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Visualizzazione post con etichetta Pietro Piffetti. Mostra tutti i post
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14/04/18

Meraviglie di Palazzo Madama





 A Palazzo Madama, nel cuore di Torino, espone fino alla fine dell’anno alcuni suoi stupendi pezzi di ebanisteria, che già da soli valgono la visita, si tratta di materiale di arredo ideato da Luigi Prinotto e di Pietro Piffetti.

Meravigliosi manufatti realizzati con intarsi in avorio, tartaruga, metalli e legni pregiati distribuiti al piano nobile tra Sala Quattro Stagioni, Camera di Madama Reale, Camera Nuova e Gabinetto Cinese e consente di valorizzare lo stile fantasioso di questi arredi, che comprendono console, mazzarine, cassettoni, crocifissi, tavolini.




Personalmente sono stato affascinato dal meraviglioso Planetario attribuito a Pietro Piffetti, un modello meccanico che riproduce la configurazione del Sistema solare come era conosciuto alla metà del Settecento, e cioè con i pianeti fino a Saturno.

L’iniziativa è stata realizzato con la curatela di Clelia Arnaldi di Balme, conservatore per le Arti del Barocco di Palazzo Madama.





Segnalo anche una selezione di incisioni sul tema dell’ornato e dei modelli degli arredi, esposte ora nel Gabinetto Cinese. Tra essi una ristampa di primo Ottocento della lastra incisa da Francesco Antonio Gilodi su disegno di Pietro Piffetti recentemente acquisita dal museo e raffigurante il Vero ritratto del glorioso martire San Vittorio venerato nella chiesa dello Spirito Santo di Torino (1743), matrici di incisioni e fogli da repertori di modelli incisi e degli esempi di iconografie ricorrenti nelle decorazioni ad intarsio.

02/03/18

Il decoro della bellezza



Per la stagione 2018 la Fondazione Accorsi Ometto, Museo delle Arti Decorative di Torino, si festeggia e condivide le sue recenti acquisizioni.

Con una bella mostra "Da Piffetti a Ladatte", in corso fino al 3 Giugno, sono presentati i meravigliosi pezzi che la Fondazione Accorsi Ometto in questi anni ha integrato nella collezione permanente. 

Una serie di pregiate opere che integrano la già stupenda raccolta. In particolare presenta alcuni capolavori quali gli splendidi pezzi ideati da Pietro Piffetti, una delicata selezione delle sculture di Francesco Ladatte e i raffinati quadri di Louis-Michel van Loo

E’ difficile non rimanere incantati nelle sale della mostra, con la variegata presentazioni di manufatti unici, di grande maestria e fascino, proposte nelle eleganti teche.

Divisa in diverse sezioni la mostra prende avvio con le minusierie ebanistiche di Pietro Piffetti che si presentano nella loro elegante raffinatezza, al centro una suggestiva opera di Francesco Ladatte, che già da sola vale tutta la mostra.

Segue una sezione di pittura paesaggistica e miniatura con dei pezzi di Angelo CignaroliAntonio Bisetti, Giuseppe Bernardino Bison.

Prosegue con una sala di delicati oggetti di decoro e uso, un'enfatica WunderKammer, in cui sono proposti gioiosi candelieri, orologi scultorei, manifatture da tavolo, delicate porcellane di Biscuit.

La mostra poi si apre in un gioco immersivo con alcune stanze della Fondazione stessa aperte per l’occasione espositiva, ma vi consiglio di fare il giro completo guidato, ricco di interessanti notizie e di godere di tutto lo spazio della Fondazione.

In queste auliche stanze sono proposti altri pezzi che confermano il grande fascino e la stupenda maestria del tempo passato. 

Prima della visita consultate il sito per conoscere anche la ricca occasione di proposte  di eventi (conferenze, conversazioni, presentazione) che accompagnano questa bella mostra.  


























24/04/13

Lo Scrigno di Pietro Piffetti arriva a Torino - Rientra in Italia, grazie alla Fondazione Accorsi – Ometto un prezioso manufatto dell'ebanisteria italiana



La Fondazione Accorsi – Ometto ha acquistato, il 1° febbraio 2013, all’asta newyorkese di Sotheby’s, un prezioso scrigno realizzato da Pietro Piffetti, che andrà ad aggiungersi agli altri sette capolavori realizzati dall’ebanista piemontese e custoditi nel Museo di Arti Decorative Accorsi –Ometto di Torino. 

Pagato 170.000 dollari, questo scrigno col suo tavolino potrebbe essere uno dei tre cofani-forti che i documenti riportano l’artista realizzò per i Savoia nel 1732, 1745 e 1760. 

Il capolavoro, realizzato da colui che l’eminente storico di arti decorative Alvar Gonzalez Palacios definì non solo il migliore ebanista italiano del Settecento ma forse anche il più grande virtuoso artigiano che l’Europa abbia mai conosciuto, è appena arrivato a Torino e nei prossimi giorni inizierà ad essere restaurato da Massimo Ravera del Centro Conservazione e Restauro La Venaria Reale, che si occuperà anche di indagare i modi, le tecniche ed i materiali usati da Piffetti nel realizzarlo. 

Lo scrigno probabilmente era utilizzato all’interno di un guardaroba o faceva parte di un corredo da toilette; sebbene sia un esempio unico nel suo genere, il tavolino – scrigno riflette la virtuosistica abilità dell’ebanista torinese di combinare preziosi materiali a forme audaci fino a creare una capolavoro in ogni dettaglio: dalle linee ondulate e stravaganti, che gli donano quel costante movimento tipico dei lavori di Piffetti, alla tipicità degli spigoli curvi del piano; dall’abbondante uso nell’intarsio di acanti rampicanti e di motivi di foglie merlettate e di rocailles, alla marquetterie inserita nelle riserve sul fianco e sul coperchio. 

Il mobile presenta inoltre un elemento di decorazione piccolo ma riconducibile unicamente a Piffetti: si tratta delle fini arabeschi sugli angoli terminanti con foglie d’acanto merlettate. Questo motivo è utilizzato sulle gambe del tavolino e, sebbene alcuni ebanisti suoi contemporanei abbiano utilizzato simili arabeschi, l’hanno sempre fatto in scala maggiore e mai in formati così minuti. 


Il Presidente della Fondazione Accorsi – Ometto, Giulio Ometto dichiara: “ …...L'acquisto di questo nuovo ed inedito gioiello dell'ebanisteria piemontese non arricchisce solo il nostro museo, ma anche il patrimonio storico-artistico di tutta l'Italia......” 

Una volta restaurato, nel mese di settembre, il cofano forte di Piffetti sarà il protagonista principale di una mostra al Museo Accorsi – Ometto; a questo si affiancheranno una quindicina di altri capolavori dell’ebanista torinese, per lo più inediti perché provenienti collezioni private.