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Visualizzazione post con etichetta Lucio Fontana. Mostra tutti i post
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08/11/25

Lucio Fontana ceramista da Peggy Guggenheim


fotografie © Mani-Fattura: le ceramiche di Lucio Fontana, 11.10.2025 – 02.03.2026, Collezione Peggy Guggenheim. Ph. Claudia Corrent

A volte quello che pare un'artista minimale si rivela, con una tecnica diversa, elaborato artefice di forme e colori. Sicuramente questo è il caso di Lucio Fontana noto per le sue opere apparentemente semplici e formali. Ma quando si esprime con la ceramica si scopre un fastastico ideatore di forme e stratificazioni cromatiche. Questo ci palesa la stupenda mostra "Mani-Fattura: le ceramiche di Lucio Fontana" curata da Sharon Hecker, storica dell’arte, allestita negli spazi espositivi della Collezione Peggy Guggenheim fino al 2 marzo, 2026.
 
Nel giorno di apertura la direttrice Karole P. B. Vail ha sottolineato l’importanza di questo omaggio a Lucio Fontana, tra gli artisti più innovativi e irriverenti del XX secolo. "Si tratta della prima mostra museale interamente dedicata alla produzione ceramica di Lucio Fontana", ha affermato Vail, proseguendo: "Come suggerisce il titolo stesso, attraverso una sorprendente varietà di lavori, circa settanta, la mostra offre un approfondimento inedito sul rapporto vitale dell’artista con la creta, materiale che accompagnò il suo percorso creativo per tutto l’arco della vita. Già nel 2006 il museo ha reso omaggio all’artista con la mostra Lucio Fontana. Venice/New York, curata da Luca Massimo Barbero. Oggi torniamo ad ospitare una monografica dedicata a Fontana, ma che ne esplora un lato assolutamente meno conosciuto, ovvero il suo rapporto con la ceramica".
 
"Questa mostra svela un lato più intimo e tattile di Fontana, nato da un legame profondo e duraturo con una materia umile come l'argilla, un lato che va oltre la figura iconica ed eroica conosciuta per i suoi tagli e i gesti audaci", ha poi proseguito la curatrice Hecker. "Ripercorrendo l'approccio diretto dell'artista alla ceramica, l’esposizione restituisce a questo medium il ruolo che gli spetta accanto al marmo e al bronzo, riconoscendone la forza espressiva e il valore artistico. Celebra non solo il rapporto di Fontana con i rituali del lavoro con la creta, ma anche le straordinarie potenzialità di questo materiale come strumento di sperimentazione e di libertà creativa. Mi auguro che la mostra sappia sorprendere il pubblico e offrire una nuova prospettiva su un artista dall'inesauribile capacità d’innovazione".
 
Con circa settanta opere, alcune delle quali mai esposte prima, provenienti da note collezioni pubbliche e private, la mostra intende far luce sulla portata della visione scultorea di Fontana attraverso un materiale come la creta, rivelando come abbia rappresentato, nel corso degli anni, un terreno di sperimentazione ricco e produttivo. La sua produzione ceramica si distingue per la varietà di forme, tecniche e soggetti: dalle opere figurative che rappresentano donne, animali marini, arlecchini e guerrieri, fino alle sculture astratte, il suo approccio all’argilla recupera i rituali antichi imposti dalla materia, sui quali interviene in modi innovativi. La sua pratica ceramica si sviluppa nell’arco di decenni e in contesti molto diversi: dal primo periodo in Argentina al ritorno in Italia all’epoca del Fascismo, seguito da un ulteriore lungo soggiorno in Argentina durante la guerra e da un nuovo rientro, nel dopoguerra, nell’Italia della ricostruzione e del boom economico. Fontana realizzò anche oggetti per interni privati, dai piatti ai crocifissi, caminetti e maniglie, spesso in collaborazione con importanti designer. Con rinomati architetti milanesi creò fregi ceramici per facciate di edifici e sculture per chiese, scuole, cinema, hotel, circoli sportivi e tombe che ancora oggi ornano la città. In mostra sono presenti sia pezzi unici realizzati a mano che oggetti prodotti in serie, alcuni dei quali sfumano i confini tra le due categorie. 
 

L’esposizione ripercorre la produzione ceramica di Fontana, toccando due continenti e quattro decenni cruciali, e intrecciando cronologia e temi scultorei in un racconto inedito e dinamico. La sua produzione proteiforme spazia dalle sculture figurative a forme radicalmente astratte, specchio dei diversi contesti storici, sociali, politici e geografici in cui Fontana visse e operò. Il percorso espositivo prende avvio da un’opera realizzata al suo ritorno in Argentina nel 1926, Ballerina di Charleston, dopo il trauma della Prima guerra mondiale combattuta da giovane insieme agli altri “ragazzi del ’99”. Da qui si prosegue nell’Italia del periodo fascista, dove, nei primi anni trenta, l’artista crea piccole terrecotte intime, non smaltate e con leggeri tocchi di colore, come Ritratto di bambina (1931) o Busto femminile (1931), per poi approdare alla stagione degli straordinari esperimenti con gli smalti, resa possibile grazie alla collaborazione con gli artigiani di Albisola. A questo periodo appartengono opere affascinanti quali Coccodrillo (1936-37), Medusa (1938-39), Donna seduta (1938) e il maestoso Torso Italico (1938). Durante la Seconda guerra mondiale Fontana torna nuovamente in Argentina, dove continua a lavorare la ceramica, per poi rientrare ancora una volta nell’Italia del dopoguerra. Qui, la ricostruzione del Paese e il boom economico si intrecciarono con la sua produzione ceramica che si espande, iniziando un proficuo dialogo con il mondo del design. Fontana realizza piatti, crocifissi, forme astratte, tutte opere che indagano le origini stesse dell’antica pratica della ceramica. Una sala è poi dedicata ai ritratti più personali delle figure femminili che fecero parte della sua vita, testimonianza dell’intima relazione che Fontana ebbe tanto con le donne da lui ritratte – dalla moglie Teresita Rasini, alla scrittrice e intellettuale Milena Milani, unica donna firmataria del Manifesto dello Spazialismo, alla ceramista Esa Mazzotti – quanto con la materia. La mostra mette in risalto la forza materica della creta, liscia, ruvida, incisa, grezza, dipinta, smaltata, tagliata, bucata, e l’innovativa capacità di Fontana di intrecciare i linguaggi dell’arte e dell’artigianato, del design e della manualità. Non mancano fotografie d’archivio che ritraggono Fontana al lavoro, testimonianza di un artista collaborativo, profondamente in sintonia con materiali, processi, persone e luoghi.
 
Ad accompagnare l’esposizione, un cortometraggio inedito, Le ceramiche di Lucio Fontana a Milano, appositamente commissionato e realizzato dal regista argentino Felipe Sanguinetti. Concepito come parte integrante del percorso espositivo, il film conduce il pubblico in un viaggio cinematografico attraverso diversi luoghi della città di Milano, dal Cimitero Monumentale all’Istituto Gonzaga, Fondazione Prada, Villa Borsani, Chiesa di San Fedele, Museo Diocesano, per raccontare le opere ceramiche che Fontana realizza grazie alla collaborazione con importanti architetti italiani, tra cui Osvaldo Borsani, Roberto Menghi, Mario Righini, Marco Zanuso. Tutti interventi site-specific, integrati nel tessuto architettonico e urbano della città, che non hanno potuto essere fisicamente trasportati nelle sale museali, ma che rivivono grazie alle immagini potenti e affascinanti di questo film, fruibile negli spazi antistanti la mostra. 
 

Mani-Fattura: le ceramiche di Lucio Fontana invita il pubblico a riconsiderare Fontana non solo come pioniere dello Spazialismo e dell’arte concettuale, ma come scultore, un artista profondamente legato alla materia, attento al potenziale tattile ed espressivo della creta. La mostra vuole inoltre sollevare nuove questioni di ordine storico, materiale e tecnico sulla sua pratica ceramica, che un critico dell’epoca definì come la sua “altra metà” e “seconda anima”. In contrasto con l’immagine consolidata di Fontana come figura ipermaschile ed eroica che taglia le sue tele con un cutter, l’esposizione rivela un lato più informale, profondo e collaborativo dell’artista, radicato nella fisicità morbida dell’argilla e plasmato da relazioni durature, come quella con il ceramista e poeta Tullio d’Albisola e la manifattura ceramica Mazzotti di Albisola. Come afferma la curatrice: “L’argilla emerge come un contenitore di sperimentazione vitale, di molteplicità e fertilità”.
 
La mostra è accompagnata da un catalogo illustrato, pubblicato da Marsilio Arte, che include nuovi saggi critici della curatrice Hecker, e di Raffaele Bedarida, Luca Bochicchio, Elena Dellapiana, Aja Martin, Paolo Scrivano, Yasuko Tsuchikane, tutti dedicati alla pratica ceramica di Fontana e ai suoi contesti storici, sociali e culturali. 
  
Completa l’esposizione un articolato programma di attività collaterali gratuite, volte ad approfondire e interpretare la pratica e il linguaggio visivo dell’artista, realizzate grazie alla Fondazione Araldi Guinetti, Vaduz. 
 
Mani-Fattura: le ceramiche di Lucio Fontana è sostenuta da Bottega Veneta.

07/01/23

Lucio Fontana a New York


Gli spazi della Hauser & Wirth di New York ospitano una ricercata mostra su Lucio Fontana, curata da Luca Massimo Barbero, in collaborazione con la Fondazione Lucio Fontana, e incentrata sulle prolifiche scoperte e sperimentazioni di Fontana nel mezzo della scultura.
La mostra si svolge allo stesso indirizzo, al 32 East 69th Street, dove, nel 1961, si svolge la prima mostra personale di Fontana negli Stati Uniti, ideata dai leggendari mercanti d'arte Martha Jackson e David Anderson.

Conosciuto negli Stati Uniti soprattutto per i suoi 'Tagli' (Slashes) -  che riassumono e reinterpretano decenni di ricerca intorno allo spazio e al valore concettuale del gesto - la scultura è parte integrante del progetto artistico di Fontana e fondamentale per la sua evoluzione. Sperimentato con il mezzo dall'inizio alla fine della sua carriera, Fontana ha utilizzato la scultura come occasione per sperimentare e mettere in pratica lo scambio tra forma, colore, materia e spazio, attraverso un rapporto dialettico tra astratto e figurativo, spaziale e barocco.


In omaggio alle mostre d'esordio di Fontana negli Stati Uniti nel 1961, 'Lucio Fontana. Scultura' si apre con un quadro smagliante che fu presentato per la prima volta in quelle mostre: 'Concetto spaziale, La luna a Venezia' (1961). Questa tela, che sfida la categorizzazione, sarà giustapposta a un raro nucleo di disegni che riflettono le impressioni dell'artista sulla sua prima visita a New York City, dove è stato guidato dal famoso architetto e collezionista di Fontana, Philip Johnson.

La mostra prosegue con la scultura raramente vista, 'Nudo' (Nudo) (1926), e un'esplorazione di opere cardine degli anni '30, tra cui 'Tavoletta graffita' (1931), 'Figura alla finestra' (Figura a la Finestra) (1931), 'Scultura astratta' (1934), 'Conchiglie e Farfalle' (1935-36) e 'Cavalli marini' (1936). Realizzate in un periodo di intensa ricerca, queste opere cardine incarnano un particolare sincretismo tra astratto e figurativo e dimostrano come l'opera di Fontana abbia iniziato a esprimere pura innovazione e come, dispiegandosi nel più ampio contesto della scultura europea, la sua radicale produzione da questo periodo è stato subito radicato nei movimenti artistici storici d'avanguardia, reinterpretando anche il significato di quei movimenti.








05/02/18

L'incontro delle forme, Confronto fra amici, Manzoni e Fontana.




L’austero castello degli Acaja di Fossano ospita nelle sue segrete, fino al 28 Aprile  2018, un piacevole confronto fra due sperimentali artisti del secolo scorso; Lucio Fontana e Piero Manzoni.



Due amici che in questo dialogo evidenziano quel bisogno di innovazione che negli anni cinquanta guardava al futuro in modo particolarmente gioioso e libero. Una sperimentazione di forme e materiali, che attraverso un ripensamento saussuriano diventano altro, superando il confine del reale per diventare spirito.




Le opere provengono dalla vasta collezione La Gaia di Bruna e Matteo Viglietta, raramente proposte al pubblico, che con l’ organizzata dalla Fondazione ARTEA e la collaborazione con il Comune di Fossano, hanno realizzato questo interessante progetto espositivo.


15/07/17

L'ambiente di Fontana




Pirelli HangarBicocca presenta la mostra “Ambienti/Environments” dedicata alla ricerca ambientale di Lucio Fontana, proponendo un corpus di Ambienti spaziali mai riuniti in precedenza, opere di importanza cruciale, che mettono in rilievo la forza innovativa e precorritrice di un grande maestro del Novecento.

La mostra, a cura di Marina Pugliese, Barbara Ferriani e Vicente Todolí e realizzata in collaborazione con la Fondazione Lucio Fontana, raccoglie nello spazio delle Navate di      Pirelli HangarBicocca dieci ambienti, creati da Fontana (1899, Rosario, Argentina – 1968, Varese, Italia) tra il 1949 e il 1968 per istituzioni e musei italiani e internazionali.

Gli Ambienti spaziali, stanze e corridoi concepiti e progettati dall’artista a partire dalla fine degli anni ’40 e quasi sempre distrutti al termine dell’esposizione, sono le opere più sperimentali e meno note di Fontana, proprio per la loro natura effimera. Alcuni degli ambienti esposti sono stati ricostruiti per la prima volta dalla scomparsa dell’artista grazie allo studio e alle ricerche della storica dell’arte Marina Pugliese e della restauratrice Barbara Ferriani e al contributo della Fondazione Lucio Fontana.
Il visitatore ha l’opportunità di osservare e fruire per la prima volta le opere meno conosciute di Fontana, di riscoprirne l’importanza storica e allo stesso tempo di coglierne la contemporaneità e la forza innovativa attraverso un allestimento inedito.

La ragione storica della mostra risiede nell’importanza degli Ambienti, un gruppo di lavori consistente e poco conosciuto, che, tuttavia, insieme ai Concetti spaziali, i cosiddetti “Buchi” e “Tagli”, rappresenta una rottura con le forme tradizionali della scultura e della pittura da parte di Fontana, anticipando le ricerche di artisti e movimenti della generazione successiva, dal Gruppo T a Yves Klein al Gruppo Zero. Esiste, inoltre, una ragione contemporanea: la ricerca sugli Ambienti entra in dialogo con l’opera di molti artisti che hanno esposto in Pirelli HangarBicocca. (Vicente Todolí, Direttore Artistico di Pirelli HangarBicocca e co-curatore della mostra)

Il catalogo, pubblicato in concomitanza con la mostra ed edito da Mousse Publishing, presenta gli esiti più recenti della ricerca sul tema degli ambienti con un ampio apparato iconografico e testuale.







16/02/14

La Bella Figura, la creatività italiana da Max Wigram

Lucio Fabro ItaliaFeticcio 1981
   
La galleria londinese Max Wigram presenterà dal 18 Febbraio al 28 Marzo, nei suo spazi di XX Bond Street, una interessante mostra a tema storico, dal titolo “La Bella Figura” dedicata alla cultura italiana, in un percorso trasversale, che spazia dal dopoguerra fino al 1992.

La mostra, che include opere di Michelangelo Pistoletto, Carlo Mollino, Lucio Fontana, Piero Manzoni, Alighiero Boetti, e Gilberto Zorio, miscela manufatti artistici al design, in un focus sull’eccellenza del bello, sulla grande tradizione culturale che ha sempre caratterizzato, nonostante la forte problematica della cultura politica, il nostro paese.

Giulio Paolini - Ora come ora

Tramite l’accostamento di arte, design, e film, la mostra cerca di far luce sull’ambiguo equilibrio del potere che prevale tutt'oggi sulla produzione artistica italiana, e in un certo senso la mantiene. Note opere storiche di artisti come Fontana, Pistoletto, e Manzoni verranno quindi usate nel contesto della mostra per analizzare le particolari condizioni vissute dalla maggioranza di questi artisti, in quanto operativi nella giovane repubblica italiana. Una Repubblica che, con le sue disfunzioni, ha prodotto le condizioni necessarie per protesta, dialogo, certe libertà, e, a volte, indignazione.

Luigi Ghirri Modena 1978

Ogni italiano conosce l’espressione ‘bella figura’, in un doppio senso che é a volte usato come sinonimo per l’Italia stessa, intesa come la nazione con profondi problemi e fazioni contrarie, obbligate a coabitare. Una nazione di poteri opposti, che rappresentano rispettivamente il bene e il male, intrecciati in una malizia corrotta e irrisolta che si trascina appresso il fardello di tempi lontani dalle strutture incompatibili con la nuova società, con la nuova lingua, e con i nuovi modi di organizzare la tradizione della fede religiosa cattolica.

P.P. Calzolari Scalea 1968

La Bella Figura spera di evidenziare questi aspetti, sovente espressi dalle voci di denuncia degli artisti, poeti, musicisti e comici, organizzati in movimenti indipendenti caratterizzati da un approccio anti-elitario attraverso la promozione della semplicità del quotidiano nel pensiero intellettuale e nell’uso di materiali umili. In retrospettiva, il bersaglio di queste proteste può essere identificato nell’alienazione industriale, ma anche nel rampante consumismo che era forse un compromesso necessario per il rapido sviluppo della Repubblica Italiana.

La mostra è stata curata da Bjorn Stern.



11/02/14

La fine dell’arte, ritorno previsto

Tutto è pronto per questa sera,  come era ovvio riecco il nostro “grande artista contemporaneo” italiano in quel di Londra, con uno dei suoi multipli più famosi, nella piazza più economica con la galleria più industrializzata.
Appassionatamente uniti per l’ennesima trovata post-artistica.
L’istrionico, oramai addormentato, Maurizio Cattelan, e un lavoro del prolifero Lucio Fontana, proposti da Gagosian, in Davies Street.
Del primo non si vede più un futuro del secondo è già un passato standardizzato.
La mostra è curata da Francesco Bonami col pomposo titolo di “la fine di dio”, prendendo spunto dai nomi delle due opere proposte, che ritorna a fare il “curatore” dopo la breve  cura televisiva.
Che dire, ma nulla ovvio, quando la banalità dell’eccesso si svuota non rimangono che la stanchezza e la nausea, e qui pare veramente aver toccato il suo fondo, ma sappiamo bene che i ricchi polli da spennare sono tantissimi e quello che vogliono è la vuota fama contemporanea, per cui siamo sicuri che sarà un buon successo di vendite.
In fondo non si tratta che di mercato dalle galline d’oro, finché regge … approfittiamone.

Foto: HUBERT LANZINGER, The Standard Bearer (detail), c. 1934–36, US Army Center of Military History, Washington, DC; a US soldier pierced the painting with a bayonet after WWII