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19/12/23

André Kertész da Camera a Torino

 


Camera Torino prosegue la sua ampia indagine sulla storia della fotografia con un'altro dei maestri assoluti dello scatto fotografico del XX secolo, André Kertész. 



Il progetto realizzato in collaborazione con la Médiathèque du patrimoine et de la photographie (MPP) di Parigi – Istituto, che conserva gli oltre centomila negativi e tutti gli archivi donati dal fotografo allo Stato francese nel 1984, presenta una selezione di oltre centocinquanta immagini che ripercorrono l’intera carriera del fotografo di origini ungheresi, nato a Budapest nel 1894, giunto in Francia nel 1925 e trasferitosi infine negli Stati Uniti nel 1936, dove morirà nel 1985.



La mostra segue le tappe biografiche dell’autore, dalle prime fotografie amatoriali scattate nel suo paese d’origine e durante gli anni della prima guerra mondiale, alle celebri icone realizzate nella Parigi capitale del mondo culturale degli anni tra Venti e Trenta, i capolavori realizzati nello studio del pittore Piet Mondrian, le scene di strada e infine le “distorsioni” che lo hanno reso una figura di primo piano anche nell’ambito surrealista. L’esposizione getta poi una nuova luce sulla lunga seconda parte della sua esistenza, trascorsa al di là dell’Oceano, in un clima culturale profondamente diverso: le immagini di questi anni dimostrano infatti come da un lato Kertész continui la sua ricerca ritornando sugli stessi temi, dall’altro evidenzia l’effetto che le nuove architetture, i nuovi stili di vita, i nuovi panorami cittadini hanno sulla sua fotografia.


L'esposizione, curata da Matthieu Rivallin – responsabile del Dipartimento di fotografia della MPP, grande esperto di Kertész – e da Walter Guadagnini – direttore artistico di CAMERA –, celebra anche il sessantesimo anniversario della presenza del fotografo alla Biennale di Venezia: la traccia delle opere in mostra si basa infatti sulla lista manoscritta delle opere esposte in quell’occasione, ritrovata tra i documenti presenti negli archivi della MPP, una curiosità in più che lega il grande maestro al nostro paese.







18/12/23

Trad u/i zioni d’Eurasia

 



Eccoci alla fase finale della serie di mostre legate al progetto Frontiere Liquide e Mondi in Connessione, che il MAO ha ideato in questi tre anni. Quest'ultimo episodio guarda alle relazioni tra l'Europa e il vasto mondo dell’Asia, attraverso i suoi manufatti e i suoi valori simbolici creando un raffinato tracciato di bellezza ed emozioni. 

IL percorso inizia da un’opera contemporanea ideata da Yto Barrada, vincitore del Mario Merz Prize,  che elabora una serie di simbologie e cromie percepite durante la sua residenza al MAO e che indaga subito il rapporto tra simbologie e culture, che viene poi sviluppato nell'esposizione stessa. 



La seconda sala ci immerge subito in una delle tradizioni più antiche, quella delle ceramiche,  una serie di pregiati opere di diversa fattura asiatica che manifestano il contatto e il commercio fra le due sponde del continente cercando nella loro pregiata ricercatezza e rarità un senso di rappresentazione e identità, come i materiali stessi quali il raffinato colore blu che rappresenta un'idea di lontananza pensando ai lapislazzuli dell'Afghanistan o all'ossido di cobalto dell'India.

E dopo le porcellane ovviamente non può mancare la seta, altro materiale nato da una misteriosa tecnica che sviluppatasi in Cina lentamente verrà scoperta e diffusa nel resto del mondo. Materiale considerato di alto prestigio per la sua rarità e delicatezza, oltre alla sua bellezza tattile e formale. 

La mostra prosegue poi con altre selezionate opere che narrano di tessuti, come i pregiati panni tartari, metalli e pigmenti colorati per concludersi con una suggestiva installazione immersiva  di Shimmering Mirage (Black), 2018 di Anila Quayyum Agha.



Chiude il percorso una sezione editoriale a cura di Reading Room, spazio milanese dedicato alla diffusione e comprensione delle riviste contemporanee, con una selezione di pubblicazioni, zines e libri d’artista che propongono un approfondimento su alcune delle tematiche affrontate in mostra quali la trasparenza, il colore, l’artigianalità.

La mostra si trasformerà gradualmente nel corso dell’anno attraverso la rotazione di diverse opere e l’introduzione di nuove tematiche e stimoli percettivi, con nuove commissioni e installazioni di artisti contemporanei; sarà inoltre arricchita da una serie di conferenze e da un public program musicale e performativo.

In aggiunta, indispensabile per la comprensione delle diverse sezioni della mostra, sarà pubblicato un booklet di approfondimento distribuito gratuitamente, secondo la formula ormai consolidata del MAO e fortemente apprezzata dal pubblico, con testi a cura del team curatoriale e contributi esterni di Yuka Kadoi, Maria Ludovica Rosati e Mohammad Salemy. 

Parallelamente il museo offre altre tre interessanti mostre.

Una selezione di tavole dell’artista e illustratore taiwanese Animo Chen estratte dai suoi due ultimi lavori editoriali, Una breve elegiae Love Letters, e un’animazione video con le musiche e la voce di Sam Liao, musicista taiwanese.




Quattro nuove prestigiose commissioni contemporanee: Il Rituale del Serpente di Marzia Migliora, Le son de la pierre di LEE Mingwei (entrambi in residenza al Museo per il biennio 2022-2023), Flying Kodama di Kengo Kuma e Gigli, cinghiali, qualche carpa e poi conigli, galline e asini in gran quantità di Francesco Simeti, in residenza al MAO a partire da ottobre 2023.

Il nuovo riallestimento della galleria giapponese del MAO, che accosta opere delle collezioni permanenti e lavori dell’artista giapponese Kazuko Miyamoto (Tokyo, 1942), così convivono epoche e linguaggi diversi, che offrono punti di vista distanti ma collaterali su tematiche e simboli ricorrenti e stratificati. 

17/12/23

Juul Kraijer da Monica De Cardenas

 


Gli spazi della galleria Monica De Cardenas ospitano la delicatezza dei disegni di Juul Kraijer fino al 24 febbraio 2024 proposta per la terza edizione della Milano Drawing Week .

 

CS Juul Kraijer (*1970) realizza grandi disegni raffiguranti figure femminili che si fondono con elementi naturali. Con tratti leggeri e sensibili ma precisi, evoca volti e corpi che si trasformano in rami, foglie, ma anche serpenti, uccelli o sciami di insetti. Le sue figure evanescenti e allo stesso tempo limpide descrivono la sovrapposizione tra il regno umano e quello naturale: come in una metamorfosi contemporanea mettono in scena la complicità tra l'individuo e le piante o gli animali. Non c'è ambientazione né gestualità, le prospettive sono impercettibili e i corpi muti. Le trasformazioni nel lavoro di Kraijer hanno assoluta compostezza, grazia e armonia. I capelli delle giovani donne si trasformano in rami o serpenti intrecciati; il palmo di una mano mostra linee che crescono fino a formare un minuscolo albero senza foglie; il corpo femminile dell'immenso disegno che si trova nella collezione del Museum of Modern Art di New York si fonde in un paesaggio vulcanico di nuvole di cenere e laghi vulcanici. I suoi disegni richiamano la cultura indiana della contemplazione: gesti sottili, miniature eleganti, dei e demoni in forme animali. In questa mostra saranno esposti anche una serie di collage, tecnica che l'artista ha iniziato a sperimentare durante la pandemia. Utilizza riviste illustrate francesi del XIX secolo, come faceva Max Ernst per realizzare i suoi famosi romanzi collage. Anche queste nuove opere incarnano il tema del rapporto tra natura e uomo: i corpi animali si fondono con corpi umani o paesaggi, creando nuovi esseri ibridi in un mondo dove i confini non sono assoluti e la dicotomia tra natura e uomo non esiste più. Juul Kraijer è nato ad Assen nei Paesi Bassi nel 1970 e vive a Rotterdam. Già nel 2001 lo Stedelijk Museum di Amsterdam le ha dedicato una mostra personale e nel corso della sua carriera artistica ha esposto al Museum Kunst Palast di Düsseldorf, alla Terza Biennale d'Arte Contemporanea di Mosca al Garage Center, La Maison Rouge a Parigi nell'ambito di la mostra Théatre du Monde – curata da Jean-Hubert Martin, oltre che al San Diego Art Institute, alla Kunsthalle di Giessen, alla Vadehra Art Gallery di Nuova Delhi e al Museum Sinclair-Haus di Bad Homburg. Le sue opere fanno parte delle collezioni dello Stedelijk e del Museum Overholland di Amsterdam, del MoMA di New York, del Museum Boijmans van Beuningen di Rotterdam, del Kiasma Museum di Helsinki e di molte altre collezioni pubbliche e private. Da sabato 25 novembre a domenica 3 dicembre 2023 si terrà la terza Milano Drawing Week – mostra diffusa del disegno moderno e contemporaneo.



L'evento è promosso dalla Collezione Ramo che segue, a partire dai primi del Novecento, le tracce su carta dei maggiori rappresentanti dei movimenti artistici italiani e dei grandi talenti. L'obiettivo è quello di documentare la ricchezza di questa pratica artistica attraverso opere su carta, tra cui disegni ma anche acquerelli, collage, gouaches, pastelli. Tutte le gallerie che parteciperanno alla 'Milano Drawing Week' esporranno un'opera della Collezione Ramo. Juul Kraijer ha scelto di includere nella sua mostra un disegno a inchiostro su carta di Betty Danon (1927 - 2002), artista italiana di origine turca.

16/12/23

Wolfgang Laib da Lia Rumma a Milano

 


Grande emozioni ed empatie alla Galleria Lia Rumma di Milano,  con la mostra “...e vidi cose che ridire né sa né può…”, personale dell’artista tedesco Wolfgang Laib.

Il titolo è tratto da una frase contenuta nella seconda terzina del canto primo del Paradiso di Dante Alighieri, che recita nella versione integrale:

Nel ciel che più de la sua luce prende

fu’ io, e vidi cose che ridire

né sa né può chi di là sù discende

Le pagine di poesia della Divina Commedia, sono l’incipit di Wolfgang Laib per percorrere, come un novello Dante, un altrettanto viaggio ascensionale e spirituale, attraversando diverse forme di ”architetture mentali di luce”. Queste composizioni immateriali rispondono alla costante ricerca di Laib d’intravedere l’universale, l’eterno, in culture e tradizioni diverse del mondo, in pensieri e idee, uguali o simili, che appaiono in luoghi e in tempi diversi. E lo fa servendosi di materiali naturali, perché come lui stesso racconta: ”Quello che mi piace del polline, del latte e della cera d’api è che possono diventare spirituali”.



Il viaggio mistico di Wolfgang Laib si sviluppa sui tre piani della galleria. All’ingresso, a piano terra, s’incontra Zikkurat (2000), un grande ziggurat alto 4 metri completamente rivestito da lastre di cera, che con i suoi gradini, dal basso indica la direzione verso l’alto e verso lo spirituale, dal regno materiale a quello trascendentale. La forma a ziggurat è apparsa per la prima volta nel suo lavoro nel 1995 e si rifà alle antiche strutture religiose della Mesopotamia, visitate durante i suoi tanti viaggi in Medio Oriente.

Salendo al primo piano della galleria l’artista ha collocato City of Silence (2015-2023), un’installazione composta da 34 sculture in cera d’api che evocano paesaggi urbani e motivi architettonici - torri, case e ziggurat - ricorrenti nella narrativa visiva di Laib che traggono ispirazione, tra l’altro, sia dall’architettura dell’Italia medievale che dalle torri del silenzio utilizzate nei riti di scarnificazione zoroastriana nell’antica Persia. È come se l’artista ci consegnasse una sorta di città utopica e ideale di tutti e di nessuno.

Il secondo piano è dedicato al patriarca del buddismo giapponese, Kōbō Daishi: “un monaco giapponese - spiega Laib -, vissuto dal 774 all’835. La sua tomba a Koyasan è uno dei miei posti preferiti in Giappone, collocata alla fine di un cimitero un una foresta di cedri. Dietro il tempio, si trova una piccola struttura in legno con due porte chiuse. Molti pellegrini vi si recano ogni giorno, credendo che il monaco sieda in eterna meditazione dietro quelle porte”. Wolfgang Laib ha realizzato un disegno direttamente sulla parete della galleria, che si rifà all’immagine della tomba di Kōbō Daishi, con al centro le due porte gialle chiuse e circondate da onde bianche, che danno corpo e forma all’energia vitale, quasi un suono, che questo luogo sacro emana. Sulla parete opposta Pollen from Hazelnut (2023), una piccola montagna di polline, altro elemento di natura spirituale, appoggiata su di un piedistallo bianco, fa da contraltare al tempio disegnato, andando al di là del concetto di morte fisica.



15/12/23

Anish Kapoor si plasma a Palazzo Strozzi




A Firenze le auliche sale di Palazzo Strozzi ospitano fino al 4 febbraio 2024 una variegata mostra sul lungo percorso artistico di Anish Kapoor, che sta riscuotendo molto interesse.

La grande mostra intitolata "Anish Kapoor. Untrue Unreal", è curata da Arturo Galansino, direttore della Fondazione Palazzo Strozzi, che ha progettato l'evento, nelle diverse sale del piano nobile in cooperazione con  l'artista.

Per l'occasione nella corte rinascimentale è stato posto anche un progetto apposito che mette in risalto il complesso lavoro di questo importante artista internazionale. 





CS

Dal 7 ottobre 2023 al 4 febbraio 2024, Fondazione Palazzo Strozzi presenta Anish Kapoor. Untrue Unreal, una grande mostra ideata e realizzata insieme al celebre maestro che ha rivoluzionato l’idea di scultura nell’arte contemporanea. A cura di Arturo Galansino, direttore generale della Fondazione Palazzo Strozzi, la mostra propone un percorso tra monumentali installazioni, ambienti intimi e forme conturbanti, creando un originale e coinvolgente dialogo tra l’arte di Anish Kapoor, l’architettura e il pubblico di Palazzo Strozzi.

Attraverso opere storiche e recenti, tra cui una nuova produzione specificatamente ideata in dialogo con l’architettura del cortile rinascimentale, la mostra rappresenta l’opportunità di entrare in contatto diretto con l’arte di Anish Kapoor nella sua versatilità, discordanza, entropia ed effimerità. Palazzo Strozzi diviene un luogo concavo e convesso, integro e frantumato allo stesso tempo in cui il visitatore è chiamato a mettere in discussione i propri sensi.




Nell’arte di Anish Kapoor, l’irreale (unreal) si mescola con l’inverosimile (untrue), trasformando o negando la comune percezione della realtà. Ci invita a esplorare un mondo in cui i confini tra vero e falso si dissolvono, aprendo le porte alla dimensione dell’impossibile. Le sue opere uniscono spazi vuoti e pieni, superfici assorbenti e riflettenti, forme geometriche e biomorfe. In un mondo in cui la realtà sembra sempre più sfuggente e manipolabile, Anish Kapoor ci sfida a cercare la verità oltre le apparenze, invitandoci a esplorare il territorio dell’inverosimile e dell’irreale, untrue e unreal.




La mostra è promossa e organizzata da Fondazione Palazzo Strozzi. Main Supporter: Fondazione CR Firenze. Sostenitori: Comune di Firenze, Regione Toscana, Camera di Commercio di Firenze, Comitato dei Partner di Palazzo Strozzi. Main Partner: Intesa Sanpaolo. Con il contributo di Città Metropolitana di Firenze. Con il supporto di Maria Manetti Shrem e Fondazione Hillary Merkus Recordati. Si ringrazia Galleria Continua.

La mostra si inserisce nell’ambito della Florence Art Week, iniziativa promossa dal Comune di Firenze in programma dal 28 settembre all’8 ottobre 2023.




Anish Kapoor

Nato a Mumbai, in India, nel 1954, Anish Kapoor ha vissuto e lavorato a Londra a partire dalla metà degli anni Settanta studiando presso l’Hornsey College of Art e il Chelsea College of Art. Attualmente vive e lavora tra Londra e Venezia.

Le sue opere sono esposte nelle più importanti collezioni permanenti e nei musei di tutto il mondo, dal Museum of Modern Art di New York alla Tate di Londra, alla Fondazione Prada di Milano, ai Musei Guggenheim di Venezia, Bilbao e Abu Dhabi. Recenti mostre personali si sono tenute presso: Galleria dell’Accademia e Palazzo Manfrin, Venezia (2022); Modern Art Oxford (2021); Houghton Hall, Norfolk (2020); Pinakothek der Moderne, Monaco (2020); Central Academy of Fine Arts Museum and Imperial Ancestral Temple, Pechino (2019); Fundación Proa, Buenos Aires (2019); Serralves, Museu de Arte Contemporânea, Porto (2018); Museo Universitario Arte Contemporáneo (MUAC), Città del Messico (2016); Reggia di Versailles, Francia (2015); Jewish Museum and Tolerance Center, Mosca (2015); Walter Gropius Bau, Berlino (2013); Sakip Sabanci Muzesi, Istanbul (2013); Museum of Contemporary Art, Sydney (2012).

Anish Kapoor ha rappresentato la Gran Bretagna alla 44. Biennale di Venezia nel 1990, dove ha ricevuto il Premio Duemila. Nel 1991 ha vinto il Premio Turner e in seguito ha ricevuto numerosi riconoscimenti internazionali.

Noto anche per le sue opere architettoniche, tra i progetti pubblici che ha realizzato ricordiamo: Cloud Gate (2004), Millennium Park, Chicago, USA; Leviathan (2011) esposto a Monumenta 2011, Parigi; Orbit (2012), Queen Elizabeth Olympic Park, Londra; Ark Nova, sala da concerto gonfiabile creata per il Lucerne Festival in Giappone (2013); Descension (2014) installata al Brooklyn Bridge Park, New York, USA (2017); le fermate della metropolitana di Napoli Traiano e Università-Monte S. Angelo a Napoli (in completamento, 2002-2023).


 






Nelle immagini, gli allestimenti della mostra. Foto di Ela Bialkowska / OKNO studio








reportage di Lucia Polano

14/12/23

Agostino Bonalumi da Mazzoleni a Torino

 


La galleria Mazzoleni di Torino da diversi anni ha sviluppato un'attenzione e ricerca nel proporre le sue mostre che sono eventi unici e di grande qualità; ennesima conferma la mostra sul legame dell'artista Bonalumi con il Teatro delle Forze, un progetto storico artistico ben curato da Marco Scotini.



CS

La mostra, curata da Marco Scotini, intende focalizzarsi su una delle stagioni più felici dell’attività creativa di Bonalumi (dalla fine degli anni Sessanta fino agli anni Settanta), a partire tuttavia da due lavori meno indagati della sua intera produzione artistica che necessitano di un approccio multidisciplinare per essere esplorati nella loro complessità. 



Attraverso una ricca selezione di opere plastiche di grandi dimensioni, l’esposizione presenta anche una serie di documenti originali e bozzetti grafici grazie alla collaborazione con l’Archivio Bonalumi di Milano, la Fondazione Cini di Venezia e a prestiti dell’Archivio Storico del Teatro dell’Opera di Roma.


Al centro della mostra Agostino Bonalumi: il Teatro delle Forze saranno infatti le scenografie e i costumi concepiti per il balletto Partita, ideato e coreografato da Susanna Egri con musica di Goffredo Petrassi, e per l’azione coreografica Rot di Domenico Guaccero e Amedeo Amodio, andate in scena rispettivamente al Teatro Romano di Verona nel 1970 e al Teatro dell’Opera di Roma nel 1973.












13/12/23

Reframe, riapre la Fondazione Adolfo Pini a Milano


Dopo un periodo turbolendo finalmente la Fondazione Adolfo Pini vede la riapertura al pubblico, con un appuntamento speciale, da Giovedì14 dicembre alle ore 18.30.

Terminati i lavori di restauro e riqualificazione di corso Garibaldi 2, dal 14 al 22 dicembre sarà possibile visitare la sede della Fondazione Adolfo Pini in una veste insolita. In mostra Reframe: gli spazi della casa rinnovati, una installazione video che racconta il dietro le quinte del cantiere.

 I video, realizzati dai Variante Artistica durante le fasi di lavorazione della parte strutturale del cantiere, saranno narrazione in tutte le sale. Una visita di fine cantiere che precede l’esposizione permanente. 

Solo in occasione di Reframe: gli spazi della casa rinnovati, le sale della Fondazione saranno visitabili senza l’allestimento museale che le contraddistingue e senza l’esposizione permanente delle opere di Renzo Bongiovanni Radice, dando risalto agli interventi degli spazi espositivi.

La riqualificazione e il restauro dell’edificio sono il risultato di un’ampia ristrutturazione gestionale, architettonica e finanziaria voluta da Marco Garegnani, Commissario straordinario di nomina prefettizia, con la finalità di riportare la Fondazione a rispecchiare con coerenza la volontà di Adolfo Pini.

Variante Artistica, concretizzata dalle iniziative di Flavio Pescatori (Anzio, 1987) e Mattia Caprara (Milano, 1983), è specializzata nell’ideazione e realizzazione di progetti e documentazioni video.

La loro visione è una conseguenza di un approccio non ortodosso ai diversi linguaggi artistici e di documentazione. La sensibilità e la percezione dell’immagine in movimento hanno permesso a Variante Artistica di sviluppare un linguaggio personale, riconosciuto da istituzioni internazionali, musei e studi di design e architettura.

REFRAME
Vista degli spazi della casa rinnovati   
Giovedì 14 dicembre 2023 
Inaugurazione aperta al pubblico, ore 18.30
15-22 dicembre 2023
Dal lunedì al venerdì, ore 10.00 - 13.00 | 14.00 -18.00
INGRESSO GRATUITO SU PRENOTAZIONE

12/12/23

Jenny Saville da Gagosian a Londra




A Londra gli spazi di Gagosian in Dover Street presentano "Ekkyklema", una mostra dei nuovi dipinti e opere su carta di Jenny Saville. Il titolo del progetto si riferisce a una piattaforma su ruote che veniva utilizzata per spostare scene di interni nello spazio del pubblico. vista durante le produzioni antiche del dramma tragico greco e allude alla ricerca dell'artista di un linguaggio pittorico con cui affrontare la nostra occupazione simultanea di mondi materiali e basati sullo schermo. Ekkyklema si occupa anche del momento e del mistero del concepimento, un argomento veramente universale.

Il nuovo lavoro di Saville è stato ispirato in parte dai giganteschi schermi digitali utilizzati negli stadi e in altri importanti luoghi di eventi, la cui scala e potenza visiva generano uno spettacolo travolgente, quasi religioso. Nel corso della mostra, l'artista suddivide le parti del corpo in pannelli angolari simili a schermi, i cui bordi netti e le disposizioni raggruppate ricordano le finestre e i menu dei computer desktop e le teste parlanti inscatolate dei notiziari. L'artista ha evoluto questo sistema pittorico nell'ultimo anno, concentrandosi sulle nostre realtà fisiche ed elettroniche che si intersecano combinando figurazione e astrazione. "Mi sono lanciata la sfida di sentire contemporaneamente il mondo antico e quello digitale", scrive.




Le figure sdraiate nei nuovi dipinti di Saville alludono al personaggio mitologico greco di Danae, il cui figlio, era stato profetizzato, avrebbe ucciso suo nonno, Acrisio. Zeus visitò Danae imprigionata sotto forma di una pioggia d'oro e dalla loro unione nacque Perseo, che in seguito adempì la predizione. Rembrandt produsse notoriamente una rappresentazione in scala monumentale di Danae sdraiata su un letto e anche molti altri artisti, tra cui Tiziano, Artemisia Gentileschi e Gustav Klimt, l'hanno dipinta. Saville ha tratto la tavolozza delle opere da studi ad acquerello, realizzati negli ultimi due anni, sulla luce e sui colori mutevoli del cielo greco al tramonto.

Infine, le opere di Ekkyklema ricordano i ritratti frammentati di Pablo Picasso. Il collegamento è appropriato poiché Saville fece numerosi studi nella preparazione dei dipinti, come fece Picasso prima di lavorare su dipinti come Guernica (1937). I suoi soggetti sono ulteriormente complicati da linee attive di colore intenso che suggeriscono un movimento frenetico, mentre gli "schermi" sovrapposti delle composizioni evocano le molteplici prospettive caratteristiche del cubismo, interrompendo le sue immagini di figure nude singole e plurali con viste parziali che offrono scorci frammentati del passato. , realtà future o alternative.


Foto di  Lucy Dawkins 

11/12/23

Fabio Mauri a Zurigo

 


Gli spazi di Zurigo di Hauser & Wirth presentano una bella antologica sul lavoro artistico di Fabio Mauri. Curata da  Olivier Renaud-Clément in collaborazione con lo Studio Fabio Mauri. Titolo della mostra ‘Fabio Mauri. Amore Mio’ si tratta della prima mostra sul territorio svizzero.