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Visualizzazione post con etichetta Flash Art. Mostra tutti i post
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10/02/13

Flash Art Event, un'occasione mancanta



Si è aperto venerdì la fiera denominata Flash Art Event presso il Palazzo del Ghiaccio di Milano, dopo alcune esperienze di basso profilo presso camere d'albergo ora il gruppo editoriale Flash Art tenta, sulla falsa riga di Frieze, un evento più articolato, una fiera/esposizione. 

Il risultato è mediocre. 

Nonostante la partecipazione del gruppo di gallerie molto significativo del panorama artistico milanese (con qualche piccola presenza extra), sempre legate a questa rivista, non si è riusciti ad uscire dal solito profilo basso. 

Poteva essere un interessante evento ma la qualità è media e non ci sono particolari valori aggiunti, lo stesso progetto del Naba, evento collaterale, risulta molto scolastico.

Forse se queste gallerie anziché fare opposizione alla realtà già esistente, vedi il Miart e le tante altre già esistenti manifestazioni, avessero fatto più sistema il risultato poteva essere più significativo e pregnante, ma sappiamo bene che nel nostro paese ognuno pensa di avere le risposte più significative e non si è in grado di unirsi per il bene comune ma si preferisce danneggiarsi l'un l'altro. 

Nota positiva l'ingresso gratuito, anche perché la location è proprio alquanto scomoda, difficile da raggiungere e non ben servita dai mezzi urbani.

08/02/13

Flash Art Event - 55 mostre personali in un unico spazio



Si apre oggi Flash Art Event presso il Palazzo del Ghiaccio di Milano uno splendido edificio Liberty in zona Porta Vittoria, inaugurato nel 1923 dal Conte Bonacossa, campione di pattinaggio artistico. I lavori di ristrutturazione del Palazzo del Ghiaccio, terminati nel 2007, si sono svolti secondo linee guida rigorose, recuperando le funzioni dell’edificio e riqualificandone razionalmente gli spazi. 

Un interessante evento che propone 55 mostre d’arte contemporanea, con alcune delle più importanti gallerie d’arte italiane 

Questa la scommessa di Giancarlo Politi fondatore e direttore di Flash Art, rivista leader per l’arte contemporanea in Italia e nel mondo, che è riuscito a riunire alcuni dei principali protagonisti dell’arte di oggi, offrendo al pubblico una magnifica selezione curatoriale, qualitativamente elevatissima, d’arte contemporanea. 

Nei giorni di venerdì 8 sabato 9 e domenica 10 febbraio, i visitatori potranno accedere gratuitamente a Flash Art Event; l’ingresso è volutamente libero, pensato appositamente per avvicinare alle gallerie non solo il pubblico di addetti ai lavori, ma soprattutto un omaggio alla città di Milano, al suo serrato e intrigante rapporto con l’arte contemporanea. 

Un fine settimana dinamico, frizzante, caratterizzato da novità, sorprese, incontri: le gallerie più propositive, i migliori artisti emergenti o già famosi, icritici e curatori più sensibili e preparati nel panorama d’oggi, i collezionisti più attenti. 

Non solo gallerie: all’interno della sede di Palazzo del Ghiaccio sarà possibile visitare la mostra realizzata dagli studenti di NABA (Nuova Accademia di Belle Arti Milano) ideata e curata da Marcello Maloberti, Igor Muroni e Arianna Rosica. Una grande opportunità sia per gli studenti NABA, per entrare a far parte dell’eccellenza dell’arte, che per i visitatori, stuzzicati da quelle che saranno le nuove proposte di domani. 

Flash Art, da sempre leader nell’innovazione e specializzata nella creazione di eventi di grande successo, quali Aperto ‘93 alla Biennale di Venezia (che ha visto l’esordio di Damien Hirst, Maurizio Cattelan, Matthew Barney, John Currin, Fe?lix Gonzalez-Torres) la Biennale di Tirana nel 2001, e dal 2003 laBiennale di Praga, la maggiore rassegna dell’Europa Orientale, ora ci presenta una nuova creazione innovativa e che vuole lasciare il segno a Milano e in Italia: Flash Art Event. 
un’idea di: Giancarlo Politi 

Ecco l’elenco delle gallerie partecipanti 

A 
Annarumma 
annarumma.net 


Area\B 
areab.org 


Artforkids 
artforkids.it 


Artra 
artragallery.com 

B 
Beo Project 
beoproject.org 

Arte Boccanera 
arteboccanera.com 

Bonelli Arte Contemporanea 
bonelliarte.com 

C 
Ca’di Fra’ – archivio collezione 

Studio d’arte Cannaviello 
cannaviello.net 

Cart 
galleriacart.it 

Contini 
continiarte.com 

Galleria Continua 
galleriacontinua.com 

Culture Hotel 
culturehotel.it 

Paolo Curti/Annamaria Gambuzzi 
paolocurti.com 

D 
Massimo De Carlo 
massimodecarlo.it 
carlsongallery.co.uk 

E 
Edicola Notte 
edicolanotte.com 

Paolo Erbetta Gallery 
paoloerbettagallery.com 


F 
FaMa 
famagallery.com 

Santo Ficara 
santoficara.it 

Frittelli arte contemporanea 
frittelliarte.it 

I 
In Arco 
in-arco.com 

Interno 18 
galleriainterno18.it 

A studio arte Invernizzi 
aarteinvernizzi.it 

J 
Jerome Zodo Contemporary 
jerome-zodo.com 

M 
Studio Maffei Milano 
studiomaffeimilano.com 

Galleria Manzoni 

Studio Marconi ’65 
studiomarconi.info 

Primo Marella 
primomarellagallery.com 

Melesi 
galleriamelesi.com 

Massimo Minini 
galleriaminini.it 


Pio Monti 
piomonti.com 

L 
Museo Laboratorio 
museolaboratorio.org 

O 
Opere Scelte 
operescelte.com 

Oredariaarti contemporanee 
oredaria.it 


Otto Zoo 
ottozoo.com 

P 
PACK 
galleriapack.com 


Giuseppe Pero 
1000eventigallery.it 


Poggiali e Forconi 
poggialieforconi.it 

Claudio Poleschi 
claudiopoleschi.com 

PrimoPiano 
primopianonapoli.com 

R 
RAM 
radioartemobile.it 

Rizziero 
rizzieroarte.com 

Rizzutoarte 
rizzutoarte.com 

RUFA – Rome University of Fine Arts 
unirufa.it 

Lia Rumma 
liarumma.it 

S 
Gian Enzo Sperone 
speronewestwater.com 

Christian Stein 
T 
Ermanno Tedeschi 
etgallery.it 

The Promenade Gallery 
thepromenadegallery.org 

Luca Tommasi 
lucatommasi.it 

V 
Villa Contemporanea 
villacontemporanea.it 

Visualcontainer 
visualcontainer.org 

W 
Workshop 
workshopvenice.com 


Z 
Z2O | Sara Zanin 
z2ogalleria.it 



Per l’occasione è stato anche avviato il progetto espositivo Amore Mio presentato da NABA – Nuova Accademia di Belle Arti Milano , a cura di Marcello Maloberti, Igor Muroni e Arianna Rosica rievoca nella citazione del titolo le modalità che attivarono l’esperimento di Achille Bonito Oliva, nel 1970 quando organizzò la collettiva Amore Mio in Palazzo Ricci a Montepulciano: una delle mostre chiave nella recente storia dell’arte. Per l’occasione un gruppo di giovani furono invitati a mettersi alla prova con scelte estranee ai protocolli: per una volta, le regole dovevano dettarle gli artisti, non i critici. Le prime righe del comunicato spedito alla stampa erano «La mostra vuole inaugurare un diverso comportamento, inedito nella storia del costume culturale: affermare per ciascun artista la diretta responsabilità di configurarsi criticamente al di fuori della consueta mediazione della critica d’arte» 

I giovani artisti coinvolti sono alcuni studenti selezionati del Triennio di Pittura e Arti Visive e del Corso di Sound Design, chiamati ad autopresentarsi senza nessun’altra mediazione se non quella stessa dei loro diversi linguaggi narrativi: visivo, audiovisivo, installativo e performativo. La drammaturgia del progetto espositivo si genera così dall’ibridazione delle pratiche artistiche in dialogo tra loro. 

Il Dipartimento di Arti Visive, performative e multimediali, diretto da Marco Scotini, è una nuova piattaforma formativa NABA che raccoglie tre ambiti preesistenti come Arti Visive, Media Design e Scenografia insieme ai Bienni in Arti Visive e Studi Curatoriali, Film e New Media, e del Master in Photography and Visual Design. Il Dipartimento, che conta oltre 500 studenti, intende proporre la centralità della funzione della metodologia artistica, integrando tutti i campi del visivo con le tecniche ad essi collegati. Obiettivo del Dipartimento è una rifondazione degli insegnamenti accademici classici in una ricerca di interdisciplinarietà non soltanto formale, ma sostanziale. 

Artisti in mostra: 
Alessandro Moroni 
Alberto Venturini 
Andrea Reggioli 
Camilla Salvatore 
Cecile Hjelvik 
Cecilia Nelli 
Chiara Principe 
Claudia Ponzi 
Davide Serpetti 
Eleonora Arosio 
Emre Baloglu 
Erika Striani 
Francesca Ciuffreda 
Francesco Papetti 
Gabriel Vincenzo Stockl 
Giulia Maiorano 
Giulia Pellegrini 
Giulia Ratti 
Gloria Carucci 
Giulio Scalisi 
Grazia Sechi 
Guendalina Cerruti 
Laura Trovò 
Leonardo Pondaco 
Livio Giuliano 
Matteo Montagna 
Mauro Valsecchi 
Riccardo Sossella 
Sergio Sprengher

30/10/10

Arte povera: appunti per una guerriglia

testo di Germano Celant pubblicato sul numero 5 di "Flash Art", novembre-dicembre 1967

Prima viene l'uomo poi il sistema, anticamente era così. Oggi è la società a produrre e l'uomo a consumare. Ognuno può criticare, violentare, demistificare e proporre riforme, deve rimanere però nel sistema, non gli è permesso di essere libero. Creato un oggetto vi si accompagna. Il sistema ordina così. L'aspettativa non può
essere frustrata, acquisita una parte, l'uomo, sino alla morte, deve continuare a recitare. Ogni suo gesto deve essere assolutamente coerente col suo atteggiamento passato e deve anticipare il futuro. Uscire dal sistema vuol dire rivoluzione. Così l'artista, novello giullare, soddisfa i consumi raffinati, produce oggetti per i palati colti. Avuta un'idea vive per e su essa. La produzione in serie lo costringe a produrre un unico oggetto che soddisfi, sino all'assuefazione, il mercato. Non gli è permesso creare ed abbandonare l'oggetto al suo cammino, deve seguirlo, giustificarlo, immetterlo nei canali. L'artista si sostituisce così alla catena di montaggio. Da stimolo propulsore, da tecnico e specialista della scoperta diventa ingranaggio del meccanismo. Il suo atteggiamento è condizionato ad offrire solo una "correptio" del mondo, a perfezionare la struttura sociale, mai a modificarla e a rivoluzionarla. Pur rifiutando il mondo dei consumi, si trova ad essere un produttore. La libertà è una vuota parola. L'artista si lega alla storia, o meglio al programma, ed esce dal presente. Non si progetta mai, ma si integra. Per "inventare" è costretto ad agire da cleptomane e ad attingere agli altri sistemi linguistici. Ma cosa faceva Duchamp? Certamente non era teso a soddisfare il sistema. Per lui esserci e vivere significava e significa giocare a scacchi (la mossa del cavallo non è mai rettilinea) e scegliere. Più volte cercato dal sistema, non si è mai fatto trovare dove si pensava di reperirlo.

Così, in un contesto dominato dalle invenzioni e dalle imitazioni tecnologiche, due sono le scelte: o l'assunzione (la cleptomania) del sistema, dei linguaggi codificati ed artificiali, nel comodo dialogo con le strutture esistenti, siano esse sociali o private, l'accettazione e la pseudoanalisi ideologica, l'osmosi con ogni "rivoluzione", apparente e subito integrata, la sistemazione della propria produzione o nel microcosmo astratto (op) o nel macrocosmo socioculturale (pop) e formale (strutture primarie), oppure, all'opposto, il libero progettarsi dell'uomo.
Là un'arte complessa, qui un'arte povera, impegnata con la contingenza, con l' evento, con l'astorico, col presente ("non siamo mai completamente contemporaneinel nostro presente"- Derbay), con la concezione antropologica, con l'uomo "reale" ( Marx), la speranza, diventata sicurezza, di gettare alle ortiche ogni discorso visualmente univoco e coerente (la coerenza èun dogma che bisogna infrangere!), l'uni-vocità appartiene all'individuo e non alla 'sua" immagine e ai suoi prodotti. Un nuovo atteggiamento per possedere un "reale" dominio del nostro essere, che conduce l'artista a continui spostamenti dal suo luogo deputato, dal cliché che la società gli ha stampato sul polso. L'artista da sfruttato diventa guerrigliero, vuole scegliere il luogo del combattimento, possedere i vantaggi della mobilità, sorprendere e colpire, non l'opposto.

Da un lato, quindi, un atteggiamento ricco, perché legato osmoticamente alle altissime possibilità strumentali e informazionali che il sistema offre, un atteggiamento che imita e media il reale, che crea la dicotomia tra arte e vita, comportamento pubblico e vita privata, dall'altro una ricerca "povera", tesa all'identificazione azione-uomo, comportamento-uomo, che elimina così i due piani di esistenza. Un esserci, quest'ultimo, che predilige l'essenzialità informazionale, che non dialoga né col sistema sociale, né con quello culturale, che aspira a presentarsi improvviso, inatteso rispetto alle aspettative convenzionali, un vivere asistematico, in un mondo in cui il sistema è tutto. Un atteggiamento (che evidentemente non vuol contrapporsi ad alcuna ricerca particolare, risultando non una corrente, ma un modo di comportarsi, che evita persino la concorrenza, proprio per non cadere nuovamente nell'integrazione alle leggi del sistema e nel dialogo con lo stesso) teso al reperimento del significato fattuale del senso emergente dal vivere dell'uomo. Un'identificazione uomo-natura, che non ha più il fine teologico del narrator-narratum medioevale, ma un intento pragmatico, di liberazione e non di aggiunzione di oggetti e idee al mondo, quale oggi si presenta. Di qui l'abolizione di ogni posizione categoriale (o pop od op o struttura primaria) per una focalizzazione di gesti che non aggiungono nulla alla nostra colta percezione, che non si contrappongono come arte rispetto alla vita, che non portano alla frattura e alla creazione del doppio piano io e mondo, ma che vivono come gesti sociali a sé stanti, quali liberazioni formative e compositive antisistematiche, tese all'identificazione uomo-mondo.

L'avvicendamento da compiersi è dunque quello del ritorno alla progettazione limitata ed ancillare, in cui l'uomo è il fulcro e il fuoco della ricerca, non più il mezzo e lo strumento. L'uomo è il messaggio, per parafrasare Mac Luhan. Nelle arti visive la libertà è un germe che contamina ogni produzione. L'artista rifiuta ogni etichetta e si identifica solo con sè stcsso.
Così Pistoletto (come Warhol, Mari e Grotowsky) si è posto, sin dal 1964, il problema della libertà del linguaggio non più legato al sistema, alla coerenza visiva, ma alla coerenza "interiore", ed ha realizzato nel 1966 opere estremamente "povere", un presepe, un pozzo di cartone con tele spaccate al centro, una bacheca per vestiti, una struttura per parlare in piedi e una struttura per parlare seduti, un tavolo fatto di cornici e di quadri, una foto gigante di Jasper Johns, una lampada a luce di mercurio. Un lavoro teso alla registrazione "dell'irripetibilità di ogni istante" (Pistoletto), che presuppone il rifiuto di ogni sistema e di ogni aspettativa codificata. Un libero agire svincolato ed imprevedibile (nel 1967 un sarcofago, una casa dipinta con estrema libertà cromatica, una sfera di carta di giornali pressata, un corpo ricoperto di mica), un frustrare l'aspettativa, che permette a Pistoletto di rimanere sempre al confine tra arte e vita.

Un esistere rivoluzionario che si fa Terrore con Boetti, Zorio, Fabro, Anselmo, Piacentino, Gilardi, Prini, Merz, Kounellis, Paolini e Pascali, artisti che già nel loro agire si sono posti questo recupero del libero progettarsi.
Così Paolini esalta il carattere empirico e non speculativo del suo lavoro, sottolinea il dato di fatto. La presenza fisica dell'oggetto e il comportamento del soggetto in rapporto al sistema "pittura". La sua sovrapposizione fra idea e immagine lo porta alla "prise de pouvoir" degli elementi strumentali, non ancora direzionati e sistematicizzati, quali la tela, il colore, lo spazio (diventato ora lo spazio del mondo). Le componenti linguistiche ritornano così in campo quali paradigmi, primigeni, aniconici, liberi da ogni sistema di collocazione iconologica. Elementi di un farsi, che non si vincolano all'immagine da realizzare, ma si presentano per "fingere" se stessi.

Il sensismo comportamentistico sale ull'altare con Pascali e Kounellis. La realizzazione immediata di una sensaeione conduce in pochi anni Pascali a passare dai busti di donna, ai muri, ai cannoni, agli animali mitici, alla barca, al mare, alle pozzanghere, ai cubi di terra, al campo arato. Il suo libero atteggiamento si evidenzia: perché vincolarsi ad un solo prodotto? Ogni elemento è infatti sineddoche naturale del suo vivere e del suo esistere percettivo e plastico: perché diventare paradigma? Così Kounellis, colpito dalla ricchezza del suo esserci, recupera il suo gesto artistico col dare il becchime agli uccelli, con lo staccare le rose dal quadro, ama circondarsi di elementi banali ma naturali, quali il carbone, il cotone, un pappagallo. Tutto si riduce ad un conoscere concreto che lotta con ogni riduzione concettuale: l'importanza è focalizzare, per Kounellis, che Kounellis vive, il mondo vada in malora.

Un'urgenza all'esserci che ha condotto Gilardi, soffocato dai suoi tappeti-natura e dal poliuretano, a realizzare nel 1966 (mostra Arte Abitabile, Sperone) degli oggetti che sono la concretizzazione, non più mediata e mimetica, del suo agire strumentale e funzionale, ed ecco il bastone, la carriola, la sega, la scala. Per chi conosce "l'operoso" Gilardi, questi sono i suoi "simboli".

La tautologia è il primo strumento di possesso sul reale, eliminando le sovrastrutture, si riinizia a conoscere il presente e il mondo. Così Fabro concretizza, in un anno, due o tre atti di possesso sul reale. La difficoltà di conoscere, come possesso, è enorme, i condizionamenti non permettono di vedere un pavimento, un angolo, uno spazio quotidiano e Fabro ripropone la scoperta del pavimento, dell'angolo, dell'asse che unisce soffitto e pavimento di una stanza, non si preoccupa di soddisfare il sistema, vuole sviscerarlo.

Parimenti Boetti reinventa le invenzioni dell'uomo. I suoi gesti non sono più un accumulo, un incastro di segni, ma i segni dell'accumulo e dell'incastro. Si pongono come apprendimento di ogni archetipo gestico, di ogni invenzione primitiva. Sono gesti univoci che portano con sé "tutti i possibili processi formativi ed organizzati-vi", liberati da ogni contingenza storica e mondana. Dalle annotazioni gestiche di Boetti alle annotazioni perimetrali e spaziali di Prini, il passo è breve. Una stanza è e risuona di quattro angoli, un uomo si blocca in un passo da un metro, il pavimento diventa scalino, La sedia è un'immagine piatta sorretta da una sedia, ogni gesto di Prini si conclude nel presentarsi. Il dominio passa all'uomo dagli n sensi.

L'autonomia domina incontrastata in Piacentino. Le sue monumentali composizioni si impongono, sono un'aperta sfida alle convenzioni di spazio. di ambiente: impossibile organizzarle, collocarle, piegarle al codice spaziale abituale; seppur cromaticamente possedibili, al punto da lusingare la percezione colta dello spettatore, esse sfuggono. Come la luce fugge, cosi il mondo. Per possederli bisogna bloccarli nell'attimo in cui si incontrano. Così Merz violenta gli oggetti e il reale con il neon. Il suo è un inchiodare drammatico, che atterrisce. E un continuo sacrificio dell'oggetto banale e quotidiano quasi novello cristo (il culto dell'oggetto è una nuova "religio"). Trovato il chiodo, Merz, da buon filisteo del sistema, crocifigge il mondo.

Più sottilmente "povera" l'azione di Anselmo. Qui la precarietà si esalta. Gli oggetti vivono nel momento di essere composti e montati, non esistono come oggetti immutabili, si ricompongono di volta in volta, la loro esistenza dipende dal nostro intervento. Non sono prodotti autonomi, ma instabili, vivi, in rapporto al nostro vivere.

Infine le "entità espressive" di Zorio, enfatizzazioni visuali di un avvenimento instabile. Così la violenza dei tubi dalmine, dei colori, dei cementi, dialoga con la precarietà del tempo, con la sottile instabilità del maglio, che sta per cadere sulla "sedia", con il graduale cristallizzarsi dell'acqua salata, con la incredibile resistenza dell'elemento elastico rispetto alla struttura d'acciaio. Un'imprevedibile coesistenza tra forza e precarietà esistenziale che sconcerta, pone in crisi ogni affermazione, per ricordarci che ogni "cosa" è precaria, basta infrangere il punto di rottura ed essa salterà. Perché non proviamo col mondo?

Incontro, il 23 novembre, Icaro e Ceroli che mi confermano che questo atteggiamento è ormai di molti artisti. Alviani, Scheggi, Bonalumi, Colombo, Simonetti, Castellani, Bignardi, Marotta, De Vecchi, Tacchi, Boriani, Mondino, Nespolo. Questo testo nel suo farsi è già lacunoso. Siamo infatti già alla guerriglia.