Translate

15/10/11

doattime 15/10/2011

Phofdo - photographic project 

Frieze le sculture


Tom Friedman, Circle Dance, 2010, Stephen Friedman Gallery Frieze 2011

Neha Choksi, Echo of the inside (Column Cube I), 2011, Project 88

Kiki Smith, Seer (Alice II), 2005, Timothy Taylor Gallery Frieze 2011

Gavin Turk, Ajar, 2011, Galerie Krinzinger - Aurel Scheibler Frieze 2011

Des Hughes, ANgry Pins, 2011, Ancient & Modern Frieze 2011

Maratona fra arte e incontri



Alla Serpentine Gallery ultimi giorni per visitare il padiglione intimista di Peter Zumthor, presso cui da domani inizia la grande Maratona dedicate quest’anno al tema del giardino, esteso nelle varie implicazioni sia letterali che la varietà dell’arte può suscitare, molto ricco l’elenco degli artisti partecipanti: Etel Adnan, Brian Aldiss, Maria Thereza Alves, Rosie Atkins, Yto Barrada and Sean Gullette, Gianfranco Baruchello, Gerry Bibby, Stefano Boeri, Andrea Branzi, John Brockman, Pablo Bronstein, Lizzie Carey-Thomas, Hélène Cixous, Emer Coleman, Pascal Cribier, Adam Curtis, David Deutsch, Elizabeth Diller, Jimmie Durham, Marcus du Sautoy, Brian Eno, Patrick Eyres, Hans-Peter Feldmann, FIELDCLUB, Sophie Fiennes, Adriaan Geuze, Jef Geys, Dominique Gonzalez-Foerster, Dan Graham, Rodney Graham, Fritz Haeg with Denise Withers, Zarina Hashmi, Will Holder, Jennifer Jacquet, Charles Jencks, Koo Jeong-A, Alison Knowles and Meghan DellaCrosse, Pablo León de la Barra, Jonas Mekas and David Ellis, Catherine Mosbach, muf architecture/art, Christian Philipp Müller, Peter Murray-Rust, Silke Otto-Knapp, Mark Pagel, Philippe Parreno, Giuseppe Penone, Julia Peyton-Jones, Alice Rawsthorn, Carissa Rodriguez and Avena Gallagher, David Rowan, Peter Saville and Anna Blessmann, Rüdiger Schöttle, Richard Sennett, Bas Smets, Paul Smith, Something & Son, Susan Stenger, Corin Sworn, Wolfgang Tillmans, Mierle Laderman Ukeles, Günther Vogt, Sophie von Cundale, Alex Waterman, Cerith Wyn Evans, Andrea Zanzotto and Qiu Zhijie.

Segnalo che gli spazi della Serpentine ospitano alcune opera, soprattutto video, legate da filo sonoro proposte da Anri Sala, tra cui un tamburello su cui intervenire.

Presso la vicina Lisson Gallery potete vedere una mostra dedicate a Shirazeh Houshiary e nei nuovi spazi le opere di Cory Arcangel.


Non perdetevi l’intervento di Reza Aramesh alla vicina Holy Trinity Church o la mostra della V&A Museum dedicata al Postmodern.

Se vi volete riposare artisticamente un attimo potete fare un salto al St John Hotel dove troverete Sarah Lucas in un accogliente letto accompagnata con delle opera distribuite in alcune sale.

Vi segnalo ancora che in questa settimana hanno aperto altre 5 nuove gallerie di media grandezza, che incrementano il numero che si dice già superiore a 300.

Fino a Sunday

Posta vicino a Frieze, accanto a Madame Tussads, propone nel suo vasto spazio una selezione delle gallerie più interessanti del panorama internazionale,

Alla sua seconda edizione Sunday conferma il suo successo.

Come sempre l’ambiente è accogliete e simpatico, le gallerie sono poste in modo aperto e dialoganti fra loro, creando un effetto molto rilassato e variegato. Allo sguardo è concesso di muoversi liberamente fra le tante proposte artistiche, molto interessanti e di particolare gusto.

Già il primo giorno di apertura ha visto un folto pubblico accorrere in questo particolare spazio, tantissimi collezionisti, curatori e critici interessati alle nuove proposte delle più dinamiche gallerie europee.

Quest'anno partecipano, oltre all'italiana Francesca Minini con le opere dell'artista Francesco Simeti, Arcade (London) - Caroline Achaintre, Maria Zahle ; BolteLang (Zürich) - Bianca Brunner; Cole (London) - Robin Footitt, Ian Homerston; Croy Nielsen (Berlin) - Joshua Petherick, Hugh Scott – Douglas; Gaudel de Stampa (Paris) - Dove Allouche, Jessica Warboys; Laurel Gitlen (New York) - Allyson Vieira; Hopkinson Cundy (Auckland) - Kate Newby; Tanya Leighton (Berlin) - Oliver Laric, Dan Rees; Limoncello (London) - Sean Edwards; Luttgenmeijer (Berlin) - Matt Connors, Susanne M. Winterling; MOTINTERNATIONAL (London/Brussels) - Florian Roithmayr; Motive Gallery (Amsterdam) - Aurelien Froment, Pierre Leguillon; TARO NASU (Tokyo/Osaka) - Ryan Gander, Taka Izumi; Neue Alte Brucke (Frankfurt) - Tim Davies, Simon Fujiwara; New Galerie (Paris) - A Kassen; On Stellar Rays (New York) - Brody Condon, Debo Eilers; Proyectos Monclova (Mexico city) - Christian Jankowski; Supportico Lopez (Berlin) - Franziska Lantz, Zin Taylor; Tulips & Roses (Brussels) - Raimundas Malasauskas.

14/10/11

Frieze, e ora i premi




Come migliore galleria quest’anno è stata scelta quella di Gavin Brown, che vince il premio The Frieze Art Fair Stand Prize promosso dallo Champagne Pommery



Ogni anno i Collezionisti e amici della Tate colgono l’occasione di Frieze per donare al noto museo alcune opere scelte fra quelle proposte dalle gallerie quest’anno sono stati scelti, dal comintato costituito da Nicholas Serota, Director, direttore della Tate e Ann Gallagher, Frances Morris and Tanya Barson, curatori della Tate, con la collaborazione di due giovani curatori,scelti ogni anno dalle nuove leve internazionali, José Roca, direttore artistico di Philagrafika e curatore di Mercosul Biennial 2011, con Adam Szymczyk, direttore della Kunsthalle di Baselia. I lavori scelti quest’anno sono :I disegni di Helena Almeida, in foto i suoi “Drawing (with pigment)”, il video di Melanie Smith, e l’opera di Alina Szapocznikow.

13/10/11

doattime 13/10/2011

Phofdo - photographic project 

Londra tutta contemporanea

Lasciamo Frieze e torniamo al mondo più quotidiano e sereno di Sunday, posta proprio vicino a Madame Trussard, che alla sua seconda edizione si conferma come un momento particolarmente piacevole e ricco di stimoli, fra i partecipanti, una ventina, c’è anche l’italiana Francesca Minini che propone le opere di Francesco Simeti. Situazione ancora più giovanile e piacevole da Moniker in un fresco spostamento sulla street art.



L’idea dei multipli proposta dalla Multiplied Contemporary Editions Fair, supportata da Christie's, lascia più dubbioso anche se risulta, se ben gestito, un compromesso accettabile.

Se amate i video non perdetevi Moving Image a Bargehouse, vicino alla Tate Modern, con oltre 30 gallerie e tantissime proposte nuovo e ricche di stimoli.


Frank Stella Haunch of Venison

Torniamo ora in centro per un giro di gallerie, nei grandi spazi della Burlington Gardens la Haunch of Venison presenta tre mostre, una di carattere storico con una selezione dei lavori di Frank Stella dal 1958 ad oggi, opere che dialogano benissimo con le istallazioni di Edward Barber e Jay Osgerby, mentre paiono più personali e critiche le pitture dell’iraniano Ahmed Alsoudani.


Doug Aitken da Victoria Miro

Da Victoria Miro Doug Aitken occupa tutto lo spazio con un intervento legato al suo progetto Black Mirror, realizzato con diverse proiezioni filmiche in diversi mezzi.


Richard Tuttle da Modern Art

Presso Stuart Shave/Modern Art in Eastcastle Street, le opere scultoree di Richard Tuttle, mentre nella vicina Pilar Corrias c’è una nuova tappa del progetto isola di Charles Avery.


Da Mummery + Schnelle le foto di Luigi Ghirri

Da Mummery + Schnelle una elegante selezione delle fotografie di Luigi Ghirri, che sta attraversando una fase di grande rilancio internazionale.

Sabato sera poi non perdetevi nell’ East End l’apertura serale di tantissime gallerie fra il Barbican e Victoria Park, via se vi piace l’arte qui sicuramente troverete la vostra …

Gerhard Richter - Panorama



la pittura forse ha ancora un suo valore e la mostra di Gerhard Richter fino all'8 Gennaio in corso alla Tate Modern di Londra è un chiaro segnale di azione per un’artista che ha percorso tutte le strade espressive che la superficie di un quadro può permettere.

La grande retrospettiva consente, in ottimo allestimento, un piacevole confronto sull’ampia produzione creativa di questo famoso artista tedesco.

Partito da una figurazione tradizionale giunge attraverso differenti sperimentazioni all’azzeramento della forma privilegiando una scelta cromatica molto contemporanea.

La trasformazione pare, attraverso questa mostra, un giusto percorso per un’artista che ha saputo lasciare sicurezze raggiunte per tentare sperimentazioni sempre nuove e con risultati di ottimo valore.

I suoi slittamenti nell’astrazione, nella riformulazione della figura, nel paesaggio e la recente elaborazione cromatica sono passaggi ben controllati e di pregiata qualità espressiva.

Delicati attimi di vita quotidiana si intrecciano con elaborate fascinazioni cromatiche, pastose nubi di colore ricordano paesaggi rarefatti, tassellature cromatiche rimandano a minute pennellate.

Passato e contemporaneità al British Museum



Grayson Perry fra gli artisti che più hanno saputo in questi anni crearsi un’immagine originale, sia con la sua produzione artistica, famosi i suoi vasi dalle antiche forme ma dalle contemporanee illustrazioni, sia con i suoi travestimenti, raggiungendo l’ambito successo del Turner Prize nel 2003.

Forse per questo suo particolare spirito è stato invitato dal British Museum a realizzare una serie di interventi che, riprendendo gli stili degli antichi manufatti presenti nel magnifico museo, ri-interpreta nel suo linguaggio artistico personale, usando sapientemente le forme espressive antiche in un sapiente mix con l’oggettistica quotidiana. Affascinante meccanismo che ha prodotto bellissimo oggetti come un variopinto sidecar, arredi o vestiti dalle diverse forme e segni.

Postmoderno, declinazioni di un recente passato




Fa un certo effetto vedere oggetti del proprio quotidiano museificati nella mostra che il Victoria and Albert Museum dedica agli anni settanta/ottanta definiti col termine Postmoderno. Per cui trovare gli oggetti d’arredo del gruppo Memphis o i video musicali della nascente MTV pare una situazione irreale. Ma forse, in una modernità in continua ricorsa, alla fine riciclati tutti i passati non resta che il recente ieri da ripresentare. La mostra quindi tenta di iscrivere due decenni con alcune forzature, in cui se un certo riferimento alla tradizione classica pare il collante, sembra però non riuscire a giustificare una serie di percorsi assolutamente autonomi e innovativi come i video musicali, la produzione di orologi o di arredi. E’ ridicolo voler selezionare solo alcune opere in un periodo in cui la produzione era già variegata e ampia. Vedesi proprio il caso dei video musicali, prodotti a centinaia e selezionati in questa mostra in un gruppetto limitato giusto per confermare un’idea molto labile. Ma anche la stessa selezione di opere come quelle di G.Paolini o di B.Kruger paiono poco pregnanti di un periodo così ampio e articolato.

Lo stesso dicasi per gli oggetti di arredo che riguardano un gruppo ristretto di creativi, molto fantasiosi e affascinanti ma pur sempre limitato e senza uno sviluppo significativo sulla produzione successiva. Possiamo quindi capire che il Postmoderno è stata una nicchia di riflessione interessante ma marginale.

Superate queste considerazioni la mostra è piacevole, soprattutto è un simpatico ripasso nella recente gioventù, per chi oramai viaggia sui cinquant’anni come me. Per i giovani è forse un’interessante immersione nei primi vagiti dei grandi sviluppi che la produzione di massa avviava verso la globalizzazione, che oggi viviamo in una noiosa omogeneità mondiale. Se una volta sentirsi tutti uguali consumatori poteva essere un’idea di libertà oggi pare una condanna di povertà.