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21/03/15

Pablo Bronstein a Torino


Ultime giornate, tempo fino al 5 Aprile, per poter visitare la Galleria Franco Noero a Torino, dove è in corso la mostra "We live in Mannerist times", quarta personale di Pablo Bronstein con la galleria e prima mostra dell’artista negli spazi di via Mottalciata.


L’artista, sviluppando ulteriormente il suo interesse per le teorie e il disegno architettonico, ha preso spunto questa volta dalle macchine da lavoro utilizzate a partire dalla Rivoluzione industriale: le pareti della galleria si presentano infatti rivestite quasi nella loro totalità da una serie di disegni di proporzioni monumentali realizzati al computer -strumento e simbolo della modernità e del procedere della tecnologia- in analogia con le macchine che lo hanno preceduto. ‘The Age of Steel’ è il titolo dei lavori, che si susseguono sulle pareti come un’architettura a due dimensioni, come una sorta di atlante o Museo ideale dedicato alla meccanica, prendendo spunto da illustrazioni del periodo tra fine ‘700 e inizio ‘800, adeguandole alle qualità concettuali ed estetiche che l’artista vuole esprimere. Il tratto utilizzato è fatto di linee semplici e pulite, nero su fondo bianco, e guarda allo stile dell’architettura Neoclassica e, tra gli altri, a maestri quali Soane, Schinkel e Percier. Una cornice architettonica composta da travi e colonne di ghisa rimanda a quelle della stazione londinese di Liverpool Street e lega le immagini in sequenza delle macchine e dei loro particolari, spesso ispirate alla tecnologia più avanzata dell’epoca, i motori alimentati a vapore.


In alcuni precisi punti della galleria il disegno seriale e ipoteticamente intercambiabile degli ingranaggi e delle sezioni delle macchine si interrompe, e sul fondo bianco delle pareti compare una serie di nuovi disegni realizzati a mano dall’artista con inchiostro su carta da acquerello, racchiusi in cornici dorate che alludono, come spesso capita nel lavoro di Bronstein, ad un’estensione architettonica del disegno, ad una terza dimensione. Si tratta di raffigurazioni architettoniche ipotetiche, ispirate alle fabbriche inglesi che producevano ceramiche nel periodo compreso tra il Settecento e l’inizio dell’Ottocento (Wedgwood, Minton, Derby, Coalport, Worcester, Chelsea e Bow). Tramite i suoi nuovi lavori Bronstein può rileggere ed attualizzare alcune delle novità espresse dalla rivoluzione industriale, da un lato il salto dimensionale architettonico e dei mezzi meccanici delle fabbriche che certamente assumevano un carattere quasi monumentale, simbolo di ottimismo e fiducia verso il futuro; dall’altro sottolinea come esse siano servite a colmare la domanda di specifici beni di lusso, che da artigianali divenivano seriali, come ad esempio le ceramiche realizzate ad imitazione dello stile dei vasi importati dalla Cina. L’artista riflette sul potenziale decorativo della tecnologia e su come il progresso scientifico sia non di rado al servizio dell’estetica.


In modo simile a quanto accaduto per le serie di disegni realizzati al computer per il Metropolitan Museum e per la Deutsche Bank, Bronstein si confronta con la storia – in questo caso industriale – dell’edificio attualmente occupato dalla galleria; il riferimento al Manierismo nel titolo della mostra e la rappresentazione di macchine industriali utilizzate come ‘decorazione da parete’ alludono infatti all’utilizzo odierno del fabbricato e in generale alla riconversione architettonica e funzionale operata dalle ‘industrie’ creative nell’epoca postindustriale.

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