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10/08/23

Autunno alla Pinacoteca Agnelli

 



E' uscito il ricco progamma della Pinacoteca Agnelli per la stagione autunnale del 2023, nel solco della nuova identità concepita dalla direzione di Sarah Cosulich che guida l’istituzione da maggio 2022.

 A partire da venerdì 3 novembre 2023, in contemporanea con Artissima e con l’art week torinese, verranno aperti al pubblico due nuovi progetti espositivi: la mostra personale di Thomas Bayrle, uno degli artisti tedeschi più prolifici della generazione del dopoguerra, intitolata Form Form SuperForm.

E la nuova edizione dell’iniziativa Beyond the Collection, che rilegge la Collezione Giovanni e Marella Agnelli, dedicata all’incontro tra Lucy McKenzie e Antonio Canova. Oltre a ciò, la Pista 500, il progetto artistico di Pinacoteca sull’iconica pista di collaudo delle automobili FIAT sul tetto del Lingotto, sarà il teatro a cielo aperto per nuove installazioni site-specific.

 



Thomas Bayrle. Form Form SuperForm

Da venerdì 3 novembre 2023 a domenica 31 marzo 2024, Pinacoteca Agnelli presenta la mostra personale di Thomas Bayrle (Berlino, 1937)  intitolata Form Form SuperForm, a cura di Sarah Cosulich e Saim Demircan.

Thomas Bayrle è uno degli artisti tedeschi pionieri più prolifici della generazione del dopoguerra, celebre per i suoi complessi pattern, o "sovrastrutture", realizzati a partire da immagini di persone, prodotti e macchine.

Dagli anni Sessanta, Bayrle ha declinato un’estetica di matrice pop attraverso un'ampia gamma di forme, dalle tecniche di stampa alla pittura, dalla scultura al film. Con le sue unità ripetute a formare un insieme in costante movimento, l’artista ha anticipato il linguaggio digitale e messo in evidenza i processi di interconnessione tra uomini, merci e sistemi di pensiero.

 Percorrendo temi chiave come il lavoro, il potere, l'economia e la religione, la mostra Form Form SuperForm propone una narrazione retrospettiva dell'opera di Bayrle nella sua fascinazione per il rapporto tra l’individuo e le dinamiche collettive nella società. Il percorso espositivo si sofferma sui principali temi e iconografie dell’artista tra cui l’automobile come iconica forma di aspirazione individuale, come meccanismo, energia, mezzo di spostamento e consumo.

 Affascinato dai miti italiani, dalla produzione cinematografica al turismo all’industria, Bayrle ha guardato già negli anni Settanta alla FIAT come fonte d’ispirazione. In questa occasione, l'ex fabbrica del Lingotto non è soltanto sede della mostra di Thomas Bayrle ma si rivela nel suo esser stata originaria scintilla immaginifica della sua pratica artistica.

 La mostra, prodotta specificatamente per gli spazi della Pinacoteca, comprende anche una nuova opera sulla Pista 500. Il progetto espositivo è accompagnato da un catalogo, in italiano e inglese, progettato come una lettura completa dell'opera di Bayrle attraverso una selezione di interviste all'artista realizzate con curatori e collaboratori negli ultimi 20 anni.

 L’esposizione fa parte della produzione artistica di Pinacoteca, che comprende progetti monografici dedicati ad artiste e artisti contemporanei focalizzati su percorsi transtorici e multigenerazionali, in grado di aprire nuove letture della storia dell’arte in relazione alle pratiche artistiche contemporanee.

 Form Form SuperForm di Thomas Bayrle succede alla grande personale dedicata a Lee Lozano, Strike, che sino a domenica 23 luglio 2023 accoglie i visitatori al terzo piano della Pinacoteca, per poi approdare dal 20 settembre 2023 a febbraio 2024 alla Bourse de Commerce – Collezione Pinault di Parigi.



BEYOND THE COLLECTION

Lucy McKenzie e Antonio Canova. Vulcanizzato

Da venerdì 3 novembre 2023 sino al 31 marzo 2024 Pinacoteca Agnelli presenta la terza edizione di Beyond the Collection con Lucy McKenzie e Antonio Canova. Vulcanizzato, progetto a cura di Lucrezia Calabrò Visconti,  che vedrà l’artista scozzese Lucy McKenzie (Glasgow, 1977, vive a Bruxelles) dialogare con le opere dello scultore neoclassico Antonio Canova (1757, Possagno - 1822, Venezia) presenti nella Collezione Giovanni e Marella Agnelli.

 Vulcanizzato prende le mosse dai due gessi di Antonio Canova Danzatrice con dito al mento (1809-1814) e Danzatrice con mani sui fianchi (1811-1812), al centro di un’installazione ideata dall’artista Lucy McKenzie. La mostra propone una riflessione sulla costruzione di modelli e simboli tra la statuaria classica, la scultura decorativa e i manichini utilizzati solitamente nei display commerciali. L’ideale di bellezza diffuso dalla scultura canoviana ha attraversato epoche e ambiti diversi per giungere all’iper-capitalismo del corpo rappresentato dai manichini prodotti in serie di McKenzie.

 Le installazioni pittoriche e scultoree dell’artista scozzese esplorano la costruzione del valore, la cultura popolare e la propaganda politica. Nel suo lavoro spesso emerge la dimensione storica e sociale che sottende la distanza tra la storia dell’arte e le arti decorative, la storia della moda, il design e gli oggetti di consumo.

 Il titolo della mostra, che ricorda l’immaginario infernale della cultura greca classica, si riferisce alla “vulcanizzazione”, una tipologia di lavorazione della gomma comune nell’industria automobilistica come nell’industria calzaturiera. Il titolo allude alla trasmigrazione di simboli e significati tra ambiti diversi e al ruolo dei processi produttivi nella costruzione di mitologie collettive. 

 Beyond the Collection è il progetto volto a riattivare la collezione permanente del museo. Attraverso il coinvolgimento di artiste e artisti contemporanei o prestiti da altre prestigiose istituzioni, una delle opere della collezione diventa il punto focale di allestimenti inediti, pensati per rileggere il patrimonio storico attraverso le tematiche della contemporaneità. L’obiettivo è quello di stabilire relazioni in grado di riflettere sulle presenze così come sulle assenze della collezione, per far emergere figure dimenticate e sviluppare narrazioni che possano sfidare le letture tradizionali della storia dell'arte.

 

LA PISTA 500

Sempre in occasione della grande settimana dell’arte torinese e della trentesima edizione di Artissima, la Pista 500 si arricchisce di 4 spettacolari installazioni site-specific che accompagnano quelle già presentate di Nina Beier, VALIE EXPORT, Sylvie Fleury, Dominique Gonzalez-Foerster, Louise Lawler, Mark Leckey, Cally Spooner, Liam Gillick, Marco Giordano, Nan Goldin e SUPERFLEX.

 4 nuove opere si inseriscono all’interno del percorso espositivo sul tetto del Lingotto attivando inaspettate prospettive. Il progetto sulla Pista 500, a cura di Sarah Cosulich e Lucrezia Calabrò Visconti, si confronta con l’architettura della ex fabbrica FIAT, con la sua eredità e le sue storie, con il paesaggio circostante e con il contesto urbano. Le installazioni accompagnano visitatrici e visitatori in una poetica esplorazione lungo la circolarità della pista, che da circuito chiuso si fa giardino aperto. Gli interventi all’aperto abbracciano i diversi linguaggi della scultura: installazioni ambientali, opere luminose o sonore e progetti di cinema espanso.

 Tutti i progetti di Pinacoteca Agnelli concorrono a definire una scrittura comune, capace di rendere l'istituzione un centro culturale dinamico, aperto alla riflessione sulle tematiche della contemporaneità in dialogo con la sua storica collezione. Grazie a una prospettiva curatoriale organica, il punto di partenza comune consiste nella riflessione sulle narrazioni prodotte dall’eredità industriale del Lingotto e dall’identità del museo, fortemente legata alla collezione permanente, custodita nello Scrigno di Pinacoteca.

La capacità di costruire mostre in grado di approdare in prestigiose istituzioni d’arte internazionali, come il progetto espositivo dedicato a Lee Lozano, sancisce la connessione dell’istituzione torinese con i temi urgenti della comunità internazionale dell’arte e del mondo.

09/08/23

Janet Cardiff & George Bures Miller al Museum Tinguely


Ecco alcuni attimi del dialogo fra il curatore Roland Wetzel e Janet Cardiff & George Bures per la mostra : Dream Machines al Museum Tinguely di Basilea.





08/08/23

I Paraventi della Fondazione Prada

William KentridgeUntitled 2023 Disegno a inchiostro di china su pannelli multipli di tela dipinta, uniti da cerniere performare un paravento. Cinque pannelli: 165 x 45 x 2,5 cmciascuno [dimensioni complessive:165 x 230 x 2,5 cm] Courtesy l’artista 

 

E' un bellissimo progetto quello che la Fondazione Prada realizzerà quest'autunno, uno sguardo speciale su uno dei manufatti domestici più dimenticati dal nostro presente ma amato nell'ere antiche, si tratta del paravento, un oggetto che da sempre si è dimostrato perfetto per l'espressione artistica, oltre che per il suo uso. 

Il titolo della mostra sarà  “Paraventi: Folding Screens from the 17th to 21st Centuries”  sviluppato in un’ampia esposizione a cura di Nicholas Cullinan, dal 26 ottobre 2023 al 26 febbraio 2024.  Il 2 novembre 2023 inaugureranno due mostre complementari, organizzate da Prada con il supporto di Fondazione Prada presso Prada Rong Zhai a Shanghai e Prada Aoyama Tokyo, che approfondiranno l’eredità storica e le interpretazioni contemporanee dei paraventi nei contesti orientali.

La mostra di Milano indaga la storia e interpreta i significati di questi oggetti, ripercorrendo le traiettorie di reciproche contaminazioni tra Oriente e Occidente, i processi di ibridazione fra diverse forme d’arte e funzioni, le collaborazioni tra designer e artisti e, infine, la creazione di opere inedite. I paraventi rappresentano il concetto di liminalità e di soglia fra due condizioni, in senso letterale e metaforico, in quanto attraversano le barriere tra discipline, culture e mondi diversi. 

Come spiega Nicholas Cullinan, “Pittura o scultura? Arte o complemento d’arredo? Elemento utilitaristico oppure ornamentale? Decorativo, funzionale, architettonico o teatrale? Questa mostra esamina con un approccio innovativo gli interrogativi e i paradossi che circondano la storia dei paraventi, una storia di migrazione culturale (da Oriente a Occidente), di ibridazione (tra forme d’arte e funzioni diverse) e di ciò che viene celato e rivelato. La nostra ricerca svelerà come questa storia e il suo manifestarsi nel presente coincidano con la storia di oggetti liminali e della liminalità stessa, in un processo di superamento delle rigide distinzioni e gerarchie tra le diverse discipline dell’arte e dell’architettura, della decorazione d’interni e del design”. 

Il progetto espositivo ideato dallo studio di architettura SANAA, fondato da Kazuyo Sejima e Ryue Nishizawa, raccoglierà negli spazi del Podium oltre settanta paraventi. Saranno inclusi sia opere di grande valore storico sia lavori più recenti provenienti da musei internazionali e collezioni private, oltre a una selezione di nuove creazioni appositamente commissionate per questo progetto a più di quindici artisti internazionali. Al piano terra del Podium, pareti curvilinee e trasparenti di Plexiglas, alternate a tende dalla linea sinuosa, evocheranno le forme di questi oggetti creando una serie di spazi caratterizzati da diverse condizioni luminose. All’interno di questi ambienti i visitatori potranno incontrare i vari gruppi tematici e confrontarsi con un fluido percorso espositivo grazie alla trasparenza delle strutture divisorie. Al piano superiore l’allestimento rappresenterà l’intera storia dei paraventi, presentati in ordine cronologico e disposti su piedistalli sagomati che ne enfatizzeranno le forme, in omaggio agli innovativi allestimenti museali del MASP di San Paolo, realizzato da Lina Bo Bardi, e al lavoro di SANAA per il museo Louvre-Lens.



Folding-Screen with Scenes In and Around Kyoto (Rakuchūrakugai zū) Giappone – Periodo Edo (1615-1868), XVIII / XIX secoloInchiostro, colore, conchiglia sbriciolatae oro su carta dorata, montato su broccato. h. 164,5 cm, l. 331,2 cmCollezione privata, Alcoitão, PortogalloFoto: ©Jorge Welsh Works of Art, Lisbona/Londra 




Al piano terra del Podium, una sezione introduttiva raggruppa tre paraventi cinesi e giapponesi del XVII eXVIII secolo raffiguranti battaglie navali e vedute dall’alto per indagare l’intrinseca ambiguità e la natura transnazionale di questi oggetti. Si analizza la possibile duplice lettura dei paraventi da una prospettiva orientale, da destra a sinistra,oppure occidentale, da sinistra a destra, come un paesaggio o una rappresentazione cartografica. La seconda sequenza esplora il tema della rappresentazione delle stagioni e delle narrazioni temporali in una dimensione spaziale, accostando un paravento dell’artista cinese Chen Zhifo, maestro dei dipinti gongbi del XX secolo che riproduceva uccelli e fiori con grande accuratezza realista, a uno più astratto e ironico realizzato dall’artista americano Jim Dine nel 1969 e intitolato Landscape Screen (Sky, Sun, Grass, Snow, Rainbow). Con ungruppo di opere recenti e inedite realizzate da Tony Cokes, Cao Fei, Shuang Li, Joan Jonas, Tiffany Sia e WuTsang, la mostra svela come un oggetto apparentemente senza tempo come il paravento possa diventare un mezzo per proiettare una stratificazione di immagini ed effetti multischermo con l’uso pervasivo delle tecnologie digitali. Un’altra sezione è dedicata a una delle funzioni del paravento: nascondere, proteggere e quindi creare una dimensione intima, privata e segreta all’interno dell’ambiente domestico. Opere storiche comeThree-fold Screen with embroidered panels depicting heroines(The Legend of the Good Women)(1860ca.) di William Morris edElizabeth Burden eKonku(1982) di William N. Copley sono accostate a paraventi contemporanei di artisti quali Lisa Brice, Anthea Hamilton, Lorna Simpson e Carrie Mae Weems, che affrontano temi come la seduzione e il senso del pudore attraverso una prospettiva inusuale. L’estetica queer è al centro di un’altra serie di opere che trasformano questo oggetto quotidiano in un elemento decorativo dichiaratamente trasgressivo. Viene raccontata una storia culturalmente dirompenteattraversoopere come il paravento realizzato da Duncan Grant del Gruppo Bloomsbury di Charleston (Sussex, Regno Unito) per l’Omega Workshop, un raro paravento del 1929 di Francis Bacone World of Cats(1966), opera dell’attore, scrittore ecollagista britannico Kenneth Halliwell, oltre a creazioni di artisti contemporanei quali Kai Althoff, Marc-Camille Chaimowicz e Francesco Vezzoli. Non va poi dimenticato che i paraventi possono anche essere potenti strumenti di propaganda politica,di manifestazione di forza e di ricchezza, di ostentazione e di costruzione di narrazioni capacidi influenzare la storia. Ne sono un esempio sia l’opera monumentale del 1718 di Pedro de Villegas, composta da dieci elementi che presentano sul lato frontale il racconto della conquista del Messico da parte del condottiero Hernán Cortés e sul retro una decorazione con scene orientali, sia la nuova commissione affidata a Goshka Macuga che affronta il tema della trasmissione del sapere e della cultura. L’ultimo gruppodi opere allestite al piano terra del Podium esplorail paradosso della trasparenza attraversola negazione concettuale o umoristica della funzione pratica di questi oggetti. I paraventi trasparenti di Carla Accardi, Carol Bove e Isa Genzken incorniciano l’ambiente circostante anziché nasconderlo.  Aprono a nuove prospettive e suggeriscono nuove visioni piuttosto che circoscrivere uno spazio. 

In contrasto con l’approccio sincronico adottato al piano terra, il piano superiore segue una logica diacronica. La sequenza cronologica permette di ricostruire l’evoluzione storica di questo oggetto artistico e decorativo, dalle sue origini orientali e dai dialoghi e contaminazionicon le tradizionioccidentali fino al contributo innovativo apportato da designer e artisti nel XX e XXI secolo. I paraventi cinesi e giapponesi realizzati tra ilXVII e ilXIX secolo hanno dato il via a una serie di trasformazioni e metamorfosi che in questa mostra è rappresentata dalle creazioni,tra le altre, di maestri del design e dell’architettura quali Alvar Aalto, Charles e Ray Eames, Le Corbusier, Josef Hoffmann e Jean Prouvé;dalle sperimentazioni avanguardistiche di Giacomo Balla, René Magritte e Pablo Picasso;dalle operedi artisti contemporanei,fra i quali Marlene Dumas, Mona Hatoum,Yves Klein, Sol LeWitt, Ed Ruscha, Betye Saar, Keiichi Tanaami, Cy Twombly e Luc Tuymans;e da quelle di artisti più giovani come Kamrooz Aram, Atelier E.B (Beca Lipscombe & Lucy McKenzie) e Małgorzata Mirga-Tas. Un catalogo illustrato pubblicato da Fondazione Prada accompagnerà la mostra “Paraventi: Folding Screens from the 17th to 21st Centuries”. Includerà un’introduzione di Miuccia Prada, Presidente di Fondazione Prada, un’indagine storica e artistica del curatore della mostra Nicholas Cullinan, una serie di interviste agli artisti coinvolti nella produzione di paraventi ineditie saggi di scrittori, curatori e studiosi internazionali come Thomas Aquilina, Nancy Berliner, Francesca Berry, Whitney Davis, Frank Feltens, Wu Hung, Ido Misato, Paul B. Preciado, Ana Zabía e Siegfried Zielinski.



Elenco degli artisti in mostra

Alvar Aalto, Carla Accardi, Kai Althoff, Atelier E.B (Beca Lipscombe & Lucy McKenzie), Kamrooz Aram, Francis Bacon, Giacomo Balla, Hernan Bas, Carol Bove, Lisa Brice, Marc-Camille Chaimowicz, Tony Cokes, William N. Copley, Pedro de Villegas, Alessandro Di Pietro, Jim Dine, Peter Doig, Marlene Dumas, Charles and Ray Eames, Elmgreen & Dragset, Cao Fei, Isa Genzken, Duncan Grant, Eileen Gray, Wade Guyton, Kenneth Halliwell, Anthea Hamilton, Mona Hatoum, David Hockney, Josef Hoffmann, Pierre Jeanneret, Joan Jonas, William Kentridge, Yves Klein, Le Corbusier, Sol LeWitt, Shuang Li, Goshka Macuga, René Magritte, Kerry James Marshall, Takesada Matsutani, Małgorzata Mirga-Tas, William Morris and Elizabeth Burden, Chris Ofili, Laura Owens, Lê Phổ, Pablo Picasso, Jean Prouvé, Man Ray, Ed Ruscha, Betye Saar, Watanabe Shikō, Tiffany Sia, Francesco Simeti, Lorna Simpson, John Stezaker, Keiichi Tanaami, Wu Tsang, Luc Tuymans, Cy Twombly, Francesco Vezzoli, Carrie Mae Weems, Franz West, T. J. Wilcox, Chen Zhifo.

07/08/23

Il tempo di Zurigo

 

Giacomo Balla, Velocità d‘automobile + luce + rumore, 1913 Pittura a colla su tela, 87 x 130 cm Kunsthaus Zürich, 1951 © 2023, ProLitteris, Zurich  



Il Kunsthaus di Zürich propone dal 22 settembre 2023 al 14 gennaio 2024 una grande mostra che esplora la storia dell'idea di tempo e la percezione soggettiva del tempo stesso. La gamma di opere d’arte spazia dagli artisti del Rinascimento per arrivare fino ad artiste dei nostri giorni. Le loro sensibilità artistiche ed estetiche sono influenzate dall’evoluzione delle conoscenze in campo biologico, sociale ed economico.

Il tempo, uno dei grandi misteri della storia della civiltà, è oggetto di numerose definizioni, formulate non solo dalla religione, dalla biologia, dall’economia e dalla fisica, ma anche dall'arte. Il periodo di «stop» dovuto al covid, durante il quale lo spazio e il tempo sono stati vissuti nei loro estremi, rende le questioni legate al tempo particolarmente rilevanti.


Cornelis de Heem, Colazione natura morta, 1660–1669 Olio su legno di quercia, 34,8 x 42,5 cm Kunsthistorisches Museum Wien, Gemäldegaleri 


È QUASI TEMPO SCADUTO?
Il viaggio sensoriale attraverso la storia del tempo, concepito nell’arco di tre anni dalla curatrice del Kunsthaus, Cathérine Hug, in dialogo con esperti internazionali quali David Rooney (Londra), Mónica Bello (CERN, Meyrin), Nathalie Marielloni e Régis Huguenin-Dumittan (MIH, La Chaux-de-Fonds), comprende dipinti, film, installazioni, performance e orologi da polso. Le opere riflettono la fugacità della vita, le possibilità di meditazione nella pittura, il cambiamento delle stagioni o ancora i mercati finanziari, ormai scanditi fino al miliardesimo di secondo. Sebbene l'orologio sia lo strumento di partenza per la misurazione del tempo, prospettive come quella della fisica, della biologia, della paleontologia, ma anche la percezione individuale e ancora altri punti di vista vengono esplorati nei sei capitoli nella mostra, presentata su una superficie di oltre 1200 m2. Le performance e le installazioni partecipative invitano a discutere insieme su diversi modelli di futuro: un'interessante opzione offerta dal Kunsthaus, considerando che nell'era dell'antropocene ci si interroga sempre più spesso su quanto tempo rimanga non solo all'individuo, ma all'intera umanità per garantire la sopravvivenza sul pianeta Terra.



Vera Lutter, Folding Four in One, 2009 Pellicola positiva delta 100, plexiglas, in quattro parti, 244 x 244 cm Vista dell’installazione all’Art Basel, Courtesy the artist and Art Basel, © 2023, ProLitteris, Zurich  
 
VELOCITÀ DELLA LUCE E CORIANDOLI DI TEMPO
In tedesco ci sono oltre cento termini che contengono la parola «Zeit» (tempo); alcuni, come «Zeitenwende» (l’avvio di una nuova epoca), «Zeitzünder» (innesco con temporizzatore) o «Freizeit» (tempo libero), stanno vivendo un sorprendente ritorno, mentre altre, come «Zeitung» (giornale), «Zeittakt» (scatto di tariffa telefonica) o «Zeitlupe» (rallentatore), rischiano di scomparire gradualmente. Una nuova espressione che sta emergendo è «zeitkrank» (affetto da una malattia del suo tempo), mentre l'espressione «Zeitdruck» (la pressione delle scadenze) probabilmente resisterà senza problemi ancora per secoli. 
La mostra non offre una risposta definitiva alla domanda «Cosa è il tempo?»; tuttavia, tramite diversi approcci, invita il pubblico a soppesare le diverse sfaccettature del concetto di tempo: il tempo è di natura fisica? È una grandezza assoluta corrispondente alla velocità della luce? Oppure si tratta di una sensazione soggettiva e sfocata di «coriandoli di tempo» in giornate dal corso sempre più frammentato? Il Kunsthaus mostra come l'approccio artistico al concetto di «tempo» possa avere mille sfaccettature diverse.

ISTITUZIONI E ARTISTI COINVOLTI
La mostra è realizzata in collaborazione con il Musée international d'horlogerie (MIH) di La Chaux-de-Fonds. Partecipano con le loro opere oltre cento artiste e artisti, tra cui Sinzo Aanza, Cuno Amiet, Maja Bajevic, Black Quantum Futurism, Abraham-Louis Breguet, Marie José Burki, Giorgio de Chirico, Jean Dubuffet, Natalja Gontscharowa, John Harrison, Alicja Kwade, Jürg Lehni, MANON, Maya Minder, Jonathan Monk, Eadweard Muybridge, Jos Näpflin, Natasza Niedziółka, Claes Oldenburg, Roman Opalka, Katie Paterson, Cyril Schäublin, Fatma Shanan, Elisa Storelli, Una Szeemann, Taiyo Onorato & Nico Krebs, Ben Vautier e Tim Zulauf/KMU Produktionen.

Sostenuto da Swiss Re – Partner per l'arte contemporanea e Credit Suisse – Partner Kunsthaus Zürich.

 
EVENTI
A partire da settembre, sul sito www.kunsthaus.ch, oltre alle visite guidate pubbliche, sarà disponibile un ampio programma di eventi, in collaborazione con partner come «Shared Campus», il gruppo di ricerca «Rethinking Art History through Disability» presso l'Istituto di Storia dell'Arte dell'Università di Zurigo, GPHG Grand Prix d'Horlogerie de Genève, HSG St. Gallen e i cinema Arthouse.

PUBBLICAZIONE
In concomitanza con la mostra verrà pubblicato un catalogo in lingua tedesca (con traduzioni in inglese) contenente contributi di Ann Demeester, Cathérine Hug, Monika Leonhardt, Mónica Bello, Sébastian Vivas, conversazioni tra Rüdiger Safranski e Stefan Zweifel, Anna Elsner e Helga Nowotny nonché Cathérine Hug e Josef Teichmann. Vi saranno poi brevi testi sulle opere redatti da Estelle Fallet, Cathérine Hug, Régis Huguenin-Dumittan e Nathalie Marielloni. Edito da Snoeck Verlag Köln, 320 pagine, circa 250 immagini. Disponibile presso lo shop del Kunsthaus e in libreria.

06/08/23

Mark Rothko alla Fondazione Louis Vuitton

 
Mark Rothko, Slow Swirl at the Edge of the Sea, 1944 Oil on canvas 191.1 x 215.9 cm Museum of Modern Art, New York Bequest of Mrs. Mark Rothko through The Mark Rothko Foundation, Inc. © 1998 Kate Rothko Prizel & Christopher Rothko - Adagp, Paris, 2023


L'autunno 2023 della Fondazione Louis Vuitton sarà all'insegna di una fantastica mostra su Mark Rothko (1903-1970), la prima importante retrospettiva in Francia su questo amato artista di questi ultimi decenni.

Saranno proposte, in un percorso cronologico, 115 opere provenienti dalle più grandi collezioni internazionali, istituzionali e private, tra cui la National Gallery of Art di Washington D.C., la famiglia dell'artista e dalla Tate di Londra.

La mostra si aprirà con scene intime e paesaggi urbani - come le visioni della metropolitana di New York - che dominano la produzione di Rothko negli anni '30, prima del suo passaggio a un repertorio ispirato ai miti antichi e al surrealismo con cui Rothko esprime la dimensione tragica dell'umano condizione durante la guerra.



Mark Rothko,No. 9 (White and Black on Wine),1958 Oil on canvas 266.7 cm x 428.63 cm Glenstone Museum, Potomac, Maryland © 1998 Kate Rothko Prizel & Christopher Rothko - Adagp, Paris, 2023
 
Dal 1946, Rothko compie un importante spostamento verso l'espressionismo astrattista. La prima fase di questo passaggio è quella di Multiforms, dove le masse cromatiche sono sospese in una sorta di equilibrio sulla tela. A poco a poco questi diminuiscono di numero e l'organizzazione spaziale della sua pittura evolve rapidamente verso le opere “classiche” di Rothko degli anni Cinquanta, dove le forme rettangolari si sovrappongono secondo un ritmo binario o ternario, caratterizzato da sfumature di giallo, rosso, ocra, arancio, ma anche blu, bianco...
 
Nel 1958, Rothko viene incaricato di produrre una serie di pitture murali per il ristorante Four Seasons progettato da Philip Johnson per il Seagram Building di New York, la cui costruzione è supervisionata da Ludwig Mies van der Rohe. Rothko in seguito decide di non consegnare i dipinti e conserva l'intera serie. Undici anni dopo, nel 1969, l'artista dona nove di questi dipinti - che si differenziano dai precedenti per le intense sfumature rosse - alla Tate, che dedica una sala delle sue collezioni esclusivamente a Rothko. Questa serie è presentata eccezionalmente nella mostra della Fondation Louis Vuitton.
 
Nel 1960 la Phillips Collection dedica all'artista una galleria permanente, la prima “Rothko Room”. La stanza è stata progettata in stretta collaborazione con lui ed è anche presente nella mostra. Nel 1961 il Museum of Modern Art di New York organizza la prima grande retrospettiva, mostra che successivamente si sposta in diverse città europee (Londra, Basilea, Amsterdam, Bruxelles, Roma e Parigi). Negli anni '60, Rothko accetta altre nuove commissioni, in particolare la cappella fondata da John e Dominique de Menil a Houston, che viene inaugurata nel 1971 e denominata Rothko Chapel.





Mark Rothko, Blue and Gray, 1962 Oil on canvas 201.3 x 175.3 cm  Fondation Beyeler, Riehen/Basel, Beyeler Collection © 1998 Kate Rothko Prizel & Christopher Rothko -  Adagp, Paris, 2023
 
Se Rothko predilige toni più scuri e contrasti tenui sin dalla fine degli anni Cinquanta, l'artista non abbandona mai del tutto la sua tavolozza di colori accesi, come testimoniano diversi dipinti del 1967 e l'ultimo dipinto rosso rimasto incompiuto nel suo studio. Anche nel caso della serie Black and Grey del 1969-1970, è meglio evitare un'interpretazione semplicistica dell'opera, che associ il grigio e il nero alla depressione e al suicidio.
 
L'inaugurazione nei magnifici spazi dell'edificio di Frank Gehry, sarà il prossimo 18 ottobre 2023, parallelamente ad una presentazione con le figure scultoree di Alberto Giacometti, nei saloni superiori, creando così un ambiente che è vicino a quello che Rothko aveva in mente per una commissione UNESCO mai realizzata. 

Curano il progetto Suzanne Pagè e Christopher Rothko, con Francois Michaud e Ludovic Delalande, Claudia Buizza, Magdalena Gemra, Cordélia de Brosses.

05/08/23

La tentazione di esistere

 


Molto interessante la mostra "The Temptation to Exist" di Alfredo Jaar  alla Galerie Thomas Schulte di Berlino nell'estate del 2023. Per oltre quattro decenni, Alfredo Jaar ha utilizzato la fotografia, il cinema, l'installazione e i nuovi media per creare opere avvincenti che esaminano complesse questioni socio-politiche e l'etica e i limiti della rappresentazione. Per la mostra, costruita in due momenti con due grandi installazioni, Alfredo Jaar ha selezionato opere di circa 50 artisti che hanno cercato di resistere e cambiare il mondo dagli anni '50. Questi sono mostrati insieme alle opere di Alfredo Jaar.



Il titolo della mostra fa riferimento a un libro di Emil Cioran, uno degli scrittori preferiti dall'artista. Pensatore oscuro e sovversivo, Cioran è stato il poeta del pessimismo. Filosofo sempre sull'orlo del suicidio, disse una volta: “Se non avessi scritto, sarei potuto diventare un assassino. La scrittura è una questione di vita o di morte. 

L'esistenza umana, in fondo, è un'angoscia e una disperazione senza fine, e la scrittura può rendere le cose un po' più sopportabili. Un libro è un suicidio rimandato. Per Cioran, il fallimento permea tutto. Le grandi idee possono essere macchiate dal fallimento, così come l'arte e la condizione umana. "Non vuole più essere un uomo, sogna un'altra forma di fallimento", ha scritto. "L'universo è un grande fallimento, e nemmeno la poesia può riuscire a correggerlo."



04/08/23

Il Naso di Giacometti

 


La stagione autunnale l'Institut Giacometti di Parigi presenterà una speciale  mostra dedicata all'opera iconica dell'artista svizzero: "il Naso"

Continuando l' esplorazione sul lavoro di Alberto Giacometti, l'Institut Giacometti riunirà tutte le versioni di "il Naso", una scultura che è stata rivisitata dall'artista nel corso di diversi anni. Una versione di "il Naso", troppo fragile per essere spostata, sarà presentata grazie a una produzione virtuale, introducendo nella mostra una forma sperimentale di mediazione.



Ad accompagnare queste eccezionali opere sculture, disegni e archivi che metteranno in luce le molteplici sfaccettature e interpretazioni di una delle opere più enigmatiche di Alberto Giacometti. Accompagneranno la mostra la presentazione di opere fondamentali di quattro artisti contemporanei - Annette Messager, Rui Chafes, Hiroshi Sugimoto e Ange Leccia - che riveleranno la creazione dello scultore sotto una nuova luce.

La mostra è organizzata in una partnership eccezionale con Fondazione APENFT e TRON.

"il Naso" (1947-49-1964) è un tema che è stato prodotto in diverse versioni. È sia una figura grottesca che richiama il popolare personaggio di Pinocchio, sia una visione della morte. Un tema ricorrente che, nell'opera di Giacometti, assume forme distorte e spesso paradossali. La mostra mette in luce le molteplici radici culturali di queste sculture, che richiamano le Vanitas e le anamorfosi della storia dell'arte, così come le figure carnevalesche della cultura popolare, e gli oggetti tradizionali africani e dell'Oceania, in particolare le maschere della Nuova Guinea. Un'ampia selezione di ritratti scolpiti mostra anche il rapporto specifico di Giacometti con l'anatomia: in molte occasioni si è concentrato sul naso del suo modello. Una selezione di disegni inediti illustrerà il posto della caricatura nella sua immaginazione e sarà vista per la prima volta dal pubblico. Allo stesso modo, la ricomparsa della fantasia e dell'umorismo surrealista – in un periodo dominato dalla ricerca della realtà e dall'ossessione per un'irraggiungibile somiglianza con il modello originario – getta nuova luce sull'approccio artistico di Giacometti nell'immediato dopoguerra, rivelando la varietà di registri che continua a giocare.



Per la prima volta, cinque versioni del Naso vengono esposte insieme in una mostra, tra cui tre diversi modelli in gesso provenienti dalle collezioni della Fondation Giacometti e del Centre Pompidou (1947-49-64), due bronzi (1964) tra cui un prestito dalla Justin Sun Collection e tutti i disegni e gli archivi relativi a questa iconica scultura.

Comprende anche opere iconiche che introducono i pensieri dell'artista sulla morte: il celebre Point to the Eye (1932), Head-Skull (1934) e Head on a Road (1947). Inoltre, una selezione di busti, in particolare del fratello dell'artista Diego Giacometti (1955-56), mostra il contrasto molto particolare tra le viste frontali e laterali nelle sculture di Giacometti, di cui Il naso è una perfetta espressione. (“Se ti guardo faccia a faccia dimentico il tuo profilo. Se guardo il tuo profilo dimentico il volto. Tutto diventa discontinuo”, diceva Giacometti nel 1962). Infine, il riferimento all'arte non occidentale è evidenziato attraverso un prestito eccezionale del Musée du Quai Branly.

03/08/23

Antony Gormley a Salisburgo



 Per il Festival di Salisburgo l'artista Antony Gormley ha esposto un gruppo di sculture di grandi dimensioni della serie "Tankers", presso la Kollegienkirche di Salisburgo.

La chiesa barocca funge tradizionalmente da sede per concerti, tra cui l'Ouverture spirituelle di quest'anno dedicata al tema della "Lux aeterna".




Le figure scure, realizzate in acciaio corten e che pesano fino a 387 chilogrammi, creano un contrasto visivamente sorprendente con l'ariosa "chiesa bianca" progettata da Johann Bernhard Fischer von Erlach e costruita tra il 1696 e il 1707, dedicata alle scienze.

Il progetto è realizzatoin collaborazione con la galleria TaddeoRopac


Immagini: Antony Gormley ‘EXPANDED FAMILY X 5: PROP’, 2014, acciaio Corten 4 mm. © Antony Gormley, Foto: Jürgen Brinkmann

02/08/23

Prossimamente Artissima

 


Proseguiamo l'approfondimento su Artissima, che si svolgerà da giovedì 2 a domenica 5 novembre 2023, presso i luminosi spazi dell’Oval di Torino, guardando alle quattro sezioni principali della fiera – Main Section, New Entries, Monologue/Dialogue e Art Spaces & Editions – e alle tre sezioni curate – Disegni, Present Future e Back to the Future – con la partecipazione di 181 gallerie italiane e internazionali di cui 68 impegnate in progetti monografici.

Al fianco di alcuni dei nomi di maggiore profilo della scena artistica contemporanea internazionale e nazionale, esporranno per la prima volta ad Artissima 39 nuove  gallerie provenienti da 4 continenti e 33 Paesi fra cui Brasile, Canada, Cina, Colombia, Corea del Sud, Hong Kong, Sud Africa, Thailandia, Uruguay e Zimbabwe.


 MAIN SECTION

98 gallerie tra le più affermate della scena artistica internazionale

A GENTIL CARIOCA Rio de Janeiro, Sao Paulo – A+B Brescia – AMANITA New York, Firenze – ANNEX14 Zurich – ROLANDO ANSELMI Berlin, Roma – FRANCESCA ANTONINI Roma – APALAZZOGALLERY Brescia – ALFONSO ARTIACO Napoli – ENRICO ASTUNI Bologna – PIERO ATCHUGARRY Miami, Pueblo Garzón – UMBERTO BENAPPI Torino – SÉBASTIEN BERTRAND Geneva – BIASUTTI & BIASUTTI Torino – BOCCANERA Trento, Milano – THOMAS BRAMBILLA Bergamo – CARDELLI & FONTANA Sarzana – GIAN MARCO CASINI Livorno – CHARIM Vienna – CIACCIA LEVI Paris, Milano – CLIMA Milano – COLLICA & PARTNERS San Gregorio di Catania – CONTINUA San Gimignano, Beijing, Les Moulins, Havana, Roma, Sao Paulo, Paris, Dubai – RAFFAELLA CORTESE Milano – GUIDO COSTA PROJECTS Torino – THOMAS DANE London, Napoli – MONICA DE CARDENAS Milano, Zuoz, Lugano – DE' FOSCHERARI Bologna – DEP ART Milano – TIZIANA DI CARO Napoli – EASTCONTEMPORARY Milano – RENATA FABBRI Milano – FRANCISCO FINO Lisbon – FRITTELLI Firenze – CRISTINA GUERRA Lisbon – IN SITU - FABIENNE LECLERC Paris – MARTIN JANDA Vienna – KISTEREM Budapest – RUSSI KLENNER Berlin – KOW Berlin – KROBATH Vienna – LAVERONICA Modica – LOOM Milano – LUCE GALLERY Torino – MADRAGOA Lisbon – MAGAZZINO Roma – NORMA MANGIONE Torino – PRIMO MARELLA Milano, Lugano – MAZZOLENI London, Torino – MAZZOLI Berlin, Modena – ME VANNUCCI Pistoia – URS MEILE Lucerne, Beijing, Ardez – MENO PARKAS Kaunas – MEYER*KAINER Vienna – FRANCESCA MININI Milano – MASSIMO MININI Brescia – ML FINE ART Milano – MONITOR Roma, Lisbon, Pereto – MOR CHARPENTIER Paris, Bogotá  – GALERÌA MPA Madrid – NÄCHST ST. STEPHAN ROSEMARIE SCHWARZWÄLDER Vienna – NAGEL DRAXLER Berlin, Cologne, Munich – FRANCO NOERO Torino – P420 Bologna – PAL PROJECT Paris – ALBERTA PANE Paris, Venezia – PEOLA SIMONDI Torino – GIORGIO PERSANO Torino – GREGOR PODNAR Vienna – PROMETEO GALLERY IDA PISANI Milano, Lucca – DAWID RADZISZEWSKI Warsaw – REPETTO Lugano – MICHELA RIZZO Venezia – ROSENFELD London – ROSSI & ROSSI Hong Kong – LIA RUMMA Milano, Napoli – SAINTE ANNE Paris – STUDIO SALES Roma – SANDWICH Bucharest – SIES + HÖKE Dusseldorf – MARTINA SIMETI Milano – SLEWE Amsterdam – SOCIÉTÉ INTERLUDIO Torino – SOMMER Tel Aviv, Zurich – SPAZIOA Pistoia – SPROVIERI London – STUDIO G7 Bologna – TANG CONTEMPORARY ART Beijing, Seoul, Hong Kong, Bangkok – THE GALLERY APART Roma – THE SUNDAY PAINTER London – TORNABUONI ARTE Firenze, Milano, Forte dei Marmi, Paris, Crans-Montana, Roma – TUCCI RUSSO Torre Pellice, Torino – VISTAMARE Milano, Pescara – WHATIFTHEWORLD Cape Town – HUBERT WINTER Vienna – JOCELYN WOLFF Paris – WONNERTH DEJACO Vienna – Z2O SARA ZANIN Roma – ZILBERMAN Istanbul, Berlin


 NEW ENTRIES 

17 gallerie internazionali emergenti, per la prima volta in fiera

BARBATI Venezia – BLUE VELVET PROJECTS Zurich – CABLE DEPOT London – DANIEL BENJAMIN London – EUGENIA DELFINI Roma – EFREMIDIS Berlin, Seoul – FUOCHERELLO Volvera – HOA Sao Paulo – L.U.P.O. - LORENZELLI PROJECTS Milano – FABIAN LANG Zurich – MANAGEMENT New York – MOU PROJECTS Hong Kong – RAVNIKAR Ljubljana – RESERVOIR Cape Town – ROMERO PAPROCKI Paris – CHLOE SALGADO Paris – SOUTH PARADE London


 MONOLOGUE/DIALOGUE 

38 gallerie con un approccio sperimentale che presentano il lavoro di 1 o 2 artisti

ACAPPELLA Napoli – ADA Roma – LUIS ADELANTADO Valencia, Mexico City – ARCADE London – ART : CONCEPT Paris – ATM Gijòn – CAR GALLERY Bologna – CASADO SANTAPAU Madrid – COLLI Roma, Foligno – COPPERFIELD London – CRONE Vienna, Berlin – DEROUILLON Paris – DÜRST BRITT & MAYHEW The Hague – EXILE Vienna, Erfurt – FIRST FLOOR GALLERY HARARE Harare, Victoria Falls – FOCO Lisbon – FONTI Napoli – FUORICAMPO Siena – MAX GOELITZ Munich, Berlin – GOOD WEATHER North Little Rock, Little Rock, Chicago – GILDA LAVIA Roma – MASSIMOLIGREGGI Catania – NOME Berlin – NORDÉS Santiago de Compostela – PINKSUMMER Genova – RIBOT Milano – RODEO London, Piraeus – ROSA SANTOS Madrid, Valencia – SOY CAPITÁN Berlin – SILVIA STEINEK Vienna – SUPRAINFINIT Bucharest – CATINCA TABACARU Bucharest, Harare – THE ADDRESS Brescia – UNA Piacenza – UNIT 17 Vancouver – VIASATERNA Milano – VIN VIN Vienna – ZERO… Milano


 ART SPACES & EDITIONS 

gallerie, librerie e spazi specializzati in edizioni e multipli di artisti

AND THE EDITIONS Vienna – CASTELLO DI RIVOLI MUSEO D'ARTE CONTEMPORANEA Rivoli – COLOPHONARTE Belluno – MARTINCIGH Udine – DANILO MONTANARI Ravenna – STUDIO BRUNO TONINI Gussago


 DISEGNI 

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12 progetti dedicati al disegno su carta, a cura di Irina Zucca Alessandrelli

Carlos Amorales, UMBERTO DI MARINO Napoli – Sergio Breviario, EX ELETTROFONICA Roma – CATPC, KOW Berlin – Robert Gabris, GREGOR PODNAR Vienna – Huang Hai-Hsin, CAPSULE SHANGHAI Shanghai – Katharina Hinsberg, DRAWING ROOM Hamburg – Eva Koťátková, HUNT KASTNER Prague – Karolina Krasouli, KALFAYAN GALLERIES Athens, Thessaloniki – Charles Le Hyaric, PAPILLON Paris – Radenko Milak, ANI MOLNÁR Budapest – Andrea Sala, FEDERICA SCHIAVO Roma – Françoise Vannearud, PONCE + ROBLES Madrid


 PRESENT FUTURE 

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10 progetti di giovani artisti emergenti, a cura di Saim Demircan e Maurine Dietrich
Osama Alrayyan, FEDERICO VAVASSORI Milano – Bekhbaatar Enkhtur, MATÈRIA Roma – Sara Enrico, VISTAMARE Milano, Pescara – David Gilbert, CHRIS SHARP Los Angeles – Sophia Mainka, VON&VON Nuremberg – Chalisée Naamani, CIACCIA LEVI Paris, Milano – Cemile Sahin, ESTHER SCHIPPER Berlin, Paris, Seoul – Curtis Talwst Santiago, NIR ALTMAN Munich – Masha Silchenko, IMPORT EXPORT Warsaw – Tenant of Culture, FONS WELTERS Amsterdam


 BACK TO THE FUTURE 

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10 progetti dedicati alla riscoperta dei pionieri dell’arte contemporanea, a cura di Defne Ayas e Francesco Manacorda

Inji Efflatoun, LILIA BEN SALAH Paris – Maria Freire, BLACK Pueblo Garzón – Marisa González, ISABEL HURLEY Málaga – Liuba, MARILIA RAZUK Sao Paulo – Baya Mahieddine, ELMARSA Dubai, Tunis – Franca Maranò, RICHARD SALTOUN London, Roma – Clemen Parrocchetti, CHERTLÜDDE Berlin – Zofia Rydet, RASTER Warsaw – Mona Saudi, LAWRIE SHABIBI Dubai – Lydia Silvestri, BAR Torino

01/08/23

Mauro Restiffe incontra Jean Cocteau

 


E' molto suggestiva la mostra su Jean Cocteau proposta dal Nouveau Musée National de Monaco a Villa Sauber con gli scatti dell'artista Mauro Restiffe, ispirata alla casa abitata e decorata dal noto artista francese a Saint-Jean Cap-Ferrat tra il 1950 e il 1962.

L'evento, intitolato "Santo Sospir", è una mostra nata nel 2018, da Mauro Restiffe (nato nel 1970 a São José do Rio Pardo, Brasile) quando è stata offerta una residenza a Villa Santo Sospir prima che fosse chiusa per restauro. Solo nella casa che si è conservata intatta dalla morte di Cocteau, Restiffe ha prodotto una serie di fotografie che sono un'estensione della sua personale ricerca sull'architettura, la memoria e l'intimità. Procedendo esclusivamente con tecniche analogiche, le sue stampe sfumano ogni riferimento temporale e rivelano le tracce di una presenza spettrale, rivisitando così uno dei temi prediletti dal poeta, scomparso nel 1963.




Dopo essersi stabilito a Saint-Jean-Cap-Ferrat nel 1950, Cocteau divenne membro di un circolo artistico retrospettivamente descritto come un "grande laboratorio di arte moderna", e sviluppò stretti rapporti con Matisse e Picasso in particolare. Questo spostamento spaziale va di pari passo con quello temporale: Cocteau conosceva già la Costa Azzurra, e la Villa Santo Sospir, affacciata sulla baia di Villefranche-sur-Mer, lo riporta alle porte del “tempio di [la sua] giovinezza”. Poco distante dalla villa si trovava il Welcome Hotel, dove disegnò i famosi autoritratti di Mystère de Jean l'oiseleur . Lo specchio nella sua stanza era diventato il portale per un misterioso aldilà, una zona al di fuori dello spazio e del tempo.

A sessant'anni, carico di ricordi della Villefranche della sua giovinezza, Cocteau iniziò a “tatuare” le pareti bianche della villa. Ha progettato un decoro di immagini lineari, a metà tra il disegno e la scrittura, che si sono diffuse in tutte le stanze, prolungando la linea dell'orizzonte vista attraverso le finestre. Attingendo alla mitologia greca, ha sviluppato un'iconografia fortemente erotica caratterizzata da sogni e metamorfosi.




I
spirata al carattere eminentemente trasgressivo di un'opera poliedrica, la mostra presenta un dialogo tra le immagini di Restiffe e una selezione di disegni, dipinti, arazzi e film di Cocteau provenienti dalle collezioni del NMNM, del Musée Jean Cocteau di Mentone, del MNAM – Centre Georges Pompidou e il Musée de Grenoble.

Questa conversazione silenziosa, orchestrata da Restiffe negli spazi di Villa Sauber, è come un montaggio cinematografico che alterna piani lunghi e primi piani, stampe monumentali e formati più piccoli, favorendo una visione incarnata della villa tatuata, dove un (senza volto) auto- appare il ritratto dell'autore.

La mostra Santo Sospir è curata da Célia Bernasconi, curatrice capo del NMNM. È accompagnato dal libro Mauro Restiffe, Santo Sospir edito nel 2021 da Lenz Press e ripubblicato nel 2023 da NMNM.