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Visualizzazione post con etichetta Lia Rumma. Mostra tutti i post
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20/05/26

Variantology, Agnieszka Kurant da Lia Rumma

 


Gli spazi napoletani della Galleria Lia Rumma ospitano Variantology, la prima mostra personale di Agnieszka Kurant con la galleria, in programma fino al 23 Maggio 2026. La mostra riunisce una selezione di opere nuove e recenti.

La pratica multidisciplinare di Kurant esplora le intelligenze collettive e non umane, il futuro del lavoro e della creatività, e le forme di sfruttamento insite nel capitalismo digitale. Attingendo a filosofia, antropologia, tecnologia e scienza, il suo lavoro si concentra sull’emergere e l’evoluzione di forme modellate da un’agenzia collettiva, che si tratti di termitai, minerali, linguaggi, segni, strumenti, valute o movimenti sociali. In collaborazione con scienziati, l’artista costruisce sistemi complessi, reti e ambienti in cui molteplici agenti—molecole, batteri, animali, algoritmi di intelligenza artificiale o folle umane—interagiscono generando forme ibride e instabili, in continua metamorfosi, come organismi viventi. Oscillando tra biologico, digitale e geologico, naturale e artificiale, vita e non-vita, passato profondo e futuro remoto, le sue opere indagano la soggettività plurale, l’evoluzione dei sistemi viventi, la cultura e la tecnologia, le trasformazioni dell’umano, l’automazione e la cibernetica.



Le opere di Kurant, basate sulla ricerca, si nutrono dei processi di creazione di valore in rete dell’economia digitale e indagano l’autorialità collettiva e il sistema globale di sfruttamento del lavoro incorporato nell’intelligenza artificiale. Le forme ibride che l’artista produce spesso contrastano le previsioni algoritmiche con processi non calcolabili e imprevedibili. I suoi assemblaggi e amalgamazioni—cresciuti, evoluti, cristallizzati o modellati a livello molecolare—emergono dalle mutazioni della materia nell’Antropocene e riflettono mutamenti della soggettività collettiva influenzati dalla tecnologia. Questi esperimenti speculativi propongono idee su come la vita umana e non umana potrebbe evolvere.



Il titolo della mostra, Variantology, si ispira al concetto di ricerca interdisciplinare introdotto dall’archeologo dei media Siegfried Zielinski, che mette in discussione il progresso tecnologico lineare ed esplora variazioni e alternative alle narrazioni dominanti nella storia della tecnologia e dei media. L’approccio variantologico indaga le relazioni del “deep time” (tempo profondo), osservando come arti, scienze e tecnologie abbiano evoluto insieme, spesso in modi inaspettati, in diverse culture della conoscenza, dall’antichità all’epoca moderna. Unendo un possibile passato a un possibile futuro, mira a comprendere come queste variazioni abbiano modellato il nostro mondo e a sfidare l’idea di un unico percorso corretto di sviluppo. Il ruolo particolarmente significativo di Napoli nella storia dell’alchimia e della tecnologia riveste un’importanza centrale nell’approccio variantologico. Nell’interpretazione di Kurant, le previsioni sul futuro prodotte oggi dalla tecnologia sono intrecciate in una relazione ricorsiva con il mondo, influenzando presente e futuro, indipendentemente dal fatto che si avverino o meno.

30/11/24

Le parole di Steinbach



 Presso i suoi spazi milanesi, la galleria Lia Rumma ospita il suo lavoro con i testi trovati. Le frasi di Haim Steinbach sono oggetti trovati, reimpiegati con i caratteri tipografici originali intatti.



 La loro scala e la loro posizione sono variabili, ma il carattere delle parole e dei font conferisce loro una dimensione di oralità che è fondamentale per il loro significato. 



Le sentiamo quando le vediamo. Ciò diventa esplicito in un'opera come beep honk toot, 1989. È come se il carattere tipografico fosse progettato per esprimere il tono della frase in modo analogo all'espressione facciale di un oratore. 

16/12/23

Wolfgang Laib da Lia Rumma a Milano

 


Grande emozioni ed empatie alla Galleria Lia Rumma di Milano,  con la mostra “...e vidi cose che ridire né sa né può…”, personale dell’artista tedesco Wolfgang Laib.

Il titolo è tratto da una frase contenuta nella seconda terzina del canto primo del Paradiso di Dante Alighieri, che recita nella versione integrale:

Nel ciel che più de la sua luce prende

fu’ io, e vidi cose che ridire

né sa né può chi di là sù discende

Le pagine di poesia della Divina Commedia, sono l’incipit di Wolfgang Laib per percorrere, come un novello Dante, un altrettanto viaggio ascensionale e spirituale, attraversando diverse forme di ”architetture mentali di luce”. Queste composizioni immateriali rispondono alla costante ricerca di Laib d’intravedere l’universale, l’eterno, in culture e tradizioni diverse del mondo, in pensieri e idee, uguali o simili, che appaiono in luoghi e in tempi diversi. E lo fa servendosi di materiali naturali, perché come lui stesso racconta: ”Quello che mi piace del polline, del latte e della cera d’api è che possono diventare spirituali”.



Il viaggio mistico di Wolfgang Laib si sviluppa sui tre piani della galleria. All’ingresso, a piano terra, s’incontra Zikkurat (2000), un grande ziggurat alto 4 metri completamente rivestito da lastre di cera, che con i suoi gradini, dal basso indica la direzione verso l’alto e verso lo spirituale, dal regno materiale a quello trascendentale. La forma a ziggurat è apparsa per la prima volta nel suo lavoro nel 1995 e si rifà alle antiche strutture religiose della Mesopotamia, visitate durante i suoi tanti viaggi in Medio Oriente.

Salendo al primo piano della galleria l’artista ha collocato City of Silence (2015-2023), un’installazione composta da 34 sculture in cera d’api che evocano paesaggi urbani e motivi architettonici - torri, case e ziggurat - ricorrenti nella narrativa visiva di Laib che traggono ispirazione, tra l’altro, sia dall’architettura dell’Italia medievale che dalle torri del silenzio utilizzate nei riti di scarnificazione zoroastriana nell’antica Persia. È come se l’artista ci consegnasse una sorta di città utopica e ideale di tutti e di nessuno.

Il secondo piano è dedicato al patriarca del buddismo giapponese, Kōbō Daishi: “un monaco giapponese - spiega Laib -, vissuto dal 774 all’835. La sua tomba a Koyasan è uno dei miei posti preferiti in Giappone, collocata alla fine di un cimitero un una foresta di cedri. Dietro il tempio, si trova una piccola struttura in legno con due porte chiuse. Molti pellegrini vi si recano ogni giorno, credendo che il monaco sieda in eterna meditazione dietro quelle porte”. Wolfgang Laib ha realizzato un disegno direttamente sulla parete della galleria, che si rifà all’immagine della tomba di Kōbō Daishi, con al centro le due porte gialle chiuse e circondate da onde bianche, che danno corpo e forma all’energia vitale, quasi un suono, che questo luogo sacro emana. Sulla parete opposta Pollen from Hazelnut (2023), una piccola montagna di polline, altro elemento di natura spirituale, appoggiata su di un piedistallo bianco, fa da contraltare al tempio disegnato, andando al di là del concetto di morte fisica.



17/12/18

Dicembre nelle gallerie di Milano (1)


 

In queste giornate di festa gli spazi espositivi milanesi hanno una bella varietà di proposte.


Io ho iniziato da Palazzo Marino con l'Adorazione dei Magi del Perugino, ben presentata nelle due sale con una guida molto piacevole che accompagna la visita. 







Iniziamo dalla stupenda mostra di Alfredo Jaar da Lia Rumma, Stilicone 19,  con tre opere molto belle ed intese.







Elaborazioni luminose con la prima personale italiana di Regine Schumann alla galleria Galleria Dep Art, in Via Comelico 40.




Francesco Ardini si ispira al leggendario fiume lethe, per attivare una serie di opere evanescenti, proposte presso la galleria Federica Schiavo in via Via Barozzi 6







Nel centro città, la galleria Massimo De Carlo, in Piazza Belgioioso 2, propone i magici funghetti di Carsten Höller.
  





Prima personale di Federico Tosi alla galleria Monica De Cardenas in via  Francesco Viganò 4, dove miscela forme forme fisiche e immagini siderali.   



prosegue ...19/12/2018

04/04/13

San Paolo Arte la fiera del Sud America


Mentre in Italia si avvia il Miart a San Paolo si avvia una delle fiere più importanti del Sud America Sp-Arte, una rassegna con un mix di gallerie di quest'area in crescita con alcune punte internazionali come Gagosian, Pace, Whitecube ma anche alcune italiane, come Franco Noero, Galleria Continua e Lia Rumma. 

Tutte le info al sito http://www.sp-arte.com