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10/02/26

Félicien Rops al Kunsthaus Zürich

 


Quest'anno il Kunsthaus Zürich ha scelto di esplorare il tema della sessualità e dell'erotismo attraverso un esempio particolarmente significativo: l'arte di Félicien Rops (1833–1898). Dal 6 marzo al 31 maggio 2026, verrà presentato uno degli artisti più radicali e al contempo più enigmatici della fine del secolo. L'universo visivo demoniaco-erotico di Rops sfidava le convenzioni del suo tempo e poneva interrogativi sui ruoli sociali, sulle concezioni morali e sulla libertà artistica che sono ancora attuali. 

Una particolare riflessione che nel periodo del Simbolismo, con una critica alla borghesia, l'artista produce con una trasgressore senza confini. Ricoperto di elogi da scrittori come Charles Baudelaire e Joris-Karl Huysmans, l'artista belga ha sondato con tenacia gli spazi dell'arte. Nelle sue opere, egli si scagliava contro l'ambivalenza borghese.

Attingendo ai cliché e agli stereotipi di genere del suo tempo, Rops ha smascherato l'ipocrisia del cittadino perbene. Il fenomeno Rops rivela quindi non solo alcuni dei migliori risultati nella stampa e nel disegno intorno al 1900, ma getta anche luce sulle relazioni di genere a cavallo tra il XX e il XX secolo.


NICCHIE CREATIVE
"La crudeltà non è altro che energia umana non ancora corrotta dalla civiltà", scrisse il Marchese de Sade nella sua "Filosofia nel boudoir". Nonostante le implicazioni discutibili di questa affermazione, è facile capire perché l'arte di Rops abbia così spesso esercitato un forte impatto sugli intellettuali: la sua rappresentazione di un erotismo sfrenato, spesso al limite della crudeltà, ha aperto nicchie in cui potevano svilupparsi spazi creativi – luoghi apparentemente ancora incontaminati dall'influenza della civiltà.

Lo stesso Rops incoraggiava l'idea che le sue opere grafiche fossero resistenti alle lodi facili, osservando che "un artista dovrebbe preoccuparsi poco se qualcosa viene capito, tranne forse da pochissimi! E che piacere è praticare questo "druidismo". Essere il proprio sommo sacerdote ermetico […]!"

I DUE FACCE DI UN'OPERA
L'opera di Rops prospera sulle contraddizioni: era al tempo stesso ampiamente diffusa e consapevolmente privata. Mentre si guadagnava la reputazione di uno degli illustratori di libri più affermati e produttivi del suo tempo, parallelamente sviluppava un'opera deliberatamente nascosta allo sguardo del pubblico.

Per molti anni, Parigi, all'epoca capitale dell'arte, fu il luogo ideale per Rops, che frequentava circoli letterari e creava frontespizi per nuove opere di narrativa. Grazie all'intervento di Auguste Poulet-Malassis, poté collaborare con Charles Baudelaire, mentre le opere di Jules Barbey d'Aurevilly, Stéphane Mallarmé e Paul Verlaine presentavano tutte le sue illustrazioni. Accanto a questo, tuttavia, esisteva un secondo lato, meno noto, dell'artista, che lavorava con dedizione per collezionisti privati, sfidando apertamente le convenzioni pubbliche. Utilizzando un repertorio di motivi che cercavano di oltrepassare ogni confine dell'erotismo, metteva in discussione le norme sociali ed esplorava il potenziale dell'arte. Ancora oggi, le sue opere più provocatorie nelle collezioni pubbliche sono tenute nascoste da occhi indiscreti.
 
 
UN DOCUMENTO DEL SUO TEMPO
Tipica dell'epoca è la stilizzazione delle donne da parte di Rops come "femmes fatales", raffigurandole in un modo che fonde attrazione e orrore. La mostra riprende questo aspetto e si chiede se, nella sua opposizione alla morale borghese, Rops abbia perpetuato proprio gli stereotipi che si proponeva di criticare. 

Ciononostante, Rops è oggi considerato uno degli artisti belgi più importanti e, insieme a Fernand Khnopff, una figura centrale della fin de siècle belga. Una delle sue opere principali, "La tentazione di Sant'Antonio", ottenne particolare fama grazie a un'interpretazione dettagliata di Sigmund Freud. Fu anche acclamata al primo Salon de Les XX, segno che l'importanza storico-artistica di Rops era evidente a una generazione emergente di artisti, come James Ensor.

La mostra offre una duplice prospettiva sull'opera di Rops: come capolavoro di disegno e come specchio degli atteggiamenti sociali del Novecento che oggi richiedono una rivalutazione. 

Concepita in stretta collaborazione con la Biblioteca Reale del Belgio (KBR), la mostra presenta quasi settanta opere, tra cui una cinquantina di prestiti della stessa KBR, oltre a pezzi chiave dell'artista provenienti da collezioni svizzere e straniere, in particolare dal Musée Félicien Rops, dal Musée Marmottan Monet e dal Musée d'Orsay. La mostra è ideata e curata da Jonas Beyer (Kunsthaus Zürich) e Daan van Heesch (KBR). 

La mostra è patrocinata da Patrick Van Gheel, Ambasciatore del Regno del Belgio in Svizzera. Con il supporto della KYTHERA Kultur-Stiftung.



EDUCAZIONE ARTISTICA

La mostra è accompagnata da un catalogo riccamente illustrato in inglese e tedesco, pubblicato da Hirmer Verlag, contenente saggi, tra gli altri, di Juliane Au, Elisabeth Bronfen e Véronique Carpiaux. Sarà disponibile presso il negozio del Kunsthaus all'inaugurazione della mostra.

Visite guidate pubbliche in tedesco: giovedì 19 marzo, ore 18:30; domenica 12 aprile, ore 11:00; sabato 9 maggio, ore 18:30.

L'inaugurazione dei soci includerà discorsi di Vanessa Matz, Ministro belga per l'azione pubblica e la modernizzazione, responsabile della politica scientifica, dell'ambasciatore belga Patrick Van Gheel e di Sara Lammens, Direttore generale della Biblioteca reale del Belgio, nonché di Martin Meyer, il cui romanzo poliziesco "Das Fallbeil" (La ghigliottina, scritto sotto lo pseudonimo di Fabio Lanz) ruota in parte attorno all'artista Félicien Rops.


20/07/25

Franz West alla galleria Eva Presenhuber di Zurigo

 


A Zurigo la  Galerie Eva Presenhuber propone la mostra Franz West: Die frühen Werke / Early Works, con sculture e oggetti realizzati tra il 1973 e il 1992 dall'artista austriaco Franz West (1947-2012 a Vienna, Austria) provenienti da collezioni private, in particolare da quella del suo mentore di lunga data, l'ex gallerista e curatore Peter Pakesch (nato nel 1955 a Graz, Austria) e dalla Galerie Eva Presenhuber. La mostra è accompagnata da una nuova pubblicazione, fotografie di Friedl Kubelka e proiezioni di film di Andreas Reiter Raabe e Bernhard Riff in uno spazio adiacente. Sarà la dodicesima mostra in galleria dall'inizio della collaborazione tra West ed Eva Presenhuber . 



Nel vibrante e in continua evoluzione mondo dell'arte, dove il contemporaneo trionfa sul passato, gli artisti, con poche eccezioni, finiscono per essere ignorati dopo la loro morte. Stimolato dal nuovo, ciò che un tempo era così fresco svanisce gradualmente nell'oblio, in contrasto con la nozione di eternità – inevitabilmente, apparentemente in modo naturale, e in alcuni casi in modo assurdo e del tutto ingiustificato. È stato il caso di Franz West, a cui è stato conferito il Leone d'Oro alla carriera alla 54a Biennale di Venezia nel 2011, un anno prima della sua morte. Nel 2015, la sua opera unica e incomparabile è entrata in un dialogo emozionante e profondo con quella dell'artista americano Cy Twombly al Museum Brandhorst. 





La stretta affinità artistica tra i due artisti, nonostante le loro differenze biografiche e geografiche, è stata messa in luce, così come la potente influenza che West ha esercitato sui suoi contemporanei proprio perché, per un atteggiamento difensivo interiore, non ha mai ceduto al mainstream, alla moda o all'eccessivamente convenzionale. Nonostante il suo successo internazionale, iniziato negli anni '80, e nonostante la celebrazione della sua arte con 200 opere curata da Christine Macel e Mark Godfrey al Centre Pompidou nel 2018 e alla Tate Modern nel 2019, a quanto pare non è stato sufficientemente evidenziato quanto fosse avanti rispetto al suo tempo, e in effetti al nostro. Ciò che il filosofo Ernst Bloch scrisse ne "Il principio speranza" sul passato, che ha un intrinseco surplus incompiuto, è forse il modo migliore per comprendere la ricca eredità artistica dell'austriaco in termini di visione, interpretazione e godimento.

17/07/25

Klara Lidén alla Kunsthalle di Zurigo

 


La Kunsthalle di Zurigo presenta la prima mostra personale istituzionale in Svizzera dell'artista berlinese Klara Lidén (nata a Stoccolma nel 1979). " Over out und above" presenta nuove produzioni accanto a lavori precedenti, offrendo uno sguardo sui metodi di lavoro multistrato dell'artista e sulla sua esplorazione dei confini fisici, psicologici e sociali dello spazio pubblico e privato.

Il vocabolario artistico di Lidén spazia da interventi architettonici in contesti urbani e istituzionali ad atti performativi di resistenza che sfidano il tessuto collettivo e sociale dello spazio urbano. L'appropriazione materiale dell'ambiente circostante è un'altra componente centrale della pratica di Lidén, che ne mette in scena i materiali e gli elementi urbani nello spazio espositivo.

Al piano inferiore della Kunsthalle di Zurigo, una costellazione di sculture ricompone un paesaggio urbano. Square Moon, 2025, si erge sopra lo spazio espositivo come un lampione ed è posta in dialogo con light box da cui l'artista ha cancellato la segnaletica originale. Con Untitled (Holes) , 2025, Lidén continua a impiegare il suo principio del détournement : le opere consistono in carotaggi di perforazione, cilindri di cemento che sono sezioni di tessuto urbano profondo: gli strati sotterranei di strade, muri e fondamenta. Il loro titolo modesto riecheggia anche la strategia artistica di Lidén, una pratica di inversione, rimozione e distacco che percorre tutta la sua opera artistica.

Il fatto che lo spazio pubblico non sia solo materialmente codificato, ma anche intrinsecamente performativo, è reso evidente nell'opera di Lidén Gang Gang Gang , 2025. La scultura modulare è composta da passaggi temporanei, come quelli utilizzati per proteggere i pedoni in prossimità di cantieri edili. Strati di graffiti, sporcizia e altri segni d'uso sono visibili sui pannelli di legno, alcune delle quali l'artista ha trattato con vernice riflettente. Questa architettura trovata invita i visitatori a muoversi attraverso e intorno agli elementi e a notare non solo le loro caratteristiche altrimenti insignificanti o evidenti, ma anche a considerare come vengano impiegati quotidianamente come strumento nel contesto urbano.

Al piano superiore, il corpo come mezzo con capacità di esplorazione e soggetto di governo spaziale è evidenziato anche dalla presenza monolitica dei due cuboidi chiusi Ring (Nuts) e Ring (Zomb) , 2025. Realizzate con recinti di cantiere, le sculture di grandi dimensioni ricordano il vocabolario ridotto dell'arte minimalista. La loro collocazione all'ingresso della mostra e di fronte alle due finestre della sala pone ai visitatori questioni di accessibilità ed esclusione, creando al contempo spazi nascosti – nicchie e corridoi – per altre opere. La sua serie in corso Untitled (Trashcan) è una collezione di cestini per i rifiuti provenienti da varie città. Pur essendo spogliati della loro funzione originale, fungono ancora da ritratti dei rispettivi luoghi d'origine.

Infine, la presenza fisica dell'artista è al centro dell'attenzione nelle proiezioni di diapositive di grande formato. Le diapositive realizzate a mano – fotogrammi video stampati a getto d'inchiostro, trasferiti su acetato trasparente, tagliati a mano e montati – proiettate sulle pareti in varie dimensioni, mostrano Lidén mentre mette in atto nuove azioni performative realizzate per questa mostra. Le immagini in bianco e nero a grana grossa documentano i tentativi farseschi dell'artista di liberarsi da regole e convenzioni sociali. Che si tratti di attraversare una diga di Zurigo, di riparare la sua bicicletta a Berlino o di trasportare le sue opere per le strade, "la questione della riappropriazione dello spazio urbano privatizzato inizia sempre in qualche modo dal corpo, dai suoi modi di muoversi e dalle temporalità che coinvolge", afferma Lidén.
Rimosse dal loro habitat – appropriate, spostate e messe in mostra – le opere di Lidén diventano esse stesse corpi o attori con cui gli spettatori si confrontano. La loro esistenza, tuttavia, non riguarda mai solo lo spazio pubblico urbano. Piuttosto, possono essere comprese anche in relazione alle strutture e alle condizioni istituzionali. Dopotutto, lo spazio pubblico nasce sempre dove sono presenti dei corpi , che si tratti dello spazio urbano o del contesto istituzionale della Kunsthalle di Zurigo.

A cura di Fanny Hauser.




La mostra è promossa da Philaneo , un'organizzazione benefica che sostiene l'arte contemporanea. Philaneo si concentra sulla produzione di nuove opere, sul supporto alle mostre e sul collezionismo istituzionale. I progetti vengono selezionati in stretta collaborazione con artisti, curatori e istituzioni internazionali.

Un ringraziamento particolare alla Galerie Neu di Berlino, alla Sadie Coles HQ di Londra e alla Reena Spaulings Fine Art di New York, nonché all'Ambasciata svedese di Berna, alla Zeppelin Rental GmbH, alla Interbohr AG, a Britta Bökenkamp e a Bernd Lager.

All'inizio del 2026 la Kunsthalle di Zurigo e il KW Institute for Contemporary Art di Berlino pubblicheranno una monografia sull'opera di Klara Lidén.

28/09/19

Prossimamente Kunsthaus di Zurigo


La programmazione della Kunsthaus di Zurigo per il prossimo anno è bella intensa di eventi artistici, che vedono figura di spicco internazionale come Olafur Eliasson con interessanti proposte come la mostra su Ottilie Wilhelmine Roederstein.

Vediamo allora il ricco calendario .


17.1. – 22.3.20 
OLAFUR ELIASSON 
Olafur Eliasson (*1967), annoverato tra i più importanti artisti contemporanei, ha progettato una nuova installazione, concepita appositamente per un’area espositiva di circa 1000 m2 all’interno del Kunsthaus Zürich. L’opera affronta il rapporto di noi uomini con gli altri esseri viventi e con le altre specie presenti sulla terra. In luogo della lotta per la sopraffazione, Eliasson invita alla simbiosi e trasforma lo spazio museale in un’installazione immersiva totale, che stimola tutti i nostri sensi. L’artista riesce a tradurre questo tipo di questioni cruciali e di sfide sociali in un’estetica che si rivolge non solo alla nostra ragione, ma che ci avvolge anche sul piano fisico ed emotivo. 
Con il sostegno di Swiss Re – Partner per l’arte contemporanea 

31.1. – 26.4.20 
LA POESIA DELLA LINEA. DISEGNI DI GRANDI MAESTRI ITALIANI 
Il Kunsthaus Zürich presenta una selezione della sua piccola ma assai pregiata collezione di disegni italiani dal rinascimento al barocco. Accanto al celebre studio di Raffaello per un affresco nel palazzo del Vaticano, saranno esposti disegni finora sconosciuti di grandi nomi italiani della storia dell’arte, quali Correggio, Guercino e Carlo Maratti. Guardando le linee tracciate con virtuosismo sulla carta sembra di assistere in diretta alla nascita di un’opera d’arte.   
Mostra in collaborazione con l’Istituto di storia dell’arte dell’Università di Zurigo.
 

7.2. – 3.5.20 
OTTILIA GIACOMETTI – UN RITRATTO. OPERE DI GIOVANNI E ALBERTO GIACOMETTI 
La mostra è dedicata a Ottilia, figlia di Giovanni e Annetta Giacometti, nonché sorella di Alberto, Diego e Bruno. L’esposizione è incentrata sulla figura meno nota della celebre famiglia di artisti: Ottilia muore nel 1937, a soli 33 anni, all’atto di mettere al mondo suo figlio Silvio. Una sessantina di quadri, disegni e sculture di Giovanni e Alberto Giacometti la ritraggono da bambina, fanciulla e quale giovane donna. Parte della mostra è dedicata ai ritratti di suo figlio Silvio: nel nipote, cui Alberto era molto affezionato, continuava a vivere il ricordo di Ottilia. Alcune fotografie e documenti inediti mettono in luce i forti legami familiari dei Giacometti. 
Con il sostegno della Fondazione Hulda e Gustav Zumsteg 

24.4. – 19.7.20 
GLORIA EFFIMERA – I RUGGENTI ANNI VENTI. 
DA JOSEPHINE BAKER A THOMAS RUFF 
Gli anni venti del Novecento furono un decennio di passi in avanti e di ricadute. In nessun altro momento del XX secolo vi fu un tale desiderio di novità: si affermarono nuove visioni urbanistiche, le città conobbero una crescita smisurata, i ruoli tradizionali vennero messi in discussione e superati, le minoranze oppresse fecero sentire la propria voce a livello politico e culturale, la vita quotidiana dei lavoratori divenne più sostenibile, mentre si affermava una fiorente industria del tempo libero. L’alto grado di innovazione ebbe un diretto riflesso sul desiderio di sperimentazione in tutte le arti. 
Per la prima volta vengono considerati insieme, in un’unica mostra, movimenti quali il Bauhaus, il Dada, la Nuova oggettività, nonché icone del modernismo architettonico e del design. Il Kunsthaus evidenzia l’eterogeneità di stili in pittura, scultura, disegno, fotografia, cinema e collage di quegli anni di grandi cambiamenti. Un collegamento ai giorni nostri è tracciato da artisti contemporanei che si interessano in maniera precipua al linguaggio formale e ai contenuti degli anni venti. 
In coproduzione con i Festspiele Zürich 
Con il sostegno della Zürcherische Seidenindustrie Gesellschaft


29.5. – 13.9.19 
KADER ATTIA 
Kader Attia nasce nel 1970 da genitori algerini in una periferia a nord di Parigi. L’esperienza di una vita a metà strada fra due culture è il punto di partenza per la sua attività artistica: nelle sue opere, Attia affronta il tema del passato coloniale dell’Europa e del mondo occidentale con le relative conseguenze. 
Un alto valore etico ed estetico contraddistingue le sue sculture, le sue installazioni, le sue foto e i suoi video, dedicati alle crisi e alle principali questioni sociopolitiche dei nostri giorni. Al centro della mostra vi è un’opera monumentale realizzata dall’artista appositamente per il Kunsthaus. 
Con il sostegno di Swiss Re – Partner per l’arte contemporanea 

4.7. – 8.11.20 
PAESAGGI – LUOGHI DELLA PITTURA 
La mostra offre un panorama della pittura paesaggistica con oltre 50 straordinari quadri provenienti dalle collezioni del Kunsthaus e nati nelle Fiandre, in Olanda, in Italia e in Francia fra il Cinquecento e l’Ottocento. Tra gli artisti vi sono Joachim Patenier, Hendrick Avercamp, Jan van Goyen, Jacob van Ruisdael, Claude Lorrain, Domenichino e Bernardo Bellotto. 
È innovativa la presentazione in parallelo di paesaggi degli inizi della modernità, realizzati da van Gogh, Segantini e Monet: rispetto agli incisivi dipinti dei grandi maestri del passato, tali pittori offrirono una diversa chiave di lettura dei vasti spazi. Questa nuova dimensione è comunicata allo spettatore anche attraverso il posizionamento orizzontale delle loro opere. 
Con il sostegno di Albers & Co AG


4.9. – 6.12.20 
WILD AT HEART: IL ROMANTICISMO SVIZZERO DA FÜSSLI A BÖCKLIN 
Scenari alto-alpini di natura indomita, drammatici episodi chiave della storia svizzera, strazianti naufragi: la mostra sul romanticismo svizzero trasforma il Kunsthaus Zürich in una carrellata di forti emozioni. Con oltre 150 opere, da Johann Heinrich Füssli al giovane Arnold Böcklin, passando per Alexandre Calame, la mostra mette in evidenza il prominente contributo degli artisti svizzeri all’evoluzione della pittura paesaggistica europea e fa rivivere il fascino dei ghiacciai, delle nevi perenni e delle sublimi montagne. Il romanticismo, inoltre, esplora ambiti al di là del pensiero razionale: la passione, l’ebbrezza dei sensi, il fascino dell’inspiegabile sono elementi centrali dell’arte dell’epoca, che riflettono un sentimento esistenziale oggi tornato in auge come alternativa rispetto ad una vita quotidiana improntata all’iper-razionalità. 
Un contributo del Credit Suisse a la cultura – Partner Kunsthaus Zürich 

4.12.20 – 5.4.21 
OTTILIE W. ROEDERSTEIN 
Ottilie Wilhelmine Roederstein (1859 – 1937) fu in vita una pittrice indipendente e di successo, molto apprezzata per i suoi ritratti e per le sue nature morte. A partire dal 1883 espose i propri dipinti a Parigi con 
buoni risultati. Nel 1912 rappresentò la Svizzera come unica artista donna nella celebre esposizione d’arte internazionale del Sonderbund a Colonia – accanto a colleghi del calibro di Giovanni Giacometti, Ferdinand Hodler e Cuno Amiet. A dispetto della sua fama internazionale di un tempo, Roederstein è caduta nell’oblio. A 83 anni dalla sua morte, il Kunsthaus Zürich organizza la prima mostra monografica a lei dedicata in Svizzera: una sessantina di opere consentono di riscoprire dopo un lungo periodo la grande ricchezza di stili che la contraddistinguono. 
La mostra è organizzata in collaborazione con lo Städel Museum di Francoforte sul Meno. 

LA COLLEZIONE MERITA SEMPRE UNA VISITA 
Nella sua duplice veste di museo e di centro espositivo, il Kunsthaus presenta non solo mostre temporanee ma anche la propria considerevole collezione. Tra i quadri, le sculture e le installazioni spaziali di arte occidentale dal Duecento ad oggi, vi sono anche la più estesa collezione di opere di Alberto Giacometti nonché il più ampio insieme di quadri di Edvard Munch al di fuori della Norvegia.

07/09/19

Uniti dall' AIDS

Opere di F.G.Torres


Il Migros Museum di Zurigo propone un'ampia mostra collettiva dal titolo "Uniti dall' AIDS" una mostra sulla perdita, memoria, attivismo e arte in risposta alla diffusione dell' HIV / AIDS.

Il progetto indaga non solo i labili confini della produzione artistica e dell'attivismo in relazione all'HIV / AIDS  ma anche gli artisti che hanno vissuto e affrontato il contagio da l'HIV e l'AIDS. 

Un parte del progetto guarda all'isolamento, alla trasformazione, temporalità e caducità, in termini di politica fisiche e di rappresentanza. 

Dopo una forte un'attenzione sulla terapia antiretrovirale altamente attiva nella seconda metà degli anni 1990, l'AIDS è spesso descritto oggi come uno stato del passato e sembra aver perso nel nostro contesto culturale la sua incisività. Ma ancora oggi in tutto il mondo  quasi 1 milione di persone muoiono per gli effetti dell'AIDS. I tentativi della mostra in quattro capitoli vuole aprire la complessità dei vari racconti che circondano l'HIV / AIDS e far discutere la fragilità di queste storie in una prospettiva contemporanea.


La mostra presenta opere di oltre 40 artisti,  curata da Dr. Raphael Gygax. Accompagna la mostra, l'antologia la pubblicazione "Stati dall'AIDS - Un'antologia sull'arte in risposta all'HIV / AIDS".

In esposizione opere di Absalon, Lyle Ashton Harris, Charles Atlas, Marc Bauer, Judith Bernstein, Nayland Blake, Gregg Bordowitz, Andrea Bowers, Fierce Pussy, Avram Finkelstein, Rafael França, General Idea, Nan Goldin, Felix Gonzalez-Torres, Gran Fury , 
Group Material, Anna Halprin, Keith Haring, Hudinilson Jr., Jochen Klein, Peter Kunz Opfersei, Stéphan Landry, Zoe Leonard, Donald Moffett, Carlos Motta, Rosa von Praunheim, Real Madrid, Lili Reynaud-Dewar, Hunter Reynolds, Prem Sahib , Chéri Samba, Vittorio Scarpati e biscotto Mueller, Ellen Spiro & Cheryl Dunye, Edward Thomasson, Wolfgang Tillmans, Sue Williamson, David Wojnarowicz & Ben Neill, Martin Wong.





15/01/19

Un ricco programma di eventi al Kunsthaus di Zurigo


Oskar Kokoschka, Time, Gentlemen Please,  1971/1972, Öl auf Leinwand, 130 x 100 cm, 
Tate: Purchased 1986, Foto: Tate, London 2018,  © Fondation Oskar Kokoschka / 2018 ProLitteris, Zürich


La mostra su Kokoschka al Kunsthaus di Zurigo sta avendo un ottimo successo di pubblico, come la varietà di iniziative che il museo propone con una miscela di mostre monografiche e tematiche, che attraversano differenti generi ed epoche storiche.

Ricco sarà poi il programma dell’anno e ad inizio estate, accenna il direttore Christoph Becker, darà informativa sull’ inaugurazione dell’ampliamento dell’edificio.


Eventi in corso e prossime mostre:

Fino al 10.3.19
OSKAR KOKOSCHKA. UNA RETROSPETTIVA
Oskar Kokoschka (1886–1980) si schierò risolutamente in favore del riconoscimento dell’arte figurativa. Questa prima retrospettiva in Svizzera dopo più di 30 anni rende conto con oltre 200 opere delle diverse fasi creative dell’artista e sta avendo un ottimo riscontro.

5.4. – 30.6.19
FLY ME TO THE MOON
A 50 anni dallo sbarco sulla luca: qual è stata la risposta dell’arte? La mostra ripercorre la storia delle rappresentazioni artistiche della luna dal romanticismo in poi, con particolare attenzione all’arte contemporanea. Cento opere affrontano aspetti quali la topografia lunare, il chiaro di luna, l’ombra lunare, i mal di luna, l’assenza di gravità, la propaganda politica e la luna come soggetto mediatico. Il Ballo della luna, previsto sabato 11 maggio, è destinato a diventare il principale evento mondano della rassegna.
Con il sostegno di Swiss Re – Partner per l’arte contemporanea

17.5. – 4.8.19
GUILLAUME BRUÈRE
Nato in Francia nel 1976, questo disegnatore ossessivo, dal tratto energico e intenso, lavora rapidamente, dando vita ad un gran numero di opere in tempi assai ridotti; centrale nella sua creatività è il ritratto. A Bruère piace disegnare direttamente nei musei, e lo ha fatto al Louvre, nell’Alte Pinakothek di Monaco di Baviera, nella Gemäldegalerie di Berlino e al Kunsthaus Zürich. Nel corso delle sue visite al Kunsthaus l’artista ha prodotto 160 disegni – 38 dei quali basati sull’autoritratto di Van Gogh. Bruère ha inoltre realizzato schizzi durante alcune prove allo Schauspielhaus Zürich, da lui frequentato in diverse occasioni. La mostra presenta per la prima volta una selezione di questi due gruppi di opere zurighesi. Con il sostegno di Swiss Re – Partner per l’arte contemporanea

              
7.6. – 22.9.19
L’ORA ZERO
L’arte tra rassegnazione e rinnovamento. La mostra analizza gli sviluppi dell’arte tra il fatidico 1933 e il 1955: come reagirono gli artisti con le loro opere alle cesure epocali rappresentate dal fascismo e dalla seconda guerra mondiale? E poi, nel secondo dopoguerra e fino a metà degli anni Cinquanta, come trovarono nuove vie per ridare forma all’esistenza – e all’esistenza dell’arte stessa? La collezione del Kunsthaus propone risposte a tali interrogativi. Vengono presentati separatamente i risultati delle ricerche sull’origine delle opere acquisite dal Kunsthaus per la collezione di arti grafiche fra il 1933 e il 1950.

30.8. – 8.12.19
MATISSE – METAMORFOSI
Già in vita Henri Matisse (1869–1954) fu noto come pittore rivoluzionario e inventore della tecnica del «papier découpé». È meno risaputo, invece, che lavorava anche l’argilla e il gesso e che ci teneva ad essere riconosciuto in quanto scultore: proprio da tale aspetto prende spunto la mostra. Come in una metamorfosi, i suoi bronzi passano da fattezze naturali a sembianze astratte. Questo processo di trasformazione si riflette nella sua opera pittorica e nei suoi disegni, per la prima volta posti in relazione con le sculture. Completano tale mostra focalizzata le diverse fonti d’ispirazione di Matisse, tra cui fotografie di nudi e opere d’arte africane e dell’antichità, nonché fotografie che lo ritraggono nella sua veste di scultore.
Un contributo del Credit Suisse a la cultura – Partner Kunsthaus Zürich


20.9. – 5.1.20
PICASSO – GORKY – WARHOL
La presentazione di sculture e di lavori su carta dalla Collezione Hubert Looser mette in dialogo le opere grafiche con le opere scultoree di riferimento. Attraverso il gioco di linee e di trame che emergono dalla superficie bianca e vuota dei fogli da disegno, il visitatore potrà apprezzare da vicino la presenza delle sculture nello spazio. Sono in mostra più di 80 capolavori, in particolare del surrealismo, dell’espressionismo astratto, del nouveau réalisme, della pop art, della minimal art e dell’arte povera.


25.10. – 19.1.20
WILHELM LEIBL
L’arte del vedere: la mostra di disegni e di quadri di Wilhelm Leibl (1844 – 1900), la prima ad essere organizzata in un museo svizzero, è incentrata sul ritratto e sulla rappresentazione della figura umana. Incoraggiato da Courbet, influenzato da Manet e stimato da Van Gogh, Leibl è annoverato tra i principali esponenti del realismo in Europa. La mostra, forte di prestiti provenienti da Germania, Austria, Ungheria, Repubblica Ceca e Svizzera, transiterà, appena conclusa, presso l’Albertina di Vienna.

15.11. – 9.2.20
LA NUOVA FOTOGRAFIA
Le opere della collezione presentate in questa mostra attestano i nuovi percorsi artistici della fotografia negli anni Settanta e Ottanta, un’epoca profondamente influenzata da una generale effervescenza dell’arte contemporanea. Fotografi a vocazione commerciale affiancano fotografi amatoriali dalle velleità artistiche: una trentina di opere uniche e di riproduzioni riflettono tali attitudini opposte in un appassionante confronto. L’innovazione che ne risulta porta la fotografia a conquistarsi nuovi spazi e a plasmare l’estetica dei nuovi media.

LA COLLEZIONE MERITA SEMPRE UNA VISITA
Ulteriori informazioni sulla collezione, sul programma di mostre e sulla ricca e variegata offerta di eventi per tutte le fasce d’età sono riportate su: www.kunsthaus.ch. Inoltre, i visitatori troveranno tutti gli aggiornamenti su facebook, nella newsletter e nell’agenda online. Ai visitatori frequenti e desiderosi di essere sempre informati è consigliata la tessera annuale, che offre un accesso preferenziale oltre a vantaggi di tipo economico nella ristorazione, nello shop e per gli eventi del Kunsthaus.

BILANCIO E PROSPETTIVE
Il 2018 è stato nuovamente un anno difficile. A causa dei lavori necessari per collegare l’edificio di ampliamento a quello esistente, lo spazio pubblico antistante il Museo appariva poco invitante. Un programma sperimentale e una lunga e calda estate hanno portato meno visitatori del previsto. Hanno visitato il Kunsthaus quasi 230‘000 persone – pressoché il numero registrato l'anno precedente. Cifre più precise saranno presentate all’assemblea generale dell’associazione di supporto del Kunsthaus, la Zürcher Kunstgesellschaft, a fine maggio. In tale occasione il direttore Christoph Becker conta di dare un’informativa sulle tempistiche di apertura del nuovo Kunsthaus, ovvero del complesso formato dall’edificio di Moser e dall’ampliamento di David Chipperfield, che saranno collegati fra loro da un passaggio. L’atrio di ingresso dell’edificio di Moser del 1910 sarà riaperto a settembre 2019 dopo una chiusura per lavori di due anni e mezzo, con grande sollievo per il pubblico e per la gestione museale.


INFORMAZIONI GENERALI
Kunsthaus Zürich, Heimplatz 1, CH–8001 Zürich
tel. +41 (0)44 253 84 84, www.kunsthaus.ch
ven–dom/mar, ore 10:00–18:00, mer/gio ore 10:00–20:00. Orari durante le festività: cfr. www.kunsthaus.ch.
Accesso alla collezione comprensivo di audioguida d/e/f/i: CHF 16.–/11.– ridotto e gruppi. L’accesso alla collezione è gratuito il mercoledì.
Accesso alle mostre: fino a 23.–/18.– ridotto e gruppi. Biglietti cumulativi per la collezione e per la mostra: 26.–/19.–. Gratis fino ai 16 anni. Condizioni soggette a modifica.
Accesso gratuito, sconti ed ulteriori vantaggi con la tessera annuale 2019: adulti CHF 115.–/ coppie CHF 195.– / giovani fino a 25 anni CHF 30.–.



17/12/18

Oskar Kokoschka al Kunsthaus di Zurigo


 Oskar Kokoschka, Genfer See II, 1923 Öl auf Leinwand, 64 x 95 cm  
Museum Ulm - 1937 vom Reichsministerium beschlagnahmt, 2014 Schenkung in Erinnerung an Paul E. und Gabriele B. Geier
© Fondation Oskar Kokoschka / 2018 ProLitteris, Zürich  


E' stata inaugurata al Kunsthaus Zürich un'ampia retrospettiva dedicata a Oskar Kokoschka.

Durerà fino al 10 marzo 2019 l'evento espositivo sull'artista espressionista, migrante e cittadino del mondo, prima retrospettiva ideata in Svizzera da oltre 30 anni. Di particolare interesse fra le circa 200 opere in mostra sono il trittico monumentale «La saga di Prometeo» nonché il «Dipinto a muro per Alma Mahler», mai prima mostrati in Svizzera.
Oskar Kokoschka (1886–1980) appartiene insieme a Francis Picabia e a Pablo Picasso a quella generazione di pittori che rimasero fedeli all'arte figurativa nel secondo dopoguerra, quando si rinsaldava la predominanza dell'arte astratta; è anche loro il merito se oggi la pittura astratta e figurativa coesistono senza scontri di tipo ideologico. Gli artisti contemporanei si rifanno in particolare a Kokoschka: la sua pittura espressionista è fonte di ispirazione implicita o esplicita per Nancy Spero, Georg Baselitz, Herbert Brandl e Denis Savary, che apprezzano l'articolazione gestuale della sua pennellata, ne elogiano il carattere cosmopolita o ne condividono il pacifismo, tutti tratti distintivi dell'opera, della vita e dell'eredità dell'artista viennese. Dopo l'ultima grande mostra individuale a lui dedicata nel 1986, il Kunsthaus avvicina il genio di Kokoschka a nuove generazioni di visitatori. Tra l’altro si trovano a Vevey e a Zurigo importanti opere dell'eredità dell'artista deceduto nel 1980 sul lago Lemano.


MIGRANTE, EUROPEO, AMATORE 
La retrospettiva segue le ragioni e le motivazioni che spinsero il pittore a stabilirsi in non meno di cinque Paesi. Delle diverse fasi della sua vita la curatrice Cathérine Hug ha raccolto 100 quadri e altrettante opere su carta, fotografie e lettere. Tali testimonianze storiche dimostrano che, grazie a lavori commissionati da personalità del mondo della letteratura, dell'architettura e della politica, Kokoschka riuscì tutto sommato a far fronte alla diffamazione della sua arte come «degenerata» durante il nazionalsocialismo. Alcuni lavori nacquero semplicemente per amore: per Alma Mahler realizzò un dipinto a muro di quattro metri di lunghezza, che per diversi decenni adornò la sala del camino della loro casa a Breitenstein am Semmering: la coppia vi era ritratta in una fase turbolenta della loro passionale relazione. Nel 1989, nel corso di una ristrutturazione della casa, gli allora proprietari (dal 1987 al 1995) rinvennero il dipinto, celato sotto numerosi strati di vernici e carte da parati, e ne consentirono la meticolosa opera di recupero nonché di estrazione dalla parete ad opera di esperti restauratori. Il quadro «a secco», attualmente in possesso di privati e ad oggi mostrato una sola volta in pubblico, potrà essere ora ammirato a Zurigo.
In esilio Kokoschka divenne poi un indomito fautore della libertà, della democrazia e dei diritti umani, un umanista che nelle sue opere dava spazio a paesaggi e a bambini, oltre che a personaggi mitologici e ad allegorie, che rappresentavano il rifiuto degli orrori della guerra e l'esaltazione della forza dell'amore e della bellezza della natura. È proprio tale linguaggio artistico indipendente di protesta politica a rendere Kokoschka inconfondibile.



Oskar Kokoschka, Matterhorn II, 1947 Öl auf Leinwand, 90 x 120 cm
Privatbesitz Schweiz  © Fondation Oskar Kokoschka / 2018 ProLitteris, Zürich


TRITTICI RICOMPOSTI PER LA PRIMA VOLTA AL DI FUORI DELLA GRAN BRETAGNA
Due quadri tripartiti di grandi dimensioni, larghi circa otto metri e alti oltre due metri ciascuno – «La saga di Prometeo» (1950, Courtauld Gallery, Londra) e «Le Termopili» (1954, Università di Amburgo) – rappresentano l'apice della fase della maturità di Kokoschka, nonché della presente retrospettiva. Entrambi i lavori sono stati esposti insieme solo in un'altra occasione, ovvero nel 1962 presso la Tate Gallery. I trittici nacquero in una fase di transizione: dopo una decade di esilio londinese, nel 1953 l'artista si trasferì a Villeneuve in Svizzera, dove rimase fino alla sua morte nel 1980. L'imponente trittico di Prometeo, nato originariamente come decorazione d'interno per un nobile committente londinese, non è stato esposto al di fuori delle isole britanniche fin dal 1952, quando fu mostrato alla Biennale di Venezia. La rappresentazione di Prometeo, ispiratore della civiltà umana, come pure il trittico delle Termopili sono un appello all'umanità a vivere in pace e in libertà, come fratelli e sorelle. Oltre al contenuto, è possibile analizzare tali opere dal punto di vista del processo creativo che contraddistingue Kokoschka rispetto ai suoi contemporanei. Le pennellate e l'uso del colore permettono infatti all'osservatore di riconoscere il movimento dell'artista, in un procedimento inusuale per l'arte figurativa. L'espressionista saldamente ancorato al figurativo, fondatore di una «Scuola del Vedere» a Salisburgo, ancora oggi attiva, fu da molti considerato antimoderno – eppure si batté per un accesso democratico all'istruzione e per una società aperta.

Oskar Kokoschka, Dresden, Augustusbrücke mit Rückenfigur, 1923 Öl auf Leinwand, 65,5 x 95,7 cm 
Museum Folkwang, Essen, Foto: Museum Folkwang, Essen/ARTOTHEK © Fondation Oskar Kokoschka / 2018 ProLitteris, Zürich


La mostra, ideata da Cathérine Hug e da lei curata con Heike Eipeldauer, è nata in collaborazione con il Leopold Museum, Vienna, dove sarà esposta dal 5 aprile all’8 luglio 2019.

PROGRAMMA DI ACCOMPAGNAMENTO
Se la vita di Kokoschka fu ricca e variegata – si pensi ai suoi soggiorni all'estero, alle sue opere teatrali, ai suoi rapporti di amicizia con letterati e dadaisti, o ancora con Wilhelm Wartmann, primo direttore del Kunsthaus Zürich – altrettanto ricco e variegato è il programma di accompagnamento della mostra. Consultate il sito per tutti i dettagli.


PUBBLICAZIONE
La pubblicazione di accompagnamento (320 pagine, 500 illustrazioni a colori, in tedesco e inglese), per i tipi di Kehrer-Verlag, Heidelberg, è disponibile presso lo shop del Kunsthaus e in libreria: «Oskar Kokoschka. Expressionist, Migrant, Europäer» («Oskar Kokoschka: espressionista, migrante, europeo») con nuovi contributi scientifici di Régine Bonnefoit, Iris Bruderer-Oswald, Martina Ciardelli, Birgit Dalbajewa, Heike Eipeldauer, Katharina Erling, Cathérine Hug, Aglaja Kempf, Alexandra Matzner, Raimund Meyer, Bernadette Reinhold, Heinz Spielmann e Patrick Werkner.

Con il sostegno di UNIQA Österreich Versicherungen AG, Assicurazione opere d’arte Svizzera, il cui contributo come sponsor principale ha consentito inoltre il restauro de «La saga di Prometeo»; e con il supporto di: Ufficio federale della cultura, Fondazione Hulda e Gustav Zumsteg, Boston Consulting Group, Fondazione Truus e Gerrit van Riemsdijk, Fondazione Dr. Georg e Josi Guggenheim e di altri benefattori che preferiscono non essere citati.


INFORMAZIONI GENERALI
Kunsthaus Zürich, Heimplatz 1, CH–8001 Zurigo
Tel. +41 (0)44 253 84 84, www.kunsthaus.ch ven–dom/mar 10:00–18:00, mer/gio 10:00–20:00. Festività: cfr. www.kunsthaus.ch
Ingresso alla mostra: CHF 23.– /18.– ridotto e gruppi. Biglietti cumulativi per la collezione permanente e per la mostra: CHF 26.–/19.–. Ingresso gratuito per bambini e ragazzi fino ai 16 anni e per i membri della Zürcher Kunstgesellschaft.
Prevendita: offerta combinata RailAway delle FFS. Riduzione sul viaggio e sul biglietto: in stazione o tramite rail service 0900 300 300 (CHF 1.19/min. da rete fissa), www.sbb.ch/kunsthaus-zuerich
Zurigo turismo: prenotazioni alberghiere e vendita di biglietti, tourist information alla stazione centrale, tel. +41 44 215 40 00, information@zuerich.com, www.zuerich.com.

04/10/18

Oskar Kokoschka alla Kunsthaus Zürich


 Oskar Kokoschka, La saga di Prometeo (Ade e Persefone, Apocalisse, Prometeo), 1950 (dettaglio), olio e tecnica mista su tela, Ade e Persefone: 239 x 234 cm / Apocalisse: 239 x 349 cm / Prometeo: 239 x 234 cm
The Samuel Courtauld Trust, The Courtauld Gallery, Londra, © Fondation Oskar Kokoschka / 2018 ProLitteris, Zurigo


Dal 14 dicembre 2018 al 10 marzo 2019 il Kunsthaus Zürich presenta Oskar Kokoschka, espressionista, migrante e cittadino del mondo, nella prima retrospettiva dedicatagli in Svizzera da oltre 30 anni. Tra le 200 opere spicca il trittico monumentale di Prometeo, mai prima mostrato in Svizzera.


Oskar Kokoschka (1886–1980) appartiene insieme a Francis Picabia e a Pablo Picasso a quella generazione di pittori che rimasero fedeli all'arte figurativa nel secondo dopoguerra, quando si rinsaldava la predominanza dell'arte astratta; è anche loro il merito se oggi la pittura astratta e figurativa coesistono senza scontri di tipo ideologico. Gli artisti contemporanei si rifanno in particolare a Kokoschka: la sua pittura espressionista è fonte di ispirazione implicita o esplicita per Nancy Spero, Georg Baselitz, Herbert Brandl e Denis Savary, che apprezzano l'articolazione gestuale della sua pennellata, ne elogiano il carattere cosmopolita o ne condividono il pacifismo, tutti tratti distintivi dell'opera, della vita e dell'eredità dell'artista viennese. Dopo l'ultima grande mostra individuale a lui dedicata nel 1986, il Kunsthaus avvicina il genio di Kokoschka a nuove generazioni di visitatori. Tra l’altro si trovano a Vevey e a Zurigo importanti opere dell'eredità dell'artista deceduto nel 1980 sul lago Lemano.


MIGRANTE ED EUROPEO

La retrospettiva segue le ragioni e le motivazioni che spinsero il pittore a stabilirsi in non meno di cinque Paesi. Delle diverse fasi della sua vita la curatrice Cathérine Hug ha raccolto 100 quadri e altrettante opere su carta, fotografie e lettere. Tali testimonianze storiche dimostrano che, grazie a lavori commissionati da personalità del mondo della letteratura, dell'architettura e della politica, Kokoschka riuscì tutto sommato a far fronte alla diffamazione della sua arte come «degenerata» durante il nazionalsocialismo. In esilio diviene poi un indomito fautore della libertà, della democrazia e dei diritti umani, un umanista che nelle sue opere dà spazio a paesaggi e a bambini, oltre che a personaggi mitologici e ad allegorie, che rappresentano il rifiuto degli orrori della guerra e l'esaltazione della forza dell'amore e della bellezza della natura. È proprio tale linguaggio artistico indipendente di protesta politica a rendere Kokoschka inconfondibile.


Oskar Kokoschka, Time, Gentlemen Please, 1971/1972, olio su tela, 130 x 100 cm, 
Tate: Purchased in 1986, © Fondation Oskar Kokoschka / 2018 ProLitteris, Zurigo


TRITTICI RICOMPOSTI PER LA PRIMA VOLTA AL DI FUORI DELLA GRAN BRETAGNA

Due quadri tripartiti di grandi dimensioni, larghi circa otto metri e alti oltre due metri ciascuno – «Prometeo» (1950, Courtauld Art Gallery, Londra) e «Le Termopili» (1954, Università di Amburgo) – rappresentano l'apice della fase della maturità di Kokoschka, nonché della presente retrospettiva. Entrambi i lavori sono stati esposti insieme solo in un'altra occasione, ovvero nel 1962 presso la Tate Gallery. I trittici nacquero in una fase di transizione: dopo una decade di esilio londinese, nel 1953 l'artista si trasferì a Villeneuve in Svizzera, dove rimase fino alla sua morte nel 1980. L'imponente trittico di Prometeo, nato originariamente come decorazione d'interno per un nobile committente londinese, non è stato esposto al di fuori delle isole britanniche fin dal 1952, quando fu mostrato alla Biennale di Venezia. La rappresentazione di Prometeo, ispiratore della civiltà umana, come pure il trittico delle Termopili sono un appello all'umanità a vivere in pace e in libertà, come fratelli e sorelle. Oltre al contenuto, è possibile analizzare tali opere dal punto di vista del processo creativo che contraddistingue Kokoschka rispetto ai suoi contemporanei. Le pennellate e l'uso del colore permettono infatti all'osservatore di riconoscere il movimento dell'artista, in un procedimento inusuale per l'arte figurativa. L'espressionista saldamente ancorato al figurativo, fondatore di una Scuola del Vedere a Salisburgo, ancora oggi attiva, fu da molti considerato antimoderno – eppure si batté per un accesso democratico all'istruzione e per una società aperta.

La mostra è nata in collaborazione con il Leopold Museum di Vienna.






PROGRAMMA DI ACCOMPAGNAMENTO

Se la vita di Kokoschka fu ricca e variegata – si pensi ai suoi soggiorni all'estero, alle sue opere teatrali, ai suoi rapporti di amicizia con letterati e dadaisti, o ancora con Wilhelm Wartmann, primo direttore del Kunsthaus Zürich – altrettanto ricco e variegato è il programma di accompagnamento della mostra.


Ottobre 2018
Lettura scenica del dramma «Assassino, speranza delle donne»; il primo allestimento del 1909 a Vienna, organizzato dal pittore Oskar Kokoschka a soli 23 anni, destò immediato scandalo. Con Sarah Sandeh (Theater am Neumarkt) e Jan Bluthardt (Schauspielhaus Zürich). Nell'ambito di «Züri liest».
Giovedì 25.10.2018, 18:30 – 20:00. In tedesco.
Kunsthaus Zürich, Heimplatz 1, 8001 Zurigo


Dicembre 2018 – Marzo 2019
Visite guidate. Le visite guidate in tedesco per il pubblico si tengono il mercoledì alle 18:00, il venerdì alle 15:00 e la domenica alle 11:00. È in programma una visita guidata con la curatrice Cathérine Hug il 20 dicembre alle ore 18:00. Una visita guidata in francese è prevista il 26 gennaio alle ore 16:00; ci saranno poi visite guidate in inglese il 12 gennaio e il 9 febbraio, entrambe alle ore 16:00.


Gennaio 2019
Proiezione del film «Kokoschka: Leben und Werk» (2017), di Michel Rodde. Première nella Svizzera tedesca, con dibattito (in francese e tedesco) a seguire fra il regista Michel Rodde e la curatrice Cathérine Hug.
Sabato 12.1.2019 alle 11:00 (discussione a partire dalle 12:30)
Kino KOSMOS, Lagerstrasse 102, 8004 Zurigo


«KOKOSCHKA / KRAUS / JURCZOK». Jurczok 1001, artista zurighese dello spoken word, si ricollega nella sua performance ai quadri di Kokoschka e ai testi del suo amico scrittore Karl Kraus. 
Giovedì 24.1.2019, 18:30 – 19:45. In tedesco.
Kunsthaus Zürich, Heimplatz 1, 8001 Zurigo


 Con un intervento introduttivo di Madeleine Betschart (direttrice del Centre Dürrenmatt Neuchâtel, che dal 16 dicembre al 31 marzo 2019 ospiterà la mostra «Kokoschka – Dürrenmatt: il mito come parabola»). Modera la tavola rotonda Cathérine Hug (curatrice del Kunsthaus Zürich).
Giovedì 31.1.2019, 20:00 – 21:15. In tedesco.
Kunsthaus Zürich, Heimplatz 1, 8001 Zurigo


Febbraio 2019
«Compendio di perversità. Kokoschka e la mostra di «Arte degenerata» visti nel loro contesto». Conferenza di Bernadette Reinhold (Direttrice dell’Oskar Kokoschka-Zentrum di Vienna), con dibattito a seguire fra la relatrice Aglaja Kempf (curatrice della Fondation Oskar Kokoschka di Vevey) e Cathérine Hug (curatrice del Kunsthaus Zürich).
Giovedì 7.2.2019, 18:30 – 20:00. In tedesco.
Istituto svizzero di studi d’arte, Zollikerstrasse 32, 8008 Zurigo


Presentazione della nuova, molto attesa biografia di Kokoschka a cura di Rüdiger Görner (Professor of German with Comparative Literature, Queen Mary University of London). In collaborazione con la casa editrice Paul Zsolnay Verlag di Vienna.
Giovedì 21.2.2019, 18:30 – 19:45. In tedesco.
Kunsthaus Zürich, Heimplatz 1, 8001 Zurigo




PUBBLICAZIONE
La pubblicazione di accompagnamento (320 pagine, 300 illustrazioni a colori, in tedesco e inglese), per i tipi di Kehrer-Verlag, Heidelberg, è disponibile presso lo shop del Kunsthaus e in libreria: «Oskar Kokoschka. Expressionist, Migrant, Europäer» («Oskar Kokoschka: espressionista, migrante, europeo») con nuovi contributi scientifici e analitici di Régine Bonnefoit, Iris Bruderer, Martina Ciardelli, Birgit Dalbajewa, Heike Eipeldauer, Katharina Erling, Cathérine Hug, Aglaja Kempf, Alexandra Matzner, Raimund Meyer, Bernadette Reinhold, Heinz Spielmann e Patrick Werkner.


Con il sostegno di UNIQA Österreich Versicherungen AG, Assicurazione opere d’arte Svizzera, il cui contributo come sponsor principale ha consentito inoltre il restauro del trittico di Prometeo; e con il supporto di: Ufficio federale della cultura, Fondazione Hulda e Gustav Zumsteg, Boston Consulting Group, Fondazione Truus e Gerrit van Riemsdijk, Fondazione Dr. Georg e Josi Guggenheim e di altri benefattori che preferiscono non essere citati.



INFORMAZIONI GENERALI

Kunsthaus Zürich, Heimplatz 1, CH–8001 Zurigo
Tel. +41 (0)44 253 84 84, www.kunsthaus.ch ven–dom/mar 10:00–18:00, mer/gio 10:00–20:00. Festività: cfr. www.kunsthaus.ch

Ingresso alla mostra: CHF 23.– /18.– ridotto e gruppi. Biglietti cumulativi per la collezione permanente e per la mostra: CHF 26.–/19.–. Ingresso gratuito per bambini e ragazzi fino ai 16 anni e per i membri della Zürcher Kunstgesellschaft.

Prevendita: offerta combinata RailAway delle FFS. Riduzione sul viaggio e sul biglietto: in stazione o tramite rail service 0900 300 300 (CHF 1.19/min. da rete fissa), www.sbb.ch/kunsthaus-zuerich

Zurigo turismo: prenotazioni alberghiere e vendita di biglietti, tourist information alla stazione centrale, tel. +41 44 215 40 00, information@zuerich.com, www.zuerich.com.



10/09/18

Pensare alla Kunsthalle di Zurigo





  100 modi di pensare è il particolare progetto collaborativo dell’ l'Università di Zurigo con diversi artisti che vede la Kunsthalle temporaneamente impegnata in un articolato lavoro di conferenze, incontri e proposte artistiche. Il progetto si muove su diverse suggestioni che vanno dall’ approccio ironico a quello analitico.

Conferma di una fase di stallo che l’arte contemporanea ha da quando si è scelto sempre più un approccio speculativo lasciando da parte quello “visivo”.




Fare un poco di baccano simil musicale, perdersi in ennesime chiacchierate pare oramai la via più semplice per far finta di fare cultura o peggio ancora arte.

Il programma è molto vario ma alla fine si ha più la sensazione di un rassegna semi-seria che un evento artistico, anzi di arte pare proprio di vederne ben poca, a parte i soliti tentativi di manufatti didattici.




Comunque ci si può consolare con la mostra sul modernismo georgiano..