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11/07/25

Euforia Tomaso Binga




A Napoli la Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee – museo Madre presenta dal 18 aprile al 21 luglio la mostra Euforia Tomaso Binga, a cura di Eva Fabbris con Daria Kahn, exhibition design Rio Grande: è la sua più ampia retrospettiva museale e presenta i quaranta anni della sua pratica artistica attraverso più di centoventi opere tra poesie visive, installazioni, fotografie, collage, documenti, testimonianze di performance – molte delle quali mostrate per la prima volta o a decenni di distanza dalla loro prima esposizione – provenienti da musei e collezioni private.



Il titolo dell’esposizione è emerso durante le conversazioni tra l’artista e Eva Fabbris: Euforia – parola particolarmente amata da Binga perché contiene tutte le vocali, foneticamente universale ed estroversa – diventa “un titolo-manifesto – spiega la curatrice – un augurio, una necessità politica di resistenza” e contraddistingue tanto il suo approccio alla pratica verbo-visuale quanto al femminismo.



“Il lavoro di Binga sfida le convenzioni sociali e culturali – afferma Angela Tecce, presidente della Fondazione Donnaregina – esplorando temi legati al genere e alla critica del linguaggio. (…) Esempi emblematici del suo contributo sono gli alfabeti in cui il corpo dell’artista assume le forme delle lettere, una sintesi tra linguaggio verbale e visivo.”


20/10/24

Tu si’ ‘na cosa grande, Gaetano Pesce




 E' divetato uno dei tanti momenti virali di questa strana modernità l'opera "Tu si’ ‘na cosa grande " che il designer Gaetano Pesce aveva pensato per Napoli. 




Sicuramente si sarebbe divertito a vedere tutta questa attenzione per questo suo intervento, ma questo forse è il bello del suo essere sempre così radibale e "alternativo" alle aspettative e al gusto assodato.






12/07/24

Louise Bourgeois a Napoli

 



 Lo Studio Trisorio di Napoli propone un omaggio a Louise Bourgeois una dei più influenti artisti contemporanei, affiancandosi a prestigiosi musei come la Galleria Borghese e Villa Medici a Roma, il Museo Novecento e il Museo degli Innocenti a Firenze.


Sono presentati 35 disegni realizzati dall'artista tra il 1947 e il 2008 e 4 sculture in bronzo che testimoniano la sua poetica nel corso di un lungo arco cronologico.




L'arte di Louise Bourgeois è permeata di ricordi autobiografici che riguardano tutti gli aspetti della sua vita, in particolare l'infanzia trascorsa a Parigi, e il rapporto con la madre e il padre sono rimasti una profonda fonte di ispirazione perché, come ha affermato la stessa artista, hanno non hanno mai perso il loro mistero, magia e drammaticità.

Nelle opere di Louise, la pratica del disegno sembra accompagnare quella della scrittura, passatempo che ha portato avanti per tutta la vita nei suoi diari, tessendo così la trama dei suoi ricordi più intimi.





Se i suoi disegni sono spazi creativi in ​​cui annota emozioni e idee, “infilandole come farfalle”, le sue sculture sono forme ancora più tangibili, immagini tridimensionali realizzate per esorcizzare il passato e le paure inconsce, superando così il caos interiore. Sono generati da ricordi che riemergono dal corpo, che l'artista definisce i “semi” delle sue opere.

Geometrie astratte o a spirale, riferimenti espliciti a corpi femminili e maschili, sono gli elementi ricorrenti del vocabolario artistico di Bourgeois, che si fonda sul bisogno di immediatezza, di esprimere il proprio stato d'animo, di narrare la complessa relazione tra l'individuo e i suoi i suoi dintorni.

20/06/24

Louise Bourgeois a Napoli



 Lo Studio Trisorio di Napoli propone un omaggio a Louise Bourgeois una dei più influenti artisti contemporanei, affiancandosi a prestigiosi musei come la Galleria Borghese e Villa Medici a Roma, il Museo Novecento e il Museo degli Innocenti a Firenze.

Sono presentati 35 disegni realizzati dall'artista tra il 1947 e il 2008 e 4 sculture in bronzo che testimoniano la sua poetica nel corso di un lungo arco cronologico.




L'arte di Louise Bourgeois è permeata di ricordi autobiografici che riguardano tutti gli aspetti della sua vita, in particolare l'infanzia trascorsa a Parigi, e il rapporto con la madre e il padre sono rimasti una profonda fonte di ispirazione perché, come ha affermato la stessa artista, hanno non hanno mai perso il loro mistero, magia e drammaticità.

Nelle opere di Louise, la pratica del disegno sembra accompagnare quella della scrittura, passatempo che ha portato avanti per tutta la vita nei suoi diari, tessendo così la trama dei suoi ricordi più intimi.




Se i suoi disegni sono spazi creativi in ​​cui annota emozioni e idee, “infilandole come farfalle”, le sue sculture sono forme ancora più tangibili, immagini tridimensionali realizzate per esorcizzare il passato e le paure inconsce, superando così il caos interiore. Sono generati da ricordi che riemergono dal corpo, che l'artista definisce i “semi” delle sue opere.

Geometrie astratte o a spirale, riferimenti espliciti a corpi femminili e maschili, sono gli elementi ricorrenti del vocabolario artistico di Bourgeois, che si fonda sul bisogno di immediatezza, di esprimere il proprio stato d'animo, di narrare la complessa relazione tra l'individuo e i suoi i suoi dintorni.

13/08/23

Kazuko Miyamoto al Madre di Napoli




Il museo Madre di Napoli dedica una interessante mostra all’artista Kazuko Miyamoto (Tokyo, 1942. Vive e lavora a New York), con cui viene inaugurata la nuova programmazione triennale.

Si tratta della prima ricognizione storiografica dedicata a Miyamoto da un’istituzione pubblica europea. Il percorso espositivo si snoda tra il secondo e il terzo piano dello storico Palazzo Donnaregina, ripercorrendo le diverse fasi e i numerosi media attraverso cui si è sviluppata la pratica dell’artista dagli anni Settanta ai primi anni Duemila, la mostra, curata da Eva Fabbris, sarà visitabile fino al 9 ottobre 2023.

Dai primi anni Settanta, Miyamoto opera a cavallo tra due paesi e due culture, trovando un personalissimo modo di connetterne le istanze più profonde, contribuendo e allo stesso tempo contravvenendo al linguaggio modernista. È stata inoltre promotrice di contesti attivisti ed espositivi che per primi a New York hanno esteso i confini della rappresentatività per artiste donne e non occidentali. Il racconto di questa attitudine trova oggi immediate rispondenze nelle istanze più attuali nell’arte. Questa mostra accompagna dunque i pubblici del Madre nel riconoscimento di paradigmi narrativi e storiografici che integrano e ampliano lo sguardo sull’arte del nostro immediato passato secondo una sensibilità del tutto contemporanea.




In questa prospettiva, al Madre Miyamoto idealmente dialoga con la Collezione permanente del museo, in particolare – data l’amicale e linguistica contiguità tra i due artisti – con 10,000 Lines (2005) di Sol LeWitt (Hartford, 1928 – New York, 2007).

Ampio spazio è riservato alle string constructions, la sua più celebre serie di sculture di spago, rigorose e suggestive composizioni bi e tridimensionali iniziate nei primi anni Settanta. Attraverso un sistema di dense linee parallele fatte di un materiale estremamente leggero e modesto, queste opere si presentano come un effimero quanto efficace punto di contatto tra architettura e corpo, sollecitando la percezione a cogliere vibrazioni e imprecisioni. In questi lavori il linguaggio minimalista, sperimentato da Miyamoto in dialogo con LeWitt, di cui diviene assistente poco dopo il suo trasferimento a New York negli anni Sessanta, viene declinato in una forma che negli anni si fa man mano più tattile e irregolare, reagendo convintamente e gioiosamente a strutture a griglia e ritmi regolari. A partire da questa serie iniziale, la mostra racconta l’evoluzione della pratica e dei riferimenti a cui l’artista attinge nei decenni successivi: dai lavori grafici, ai disegni legati alle string constructions fino alle opere realizzate con direct print o fotocopia, che testimoniano l’attenzione alla dimensione effimera della scultura. Queste e altre opere dell’inizio degli anni Ottanta sorgono dall’osservazione e l’interazione con la street life di Downtown New York, dove l’artista vive e lavora fin dal suo arrivo negli Stati Uniti, e dove incontra e dialoga con artisti, poeti, musicisti: una scena vivace e impegnata, rievocata in mostra con vividi documenti visivi. Nelle performance, presentate al Madre attraverso video e fotografie d’archivio, l’attitudine sempre più evidente all’intreccio tra arte e vissuto si lega a un recupero della memoria della danza e della tradizione giapponesi, testimoniato anche dalla presenza di alcuni kimono d’artista realizzati dalla stessa Miyamoto. Completano il percorso alcune importanti installazioni degli anni Duemila.




Kazuko Miyamoto (Tokyo, 1942. Vive e lavora a New York) ha studiato al Gendai Bijutsu Kondankai (Gruppo di discussione sull’arte contemporanea) di Tokyo prima di trasferirsi negli Stati Uniti nel 1964. Ha frequentato la Arts Student League di New York fino al 1968, anno in cui diventa assistente di Sol LeWitt. Gli anni Ottanta e Novanta l’hanno vista operare una svolta che, dalla sua versione del Minimalismo, porta il lavoro a improntarsi più decisamente all’uso di materiali poveri, a un approccio performativo alla scultura e all’osservazione della vita urbana e delle sue implicazioni sociali. È attivatrice e protagonista espositiva alla A.I.R. (Artist in Residence) Gallery di New York, dove organizza mostre ed espone insieme ad artisti come Ana Mendieta (L’Avana, 1948 – New York, 1985), Nancy Spero (Cleveland, 1926 – New York, 2009) e David Hammons (Springfield, 1943). Nel 1986 apre la Gallery Onetwentyeight, uno storico spazio artistico ancora attivo nel Lower East Side di Manhattan.

Il suo lavoro è stato esposto in diverse istituzioni e rassegne internazionali, tra cui: Japan Society, New York (2022); Mori Art Museum, Tokyo (2021); National Museum of Modern Art, Tokyo (2019 e 1977); Met Breuer, New York (2019); National Gallery, Singapore (2018); Drawing Center, New York (2016); Kochi-Muziris Biennale, Kochi, India (2014); Museum of Goa, India (2014); Lentos Museum, Linz (2007); Artists Space, New York (1992); Lunds Konsthall, Lund (1981); Museum of Modern Art, New York (1979); MoMA PS1, New York (1978); National Museum of Modern Art, Kyoto (1977).

05/05/21

Joseph Beuys a Napoli..

 


Anche se ultimamente molto criticato per certe sue posizioni che effettivamente lo rendono un pochino limitato sul fronte umano, come artista rimane per me un esempio molto stimolante, per cui sono molto curioso della prossima mostra che in Italia lo festeggia alla Casa Morra di Napoli. 

Sarà inaugurata online il prossimo 9 Maggio, la mostra propone un principio di riflessione sull’eredità culturale dei transiti dell’artista tedesco a Napoli e in Italia tra il 1971 e il 1985. Ci sarà poi una rassegna di film negli spazi degli Archivi Mario Franco. I #film saranno proiettati tutti i mercoledì alle 18.00 su prenotazione (ad eccezione dei mesi di luglio e agosto) negli spazi degli Archivi Mario Franco

Dall’11 maggio al 13 novembre Casa Morra d’intesa con Goethe-Institut Neapel omaggia Joseph Beuys, a cento anni dalla nascita, con la mostra Beuys e Napoli a cura di #giuseppemorra, proponendo un principio di riflessione sull’eredità culturale dei transiti dell’artista tedesco a Napoli e in Italia tra il 1971 e il 1985.

Cinque #film saranno proiettati in successione negli spazi degli Archivi Mario Franco: al regista napoletano si deve la più completa documentazione filmica della collaborazione tra Lucio Amelio e Beuys a partire dalla prima mostra La rivoluzione siamo noi (1971) alla Modern Art Agency. Per celebrarne il cinquantenario, la programmazione inaugurerà con l’omonimo #film che sarà proiettato insieme a Der Tisch, filmato donato da Beuys al regista napoletano nel formato originale in 16mm, che documenta una delle sue prime azioni all’Accademia di Düsseldorf (1971). Della collaborazione tra il gallerista napoletano e l’artista tedesco, Franco documenta altre azioni come “Vitex agnus castus”, realizzata per Arena: dove sarei arrivato se fossi stato intelligente! (1972), e “Diagramma Terremoto”, contestuale a Terremoto in palazzo (1981). Di questa seconda azione Petra Richter restituisce una suggestiva immagine di Beuys, descrivendolo come un “sismografo umano […] assorbito nel tracciare le vibrazioni di un terremoto immaginato allo stesso modo in cui una macchina ECG registra l’attività elettrica del cuore umano”. Dell’ultima grande #mostra a Capodimonte, Palazzo Regale (1985) – raccontata da Michele Bonuomo come “una definitiva architettura di tutta la sua produzione, quasi […] un testamento” – Franco realizza un filmato con l’ultima intervista all’artista tedesco sulla sua opera e sul suo legame con Napoli e l’Italia.

A conferma della vocazione di Casa Morra verso l’apertura sugli inattesi percorsi di ricerca indotti dai materiali d’archivio, una serie fotografica di Gerardo Di Fiore testimonia l’incursione di Beuys nel contesto dell’azione “Hic Sunt Leones” (1972) del collettivo Galleria Inesistente, e offre, al contempo, una più ampia veduta sulla stratificazione dell’ambiente artistico e culturale napoletano tra gli anni sessanta e settanta.

In #mostra anche una selezione di multipli, funzionali alla strategia divulgativa del più ampio progetto beuysiano di “scultura sociale”: per l’artista tedesco il problema del “dare forma” non ha a che vedere con una ricerca stilistica interna allo spazio di autonomia dell’arte, ma si risolve nelle possibilità antropologiche di formare/organizzare tutti i campi del sociale a partire dalla creatività individuale. Si tratta, a ben vedere, di quello che Achille Bonito Oliva, nel corso della prima fondamentale intervista a Beuys nel 1971, definisce come uno “spazio socratico”. L’intuizione critica è confermata dallo stesso artista: “l’arte mi interessa solo in quanto mi dà la possibilità di un dialogo con l’uomo”. E le possibilità costituenti dell’arte, in un senso inclusivo e democratico, sono esemplarmente indagate da Beuys nel suo storico contributo a Documenta 5 (1972) dove per cento giorni allestì l’ufficio per l’“Organizzazione per la democrazia diretta tramite referendum”. Di questa esperienza a Kassel viene presentata un’inedita documentazione fotografica di Vettor Pisani.

Il percorso della #mostra si chiude con un’appendice della sala permanente dedicata all’artista tedesco, allestita nel 2017 con materiali donati da Lucrezia De Domizio Durini: un approfondimento su Difesa della natura a Bolognano, dove il 13 maggio 1984 Beuys aprì uno spazio di discussione pubblica sui temi della difesa della natura e della creatività individuale. In occasione di Beuys e Napoli Italo Tomassoni ricorda questa esperienza di condivisione con un’intima missiva all’artista.

09/03/20

Lynda Benglis torna a Napoli



La Thomas Dane Gallery di Napoli, in via Francesco Crispi, 69, ospita fino al 14 Marzo una bella mostra di Lynda Benglis, dal titolo “Spettri”.




Una bella selezione di lavori più storici e recenti opere summa di un lungo percorso nello studio fra organico e astratto. 


15/09/19

Il “Punto Magnetico” di Napoli



L’artista Gianluigi Maria Masucci ha ideato uno spazio temporaneo presso Palazzo Filomarino, in via Benedetto Croce, 12 nel cuore di Napoli.

Nominato Punto Magnetico, è un laboratorio di arti visive, aperto al dialogo e all’incontro, con uno spirito interattivo e sperimentale. Un luogo in cui l’artista propone le sue rielaborazioni grafiche e visive su Napoli, trasmettendo quella dimensione fra percezione reale e stato emotivo.

Il progetto avrà corso fino alla fine del 2020 con una serie di nuove opere site-specific ideate con un’attenzione alla storia stessa della città alla sua forma urbana e alle energie in essa presente.

Saranno realizzati dei lavori di performance, videoproiezioni e installazioni che agiranno come “un agopuntura” nei meridiani energetici della città evidenziandone aspetti tralasciati, dimenticati o nascosti. 

14/09/19

Pier Paolo Calzolari al Madre di Napoli


 


Il Madre di Napoli ospita fino al 30 Settembre una bella antologica pittorica su Pier Paolo Calzolari.

Intitolata “Painting as a Butterfly” e curata da Achille Bonito Oliva e Andrea Viliani, con la collaborazione della Fondazione Calzolari, si sviluppa su diversi piani del palazzo, con oltre 70 opere fra disegni, dipinti e lavori multimaterici, ideati fra gli anni Settanta e oggi.




Un bel percorso con una buona selezione di opere che danno il giusto valore al ricco percorso dell’artista, mettendo in risalto la sua cifra più significativa, la capacità di essere un  diffusore di potenziali visioni, in cui opera con una selezione di fragili e aperte ispirazioni.



Mi affascina sempre l’uso dei materiali naturali e il sapiente inserimento di oggetti artificiali, che spesso rendono le sue opere così magiche.

Parallelamente sono proposti, in un bell’allestimento, una serie di video di Liam Gillick.


  

12/09/19

Nuovi spazi per la Fondazione Morra Greco


 


Si è appena conclusa la mostra di apertura dei nuovi spazi della Fondazione Morra Greco a Napoli.

Nel cuore della città, è stato amorevolmente riportato alla sua bellezza il cinquecentesco Palazzo Caracciolo di Avellino dalla Fondazione Morra, che ha ospitato, fino a pochi giorni fa, la prima mostra inaugurale con alcune stupende opere della collezione di Maurizio Morra Greco, annovera oltre mille lavori d’arte di oltre duecento artisti.




Si tratta dei lavori di Jimmie Durham, che da diversi anni soggiorna a Napoli, con alcuni lavori realizzati appositamente per l’apertura. Henrik Håkansson di cui affascina il video proposto al terzo piano e il radicale Peter Bartoš, dalla forte impronta sperimentale.

Distribuita su più livelli gli spazi accolgono le articolare opere sono state proposte in un percorso libero, attenta a dare una giusta dimensione alle opere proposte.

La progettazione degli spazi sarà strutturata con uno sguardo internazionale ma anche attenta alla ricca realtà territoriale, con una importante cooperazione con la Regione Campania.











22/01/18

Thomas Dane a Napoli.



Il 24 Gennaio aprirà a Napoli una sede della galleria Thomas Dane, con una mostra collettiva con gli artisti: Bruce Conner, Steve McQueen, Catherine Opie, Caragh Thuring e Kelley Walker, cinque artisti per cinque stanze del primo piano di palazzo Ruffo, nel quartiere di Chiaia. Sarà uno spazio non solo espositivo ma di ricerca e laboratorio per gli artisti. 





CS  For the inaugural exhibition at Thomas Dane Gallery in Naples, five rooms of the renovated Casa Ruffo have been dedicated to five artists whose work, whether literally or allegorically, draws inspiration or substance from Naples, or our idea of Naples.

Each room is dedicated to a single artist. The works on view by Bruce Conner, Steve McQueen, Catherine Opie, Caragh Thuring and Kelley Walker, echo and illustrate – each in their own way – the bustling, hedonistic beauty of the city; a place where old and new collide, and where urgency for life coexists with a looming sense of mortality.

Bruce Conner’s last completed masterpiece EASTER MORNING, 2008, is a metaphysical paean to renewal and rebirth beyond the natural and ephemeral worlds. The film is an expansion and adaption of his 1966 film EASTER MORNING RAGA. Conner digitized and extended the 8mm footage, manipulating the frame rate to create a dizzying effect of visual transcendence, moving in rhythm to the hypnotic instrumental chant of Terry Riley’s composition In C, 1964. Lens flares act as a compositional force driving the movement of the film through close-ups of seemingly unconnected images – plants, a nude woman, a view from a window, an arabesque carpet, a burning candle – which, when taken together, impress a dreamlike evocation of time and place.




In Steve McQueen’s silent 16mm film Running Thunder, 2007, a horse lies in a meadow, the grass around it is gently disturbed by a breeze. A fly circles and then crawls over the horse’s open eye but there is no reaction. We soon realise that the eye does not blink and the horse does not move. The medium of film, defined by time and motion, is pulled up short by McQueen’s static motif: a nature morte, or still life. Playing on the contradictory associations of speed and power inherent in the title, Running Thunder is a vanitas, a meditation on time and mortality and the possibilities of transcendence of death through the medium of film.

Catherine Opie shows a group of works from the series with which she shot to prominence in the mid-1990s: a spectacular sequence of studio portraits which navigate gender and identity through studies of her close  friends in the West Coast leather community. The language of Old Master painting has imbued the portraits Opie has made throughout her career, an idea developed in these early works. With their formal compositions and rich monochromatic backgrounds the portraits imbue their often marginalised subjects with a regal dignity, calling to mind the history of Italian Renaissance and Baroque portraiture, and the grandeur of courtly Naples. 

Caragh Thuring has returned to a motif recurrent in her practice - the volcano - to create two new works for the exhibition Day and Night, both 2017. Although loosely constructed around similar themes they differ greatly in style and technique. Typical of Thuring’s work, Day’s speculative environment is rendered with an economy of means that leaves large tracts of empty linen, lending the work the serenity and harmony of a 19th Century Japanese print. In contrast, Night is more densely composed: a fiery and energetic explosion of drama and colour constructed by layering traces of previous works and motifs. In one area the brickwork of one of Thuring’s earlier woven paintings creates a composite layering of old and new, assimilating a mechanised industrial process and handcraft.

Kelley Walker has created a new group of works especially for the exhibition, also mining subjects and ideas from his own work. Drawing on Naples’ rich art history, Walker looks to the culturally active period following the Irpinia earthquake of 1980, when Lucio Amelio (1931-1994) brought many international contemporary artists to Naples, who, in turn, became in awe of its creative charge. Walker uses as his starting point the iconic exhibition poster of Andy Warhol and Joseph Beuys’ joint exhibition at Galleria Lucio Amelio that year, showing them side by side with the civic lions of Piazza dei Martiri. Using the image of the lion and Warhol’s hand as a unifying ground, Walker fractures it through processes of digital corruptions and manipulations - the effect is almost as if strata of personal and local histories have been excavated to uncover the fragments of a frieze. Conceived as architectonic features within the room, Walker’s photo-objects are like columns and architraves that activate the space, creating narratives that echo the real life layering of histories of the city.

For exhibitions and sales enquiries please contact Federica Sheehan: federica@thomasdanegallery.com

Gallery Hours: Tuesday to Friday 11am-7pm Saturday 12pm-7pm or by appointment


 




18/12/16

30 anni




La Galleria Alfonso Artiaco di Napoli oggi festeggia trent'anni di attività.

Per l'occasione realizza una mostra con un collettiva di artisti con opere storiche che raccontano della lunga avventura di questa importante galleria italiana.




30/11/13

Sante meraviglie - Il tesoro di San Gennaro al Museo Fondazione Roma

  
In sette secoli di passione religiosa la glorificazione di San Gennaro ha creato un’inestimabile raccolta di omaggi, in particolare di preziosi manufatti orafi, che oggi la pone fra le più importanti raccolte del mondo, pari a quelle dei gioielli della Corono d’Inghilterra o degli Zar delle Russie.
Una piccola frazione di questo meraviglioso patrimonio artistico è ora visibile al Museo Fondazione Roma di Palazzo Sciarra, fino al 16 febbraio 2014.
Per farsi un’idea basta percorrere la creazione della famosa collana di San Gennaro, usata come ornamento del busto, iniziata nel 1679 da Michele Dato, con ben tredici grosse maglie in oro massiccio alle quali sono appese croci tempestate di zaffiri e smeraldi, che negli anni hanno continuato a impreziosirsi di tanti gioielli da attestarsi ora tra i più preziosi gioielli al mondo.
Che dire delle stupende donazioni di Carlo di Borbone, un’elegantissima croce d’ora, o di quella offerta dalla Sassonia, una ciappa in tre pezzi con diamanti e smeraldi.
Ma non è solo il valore delle gemme o del materiale è anche la squisita fattura e la grande varietà dei pregiatissimi artigiani che hanno realizzato questi oggetti a rendere l’evento un’occasione unica di meraviglia.
Pensiamo alla Mitra, di cui si celebra 300° anniversario della realizzazione, con 3.964 gemme preziose, tra diamanti, rubini e smeraldi, scelti per il loro significato, commissionata da re Carlo II d’Angiò al maestro Matteo Treglia per i festeggiamenti del terzo centenario nel 1713. Viene usata per ornare il busto reliquario del Santo; il costo per la realizzazione fu di ventimila ducati raccolti attraverso sottoscrizioni del popolo, clero, artigiani e nobili.
La mostra di Roma offre anche l’occasione per scoprire altri tesori come, ad esempio, la Croce in argento e coralli del 1707, dono della famiglia Spera, che testimonia la grande diffusione che ebbe a Napoli in epoca barocca l'uso del corallo accostato all'argento, sia in ambito laico sia religioso. Altro fantastico oggetto il maestoso calice in oro, rubini, smeraldi, brillanti dell’orafo di corte Michele Lofrano, commissionato da Ferdinando di Borbone nel 1761.
Sono proposte anche alcune opere pittoriche come la rappresentazione di San Gennaro, quadro realizzato dal Solimena nel 1702, un autentico capolavoro cromatico, divenuto ancor più famoso perché da quell’anno tutte le immagini del Santo patrono di Napoli riprendono questa iconografia.
Il tesoro di Napoli - I capolavori del Museo di San Gennaro, fino al 16 Febbraio presso il Museo Fondazione Roma - Palazzo Sciarra Aperto dal martedì alla domenica dalle ore 10.00 alle 20.00. Info al sito  www.mostrasangennaroroma.it 

21/06/13

Madre, inizio d'estate


Il Madre (Donnaregina) di Napoli inizia da oggi la nuova serie di esposizioni con la nuova gestione di Andrea Viliani 

Ecco il programma :

Per_formare una collezione #1 è il primo capitolo di un progetto destinato a svilupparsi nell’arco di un intero anno dedicato alla formazione progressiva della collezione permanente del museo Madre. In questo primo capitolo, diffuso su tutto il museo, l’attenzione è posta su artisti di generazioni diverse le cui opere hanno in comune un carattere partecipativo, di azione e riflessione condivisa, nelle forme del testo, della performance, dell’azione, della messa in scena teatrale, dell’happening, dell’installazione video e filmica, del progetto collettivo. Il corpo in azione e il gesto della scrittura come articolazione del pensiero sono i comuni denominatori di questo primo capitolo. A cura di Alessandro Rabottini e Eugenio Viola

La Lezione di Boetti (alla ricerca del onehotel, kabul) La mostra dedicata all'artista messicano Mario Garcia Torres (Monclova, 1975) raccoglie per la prima volta integralmente tutti i lavori prodotti dall’artista durante gli otto anni di ricerca condotti sull’One Hotel di Kabul (Afghanistan), luogo di residenza e produzione artistica, dal 1971 al 1977, di Alighiero Boetti, uno dei massimi artisti del XX secolo. La mostra raggruppa installazioni video, lavori fax e postali, placche lignee e metalliche, scritte a muro, cartoline e materiali grafici, insieme ad alcuni interventi inediti concepiti appositamente per lo spazio espositivo, oltre a opere di Alighiero Boetti specialmente selezionate dall'artista per la mostra, alcune destinate a entrare nella collezione permanente del museo. A cura di Andrea Viliani


Tutto in Uno La mostra, organizzata in collaborazione con WIELS-Contemporary Art Centre di Bruxelles, è la più ampia retrospettiva mai realizzata, e la prima in un’istituzione pubblica italiana, dedicata a Thomas Bayrle (Berlino, 1937), uno dei pionieri e principali esponenti della Pop Art europea, il cui linguaggio artistico, unendo Pop Art, Arte Concettuale, Op Art, si configura come una vero e proprio condensato delle neo-avanguardie del secondo ‘900. Con oltre 200 lavori, dal 1960 ad oggi, la mostra offre un potente ritratto dell’uomo-massa contemporaneo, nella cui identità ibrida si sovrappongono consumo e ecologia, propaganda e denuncia, sessualità e spiritualità, pornografia e religione. A cura di Devrim Bayar e Andrea Viliani