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18/02/26
Alberto Giacometti alla Kunsthaus Zurich
10/02/26
Félicien Rops al Kunsthaus Zürich
Quest'anno il Kunsthaus Zürich ha scelto di esplorare il tema della sessualità e dell'erotismo attraverso un esempio particolarmente significativo: l'arte di Félicien Rops (1833–1898). Dal 6 marzo al 31 maggio 2026, verrà presentato uno degli artisti più radicali e al contempo più enigmatici della fine del secolo. L'universo visivo demoniaco-erotico di Rops sfidava le convenzioni del suo tempo e poneva interrogativi sui ruoli sociali, sulle concezioni morali e sulla libertà artistica che sono ancora attuali.
Una particolare riflessione che nel periodo del Simbolismo, con una critica alla borghesia, l'artista produce con una trasgressore senza confini. Ricoperto di elogi da scrittori come Charles Baudelaire e Joris-Karl Huysmans, l'artista belga ha sondato con tenacia gli spazi dell'arte. Nelle sue opere, egli si scagliava contro l'ambivalenza borghese.
Attingendo ai cliché e agli stereotipi di genere del suo tempo, Rops ha smascherato l'ipocrisia del cittadino perbene. Il fenomeno Rops rivela quindi non solo alcuni dei migliori risultati nella stampa e nel disegno intorno al 1900, ma getta anche luce sulle relazioni di genere a cavallo tra il XX e il XX secolo.
NICCHIE CREATIVE
"La crudeltà non è altro che energia umana non ancora corrotta dalla civiltà", scrisse il Marchese de Sade nella sua "Filosofia nel boudoir". Nonostante le implicazioni discutibili di questa affermazione, è facile capire perché l'arte di Rops abbia così spesso esercitato un forte impatto sugli intellettuali: la sua rappresentazione di un erotismo sfrenato, spesso al limite della crudeltà, ha aperto nicchie in cui potevano svilupparsi spazi creativi – luoghi apparentemente ancora incontaminati dall'influenza della civiltà.
Lo stesso Rops incoraggiava l'idea che le sue opere grafiche fossero resistenti alle lodi facili, osservando che "un artista dovrebbe preoccuparsi poco se qualcosa viene capito, tranne forse da pochissimi! E che piacere è praticare questo "druidismo". Essere il proprio sommo sacerdote ermetico […]!"
I DUE FACCE DI UN'OPERA
L'opera di Rops prospera sulle contraddizioni: era al tempo stesso ampiamente diffusa e consapevolmente privata. Mentre si guadagnava la reputazione di uno degli illustratori di libri più affermati e produttivi del suo tempo, parallelamente sviluppava un'opera deliberatamente nascosta allo sguardo del pubblico.
Per molti anni, Parigi, all'epoca capitale dell'arte, fu il luogo ideale per Rops, che frequentava circoli letterari e creava frontespizi per nuove opere di narrativa. Grazie all'intervento di Auguste Poulet-Malassis, poté collaborare con Charles Baudelaire, mentre le opere di Jules Barbey d'Aurevilly, Stéphane Mallarmé e Paul Verlaine presentavano tutte le sue illustrazioni. Accanto a questo, tuttavia, esisteva un secondo lato, meno noto, dell'artista, che lavorava con dedizione per collezionisti privati, sfidando apertamente le convenzioni pubbliche. Utilizzando un repertorio di motivi che cercavano di oltrepassare ogni confine dell'erotismo, metteva in discussione le norme sociali ed esplorava il potenziale dell'arte. Ancora oggi, le sue opere più provocatorie nelle collezioni pubbliche sono tenute nascoste da occhi indiscreti.
UN DOCUMENTO DEL SUO TEMPO
Tipica dell'epoca è la stilizzazione delle donne da parte di Rops come "femmes fatales", raffigurandole in un modo che fonde attrazione e orrore. La mostra riprende questo aspetto e si chiede se, nella sua opposizione alla morale borghese, Rops abbia perpetuato proprio gli stereotipi che si proponeva di criticare.
Ciononostante, Rops è oggi considerato uno degli artisti belgi più importanti e, insieme a Fernand Khnopff, una figura centrale della fin de siècle belga. Una delle sue opere principali, "La tentazione di Sant'Antonio", ottenne particolare fama grazie a un'interpretazione dettagliata di Sigmund Freud. Fu anche acclamata al primo Salon de Les XX, segno che l'importanza storico-artistica di Rops era evidente a una generazione emergente di artisti, come James Ensor.
La mostra offre una duplice prospettiva sull'opera di Rops: come capolavoro di disegno e come specchio degli atteggiamenti sociali del Novecento che oggi richiedono una rivalutazione.
Concepita in stretta collaborazione con la Biblioteca Reale del Belgio (KBR), la mostra presenta quasi settanta opere, tra cui una cinquantina di prestiti della stessa KBR, oltre a pezzi chiave dell'artista provenienti da collezioni svizzere e straniere, in particolare dal Musée Félicien Rops, dal Musée Marmottan Monet e dal Musée d'Orsay. La mostra è ideata e curata da Jonas Beyer (Kunsthaus Zürich) e Daan van Heesch (KBR).
La mostra è patrocinata da Patrick Van Gheel, Ambasciatore del Regno del Belgio in Svizzera. Con il supporto della KYTHERA Kultur-Stiftung.
EDUCAZIONE ARTISTICA
La mostra è accompagnata da un catalogo riccamente illustrato in inglese e tedesco, pubblicato da Hirmer Verlag, contenente saggi, tra gli altri, di Juliane Au, Elisabeth Bronfen e Véronique Carpiaux. Sarà disponibile presso il negozio del Kunsthaus all'inaugurazione della mostra.
Visite guidate pubbliche in tedesco: giovedì 19 marzo, ore 18:30; domenica 12 aprile, ore 11:00; sabato 9 maggio, ore 18:30.
L'inaugurazione dei soci includerà discorsi di Vanessa Matz, Ministro belga per l'azione pubblica e la modernizzazione, responsabile della politica scientifica, dell'ambasciatore belga Patrick Van Gheel e di Sara Lammens, Direttore generale della Biblioteca reale del Belgio, nonché di Martin Meyer, il cui romanzo poliziesco "Das Fallbeil" (La ghigliottina, scritto sotto lo pseudonimo di Fabio Lanz) ruota in parte attorno all'artista Félicien Rops.
10/01/24
Ripensare Hodler alla Kunsthaus Zürich
«A PROPOSITO DI HODLER – PROSPETTIVE ATTUALI SU UN’ICONA» IN MOSTRA AL KUNSTHAUS ZÜRICH
Dall’8 marzo al 30 giugno 2024 il Kunsthaus Zürich si interroga sull’attualità di Ferdinand Hodler, noto come «artista nazionale». La mostra mette in contrapposizione interpretazioni riduttive con l'ampia varietà dell'opera formale, culturale e politica del pittore, cercando di presentare in nuova luce aspetti tradizionali e ben conosciuti. Ai circa 60 dipinti di questa icona svizzera sono accostate opere di oltre 30 artisti contemporanei.
Ferdinand Hodler (1853–1918) ha plasmato l’identità culturale della Svizzera come pochi altri artisti della sua generazione. Il suo nome e la sua opera sono assurti a icona. Nonostante il concetto di «artista nazionale» sia ormai superato, la sua figura permane saldamente ancorata nella coscienza collettiva.
Foto: Franca Candrian, Kunsthaus Zürich 2024
UN MARGINE DI INTERPRETAZIONE AMPLIATO
Ciò che resta è solo una mezza verità o un cliché. All’artista sono stati associati valori come l’attaccamento al territorio («L’idillio del boscaiolo») e la sovranità nazionale, sebbene rispecchino solo in modo limitato le intenzioni originali di Hodler. Per sensibilizzare l'opinione pubblica sull'attualità e sulla complessità di questo «santo patrono» svizzero, alcuni artisti contemporanei selezionati entreranno in dialogo con Hodler sia con opere già esistenti, sia con opere realizzate appositamente per la mostra. Caroline Bachmann (*1963) e Andriu Deplazes (*1993) sono familiari con l’opera di Hodler grazie al loro legame con la Svizzera. Per altri partecipanti, come Asim Abdulaziz (*1996) o Dani Gal (*1976), Hodler è stato una scoperta. Questa è la prima ampia mostra dedicata a Hodler che si discosta da una ricezione estetica strettamente formale della sua opera e da una storiografia di stampo nazionalista, e che invece lo colloca in un produttivo rapporto con artisti contemporanei, mettendolo in discussione e conferendo nuova attualità alla sua posizione, che resta finora ineguagliata.
ARTISTA SCANDALOSO E ICONA NAZIONALE: DIMENTICATO E RISCOPERTO
La storia della fortuna critica di Hodler ha conosciuto fasi alterne. Per la sua partecipazione alle mostre dei movimenti secessionisti di Berlino e di Vienna intorno al 1900 fu considerato un «artista scandaloso» e uno dei più progressisti del suo tempo. Hodler, che proveniva da una famiglia umile, aveva lavorato duramente per ottenere il proprio successo professionale. Le sue origini e il suo interesse precoce per soggetti legati alla vita artigiana lo resero inizialmente gradito ai socialisti, quali ad esempio Hans Mühlestein (1887–1969). Osannato alla sua morte nel 1918 come grande artista svizzero, la sua opera cadde nell’oblio dopo la Seconda guerra mondiale. Bisognerà attendere gli anni Ottanta perché Hodler venga rivalutato in Svizzera. Considerato come artista innovativo dalla storia dell'arte, per il grande pubblico Hodler incarna invece i valori tradizionali. Il Kunsthaus prende spunto da tale capovolgimento di interpretazione per mostrare Ferdinand Hodler insieme ad artisti contemporanei internazionali. Dietro al concetto della mostra e alla selezione dei circa 30 artisti coinvolti vi sono le curatrici del Kunsthaus, Sandra Gianfreda e Cathérine Hug, coadiuvate da un collettivo. Tra loro ricordiamo gli artisti Sabian Baumann (*1962), Ishita Chakraborty (*1989) e RELAX (chiarenza & hauser & co; dal 1983), ispirati da una lista di dipinti di Hodler compilata di comune intesa. La scenografia è stata creata in collaborazione con l'artista Nicolas Party (*1980).
16/01/20
Symbiotic seeing con Olafur Eliasson al Kunsthaus Zürich
03/01/20
Il disegno italiano alla Kunsthaus Zürich
Colgo anche l'occasione per segnalarvi la ricca programmazione che si svolgerà quest'anno al museo.Il Kunsthaus Zürich è in continua crescita. Rinvigorito dall’aumento del numero di visitatori e di membri, il museo propone per il 2020 un programma ricco di contrasti: dalla poesia della linea, passando per i ruggenti anni Venti, fino ad arrivare al romanticismo svizzero e all’opera risoluta di un’artista determinata. L’anno prende avvio con una mostra personale di Olafur Eliasson.
17.1. – 22.3.20
OLAFUR ELIASSON
Olafur Eliasson (*1967), annoverato tra i più importanti artisti contemporanei, ha progettato una nuova installazione, concepita appositamente per un’area espositiva di circa 1000 m2 all’interno del Kunsthaus Zürich. L’opera affronta il rapporto di noi uomini con gli altri esseri viventi e con le altre specie presenti sulla terra. In luogo della lotta per la sopraffazione, Eliasson invita alla simbiosi e trasforma lo spazio museale in un’installazione immersiva totale, che stimola tutti i nostri sensi. L’artista riesce a tradurre questo tipo di questioni cruciali e di sfide sociali in un’estetica che si rivolge non solo alla nostra ragione, ma che ci avvolge anche sul piano fisico ed emotivo.
Con il sostegno di Swiss Re – Partner per l’arte contemporanea
7.2. – 3.5.20
OTTILIA GIACOMETTI – UN RITRATTO. OPERE DI GIOVANNI E ALBERTO GIACOMETTI
La mostra è dedicata a Ottilia, figlia di Giovanni e Annetta Giacometti, nonché sorella di Alberto, Diego e Bruno. L’esposizione è incentrata sulla figura meno nota della celebre famiglia di artisti: Ottilia muore nel 1937, a soli 33 anni, all’atto di mettere al mondo suo figlio Silvio. La mostra comprende opere assai pregiate provenienti da musei svizzeri, da collezioni private e dalla Fondation Alberto et Annette Giacometti di Parigi; alcune di esse non venivano mostrate da decenni. In totale si tratta di 76 tra quadri, sculture e disegni; vi sono inoltre fotografie di famiglia e materiale mai esposto finora, relativo a Ottilia e alla famiglia Giacometti.
Con il sostegno della Fondazione Hulda e Gustav Zumsteg
24.4. – 19.7.20
GLORIA EFFIMERA – I RUGGENTI ANNI VENTI.
DA JOSEPHINE BAKER A THOMAS RUFF
Gli anni Venti del Novecento furono un decennio di passi in avanti e di ricadute. In nessun altro momento del XX secolo vi fu un tale desiderio di novità: si affermarono nuove visioni urbanistiche, le città conobbero una crescita smisurata, i ruoli tradizionali vennero messi in discussione e superati, le minoranze oppresse fecero sentire la propria voce a livello politico e culturale, la vita quotidiana dei lavoratori divenne più sostenibile, mentre si affermava una fiorente industria del tempo libero. L’alto grado di innovazione ebbe un diretto riflesso sul desiderio di sperimentazione in tutte le arti.
Per la prima volta vengono considerati insieme, in un’unica mostra, movimenti quali il Bauhaus, il Dada, la Nuova oggettività, nonché icone del modernismo architettonico e del design. Il Kunsthaus evidenzia l’eterogeneità di stili in pittura, scultura, disegno, fotografia, cinema e collage di quegli anni di grandi cambiamenti. Un collegamento ai giorni nostri è tracciato da artisti contemporanei che si interessano in maniera precipua al linguaggio formale e ai contenuti degli anni venti.
In coproduzione con i Festspiele Zürich. Con il sostegno della Zürcherische Seidenindustrie Gesellschaft.
29.5. – 13.9.19
KADER ATTIA
Kader Attia nasce nel 1970 da genitori algerini in una periferia a nord di Parigi. L’esperienza di una vita a metà strada fra due culture è il punto di partenza per la sua attività artistica: nelle sue opere, Attia affronta il tema del passato coloniale dell’Europa e del mondo occidentale con le relative conseguenze.
Un alto valore etico ed estetico contraddistingue le sue sculture, le sue installazioni, le sue foto e i suoi video, dedicati alle crisi e alle principali questioni sociopolitiche dei nostri giorni. Al centro della mostra vi è un’opera monumentale realizzata dall’artista appositamente per il Kunsthaus.
Con il sostegno di Swiss Re – Partner per l’arte contemporanea
4.7. – 8.11.20
PAESAGGI – LUOGHI DELLA PITTURA
La mostra offre un panorama della pittura paesaggistica con oltre 50 straordinari quadri provenienti dalle collezioni del Kunsthaus e nati nelle Fiandre, in Olanda, in Italia e in Francia fra il Cinquecento e l’Ottocento. Tra gli artisti vi sono Joachim Patenier, Hendrick Avercamp, Jan van Goyen, Jacob van Ruisdael, Claude Lorrain, Domenichino e Bernardo Bellotto.
È innovativa la presentazione in parallelo di paesaggi degli inizi della modernità, realizzati da van Gogh, Segantini e Monet: rispetto agli incisivi dipinti dei grandi maestri del passato, tali pittori offrirono una diversa chiave di lettura dei vasti spazi. Questa nuova dimensione è comunicata allo spettatore anche attraverso il posizionamento orizzontale delle loro opere.
Con il sostegno di Albers & Co AG
4.9. – 6.12.20
WILD AT HEART: IL ROMANTICISMO SVIZZERO DA FÜSSLI A BÖCKLIN
Scenari alto-alpini di natura indomita, drammatici episodi chiave della storia svizzera, strazianti naufragi: la mostra sul romanticismo svizzero trasforma il Kunsthaus Zürich in una carrellata di forti emozioni. Con oltre 150 opere, da Johann Heinrich Füssli al giovane Arnold Böcklin, passando per Alexandre Calame, la mostra mette in evidenza il prominente contributo degli artisti svizzeri all’evoluzione della pittura paesaggistica europea e fa rivivere il fascino dei ghiacciai, delle nevi perenni e delle sublimi montagne. Il romanticismo, inoltre, esplora ambiti al di là del pensiero razionale: la passione, l’ebbrezza dei sensi, il fascino dell’inspiegabile sono elementi centrali dell’arte dell’epoca, che riflettono un sentimento esistenziale oggi tornato in auge come alternativa rispetto ad una vita quotidiana improntata all’iper-razionalità.
Un contributo del Credit Suisse a la cultura – Partner Kunsthaus Zürich
4.12.20 – 5.4.21
OTTILIE W. ROEDERSTEIN
Ottilie Wilhelmine Roederstein (1859 – 1937) fu in vita una pittrice indipendente e di successo, molto apprezzata per i suoi ritratti e per le sue nature morte. A partire dal 1883 espose i propri dipinti a Parigi con
buoni risultati. Nel 1912 rappresentò la Svizzera come unica artista donna nella celebre esposizione d’arte internazionale del Sonderbund a Colonia – accanto a colleghi del calibro di Giovanni Giacometti, Ferdinand Hodler e Cuno Amiet. A dispetto della sua fama internazionale di un tempo, Roederstein è caduta nell’oblio. A 83 anni dalla sua morte, il Kunsthaus Zürich organizza la prima mostra monografica a lei dedicata in Svizzera: una sessantina di opere consentono di riscoprire dopo un lungo periodo la grande ricchezza di stili che la contraddistinguono.
La mostra è organizzata in collaborazione con lo Städel Museum di Francoforte sul Meno.
VISITATORI E MEMBRI IN AUMENTO
In base alle previsioni, il Kunsthaus chiuderà il 2019 con un numero di visitatori in aumento (circa 270'000 ingressi rispetto ai 228'642 dell’anno precedente) e nel nuovo anno l’associazione di supporto del Kunsthaus potrà fare affidamento su più membri (in crescita del 5,7 % per un totale di 19'688 persone). Il rendiconto provvisorio prevede un risultato in pareggio; cifre più accurate verranno rese note in occasione dell’assemblea generale della Zürcher Kunstgesellschaft prevista a fine maggio 2020.














