Veduta dell'allestimento di Orientalismo: Tra realtà e fantasia, in mostra dal 12 giugno 2026 al 28 febbraio 2027 al Metropolitan Museum of Art. Foto di Anna-Marie Kellen, per gentile concessione del Met.
Il Met di New York ci offre, fino al 28 febbraio 2027, una bella mostra interculturale fra l' Europa e il Medio Oriente, in questi tempi di crescente complessità fra queste due dimensioni socio-culturali.
Il titolo "Orientalismo: Tra realtà e fantasia" propone una visione che vuole mettere in discussione certi luoghi ancora oggi comuni sulle terre d'oriente. Con una scelte delle opere d'arte ideate tradizionalmente come orientaliste, in dialogo con oggetti provenienti dal Medio Oriente, favorendo una comprensione più profonda dei contesti di scambio tra culture, a partire dalla conquista napoleonica dell'Egitto nel 1798 e culminando con un'esplorazione del pittore ottomano formatosi in Francia, Osman Hamdi Bey (1842-1910).
Veduta dell'allestimento di Orientalismo: Tra realtà e fantasia, in mostra dal 12 giugno 2026 al 28 febbraio 2027 al Metropolitan Museum of Art. Foto di Anna-Marie Kellen, per gentile concessione del Met.
La mostra mette in luce le tradizioni dell'arte e della cultura islamica che affascinarono i nostri antenati del XIX secolo, accanto alle creazioni europee e americane, esplorando le complesse questioni relative all'influenza e all'appropriazione culturale.Questa è la prima mostra al Met dedicata all'Orientalismo e la prima grande collaborazione tra i Dipartimenti di Pittura Europea e di Arte Islamica.
Veduta dell'allestimento di Orientalismo: Tra realtà e fantasia, in mostra dal 12 giugno 2026 al 28 febbraio 2027 al Metropolitan Museum of Art. Foto di Anna-Marie Kellen, per gentile concessione del Met.
Anche quest'anno la facciata del Metropolitan Museum of Art accoglie l'intervento temporaneo di un'artista, per questa edizione si tratta di Jeffrey Gibson che col titolo "The Animal That Therefore I Am", ispirato al libro di Jacques Derrida, propone quattro grandi animali.
CS
L'acclamato artista interdisciplinare Jeffrey Gibson ha trasformato le iconiche nicchie della facciata del Museo sulla Fifth Avenue con una serie di quattro sculture di grandi dimensioni che esplorano le relazioni metamorfiche tra tutti gli esseri viventi e l'ambiente. Membro della tribù degli indiani Choctaw del Mississippi e di discendenza Cherokee, Gibson attinge al suo stile distintivo, fondendo visioni del mondo e immagini con astrazione, testo e colore, per creare queste nuove opere figurative fuse in bronzo. In mostra fino al 9 giugno 2026, la Genesis Facade Commission: Jeffrey Gibson, The Animal That Therefore I Am segna la prima grande esplorazione di Gibson di questo materiale su scala monumentale.
La mostra è presentata da Genesis. Un importante contributo è fornito da Oscar L. Tang e H.M. Agnes Hsu-Tang, dal Director's Fund e da Cynthia Hazen Polsky e Leon B. Polsky. Ulteriore supporto è fornito da Sarah Arison, Helen Lee-Warren e David Warren e dalla famiglia Bronzini Vender.
Ulteriore supporto alla realizzazione dell'opera è fornito da Hauser & Wirth.
"Jeffrey Gibson è uno degli artisti più straordinari della sua generazione e una figura pionieristica nel campo dell'arte nativa e indigena", ha dichiarato Max Hollein, Direttore e Amministratore Delegato del Met, Marina Kellen French. "Queste nuove opere si basano sul suo caratteristico uso di materiali non convenzionali e forme reinventate, impiegandoli per esplorare storie spesso trascurate e il mondo naturale. Siamo entusiasti di avere le sue sculture monumentali installate sull'iconica facciata del Met sulla Fifth Avenue."
David Breslin, Curatore Responsabile per l'Arte Moderna e Contemporanea di Leonard A. Lauder, ha dichiarato: "Jeffrey Gibson è un artista brillantemente in sintonia con la varietà di forme di vita che il nostro mondo racchiude: l'umano, l'animale, la terra stessa. La sua arte vibra e trabocca di quella vita, delle storie che non ci abbandonano mai e dei futuri che la sua visione rende possibili."
Intitolata "L'animale che dunque sono", l'installazione trasforma la facciata neoclassica del museo in un palcoscenico dinamico per l'ambiziosa visione di Gibson di presenza figurativa e affinità ecologica. Ogni scultura in bronzo, alta 3 metri, assume la forma di un animale regionale: un falco, uno scoiattolo, un coyote e un cervo. Utilizzando elementi fusi come legno, perline e tessuto per creare texture, Gibson abbraccia un nuovo processo che amplia il suo vocabolario scultoreo. Da questi supporti in legno riprodotti emergono forme animali di riferimento, con ogni scultura che fonde formalmente l'animato e l'inanimato. Intricati e audaci motivi astratti patinati evocano perline e tessuti tratti da una gamma di linguaggi visivi indigeni, motivi che si integrano perfettamente nelle superfici delle sculture.
Le opere sono ispirate al libro di Jacques Derrida "L'animale che dunque sono", che esamina la violenza insita nel dominio umano sugli animali, un tema che Gibson collega a cicli di conflitto più ampi. Selezionando specie autoctone dell'area di New York, l'artista riflette su come queste creature siano state costrette ad adattarsi agli ambienti umani, invitandoci a riflettere su ciò che sopportano e su ciò che potrebbero insegnarci. "The Animal That Therefore I Am" affianca l'ingresso del Museo, con le sue forme zoomorfe che dialogano con il paesaggio circostante, dall'ambiente naturale della valle del fiume Hudson, dove Gibson vive e lavora, all'ecologia urbana di Central Park che circonda il Met.
Questo progetto è l'ultimo di una serie di commissioni contemporanee del Met, in cui il Museo invita gli artisti a creare nuove opere d'arte, instaurando un dialogo tra la pratica artistica, la collezione del Met, il museo stesso e il pubblico del Met.
Informazioni sull'artista
Jeffry Gibson è un artista interdisciplinare cresciuto negli Stati Uniti, in Germania e in Corea. Il suo vasto corpus di opere spazia da dipinti astratti dai contorni netti a una ricca pratica di performance e regia, fino a un significativo lavoro come artista e curatore. Dagli anni 2000, il lavoro di Gibson, che spesso incorpora tradizioni estetiche e materiali indigene, ha costantemente rivelato nuove modalità di astrazione, l'uso del testo e del colore, applicando la sua maestria formale a concetti come la connessione umana e l'identità collettiva. In particolare, il lavoro di Gibson ha introdotto un'ampia gamma di fonti ricorrenti, elementi materiali e immagini, offrendo al contempo una critica dei modi riduttivi in cui la cultura indigena è stata storicamente appiattita e indebitamente appropriata.
Tra le sue recenti mostre personali figurano Jeffrey Gibson: the space in which to place me (The Broad, 2025); Jeffrey Gibson: POWER FULL BECAUSE WE’RE DIFFERENT (MASS MoCA, 2024); This Burning World: Jeffrey Gibson (ICA San Francisco, 2022); Jeffrey Gibson: The Body Electric (SITE Santa Fe, 2022); Jeffrey Gibson: They Come From Fire (Portland Art Museum, 2022); Jeffrey Gibson: INFINITE INDIGENOUS QUEER LOVE (deCordova Sculpture Park and Museum, 2022); e Jeffrey Gibson: Like a Hammer (Denver Art Museum, 2018). Gibson è stato selezionato per rappresentare gli Stati Uniti alla Biennale di Venezia, la 60a Esposizione Internazionale d'Arte, nel 2024. Gibson ha anche ideato e co-curato il volume fondamentale An Indigenous Present (2023), che presenta diversi approcci a concetti, forme e media indigeni. Le sue opere sono incluse nelle collezioni permanenti del Denver Art Museum; Museum of Fine Arts, Boston; Museum of Modern Art, New York; National Gallery of Canada; National Gallery of Art, Washington, D.C.; Portland Art Museum; Smithsonian National Museum of the American Indian; e Whitney Museum of American Art, tra gli altri. Gibson ha ricevuto numerosi premi prestigiosi, tra cui il John D. and Catherine T. MacArthur Foundation Fellowship Award (2019), ed è attualmente artista in residenza presso il Bard College di Annandale, New York. Vive e lavora a Hudson, New York.
Vedute della mostra Sargent and Paris, The Metropolitan Museum of Art. Foto di Hyla Skopitz, courtesy of The Met.
Il fascino e l'eleganza della Bella Epoque torna in questi giorni nella suggestiva mostra che il Metropolitan Museum of Art di New York dedica al periodo parigino di John Singer Sargent. Celebre e geniale ritrattista che nella sua produzione ci offre uno studio dell'immagine umane con intense pennellate cariche di sensualità e bellezza.
Lavorando con le dinamiche della figura in cui il movimento sembra fermato in un istante e soprattutto del colore, sempre pastoso e chiaroscurale, in modo da enfatizzare la presenza del personaggio.
La mostra "Sargent and Paris" aperta da pochi giorni e visibile fino al 3 agosto, sapientemente allestita, ci racconta di questi dieci anni che l'artista, nato in italia, ha trascorso nella ville lumiere, arrivando come giovane pittore, a 18 anni, nel 1874, per diventare nel breve tempo celebre e richiestissimo ritrattista della mondanità della capitale francese.
Vedute della mostra Sargent and Paris, The Metropolitan Museum of Art. Foto di Hyla Skopitz, courtesy of The Met.
Per la mostra sono arrivati celebri opere come lo scandaloso, per l'epoca, quadro noto Madame X, il ritratto a figura intera di Virginie Amélie Avegno Gautreau, con diversi studi e disegni preparatori, ma anche opere meno note ma di grande qualità come il ritratto enfatico della Vicomtesse de Poilloüe de Saint-Périer (Marie Jeanne de Kergolay) o il sensuale ritratto del Dr.Pozzi a Casa.
All'interno del vasto percorso sono proposte anche alcune opere e studi realizzati durante alcuni suoi viaggi in Italia, Africa e in Spagna.
Vedute della mostra Sargent and Paris, The Metropolitan Museum of Art. Foto di Hyla Skopitz, courtesy of The Met.
Image: Greer Lankton (American, 1958-1996). Rachel(detail), 1986. Papier-mâché, metal plates, wire, acrylic paint, and matte medium. 28 × 21 × 11 in. (71.1 × 53.3 × 27.9 cm). Collection Eric Ceputis and David W. Williams, promised gift to the Art Institute of Chicago.
Il corpo umano è sempre al centro dell'attenzione di tutti noi, che sia pornografia o arte, ci affascina e rimane un punto di riferimento nell'immaginifico. Il mezzo più adatto è sempre stata la scultura e il Met di New York, negli spazi del Breuer, quest'anno organizza una bella mostra tutta dedicata a questo tema, con un arco temporale alquanto ampio, dal 1300 a oggi.
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Seven hundred years of sculptural practice—from 14th-century Europe to the global present—will be examined anew in the groundbreaking exhibition Like Life: Sculpture, Color, and the Body (1300–Now). On view at The Met Breuer from March 21 through July 22, 2018, the exhibition will explore expanded narratives of sculpture through works in which artists have sought to replicate the literal, living presence of the human body. A major international loan exhibition of approximately 120 works,Like Lifewill draw on The Metropolitan Museum of Art’s rich collection of European sculpture and modern and contemporary art, while also featuring a selection of important works from national and international museums and private collections.
The exhibition is supported in part by the Jane and Robert Carroll Fund and The Modern Circle.
Just how perfectly should figurative sculpture resemble the human body? Histories and theories of Western sculpture have typically favored idealized representations, as exemplified by the austere, white marble statuary of the classical tradition. Such works create the fiction of bodies existing outside time, space, and personal or cultural experience. This exhibition, by contrast, will place key sculptures from different eras in conversation with each other in order to examine the age-old problem of realism and the different strategies deployed by artists to blur the distinctions between original and copy, and life and art. Foremost among these is the application of color to imitate skin and flesh. Other tactics include the use of casts taken from real bodies, dressing sculpted figures in clothing, constructing movable limbs and automated bodies, even incorporating human blood, hair, teeth, and bones. Uncanny in their approximation of life, such works have the potential to unsettle and disarm observers, forcing us to consider how we see ourselves and others, and to think deeply about our shared humanity.
Juxtaposing well-known masterpieces with surprising and little-seen works, the exhibition brings together sculptures by artists from Donatello, El Greco, Anna Morandi Manzolini, Jean-Léon Gérôme, Antonio Canova, Auguste Rodin and Edgar Degas to Louise Bourgeois, Meret Oppenheim, Isa Genzken, Charles Ray, Fred Wilson, Robert Gober, Bharti Kher, Duane Hanson, Jeff Koons and Yinka Shonibare MBE, as well as wax effigies, reliquaries, mannequins and anatomical models. Together these works will highlight the continuing anxieties and pleasures attendant upon the three-dimensional simulation of the human body.
Exhibition Credits
Like Life: Sculpture, Color, and the Body (1300–Now) is curated by Luke Syson, Iris and B. Gerald Cantor Chairman of European Sculpture and Decorative Arts, and Sheena Wagstaff, Leonard A. Lauder Chairman of Modern and Contemporary Art, both at The Met, with Brinda Kumar, Assistant Curator of Modern and Contemporary Art, The Met, and Emerson Bowyer, Searle Associate Curator of European Painting and Sculpture at the Art Institute of Chicago, with the assistance of Elyse Nelson, Research Associate, European Sculpture and Decorative Arts, The Met.
It will be accompanied by a catalogue featuring essays by leading scholars and perspectives of contemporary artists.
The catalogue is made possible by the Mary C. and James W. Fosburgh Publications Fund.
The exhibition will be featured on the Museum's website, as well as on Facebook, Instagram, and Twitter using hashtag #MetLikeLife.
Ok può essere una strategia per avvicinare i giovani all'arte antica, ma un brivido mi corre sulla schiena.
Nei giorni scorsi Michelangelo, la celebre tartaruga Ninja ( !!?) visita la mostra su Michelangelo ( scultore italiano) ora in corsa al Metropolitan di New York...
Va beh sicuramente mi sono perso qualcosa, ma siamo ottimisti!
E'già un mese che 441.174 opere sono accessibili dal sito del MetropolitanMuseum di New York, un altro passo avanti nella condivisione di
questi grandi patrimoni culturali che spesso giacciono invisibili al
pubblico e che ora almeno attraverso il limite di uno schermo possono
essere conosciuti, consultati e studiati.
Su
questa linea si sono già attivati altri importanti istituti
internazionali come il Rijksmuseum di Amsterdam o il National Gallery
of Art di Washington