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Visualizzazione post con etichetta Camera. Mostra tutti i post
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25/06/21

Camera, le visioni parallele di Lisette Model e Horst P. Horst

 


Spazi aperti e solari, passeggiate, parchi e panchine, uscire è sicuramente la voglia che ci prende tutti in questi tempi e un’occasione di scoprire lo spazio esterno ci viene proposta da Camera con gli scatti di Lisette Model che ci racconta molto del vivere all’aperto. 


Questa ricercata fotografa viennese ha saputo cogliere negli spazi urbani attimi di intense espressioni emotive, rappresentazioni dell’essere immersi nel mondo cittadino, in cui tantissimi stimoli si confondono e sovrappongono in continuità. Lei ha posato il suo obiettivo su quelli che paiono più intensi e contemporanei all’attimo dello scatto.




L'allestimento è particolarmente interessante nel suo gioco di specchi opachi che ci rende partecipi di un presente allo scatto fotografico che diventa parte della nostra narrazione. 


Una narrazione che si concentra spesso sulle figure più marginali e fragili, sempre con una delicato sguardo avvolgente. 


Alla fine del percorso si intreccia una nuova visione che si sviluppa negli stessi anni ma con una prospettiva completamente opposta. E’ quella di Horst. P.Horst, immaginifica ed artificiale. Se negli scatti della Model la dinamica quotidianità è il centro dell’obiettivo qui la macchina fotografica raccoglie staticità ed estetizzazione. 


Gli scatti di questo grande fotografo si presentano come still life ricercati e attentamente controllati, in cui tutto è selezionato per essere pura bellezza, non si ammettono sbavature o distrazioni. 


La costruzione fotografica di Horst è sempre perfetta, tanto da diventare uno stile che viene accolta da Vogue come nuove icone della moda. 











Concludo segnalandovi che nella Project Room c’è il progetto di Nicola Lo Calzo “Binidittu” un bell’ intervento sul tema del colonialismo e l’identità culturale contemporanea ispirato al vissuto dell’eremita San Benedetto il Moro, vissuto nel Cinquecento nei dintorni di Messina.






27/01/20

Arriva l'Italia


Dal 20 Febbraio al 20 Maggio Camera Torino ospita una selezione di scatti fotografici sull'Italia dalla Collezione Bertero, un fantastico archivio che documenta l'evoluzione del nostro paese. 


Comunicato Stampa
Con Memoria e passione. Da Capa a Ghirri. Capolavori dalla Collezione Bertero, dal 20 febbraio al 10 maggio 2020, CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia si anima attraverso le storie e i racconti celati nelle immagini più significative della Collezione Bertero, raccolta unica in Italia per originalità dell’impostazione e qualità delle fotografie presenti.


Tra le oltre duemila immagini che compongono la collezione, i curatori ne hanno scelte più di duecento, realizzate da circa cinquanta autori provenienti da tutto il mondo: tra i tanti, spiccano i nomi di Bruno Barbey, Gabriele Basilico, Gianni Berengo Gardin, Robert Capa, Lisetta Carmi, Henri Cartier-Bresson, Mario Cattaneo, Carla Cerati, Mario Cresci, Mario De Biasi, Mario Dondero, Alfred Eisenstaedt, Luigi Ghirri, Mario Giacomelli, Jan Groover, Mimmo Jodice, William Klein, Herbert List, Duane Michals, Ugo Mulas, Ruth Orkin, Federico Patellani, Ferdinando Scianna, Franco Vimercati e Michele Zaza.

Curata da Walter Guadagnini, direttore di CAMERA, con la collaborazione di Barbara Bergaglio e Monica Poggi, la mostra racconta il nostro passato e le radici del nostro presente, oltre all’evoluzione della fotografia italiana e internazionale di un intero trentennio.

Nelle sale di CAMERA, la Storia diventa lo sfondo su cui si sviluppano innumerevoli storie, che ci parlano di un Paese e di tanti paesi. I protagonisti sono contadini, preti, famiglie, nobildonne, militari, bambini e soprattutto i fotografi che, con gli accenti e le lingue più disparate, hanno impresso su pellicola il ricordo di queste vicende. I maestri della fotografia italiana e mondiale hanno realizzato un racconto che nasce nell’Italia appena liberata dal fascismo, dove, nonostante le macerie e la povertà, si avverte intensamente la voglia di scendere in strada, di ballare e di utilizzare gli angoli remoti della natura per fare l’amore invece che per nascondersi dal nemico.
Fra le numerose opere in mostra ci sono alcuni degli scatti più riconoscibili di questo periodo, capolavori che hanno fatto la storia della fotografia internazionale come «La strada per Palermo», realizzata da Robert Capa nel 1943, «American girl in Italy, Firenze» di Ruth Orkin del 1951, e il reportage dedicato all’Italia da Henri Cartier-Bresson nel 1952. Tante sono le opere che hanno segnato in maniera decisiva l’evoluzione della fotografia italiana, autentiche pietre miliari ormai conosciute in tutto il mondo come «Gli italiani si voltano» (1954) di Mario De Biasi, dove un gruppo di uomini ammira la bellezza di Moira Orfei che passeggia per le strade di Milano; i due amanti appartati fra le dune di un lido veneziano, scovati da Gianni Berengo Gardin nel 1958; «Palermo, via S. Agostino» (1960) di Enzo Sellerio, che ritrae una coppia di bambini trasportare due sedie sopra la testa; gli iconici seminaristi che giocano nella neve, ritratti da Mario Giacomelli nel 1961; la serie «Mondo Cocktail», realizzata da Carla Cerati all’inizio degli anni Settanta durante le inaugurazioni di gallerie d’arte e negozi della Milano bene.


Nonostante il nucleo più numeroso della collezione sia costituito da fotografi del periodo neorealista, la scelta di Bertero è stata di ampie vedute. La raccolta, infatti, comprende racconti di decenni successivi che hanno contribuito alla nascita di un nuovo modo di intendere l’immagine, distaccandosi progressivamente da una vocazione documentaria per diventare via via sempre più concettuali. In mostra quindi anche le celebri «Verifiche» (1969-72) di Ugo Mulas, attraverso cui il fotografo ha indagato e scardinato alcuni dogmi del linguaggio fotografico; il fondamentale viaggio che Luigi Ghirri compie nel 1973 attraverso gli stati, i deserti, gli oceani e le galassie sfogliando le pagine di un atlante; i «Ritratti di fabbriche» (1978-80) di Gabriele Basilico, dove le mutazioni del panorama industriale milanese diventano pretesto attraverso cui capire la complessità della nostra epoca; la cultura millenaria mediterranea riletta, a cavallo fra gli anni Ottanta e Novanta, attraverso la forza espressiva delle immagini di Mimmo Jodice, solo per citare alcune ricerche particolarmente iconiche di questa preziosa collezione.

Questa mostra, tuttavia, è anche – e soprattutto – la storia di un collezionista, Guido Bertero, che, a partire dalla fine degli anni Novanta ad oggi, ha raccolto circa duemila stampe. Una collezione nata quasi per caso a Torino, città nella quale Bertero vive da sempre, nel 1998 durante una visita ad Artissima, dove l’allora collezionista di arte antica e contemporanea si imbatte in due fotografie dell’artista americana Jan Groover, che decide di acquistare per le figlie. Nel giro di qualche mese le occasioni di contatto con questo linguaggio si moltiplicano, ma è da una proposta di finanziamento ad un’edizione di “Photo Espana” dedicata al Neorealismo italiano che si concretizza l’idea di costruire una vera e propria collezione. Un periodo di continui viaggi lungo tutta la penisola per conoscere e acquistare le opere di decine di fotografi che da lì a poco verranno esposti nella prima grande mostra a Cagliari, poi in Spagna, a Monaco e Winterthur. Un’esperienza ricordata con entusiasmo nonostante le numerose difficoltà, dovute soprattutto alla volontà e alla lungimiranza di reperire stampe vintage in un periodo in cui ancora la consapevolezza sul valore artistico dell’immagine fotografica era debole. Grazie anche a questa determinazione la collezione è oggi un punto di riferimento imprescindibile per lo studio della fotografia italiana del dopoguerra, tanto che dallo scorso anno, a seguito di un’importante donazione fatta da Bertero al Metropolitan Museum of Art di New York, una ricca selezione del suo patrimonio sta attraversando gli Stati Uniti in una mostra itinerante sul Neorealismo che ha già coinvolto New York, San Francisco e Reno.
Una raccolta ricca ed eterogenea, nata da una passione personale che viene in quest’occasione esposta grazie alla volontà di Guido Bertero di condividere il suo patrimonio con il pubblico, in un’ottica di estrema apertura e volontà di diffondere la conoscenza per questo linguaggio che da sempre lo contraddistingue.
La mostra è accompagnata da un volume edito da Umberto Allemandi editore introdotto da Walter Guadagnini. Oltre la riproduzione di più di 250 immagini, all’interno del volume sarà possibile ripercorrere queste vicende attraverso il dialogo fra collezionista e curatore.
L’attività di CAMERA è realizzata grazie a Intesa Sanpaolo, Lavazza, Eni, Reda, in particolare la programmazione espositiva e culturale è sostenuta dalla Compagnia di San Paolo.
INFORMAZIONI
CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia

Via delle Rosine 18, 10123 – Torino 
www.camera.to |camera@camera.to

Facebook/ @CameraTorino

Instagram/ @camera_torino
Twitter/@Camera_Torino #CAMERAtorino

06/11/19

La Camera di Mar Ray


Per i mesi autunnali CAMERA - Centro Italiano per la Fotografia propone una interessante indagine nel mondo femminile del celebre fotografo americano Emmanuel Radnitzky, che adottò il nome d'arte di Man Ray.

In un elegante allestimento sono proposte quasi duecento fotografie, con una pregiata selezione di scatti fotografici realizzati a partire dagli anni Venti fino alla morte (avvenuta nel 1976), tutte dedicate a un preciso soggetto, la donna, fonte di ispirazione primaria dell’intera sua poetica, proprio nella sua declinazione fotografica. 

Alcune di queste immagini, presenti in mostra, sono oramai diventate parte della storia della fotografia del XX secolo e sono entrate nell’immaginario collettivo grazie alla capacità di Man Ray di reinventare non solo il linguaggio fotografico, ma anche la rappresentazione del corpo e del volto, i generi stessi del nudo e del ritratto.




Ci sono poi le affascinanti sezioni dedicate alle rayographs, le solarizzazioni, le doppie esposizioni, in cui il corpo femminile è sottoposto a una continua metamorfosi di forme e significati, divenendo di volta in volta forma astratta, oggetto di seduzione, memoria classica, ritratto realista, in una straordinaria - giocosa e raffinatissima - riflessione sul tempo e sui modi della rappresentazione, fotografica e non solo.

Il percorso espositivo, curato da Walter Guadagnini e Giangavino Pazzola, si realizzato in sei sale tematiche ognuna dedicata a un aspetto, sono così indagate le figure femminili, dagli scatti icona, ai nudi, ai ritratti, alle immagini fatte con tecniche all’avanguardia o a quelle più erotiche o le tantissime collaborazione con il mondo dell'arte parigino ma non solo.




Sono presenti alcuni scatti delle sue allieve più celebri, quali Berenice Abbott, Lee Miller e Meret Oppenheim che svilupparono le idee del maestro e aprirono nuovi interessanti percorsi autonomi. 

Molto piacevole il bel catalogo contenente la riproduzione delle opere esposte, i saggi dei curatori e di altri studiosi, nonché essenziali note bio-bibliografiche. 

L’attività di CAMERA è realizzata grazie a sostengo di Intesa Sanpaolo, Lavazza, Eni, Reda, in particolare la programmazione espositiva e culturale è sostenuta dalla Compagnia di San Paolo.




CAMERA CENTRO ITALIANO PER LA FOTOGRAFIA
Via delle Rosine 18 10123 Torino 
Fino al 19/01/2020

18/09/19

Le donne di Man Ray a Torino da CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia di Torino

 - Man Ray. Exposition "Man Ray, l'oeuvre photographique" à la Bibliothèque nationale de France. Catalogo della mostra con stampa ai sali d’argento in copertina. Collezione privata, Parma © Man Ray Trust by SIAE 2019.



Per la stagione autunnale CAMERA – Centro Italiano per laFotografia di Torino organizzerà una vasta mostra sull’attività di Man Ray, fra i più importanti fotografi, ma non solo, dei primi del novecento.

Artista poliedrico e affascinante, viene proposto in questa mostra, che inizierà il prossimo 17 Ottobre e durerà fino al 19 Gennaio 2020, mettendo in evidenza la sua attenzione alle figure femminili, alla sua poetica fra bellezza e originalità dello sguardo.



Man Ray. The Fifty Faces of Juliet, 1941/1943. Cm 39,5 x 34 x 2,7. Collezione privata.
Courtesy Fondazione Marconi, Milano © Man Ray Trust by SIAE 2019.
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CS

Dal 17 ottobre 2019 al 19 gennaio 2020, CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia rende omaggio al grande maestro con la mostra wo/MAN RAY. Le seduzioni della fotografia che racchiuderà circa duecento fotografie, realizzate a partire dagli anni Venti fino alla morte (avvenuta nel 1976), tutte dedicate a un preciso soggetto, la donna, fonte di ispirazione primaria dell’intera sua poetica, proprio nella sua declinazione fotografica.


In mostra alcune delle immagini che hanno fatto la storia della fotografia del XX secolo e che sono entrate nell’immaginario collettivo grazie alla capacità di Man Ray di reinventare non solo il linguaggio fotografico, ma anche la rappresentazione del corpo e del volto, i generi stessi del nudo e del ritratto. Attraverso i suoi rayographs, le solarizzazioni, le doppie esposizioni, il corpo femminile è sottoposto a una continua metamorfosi di forme e significati, divenendo di volta in volta forma astratta, oggetto di seduzione, memoria classica, ritratto realista, in una straordinaria – giocosa e raffinatissima – riflessione sul tempo e sui modi della rappresentazione, fotografica e non solo.


Assistenti, muse ispiratrici, complici in diversi passi di questa avventura di vita e intellettuale sono state figure come quelle di Lee Miller, Berenice Abbott, Dora Maar, con la costante, ineludibile presenza di Juliet, la compagna di una vita a cui è dedicato lo strepitoso portfolio “The Fifty Faces of Juliet” (1943-1944) dove si assiste alla sua straordinaria trasformazione in tante figure diverse, in un gioco di affetti e seduzioni, citazioni e provocazioni.

Ma queste donne sono state, a loro volta, grandi artiste, e la mostra si concentrerà anche su questo aspetto, presentando un corpus di opere, riferite in particolare agli anni Trenta e Quaranta, vale a dire quelli della loro più diretta frequentazione con Man Ray e con l’ambiente dell’avanguardia dada e surrealista parigina.

Una mostra unica, dunque, sia per la qualità delle fotografie esposte, sia per il taglio innovativo nell’accostamento insieme biografico e artistico dei protagonisti di queste vicende. Un grande repertorio di immagini a disposizione del pubblico reso possibile grazie alla collaborazione con numerose istituzioni e gallerie nazionali e internazionali dallo CSAC di Parma all’ASAC di Venezia, dal Lee Miller Archive del Sussex al Mast di Bologna alla Fondazione Marconi di Milano. Realtà che hanno contribuito, tanto con i prestiti quanto con le proprie competenze scientifiche, a rendere il più esaustiva possibile tale ricognizione su uno dei periodi più innovativi del Novecento, con autentici capolavori dell’arte fotografica come i portfoli “Electricitè” (1931) e il rarissimo “Les mannequins. Résurrection des mannequins” (1938), testimonianza unica di uno degli eventi cruciali della storia del surrealismo e delle pratiche espositive del XX secolo, l’Exposition Internationale du Surréalisme di Parigi del 1938.

Curata da Walter Guadagnini e Giangavino Pazzola, la mostra sarà accompagnata da un catalogo contenente la riproduzione delle opere esposte, i saggi dei curatori e di altri studiosi, nonché essenziali note bio-bibliografiche.

17/06/19

Camera raddoppia per l'estate con Larry Fink e Jacopo Benassi


©LarryFink_186:  Denny’s Haircut, March 2015 © Larry Fink


Con la programmazione estiva, CAMERA - Centro Italiano per la Fotografia lancia il nuovo format espositivo CAMERA DOPPIA: due mostre allestite in contemporanea negli spazi della galleria principale di Via Delle Rosine 18 a Torino che mettono in dialogo e a confronto due autori, diversi per generazioni e formazione, accomunati dall’approccio al linguaggio. In questo modo gli artisti in mostra riflettono dunque sulle sfumature e sugli utilizzi del mezzo fotografico e delle sue potenzialità di osservazione dei fenomeni che caratterizzano la società odierna.

Per il primo appuntamento di CAMERA DOPPIA , che aprirà al pubblico giovedì 18 luglio 2019 , il direttore di CAMERA Walter Guadagnini ha curato la mostra antologica di Larry Fink (Brooklyn, New York, 1941), Unbridled Curiosity e il progetto di Jacopo Benassi (La Spezia, 1970) intitolato Crack. Le mostre - entrambe prodotte da “Fotografia Europea” di Reggio Emilia - presentano diversi aspetti comuni, sia dal punto di vista tematico che da quello specificamente fotografico: gli autori, infatti, utilizzano unicamente il bianco e nero e adottano l’uso del flash per focalizzare l’attenzione sul soggetto della rappresentazione, esaltandone atmosfera, forma e contenuto.

Nell’antologica del fotografo americano  Larry Fink sono presentate oltre novanta immagini , realizzate tra gli anni Sessanta e oggi, che saranno esposte nelle prime cinque sale di CAMERA. La selezione in bianco e nero e di grande potenza estetica, mira a evidenziare quei  legami tra le persone e tra le persone e i luoghi  che Fink, nel corso di tutta la sua carriera, ha saputo immortalare con occhio attento e “sfrenata curiosità”, mischiandosi ai contesti, rubando momenti di intimità e mettendo in evidenza l’anima dei soggetti ritratti. Le grandi battaglie civili, i party esclusivi tra Hollywood e i grandi musei, la vita rurale, le palestre pugilistiche: nulla sfugge all’obiettivo di Fink. La mia vita è una cascata di rivelazioni empatiche - commenta Larry Fink. Una vita spesa cercando di costruire ponti tra le classi, le fatiche, i piaceri e le paure del dolore. Una vita trascorsa ad accumulare immagini che attestano un senso di meraviglia sensuale e sociale. Questo spettacolo è un viaggio sconnesso attraverso molte esperienze e sensazioni. È una testimonianza di curiosità sfrenata (Unbridled Curiosity).


Benassi: © Jacopo Benassi

Nella Sala Grande e nel lungo corridoio di CAMERA, invece, verranno allestite le sessanta immagini che compongono Crack, progetto che Jacopo Benassi ha realizzato mettendo al centro della sua riflessione il rapporto tra classicità e contemporaneità nei corpi e nei legami che gli individui instaurano con uomini e ambienti. Crack - commenta Walter Guadagnini - è un atlante del corpo, elaborato tra gli estremi della plastica antica e della flagranza fisica contemporanea. Il risultato è la sottolineatura non solo della decadenza in agguato tanto per il corpo umano quanto per il corpo scolpito, ma anche, e forse più, della possibilità di ricomposizione delle fratture, delle rotture e del fascino che anche questi elementi assumono nella nostra lettura del corpo e della forma. A tale visione concorrono anche l’incorniciatura delle singole opere e l’intero, sorprendente allestimento della mostra, che sono parte integrante del progetto espositivo e caricano le immagini di un’ulteriore, vitale tensione. 
La mostra è prodotta in collaborazione con Fondazione Nazionale della Danza - Aterballetto.

Le due mostre - commenta Walter Guadagnini, curatore delle mostre e direttore di CAMERA - segnano la costante attenzione di CAMERA alla produzione artistica contemporanea e la sua capacità di guardare sia alla scena italiana che a quella internazionale.

L’attività di CAMERA è realizzata grazie a Intesa Sanpaolo, Lavazza, Eni, Reda, in particolare la programmazione espositiva e culturale è sostenuta dalla Compagnia di San Paolo.

CAMERA DOPPIA
Larry Fink. Unbridled Curiosity
Jacopo Benassi. Crack

CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia  www.camera.to
Via delle Rosine 18 10123 Torino
18 luglio 2019 – 29 settembre 2019

Mostre a cura di Walter Guadagnini

30/05/18

Prix Pictet premia lo Spazio




Fino al 26 Agosto gli spazi di CAMERA - Centro Italiano per la Fotografia di Torino ospitano la selezione delle fotografie dei dodici finalisti del Prix Pictet,  fra i più  importante premi fotografici internazionali, dedicato al tema della sostenibilità.

Quest’anno il focus del premio è stato declinato in “spazio” nelle diverse accezioni di come la sovrappopolazione o la fragilità delle grandi aree selvagge del pianeta.

Incontriamo così i magnifici scatti di Richard Mosse (Irlanda) realizzati con una telecamera di rilevazione del corpo umano, progetto vincitore della rassegna per il 2017; seguono gli originali scatti assemblati di Mandy Barker (Regno Unito).



C’è il quotidiano vivere fra lo spazio umano e quello vegetale di Saskia Groneberg (Germania); lo spazio minimo di sopravvivenza in una megalopoli come Hong Kong di Benny Lam (Hong Kong); o il non-spazio dei confini di Munem Wasif (Bangladesh).

Altro confine temporaneo le fragili barricata documentate da Pavel Wolberg (Russia), per proseguire poi con i tanti scatti di Beate Gütschow (Germania); Sergey Ponomarev (Russia),  Thomas Ruff (Germania),  Michael Wolf (Germania), Sohei Nishino (Giappone) e Rinko Kawauchi (Giappone) un grande viaggio nel nostro sempre più fragile pianeta.

L’allestimento è molto ben curato con pratiche didascalie introduttive per ogni fotografo.










11/04/18

Prix Pictet / Space - da Camera a Torino





CAMERA - Centro Italiano per la Fotografia è stata scelta come sede ufficiale per la presentazione in Italia delle opere vincitrici e selezionate dal Prix Pictet, l'importante premio fotografico internazionale dedicato al tema della sostenibilità. 

Il Premio è assegnato annualmente da una commissione di altissimo livello presieduta da Kofi Annan, già Segretario Generale delle Nazioni Unite.

Dopo il grande successo della grande esposizione dedicata a Carlo Mollino, la nuova mostra rappresenta un ulteriore dimostrazione della centralità conquistata da CAMERA, anche nel panorama espositivo internazionale, a soli due anni e mezzo dalla sua inaugurazione. L'opportunità di presentare a CAMERA le opere finaliste del prestigioso Prix Pictet è per noi motivo di orgoglio nella consapevolezza del prestigio e del grande valore culturale e sociale dell'iniziativa, da sempre molto attenta al tema della sostenibilità, afferma il Presidente della Fondazione CAMERA Emanuele Chieli. 

Il Prix Pictet è stato fondato nel 2008 da Banque Pictet, con sede a Ginevra, in collaborazione con il Victoria and Albert Museum di Londra e il Musée d'Art Moderne de la Ville de Paris, con l'obiettivo di utilizzare la potenza della fotografia per comunicare messaggi sulla sostenibilità a un pubblico globale. 

A CAMERA, dal 23 maggio al 26 agosto, saranno esposte le immagini selezionate per la settima edizione del Prix Pictet.

Le mostre collettive di CAMERA uniscono sempre la qualità delle immagini esposte con la capacità di raccontare momenti cruciali della società: in questo caso è proprio il mondo che ci circonda a essere protagonista, è l'attualità più flagrante che viene proposta al pubblico attraverso lo sguardo particolare di alcuni dei maggiori fotografi attivi oggi a livello mondiale, ricorda il Direttore di CAMERA Walter Guadagnini.

Il concetto di sostenibilità è stato declinato intorno al tema dello “spazio” inteso nelle sue varie accezioni, una visione volutamente ampia che ha portato i fotografi ad abbracciare i più diversi soggetti: la sovrappopolazione, la disputa territoriale, l'inquinamento atmosferico, lo spazio cibernetico, le malattie portate dal vento, gli uragani, così come la fragilità delle grandi aree selvagge del pianeta e la nostra tendenza a riempire lo spazio con spazzatura e molte altre cose.

"I lavori presentati per questa edizione del Prix Pictet - ha affermato Sir David King, presidente della Giuria della più recente edizione del Premio - sono stati di uno standard eccezionalmente alto. La gamma di risposte creative dei circa 700 fotografi selezionati per il Premio è stata davvero notevole. 

I finalisti sono 12: Mandy Barker (Regno Unito); Saskia Groneberg (Germania); Beate Gütschow (Germania); Rinko Kawauchi (Giappone); Benny Lam (Hong Kong); Richard Mosse (Irlanda); Wasif Munem (Bangladesh), Sohei Nishino (Giappone), Sergey Ponomarev (Russia), Thomas Ruff (Germania), Micheal Wolf (Germania), Pavel Wolberg (Russia).

I 100 mila franchi svizzeri del Premio sono andati al vincitore, il fotografo irlandese Richard Mosse; con la serie ''Heat Maps'' attraverso una termo camera militare in grado di rilevare la presenza del corpo umano a oltre trenta chilometri, ha documento la situazione migratoria dei profughi in Europa, Medio Oriente e Africa.

Le opere di Richard Mosse saranno esposte a CAMERA insieme a quelle degli altri finalisti del Premio. 

La mostra torinese è già stata ammirata a Londra, Zurigo, Tokyo, Stoccarda, Bruxelles, Mosca, New York, Città del Messico e San Diego. 

L'attività di CAMERA è realizzata grazie a Intesa Sanpaolo, Eni, Reda, Lavazza, in particolare la programmazione espositiva e culturale è sostenuta dalla Compagnia di San Paolo.


INFORMAZIONI 

Prix Pictet. Space
Dal 23 maggio al 26 agosto 2018

CAMERA  - Centro Italiano per la Fotografia 
Via delle Rosine 18, 10123 - Torino www.camera.to |camera@camera.to 

Facebook/ @CameraTorino
Instagram/camera_torino 
Twitter/@Camera_Torino #CAMERAtorino 

Orari di apertura (Ultimo ingresso, 30 minuti prima della chiusura) 
Lunedì 11.00 - 19.00
Martedì Chiuso
Mercoledì 11.00 - 19.00 
Giovedì 11.00 - 21.00 
Venerdì 11.00 - 19.00 
Sabato 11.00 - 19.00 
Domenica 11.00 - 19.00 

04/04/18

Philippe Gras da Camera



A cinquant’anni dall’inizio della più grande rivoluzione sociale del secolo scorso,CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia e l’Alliance française di Torino presentano, per la prima volta in Italia, una mostra dedicata al reportage fotografico realizzato da Philippe Gras a Parigi durante il Maggio ’68 e rinvenuto negli archivi dell’artista dopo la sua morte, nel 2007.
Il progetto espositivo, organizzato dall’Associazione Amis de Philippe Gras e Les films de quatre planètes con il supporto di Institut Français e inserito nel programma del Salone Off, ci restituisce, attraverso quarantatré scatti in bianco e nero, l’immagine composita di una città fra manifestazioni e scontri, animata da tensioni ideali, scossa dalla violenza e da aria di cambiamento.
Il reportage di Philippe Gras si distingue da tanta iconografia legata al ‘68 per la capacità di coniugare uno sguardo empatico con una lettura ad ampio spettro dei complessi avvenimenti di cui è testimone, come l’occupazione della Sorbona e del teatro dell’Odéon – con i celebri  interventi di Jean-Paul Sartre, Aimé Césaire e Julian Beck –  le barricate e i conflitti con le forze dell’ordine che infuocarono la notte del 24 maggio 1968; e ancora, le folle, i volti e le parole apparse su muri, monumenti e manifesti pubblicitari parigini.

28/02/18

Poliedrico Mollino - Gli scatti di una vita.




  
Il Centro Italiano per la Fotografia, Camera, in via delle Rosine 18, a Torino prosegue la sua stimolante proposta di grandi fotografi; questa volta è il torinese Carlo Mollino indagato nella sua declinazione fotografica, meno nota ma rivelatrice di quella genialità che ha contraddistinto tutto il suo percorso umano.

Grande figura della cultura cittadina Carlo Mollino si rivela anche sapiente fotografo, capace di passare dall’erotismo alla documentazione, dalla ricerca alla sensibilità espressiva.

Il bell’allestimento che valorizza la poliedricità del materiale proposto, oltre 500 scatti, suddiviso nelle quattro sezioni (Mille case - Fantasie di un quotidiano impossibile - Mistica dell’acrobazia - L’amante del duca), propone progetti arditi, abitazioni impossibili, architetture fantastiche, sport e tante donne.

Stupende alcune serie che registrano un’epoca in cui pareva possibile tutto; costruire macchine da corsa, come il Bisiluro o ideare interni senza tempo.

Un percorso in cui la sensualità del vivere si riflette nei tanti attimi registrati con gli scatti fotografici, momenti di una intensa vita di bellezza e ricerca.

Fino al 13 Maggio presso  Camera - Centro Italiano per la Fotografia, in via delle Rosine 18 a Torino

  










10/01/18

Carlo Mollino. In viaggio





Walter Guadagnini, Direttore di CAMERA - Centro Italiano per la Fotografia, ha scelto per l’avvio della stagione espositiva del 2018 una mostra insieme molto torinese e altrettanto internazionale, dedicata a Carlo Mollino.


“L’occhio magico di Carlo Mollino. Fotografie 1934-1973”, a cura di Francesco Zanot, sarà a CAMERA (Torino), dal 18 gennaio al 13 maggio 2018. L’esposizione attraversa l’intera produzione fotografica di Carlo Mollino, in un percorso di oltre 500 immagini tratte dall’archivio del Politecnico di Torino. Questa iniziativa fa seguito alla mostra "Carlo Mollino. In viaggio", tenutasi presso CAMERA nella primavera del 2016, a testimonianza del rafforzamento della collaborazione tra Politecnico e CAMERA, anche grazie a un accordo di collaborazione siglato nell'aprile di quest'anno.
L’attività di CAMERA è realizzata grazie a Intesa Sanpaolo, Eni, Reda, Lavazza, in particolare la programmazione espositiva e culturale è sostenuta dalla Compagnia di San Paolo.

“Mi rallegro che la mostra nasca da una collaborazione proficua con il Politecnico di Torino - dichiara Emanuele Chieli, Presidente di CAMERA - a dimostrazione della sempre più forte capacità di CAMERA di dialogare con le istituzioni locali e di trarre da questo dialogo progetti che uniscono rigore scientifico e motivi di interesse e curiosità per il vasto pubblico. Il rapporto con la città è da sempre al centro dell'attenzione di CAMERA, così come l'attenzione al più vasto mondo della cultura internazionale. Carlo Mollino condensa nella sua straordinaria e polimorfa figura entrambi questi aspetti: torinese di nascita e sempre attivo nel capoluogo piemontese, Mollino è divenuto negli ultimi decenni una figura apprezzata ben al di fuori dei confini cittadini e nazionali, maestro eccentrico della cultura del XX secolo”.

Tra i più noti e celebrati architetti del Novecento, Carlo Mollino ha da sempre riservato alla fotografia un ruolo privilegiato, utilizzandola sia come mezzo espressivo, sia come fondamentale strumento di documentazione e archiviazione del proprio lavoro e del proprio quotidiano. Questa esposizione, la più grande e completa mai realizzata sul tema, indaga il rapporto tra Mollino e la fotografia evidenziandone l’unicità e le caratteristiche ricorrenti, a partire dalle prime immagini d’architettura realizzate negli anni Trenta fino alle Polaroid degli ultimi anni della sua vita. Sulle orme del padre Eugenio, ingegnere e appassionato fotografo, Carlo Mollino si è avvicinato a questo linguaggio espressivo fino dalla gioventù, sviluppando non soltanto un vasto corpus di immagini a metà tra il canone della tradizione, di cui aveva consapevolezza profonda, e lo slancio della sperimentazione, ma anche una peculiare coscienza critica che lo ha condotto a pubblicare nel 1949 “Il messaggio dalla camera oscura”, volume innovativo quanto fondamentale per la diffusione della cultura fotografica in Italia e la sua accettazione tra le arti maggiori. Questa mostra si propone così di approfondire la straordinaria complessità e fecondità della riflessione di Carlo Mollino sulla fotografia, situandolo definitivamente nella storia di questa disciplina attraverso un percorso che alterna grandi classici a opere del tutto inedite e mai precedentemente esposte.
Superando qualsiasi classificazione tra generi, incompatibile con la stessa natura molteplice e sfaccettata di Carlo Mollino, che porta avanti contemporaneamente progetti e interessi molto diversi facendoli inevitabilmente confluire tra loro, la mostra è suddivisa in quattro sezioni tematiche, ognuna intitolata con una citazione tratta dagli scritti dello stesso autore.
Nella prima sezione, “Mille case”, sono raccolte le immagini relative al tema dell’abitare, che caratterizza ovviamente una porzione fondamentale del lavoro fotografico di Mollino: oltre alle immagini degli edifici (Mollino è tra i pochi architetti che, dopo averle realizzate, reinterpretano con la fotografia le proprie costruzioni), compaiono qui still-life di oggetti domestici, ritratti ambientati nei celebri interni progettati da lui stesso, e una serie di istantanee riprese durante i suoi viaggi come annotazioni visive di architetture più o meno note, dalle case in legno e paglia della campagna rumena al Guggenheim Museum di Frank Lloyd Wright a New York, dai mulini olandesi alla Chandigarh di Le Corbusier.
La seconda sezione, “Fantasie di un quotidiano impossibile”, è centrata sull’atmosfera e le ispirazioni surrealiste che pervadono una parte della produzione fotografica molliniana. È il capitolo più libero e imprevedibile dell’intera mostra. Include fotografie molto diverse tra loro, sempre tese a mettere in discussione la realtà rappresentata: ci sono immagini di vetrine che ricordano quelle riprese a Parigi da Eugène Atget, fotografo prediletto da Man Ray, oggetti isolati nell’inquadratura e caricati di una vita misteriosa, specchi che nascondono e moltiplicano ogni cosa, fotografie di altre fotografie, fotomontaggi di progetti architettonici realizzati a partire da modelli di piccole dimensioni, fino a una selezione di preziose immagini tratte dalla pubblicazione “Occhio magico”, del 1945.
“Mistica dell’acrobazia” è il titolo della terza sezione, interamente dedicata a un altro interesse molto speciale di Carlo Mollino, quello per la velocità, il movimento e la dinamica. Sono qui riunite fotografie sul tema del volo, che Mollino praticava da provetto pilota acrobatico, dell’automobilismo, con particolare attenzione alla vicenda del Bisiluro, automobile da lui progettata (insieme a Mario Damonte ed Enrico Nardi) e con cui aveva partecipato alla “24 ore di Le Mans” nel 1955, e dello sci, con una selezione di fotografie di linee tracciate dagli sciatori sulla neve, sinuose come i profili del design del genio torinese.
La quarta sezione, “L’amante del duca”, la più ampia della mostra con oltre 180 fotografie selezionate, è infine dedicata al tema del corpo e della posa. Qui sono messi a confronto tra loro due soggetti fondamentali dell’intero corpus fotografico molliniano: i ritratti femminili (oltre alle celeberrime Polaroid, sono esposte numerose stampe originali in bianco e nero e a colori) e gli sciatori. Entrambi sono il frutto di una meticolosa operazione di messinscena di Mollino, che dimostra una particolare attenzione per il controllo della posa, riprendendo ossessivamente gli stessi gesti. Gli sciatori sono colti in posizioni che individuano la perfezione del gesto tecnico (direttore della commissione delle scuole e dei maestri di sci, Mollino pubblica nel 1951 il manuale “Introduzione al discesismo”), mentre le donne, reminescenti della statuaria antica, replicano senza sosta atteggiamenti simili, sullo sfondo degli stessi scenari e vestite nei medesimi abiti.
La mostra si completa infine con alcuni documenti, tra cui lettere, manoscritti, dattiloscritti originali (relativi in particolare alle successive stesure de “Il messaggio dalla camera oscura”), e una serie di cartoline collezionate da Carlo Mollino in ogni angolo del mondo che evidenziano, oltre a un atteggiamento di costante ricerca e curiosità, l’interesse vivo per la fotografia in ogni sua declinazione ed espressione.
Tutti i materiali in mostra, salvo alcune eccezioni opportunamente indicate, provengono dalle collezioni del Politecnico di Torino, Archivi Biblioteca Gabetti, Fondo Carlo Mollino.

“Con gran piacere, la sezione Archivi della Biblioteca Centrale di Architettura ‘Roberto Gabetti’ ha accolto la proposta di CAMERA di dedicare una mostra di ampio respiro alla produzione fotografica di Carlo Mollino - ricorda il professor Sergio Pace del Politecnico di Torino - DAD (Dipartimento di Architettura e Design). - A tale attività il grande architetto torinese, lungo tutto l'arco della propria carriera, ha rivolto un’attenzione straordinaria, così lasciando ampia testimonianza non solo della propria attività progettuale, ma anche e soprattutto degli interessi vastissimi e delle passioni anche inconsuete che l’hanno reso una figura unica nel panorama culturale italiano. Migliaia sono gli scatti, realizzati con tecniche differenti e spesso ritoccati a mano su negativi e/o positivi: dal negativo su lastra a quello su pellicola, dal bianco e nero al colore, dal fotomontaggio, realizzato insieme all’amico fotografo Riccardo Moncalvo, fino all’uso della polaroid per gli scatti più privati, gli archivi del Politecnico custodiscono un fondo prezioso per comprendere non soltanto un maestro inconfondibile, ma anche un capitolo essenziale della storia della fotografia nell'Italia del Novecento. Anche in virtù dell'ampiezza di tali orizzonti, è importante sottolineare che la mostra si avvale anche dei primi esiti di un progetto di digitalizzazione dei negativi di Carlo Mollino, cofinanziato da Regione Piemonte”.

La mostra è accompagnata da una pubblicazione edita da Silvana Editoriale e contenente tutte le riproduzioni delle opere in esposizione oltre ai saggi di Francesco Zanot, curatore della mostra, Enrica Bodrato, Fulvio Ferrari e Paul Kooiker.

16/10/17

Paparazzi a Torino!




Camera prosegue con le belle mostre a fondo storico sulle pratiche fotografiche.

Fino al 7 Gennaio è in corso “Paparazzi” un’interessante panoramica su questa attività fotografica che per decenni ha influenzato l’informazione giornalistica ma non solo, diventato un genere a sé seguito da milioni di persone.

La piacevole mostra inizia con l’invenzione del nome, che pare essere di F.Fellini, usati nel mitico film “8-1/2” e diventato poi di uso comune in tutto il mondo.




Nelle diverse sale vengono analizzate le diverse pratiche, le trasformazioni e l’uso odierno di questo approccio all’immagine, con una bella selezione di esempi e un gradevole allestimento, che si modula fra documenti, scatti e video informativi.

La mostra mette in risalto l’importante ruolo di questo genere, la sua crescita e la sua integrazione nel costume sociale del nostro paese. Pone anche l’accento su questi fotografi che diventano essi stessi personaggi famosi e seguiti, in un ironico scambio di ruoli.

Questo universo cresce nel suo diffondersi, si parte così dai primi scatti effettivamente “rubati” a Roma per giungere alle messe in scena di eventi mondani, a volte coordinati con le stesse “vittime”. Passando per le pruriginose immagini erotiche e per un nuovo modo di percepire il mondo del divismo, che iniziato dal mondo del cinema si amplia a tutte le figure trattate dai media, dai canti ai politici.




Su questo filone l’attenzione sociale ha poi dato vita a diverse pubblicazioni che sulla vita privata delle celebrità hanno alimentato l’informazione e lo stile di vita. 

Oggi questo mondo pare essersi evoluto nelle forme digitali in cui ognuno di noi diventa “paparazzo” di se stesso.