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10/12/23

Centro de Arte Hortensia Herrero


 Da pochi giorni nel cuore della città di  Valencia c'è un nuovo spazio per l'arte contemporanea, si tratta del Centro de Arte Hortensia Herrero (Cahh) . Realizzo nell'antico Palazzo Valeriola, riassume la storia della città, dall'epoca romana, visigota, islamica e cristiana, riflettendo uno spazio come pochi altri a Valencia per vedere e ammirare il passato e il presente. 



Il Centro d'Arte Hortensia Herrero è nato con un duplice scopo: condividere con la società l'arte contemporanea più rilevante a livello internazionale e contribuire a fare della Comunità Valenciana una destinazione culturale e artistica di riferimento. Questo nuovo spazio riunirà la collezione privata della mecenate Hortensia Herrero, che comprende opere di artisti come Andreas Gursky, Anselm Kiefer, Georg Baselitz, Anish Kapoor e Mat Collishaw tra gli altri. Alcuni di questi artisti hanno creato opere specifiche che vivranno in specifiche enclave dell'Art Center.







09/12/23

Attraverso il tempo e il potere secondo Kate Crawford e Vladan Joler


L'Osservatorio Prada, in Galleria Vittorio Emanuele II a Milano, parte della Fondazione Prada, propone fino al 29 Gennaio 2024 la mostra “Calculating Empires: A Genealogy of Technology and Power, 1500-2025” di Kate Crawford e Vladan Joler  .

 Queste suggestive stanze sono lo spazio di Fondazione Prada dedicato alla sperimentazione dei linguaggi visivi e alla ricerca sulle possibili intersezioni e collisioni tra la tecnologia e le varie espressioni culturali. È una piattaforma di libero pensiero aperta alla riflessione sui differenti linguaggi artistici e dei media e sul loro impatto in un contesto politico e sociale in continua evoluzione.

 Ideata dai ricercatori-artisti Kate Crawford e Vladan Joler, “Calculating Empires” mappa il nostro presente tecnologico, illustrando come il potere e la tecnologia siano intrecciati a partire dal 1500. Unendo ricerca e design, scienza e arte, Joler e Crawford sviluppano una nuova chiave di lettura per comprendere il panorama attuale dell’intelligenza artificiale interrogandosi su come siamo arrivati fino a qui e su dove potremmo essere diretti. Questo progetto apre la mente a nuove prospettive e invita i visitatori a provare il concetto di “lunga durata” attraverso una visualizzazione del tempo, della politica e della tecnologia.



 Come afferma Joler: “Questo è l’anno in cui l’intelligenza artificiale generativa ha inondato la cultura globale e ha dominato l’attenzione pubblica. Milioni di persone hanno cambiato il loro modo di fare ricerche online, di scrivere e di sviluppare immagini. Tuttavia questi sistemi hanno già dimostrato la loro capacità di concentrare il potere, produrre ‘allucinazioni collettive’ e disinformazione su larga scala, mettendo in discussione la percezione di una realtà condivisa. L’IA generativa ha inoltre un impatto significativo sulle nostre ecologie, necessitando di immense quantità di energia, acqua e minerali”. Come precisa Crawford: “Tutte queste forme di impatto globale, da quelle di ordine politico a quelle materiali, si sono sviluppate nel corso di alcuni secoli. Sono però nascoste dalla cultura del segreto industriale e delle infrastrutture tecniche, dalle questioni complesse legate al colonialismo, dalle filiere globali di produzione e distribuzione, dalla scarsa trasparenza dei contratti di lavoro, dalla mancanza di regolamentazione e dalla storia stessa. ‘Calculating Empires’ riflette su come osservare e analizzare questi sistemi nel corso del tempo”.

 L’elemento centrale della mostra è la Calculating Empires Map Room, un ambiente buio in cui i visitatori saranno immersi come se entrassero in una vera e propria scatola nera. L’opera, presentata al pubblico per la prima volta, è un dittico di mappe: una tratta di temi legati alla comunicazione e alla computazione, l’altra esplora elementi di controllo e classificazione. Questa stanza delle mappe è un’intensa esperienza fisica, un incontro vertiginoso con cinquecento anni di storia. È progettata per misurare gli imperi e per esplorare come questi stessi imperi abbiano misurato la storia.



 Per contestualizzare questo nuovo lavoro, il pubblico si troverà inizialmente davanti ad Anatomy of an AI System di Joler e Crawford, parte della collezione permanente del MoMA di New York e del V&A di Londra. Anatomy of an AI System è un diagramma esploso focalizzato sul caso di studio della voce assistita di Amazon Echo, un dispositivo che ricorre all’intelligenza artificiale. Questa mappa anatomica mostra i tre principali processi estrattivi necessari al funzionamento di qualsiasi sistema di AI su larga scala: risorse materiali, manodopera umana e dati. Esistono profonde interconnessioni tra la letterale opera di estrazione delle risorse della Terra e l’estrapolazione dei dati della comunicazione umana, della cultura e delle connessioni. Se Calculating Empires parla di tempo, Anatomy of an AI System  si interessa allo spazio.  

 Il progetto comprende anche un’opera realizzata dall’artista Simon Denny nel 2019, ispirata direttamente da Anatomy of an AI System. L’opera, dal titolo Amazon worker cage patent drawing as virtual King Island Brown Thornbill cage (US 9,280,157 B2: “System and method for transporting personnel within an active workspace”, 2016), è una riproduzione di un brevetto Amazon di una gabbia concepita per ospitare operai all’interno dei magazzini logistici.

 La mostra si conclude con una stanza delle meraviglie che presenta una collezione eclettica di libri, dispositivi ed ephemera dal 1500 al 2023 e un luogo dedicato alla riflessione. Lo spazio riunisce esempi fisici degli oggetti e dei libri raffigurati nella sala delle mappe, oggetti che esplorano le relazioni tra classificazione, calcolo e controllo, dalle prime macchine per il calcolo ai chip semiconduttori.

 Lo spazio finale è una piccola biblioteca che invita i visitatori a leggere, reimmaginare e scrivere commenti, revisioni e complicazioni della storia all’interno di volumi fatti a mano. Qualsiasi mostra che attraversi i secoli sarà necessariamente incompleta, imparziale e soggettiva, non potrà mai essere conclusa, perciò queste mappe sono state pensate per essere pronte ad accogliere stimoli esterni ed evolversi nel tempo.


foto : Estratti dalla mappa "Calculating Empires"  di Kate Crawford e Vladan Joler

08/12/23

Arte e marionette


 
La Fondazione Palazzo Magnani di Reggio Emilia presenta la mostra "Marionette e avanguardia" un bel e articolato percorso alla scoperta diquesto mondo che ha sempre affascinato grandi, piccoli e artisti. 

La mostra, a cura di James Bradburne, membro del Comitato Scientifico della Fondazione Palazzo Magnani e fondatore di CIRCI – Centro Internazionale di Ricerca sulla Cultura dell’Infanzia, si sviluppa attorno al concetto di “quarta parete”, ovvero la capacità di coinvolgimento emotivo di uno spettacolo ben riuscito, capace di immergere lo spettatore nella storia messa in scena. Quando una marionetta o un burattino rompe la quarta parete, conquista la fiducia del pubblico, dando allo spettacolo il potere di sfumare quella divisione tra palcoscenico e mondo, tra arte e vita.




A capirlo sono stati quegli artisti – protagonisti del mondo dell’Arte e Teatro di figura – che, piuttosto che liquidare le marionette e i burattini (in inglese si usa per entrambi il temine puppets) come semplici giochi per bambini, hanno preso sul serio il loro entusiasmo e hanno guardato al “gioco creativo” come a una fonte di ispirazione estetica per cercare nuove modalità di espressione visiva.

Mentre alcuni artisti vedevano il potenziale delle marionette e burattini per immaginare un mondo migliore, i satirici usavano spettacoli trasgressivi e pungenti per attaccare l’establishment politico. Rivolgendosi a un pubblico adulto e attingendo a una solida tradizione di satira politica del “teatro di figura”, i burattini, in particolare, sono stati usati anche per criticare le condizioni politiche e sociali.

Ad accogliere i visitatori ci saranno i costumi a grandezza naturale disegnati da Pablo Picasso per Parade, balletto coreografico che i Ballets russes di Sergej Djaghilev portarono in scena a Parigi nel 1917.

Poi una folla di puppets: le marionette (manipolate dall’alto) e i burattini (manipolati da basso), dagli esemplari più antichi, come i Pulcinella o gli Arlecchino della Commedia dell’Arte, a quelle di Otello Sarzi, reggiano di adozione, realizzate con materiali sperimentali.

Il modo in cui gli oggetti possono essere portati in vita e le conseguenze della loro autonomia hanno affascinato tanti artisti italiani come i futuristi Enrico Prampolini e Fortunato Depero: le marionette esprimevano un’estetica macchinica, erano astratte e, dopo la devastazione della Prima guerra mondiale, catturavano la triste realtà dei soldati di ritorno amputati e mutilati, come illustrato da Sironi, Carrà e De Chirico.




Grazie alla riscoperta da parte di Oskar Schlemmer del classico di Kleist Sul teatro delle marionette (1810), le marionette, i giocattoli e i giochi per bambini divennero un elemento centrale della pratica del Bauhaus nella Weimar degli anni Venti: Paul Klee, Andor Weininger, Lothar Schreyer, Sophie Täuber Arp e Oskar Schlemmer.

L’indagine si sposta quindi sull’avanguardia russa con “Le marionette e la Rivoluzione”. Quando Lenin e la moglie Natalia Krupskaya decisero di combattere l’analfabetismo e di formare il nuovo cittadino sovietico, capirono che l’uso delle marionette era l’ideale e, lavorando con artisti, architetti e scrittori di primo piano, figure come El Lissitzky, Aleksandra Ekster, Nina Efimova, hanno sperimentato nuove forme di teatro per bambini.

Alla fine del XIX secolo, sull’onda dell’orientalismo, le classiche marionette giavanesi cominciarono ad apparire sulle scene europee. L’artista e illustratore austriaco Richard Teschner, in particolare, sviluppò l’arte della marionetta a bastone fino a raggiungere un punto culminante, che influenzò artisti da Parigi a Mosca.

L’esposizione si completa con un omaggio a Otello Sarzi (Vigasio, VR 1922 – Reggio Emilia 2001) grazie alla stretta collaborazione con la Fondazione Famiglia Sarzi. Nato da una tradizione di burattinai che durava da generazioni, Otello Sarzi entrò in contatto con alcuni dei protagonisti della scena artistica, teatrale e cinematografica dell’epoca e oggi rappresenta, in Italia, uno dei momenti più alti e importanti del “teatro di figura” nel secondo dopoguerra.

Due palcoscenici, una baracca e un castelet, allestiti nelle sale a piano terra, consentiranno a tutti i visitatori di cimentarsi con il teatro di figura. Grazie alla collaborazione con la compagnia Carlo Colla di Milano e l’Associazione 5T di Reggio Emilia, un ricco programma di micro-spettacoli, interpretati da professionisti, animerà i fine settimana per tutta la durata della mostra. Vedendoli all’opera c’è da chiedersi: “I burattini vanno in paradiso quando muoiono?”, domanda del tutto naturale, collocandosi i puppets in una zona grigia, tra creature viventi e oggetti inanimati.




07/12/23

Roger Bissière al Granet di Aix

 


Delicata e romantica la bella mostra su Roger Bissière proposta dal Museo Granet di Aix en Provence. 



CS

Le musée Granet d’Aix-en-Provence présente du 16 septembre 2023 au 14 janvier 2024, à la chapelle des Pénitents blancs-Granet XXe, une exposition préparée en partenariat avec la Fondation Jean et Suzanne Planque dans le cadre du dépôt de ses collections auprès de l’institution aixoise.

Cette exposition est consacrée au « Journal en images » peint entre 1962 et 1964, lors des deux dernières années de sa vie, par l'artiste français Roger Bissière (né en 1886). Composée de nombreux petits tableaux, datés du jour de leur réalisation cette œuvre est dédiée à la mémoire de sa femme. Celle-ci a d'abord été son modèle, puis le sujet de sa peinture. Dès le milieu des années quarante, elle participe en outre à la « fabrique » de l’œuvre en cousant et brodant des tentures faites de tissus appliqués. Quand elle meurt brutalement le 13 octobre 1962, celle qui a été surnommée « Mousse » devient alors l'objet et la raison d'être de cette série.

Cette disparition laisse en effet Roger Bissière dévasté. Il va pourtant reprendre rapidement le chemin de l’atelier. « Comme un pommier fait des pommes », le peintre va créer, à l’aide de ses pinceaux et de quelques feutres, une imposante série de 152 tableaux dans lesquels il livre en images le quotidien qui l’entoure. Ainsi, au cours de 780 journées, réalise-t-il sur des planchettes de bois posées sur ses genoux, ces petites compositions datées au jour le jour. Il ne décrit pas le monde, il cherche à recréer, par les couleurs et les rythmes de son pinceau, la fraîcheur des bois, l’incandescence du feu, la légèreté d’une journée de printemps, la chaleur de l’été à midi dans le Lot ou l’obscurité de la nuit.

Plongé dans cette nature et ce pays qu’il adore, il en redit la vie germinative, la perpétuelle renaissance. Ces images sont ainsi une projection de lui-même en quête d’une communion spirituelle avec celui qui les contemple. Il peint « pour être moins seul en ce monde misérable » et pour tendre la main par-delà l’espace et le temps aux autres hommes.

L’exposition, conçue en étroite collaboration avec la famille de l’artiste, présente une sélection pour une bonne part inédite de 47 de ces tableaux.

06/12/23

Videoteca GAM - Simone Forti

 


Negli spazi della Videoteca della GAM di Torino è in corso un’esposizione dedicata a Simone Forti (Firenze 1935), artista tra le più influenti nello sviluppo delle pratiche performative contemporanee. La mostra pone in dialogo due recenti acquisizioni della Fondazione per l’Arte Moderna e Contemporanea CRT: opere storiche realizzate da Forti all’inizio degli anni Settanta: un video, Bottom, del 1973 e una serie di 4 disegni, Illuminations, del 1972.

Movimento e suono, la loro inestricabile relazione, è ciò che lega le opere esposte. Il suono si propaga. I corpi e l’intero ambiente rispondono e al contempo determinano quelle vibrazioni. Forti mette in risonanza sé stessa e il mondo attorno. L’intero suo percorso artistico agisce come un diapason: assorbe e crea onde attraverso lo spazio, siano esse fatte di gesti, di voci o di musica.

La serie di opere su pergamena Illuminations nasce dalla meditazione che l’artista condusse a partire dalla matrice circolare che è sottesa alla formazione dei numeri arabi e della stella di David. Si tratta di mentalizzazioni della più potente forma di traiettoria: studi di energie centripete e centrifughe capaci di attivare campi di immaginazione e incantamento nella ripetizione del cerchio. Le stampe vegetali rosse marcano la pergamena creando un ritmo. Le trasparenze della loro campitura imperfetta, la diversa intensità della loro impronta, parlano con immediatezza di luce e movimento. Ricordano la stagione del primo cinema d’animazione novecentesco con le sue geometrie animate, i carouselilluminati nel buio in Le Retour à la raison di Man Ray, gli innumerevoli movimenti circolari di sfere in Ballet mécanique di Fernand Leger - film noti a Forti sin dalla giovinezza. La luce rossa immergeva il corpo dell’artista impegnato in vorticosi movimenti circolari nella performance Illuminations realizzata in collaborazione con Charlemagne Palestine a Cal Arts, a partire dal 1971. Quel rosso diventava fuoco mentre il corpo dell’artista si faceva fiamma, inclinandosi verso il centro di cerchi da lei tracciati a passi sempre più veloci e ristretti.

Bottom, la cui formalizzazione è del 1973, fu elaborata da Forti già nel 1968, al termine di un viaggio che la portò dalla West Coast alla Est Coast. Attraversando il paesaggio americano, raccolse quattro cartoline di spazi naturali, sconfinati e, nell’immaginazione, densi di suoni. Uno di questi mostra in primo piano un bufalo: una delle prime immagini di animali nel lavoro dell’artista, a cui sarebbe seguito lo sviluppo di una delle sue ricerche più ampie e iconiche dedicata al loro movimento.




Giunta a Roma, proiettò in diapositiva negli spazi della Galleria L’Attico, il 31 ottobre del ’68, i quattro paesaggi, ognuno per 5 minuti, accostando a ciascuno un suono: il ritmo veloce e costante di un tamburo per il primo paesaggio in cui si attiva così il rimbalzo dello sguardo in profondità nello spazio, da cima a cima; un alto accordo costante di tre voci per un paesaggio di cascate, come a tradurre l’eterno rimbombo del loro fluire; il rumore di un aspirapolvere a sottolineare comicamente la formazione desertica di un gruppo roccioso; infine, una linea melodica fischiettata dalla stessa artista ad accompagnare il bufalo sullo sfondo della prateria, con note allungate e melanconiche come il soffio di un vento che va attraversando il vuoto e sembra disincarnare l’animale sotto il nostro sguardo, sottraendolo al presente per sospingerlo nella dimensione del ricordo.

Si ringrazia la Fondazione per l’Arte Moderna e Contemporanea CRT per il sostegno alla collezione della VideotecaGAM il cui programma di mostre nel 2023 (dedicate a Michael Snow, Giuseppe Gabellone e Simone Forti) si è sviluppato attorno alle loro recenti acquisizioni per la GAM.

Si ringrazia inoltre per la collaborazione la Galleria Raffaella Cortese presso la quale le due opere di Simone Forti sono state acquisite in occasione di due diverse edizioni di Artissima, nel 2019 e nel 2022.



05/12/23

A Nimes 30 di Carré d'Art

 


A Nîmes si festeggiano i 30 anni della rassegna Carré d'Art che porta per gli spazi della città l'arte contemporanea, creando un ricco e diffuso percorso culturale e artistico.



CS

La programmation culturelle des expositions 2023 sera principalement consacrée à cet anniversaire. Ce sera l’occasion de mettre en valeur la richesse de la collection de Carré d’Art - Musée d’art contemporain, dont les premières acquisitions datent de 1986. Cette collection s’est considérablement enrichie par les dons des artistes, collectionneurs et galeries depuis la création du musée. Aujourd’hui elle figure comme l’une des collections d’art contemporain les plus importantes à un niveau national et international.



Pour célébrer ce 30e anniversaire, l’art contemporain est également présent dans toute la ville, de mars à décembre, au Musée du Vieux Nîmes, au Muséum d’histoire naturelle, au Musée des Beaux-Arts, au Musée des Cultures Taurines. Au Musée de la Romanité sera présentée, à partir du 21 avril, une exposition personnelle d’Oliver Laric qui a travaillé sur les collections archéologiques.



04/12/23

Les Nuages ​​Colorés di Lazard

 


La città di Parigi si prepara per le Olimpiadi del 2024 e sono tante le iniziative collaterali, spesso di società private come il gruppo Lazard che ha invitato l'artista Daniel Buren a realizzare un'opera sulla cima dell'edificio. 

 


CS

 L'opera, "Les Nuages ​​Colorés" (Nuvole colorate), è stata rivelata all'inizio di Ottobre in cima all'edificio di Lazard sul famoso Boulevard Haussmann a Parigi.   

Les Nuages ​​Colorés, rappresenta l'approccio artistico in situ tipico di Daniel Buren, che combina la visione unica di Buren e le caratteristiche specifiche del luogo in cui è stato invitato a creare - in questo caso, 175 Boulevard Haussmann  .

L'opera d'arte è composta da centinaia di strisce verticali, alternativamente chiare e colorate, e impiega l'uso del colore, della trasparenza e, l'elemento più importante, del cielo stesso. "Senza il cielo e i raggi del sole, metà del progetto scompare", ha detto Buren.

Mentre il sole si muove nel cielo, il gioco della luce attraverso l'installazione si altera ad ogni ora del giorno, creando una moltitudine di sfumature, proiezioni e riflessi sulla terrazza del tetto dell'edificio.



"Quest'opera d'arte eccezionale è un omaggio di Lazard a Parigi, città nella quale siamo presenti sin dai nostri inizi. Segna il nostro 175° anniversario e anticipa i Giochi Olimpici del 2024, che si terranno nella nostra città", ha affermato Jean- Louis Girodolle, co-responsabile dell'European Investment Banking presso Lazard a Parigi. "Il lavoro di Daniel Buren crea uno straordinario dialogo tra colore, luce e l'architettura unica della nostra sede, che esalta."

Artista di spicco sulla scena internazionale, Daniel Buren opera dagli anni '60. Parte delle sue opere sono progettate per soddisfare le particolarità del luogo in cui vengono collocate, e vengono realizzate in situ  in spazi pubblici, così come in musei e gallerie d'arte.

03/12/23

Pittura italiana oggi

 


Fino all'11 Febbraio la Triennale Milano presenta la mostra Pittura italiana oggi, a cura di Damiano Gullì, curatore per arte contemporanea e public program di Triennale, con progetto di allestimento dello Studio Italo Rota.



L’esposizione, il cui titolo riprende l’omonimo volume edito da Multhipla/Giancarlo Politi nel 1975, è dedicata alla pittura italiana contemporanea e riunisce il lavoro di 120 tra i più interessanti artisti e artiste italiani, nati tra il 1960 e il 2000.

Nell’anno delle celebrazioni del centenario di Triennale Milano, Pittura italiana oggi si ricollega idealmente alla storia dell’istituzione riprendendo le suggestioni delle mostre della pittura murale, organizzate nel Palazzo dell’Arte a partire dal 1933, e quelle dell’allestimento di Luciano Baldessari per la 9ª Esposizione Internazionale del 1951. In questo modo si vuole evidenziare come la pittura sia stata oggetto di analisi e di restituzione espositiva da parte di Triennale fin dalla sua fondazione, in un vivace dialogo tra le discipline.

Stefano Boeri, Presidente di Triennale Milano, afferma: “Dopo il rinnovato Museo del Design Italiano e la mostra Home Sweet Home, presentiamo un terzo progetto espositivo pensato per l’anno del centenario di Triennale: una grande mostra sullo stato della pittura italiana contemporanea, che parte dal recupero della storia dell’istituzione e che diventa anche l’occasione per una lettura del panorama contemporaneo dell’arte, attraverso il linguaggio espressivo della pittura.”

Damiano Gullì, curatore della mostra, dichiara: “Pittura italiana oggi nasce da anni di ricerche, studio visit e incontri, umani e professionali, con artiste e artisti in tutta Italia. La scena emersa è di straordinaria vivacità. Triennale, collegandosi alla sua storia, accetta così la sfida di presentarla nella sua complessità offrendo l’occasione per una analisi di tale scena con l’obiettivo di promuoverla e valorizzarla nel nostro Paese e nel mondo.”

Pittura italiana oggi evidenzia ricchezza e complessità della pittura italiana in tutte le sue declinazioni e sfaccettature, dalle contaminazioni e slittamenti disciplinari alla rilettura e stravolgimento di tecniche e iconografie della tradizione fino a una “pittura espansa” che va al di là del supporto/tela per “invadere” spazi e superfici.

In mostra sono stati individuati singoli exempla rappresentativi, attraverso un’opera per artista, realizzata tra il 2020 e il 2023, in grado di offrire sguardi trasversali, letture e interpretazioni originali della nostra contemporaneità. Ne è derivata una mappatura intergenerazionale, restituzione prismatica delle plurime sfaccettature del fare pittura oggi. L’arco temporale preso in considerazione ha visto eccezionali trasformazioni e stravolgimenti storici, sociali ed economici – dalla pandemia alla guerra alla paventata messa in crisi, e scomparsa, dell’autorialità a causa delle evolute applicazioni dell’intelligenza artificiale – i cui riflessi, diretti e indiretti, possono essere colti in molte delle opere esposte.



La mostra si articola in un percorso in cui sono esposte 119 opere di artisti di diverse generazioni. Il progetto di allestimento dello Studio Italo Rota propone un sistema modulare aperto in cui muoversi liberamente tra le opere, non ordinate secondo criteri cronologici ma accostate in un dinamico gioco combinatorio, assecondando continui slittamenti dalla figurazione all’astrazione, e viceversa, evidenziando come i confini tra queste due polarità siano oggi fluidi, porosi e, per certi versi, interscambiabili. Alcuni artisti sono stati inoltre invitati a misurarsi con i moduli allestitivi e con lo spazio espositivo di Triennale per dare vita a speciali commissioni di opere site-specific, ideale rimando agli storici interventi pittorici ambientali in Triennale. La produzione dei materiali utilizzati nell’allestimento prevede nella sua fase produttiva una riduzione quantitativa del materiale d’origine. La mostra si indirizza così verso il 100% di non produzione di CO2 e di non uso di materiali di finitura, colle, pitture, stucchi, saldature.

La mostra è accompagnata da un catalogo, edito da Electa, con le introduzioni istituzionali di Stefano Boeri, Presidente di Triennale Milano, e Pierpaolo Piccioli, Direttore Creativo di Valentino; i contributi critici di Damiano Gullì, curatore della mostra, Francesco Bonami, critico d’arte e curatore, Suzanne Hudson, critica e storica dell’arte, e Davide Ferri, critico e curatore; una conversazione sulla pittura tra Hans Ulrich Obrist, Direttore artistico delle Serpentine Galleries, Londra, e Katharina Grosse, artista, moderata da Larissa Kikol, critica e storica dell’arte; un testo sulla storia della pittura italiana dal 1959 al 1979 di Laura Cherubini, storica e critica d’arte, e Andrea Viliani, Direttore del Museo delle Civiltà di Roma, e uno sulla storia della pittura murale in Triennale di Marilia Pederbelli, assistente curatrice di Triennale; un testo sul progetto di allestimento dell’architetto Italo Rota e le schede delle opere scritte dalle critiche e curatrici Lisa AndreaniAnnika Pettini e Simona Squadrito.

Oltre al catalogo, la mostra sarà accompagnata da un podcast, prodotto da Triennale Milano e scritto e realizzato da Tiziano Scarpa, che approfondirà i temi del percorso espositivo.

Saranno in mostra le opere di: Beatrice Alici (San Donà di Piave, 1992), Paola Angelini (San Benedetto del Tronto, 1983), Silvia Argiolas (Cagliari, 1977), Stefano Arienti (Asola, 1961), Francesca Banchelli (Montevarchi, 1981), Riccardo Baruzzi (Lugo, 1976), Andrea Barzaghi (Monza, 1988), Romina Bassu (Roma, 1982), Alessandro Bazan (Palermo, 1966), Angelo Bellobono (Nettuno, 1964), Thomas Berra (Desio, 1986), Luca Bertolo (Milano, 1968), Lorenza Boisi (Milano, 1972), Bea Bonafini (Bonn, 1990), Marco Bongiorni (Garbagnate Milanese, 1981), Benni Bosetto (Merate, 1987), Thomas Braida (Gorizia, 1982), Michele Bubacco (Venezia, 1983), Pierpaolo Campanini (Cento, 1964), Pietro Capogrosso (Trani, 1967), Linda Carrara (Bergamo, 1984), Valerio Carrubba (Siracusa, 1975), Guglielmo Castelli (Torino, 1987), Manuele Cerutti (Torino, 1976), Andrea Chiesi (Modena, 1966), Marco Cingolani (Como, 1961), Adelaide Cioni (Bologna, 1976), Roberto Coda Zabetta (Biella, 1975), Claudio Coltorti (Napoli, 1989), Gianluca Concialdi (Palermo, 1981), Rudy Cremonini (Bologna, 1981), Pierpaolo Curti (Lodi, 1972), Valentina D’Amaro (Massa, 1966), Davide D’Elia (Cava dei Tirreni, 1973), Enrico David (Ancona, 1966), Francesco De Grandi (Palermo, 1968), Roberto de Pinto (Terlizzi, 1996), Marta Dell’Angelo (Pavia, 1970), Alberto Di Fabio (Avezzano, 1966), Stanislao Di Giugno (Roma, 1969), Patrizio di Massimo (Jesi, 1983), Gianluca Di Pasquale (Roma, 1971), Fulvio Di Piazza (Siracusa, 1969), Chiara Enzo (Venezia, 1989), Alice Faloretti (Brescia, 1992), Matteo Fato (Pescara, 1979), Alessandro Fogo (Thiene, 1992), Andrea Fontanari (Trento, 1996), Giulio Frigo (Arzignano, 1984), Giorgia Garzilli (Napoli, 1992), Oscar Giaconia (Milano, 1978), Emilio Gola (Milano, 1994), Paolo Gonzato (Busto Arsizio, 1975), Cecilia Granara (Jeddah, 1991), Diego Gualandris (Alzano Lombardo, 1993), Agnese Guido (Copertino, 1982), Sebastiano Impellizzeri (Catania, 1982), Massimo Kaufmann (Milano, 1963), Pesce Khete (Roma, 1980), Andrea Kvas (Trieste, 1986), Francesco Lauretta (Ispica, 1964), Viola Leddi (Milano, 1993), Iva Lulashi (Tirana, 1988), Marta Mancini (Roma, 1981), Giulia Mangoni (Isola del Liri, 1991), Margherita Manzelli, (Ravenna, 1968), Beatrice Marchi (Gallarate, 1986), Andrea Martinucci (Roma, 1991), Fabio Marullo (Catania, 1973), Fulvia Mendini (Milano, 1966), Beatrice Meoni (Firenze, 1960), Daniele Milvio (Genova, 1988), Narcisa Monni (Alghero, 1981), Pietro Moretti (Roma, 1996), Maria Morganti (Milano, 1965), Angelo Mosca (Chieti, 1961), Marco Neri (Forlì, 1968), Valerio Nicolai (Gorizia, 1988), Ismaele Nones (Trento, 1992), Francis Offman (Butare, 1987), Luca Pancrazzi (Figline Valdarno, 1961), Dario Pecoraro (1984, Milano), Jem Perucchini (Tekeze, 1995), Alessandro Pessoli (Cervia, 1963), Gabriele Picco (Brescia, 1974), Edoardo Piermattei (Ancona, 1992), Aronne Pleuteri (Erba, 2001), Amedeo Polazzo (Starnberg, 1988), Nazzarena Poli Maramotti (Montecchio Emilia, 1987), Gianni Politi (Roma, 1986), Vera Portatadino (Varese, 1984), Luigi Presicce (Porto Cesareo, 1976), Pierluigi Pusole (Torino, 1963), Marta Ravasi (Merate, 1987), Andrea Respino (Mondovì, 1976), Pietro Roccasalva (Modica, 1970), Chris Rocchegiani (Jesi, 1977), Giangiacomo Rossetti (Milano, 1989), Giuliana Rosso (Chivasso, 1992), Pietro Ruffo (Roma, 1978), Erik Saglia (Torino, 1989), Nicola Samorì (Forlì, 1977), Angelo Sarleti (Reggio Calabria, 1979), Alessandro Sarra (Roma, 1966), Alessandro Scarabello (Roma, 1979), Davide Serpetti (L’Aquila, 1990), Marta Sforni (Milano, 1966), Mario Silva (Londra, 1993), Sofia Silva (Padova, 1990), Marta Spagnoli (Verona, 1994), Enrico Tealdi (Cuneo, 1976), Maddalena Tesser (Vittorio Veneto, 1992), Michele Tocca (Subiaco, 1983), Saverio Tonoli (Lucca, 1984), Eva Chiara Trevisan (Treviso, 1991), Vedovamazzei (Simeone Crispino, Napoli, 1962, Stella Scala, Napoli, 1964), Nicola Verlato (Verona, 1965), Flaminia Veronesi (Milano, 1986), Alice Visentin (Torino, 1993).

La mostra è realizzata in partnership con Valentino. I Partner Istituzionali Lavazza Group e Salone del Mobile.Milano e i Technical Partner ATM e Saviola sostengono Triennale Milano anche per questo progetto.




02/12/23

Houseboat for Ho


L'artista Simon Starling ha realizzato a Blaavand il progetto "Houseboat for Ho" sviluppato appositamente per il villaggio di Ho, situato in un'area minacciata in modo diretto dall'innalzamento del livello del mare indotto dai cambiamenti climatici.

In parte abitazione rurale vernacolare di ispirazione locale, in parte barca esotica, Houseboat for Ho è una struttura ibrida costruita utilizzando due tecnologie antiche, correlate ma geograficamente lontane: la costruzione di barche di canne e la paglia.

Divisa tra terra e mare, questa imbarcazione profetica, simile a un'arca, è il risultato di una collaborazione interculturale - uno scambio di tecniche e storie tra i costruttori danesi di tetti di paglia e i costruttori boliviani di barche di canne.

Indirizzo: Hovej 23-25, Ho, 6857 Blaavand, Danimarca

01/12/23

Jim Hodges per il Memoriale dell'AIDS di New York City

  © Jim Hodges, per gentile concessione dell'artista e Gladstone Gallery. Fotografia di Daniel Greer.


A New York presso il Memoriale dell'AIDS di New York City è stata installata una nuova scultura che sarà fruibile per un anno, si trata dell'opera "L'armadio di Craig" ideata da Jim Hodges.

Nello spazio verde è stata posta una scultura che rappresenta una normale ambiente domestico, costituito da un'armadio di una camera da letto domestica, in granito e bronzo, con dei vestiti. 

Un lavoro che guarda sia alle persone che sono legate all'Aids ma anche agli operatori, agli amici ai sostenitori. Un lavoro che presenta un attimo di umanità fermato nel cupo colore grigio. Un lavoro che suscita emozioni e riflessioni. 

 © Jim Hodges, per gentile concessione dell'artista e Gladstone Gallery. Fotografia di Daniel Greer.


Questo intervento artistico è parte del programma di arte pubblica del Memorial , che ha incluso installazioni ed eventi di Steven Evans, Jean-Michel Othoniel e Jenny Holzer. La scultura sarà proposta al pubblico per un anno, grazie al supporto dell'Art in the Parks di NYC Parks.

Jim Hodges è nato nel 1957 a Spokane, Washington. Hodges è un artista che affronta questioni come la memoria, l'amore e le lotte esistenziali attraverso una pratica poliedrica che include fotografia, serigrafia e scultura. Il suo utilizzo di materiali trovati come rocce e denim, insieme all'adozione di forme transitorie come le ragnatele, parla di un'esperienza personale che risuona a livello collettivo filtrata attraverso elementi disponibili in natura. Misterioso, bello, poetico e concettualmente profondo, il lavoro di Hodges ha la rara qualità di essere allo stesso tempo stimolante e visivamente bello. Le principali installazioni pubbliche di Hodges includono "I dreamed a world and call it Love", Grand Central Station, New York (2021), "Unearthed" Grace Cathedral, San Francisco (2019) e "With Liberty and Justice For All" Aspen Museo d'Arte,

 © Jim Hodges, per gentile concessione dell'artista e Gladstone Gallery. Fotografia di Daniel Greer.