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03/06/12

Manifesta9 a Genk - L'industrializzazione dell'arte



Venerdì scorso nella piccola cittadina di Genk, in Belgio, si è avviata la nuova edizione di Manifesta che per la prima volta ha scelto una location unica per il suo biennale transitare per le diverse frontiere europee. 

Responsabili di questo progetto sono Cuauhtémoc Medina, Katerina Gregos, Dawn Ades, Hedwig Fijen, rispettivamente la direttrice e i curatori della kermesse itinerante che hanno scelto il titolo “The Deep del Moderno" per questa nuova edizione, la nona. 

Le aspirazioni sono quelle consolidate di una visione ampia e rischiosamente ovvia del mondo, forse bisognerebbe aver maggior coraggio e smetterla di volare sul mondo ed entrarvi negli interstizi, indagando veramente le differenze e non le monotonie espressive dei massimi sistemi. 

Quando si tornerà fare delle delle scelte, a definire dei confini, a rischiare delle idee in confronto ad altre, anziché populisticamente abbracciare tutto e far finta che vada tutto bene comunque? 

Pare quindi interessante l’idea di pensare al territorio e alle locali tradizioni del carbone di Campine, attraversando così il tema dell’industrializzazione e del capitalismo, toccando così il tema della produzione e della realizzazione creativa. 

Stimolano le contrapposizioni fra la sezione “The Age of Coal” più storica e la contemporanea “Poetics of Restructuring”. Se nella prima la visione storica aiuta a dare una certa emozionalità la seconda risulta più scolastica, forse per questa moda artistica di “educare e istruire” di molti artisti, situazione che si ripete in modo più sensato nel progetto “17 tonnellate”. 

La particolare collocazione, nei destrutturalizzati spazi della miniera Waterschei in Genk, si presta abbastanza bene a queste tematiche ambientali ecologistiche. 

Nel suo complesso quindi un evento articolato, senza troppe pretese e senza troppe delusioni.

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