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Visualizzazione post con etichetta Pablo Bronstein. Mostra tutti i post
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10/04/19

Pablo Bronstein alle OGR






Arriva alle OGR Pablo Bronstein, dal prossimo 3 maggio fino al 9 giugno 2019 col progetto Carousel. 

Si tratta di una nuova installazione e performance di Pablo Bronstein usando la forma dello zootropo – la cui illusione ottica crea una rudimentale immagine in movimento – come una metafora low-fi per descrivere un paesaggio di complesse interrelazioni e fantasie contemporanee.

Guardando alla realtà delle nostre vite, mediate dagli schermi, l'artista considera la realtà fisica (l'architettura e il corpo) in relazione all'estremo egocentrismo, o narcisismo, endemico in un mondo post i-phone.

Prendendo le mosse da alcuni lavori passati, come la camera con specchi rotanti di Costantinopole Kaleidoscope, o la rilettura dello spazio pubblico di Plaza Minuet, la relazione tra architettura storica, specchi, schermi digitali e ballerini nella nuova installazione crea un territorio fittizio che apre un varco transistorico, possibilità e cortocircuiti immaginativi, e parla di come abitare il complesso loop di immagini che caratterizza lo spazio e il tempo del presente.

A completamento ideale della mostra, le OGR - Officine Grandi Riparazioni Torino presentano un nuovo progetto site-specific ideato da Pablo Bronstein in occasione della 58^ Biennale d'Arte di Venezia.

L'inaugurazione si terrà presso la Sala della Musica del Complesso dell'Ospedaletto — Barbaria delle Tole 6691, Venezia — martedì 7 maggio, dalle ore 18.00 alle ore 22.00.

 PABLO BRONSTEIN - CAROUSEL

Mostra a cura di Catherine Wood

OPENING 3 maggio 2019, dalle 18.00 alle 20.00
BINARIO 1 | OGR - Officine Grandi Riparazioni

Per maggiori informazioni www.ogrtorino.it





21/03/15

Pablo Bronstein a Torino


Ultime giornate, tempo fino al 5 Aprile, per poter visitare la Galleria Franco Noero a Torino, dove è in corso la mostra "We live in Mannerist times", quarta personale di Pablo Bronstein con la galleria e prima mostra dell’artista negli spazi di via Mottalciata.


L’artista, sviluppando ulteriormente il suo interesse per le teorie e il disegno architettonico, ha preso spunto questa volta dalle macchine da lavoro utilizzate a partire dalla Rivoluzione industriale: le pareti della galleria si presentano infatti rivestite quasi nella loro totalità da una serie di disegni di proporzioni monumentali realizzati al computer -strumento e simbolo della modernità e del procedere della tecnologia- in analogia con le macchine che lo hanno preceduto. ‘The Age of Steel’ è il titolo dei lavori, che si susseguono sulle pareti come un’architettura a due dimensioni, come una sorta di atlante o Museo ideale dedicato alla meccanica, prendendo spunto da illustrazioni del periodo tra fine ‘700 e inizio ‘800, adeguandole alle qualità concettuali ed estetiche che l’artista vuole esprimere. Il tratto utilizzato è fatto di linee semplici e pulite, nero su fondo bianco, e guarda allo stile dell’architettura Neoclassica e, tra gli altri, a maestri quali Soane, Schinkel e Percier. Una cornice architettonica composta da travi e colonne di ghisa rimanda a quelle della stazione londinese di Liverpool Street e lega le immagini in sequenza delle macchine e dei loro particolari, spesso ispirate alla tecnologia più avanzata dell’epoca, i motori alimentati a vapore.


In alcuni precisi punti della galleria il disegno seriale e ipoteticamente intercambiabile degli ingranaggi e delle sezioni delle macchine si interrompe, e sul fondo bianco delle pareti compare una serie di nuovi disegni realizzati a mano dall’artista con inchiostro su carta da acquerello, racchiusi in cornici dorate che alludono, come spesso capita nel lavoro di Bronstein, ad un’estensione architettonica del disegno, ad una terza dimensione. Si tratta di raffigurazioni architettoniche ipotetiche, ispirate alle fabbriche inglesi che producevano ceramiche nel periodo compreso tra il Settecento e l’inizio dell’Ottocento (Wedgwood, Minton, Derby, Coalport, Worcester, Chelsea e Bow). Tramite i suoi nuovi lavori Bronstein può rileggere ed attualizzare alcune delle novità espresse dalla rivoluzione industriale, da un lato il salto dimensionale architettonico e dei mezzi meccanici delle fabbriche che certamente assumevano un carattere quasi monumentale, simbolo di ottimismo e fiducia verso il futuro; dall’altro sottolinea come esse siano servite a colmare la domanda di specifici beni di lusso, che da artigianali divenivano seriali, come ad esempio le ceramiche realizzate ad imitazione dello stile dei vasi importati dalla Cina. L’artista riflette sul potenziale decorativo della tecnologia e su come il progresso scientifico sia non di rado al servizio dell’estetica.


In modo simile a quanto accaduto per le serie di disegni realizzati al computer per il Metropolitan Museum e per la Deutsche Bank, Bronstein si confronta con la storia – in questo caso industriale – dell’edificio attualmente occupato dalla galleria; il riferimento al Manierismo nel titolo della mostra e la rappresentazione di macchine industriali utilizzate come ‘decorazione da parete’ alludono infatti all’utilizzo odierno del fabbricato e in generale alla riconversione architettonica e funzionale operata dalle ‘industrie’ creative nell’epoca postindustriale.