire umano all’interno di un particolare evento non solo artistico, ma anche sociale e pubblico.

La mostra ideata per le due gallerie prende la forma di un ambizioso processo che mette in luce la poliedricità dell'artista e i cardini su cui ruota la sua arte: un rispetto ossequioso della tradizione cinese abbinato alla grande capacità di rendere attuali temi antichi e a una costante consapevolezza sociale e politica.

Una parte importante della mostra è dedicata precisamente al racconto di questo enorme processo. Documentazione e archiviazione sono gesti fondamentali che ricorrono come filo conduttore in tutta la ricerca e la carriera di Ai Weiwei. Attraverso la documentazione l’artista restituisce un nome e una collocazione temporale e storica a cose e persone, riaffermandone dignità e valore. 

Al tempo stesso documentare e rendere accessibile il materiale stimola reazioni differenti negli esseri umani, sollecita la loro immaginazione, le paure e i sentimenti. Dipendentemente da ogni individuo le stesse informazioni possono essere recepite in maniera diversa e produrre reazioni differenti. E’ cosi che l’atto di documentare offre una
seconda natura a cose e persone, due realtà distinte, due vite diverse.

Molto è stato scritto sulla vita di Ai Weiwei, in diverse lingue: dalla sofferenza vissuta dalla famiglia fino al riscatto che l’artista è riuscito a regalare al padre attraverso la ricerca e la pratica della libertà intellettuale.


Ai Weiwei afferma la necessità di un impegno attivo su diversi fronti, che vanno dall'arte all'architettura, dalla letteratura al cinema di documentazione, fino all'azione sui social media e alle proteste pubbliche. I diversi ambiti di azione rispondono tuttavia a un unico e comprensivo obiettivo: liberare l'espressione individuale da qualsiasi tipo d’imposizione per favorire lo scambio reciproco e la condivisione tra gli individui.

Questa mostra conferma la complessità di un uomo per il quale l’arte è un modo di vivere legato inscindibilmente alle circostanze attuali del proprio tempo, un artista umanista con una strenua fiducia intellettuale nell’essere umano e nella sua capacità di agire attivamente per il miglioramento della società. 

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