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20/01/24

The Circle alle Gallerie d'Italia di Torino


 The Circle è un importante progetto fotografico che, le Gallerie d'Italia presentano negli spazi di Torino, supera la dimensione artistica per essere azione attiva di riflessione e cambiamento. 

L’Economia Circolare è definita dall’Unione Europea come “un modello di produzione e consumo che implica condivisione, prestito, riutilizzo, riparazione, ricondizionamento e riciclo dei materiali e prodotti esistenti il più a lungo possibile”. A cinquant’anni dalla sua teorizzazione, la Circolarità è ad oggi una delle più promettenti, ed ambiziose, strategie alla base della creazione di un futuro sostenibile da un punto di vista sia ambientale, che produttivo ed industriale. Parole come ricircolo, riuso, riciclo hanno iniziato a popolare sempre di più valutazioni e analisi sulle politiche di lungo termine e sul nostro potenziale di ricchezza, andando nel tempo ad individuare i punti chiave del problema: come gestire la fine delle risorse primarie, l’illusione di una crescita esponenziale o la gestione degli scarti.

Questa iniziativa fotografica racconta la rivoluzione delle soluzioni possibili. Risultato di un progetto di ricerca di lunghissimo respiro, Luca Locatelli ha documentato le buone pratiche, sperimentazioni, ambizioni e percorsi di questa nuova utopia. Il suo impegno decennale nel tema si condensa nelle storie commissionate dalle Gallerie d’Italia di Intesa Sanpaolo, presentate per la prima volta in un contesto espositivo unitario in questa mostra.



Il percorso espositivo offre un viaggio attraverso l’Europa della sperimentazione e dell’avanzamento industriale sostenibile, toccando temi come la geotermia, il riciclo tessile, la riconversione di aree industriali dismesse, l’alimentazione. Le storie raccontano esperienze reali di Nature Based Solutions, azioni intraprese per proteggere, sostenere e ripristinare gli ecosistemi naturali, che quando applicate ai modelli industriali e produttivi hanno la potenzialità di innescare quella Trasformazione Culturale (Cultural Transformation) necessaria per cambiare il corso delle cose. Le immagini, accompagnate da infografiche create per questa occasione dalla visual and information designer Federica Fragapane, raccontano di esperienze e realtà in cui altissima ingegneria, artigianato e sapienza ancestrale vanno di pari passo per creare uno spazio in cui la Natura torni al centro, in cui la conoscenza e la sapienza umana si pongono al servizio delle forze ambientali per poter beneficiare della loro potenza, senza cercare di addomesticarle e imprigionarle: quelle Nature Based Solutions che più di tutte le altre ci offrono le maggiori possibilità di riuscita. Ci mostrano come la tecnologia più avveniristica e l’intuizione dell’autoproduzione possano entrambe contribuire allo stesso scopo - la chiusura del cerchio, la possibilità di un sistema perpetuo. La possibilità di una riuscita.



La mostra, a cura di Elisa Medde, realizzata col supporto specialistico della Ellen MacArthur Foundation - la maggiore fondazione al mondo impegnata a sostenere la Circular Economy e di cui Intesa Sanpaolo è dal 2015 l'unica istituzione finanziaria con il ruolo di Strategic partner – e con la collaborazione della Fondazione Compagnia di San Paolo e della Fondazione Cariplo, è accompagnata da un catalogo edito da Gallerie d’Italia / Skira.



In occasione della mostra viene presentato un ricco palinsesto, per il tradizionale public program #INSIDE del mercoledì, con talk e incontri legati al tema dell’Economia Circolare

 Sono anche proposti alcune iniziative speciali, come la diffusione fuori dagli spazi museali delle Gallerie d’Italia – Torino degli scatti di Locatelli che si propongono in città, con una serie di immagini di mostra diffuse attraverso tram, poster e cartoline culturali negli spazi pubblici torinesi. Un’iniziativa che ha il duplice obiettivo di avvicinare il pubblico al messaggio chiave del progetto, che vede nella circolarità una soluzione economico-ambientale a lungo termine, nonché offrire accessibilità digitale ad alcuni contenuti della mostra (attraverso la scansione di QR code dal proprio smartphone).



L’operazione contribuisce alla condivisione di immagini iconiche che spaziano dal riciclo aeronautico col progetto PAMELA per lo smantellamento e riciclaggio di aerei dismessi, all’allevamento di mitili della Galizia, come esempio di produzione alimentare integrata, per finire con la riqualificazione di un’ex miniera di carbone in Germania, trasformata oggi in un museo a cielo aperto.

Inoltre, con l’obiettivo di stimolare nei giovani il valore del rispetto dell’ambiente, della sostenibilità e della condivisione, la Fondazione offrirà agli insegnanti delle scuole secondarie di secondo grado una formazione online gratuita dedicata ai temi della mostra, facilitando così il loro coinvolgimento e quello degli studenti e delle studentesse.

La mostra è inoltre inserita nel programma de La cultura dietro l’angolo che propone attività ed eventi diffusi nelle circoscrizioni della città con lo scopo di portare la cultura a poca distanza da casa, ovunque si abiti, creando nuove occasioni di relazione, condivisione, aggregazione e partecipazione.


AWorld

Inoltre, nell’ambito della Missione Proteggere l’Ambiente dell’Obiettivo Pianeta, Fondazione Compagnia di San Paolo attiverà una challenge digitale di citizen engagement con AWorld, la piattaforma ufficiale della campagna ActNow delle Nazioni Unite contro il climate change e a sostegno di tutti i 17 SDGs dell’Agenda 2030.



Il tema “economia circolare”, focus della mostra fotografica, sarà anche il fulcro dell’attività educativa e di coinvolgimento proposta dall’App Aworld che, infatti, pubblicherà, tra settembre 2023 e febbraio 2024, 5 nuovi percorsi, con relativi episodi, che indagano e affrontano il tema dell’economia circolare e di come questa possa essere applicata nella vita quotidiana a salvaguardia del benessere del Pianeta. 

La sfida attraverso l’App ha quindi l’obiettivo di coinvolgere, educare e stimolare competitività positiva per generare iniziative misurabili e tracciare le attività compiute dagli utenti che aderiranno all’iniziativa, portando la mostra anche fuori dai confini museali.


19/01/24

Thomas Bayrle alla Pinacoteca Agnelli

 


Gli spazi contemporaei della Pinacoteca Agnelli ospitano "Form Form SuperForm" una mostra retrospettiva dedicata all’opera di Thomas Bayrle (Berlino, 1937), artista pioniere e tra i più prolifici della generazione del dopoguerra in Germania, che dagli anni Sessanta affronta temi come il lavoro, il potere, l'economia e la religione, mettendo in evidenza il rapporto tra l’individuo e le dinamiche collettive nella società.




Anticipatore dell’estetica del pixel nel linguaggio digitale, Bayrle è celebre per le "superforme", complessi pattern realizzati a partire da immagini di persone, prodotti e macchine che l’artista ha declinato attraverso un'ampia gamma di forme, dalle tecniche di stampa alla pittura, dalla scultura al film.




In dialogo con la nuova grande installazione realizzata da Bayrle per la Pista 500, la mostra Form Form SuperForm ripercorre i principali temi e iconografie dell’artista, come l’automobile, simbolo di movimento ed energia, tra status symbol e prodotto di massa. L’ex fabbrica Fiat del Lingotto diventa il luogo ideale per accogliere le opere dell’artista interessato alla produzione industriale in serie e alla società dei consumi, in una fascinazione che già negli anni Settanta lo porta a guardare alla Fiat come fonte d’ispirazione per il suo lavoro.




L'esposizione è stata curata da Sarah Cosulich e Saim Demircan, e sarà aperta fino a martedì 2 aprile 2024.






18/01/24

Prossimamente Maramotti

 
Image: Collezione Maramotti Ingresso lato Nord / North entrance Ph. Claudia Marini


I prossimi mesi alla Fondazione Maramotti si presentano ricchi di evententi espositivi, eccovi l'anticipazione della programmazione per il 2024.

Manuele Cerutti | QUEM GENUIT ADORAVIT Inaugurazione: 9 marzo 202410 marzo 2024 – 28 luglio 2024

Manuele Cerutti, pittore torinese, presenta negli spazi della Collezione Maramotti un nuovo corpus di dipinti e opere su carta, specificamente sviluppato in una dimensione progettuale nuova. Tema è la creazione di una entità destinata ad assumere, inaspettatamente, sembianze infantili: una creazione inconsapevole, quasi involontaria, che attinge largamente al vissuto vegetativo delle piante e (nella tradizione alchemica) dei minerali. Sullo sfondo, la memoria di nascite straordinarie, al limite mostruose, nella mitologia antica. Il tutto in una dimensione narrativa, quasi di un racconto-per-immagini. Un racconto percorso da meriti e colpe, partecipazione e distacco, tentativi di recupero e rinunce: verso l’emergere di un attaccamento inesprimibile – esso stesso un valore che non può essere rinunciato.

Silvia Rosi Inaugurazione: 27 aprile 202428 aprile – 28 luglio 2024

In occasione del festival di Fotografia Europea 2024, dal titolo “La natura ama nascondersi”, la giovane fotografa Silvia Rosi è stata invitata dalla Collezione a concepire un progetto espositivo originale. Nel dialogo tra fotografie vernacolari private – raccolte grazie alla collaborazione di diverse famiglie in Emilia-Romagna, e base di un nuovo archivio delle diaspore afrodiscendenti in Italia – e immagini create in studio, Rosi esplora la trasmissione della conoscenza visiva attraverso immagini ordinarie. Il progetto indaga lo spazio interno della famiglia, ma anche la presenza del corpo nero nel paesaggio, restituendo un immaginario non stereotipo della autorappresentazione.

Max Mara Art Prize for Women, in collaborazione con Whitechapel GalleryDominique White | DeadweightInaugurazione: 26 ottobre 202427 ottobre 2024 – 16 febbraio 2025

Dopo la prima tappa londinese alla Whitechapel Gallery di Londra giunge alla Collezione Maramotti il progetto di Dominique White, vincitrice della nona edizione del Max Mara Art Prize for Women (2023 – 2024), elaborato durante sei mesi di residenza in Italia trascorsi tra Agnone, Palermo, Genova, Milano e Todi. Punto di partenza per le nuove sculture di White è stato la misura del “tonnellaggio di portata lorda” (“deadweight tonnage”), espressione tecnica usata nell’industria marittima per calcolare quante unità di peso una nave può imbarcare prima di affondare. Nel corso della residenza, l’artista ha esplorato e interrogato il significato e l’utilizzo della “portata lorda”, il suo ruolo nel passato nel commercio degli schiavi e le sue forme contemporanee nel Mediterraneo.

Mostra collettivaInaugurazione: 26 ottobre 202427 ottobre 2024 – 9 marzo 2025

Prendendo spunto da una riflessione sul concetto di catastrofe e sulle sue variegate rappresentazioni, la Collezione Maramotti presenta una mostra collettiva costruita a partire da opere dell’archivio della Collezione stessa, dagli anni ’70 al presente – molte delle quali mai esposte prima in Italia – accompagnate da alcuni capolavori di arte del passato concessi in prestito da prestigiose istituzioni. Naufragi, inondazioni, esplosioni, uragani, alluvioni, incendi, guerre, epidemie, azioni predatorie dell’uomo sulla natura: può una catastrofe configurarsi come forma di conoscenza? Quali immaginari individuali e collettivi può attivare nella sua accezione di “rovesciamento” e “rivolgimento”, quali visioni per attraversare il mondo? La mostra si pone anche in dialogo con alcuni lavori presenti nell’esposizione permanente e sarà accompagnata da un catalogo.

IN CORSO

Giulia Andreani | L’improduttiva29 ottobre 2023 – 10 marzo 2024

Per la sua prima mostra personale istituzionale in Italia, Giulia Andreani presenta un progetto composto da un corpus organico di nuovi dipinti e acquerelli. Facendo propria la tecnica del fotomontaggio, Andreani giustappone elementi estratti da immagini reali, spesso provenienti dagli archivi, e dettagli di fantasia, i soggetti affiorano sulla tela grazie a un unico colore, il grigio di Payne. Punto di partenza concettuale per L’improduttiva sono stati i materiali iconografici contenuti in alcuni archivi di Reggio Emilia, attraverso i quali Andreani ha indagato il contesto storico e socio-politico della città, focalizzandosi sulle nozioni di confino e di prigionia, strettamente connesse alla storia delle donne. 

PROJECT WALLBeatrice Pediconi | “Diario di un tempo sospeso”, 2020 

17/01/24

Tim Burto al Museo del Cinema di Torino

 


Il fantastico mondo di Tim Burton è arrivato a Torino e sarà visibile fino al 7 aprile 2024 nel magnifico Museo del Cinema, nella suggestiva Mole Antonelliana, luogo affascinante in una città magica in linea con lo spirito e il mondo di personaggi di questo fantasioso regista creativo. 

 "Il Mondo di Tim Burton" è il titolo di questo evento curato da Jenny He con la collaborazione della Tim Burton Productions, che per la prima volta porta in Italia i tanti lavori su carta, ma non solo, di questo artista visionario.



Gli spazi della Mole accolgono in un percorso tematico che, sviluppato in 9 sezioni, presentano oltre 500 manufatti artistici originali concepiti dalla creatività di questo regista, ma anche sceneggiatore e produttore cinematografico statunitense.

Un viaggio incredibile che inizia con la ricreazione dello studio del noto artista americano e prosegue con i tanti personaggi diventati icone come Jack Skeletron o Beetlejuic fino a rari progetti mai visti prima o che purtroppo non sono stati realizzati.

Il percorso quasi autobiografico è ben illustrato, con una serie di emozionanti ambientazioni e una ricercata presentazione dei noti studi, bozzetti, disegni che consentono di rivivere i tanti momenti che hanno trovato realizzazione nei suoi film, da “Alice in Wonderland” passando per  “Nightmare before Christmas”  fino alla recente serie per la televisione “Mercoledì”, emozionando tantissimi spettatori.

 


Come sempre al primo e al secondo piano è possibile visitare la sezione permanente del Museo Nazionale del Cinema che che offre un ampio percorso per scoprie come nasce e si sviluppa questa settimana arte visionaria. 



Un ricco programma di eventi, fa da corredo alla mostra, e potete scoprirlo direttamente sul sito del Museo Nazionale del Cinema.  

 


Fino al  7 Aprile 2024

Orario: 09:00 - 19:00 - Chiuso il lunedì

Museo Nazionale del Cinema - Mole Antonelliana  Via Montebello, 20 - Torino

 Prezzi : Biglietto intero: 15 € - Biglietto ridotto 6-26 anni: 13 € - Gratuito : Abbonamento Musei, Torino+Piemonte Card, 0-11 Anni Torino+Piemonte Card, Tesserati ICOM, bambini 0-5 anni e altre categorie

 



E concludete il giro salendo in cima alla Mole da dove si gode una incredibile visuale della città con tutta la sua espansione..




16/01/24

Singapore Art Week

 


Sta per iniziare la Singapore Art Week che ritorna con Art Takes Over, inaugura il 19 e durerà fino al 28 gennaio 2024, riunendo le principali istituzioni artistiche pubbliche, organizzazioni artistiche private, gallerie commerciali, curatori, artisti, professionisti e appassionati d'arte.

Con più di 150 mostre, conferenze ed eventi di arti visive, questa dodicesima edizione offre un'opportunità senza precedenti per esplorare la diversificata scena artistica di Singapore, impegnandosi anche in dialoghi sull'arte nel sud-est asiatico e riflettendo sulla produzione artistica contemporanea che modella il panorama visivo della regione. 

Eccovi alcuni eventi ma per ogni dettaglio consultate il sito.

Highlights include: 
Ho Tzu Nyen: Time and the Tiger
Singapore Art Museum
A mid-career survey exhibition of the artist’s practice, Ho Tzu Nyen: Time and the Tiger spans two decades worth of paintings, films, theatrical performances, and video installations. Ho’s works often draw from historical events, documentary footage, art history, music videos and mythical stories to investigate the construction of history, the narrative of myths, and the plurality of identities. The exhibition also features a new commission that reflects on the embodied and heterogeneous experiences of time. Ho Tzu Nyen: Time and the Tiger is co-organised between Singapore Art Museum and Art Sonje Center.

Tropical: Stories from Southeast Asia and Latin America
National Gallery Singapore
Exploring how art can be a vehicle for resistance and transformation, Tropical: Stories from Southeast Asia and Latin America traces how artists from the two regions forged connections and nurtured solidarities in the 20th century, defiantly reclaiming their place within the story of art. It represents the world’s first large-scale exhibition to survey the regions' shared solidarities, which emerged in the aftermath of colonialism. Featuring more than 200 paintings, sculptures, drawings, performances, and sensorial installations, Tropical presents work by more than 70 artists, many on view for the first time in Singapore. 

Translations: Afro-Asian Poetics
Gillman Barracks
Presented by The Institutum and curated by Zoe Whitley, Translations: Afro-Asian Poetics explores the dynamic connections and affinities shared between African and Asian diasporas via a major exhibition that will feature 100 internationally acclaimed artists. This will be the first large-scale exhibition dedicated to the vibrant and interconnected narratives of these demographics to be held in Singapore and Southeast Asia. The exhibition draws from private collections across the region and provides a rare opportunity for audiences to engage intimately with an array of mediums, including painting, photography, sculpture, moving image, textile, installation, and performance. Artists include Sonia Boyce, Theaster Gates, Do Ho Sun, Ogawa Machiko, Zanele Muholi, The Otolith Group, Martin Wong, and many more. 

VH AWARD 
Objectifs Centre for Photography and Film
Initiated in 2016 by Hyundai Motor Group, the VH AWARD is Asia’s leading award for new media artists who are engaged with the context and future of Asia. The 5th edition of the VH AWARD Exhibition presents work by Grand Prix recipient Subash Thebe Limbu (Dharan), as well as award finalists Zike He (Guiyang), Riar Rizaldi (Bandung), Su Hui-Yu (Taipei) and zzyw (based in New York). The works examine novel approaches to interaction with technology, encompassing a wide range of topics such as social and environmental concerns, the emergence of artificial intelligence, and the formation of identities that transcend historical boundaries. The artists explore speculative prospects for contemplating time, humanity, and cross-cultural collaboration, alongside unique perspectives on the future and the intersection of art and technology.


Art Takes Over 
This year’s edition of Singapore Art Week sets out to captivate audiences with meaningful visual arts encounters in spaces both familiar and unexpected, including:

    Art After Dark | Gillman Barracks
    Sonic Sessions | Tanjong Pagar Districtpark
    Light to Night Singapore 2024
    Simryn Gill & Charles Lim: The Sea is a Field
    Eat Play Love | Tan Ngiap Heng
    Together, Hue & Me | Elisa Liu & Cheng Jin An
    INTERWOVEN | Telok Kurau Studios
    Off the Wall | Modern Wisdoms curated by Zarina Muhammad, presented by Art Outreach Singapore and OCBC Bank

New programmes by established and emerging Singaporean artists that reflect on the shaping of identities and shared affinities feature:

    Keys Under the Sofa
    Geometria Situ | h0t.house
    Alternative Ecology: The Community | Wang Ruobing
    Refraction Index | Daniel Chong
    Acknowledging Intuition (AI) | Huijun Lu, Joscelin Chew
    Immortal Words | Boedi Widjaja

With Singapore Art Week Dialogues, there are numerous opportunities for discussion and discovery, from forums and talks to art fairs, including:
Creative Cities, Creative Regions

National Arts Council Singapore hosts the Art Thought Leadership Forum 2024 with a keynote presentation from Andy Pratt, UNESCO Chair of Global Creative Economy.

ART SG
The second edition of ART SG, presented by founding and lead partner UBS, features an exceptional line-up of leading international galleries and rising art spaces and is accompanied by a curated programme of daily talks, large-scale installations, film and moving images.
 
S.E.A. Focus
The sixth edition of S.E.A. Focus, a leading showcase and art market hub dedicated to Southeast Asian contemporary art, is curated by John Tung. Titled Massively Parallel, it presents a curated assembly of regional artworks, each offering profound insights into our intrinsic human identity in the midst of an impending technological confluence.

15/01/24

Nuova Generazione. Sguardi contemporanei sugli Archivi Alinari

 


Molto interessante la mostra "Nuova Generazione. Sguardi contemporanei sugli Archivi Alinari"  che è in corso da CAMERA. Iniziativa realizzata con la collaborazione del FAF Toscana – Fondazione Alinari per la Fotografia, con la curatela di Giangavino Pazzola e Monica Poggi, finalizzato all’incremento del patrimonio fotografico pubblico attraverso la committenza di progetti inediti a quattro giovani artisti. Il progetto è vincitore di “Strategia Fotografia 2022”, promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura per promuovere e sostenere la ricerca, i talenti e le eccellenze italiane nel campo della fotografia.



Matteo de Mayda, Leonardo Magrelli, Giovanna Petrocchi e Silvia Rosi stanno realizzando dei progetti che, partendo dalle raccolte Alinari, indagano il tema degli archivi come fondamentali giacimenti di storie da interrogare e ampliare. Attraverso il confronto tra immagini storiche e immagini contemporanee, la mostra riflette sulla funzione odierna delle raccolte e sulle diverse pratiche artistiche che si stanno sviluppando oggi proprio a partire dagli archivi, pubblici o privati che siano.



La mostra mescola diverse tipologie di materiali, da quelli presenti, naturalmente inediti, a quelli provenienti dalla collezione FAF, che raccontano la fotografia nella sua dimensione più oggettuale: dagherrotipi, lastre, album.  Le opere realizzate dai quattro artisti entreranno a far parte della collezione FAF e, prima dell’acquisizione, verranno esposte a Torino e Firenze, dove dialogheranno con le fotografie storiche e gli oggetti dell’archivio, evidenziando il rapporto tra passato, presente e futuro.

L’iniziativa è accompagnata da un catalogo contenente, oltre ai saggi dei curatori del progetto, la riproduzione di tutte le opere esposte. Il catalogo sarà di prossima uscita.






14/01/24

Un modello...

Installation view of Rayyane Tabet: The Return, 2023. 
Courtesy of the artist and Sfeir-Semler Gallery Beirut/Hamburg. foto: Walid Rashid
 
Qual è il ruolo dei musei oggi? 

Questa importante mostra in tre parti, che si estenderà fino a settembre 2024, invita 16 artisti internazionali a occupare le gallerie del Mudam Luxembourg – Museo d’Arte Moderna Grand–Duc Jean e a reimmaginare nuovi modelli per il museo. 

La prima e principale mostra del programma 2024 del Mudam Luxembourg – Museo d'Arte Moderna del Granduca Jean, A Model, riflette sul ruolo dei musei oggi e considera nuovi modelli su cosa, perché, dove e per chi può essere un museo d'arte contemporanea. 

Questa mostra in tre parti, che si estenderà fino a settembre 2024, esplora l’urgenza di ripensare l’istituzione come spazio attivo, presentando voci e visioni diverse, sensibili e ricettive al dibattito contemporaneo oltre il suo status tradizionale di luogo di esposizione.
 
Nella sua prima mostra da quando è diventata direttrice del Mudam Luxembourg – Grand–Duke Jean Museum of Modern Art nel 2022, Bettina Steinbrügge ha incaricato 16 artisti di creare qualcosa di nuovo in relazione alla collezione Mudam e di reimmaginare i musei come ambienti attivi e performativi, piuttosto che depositi di oggetti. Un Modello è strutturato attorno a tre momenti distinti, a partire dal Preludio – Rayyane Tabet. Trilogy (fino al 12 maggio 2024), seguito da A Model: New Commissions in cui il nuovo lavoro di oltre una dozzina di artisti si svolge in tutto il museo (dall'8 febbraio all'8 settembre 2024) e si conclude con Epilogue – Jason Dodge: Tomorrow, I walk to una stella nera scura (dal 4 maggio 2024 all'8 settembre 2024). 


Finnegan Shannon, Do You Want Us Here or Not, 2018. MDO, paint. 
Designed in consultation with Charles Mathis and Chat Travieso, fabrication by Charles Mathis

Gli artisti selezionati sono :Artisti: Alvar Aalto, Nina Beier, Bob Kil, Thomas Binga, Anna Boghiguian, Andrea Bowers, Robert Breer, Pontus Hulten, Ali Cherri, Tony Cokes, Nayla Dabaji, Jason Dodge, Claire Fontaine, Matthew Angelo Harrison, General Idea, Maria Jerez e Edurne Rubio, Isaac Julien, Marysia Lewandowska, Hanne Lippard, Renzo Martens, Melvin Moti, Oscar Murillo, Khandakar Ohida, Daniela Ortiz, Hila Peleg, Walid Raad, Finnegan Shannon, Krista Belle Stewart, Rayyane Tabet, Su-Mei Tse, Nora Turato, Dardan Zhegrova, tra gli altri. Curatori: Bettina Steinbrügge, con Sarah Beaumont, Clement Minighetti e Joel Valabrega. Finnegan Shannon, 

13/01/24

Carol Bove al Park & 75 di Gagosian



Al Park & 75 di Gagosian propone la scultura Hardware Romance di Carol Bove, prodotta come precursore della sua installazione scultorea The séances are not help (2021), la seconda commissione ad essere esposta sulla facciata del Metropolitan Museum of Art di New York. Proprio come la commissione era esposta 24 ore al giorno e interagiva di conseguenza con l'ambiente circostante, così Hardware Romance è illuminato e visibile 24 ore su 24 dalla strada di Park Avenue per tutta la durata della mostra.

Dall'inizio degli anni 2000 Bove si concentra sull'interdipendenza delle opere d'arte e dei loro contesti. Dagli oggetti trovati all'hardware per l'edilizia industriale e ai siti architettonici, il suo uso poetico dei materiali è amplificato dal suo attuale lavoro nella scultura in metallo su larga scala. Abbraccia le strategie del formalismo modernista come punto di partenza, esplorando aperture precedentemente trascurate nelle narrazioni convenzionali della storia dell'arte. “Pensiamo che l'acciaio inossidabile sia duro e resistente”, ha riflettuto, “e mi chiedo se sia davvero così. Esiste un modo gentile e persistente per agire su di esso in modo che si comporti diversamente?

Le sedute non aiutano consistevano in quattro grandi sculture astratte che giustapponevano tubi di acciaio inossidabile sabbiati e contorti con dischi di alluminio riflettente, alludendo all'Art Déco e ai relativi stili storici e in contrasto con le sculture figurative che l'architetto Richard Morris Hunt aveva progettato per l'attuale Met. nicchie esterne vuote. Bove basò la dimensione dei dischi sui diametri delle colonne che fiancheggiano le nicchie e dei ritratti che adornano i pennacchi dei loro archi. Introducendo elementi inaspettati in un contesto architettonico e istituzionale familiare, ha suggerito una sottile riconsiderazione delle tradizioni guida del museo.


  foto di Rob McKeever


In Hardware Romance , un tubo di acciaio inossidabile è attaccato a un bordo di un disco di acciaio lucidato a specchio che è a sua volta sostenuto da un pezzo a forma di L dello stesso metallo e imbullonato su una base piatta. La forma irregolare e la superficie temperata del tubo contribuiscono alla sua qualità leggermente antropomorfa; potrebbe suggerire una figura che guarda la propria immagine riflessa, o anche l'unione erotica di due parti (da cui il titolo della scultura). E sebbene l'intera opera sia costituita dalla stessa sostanza, i trattamenti divergenti dei suoi componenti conferiscono ai singoli elementi caratteri molto diversi, spingendo gli spettatori a mettere in discussione le loro ipotesi sulle qualità "inerenti" dei materiali.

Fragments of a Faith Forgotten: The Art of Harry Smith , una mostra cocurata e progettata da Bove, è ora in mostra al Whitney Museum of American Art, New York, fino al 28 gennaio 2024.

12/01/24

Prossimamente a Palazzo Grassi - Punta della Dogana

 


Il 2024 a Palazzo Grassi - Punta della Dogana inizia il 17 marzo 2024 con tre importanti eventi espositivi:

Pierre Huyghe
a cura di Anna Stenne
Punta della Dogana
17 marzo - 24 novembre 2024

Julie Mehretu
con Nairy Baghramian, Huma Bhabha, Robin Coste Lewis, Tacita Dean, David Hammons, Paul Pfeiffer e Jessica Rankin
a cura di Caroline Bourgeois, in collaborazione con l'artista
Palazzo Grassi
17 marzo 2024 - 6 gennaio 2025
 
Edith Dekyndt
"Song to the Siren"
Teatrino di Palazzo Grassi
Ad Aprile

Pierre Huyghe
Punta della Dogana
17 marzo – 24 novembre 2024
 
A cura di Anne Stenne
Punta della Dogana invita Pierre Huyghe a concepire, insieme alla curatrice Anne Stenne, una grande mostra inedita che presenta un vasto nucleo di sue opere alcune delle quali provenienti dalla Pinault Collection.
 
Per Pierre Huyghe, il rituale dell’esposizione è un incontro con un contesto senziente che genera nuove possibilità di interdipendenza tra gli eventi e gli elementi che si manifestano. Le sue opere sono concepite come delle finzioni speculative che spesso si rivelano come un’unione di diverse forme di intelligenza che apprendono, si modificano ed evolvono nel corso dell’esposizione.
 
Per Punta della Dogana, l’artista francese realizza la sua più grande esposizione ad oggi, trasformando il luogo in un medium dinamico, in una condizione transitoria dove il tempo e lo spazio come tutto ciò che lo attraversa, visibile o invisibile, diventano parte integrante delle opere d’arte.
 
Pierre Huyghe, Untitled (Human Mask), 2014, Pinault Collection, Courtesy of the artist; Hauser & Wirth, London; Anna Lena Films, Paris, © Pierre Huyghe, by SIAE 2023
La mostra è il luogo dove si formano soggettività, con o senza corpo, che circolano e si manifestano in modo imprevedibile attraverso le opere che a loro volta diventano entità senzienti. Si crea un linguaggio sconosciuto, senza fine, senza destinatario, che prende possesso delle voci, dei gesti, delle immagini, e genera nuove situazioni reali o fittizie.
Popolata da entità inumane, umane e non umane, attraversata da fenomeni naturali o artificiali, la mostra esplora, in tempo reale, le condizioni che permettono a entità diverse di coesistere, a volte persino di ibridarsi, senza distinzione gerarchica o determinazione specifica.
 
Figura centrale della ricerca delle relazioni dell’arte con il non umano, Pierre Huyghe adotta, fin dalle sue prime opere, un’altra prospettiva rispetto a quella umana - inumana - per lasciar emergere ciò che si trova al di fuori dalla nostra comprensione, fuori dalla nostra possibilità di farne esperienza. Pierre Huyghe rimette in discussione la nostra percezione della realtà e propone, attraverso la costruzione di altre realtà possibili, di diventare estranei a noi stessi.
 
La mostra è presentata in partnership con il Leeum Museum of Art di Seul che ospiterà una mostra di Pierre Huyghe a febbraio 2025.



Julie Mehretu
Con Nairy Baghramian, Huma Bhabha, Robin Coste Lewis, Tacita Dean, David Hammons, Paul Pfeiffer e Jessica Rankin
Palazzo Grassi 
17 marzo 2024 – 6 gennaio 2025
 
Curata da Caroline Bourgeois in collaborazione con Julie Mehretu
Palazzo Grassi presenta un grande progetto espositivo dedicato al lavoro dell’artista americana Julie Mehretu (1970, Addis Abeba), a cura di Caroline Bourgeois in collaborazione con l’artista stessa. L’esposizione include opere realizzate da artisti che fanno parte di una cerchia di amici stretti di Julie Mehretu o personalità che l’hanno influenzata.
 
La mostra riunisce oltre sessanta dipinti e incisioni di Julie Mehretu realizzati durante un periodo di venticinque anni, inclusi molti dei dipinti realizzati dall’artista tra il 2021 e il 2023. Presentata sui due piani espositivi di Palazzo Grassi, la mostra include opere della Pinault Collection, oltre a prestiti provenienti dalla collezione dell’artista, da musei internazionali e da collezioni private.
Julie Mehretu, Among the Multitude XIII, 2021-2022 Private Collection. Ph: Tom Powel Imaging. Courtesy of the artist and Marian Goodman Gallery, New York
Gli artisti e autori che affiancano l’opera di Julie Mehretu sono Nairy Baghramian, Huma Bhabha, Robin Coste Lewis, Tacita Dean, David Hammons, Paul Pfeiffer e Jessica Rankin, ponendo in dialogo la pittura con la poesia, la scultura, il cinema, la voce e la musica. La pratica di Julie Mehretu è caratterizzata da varie forme di collaborazione e conversazione sostenuta con altri artisti. Mettendo in primo piano la relazione tra affinità intellettuali ed emotive e la produzione artistica, la mostra disegna un ritratto collettivo di una comunità artistica in dialogo costante.
 
Il lavoro di Julie Mehretu è astratto. Le sue composizioni, sensuali ed emotive, sono intrise di tracce e segni immaginativi che emergono alla superficie da una densità di idee complesse e stratificate che hanno origine nel suo impegno di lunga data con le tradizioni e le tracce della storia e della fotografia. I suoi riferimenti sono di vasta portata: la storia dell’arte, la sociopolitica, la geografia, l’attualità e la vita privata. Eppure, la sua insistenza sul linguaggio dell’astrazione le ha offerto uno spazio unico di emancipazione per la sperimentazione e l’espressione.
 
Segnaliamo anche che in collaborazione con Palazzo Grassi, il K21, Kunstsammlung Nordrhein-Westfalen Düsseldorf, presenterà la mostra nel 2025.


Edith Dekyndt
"Song to the Siren"
Teatrino di Palazzo Grassi
A partire da aprile 2024
  
Nella luce di un mattino dell’autunno 2022, Edith Dekyndt ha ripreso una giovane donna sdraiata nelle acque della laguna, accanto al Monumento della Partigiana che si trova lungo la riva, di fronte ai Giardini di Venezia. La giovane stringe nella mano un panno bianco con il quale pulisce, deterge, ripara, accarezza o, ancora, consola, la statua di bronzo che ritrae una donna d’altri tempi, parzialmente immersa nella laguna, le mani legate, probabilmente diretta verso la sua fine, come lo furono numerose partigiane, tra cui anche veneziane, durante la Seconda Guerra Mondiale.
 
In quest’opera video, presentata nel Foyer del Teatrino di Palazzo Grassi, Edith Dekyndt porta l’attenzione dello spettatore sulla possibilità di coltivare e di preservare la memoria, per scongiurarne una possibile ripetizione. La scultura in bronzo, realizzata nel 1969 dallo scultore Augusto Murer, è posizionata su una struttura e un piedistallo idraulico concepito da Carlo Scarpa.
 
L’opera “Song to the Siren” fa parte di una serie di azioni nelle quali lo stesso gesto viene ripetuto presso monumenti storici pubblici, scelti in virtù della loro risonanza nella contemporaneità. I titoli degli interventi riprendono sempre i titoli delle canzoni assumono un’eco aperta ed eterna. In questo caso il titolo è “Song to the Siren” (1970), brano scritto da Larry Beckett e Tim Buckley e reinterpretato nel tempo da numerosi artisti, da This Mortal Coil a Robert Plant.

11/01/24

Gianni Caravaggio alla GAM di Torino

 


E' in corso alla GAM di Torino una mostra antologica su Gianni Caravaggio, curata da Elena Volpato.

 L’esposizione si compone di un nucleo di opere realizzate nell’arco di quasi trent’anni di lavoro, dal 1995 ad oggi. Cinque nuove opere sono state prodotte per l’occasione.

Una di queste, una foglia di marmo nero, intitolata Quando nessuno mi vede, è stata collocata nel giardino del museo, all’ombra di un cespuglio. All’interno le fa eco una scultura di marmo verde, speculare alla prima, intitolata Alla luce del sole. Altre opere si rispondono l’un l’altra nel percorso, tracciando relazioni e rispecchiamenti.



Dall’intera mostra emerge il potere evocativo delle opere e delle immagini che, nel presentare se stesse, rimandano sempre anche a ulteriori immagini e ad ulteriori significati. Il pensiero che riconosce tali rimandi è il pensiero per analogiam, dove ogni forma è anche metafora e dove in ogni granello di materia si può riconoscere inscritto l’emblema del tutto. Il pensiero per analogia trova nel finito la memoria dell’infinito e nella più piccola realtà la presenza di quanto ci sovrasta: i visitatori troveranno tra le opere un panno posato a terra, una coperta nera ricamata di stelle bianche, disposte in un preciso ordine. Il loro disegno ripeterà la posizione delle costellazioni sopra Torino il 31 ottobre alle sei della sera, giorno e orario di inizio dell’inaugurazione. I visitatori si troveranno così inclusi in un perfetto rispecchiamento tra il microcosmo del ricamo e il cielo sopra il museo.

La mostra dedicata all’opera di Gianni Caravaggio è la terza di un ciclo rivolto al lavoro di artisti italiani, di volta in volta accostato ad alcune riflessioni di poetica. La prima esposizione del 2021 trattò il pensiero dalla contraddizione in una collettiva di cinque artisti. La seconda ha considerato il pensiero metamorfico, nella mostra Hic sunt dracones del 2022, in un dialogo tra un’artista e un collettivo. In questa personale si evidenzia il pensiero per analogia.



“In tutte queste esposizioni il piano della riflessione è stato suggerito dal tessuto espressivo delle opere esposte. Si è evitato di presentare delle collettive di molti artisti per far sì che il tema non si sovrapponesse come una griglia interpretativa sovradeterminata, ma fosse la voce individuale delle opere a precisare i percorsi del pensiero. – scrive Elena Volpato – Contraddizione, metamorfosi e analogia sono tre territori dell’indefinito che la filosofia, sin dalla sua nascita, ha cercato di espungere come forme aberranti, contrarie alla logica, alla razionalità e al pensiero scientifico deduttivo, relegandole allo spazio del mito, dell’immaginazione simbolica e prescientifica. Rappresentano però, non solo alcuni dei processi più naturali con cui la mente umana dà senso all’esperienza del mondo, ma sono il terreno stesso di nascita dell’espressione poetica e artistica. In questo senso, i percorsi sviluppati nelle tre esposizioni non sono né “temi” né “contenuti”. Sono il nucleo essenziale della natura di quanto chiamiamo arte, la cui autenticità sta nelle forme di eccedenza del senso, in un oltre del significato che supera il piano della realtà letterale. L’opera d’arte vive in quello spazio dell’espressione che è ineffabile eppure necessario ed è lì che ogni lettura o tentativo di interpretazione dovrà provare ad incontrarla.”

La mostra è accompagnata dalla pubblicazione di un catalogo di Corraini Edizioni, con scritti di Gianni Caravaggio, Elena Volpato e Federico Ferrari.

Si ringraziano la Fondazione Guido ed Ettore De Fornaris e la Fondazione per l’Arte Moderna e Contemporanea CRT che hanno acquisito negli anni passati alcune importanti opere di Gianni Caravaggio per la collezione della GAM.