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13/08/23

Kazuko Miyamoto al Madre di Napoli




Il museo Madre di Napoli dedica una interessante mostra all’artista Kazuko Miyamoto (Tokyo, 1942. Vive e lavora a New York), con cui viene inaugurata la nuova programmazione triennale.

Si tratta della prima ricognizione storiografica dedicata a Miyamoto da un’istituzione pubblica europea. Il percorso espositivo si snoda tra il secondo e il terzo piano dello storico Palazzo Donnaregina, ripercorrendo le diverse fasi e i numerosi media attraverso cui si è sviluppata la pratica dell’artista dagli anni Settanta ai primi anni Duemila, la mostra, curata da Eva Fabbris, sarà visitabile fino al 9 ottobre 2023.

Dai primi anni Settanta, Miyamoto opera a cavallo tra due paesi e due culture, trovando un personalissimo modo di connetterne le istanze più profonde, contribuendo e allo stesso tempo contravvenendo al linguaggio modernista. È stata inoltre promotrice di contesti attivisti ed espositivi che per primi a New York hanno esteso i confini della rappresentatività per artiste donne e non occidentali. Il racconto di questa attitudine trova oggi immediate rispondenze nelle istanze più attuali nell’arte. Questa mostra accompagna dunque i pubblici del Madre nel riconoscimento di paradigmi narrativi e storiografici che integrano e ampliano lo sguardo sull’arte del nostro immediato passato secondo una sensibilità del tutto contemporanea.




In questa prospettiva, al Madre Miyamoto idealmente dialoga con la Collezione permanente del museo, in particolare – data l’amicale e linguistica contiguità tra i due artisti – con 10,000 Lines (2005) di Sol LeWitt (Hartford, 1928 – New York, 2007).

Ampio spazio è riservato alle string constructions, la sua più celebre serie di sculture di spago, rigorose e suggestive composizioni bi e tridimensionali iniziate nei primi anni Settanta. Attraverso un sistema di dense linee parallele fatte di un materiale estremamente leggero e modesto, queste opere si presentano come un effimero quanto efficace punto di contatto tra architettura e corpo, sollecitando la percezione a cogliere vibrazioni e imprecisioni. In questi lavori il linguaggio minimalista, sperimentato da Miyamoto in dialogo con LeWitt, di cui diviene assistente poco dopo il suo trasferimento a New York negli anni Sessanta, viene declinato in una forma che negli anni si fa man mano più tattile e irregolare, reagendo convintamente e gioiosamente a strutture a griglia e ritmi regolari. A partire da questa serie iniziale, la mostra racconta l’evoluzione della pratica e dei riferimenti a cui l’artista attinge nei decenni successivi: dai lavori grafici, ai disegni legati alle string constructions fino alle opere realizzate con direct print o fotocopia, che testimoniano l’attenzione alla dimensione effimera della scultura. Queste e altre opere dell’inizio degli anni Ottanta sorgono dall’osservazione e l’interazione con la street life di Downtown New York, dove l’artista vive e lavora fin dal suo arrivo negli Stati Uniti, e dove incontra e dialoga con artisti, poeti, musicisti: una scena vivace e impegnata, rievocata in mostra con vividi documenti visivi. Nelle performance, presentate al Madre attraverso video e fotografie d’archivio, l’attitudine sempre più evidente all’intreccio tra arte e vissuto si lega a un recupero della memoria della danza e della tradizione giapponesi, testimoniato anche dalla presenza di alcuni kimono d’artista realizzati dalla stessa Miyamoto. Completano il percorso alcune importanti installazioni degli anni Duemila.




Kazuko Miyamoto (Tokyo, 1942. Vive e lavora a New York) ha studiato al Gendai Bijutsu Kondankai (Gruppo di discussione sull’arte contemporanea) di Tokyo prima di trasferirsi negli Stati Uniti nel 1964. Ha frequentato la Arts Student League di New York fino al 1968, anno in cui diventa assistente di Sol LeWitt. Gli anni Ottanta e Novanta l’hanno vista operare una svolta che, dalla sua versione del Minimalismo, porta il lavoro a improntarsi più decisamente all’uso di materiali poveri, a un approccio performativo alla scultura e all’osservazione della vita urbana e delle sue implicazioni sociali. È attivatrice e protagonista espositiva alla A.I.R. (Artist in Residence) Gallery di New York, dove organizza mostre ed espone insieme ad artisti come Ana Mendieta (L’Avana, 1948 – New York, 1985), Nancy Spero (Cleveland, 1926 – New York, 2009) e David Hammons (Springfield, 1943). Nel 1986 apre la Gallery Onetwentyeight, uno storico spazio artistico ancora attivo nel Lower East Side di Manhattan.

Il suo lavoro è stato esposto in diverse istituzioni e rassegne internazionali, tra cui: Japan Society, New York (2022); Mori Art Museum, Tokyo (2021); National Museum of Modern Art, Tokyo (2019 e 1977); Met Breuer, New York (2019); National Gallery, Singapore (2018); Drawing Center, New York (2016); Kochi-Muziris Biennale, Kochi, India (2014); Museum of Goa, India (2014); Lentos Museum, Linz (2007); Artists Space, New York (1992); Lunds Konsthall, Lund (1981); Museum of Modern Art, New York (1979); MoMA PS1, New York (1978); National Museum of Modern Art, Kyoto (1977).

14/09/19

Pier Paolo Calzolari al Madre di Napoli


 


Il Madre di Napoli ospita fino al 30 Settembre una bella antologica pittorica su Pier Paolo Calzolari.

Intitolata “Painting as a Butterfly” e curata da Achille Bonito Oliva e Andrea Viliani, con la collaborazione della Fondazione Calzolari, si sviluppa su diversi piani del palazzo, con oltre 70 opere fra disegni, dipinti e lavori multimaterici, ideati fra gli anni Settanta e oggi.




Un bel percorso con una buona selezione di opere che danno il giusto valore al ricco percorso dell’artista, mettendo in risalto la sua cifra più significativa, la capacità di essere un  diffusore di potenziali visioni, in cui opera con una selezione di fragili e aperte ispirazioni.



Mi affascina sempre l’uso dei materiali naturali e il sapiente inserimento di oggetti artificiali, che spesso rendono le sue opere così magiche.

Parallelamente sono proposti, in un bell’allestimento, una serie di video di Liam Gillick.


  

21/06/13

Madre, inizio d'estate


Il Madre (Donnaregina) di Napoli inizia da oggi la nuova serie di esposizioni con la nuova gestione di Andrea Viliani 

Ecco il programma :

Per_formare una collezione #1 è il primo capitolo di un progetto destinato a svilupparsi nell’arco di un intero anno dedicato alla formazione progressiva della collezione permanente del museo Madre. In questo primo capitolo, diffuso su tutto il museo, l’attenzione è posta su artisti di generazioni diverse le cui opere hanno in comune un carattere partecipativo, di azione e riflessione condivisa, nelle forme del testo, della performance, dell’azione, della messa in scena teatrale, dell’happening, dell’installazione video e filmica, del progetto collettivo. Il corpo in azione e il gesto della scrittura come articolazione del pensiero sono i comuni denominatori di questo primo capitolo. A cura di Alessandro Rabottini e Eugenio Viola

La Lezione di Boetti (alla ricerca del onehotel, kabul) La mostra dedicata all'artista messicano Mario Garcia Torres (Monclova, 1975) raccoglie per la prima volta integralmente tutti i lavori prodotti dall’artista durante gli otto anni di ricerca condotti sull’One Hotel di Kabul (Afghanistan), luogo di residenza e produzione artistica, dal 1971 al 1977, di Alighiero Boetti, uno dei massimi artisti del XX secolo. La mostra raggruppa installazioni video, lavori fax e postali, placche lignee e metalliche, scritte a muro, cartoline e materiali grafici, insieme ad alcuni interventi inediti concepiti appositamente per lo spazio espositivo, oltre a opere di Alighiero Boetti specialmente selezionate dall'artista per la mostra, alcune destinate a entrare nella collezione permanente del museo. A cura di Andrea Viliani


Tutto in Uno La mostra, organizzata in collaborazione con WIELS-Contemporary Art Centre di Bruxelles, è la più ampia retrospettiva mai realizzata, e la prima in un’istituzione pubblica italiana, dedicata a Thomas Bayrle (Berlino, 1937), uno dei pionieri e principali esponenti della Pop Art europea, il cui linguaggio artistico, unendo Pop Art, Arte Concettuale, Op Art, si configura come una vero e proprio condensato delle neo-avanguardie del secondo ‘900. Con oltre 200 lavori, dal 1960 ad oggi, la mostra offre un potente ritratto dell’uomo-massa contemporaneo, nella cui identità ibrida si sovrappongono consumo e ecologia, propaganda e denuncia, sessualità e spiritualità, pornografia e religione. A cura di Devrim Bayar e Andrea Viliani 

08/12/12

Sol LeWitt a Napoli



Il museo Madre di Napoli sta attraversando una difficile situazione ma la programmazione culturale presenterà ora un'interessante mostra su Sol LeWitt, dal 14 dicembre 2012 al 1 aprile 2013, dal titolo "L'artista e i suoi artisti, a cura di Adachiara Zevi. 

L'iniziativa, promossa dalla Fondazione Donnaregina e sostenuta dalla Regione Campania, è in parte frutto della partnership con il Centre Pompidou di Metz e con la Fondazione Sol LeWitt di Chester, Connecticut. 

Dopo Napoli, la mostra della collezione di Sol LeWitt sarà esposta a Metz dal 19 aprile al 29 luglio 2013. 

La mostra è il primo omaggio museale italiano reso a questo grande protagonista dell'arte contemporanea internazionale (LeWitt nasce a Hartford, Connecticut nel 1928) dalla sua scomparsa nel 2007 a New York, a 78 anni. Come suggerisce il titolo, l'esposizione intende mostrare il carattere polimorfo e variegato dell'attività artistica di LeWitt. 

La mostra di Napoli illustra con originalità un percorso artistico di quasi 50 anni suddividendolo in tre sezioni, corrispondenti ad altrettanti nuclei tematici, con opere inedite progettate dall'artista e realizzate oggi dai suoi assistenti, con opere mai esposte al pubblico precedentemente, con opere infine di altri artisti ma collezionate da LeWitt.