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Visualizzazione post con etichetta Manuele Cerutti. Mostra tutti i post
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25/04/24

Manuele Cerutti alla Collezione Maramotti


Manuele Cerutti QUEM GENUIT ADORAVIT veduta di mostra / exhibition view Collezione Maramotti, Reggio Emilia Ph. Roberto Marossi  


La intensa pittura di Manuele Cerutti, arriva alla Pattern Room della Collezione Maramotti  col progetto QUEM GENUIT ADORAVIT, un nuovo corpus di dipinti e opere su carta specificamente sviluppato in una dimensione progettuale originale.

Partendo da esperienze autobiografiche semplici quanto intense – la propria paternità e i primi anni di vita del figlio – Cerutti si è focalizzato sulla creazione di un’entità destinata ad assumere, inaspettatamente, sembianze infantili: una creazione inconsapevole, quasi involontaria, che attinge largamente al vissuto vegetativo delle piante e, nella tradizione alchemica, dei minerali.

Per anni l’artista ha infuso forma pittorica e presenza performativa a oggetti comuni – a volte mutili o frammentari, sempre privati della loro funzione primaria – che popolano il suo studio: una vecchia caffettiera, tubi e bastoni ritorti, scarti di plastica, ossi di pollo, sgabelli, palette, secchi e vasi multiformi divengono protagonisti di nature vive in cui i dettagli del quotidiano, attraverso nuove composizioni, si fanno interpreti di un tempo sospeso, originario, a tratti sacrale.

Manuele Cerutti QUEM GENUIT ADORAVIT veduta di mostra / exhibition view Collezione Maramotti, Reggio Emilia Ph. Roberto Marossi  


Tema iconografico ricorrente della nuova mostra è un telo per pacciamatura di plastica nera annodato intorno alla gamba dell’attante umano raffigurato nelle opere. Naturale estensione del suo corpo, questo involucro rimanda alla tecnica della margotta, che consente di ottenere nuove piante inducendo la nascita di radici a partire da un punto del fusto o di un ramo della pianta madre.

Questo metodo di riproduzione agamica, che avviene cioè mediante separazione di una parte qualsiasi del corpo dell'individuo genitore, si lega per consonanza all’esplorazione allegorica e mitologica dell’artista sulla partenogenesi, un tipo di riproduzione in cui la cellula-uovo è slegata dall’atto fecondativo.


Manuele Cerutti QUEM GENUIT ADORAVIT veduta di mostra / exhibition view Collezione Maramotti, Reggio Emilia Ph. Roberto Marossi  


Sullo sfondo della memoria di nascite straordinarie, al limite mostruose, nella mitologia antica, l’individuo al centro del racconto-per-immagini di Cerutti porta su di sé le sembianze dell’artista che, sottoposte a un costante processo di verifica e di moltiplicazione, debordano in soggetto universale.

Il soggetto di queste opere è afflitto da un’inestinguibile ferita alla gamba: una parte di sé che delicatamente avvolge con il telo, una ferita feconda di cui si prende costante cura, un’inaspettata materia germinativa che si dà come insorgenza di altre vite e direzioni. Questa figura archetipica sfugge alla definizione di eroe contemporaneo. Essa incarna piuttosto una difformità rispetto al canone, un’interruzione dello sviluppo lineare, suggerendo un sentimento di inadeguatezza e di fragilità. Elemento fuori equilibrio – spesso inserito e sospeso in rappresentazioni tanto articolate e dettagliate da apparire reali –, egli tenta, attraverso una serie di azioni, di assimilare la forma di conoscenza del bambino, riconoscendo nel movimento e nel procedere asimmetrico una via di possibilità.

Il territorio in cui si muove, oltre l’interno dello studio, è il paesaggio ai margini di Torino, quei luoghi familiari all’artista percorsi dall’entropia in cui la città inizia a ibridarsi con la campagna, dove i fiumi scorrono sotto ai cavalcavia, le rovine industriali si mischiano alle terre incolte e un sottopasso di cemento può magicamente trasformarsi in un monumentale portale atterrato da un racconto di fantascienza.

Ma il territorio di esplorazione è per Cerutti, in primo luogo, la pittura stessa, che egli definisce “impronta continua del fare”.

Che sia il soggetto a convocare la propria nitida apparizione sulla tela o il processo pittorico, con i suoi strati, le velature e le cancellazioni, a dare passo e sostegno alla composizione, la ininterrotta ricerca nel linguaggio pittorico riecheggia nell’andare del protagonista di queste opere, tra partecipazione e distacco, meriti e colpe, tentativi di recupero e rinunce: verso l’emergere di un attaccamento inesprimibile (a cui fa riferimento il titolo della mostra, “Adorò colui che generò”), è possibile inciampare nello stupore, creando nuove relazioni con il proprio stare nel mondo.

In occasione della mostra sarà realizzato un libro con contributi del sociologo Gian Antonio Gilli, del poeta e scrittore Valerio Magrelli e di Elena Volpato, curatrice e conservatrice presso la GAM - Galleria Civica d'Arte Moderna e Contemporanea di Torino.
 

Manuele Cerutti QUEM GENUIT ADORAVIT veduta di mostra / exhibition view Collezione Maramotti, Reggio Emilia Ph. Roberto Marossi  


10 marzo - 28 luglio 2024
Visita con ingresso libero negli orari di apertura della collezione permanente.
Giovedì e venerdì 14.30 – 18.30
Sabato e domenica 10.30 – 18.30
Chiuso: 25 aprile, 1° maggio

19/03/18

Motus naturalis



Manuele Cerutti, Senza titolo, 2017, olio su lino, 17,5 x 20 cm.


Giovedi 22 marzo, alle ore 19.00, presso Guido Costa Projects, in via Mazzini 24 a Torino, si inaugura Motus naturalis di Manuele Cerutti

  La mostra, a cui l'artista ha lavorato per quasi due anni, si propone come un duplice esercizio sulla pittura, sperimentandone i suoi limiti formali ed i modi in cui può esprimere un contenuto.

  Protagonista è una grande tela, Motus naturalis, di dimensioni piuttosto inconsuete per l'artista, abituato a dipingere su piccole tavole, spesso con il tocco sapiente del ‘miniaturista’. Tale amplificazione della superficie pittorica non è però fine a se stessa, o semplice riflesso del suo virtuosismo tecnico, ma corrisponde ad una precisa necessità narrativa che da subito, per articolarsi al meglio, ha richiesto spazi maggiori per il pennello e un diverso ritmo formale che accompagni le figure. 

   L'opera, pur riepilogando in se molti degli elementi tipici della pittura di Cerutti, dal cromatismo crepuscolare, alla pietasper gli oggetti umili, governati dai loro precari equilibri, si inoltra decisamente su territori inediti, nutriti di pensiero, di iconologia e di una personale rivisitazione delle forme classiche. Se l'immagine, come sempre accade nella sua pittura - una figurazione fatta di enigmi, sospesi in una sorta di stupore metafisico -, è anche questa volta densa di mistero, la molteplicità degli elementi che la compongono, le loro relazioni reciproche ed il gioco controllato di finito e non finito, suggeriscono qualcosa di più, introducendoci ad una superiore complessità, tutta da investigare.

  Motus naturalis si propone come esperimento di pittura cosmogonica: è un saggio sull'origine delle cose in forma di immagine. 

   Questa è la sfida che ci propone la mostra di Manuele Cerutti e che rende speciale questa sua opera, da intendere quale sfida interamente giocata sul come sia possibile raccontare le idee in pittura senza semplicemente illustrarle. Poco importa sapere che uno dei sottotesti più utilizzati dall'artista nell'immaginare il grande dipinto siano alcuni tra i più oscuri frammenti di Empedocle in cui il filosofo, raccontando del mondo delle origini antecedente alla comparsa dei corpi, parla di membra sparse, di teste, gambe, mani, inconsapevoli del loro essere frammenti e guidate soltanto dalla loro reciproca corrispondenza eterica in un vagare senza tempo e scopo sulla terra. 

  Motus naturalis non ha ambizioni didascaliche, non ci racconta, ne ci illustra la sapienza dei presocratici, semplicemente se ne ciba, ne fa immagini, nate anch'esse per semplice corrispondenza.

  A questa sofisticata complessità tendono con il loro proprio movimento ideale anche le altre piccole e poche opere che completano la mostra. Sono frammenti, progressive messe a fuoco del tutto, anticipazioni o digressioni dell'oscuro recit che si articola sulla grande tela. Fanno parte anch’esse a pieno titolo di Motus naturalis, ma in un certo modo lo completano e lo superano in un altrove ideale.

   La mostra di Manuele Cerutti rimarrà aperta al pubblico, tutti i giorni, in orario di galleria, fino al 15 maggio 2018. 

Manuele Cerutti (Torino, 1976), ha esposto in gallerie e musei in Italia e all'estero. Sue opere sono conservate in importanti collezioni pubbliche e private in tutta Europa. Questa è la sua prima personale con Guido Costa Projects.

11/03/17

Gleiches zu Gleichem


Foto di Ralf Hänsel

L'artista torinese Manuele Cerutti è proposto con una selezione delle sue opere al Wilhelm-Hack-Museum di Ludwigshafen am Rhein.


Foto di Ralf Hänsel


Una raccolta di quadri dall'enigmatiche narrazioni, in cui apparente quotidiana fisicità viene alterata dallo spazio pittorico. 

Foto di Ralf Hänsel


Assemblaggi anomali, chiaroscuri ambigui, situazioni instabili che percepiscono il cambiamento storico, incutendo fascino e perplessità. 


Foto di Ralf Hänsel


L'evento è curato da René Zechlin e Julia Nebenführ.





26/11/15

Prove di Carisma, Manuele Cerutti a Berlino







L'artista Manuele Cerutti espone fino al 13 Febbraio alla galleria 401 Contemporary di Berlino. 


Manuele Cerutti: "In PROVE DI CARISMA I continue my research on the subjectivity of objects, which is currently a central concern of my work. This subjectivity of objects is expressed not only by the implementation of a vocabulary of postures and behaviours, but by the development of a charismatic aura. This charismatic aura can be read as a negation of the traditional hierarchy between subjects and objects.


In the first room of the exhibition, Prove di carisma, three works demonstrate a fully developed charismatic attitude; other works show the phases of the beginning and the end, the formation and extinction.

The second room presents the crowd; the indispensable counterpart in the charismatic adventure. Charisma is not solely the result of its own agency but relies on the acceptance and support of its audience.

Finally, in the third room, the rest of the world is represented; self-standing characters unaffected by the charismatic aura."


20/06/11

L’Italia è un paese per giovani?




Fino al 24 Luglio è possibile visitare la bella mostra “Italia Giovane Stato”, presso la Fondazione Peano di Cuneo, che si è inaugurata Sabato 11 Giugno.

Si tratta del primo evento della ricca stagione culturale di questo magnifico spazio culturale cuneese.

L’esposizione in tema con i 150 dell’Unità d’Italia vuole presentare la dinamica realtà artistica piemontese giovanile con i suoi personaggi più noti, che hanno realizzato, in alcuni casi, opere appositamente per questa importante rassegna artistica.

Gli artisti sono stati coinvolti selezionando opere con un duplice sguardo, uno ironico e distaccato, che tratti dei fatti e personaggi della storia degli ultimi centocinquant’anni, e uno più critico, sulle difficoltà sociali e ambientali, di cui tutti siamo testimoni oculari ai nostri giorni.

Fra i pezzi più interessanti la rivisitazione del cubo di Rubik ideata da Franco Ariaudo, opera che mette in discussione la possibilità di ricostruire una nazione così frastagliata e poliedrica.

Parzializzato come il lavoro “Sulle tracce degli italiani” di Paolo Turco, che assembra un’immagine con tanti piccoli “pixel” composti da un lungo lavoro di accumulazione.

In una saletta appartata sono presentati un gruppo di interessanti video realizzati da Simona Rapello, Massimiliano e Gianluca De Serio e Isola & Norzi (Hilario Isola e Matteo Norzi).

Molto particolare il progetto “Materie Prime - Foresta Planiziale - Studio per parquet georeferenziato” del 2006 di Andrea Caretto e Raffaella Spagna, o la serie di delicati lavori di Enrico Tealdi “Traguardo” del 2010.

Tante altre le opere degli artisti selezionati, che sono, oltre a quelli già citati: Manuele Cerutti, Coniglioviola, Christian Costa, Matteo Eula e Federico Dalmasso, Caterina Giansiracusa Lerda, Alessandro Gioiello, Luca Isola, Laura Pugno, Pierpaolo Rovero, Diego Scroppo, The Bounty KillART (Gualtiero Jacopo Marchioretto, Rocco D’Emilio, Dionigi Biolatti, Marco Orazi), Malgorzata Turzeniecka, Fabio Viale.

Questo evento rientra nel programma delle iniziative culturali per l’anno in corso, incentrate sul tema delle celebrazioni dell’Unità d’Italia. In particolare, in autunno, si terrà la premiazione del XV Concorso Internazione “Scultura da Vivere”, il cui tema è “ItalyaItali”, cioè l’Italia vista dagli artisti italiani e dagli stranieri

L’orario di visita è dal Martedì alla Domenica dalle 16 alle 19, Ingresso gratuito