Translate

Visualizzazione post con etichetta olivero. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta olivero. Mostra tutti i post

13/05/16

Pa-re-te



Che cosa resta di una presenza, che ricordi possono suscitare le tracce ancora presenti, quali ricordi, quali emozioni?

Domenico Olivero partecipa all’evento espositivo della Cavallerizza di Torino con un progetto site-specific dal 13 al 22 Maggio.

Pa-re-te “ racconta, attraverso un percorso fotografico e multimediale, alcuni attimi di vita vissuta, ispirata dalla visita effettuata dall’artista, alcuni mesi fa, quando ancora nelle stanze erano visibili le tracce delle presenze umane che l’hanno abitata.

L’artista ha realizzato una serie di scatti delle pareti e ad ognuno ha abbinato uno scatto rappresentativo e un codice QR che rimando ad un sito web dove sono proposte suggestioni fotografiche che hanno ispirato l’artista nel suo scoprire questi magnifici spazi e queste lontane presenze.





Sabato 14 Maggio l’artista terrà presso l’area incontri, alle ore 18,00 un talk dal titolo “Se tutto è arte, che cosa è niente (il valore della differenza)”.



Info :
Titolo Pa-re-te
Artista Domenico Olivero
Luogo Cavallerizza di Torino via Giuseppe Verdi 9
Data 13-22 Maggio orario 16 – 21
Accesso Ingresso libero.


#cavallerizza #torino #cavallerizzairreale #here #domenicoolivero #turin  #today #oliverodomenico 

21/03/13

Impressionisti secondo Domenico Olivero


1874  - Edouard Manet  "Monet sulla sua barca mentre dipinge"  

Domenico Olivero, artista e critico cuneese, sta tenendo una serie di lezioni sulla storia dell’arte presso il Centro di Aggregazione Giovanile QI di Cuneo dal titolo “I giovedì dell’arte“. Un ciclo di conferenze che percorre, come in una grande carrellata per tappe significative, tutta la storia dell’arte. A marzo questa appassionante cavalcata giunge al termine con una lezione sugli Impressionisti, che hanno segnato l’arte dell’Ottocento e che ancora oggi accolgono il favore del pubblico ben più di tanti altri artisti.

L’occasione è buona per una breve chiacchierata propedeutica all’incontro con Olivero, che si terrà giovedì 21 marzo al QI, in corso Vittorio Emanuele II n. 33 a Cuneo.

Perché gli Impressionisti ci piacciono ancora così tanto?
Gli aspetti son sempre tanti, diciamo che sia il momento storico di fine Ottocento e la scelta cromatica sono molto intense e calde, i soggetti facili da approcciare, anche se spesso hanno rimandi ad altri artisti e valenze simboliche che si son quasi dimenticate.

Le mostre di opere di Impressionisti sono state, specialmente negli ultimi dieci anni, numerosissime: cosa possiamo ancora aspettarci?
Forse mostre più valide, legate ad un approccio storico e culturale, degli approfondimenti. Ad esempio, recentemente son stato a Milano per una piccola mostra su Angiolino D’Andrea a Palazzo Morando, un’esposizione che riqualifica un interessante artista oramai dimenticato.

Cosa si può ancora scoprire sugli Impressionisti e cosa ancora vale la pena di comunicare sulla loro stagione artistica?
Certamente sarebbero necessarie analisi più approfondite su certi aspetti delle scelte artistiche, i legami con le committenze, le fonti d’ispirazione: questi sono solo alcuni dei tanti temi trascurati a favore di situazioni più da “pettegolezzo” sull’arte che di vera e propria “analisi” su di essa.

Facciamo dei nomi di artisti:
- il peggiore: per fortuna è stato dimenticato! Bisogna infatti tenere conto che noi oggi ricordiamo una ventina di artisti parigini, ma all’epoca operavano almeno 2.000 artisti, per cui la scrematura nel gruppo è stata fortissima.
- il più sopravvalutato: questo dipende un poco dalle singole opere e un poco dalle proprie visione, personalmente trovo che Alfred Sisley fosse interessante ma non così importante come ce lo ha consegnato la critica.
- il più sottovalutato: uscendo dalla corrente degli Impressionisti, ma senza distaccarsene molto per periodo e per ispirazione, credo che quelli veramente sottovalutati siano i Macchiaioli, che operarono forse in contesti più autentici ma non ebbero la fortuna “critica” di avere buoni promotori sul mercato americano.
- il migliore: Claude Monet, quello più versatile e sperimentale.

Usiamo invece un approccio per opere: quali sono le cinque pietre miliari dell’Impressionismo, le cinque opere che da sole potrebbero raccontare al meglio il movimento?
Edouard Manet, Colazione sull’erba (1863 ora al Museo d’Orsay di Parigi); Claude Monet con Impression, soleil levant (1873 ora al Museo Marmottan a Parigi); una serie di opere di Berthe Morisot, in quanto presenza femminile; Paul Cezanne con una delle opere dedicate alla montagna di Sainte Victoire, da cui prenderanno ispirazioni alcuni artisti dei primi del Novecento e uno dei ritratti fotografici di Nadar degli anni ’50.

Facendo una proporzione matematica: gli Impressionisti stanno all’Ottocento come chi sta al Novecento?
Restando in ambito pittorico possiamo dire il Cubismo, ma se vogliano andare nel contemporaneo allora il parallelo va fatto con il Concettuale.

Il titolo della tua lezione è “La libertà dell’Impressionismo”. Cosa intendi e cosa sentiremo alla tua lezione?
L’incontro all’interno di queste lezioni sulla storia dell’arte metterà in risalto il cambiamento sia tecnologico sia stilistico della pittura, la ricerca degli artisti di liberarsi dalle costrizioni culturali assodate e il bisogno di narrare della vita comune, della semplicità del quotidiano, forse le cose che poi tutti noi amiamo di questa breve stagione artistica francese.

Hai in previsione altre lezioni?
Giovedì prossimo, il 21 febbraio, si tiene una lezione su rigore del Neoclassicismo e fascino del Romanticismo, la penultima del corso. Con la lezione sugli Impressionisti infatti il corso si conclude, ma visto il buon esito dell’iniziativa mi è stato chiesto di tenere ancora un incontro sul Novecento, che sto valutando di proporre anche se le tante variabili di questo “secolo breve” sono molto impegnative.

Info: giovedì 21 marzo, ore 21. QI Centro di Aggregazione Giovanile, corso Vittorio Emanuele II n. 33.  Tel. 0171.070422 – 342.0219021

Dal blog di Davide Rossi +eventi intervista sull’ultima lezione della Storia dell’Arte

01/05/12

Attrazione e abbandono ...



In questi giorni nella suggestiva cittadina di Saluzzo, ai piedi del Monviso, sono in corso due mostre di arte. Si tratta di due eventi simili anche se con risultati molto diversi. 

Uno è l’annuale evento espositivo che sotto il titolo “Saluzzo arte” raccoglie nelle Antiche Scuderie della ex-Caserma Musso una serie di mostre, di cui alcune personali, insieme al concorso Matteo Olivero giunto alla sua trentacinquesima edizione. 

L’evento espositivo inizia con una collettiva di artisti celebri, da Carol Rama ad un bel pezzo di Graham Sutherland, in un ambiente ben strutturato per lentamente trasformarsi in una serie di collettive, alcune di diversa qualità, che rende l’insieme non molto omogeneo, ma nel suo complesso gradevole. 

La tecnica pittorica primeggia in generale nelle diverse stanze, soprattutto i ritratti e un certo gusto paesaggistico. Nell’ultima sala, dove ci sono le opere in concorso, spesso degli stessi artisti che hanno già esposto nelle sale antecedenti, offre nel suo effetto collettivo forse la resa migliore della varietà espressiva offerta. 





Diversamente avviene alla Castiglia, ex-prigioni di Saluzzo, poste nella parte più bella della città dove la storia dell’arte raggiunge interessanti momenti nei suoi antichi edifici antichi. 

Qui l’Istituto Garuzzo per le Arti Visive di Torino presenta due mostre: una decorosa permanente posta al piano terra, con alcuni pezzi anche validi, e l’altra al primo piano abbandonata a se stessa. 

Una mostra di giovani artisti, dimenticata ed allestita in modo trasandato, dal titolo “venti per una”. 

Se le opere potevano avere un valore la dimenticanza con cui sono presentate le rende secondarie. 

Si incontrano così lavori caduti a terra e appoggiati al muro, cartelli staccati e dimenticati su un termosifone, stanze con le luci spente e diversi video non funzionanti. (vedere foto sotto). 

Mi domando che senso abbia creare un evento per poi dimenticarlo in questo modo. Facendo così un doppio danno, agli artisti manifestando un disinteresse al loro lavoro e al pubblico che sicuramente non ne riceverà il giusto piacere che forse si sarebbe aspettato. 

Mostre visitate Sabato 28 Aprile 

18/02/12

Lidapofaf

Con oggi si è conclusa l'esposizione della mia scultura "Lidapofaf - Lasciando il domani al presente o forse al futuro. " presso l’atrio del Salone d’Onore posto al primo piano del Palazzo Comunale di Cuneo, sono stato molto contento del positivo generale riscontro che ha avuto e dei vari dialoghi che sono scaturiti con le tante persone che l'hanno vista e commentata. 




 

22/05/05

Matteo Olivero


Matteo Olivero (Acceglio 1879 – Verzuolo 1932) – Il panorama artistico cuneese è sempre stato molto tranquillo, sono rari i casi di personaggi che abbiano dato un contributo significativo al mondo artistico, forse per la stessa situazione morfologica di una provincia protetta ma anche limitata dalle sue montagne. Si è sviluppato un modo di fare arte spesso in ritardo con la reale situazione artistica generale. Pochi sono stati i personaggi artistici che hanno saputo vivere in relazione all?attualità culturale il proprio momento espressivo. Guardando ai nomi più interessanti vengono in mente personaggi come il controverso Matteo Olivero, il futurista Luigi Colombo (alias Fillia), il versatile Pinot Gallizio e il contemporaneo Giuseppe Penone.
Iniziamo da Matteo Olivero, che visse una vita molto tormentata. Nato ad Acceglio il 15 giugno 1879, rimasto orfano di padre fu allevato in Cuneo dalla amabile e forse troppo protettiva madre. Frequentò l?Accademia Albertina di Torino, dove diede inizio alla sua attività artistica che, per un breve periodo, si interessò anche alla scultura sulla scia di Leonardo Bistolfi, optando poi in modo definitivo alla pittura.

La sua carriera artistica si legò inizialmente allo stile accademico ma poi, a seguito anche di un importante viaggio in Svizzera, prese una forma più personale avvicinandosi al divisionismo di Segantini, stile in cui espresse alcuni dei suoi lavori più belli.

Il tema prediletto delle sue opere è l?amata montagna, in particolare nelle delicate ore dell?alba o del vespero. Si dedicò anche ad altri temi fra cui diverse vedute di Venezia e alcuni autoritratti. La sua pittura molto intensa e vibrante lo può far annoverare tra i pittori piemontesi più significativi del primo Novecento. In particolare la sua attenzione ai soggetti delle sue care valli lo rende uno degli ultimi testimoni di una montagna quieta e melanconica. In particolare lo caratterizza la sua attenzione allo spazio, quasi sempre privo di esseri umani, come a rappresentare un luogo vergine e incontaminato dalla presenza umana. Il suo percorso espositivo fu internazionale, espose in diverse città europee fra le più note Bruxelles, Grenoble, Monaco di Baviera. Anche a Parigi, dove ebbe occasione di conoscere e frequentare la viva realtà cosmopolita, con buoni consensi per il suo lavoro artistico. Muorì suicida, sembra anche in seguito alla morte dell?adorata madre, a Verzuolo, presso la dimora del suo mecenate, il senatore Burgo, il 28 aprile 1932.

Attualmente diverse opere si possono ammirare presso il Museo Civico di Saluzzo, mentre in Cuneo sono presenti presso la collezione Casa Galimberti e presso il Museo Civico di Cuneo dove si trova la sua famosa opera ?Funerali a Casteldelfino?.