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Visualizzazione post con etichetta Fondazione Adolfo Pini. Mostra tutti i post
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14/12/19

Forma e pensieri


Gli spazi della Fondazione Aldo Pini accolgono due diversi interventi creativi, al piano terrà la ricerca "Monumenti impermanenti" di Stefano Romano, curata da Gabi Scardi, mentre nelle storiche sale il progetto site-specific Giorni Segreti di Giovanni De Lazzari, curato da Anna Daneri.

Due lavori comuni per leggerezza dei medium e per la varietà di riflessioni che possono far scaturire.



16/11/19

Giorni segreti alla Fondazione Adolfo Pini



La Fondazione Adolfo Pini presenta GIORNI SEGRETI, la mostra di Giovanni De Lazzari, a cura di Anna Daneri.

Il progetto site-specific mette a confronto i diversi nuclei intorno a cui si sviluppa la ricerca dell’artista. Accanto a disegni, collage, opere pittoriche e scultoree, sono esposti una selezione di taccuini, attraverso i quali è possibile ricostruire le tappe del lavoro di Giovanni de Lazzari, fin dalla sua genesi. Frutto di un’indagine meticolosa, le opere sono create dall’artista durante una lunga meditazione solitaria, come evocato dal titolo stesso.

Le opere in mostra, realizzate da Giovanni De Lazzari a partire dal 2008, seguono il filo conduttore della relazione con la natura, che origina da un processo di osservazione profondo e prolungato. Attraverso il tratto della matita, lo strumento più assiduamente utilizzato dall’artista, immagini e testi prendono forma come miniature nelle pagine dei taccuini che De Lazzari realizza in una pratica quotidiana. Per la mostra GIORNI SEGRETI l’artista realizza un wall drawing, in scala architettonica, dell’opera Groviglio su una parte della Fondazione.

Gli elementi vegetali e animali, ricorrenti nei lavori esposti, stabiliscono un dialogo inedito con le decorazioni e gli arredi della casa-studio, oltre che con i dipinti del pittore Renzo Bongiovanni Radice. È il caso del trittico di disegni Abbracci (2013), in cui l’intreccio tra due serpenti crea un’immagine potente sospesa tra amore e morte.

GIOVANNI DE LAZZARI 
GIORNI SEGRETI
A cura di Anna Daneri

Opening 26 novembre ore 18:30
27.11.2019 – 06.03.2020 
dal lunedì al venerdì
10:00 – 13:00 | 15:00 – 17:00
Ingresso libero

30/04/19

Carlos Amorales alla Fondazione Adolfo Pini




La Fondazione Adolfo Pini ospita una delle mostre più suggestive di questi giorni con il grande intervento di Carlos Amorales.




L’evento, curato da Gabi Scardi, presenta questi articolati lavori che Carlos Amorales propone in modo corale fra l’ opera Black Cloud, un delicato sciame di farfalle dark, e Life in the folds, amara riflessione sulla violenza umana.




L’insieme è molto forte, uno nuvola di nere farfalle invade tutti gli anfratti della fondazione, guidandoci verso una grande interazione di personaggi dal violento umore,  un video narra di questo strano vivere quotidiano.



19/12/18

Dicembre nelle gallerie di Milano (2)






Stupenda poi la proposta del Pirelli HangarBicocca con la spettacolare proposta dei più interessanti igloo di Mario Merz.








Ampliamento dei locali alla Fondazione Adolfo Pini, in Corso Garibaldi 2, che così ospita nell’appartamento i lavori di Šejla Kamerić mentre la piano terra la lettura intima di Luca Staccioli.

  








Altra bella occasione espositiva, per qualità e allestimento, quella della Fondazione Carriero, in Via Cino del Duca, 4  con una pregiata antologica su  Giulio Paolini .










La galleria Kaufmann Repetto, in via Porta Tenaglia 7, propone le opere gioiose di Bruno Munari.









Poco distante la galleria ChristianStein, corso Monforte 23, presenta il fragile lavoro di Elisabetta Di Maggio.










Presso la Fondazione Sozzani, corso Como10, i fragili scatti di Sarah Moon.








Passeggiando in Galleria Vittorio Emanuele II, potete vedere il video del duo Masbedo "Romans Roman (Hommage à Roman Signer)" sulle lunette del ristorante Carlo Cracco 






Ho poi concluso il giro da Sotheby’s, presso Palazzo Serbelloni, in Corso Venezia 16, che festeggia i cinquanta anni di attività italiana con una piccola ma ricercata selezione di opere che, nel passaggio in asta, sono state vincolate per il loro valore artistico.









Dicembre nelle gallerie di Milano (1)


25/11/18

Šejla Kamerić alla Fondazione Pini di Milano


Dal 27 Novembre la Fondazione Adolfo Pini prosegue, sotto la guida di Adrian Paci, il suo percorso dedicato all’arte contemporanea, presentando la nuova mostra site specific di Šejla Kamerić dal titolo SUMMERISNOTOVER. Il progetto, a cura di Erzen Shkololli, accompagna il pubblico alla scoperta dei nuovi spazi espositivi della Fondazione in Corso Garibaldi 2: un nuovo ingresso e nuove sale nell’elegante palazzina di fine Ottocento.

Nata nel 1976 a Sarajevo, Šejla Kamerić è cresciuta durante la guerra, sopravvivendo all’assedio e al bombardamento della città. Questo fatto biografico ha influenzato tutta la sua pratica artistica. Negli ultimi anni ha ricevuto ampi consensi per l’impegno sociale e per il suo lavoro artistico dall’intimità commovente, basato su esperienze personali, ricordi e sogni. 

Con SUMMERISNOTOVER l'artista sviluppa un progetto che si modella sullo spazio espositivo della Fondazione Pini. Il corpo di lavori in mostra riflette sulla percezione che abbiamo delle notizie, sottolineando come sia cambiato il ruolo della fotografia così come il problema dell'utilizzo delle immagini (di guerra) e della loro distribuzione. In questo senso, se storicamente guerre e rivoluzioni hanno spesso avuto inizio in primavera e in estate, oggi queste stagioni sono forse il periodo in cui utilizziamo più intensamente i social media per mettere in mostra le nostre vite. Alterando la presunta autenticità della fotografia e adoperando le stesse tecniche dei social per raggiungere un pubblico diffuso, SUMMERISNOTOVER supera la tradizionale convinzione che la fotografia esista come categoria separata e distinta. L’artista crea, quindi, un gigantesco flusso di immagini per ricordare allo spettatore che l'estate non è finita: la guerra non è finita.

Dinanzi alla vasta gamma dei meccanismi culturali della nostra civiltà contraddittoria, Šejla Kamerić si concentra quasi ostinatamente sul racconto di dettagli tratti da immagini significative. Le caratteristiche ameboidi di questi frammenti rappresentano eventi che si dissolvono in un flusso sempre crescente di rumore informativo che possono funzionare come spie di calamità sociale.

Tra le opere in mostra il video Sunset, basato su quella che si ritiene essere l'unica fotografia a colori che mostra il Ghetto di Varsavia in fiamme durante la rivolta del 1943. Questa foto è stata realizzata da Karol Grabski, che al tempo era nascosto a Varsavia. In Sunset, il momento catturato nella singola immagine viene esteso. Il fumo sale verso il cielo, il sole svanisce e il tempo si dilata. Position Absolute, è una collezione di sfere di pietra, realizzate dall’artista nel 2015. In ogni sfera sono state incise delle coordinate geografiche di fosse comuni. Fa riferimento alle sfere mistiche di pietra che si possono trovare in Paesi come Costa Rica, Honduras, Belize, Messico e Bosnia ed Erzegovina.  

18/09/18

Bando per curatori alla Fondazione Adolfo Pini di Milano


Al via la Call nazionale, indetta dalla Fondazione Adolfo Pini di Milano, per formare un team curatoriale - under 35 - di durata biennale. I cinque selezionati contribuiranno al progetto culturale @Pini - Casa dei saperi, a cura di Valeria Cantoni, che avrà inizio da febbraio 2019. 
Un progetto che vedrà la Fondazione protagonista di un palinsesto di incontri, workshop e master class, conversazioni e approfondimenti critici, per uno scambio generativo e multidisciplinare tra giovani studiosi, artisti, curatori, filosofi, musicisti, e per chiunque senta la necessità di avere uno dialogo culturale vivo e orizzontale. Il tema del 2019 sarà “Nuove Utopie”.
In linea con la missione della Fondazione, ci è sembrato urgente dedicare uno spazio, a Milano, all’incontro di diversi saperi e mestieri, dove giovani artisti, studiosi, appassionati o anche solo curiosi possono interrogare i maestri sulle loro pratiche e visioni e scambiarsi esperienze, pensieri e competenze su temi che attraversano la contemporaneità”, dichiara Valeria Cantoni, curatore del progetto e membro CdA della Fondazione Adolfo Pini. “Un luogo dove fermarsi a discutere, dove scoprire nuove passioni intellettuali o artistiche e conoscere persone con cui intraprendere un breve tragitto di strada insieme, anche fuori dalle accademie o dopo l’università. Un circolo aperto e inclusivo la cui missione è finalmente dare la parola ai giovani che hanno qualcosa da dire e da ascoltare”.
Il compito del team curatoriale, selezionato da una commissione composta dal board della Fondazione e annunciato a fine ottobre, sarà quello di proporre e delineare il programma di appuntamenti del 2019 e 2020. Più nel dettaglio, la Call è aperta a operatori culturali, studiosi e progettisti di diverse discipline che, con il supporto della Fondazione Adolfo Pini, dovranno sviluppare, articolare e definire i vari contenuti degli appuntamenti attorno al tema individuato ogni anno; selezionare i partecipanti delle varie iniziative; assistere e supportare la comunicazione con gli ospiti (gli artisti, le organizzazioni); e altro ancora. Lungo il proprio mandato, il gruppo di curatori avrà inoltre la possibilità di incontrare e attivare scambi di idee e di progettualità con gli artisti e gli operatori culturali italiani e internazionali già coinvolti nei progetti della Fondazione.
Filosofi, designer, antropologi, artisti, architetti, economisti, matematici, musicisti, ecc, saranno invitati negli spazi della Fondazione Adolfo Pini con l’obbiettivo di costruire un luogo aperto e inclusivo di relazioni fertili e trasversali; una vera e propria casa dove si incontrano i saperi e le esperienze e dove si può imparare attraverso la lettura, l’ascolto, il confronto, ma anche l’arte contemporanea inserita nel contesto ottocentesco in un dialogo che offre sempre meravigliose sorprese.
Il budget complessivo annuale assegnato dalla Fondazione per la realizzazione e la produzione delle attività del progetto @Pini - Casa dei Saperi 2019 è di euro 20.000. A tale importo si aggiunge il rimborso spese per ciascun componente del team curatoriale pari aeuro 1.000 nette.
Per maggiori informazioni:
Fondazione Adolfo Pini
T. 02 874502

08/05/18

Evidenziare il nascosto


 



Fino al 29 Giugno la Fondazione Adolfo Pini ospita un progetto site-specific di Jimmie Durham, raccolto col titolo ”Labyrinth”.

L’iniziativa, curata da Gabi Scardi, si sviluppa sul percorso della percezione del luogo, attraverso ciò che di esso non si vede, proponendo come ripensamento delle priorità e dei livelli di valore, ciò che è dentro diventa percettibile.




Offre le “interiore” del corpo che lo rendono fruibile, attraversando l’estetica della pelle, la struttura architettonica.

E’ anche presente un video del 1994, “The Man Who Had A Beautiful House” legato a un’idea di abitare che viene prima, e va al di là delle pareti di un edificio.


 

30/03/18

Jimmie Durham alla Fondazione Adolfo Pini




Milano, marzo 2018 - Dal 10 aprile al 29 giugno 2018 la Fondazione Adolfo Pini presenta - durante la Milano Art Week in concomitanza con miart - la mostra Labyrinth, un progetto site-specific realizzato dall’artista Jimmie Durham, a cura di Gabi Scardi.

Jimmie Durham è una delle maggiori personalità artistiche del presente. Intellettuale, saggista e poeta, oltre che artista visivo, dagli anni Sessanta il suo lavoro evidenzia il sistema di convenzioni all’interno delle quali viviamo; convenzioni che riguardano le idee, i comportamenti, la storia e le sueinterpretazioni. Metterle in discussione significa aprirsi al dubbio, evidenziare la sfaccettatura della realtà, lasciare emergere una molteplicità di visioni possibili.

Le sue opere consistono, in molti casi, in arrangiamenti di materiali naturali o industriali, innestati gli uni sugli altri; materiali che normalmente sfuggono all’attenzione o risultano troppo al di sotto di ogni valore per essere classificati; queste opere equivalgono dunque a commenti sulla natura delle cose e sul loro valore. In altri casi le installazioni si compongono di oggetti trovati o creati: oggetti che sono concentrati di quotidianità, che narrano storie, e ci dicono chi siamo. Alla base della sua pratica c’è infatti la volontà di restituire alle cose la 
possibilità di presentarsi nella propria essenza; di decostruire le sovrastrutture che le circondano, e con esse i concetti cardine della civiltà del consumo.

In questa logica si inserisce l’attenzione che l’artista dedica al tema dell’architettura, elemento da sempre centrale nella sua poetica. Dell’architettura, nel corso degli anni, Durham ha voluto scardinare l’assertività,
la monumentalità. L’oggetto della sua critica è il senso di stabilità, che rende l’individuo certo e perentorio e lo sottrae al dubbio imbrigliandone l’attitudine critica.

Per la Fondazione Adolfo Pini l’artista crea un nuovo progetto, appositamente concepito, lavorando sullo spazio esistente e sulle sue strutture. In particolare, Durham porta all’esterno ciò che normalmente è “dentro” il corpo dell’architettura; rende visibili i materiali che lo compongono, rivela ciò che sta sotto il rivestimento: i “visceri”, le “interiora”; il rimosso; Innards, appunto. Per estensione, l’artista affronta così la questione di ciò a cui si dà spazio o ciò che si cela; di ciò che si dice o si omette. Al progetto abbina un video del 1994, The Man Who Had A Beautiful House, legato a un’idea di abitare che viene prima, e va al di là delle pareti di un edificio. Nello spazio rifinito ma carico di passato della Fondazione, attraverso il tema dell’architettura, l’artista si confronta una volta di più, con l’idea del costrutto sociale e culturale e con le strutture, con le convenzioni, con le categorie che l’accompagnano.

Dopo aver presentato i primi tre progetti site specific, The Missing Link di Michele Gabriele, Materia prima di Lucia Leuci e Memory as Resistance di Nasan Tur, con questa nuova mostra la Fondazione Adolfo Pini prosegue pertanto il proprio percorso dedicato all’arte contemporanea, sotto la guida di Adrian Paci, con l’obiettivo di porsi quale luogo di incontro e valorizzazione della scena dell’arte giovanile nazionale e internazionale a Milano.


Jimmie Durham (U.S., 1940) è un artista, scrittore e poeta americano di origine Cherokee che vive e lavora in Europa. Leader dell’American Indian Movement negli anni settanta, è stato rappresentante dell’International Indian Treaty Council presso le Nazioni Unite. Attraverso la Foundation of the Community of Artists e come editor del periodico Art and Artists ha difeso i diritti degli artisti. Ha inoltre riunito in un’unica coalizione, la People’s Alliance, diverse popolazioni discriminate negli Stati Uniti e all’estero. Nel 2017 l’Hammer Museum di Los Angeles gli ha dedicato un’importante retrospettiva ospitata anche presso il Walker Art Center, Minneapolis (2017), il Whitney Museum of American Art, New York (2017-2018) e il Remai Modern, Saskatoon, Canada (2018). Ha partecipato a Documenta IX (1992) e a varie biennali tra cui: Sharjah Biennale, UAE (2015); Biennale di Venezia (2012, 2005, 2003, 2001 e 1999); Biennale di San Paolo (2010); Taipei Biennale (2012), Biennale di Sydney (2004), Whitney Biennale (1993). Jimmie Durham ha esposto in numerose mostre personali presso istituzioni internazionali come: Museo Nazionale delle Arti del XXI Secolo, Roma (2016); Serpentine Gallery, Londra (2015); Fondazione Querini Stampalia, Venezia (2015); Parasol Unit Foundation for Contemporary Art, Londra (2014); Museum Van Hedendaasge Kunst Antwerpen (muhka), Antwerp (2012); Fondazione Morra Greco, Palazzo Reale, Napoli (2012); Portikus, Francoforte (2010); Musée d’art moderne de la Ville de Paris (mam/arc), Parigi (2009); Museo D’Arte Contemporanea Donna Regina Madre, Napoli (2008); de Pury & Luxembourg, Zurigo (2007); Kunstverein, Monaco (1998); De Vleeshal, Middelburg, Olanda (1995); Palais des Beaux-Arts, Bruxelles, (1993). Ha preso parte a diverse mostre collettive presso: MIT List Visual Arts Center, Massachusetts (2013); Centre Georges Pompidou (mam-cci), Parigi (2011); Haus der Kulturen der Welt, Berlino (2010); S.M.A.K, Gent (2009); Modern Art Oxford, Oxford (2009); Reykjavík Art Museum – Kjarvalsstaðir, Reykjavik, Islanda (2008); MARCO, Museo de Arte Contemporánea de Vigo, Spagna (2007) e altre. 

Fondazione Adolfo Pini
Nata nel 1991 per volontà di Adolfo Pini (1920-1986), la Fondazione che porta il suo nome ha sede a Milano nell’elegante palazzina di fine Ottocento in corso Garibaldi 2. Oltre ad Adolfo Pini, uomo di scienza e docente di fisiologia, qui ebbe dimora e studio il pittore Renzo Bongiovanni Radice (1899-1970), zio materno di Pini, che fu una figura chiave nella formazione culturale del nipote, guidandone in particolare l’interesse verso le arti. Per volontà di Adolfo Pini la Fondazione è dedicata alla memoria dello zio con l’obiettivo di promuoverne e valorizzarne l’opera pittorica, attraverso studi e mostre, e il sostegno ai giovani artisti attivi in tutte le arti, con borse di studio, offerte formative e altre iniziative. Essa promuove inoltre anche la figura di Adolfo Pini che, accanto alla sua attività scientifica, fu anche scrittore, poeta, compositore e appassionato d’arte, rappresentando una perfetta sintesi di cultura scientifica e umanistica. Tra le iniziative promosse dalla Fondazione Adolfo Pini vi è Storie Milanesi, a cura di Rosanna Pavoni e una serie di progetti dedicati all’arte contemporanea, a cura di Adrian Paci, che coinvolgono in particolare giovani artisti.

10 aprile – 29 giugno 2018
Preview stampa: 9 aprile ore 11.00
Opening: 9 aprile 2018 ore 18.30
Fondazione Adolfo Pini – Corso Garibaldi 2, Milano