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14/08/24

Il giardino di Murillo

UNIQLO Tate Play: Oscar Murillo, The flooded garden, Tate Modern, 20th July - 26th August, 2024 
Photo by Tim Bowditch and Tom Parker, courtesy the artist. Copyright Oscar Murillo. 

 Sta per concludersi il progetto dell'artista Oscar Murillo, sostenuto da Uniqlo, che ha trasformato la Turbine Hall in un enorme giardino di pittura. Oscar ha invitato tutti a unirsi a lui nella creazione di un'opera vibrante di proporzioni epiche. Mettendo a disposizione dei pennelli con cui lasciare il segno usando pennellate ondulate per inondare una tela gigante. Una volta che le tele saranno inondate di vernice, saranno esposte su impalcature nella Turbine Hall.

Il giardino allagato è ispirato ai dipinti di Claude Monet del suo giardino fiorito a Giverny, in Francia, e si basa sulla serie di opere Surge di Oscar. Per ispirazione, le opere di questa serie saranno esposte nella South Tank, con colori a olio espressivi che scorrono sulle loro superfici, come l'acqua. Come l'artista, useremo tonalità intense di blu, gialli brillanti e rosa per creare questa opera d'arte collaborativa.




Oscar dipinge spesso sopra parole, incisioni e detriti del suo studio, coprendoli con i suoi segni. Farà lo stesso, dipingendo su migliaia di disegni, segni e parole forniti da persone di tutte le età da tutto il mondo e da gruppi della comunità locale alla Tate Modern.

L'artista pensa spesso a come le persone e le cose si muovono nel mondo. Le tele che vedrete come parte di The flooded garden conterranno riferimenti agli eventi mondiali attuali.
Come parte di The flooded garden, le performance inonderanno la Tate Modern di musica e movimento. Ogni mercoledì alle 15.00, la Turbine Hall si riempirà dei suoni di Mar, Río y Cordillera, un gruppo della regione della Valle del Cauca in Colombia. Giovedì 1 agosto alle 15.00, un gruppo di artisti internazionali attiverà l'installazione di Oscar nel South Tank.


13/08/24

Una mostra secondo Walid Raad

Walid Raad, Frontispiece VI: The Spreads (installation view, Hamburger Kunsthalle 2023), 2021 Installation with wallpaper and video 
Courtesy the artist and Sfeir-Semler Gallery Beirut/Hamburg, photo © Hamburger Kunsthalle, Fred Dott, © Walid Raad 


 Il Kunsthaus di Zurigo ospita una mostra di Walid Raad che vuole mettere in luce le questioni centrali sui musei del 21° secolo. Si chiede quali forme specifiche di narrazione i musei consentano oggi e cosa rappresentino le istituzioni artistiche quando i confini tra collezioni private e pubbliche diventano labili. Raad si occupa delle storie e delle lacune non raccontate, nonché dei silenzi contenuti negli oggetti esposti e di come questi possano essere trasmessi e ravvivati ​​in un modo nuovo. La mostra riflette il cambiamento dei valori sociali e sottolinea le sfide per le istituzioni culturali nel 21° secolo. Ciò è particolarmente rilevante per il Kunsthaus di Zurigo, come dimostra la gestione della collezione Emil Bührle. Raad presuppone la proliferazione di collezioni d'arte pubbliche e private, occidentali e non occidentali. La sua attenzione è rivolta sia alle forze mondane che determinano le loro forme, sia alle fessure "ultraterreni", intangibili e illogiche che rivelano.

Walid Raad, Epilogue VII: The Gold and Silver, 2021 Pigmented inkjet printsCourtesy the artist and Sfeir-Semler Gallery Beirut/HamburgPhoto © Moritz Bernoully. Courtesy TBA21 Thyssen-Bornemisza Art Contemporary, © Walid Raad

Il punto di partenza è la collezione del barone Hans Heinrich Thyssen-Bornemisza, esposta a Madrid dal 1993 ed è strettamente legata alla Svizzera. Il Kunsthaus Zurich è sempre stato strettamente legato ai collezionisti privati, dalla donazione di Hans Schuler e Ottilie W. Roederstein nel 1920 al prestito permanente della Looser Collection nel 2021. Con la sua mostra al Kunsthaus Zurich, Raad immagina un'altra vendita, un'altra consegna e altra riesposizione di una collezione privata in un museo pubblico. L'artista esplora un mondo immaginario in cui parti della collezione Thyssen-Bornemisza finiscono al Kunsthaus di Zurigo.



10/08/24

Al Mad la storia dei grandi magazzini di Parigi


 

E' stata fra le prime città al mondo a vederli crescere, i grandi magazzini, e ora il rigoroso Museo di Arti Decorative di Parigi dedica una ampi mostra ai grandi magazzini. 



Quasi al centro della rete composta dal Au Bon Marché, il primo fondato nel 1852, e poi rinnovato con la collaborazione di Gustave Eiffel, seguito poi dal Printemps,  Les Grands Magasins du Louvre, L'Hotel du Ville, La Samaritaine e Les Galeries Lafayette la mostra racconta dell'evoluzione di questa tipologia di commercio che sarà poi diffusa ovunque, evoluzione dei mercati che diventano palazzi delle meraviglie. 



Una mostra che analizza dai prodotti alla grafica passando per gli allestimenti, l'architettura e ovviamente le mode che hanno caratterizzato l'evoluzione di questi luoghi di stupefacenti manufatti, con un interessante focus anche sulla grafica e la pubblicità.





09/08/24

Banksy' s London animals

 


I muri di Londra si stanno animando di una fauna poliedrica che va dagli stambecchi agli elefanti, si tratta di una nuova azione del creativo Banksy . Non ci sono dichiarazioni che descrivono questi nuovi interventi, ne vengono date diverse letture da posizioni contro il governo per le leggi contro l'immigrazioni ai recenti eventi di disagio giovanile. 













08/08/24

Royal Academy Summer

 


Mi colpisce sempre molto vedere come in certe nazioni ci sia una grande apertura culturale, che usa la tradizione per rinnovarsi, come succede da oltre 256 edizioni con la mostra estiva della Royal Academy una piattaforma vitale e di supporto per la comunità artistica.





Quest'anno è la scultrice britannica Ann Christopher RA ha coordinare la mostra estiva con il Comitato Esposizioni Estive, per esplorare l'idea di fare spazio. Per la Mostra estiva 2024.


Foto: © Royal Academy of Arts, London / David Parry

07/08/24

Oltre il corpo, secondo Angela Vettese


Cos'è un corpo, come lo si percepisce, decora, vive, questi possono essere fra i tanti interrogativi che animano ognuno di noi.
 
Temi che sono indagati soprattutto fra arte, performance, cinema, musica e moda nel recente libro di Angela Vettese, per le edizioni  Laterza, quasi uno sviluppo del precedente The Exposed Body, ideato a più voci con Camilla Salvaneschi, edizioni Gli Ori, forse sviluppo di una serie di lezioni allo Iuav di Venezia.

Giustamente non ci sono paletti e limiti disciplinari, tutto si contamina, tutto viene a compenetrarsi tanto più quando si scrive del corpo, di quella materia che è parte del nostro essere, inscindibile per ognuno di noi, che si legge, rilegge, percepisce o sogna in modo diverso, spesso in dialogo ma anche in contrasto e trasformazione. 

Un bel testo che scorre rapidamente, strutturato in una costellazione di corpi, ognuno ricco di visioni e storie, che spesso superano la dimensione corporea per diventare riflessioni sociologiche, culturale e umane. 

06/08/24

La Saudade del Madre

 



A Napoli la Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee – museo Madre presenta Vai, vai, Saudade, una mostra collettiva che propone un itinerario poetico articolato in una serie di racconti legati all’arte prodotta in Brasile a partire dal secondo dopoguerra. Si tratta di “appunti di viaggio” che si fondono in un percorso espositivo libero ma interconnesso da tematiche formali e concettuali, spirituali e terrene, politiche e geografiche alla base di una narrazione che segue una logica simile a quella di un romanzo diviso per capitoli. Lambendo questioni urgenti del Brasile continentale, moderno e contemporaneo, la mostra prende il titolo da una samba composta da Heitor dos Prazeres (Rio de Janeiro, 1898 – 1966), artista Carioca che fu tra i primi a subire la censura della dittatura militare nel 1964.



Organizzata per associazioni, a volte inattese, e dialoghi tra artisti, Vai, vai, Saudade inizia con un primo capitolo rappresentato dal confronto tra l’’opera Livro da Arquitetura (1959-60) di Lygia Pape (Nova Friburgo, 1927 – Rio de Janeiro, 2004), che descrive la storia dell’uomo come costruttore di civiltà attraverso un inventario di archetipi architettonici e una via sacra dell’artista della regione di Acre, Hélio Melo (Vila Antimari, 1926 – Goiânia, 2001), che racconta la distruzione del suo l’habitat naturale da parte di quello stesso uomo “civililizzato” attraverso metafore e allegorie poetiche. La mostra si conclude con la serie Era uma vez a Amazônia di Jaider Esbell (Normandia, Rorania, 1979 – San Paolo, 2021), dove l’artista racconta dell’impoverimento delle condizioni di vita delle popolazioni originarie dell’Amazzonia e del futuro incerto di questa terra vissuta per generazioni nel rispetto del suo ecosistema.



Dalla fine della schiavitù, abrogata soltanto nel 1888, alle immigrazioni di massa da paesi come l’Italia, il Libano, il Giappone e la Germania, sino al più recente bolsonarismo, il Brasile ha vissuto a cavallo tra positivismo e democrazia, dittatura e censura, frustrazione e speranza senza mai abbandonare lo spirito resiliente tipico dei paesi che hanno vissuto una storia coloniale. Un paese che ha esportato la lotta per i diritti delle popolazioni originarie e afrobrasiliane in tutto il mondo facendosi baluardo di valori umanistici e democratici. Intenzione di questa mostra  è quindi quella di presentare il Brasile come terra fertile di idee e rivoluzioni artistiche, un paese che ha saputo costruire un’identità basata sulla valorizzazione del multiculturalismo e fusione di  linguaggi plurimi sfidando le visioni eurocentriche per una storia dell’arte a una sola direzione: il Brasile è sin dai principi del secolo scorso tra i grandi attori delle avanguardie nella scena mondiale e non esiste avanguardia senza l’osservazione delle culture ancestrali o semplicisticamente considerate popolari.

03/08/24

Rondinone a Lucerna




Ugo Rondinone (*1964), cresciuto a Brunnen, torna nella sua Svizzera centrale, con una mostra al Kunstmuseum Luzern. Il suo lavoro è caratterizzato dalla bellezza travolgente del paesaggio e della forza della natura. Il titolo della mostra Cry Me a River cita una canzone che è stata interpretata da molti cantanti, tra cui Ella Fitzgerald e Justin Timberlake. 



Nel caso di Ugo Rondinone, il “fiume” si riferisce al fiume Reuss, che sgorga dal lago di Lucerna, di fronte al Kunstmuseum Luzern. All’interno del museo sembra che stia nevicando, un paio di pesci svolazzi. Il riferimento di Ugo Rondinone al leggendario Inner-Swiss Inwardness e alla sua particolare tendenza ai materiali non è un caso. L’artista mette in scena le sue origini culturali con amore e con grande euforia. Un bell’esempio di questo sono le sue “Stonefigures”, uomini di pietra più grandi della vita che continuano la tradizione dei segnali disponibili in montagna.


Nelle stanze dall'aspetto ascetico, Ugo Rondinone si concentra sulla luce, il suono e la forma. Gli effetti ottici delle sue installazioni sono facilmente comprensibili, e la loro qualità risiede in questa semplicità.

Foto di  Stefan Altenburger


CS

02/08/24

MUNCH. Il grido interiore


Edvard Munch, Starry Night. Oil on canvas, 1922-1924. Photo © Munchmuseet

Il prossimo 14 Settembre prende avvio a Palazzo Reale in Milano una grande mostra sul complesso percorso artistico di Edvard Munch con oltre 100 opere prestate eccezionalmente dal Munch Museum di Oslo.

L'evento, organizzato da Palazzo Reale e Arthemisia, è una speciale occasione per poter conoscere e scoprire uno dei più importanti artisti del secolo scorso, che ha espresso la complessa dinamica del vivere umano. 


Edvard Munch, Melancholy Oil on canvas, 1900-1901. Photo © Munchmuseet


CS

Palazzo Reale e Arthemisia rendono omaggio a uno dei più importanti artisti del Novecento, che ha saputo interpretare il tormento e l’inquietudine dell’essere umano. L’ampia retrospettiva racconterà l’intero percorso umano e artistico di Munch, esponendo opere tra le più note e iconiche della storia dell’arte.

Dopo 40 anni dall’ultima mostra a Milano, Edvard Munch (Norvegia, 1863 -1944) viene celebrato con una grande retrospettiva, promossa da Comune di Milano – Cultura, con il patrocinio della Reale Ambasciata di Norvegia a Roma, e prodotta da Palazzo Reale e Arthemisia, in collaborazione con il Museo MUNCH di Oslo.

Protagonista indiscusso nella storia dell’arte moderna, Munch è considerato un precursore dell’Espressionismo e uno dei più grandi esponenti simbolisti dell’Ottocento, nonché l’interprete per antonomasia delle più profonde inquietudini dell’animo umano.

La vita di Munch è stata segnata da grandi dolori che lo hanno trascinato ai limiti della follia: la perdita prematura della madre e della sorella, la tragica morte del padre, la tormentata relazione con la fidanzata Tulla Larsen. Tutto ha contribuito a formare la poetica di Munch, che riuscirà a esprimere, grazie a un eccezionale talento, il suo grido interiore trasformandolo in opere d’arte. I suoi volti senza sguardo, i paesaggi stralunati, l’uso potente del colore riescono a raggiungere ogni essere umano, trasformando le sue opere in messaggi universali, il malessere esistenziale che affligge ogni essere umano. È questo che ha determinato la grandezza di Munch, rendendolo uno degli artisti più iconici del Novecento.

La mostra, curata da Patricia G. Berman, una delle più grandi studiose al mondo di Munch, racconterà tutto l’universo dell’artista, il suo percorso umano e la sua produzione, e lo farà attraverso 100 opere, tra cui una delle versionilitografiche custodite a Oslo de L’Urlo (1895), ma anche La morte di Marat (1907), Notte stellata (1922–19249), Le ragazze sul ponte (1927), Malinconia (1900–1901) e Danza sulla spiaggia (1904).

Ad arricchire la mostra milanese, è previsto un ricco palinsesto di eventi che coinvolgerà diverse realtà culturali della città e che andrà ad approfondire la figura dell’artista ed espandere i temi delle sue opere esplorando diversi linguaggi, dal cinema all’architettura, dalla musica alla letteratura e molto altro.

Il programma sarà pubblicato prossimamente sui canali di comunicazioni dei partner coinvolti.

La mostra avrà una seconda tappa a Roma, a Palazzo Bonaparte, dal 18 febbraio al 2 giugno 2025.

01/08/24

Manifesta -40

 


Meno di 40 giorni all'inaugurazione di Manifesta 15 Barcelona Metropolitana!

Il conto alla rovescia è iniziato! A soli 40 giorni dall'apertura al pubblico di Manifesta 15 Barcelona Metropolitana, il team e i partecipanti sono al lavoro mentre si avvicina l'attesissima quindicesima edizione della Biennale nomade. Nuove commissioni e opere esistenti rivisitate sono attualmente in fase di produzione e installazione, destinate a essere esposte per 12 settimane questo autunno.

Distribuiti in 12 vivaci città della regione metropolitana, tra cui Barcellona, ​​preparatevi a esplorare il nostro programma pubblico mentre uniamo diversi progetti sociali ed ecologici di voci artistiche locali e internazionali. Con oltre 90 partecipanti visionari che presentano il loro lavoro in 16 sedi eccezionali, segnate sul calendario la data di apertura, l'8 settembre 2024!

Date un'occhiata alla nostra campagna video, che anticipa alcune delle domande stimolanti che affronteremo durante la biennale.