Translate

26/05/04

Art-Experience




A Venezia per partecipare al seminario Art-Experience realizzato dalla Domus Academy di Milano. Si è trattato di, una bella esperienza di cui serbo ancora vivissimi ricordi. Sono arrivato Lunedì 17/05 al mattina a Venezia e c'era un bel sole caldo con un lieve venticello ad aspettarmi. Nel pomeriggio sono andato al Guggheneim per la mostra su Michelangelo, peccato che era stata chiusa Domenica, mi sono consolato facendo l'ennesimo giro in questo stupendo luogo, dopo sono andato alla mostra Inferno-Paradiso della Fondazione Bevilacqua La Masa e ho visto il Paradiso, nei locali di Piazza San Marco, molti lavori riciclati, interessante l'opera odorosa dei Decosterd&Rahm. 

Nel fine pomeriggio sono stato a Ca' Pesaro, sede della Galleria di Arte Moderna, per la mostra su Shozo Shimamoto, la permanente l'avevo già vista alcuni mesi fa. La mostra del giapponese era costituita proprio da quattro pezzi, discreti.. ma chiamarla mostra? soprattutto far pagare un biglietto! per fortuna che ho una tessera di un giornale con cui collaboro da anni! 

Per riprendermi il giorno dopo sono andato subito all'Accademia, non ci sono parole, sempre stupenda. Una breve pranzo al Break vicino alla Stazione e poi sono passato a vedere la seconda parte della mostra della Masa, l'Inferno, che come già mi aspettavo non era tanto meglio del Paradiso, via si salvava la grottesca risata di DeDominicis, per il resto cosucce carine ma nulla di particolare. 

Dopo sono andato con un traghetto all'isola di San Lazzara a vedere il convento armeno. Qui il padre che faceva da guida è stato molto simpatico e la raccolta di manoscritti miniati che ci ha fatto vedere favolosa, alla sera al rientro un giro per gallerie in zona San Marco, molto bella la mostra al Capricorno di Charlene Liu, delicati acquerelli floreali contaminati da motociclisti on-the-road. Mercoledì un rapido giro in biblioteca alla Fondazione Querini Stampalia, dove paiono per completarsi i restauri su Scarpa, un architetto veneto che amo molto, visto anche la bella mostra di Paolini e la più mediocre di un artista indiano molto MTV. 

Finalmente nel primo pomeriggio inizia il workshop. Il primo momento è molto divertente, con persone che arrivano da tutto il mondo. Fra cui una simpatica ragazza neozelandese e una fulminata curatrice di Londra. Ci si saluta tutti e si inizia con una bella conferenza di Richard Shusterman sulla consapevolezza della percezione sia culturale che corporea, e si proseguita poi alla sera con un simpatico intervento con Daniel Birnbaum, curatore internazionale, fra il pensiero filosofico di Wittgeistein e l'opera non materica di Rirkrit Tiravanija, conclusasi con una allegra bevuta... 

Giovedì continuano le belle giornate di caldo, primo incontro in un bar di Campo Santa Margherita, oltre a R.Tiravanija c'erano Philippe Parreno e Pierre Huyghe, per saluti e convenevoli e nel primo pomeriggio ci allieta la conferenza di Maurizio Nannucci, persona squisita e con una notevole esperienze su tanti fronti che io amo molto, sviluppo degli spazie e cooperazione fra artisti. 

Giunta la sera ci si ritrova tutti a casa di R.Tiravanija, con gli allievi dello IUAV, per una conferenza che si protrae in una allegra festa alla IUAV stesso. Venerdì abbiamo iniziato con una passeggiata per le calle e per i luoghi di ristoro amati da R.T. per poi andare in un bel giro in barca nella laguna veneziana, un cielo favoloso e una allegra brigata, si stava molto bene. Quasi come degli argonauti alla scoperta di terre nuove. 

Tutto il viaggio si è concluso al Lido per una performance che R.T. aveva preparato come conclusione del viaggio, una frase "ne travaillez jamais" ricavata da un muro fotografata nei giorni della rivolta studentesca parigina negli anni 60, delle parole critiche valide ancora oggi, per il nostro eccessivo bisogno di consumo e produzione, che spesso sovrasta il valore della riflessione e della creatività. 

Sabato mattina ci siamo trovati come al solito in Campo Santa Margherita e siamo andati a casa di R.Tiravanija per una maratona culinaria in cui ognuno di noi ha realizzato un particolare piatto, io una frittata di mele alterandola con della salvia. Il tutto è iniziato alle 11,00 ed è durato fino alle 17,30 e poi ci siamo recati nel chiostro di San Salvador, vicino a Rialto, dove dalle 21,00 in poi siamo stati rallegrati da una simpatica band che ci ha portati fino all'atteso video finale, in realtà si doveva realizzare la perfomance (che si vede nel video, quella fatta al Lido) nel luogo, ma ci sono stati dei divieti dovuti alla sicurezza. 

Tutto comunque è stato molto gioioso e affascinante, io alla mezzanotte sono andato a nanna, ma gli altri hanno girovagato fino a ore più tardi. Purtroppo con Domenica si è chiusa questa bella esperienza, in un momento di osservazione e critica dell'intero progetto, scambio degli indirizzi e via sono tornato a casuccia. Moh sono ritornato alla mia quiete cuneese, ma pieno di ricordi e energie da spendere per i prossimi tempi. 

Si è trattato di un'esperienza molto bella sia per le cose successe che per il piacere di aver conosciuto tante persone costruttive e stimolanti, ci vorrebbero maggiori occasioni come questa.








17/01/04

Nice

Oggi sono stato a Nizza, sulla Costa Azzurra, a fare il mio solito giro per gli spazi culturali che questa bella cittadina offre. 

Ho iniziato subito dalla bella mostra di Jan Fabre al Mamac un'interessante raccolta di alcune delle sue più recenti ricerche. Fra le opere che più mi hanno colpito il bellissimo e tetro “Cercueil avec cygne”, l'elegante abito realizzato con i suoi bellissimi coleotteri intitolato "Terre de la montee des anges", mentre non conoscevo i suoi lavori dedicati ai campi delle battaglie. La mostra accompagnata dal solito pratico foglio/lenzuolo (ma solo in lingua inglese-francese anche se per la prima volta c'è una piccola fotocopia in lingua italiana, evviva!) durerà fino al 2 Maggio, contemporaneamente nello spazio nuove proposte, al piano terra, una barocca antologia su Bruno Pelassy, recentemente scomparso. 

Il museo è aperto dal Martedì alla Domenica dalle 10,00 alle 18,00. Uscendo ho ancora fatto un salto nel distante, collocato proprio vicino all'aereoporto, ma molto bello Museo Asiatico dove è in corso una fantastica mostra dedicata alla moda giapponese con alcuni abiti/opere di Rei Kawakubo, Yohji Yamamoto, Issey Miyake e Junya Watanabe. Ambientati nella scenografia di Gotscho che ha saputo mettere in risalto i delicati abiti.

15/09/03

Londra / Torino

Sono appena tornato dal mio solito giro londinese, come sempre la Tate mi lasci insoddisfatto sia per la qualità delle opere che per l’allestimento, questa distribuzione dei lavori per temi non mi piace proprio, compensa però l’apparato critico e la documentazione disponibile. 

Si salva la bella stanza di Rothko. Mentre sempre stupenda la National Gallery, veramente un luogo fantastico, tutto le volte che arrivo a Charring Cross ci passo un attimo. Anche il British ora che è terminato mi piace moltissimo. 

La prima volta che ci sono stato era completamente stravolto dalla ristrutturazione, non si capiva molto, ma ora è stupendo. La corte centrale è ricca di allegri e abbordabili bar, anche se il più bello è il ristorante della Potrait con questa veduta su Londra che è fra le più suggestive.

Sono andato a vedere anche il Swiss Re, questo cetriolo nel centro della City, da vicino ha uno strano effetto di leggerezza, il vicino palazzo dei Loyd’s pare pesantissimo! Purtroppo non era possibile entrare. Sullo sky-line della città ha un forte impatto.


Torino ..


Domenica scorsa sono andato alla mostra della Biennale di Fotografia a Palazzo Bricherasio, ci sono molte fotografie, legate al tema la natura... cosa dire di più... boh c'è un poco di trash, delle foto decenti, quelle brutte ma concettuali etc... quelle allusive al sesso (che questo tira sempre..) ma poi uno esce e va alla Fnac dove c'è una mostra di fotografia ( ma lì le fanno sempre.. per vendere il libro..) e rimani affascinato dalle foto fatte 60 anni fà da I.Morath (sensa tutta sta roba del computer che ti corregge tutto..) e comincia a domandarti ... 

ma questi della biennale hanno mai visto come si fotografava 50 anni? e infatti si vede....

06/09/03

Realtà?

Sempre più difficile, ma forse impossibile, trovare delle opere che rappresentino la realtà, in forma chiara ed univoca. Opere artistiche che diano sostanza estetica al mondo che ci circonda, per descrivere l'universo in cui viviamo. La tradizione non sa più portare avanti significati oramai slegati da un contesto logico e storico, tutto è nuovo, indipendente o talmente concatenato che non si riesce a dipanare la matassa delle origini.

In questo presente non esistono più verità totali, o risultano irraggiungibili. Perciò non può esistere un'opera assoluta che cerchi di descrivere il tempo in cui nasce.

Oggi non esiste una forma unica ma tante parti. La totalità nasce dalla sua segmentazione. La falsa visione globale rivela all'avvicinarsi una frammentazione, forse le singole porzioni sono più significative dell’ unità globale.

Ogni nuova creazione è forma che necessita di assorbire e crescere, instabile, riflessiva, così vuole essere quest'opera che nella sua presenza sul web riesce ad esprimere al meglio una modernità sempre più incomprensibile e indefinibile.


"il mondo non può essere espresso, può essere solo vissuto"

27/02/03

Gli aspetti culturali

I primi segnali di cambiamento sono avvenuti con la pop art e il minimalismo, da quando si è iniziato a creare opere legate a diversi mezzi, non prettamente classici (pittura e scultura), e lavori artistici che si realizzavano in uno scorrere del tempo (happening etc..). Essi hanno aperto le porte all´espressività della land art, dell´arte concettuale, della body-art. Gli artisti non seguono più una particolare corrente ma si evolvono autonomamente. Interessante notare come da questo momento in poi non si sono più avute evoluzioni lineari ma fenomeni di differenziazione a volte dialoganti fra loro o che crescono indipendentemente dal contesto generale. Forme evanescenti, descrittive, narrative. Il minimalismo è stato anche un momento significativo per avvicinarci a nuove considerazioni sulla società e sull'ambiente. Rinnovando le culture, le tematiche, portandoci ad un superamento delle correnti artistiche, creando un'indipendenza dell'artista e la diversificazione del mercato. L'arte che diventa soggetto, si dibatte su cos'è arte, qual è il suo linguaggio, la sua funzione, su chi è artista. Si fanno riflessioni sull'opera e sui soggetti che la conoscono, si formano nuovi artista e nuovi fruitori. E fra queste figure si sviluppa un dialogo. L'artista può definire cosa sia un'opera/espressione e cosa non lo sia, cioè cosa egli non vuole affermare e ciò che egli vuole affermare. Sempre di più le opere portano in se un valore di forma interattiva. Un'attenzione al dialogo, alla multifunzione, al coinvolgimento dello spettatore, alle relazioni, ai rapporti. Sempre più i momenti artistici sono caratterizzata dalla convivialità, dall'incontro, da uno spirito comunitario. (artisti che realizzano ristoranti, negozi, che interagiscono con i galleristi (facendoli diventare opere o usando i loro mezzi). Forse perché una delle componenti dell'umanità è la sua socievolezza.

L'artista deve essere capace di ascoltare continuamente, intuire, percepire ogni suono del mondo, ogni segnale della comunità, e convertire tutto ciò in un nuovo mondo reale. L'artista come antropologo che sappia descrivere il proprio presente. Egli deve saper entrare nel sistema sociale e sapersi rivolgere alla collettività, sia usando modi pubblicitari o elaborando forme più intimistiche. Se la vita è una necessità, l'arte è la sua forma. Non solo più oggetti ma un coordinamento di materiali, spazio e tempo. L'arte diventa vita, rinunciando al suo estetismo per diventare "estasi" (via esageriamo!!!). Essa può avere una via sia spirituale sia espressionista di un'energia personale che prende forma. In una società come la nostra, dove i bisogni materiali sono già stati realizzati, l'arte ha il compito di soddisfare il nostro "essere spirituale". Un grosso rischio è correre, seguendo lo spirito consumistico, verso una continua ricerca di un nuovo, in un meccanismo di consumo infinito ma insoddisfacente.

Oggi tutte le opere sono aperte a chiunque, le letture possono essere molteplici, multidirezionali. Oggi l'artista non è più un creatore di semplici immagini o forme, essendo chiunque in grado di crea un'immagine, ma un creatore di realtà. Non limitandosi alla semplice funzione di creatore di oggetti ma realizzando eventi, sensazioni, incontri, che diventano i nuovi elementi base dell'arte. Quasi come un'estensione dell'opera materica, uno sviluppo reale di un quadro o di una scultura in un determinato spazio e tempo. Molto importante notare la differenza rispetto agli anni 60/70 in cui tutto il lavoro artistico era realizzato con un atteggiamento rivoluzionario, di contrasto e contrapposizione al mondo. Oggi questo atteggiamento risulta inutile, obsoleto, dopo tutti questi anni di attesa di una rivoluzione, si è capito che non c'è più nulla da rivoltare.. anzi si adotta un atteggiamento da "Virus" cioè da elemento che all'interno del sistema muta e altera le funzioni del sistema stesso.

Siamo completamente liberi di amare ciò che più ci piace non dobbiamo più sottostare a nessun diktat culturale, e come tutte le libertà è molto difficile poterla gestire.......o forse preferiamo avere dei vati che ci dicono cosa amare?

Queste sono alcune mie idee sull'arte del presente, forse incomplete e confuse, ma in attesa di un confronto aperto con altre visione....


Il testo è no-copywrite, diffusibile liberamente citandone la fonte d'origine.

26/02/03

Dedichiamo anche un attimo per vedere dove andiamo a vedere questa arte? I luoghi in cui essa si "consuma"

Tipologia dei Musei contemporanei

- Spazi costruiti per l'arte contemporanea/moderna
A) spazi espositivi realizzati per ospitare opere d'arte moderna, luoghi che agiscono come raccolte o spazi espositivi in modo classico (Mostre con un titolo, una critica, un aspetto storico, una documentazione dell'evento etc..) Centre Pompidou, Tate, Castello di Rivoli, etc.. questi spazi hanno il grande problema che sono stati realizzati in forma rigida e classica, o peggio ancora che non tengono conto delle esigenze espressive contemporanee.
B) spazio sperimentale o laboratorio, luoghi realizzati per mostra che in parte sono legati alla struttura classica ma che cerca di essere più immediati nel raccogliere gli umori espressivi contemporanei, svolgono un lavoro che non vuole solo storicizzare. Questi luoghi sono di recente ideazione, come ad esempio il Palais de Tokyo, Villa Arson, le case degli artisti etc..

- Spazi Museali
Musei ed istituzioni non legate all'arte contemporanea/moderna ma che diventano, in certe occasioni spazi utili per ospitare tali realtà. Spesso per realizzare un confronto o dialogo fra le tecniche e le espressività. Esempio progetto Gemine, uso dei musei italiani per allestire mostre di giovani artisti,

- Spazi indipendenti dal contesto artistico

A) spazi della realtà quotidiana, slegati dalla funzione istituzionale dell'arte, nel suo complesso (antica, moderna etc..) ma che si realizzano con la metodologia dell'allestimento, con delle opere materiche, un curatore...cioè  spazi non adibiti all'arte come luoghi religiosi (chiese, conventi..), luoghi storici (archeologici, monumentali...), piazze, capannoni industriali, hotel, bar, vetrine dei negozi, centri commerciali etc.. fra gli esempi più interessanti la rassegna  "Manifesta", che ogni volta cambia luogo espositivo (Francoforte, San Sebastian etc..)

B) spazi liberi in cui non è richiesto, nei casi estremi, nemmeno l'intervento del pubblico... luoghi naturali, abitazioni private, eventi indipendenti. In questi casi ne esiste solo una documentazione creata ad hoc...


- Spazi multimediali
Giornali, web, radio, cellulari, etc..

Come esempio di rassegne d'arte vediamo quelle che sono considerate le più importanti mostre

L'anno scorso a Kassel, con la rassegna Documenta (che ogni 5 anni tenta di realizzare un momento di riflessione sull'arte contemporanea), quasi tutte le opere esposte erano tese ad analizzare e studiare il presente soprattutto con un atteggiamento sociologico/documentaristico. Ponendo l'accento su che cosa l'arte deve trattare. In un generale disagio sociale, culturale o individuale.

Quest'anno anche i proclami per la Biennale sono molto forti; "sopravvivenza" "utopia" "clandestini" "smottamenti" queste parole per descrivere l' "arcipelago" Biennale, dieci rassegne curate da professionisti, critici e anche artisti. Tutte riunite sotto il titolo complessivo "Sogni e conflitti. La dittatura dello spettatore" ".. perché lo spettatore controlla con la sua presenza o assenza il successo di ogni rassegna o iniziativa culturale.." "Non mostrerà un'arte politica bensì una riflessione sulle politiche dell'arte", avvisa Bonami nel comunicato della Biennale. Otto le sezioni all'Arsenale, due ai Giardini di Castello: qui, al Padiglione Italia, si terrà "Ritardi e rivoluzione", curata dallo stesso Bonami e da Daniel Birnbaum, mentre l'altra mostra è "La zona", progetto realizzato da A12 e curato da Massimiliano Gioni. Quanto alle otto mostre all'Arsenale, "Z.O.U. Zone d'urgenza" sarà firmata dal cinese Hou Hanru, "Sistemi individuali" dallo sloveno Igor Zabel, "La struttura della sopravvivenza" dall'argentino Carlos Basualdo, "Stazione utopia" dal terzetto composto dall'americana Molly Nesbit, dallo svizzero Hans Ulrich Obrist e dall'artista tailandese Rirkirt Tiravanija, "Conflitto" da Catherine David che ha diretto "Documenta X", "Il quotidiano alterato" dall'artista messicano Gabriel Orozco, "Clandestini" ancora da Bonami, "Smottamenti" da Gilane Tawardos con il Forum Africa contemporary art. Segnaliamo anche che la Palestina non avrà un padiglione, come qualcuno sospettava, ma l'intervento di una singola artista negli spazi esterni dei Giardini. Via si cerca di accontentare un poco tutti, così sarà difficile sbagliare ma si dirà nulla di nuovo?


25/02/03

Le tecnologie

Nella storia dell'arte grandi mutamenti sono avvenuti sia per la creatività degli artisti sia per le novità tecnologiche. Questi primi cambiamenti presero forma negli anni 60 (alcuni segnali iniziarono già col periodo Dada), quando gli artisti decisero di allargare l'uso dei mezzi espressivi, relegando a ruolo secondario la pittura e la scultura; fino nei casi estremi a de-materializzare l'opera stessa come succederà col periodo concettuale e poi ora col web. Queste novità hanno messo in crisi l'idea stessa del mercato dell'arte. Creando una biforcazione che sempre più si amplifica fra l'Arte e "l'arte-gianato" commerciale. I più antichi scossoni sono arrivati con la fotografia (1835), il cinema (1927), la televisione (1940) e i video (1980) e per ultimo la digitalizzazione dell'immagine (così fotografia, video, web, stampa si assemblano e diventano un tutt'uno). Tutte tecnologie che solo recentemente sono diventate di larga diffusione, permettendo a chiunque di esprimersi (e diventare un artista!?!?!). Seguendo queste considerazione, legate al supporto tecnico, possiamo affermare la marginalizzazione della pittura (che tende sempre di più ad assomigliare ad un fumetto.. e anche qui ci sarebbe un bel confronto da fare...), idem per la scultura (breve considerazione sullo slittamento/coinvolgimento nelle performance o installazioni), ci metterei i video anche se poi sì dovrebbe mettere in relazione tutta una produzione filmica che possiede già una lunga e stupenda storia, sicuramente migliore di tanti video che solo perché fatti da artisti dovrebbero essere più significativi (come i corto o i lungometraggi). Ci sarebbe anche la fotografia, ma penso che il meglio sia già stato fatto negli anni 60/70, quindi la forma d'arte contemporaneo più significativa è l'installazione (inteso come un uso di più media (fotografia, musica, luci, video, spazi etc..) o internet come nuova tecnica a portata casalinga e, questo mi piace moltissimo, autogestibile dall'artista al di fuori di un valore commerciale (non sto qui a fare il solito panegirico sull'importanza del gallerista e della sua capacità di creare dal nulla (inteso anche come artista) dei geni artistici). Un altro aspetto da segnalare e l'assurdità del pezzo numerato, usare mezzi di diffusione di massa per realizzare pezzi limitati, un vero controsenso richiesto dal mercato per poter sostenere se stesso. Attraversiamo quindi un periodo molto complesso, ma quando mai non è così, in cui pare che tutto sia già stato espresso. Infatti, siamo in pieno revival culturale, un periodo in cui da tutti i settori sì sta guardando al passato, forse per mancanza d'idee o perché si sono sondati ormai tutti i territori possibili dal semplice fiore alla tecnologia più spinta, o ancora non si è in grado di riconoscere gli elementi che rappresentano il presente. Probabilmente bisogna approfondire tutto quello che è stato portato in superficie ma troppo velocemente abbandonato. O probabilmente tutto questo magma rappresenta benissimo la contemporaneità.

24/02/03

Distribuzione

Questa per quanto riguarda la produzione. Ora analizziamo la distribuzione, che ha gli albori alla fine dell'Ottocento con i primi mercanti d'arte a Parigi che iniziano ad affacciarsi sul mondo economico di una realtà nuova, la borghesia, che richiede opere con cui abbellire le proprie case. Già Paul Durand-Ruel (1831-1922), principale gallerista degli impressionisti, inizia una strategia di vendita con la valorizzazione degli artisti. Il controllo dei principali nomi del mercato viene vincolato con un contratto che leghi al gallerista stesso tutta la loro produzione, in cambio viene curata la promozione delle opere, anche con apertura di gallerie all'estero (New York, Londra etc..) e impiegando  critici amici o sostenendo pubblicazione di testi in campo artistico favorevoli.

Si ricordano anche Ambroise Vollard (1869-1939) stratega dei fauves e di Picasso, Gauguin e Cezanne; Daniel-Henry Kahnweiler (1884-1979) promotore dei cubisti, cui Picasso si legherà dal 1909, vero e proprio promotore pubblicitario ante-litteram. Creatore di un vero mercato diffuso e differenziato in varie strategie. Altri famosi venditori furono Berthe Weill, Léonce Rosenberg, sostenitore del De Stijl e di De Chirico, e recentemente  Leo Castelli (1907-1999) principe del mercato americano dagli anni 60 fino alla fine degli anni 70.

Attualmente il  mercato dell'arte è fortemente influenzato da una serie ristretta di gallerie e di case d'aste (Sotheby's Christies, in particolar modo) che monopolizzano la realtà di scambio, siamo in pratica in una situazione d'oligopoli. Tale ristretto gruppo di pressione influenza in modo pesante, sia a breve che a lungo periodo, la realtà artistica e le sue tendenze.


Noi sappiamo che oggi ci sono circa 1,3 milioni di transizione per un ammontare di 26,8 miliardi d'euro. Questo mercato è ristretto, perché il 90% del mercato è diviso fra Europa e Usa. In Europa ci sono circa 28'700 imprese che occupano direttamente 73'600 persone.

23/02/03

Produzione

Prendendo come modello una città come Parigi in cui attualmente si valuta che ci siano circa 1400 artisti affermati, cioè che vivono del loro lavoro artistico. Ipotizzando un piccolo calcolo: se ogni artista produce almeno un lavoro ogni due mesi abbiamo ben 8'400 opere in un anno (dati indicativi), se facciamo un ragionamento simile per Londra, New York, Tokyo, Nuova Delhi, Città del Messico, Rio de Janeiro, si arriva ad un numero folle d'opere d'arte prodotte in un anno circa 50'400 pezzi...

La nostra realtà locale (Cuneo) offre, secondo quanto da me conosciuto dall'ultima catalogazione, un numero d'artisti che hanno realizzato almeno un'esposizione in un luogo pubblico (dal professionista al dilettante) di 183 persone, di cui una ventina di loro ha esposto oltre i confini regionali. Quindi se ognuno di questi soggetti realizza sei opere all'anno per i 92 comuni d'Italia abbiamo almeno 101.016 opere realizzate in un anno, una montagna di oggetti, ma non sempre opere d'arte. E di sicuro la stima è al ribasso.


22/02/03

Da dove provengono queste immagini

Siamo ormai in un vero magma culturale, sempre più specifico e sempre più complesso, ma forse non è così anche nel nostro quotidiano vivere... una volta esisteva, per comunicare, la voce, se si era a portata d'orecchio, o la scrittura se molto più lontani; oggi c'è il telefono, internet, gli sms, tv, radio etc... che ci permettono di essere sempre rintracciabili in ogni angolo del mondo e da cui provengono la maggior parte delle immagini del nostro quotidiano.

Ieri, parlo solo di una 50 d'anni fa', mangiavamo prodotti coltivati a 50, esageriamo a 100 km. da noi, oggi non sappiamo nemmeno se sono nati dalla madre terra...

Ieri si conoscevano tutti gli abitanti della propria città, oggi non sai chi è il tuo vicino di casa...


Tutto cambia, speriamo in meglio, e anche l'arte si è trasformata, sono cambiate le tecniche, i soggetti, le committenze, la funzione, il suo uso. E fino a qui in generale penso che tutti noi condividiamo queste asserzioni perché noi siamo sempre più consapevoli che l'arte è spesso, ma non solo, un bene di consumo, essa non svolge più una funzione di rappresentanza di un potere, e quindi ora proviamo ad analizzarla come un qualsiasi prodotto industriale, o forse meglio dire artigianale.