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Visualizzazione post con etichetta Camera - Centro Italiano per la Fotografia. Mostra tutti i post
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05/05/26

Edward Weston a Torino da Camera



Edward Weston è stato il primo fotografo che ho scoperto come "artista" tanti anni fa a Venezia, era a Palazzo Fortuny, se mi ricordo bene, forse 1982. Mi ricordo i suo peperoni, intensi, magmatici, ora li rivedo a Torino presso Camera, e rimangono sempre così meravigliosi. 

La mostra "Edward Weston. La materia delle forme" è organizzata  con la Fundación Mapfre che dopo le tappe di Madrid e Barcellona approda per la prima volta in Italia.

Fino al 2 giugno 2026, è possibile godere di questi storici scatti nell’esposizione che riunisce 171 fotografie e offre una vasta antologia dell’opera di Edward Weston (Illinois, 1886 – California, 1958), una delle figure centrali della fotografia moderna nordamericana.




L'esposizione Curata da Sérgio Mah, ripercorre oltre quarant’anni di attività, dal 1903 al 1948, dalle prime sperimentazioni pittorialiste alla piena maturità della straight photography. Il percorso mette in luce il ruolo di Weston – cofondatore del Group f/64 – nel definire la fotografia come linguaggio autonomo, rigoroso e profondamente moderno, in dialogo e in contrasto con le avanguardie europee.




Attraverso immagini in bianco e nero di straordinaria precisione formale, realizzate con la fotocamera a grande formato, Weston esplora nature morte, nudi, paesaggi e ritratti diventati iconici. Radicata nel paesaggio e nella cultura statunitense, la sua opera offre una prospettiva unica sull’affermazione della fotografia come elemento centrale della cultura visiva contemporanea.




La mostra è accompagnata da un catalogo edito da Dario Cimorelli Editore e da un programma di iniziative di educazione all’immagine rivolte a pubblici diversi per età e formazione.



22/05/25

I viaggi in Italia di Henri Cartier-Bresson da Camera


Fino al 2 Giugno gli spazi di Camera - Centro Italiano per la Fotografia a Torino presenta una ampia rassegna di scatti del celebre fotografo francesce Henri Cartier-Bresson realizzati durante diversi viaggi in Italia.


Scatti che rivelano ai magazine su cui venivano pubblicati, quali Vogue,  Harper's Bazaar o Life, un'idea di nazione vista nella sua fragile trasformazione, da antico paese agreste a nuova industrializzazione.


Con 160 fotografie vintage e numerosi documenti – giornali, riviste, volumi, la mostra ripercorre lo scorrere del secolo scorso con uno sguardo che spesso privilegia il sud, ancora molto onirico e comunitario. Ma che spesso guarda alla quotidianità urbana, alla vita di strada, costellandola di celebri personaggi come di Chirico Pier Luigi Nervi Roberta Rossellini


La mostra, promossa con Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, è realizzata grazie alla collaborazione tra Fondation Henri Cartier-Bresson di Parigi e Fondazione CAMERA – Centro Italiano per la fotografia di Torino, con la curatela di Clément Chéroux e Walter Guadagnini, direttori delle rispettive Fondazioni.





via delle Rosine 18, 10123 Torino
Lunedì, martedì, mercoledì, venerdì, sabato, domenica   11.00 – 19.00
Giovedì  11.00 – 21.00


23/01/25

Tina Modotti a Camera

 

A Torino presso Camera è in corso la più completa mostra mai proposta in Italia sull’opera di Tina Modotti (1896-1942) arriva a Torino dopo il successo ottenuto nella tappa di Palazzo Roverella a Rovigo.

 Fino al 2 febbraio 2025 gli ampi spazi di CAMERA accolgono la storia e le opere della celebre fotografa italiana Tina Modotti. L’opera, a cura di Riccardo Costantini – promossa da Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo e realizzata in collaborazione con Cinemazero – dedicata a una delle figure più rilevanti della fotografia del XX secolo.




Le 300 opere esposte a Torino raccontano la poliedricità, le peculiarità artistiche, l’indole curiosa, partecipe e libera di Modotti, che durante la sua breve ma intensa carriera è riuscita a catturare l’intensità e i contrasti dei mondi che ha attraversato, espressi con ritratti di vita quotidiana, raccontando anche e soprattutto l’ingiustizia, il lavoro, l’attivismo politico, la povertà, le contraddizioni del progresso e del passaggio alla modernità.

La mostra ha anche una rilevanza dal punto di vista documentale, in quanto raccoglie diversi materiali inediti, video, riviste, documenti, ritagli di quotidiani, ritratti dell’artista, nonché fotografie che risalgono alla prima e unica esposizione che realizzò Tina Modotti nel 1929 e che testimoniano e rendono giustizia all’arte della fotografa.











29/05/20

I FUTURES di Camera





In questi giorni sono stati resi pubblici da CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia i cinque artisti emergenti per il 2020 selezionati all’interno del programma europeo FUTURES (EPP – European Photography Platform), una piattaforma sostenuta dall’Unione Europea focalizzata nella mappatura e supporto di autori emergenti oltre i confini nazionali per aumentarne le possibilità di contatto tra questi e il mercato.

Gli artisti dell’edizione 2020 – il terzo anno di sviluppo del progetto – sono stati individuati da Walter Guadagnini, direttore di CAMERA, e da Giangavino Pazzola, coordinatore del programma.

Un progetto che mette CAMERA in dialogo con importanti musei e istituzioni europee – commenta Giangavino Pazzola – e grazie al quale sono già riusciti a valorizzare il percorso di undici talenti emergenti nelle precedenti due edizioni. Ogni anno viene pensata una attività inedita e organizzata di volta per volta con metodologie diverse, che rispondano all’obiettivo di promozione e consolidamento delle carriere di questi giovani autrici e autori. Per la terza edizione, causa allerta Covid, ci sono dei limiti nella mobilità internazionale, ma si sta lavorando per organizzare delle occasioni nuove, di persona e online, che permettano comunque una diffusione capillare della loro creatività.

I talent FUTURES 2020 selezionati sono Marina Caneve (Belluno, 1988) che sperimenta l’utilizzo della fotografia come strumento di osservazione autonomo all’interno di un processo di ricerca interdisciplinare. Camilla Ferrari (Milano, 1992) la cui ricerca multimediale mescola immagini fisse e in movimento per analizzare la relazione emotiva e fisica tra gli esseri umani e l’ambiente circostante, riflettendo sulla percezione e sul potere del silenzio. Camillo Pasquarelli (Roma, 1988) interessato a progetti di lungo termine attraverso la combinazione dell’approccio antropologico e del mezzo fotografico, negli ultimi cinque anni ha lavorato a lungo nella valle del Kashmir (India), dapprima documentando il conflitto politico tra la popolazione e l’amministrazione indiana, e successivamente cercando di esplorare un approccio più personale e onirico alla questione. Giovanna Petrocchi (Roma, 1988) che combinando fotografie personali con immagini di archivio e collage con processi di stampa 3d, crea paesaggi immaginari ispirati a dipinti surrealisti, realtà virtuali e culture antiche.  Marco Schiavone (Torino, 1990) è tra i fondatori di Spaziobuonasera, artist-run space a Torino, la sua ricerca artistica si concentra sullo studio dell’immagine e delle conseguenze cognitive del suo ricordo. Tale analisi sul valore del mezzo e del linguaggio fotografico lo porta a sperimentare un processo di lavoro diversificato: raccoglie e archivia metodicamente scatti a soggetti di natura architettonica e paesaggistica, che traduce in installazioni site-specific realizzate all’interno degli spazi espositivi. Interviene con sculture e installazione di grande formato, spesso realizzate con materie prime che caratterizzano i luoghi, che poi vengono ri-fotografate e smontate per lasciare posto solo all’immagine. 


Le attività ideate da CAMERA per FUTURES Photography 2020 andranno ad arricchire, con ulteriore dinamismo, il programma quadriennale iniziato con una mostra collettiva dedicata dall’istituzione torinese agli autori selezionati nel 2018 e arricchitosi ulteriormente, nell’anno successivo, con workshops e lectures tenuti da celebri artisti come Adam Broomberg, Joan Fontcuberta e Cristina De Middel e dedicati agli autori emergenti selezionati durante il 2019.

 Oltre CAMERA, i partner di FUTURES sono FOMU Fotomuseum (Anversa), PhotoEspaña (Madrid), British Journal of Photography (Londra), Robert Capa Contemporary Photography Center (Budapest), Foundation of Visual Education (Lodz), Photo Romania Festival (Cluj), Photo Ireland Foundation (Dublino), Festival d’Hyeres (Hyeres), Triennale der Photographie (Amburgo), Calvert Journal (Londra).

04/09/19

Il corpo fra intimità e socialità negli scatti di Fink e Benassi



La stagione estiva di Camera Torino quest’anno è speciale, si propone in una doppia proposta espositiva, con due importanti fotografi, Larry Fink e Jacopo Benassi.

Due approcci che guardano alla dimensione fisica del corpo umano in modo diverso, uno indagando nel luogo del sociale, nell’incontro, nella festa, in cui il corpo umano si immerge nella collettività, l’altro sul corpo stesso e sulla sua solitudine.

L’apertura è con la vasta antologica su Larry Fink, un bel percorso che si sviluppa nelle stanze dell’esposizioni in continui stati viscerali, un susseguirsi di scatti in cui il piacere umano viene stimolato da quel bisogno irrazionale del divertimento, della collettività, del farsi parte di un attimo comune.



L’elegante scelta dei toni del grigio pulisce ed evidenzia la dimensione fisica degli istanti, annullando la piacevolezza del colore e manifestando il complesso momento del vivere.

La parte finale e il corridoio sono occupati dal lavoro di Jacopo Benassi che gioca su una serie di dialoghi fra estetica antica e contemporanea, sulla quotidianità della vita intima, riservata, con uno sguardo fra il sorpreso e l’erotico.

Quasi in contrapposizione agli scatti di Larry Fink, in cui la bellezza è quasi sempre presente, anche se spesso in chiave grottesca, qui viene proposta una bellezza più intensa ed emotiva, una bellezza più di pancia che di testa.

Lo stesso allestimento trasmette quella precarietà grezza e forte che sempre più pare il forte bisogno presente di molti linguaggi.

Le mostre sono in corso fino al 29 Settembre.



27/04/19

La storia italiana di Publifoto




In un piacevole allestimento CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia di Torino propone una lungo viaggio fotografico nell’Italia fra il 1939 e il 1981 con la stupenda collezione di Publifoto, una delle più celebri agenzie fotogiornalistica italiane.

In un intelligente percorso tematico, ideato sul modello di una rivista illustrata, con sezioni dedicate alla politica, alla cronaca, all’estero, al costume, alla società, alla cultura e allo sport,  sono state selezionate oltre duecento immagini scelte dal ricco patrimonio dell'agenzia acquisito nel 2015 da Intesa Sanpaolo, che per la prima volta vengono esposte al pubblico.


La mostra, curata da Aldo Grasso e Walter Guadagnini e realizzata da CAMERA con Intesa Sanpaolo nell’ambito di Progetto Cultura, durerà fino al 7 luglio 2019, raccontano mezzo secolo di fotografia attraverso alcuni degli episodi cruciali della storia e della cronaca italiane e mondiali.

Ogni sezione contiene focus mirati a personaggi e storie che, anche grazie ai fotografi dell'epoca, sono divenute parte integrante dell’immaginario collettivo del XX secolo.

Molto interessante e bello il catalogo che contiene i saggi dei curatori, di Guido Guerzoni, della responsabile dell’Archivio storico di Intesa Sanpaolo Barbara Costa, e la riproduzione di tutte le opere esposte, tra cui anche la pubblicazione di due storici articoli di Franco Di Bella e Giovanna Calvenzi.

CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia
Via delle Rosine 18, 10123 – Torino
www.camera.to |camera@camera.to 
  




09/02/19

Gli spazi irreali di Sandy Skoglund





Essere meticolosi e creativi non è da tutti ma Sandy Skoglund riesce a distinguersi con una lavoro che da decenni è diventata una cifra unica della fotografia contemporanea.

E proprio gli spazi di Camera a Torino ci offrono una ampia carrellata del suo pignolo e intenso lavoro di costruttrice di mondi impossibili.

La bella esposizione propone, con i grandi scatti, tante piccole parti del lavoro fisico che si manifestano nella sua complessa globalità, come nell’ultimo progetto, presentato in questa occasione, in anteprima mondiale, di Winter, realizzata dopo dieci anni di lavoro.




Sandy Skoglund è una figura affascinante e poliedrica, che supera la funzione di fotografa per diventare artista globale attivandosi nei diversi ruoli che realizzano i suoi multiformi scatti.



Passate anche nella Project Room dove è in corso una mostra sulla storica mostra  "Olivetti, forma e ricerca" , fino al 24 Febbraio.


CAMERA- Centro Italiano per la Fotografia
Via delle Rosine 18, 10123 - Torino




24/01/19

Sandy Skoglund a Camera Torino


Sandy Skoglund al lavoro mentre prepara i set delle installazioni. 
Courtesy Paci contemporary gallery (Brescia – Porto Cervo, IT)

Si inaugura questa sera e apre al pubblico domani la grande mostra organizzata da CAMERA - Centro Italiano per la Fotografia, a Torino sull'artista artista statunitense Sandy Skoglund (1946), curata da Germano Celant.

Si tratta della prima grande mostra antologica in Italia, un grande evento che riunisce  i lavori  che  vanno  dagli  esordi, nei  primi  anni  Settanta,  all’ancora  inedita  opera “Winter”,  alla  quale  l’artista  ha  lavorato  per  oltre  dieci  anni.  Sarà  proprio  questa  immagine - accompagnata da alcune delle sculture create per l’installazione da cui è stata tratta la fotografia - il fulcro dell’esposizione: una spettacolare anteprima mondiale che conferma una volta di più l’unicità della  sua  ricerca  e  del  suo  linguaggio,  formatisi  in  pieno  clima  concettuale  per  evolversi  in  un immaginario sospeso tra sogno e realtà, di straordinaria potenza evocativa. 

Oltre cento lavori tra fotografie, quasi tutte di grande formato, e alcune sculture che raccontano il lungo percorso artistico che inizia con i temi caratteristici dell’interno domestico e della sua trasformazione in luogo di apparizioni tra comico e inquietante, fino alle grandi composizioni dei primi anni Ottanta, che hanno dato all’artista fama internazionale. 

Le immagini di Skoglund nascono - sempre  - dalla costruzione di un set, estremamente complesso, che l’artista  poi  fotografa:  un  procedimento  che  ben  spiega  la  rarefatta  produzione  dell’artista  e  la  peculiarità  della  suo  percorso  visuale,  che  è  al  tempo  stesso  installativo,  scultoreo  e  fotografico. 

La mostra - che durerà sino al 24 marzo 2019 ed è realizzata con la collaborazione della Galleria Paci contemporary di Brescia - è accompagnata da un volume monografico edito da Silvana Editoriale, anche  in questo caso il primo in assoluto, curato da Germano Celant, in cui si ricostruisce  l’intero percorso  dell’artista attraverso l’intreccio della biografia con il suo procedere professionale, documentato dalla  riproduzione di tutte le sue opere, accompagnate da note critiche e da un’ampia bibliografia. 

19/11/18

1969. Olivetti formes et recherche, una mostra internazionale

C.T. Castelli e R. Pieracini (Studio Sottsass jr.), manifesto della mostra Olivetti formes et recherche,
Parigi, Musée des Arts Décoratifs, 20 novembre 1969 – 1 gennaio 1970, Associazione Archivio Storico Olivetti, Ivrea.



Per la stagione invernale CAMERA - Centro Italiano per la Fotografia e l'Associazione Archivio Storico Olivetti presenterà la mostra "1969. Olivetti formes et recherche, una mostra internazionale" una selezione di fotografie dell'omonima mostra che la Società Olivetti organizzò nel novembre del 1969 a Parigi, che proseguì a Barcellona, Madrid, Edimburgo e Londra, per concludersi infine a Tokyo nell'ottobre 1971. 


A cinquant’anni anni dalla prima esposizione, la mostra odierna -, curata da Barbara Bergaglio e Marcella Turchetti e aperta al pubblico in Project Room a CAMERA dal 6 dicembre 2018 al 24 febbraio 2019 - , ricostruisce e restituisce non soltanto i contenuti di quella storica mostra, curata dall'architetto Gae Aulenti, ma anche la storia dei personaggi che gravitavano dentro e intorno alla società Olivetti e a quella cultura: da Giorgio Soavi a Lord Snowdon, da Ettore Sottsass a Mario Bellini, da Renzo Zorzi a Italo Calvino.



U. Mulas, Italo Calvino nel box della scrittura, mostra - Olivetti formes et recherche, Parigi, Musée des Arts

Décoratifs, 20 novembre 1969 – 1 gennaio 1970, Associazione Archivio Storico Olivetti, Ivrea.
Fotografie Ugo Mulas © Eredi Ugo Mulas. Tutti i diritti  riservati. Courtesy Archivio Ugo Mulas, Milano - Galleria Lia Rumma, Milano /Napoli.



Oltre 70 fotografie provenienti dall'Associazione Archivio Storico Olivetti offrono la possibilità di raccontare l'ormai leggendaria esposizione nelle sue diverse tappe, attraverso servizi fotografici di grandi maestri: da Ugo Mulas per l'edizione parigina, ad Alberto Fioravanti e Giorgio Colombo per Madrid e Barcellona, a Tim Street-Porter a Londra. Ulteriori documenti di approfondimento arricchiscono il racconto per immagini: il filmato per la regia di Philippe Charliat, con commento di Riccardo Felicioli, che è un vero e proprio viaggio di scoperta attraverso una città buia e misteriosa, dove Gae Aulenti guida il visitatore all'incontro con la Olivetti; il catalogo con testi di Giovanni Giudici - un anti-catalogo se inteso nel senso tradizionale del termine - che costituisce la chiave di interpretazione dei linguaggi e delle tecniche compositive che sono state approntate nel progetto dell'esposizione; il manifesto della mostra ideato da Clino T. Castelli, che ridisegna un nuovo e diverso uomo vitruviano generatore di una varietà di movimenti e forme, distante da soluzioni standard definitive. 


La mostra a CAMERA si sviluppa attraverso le immagini originali dell'Archivio di Ivrea con l'obiettivo, oltre che di rievocare la stagione effervescente e dinamica di quegli anni, anche di proporre un pensiero che, con incredibile e ancora attualissima modernità, coniugava arte, industria, design, produzione e creazione di valore, a partire dal mondo del lavoro. 
L'esposizione costituisce, quindi, anche un'occasione unica per il pubblico di conoscere un grande modello di impresa responsabile, la cui "immagine" è portavoce della cultura creativa più avanzata del tempo e oggi riconosciuta come patrimonio dell'UNESCO.

La mostra, nella primavera del 2019, sarà trasferita ad Ivrea, negli spazi del Museo Civico "P.A. Garda".

03/10/18

Camera Project Room Futures con Coa, Giannico, Mortarotti, Perna, Pingitore, Positano a Torino



  
Nell’ambito delle attività del progetto europeo FUTURES (EPP-European Photography Platform) per la valorizzazione di talenti emergenti, CAMERA - Centro Italiano per la Fotografia è lieta di annunciare la mostra FUTURES 2018 | Coa, Giannico, Mortarotti, Perna, Pingitore, Positano - curata da Giangavino Pazzola.

Il percorso espositivo di FUTURES 2018 | Coa, Giannico, Mortarotti, Perna, Pingitore, Positano, che verrà aperto al pubblico venerdì 5 ottobre nella Project Room di CAMERA, si compone di lavori inediti realizzati appositamente per quest’occasione da sei autori emergenti, scelti da una commissione di esperti, al fine di offrire una panoramica su nuove tematiche e linguaggi che caratterizzano la produzione fotografica in ambito italiano.
Gli artisti in mostra sono Umberto Coa (Palermo, 1988), Teresa Giannico (Bari, 1985), Vittorio Mortarotti (Savigliano, 1982), Armando Perna (Reggio Calabria, 1981), Lorenzo Pingitore (Torino, 1985) e Anna Positano (Genova, 1981). I fotografi sono stati segnalati da un comitato d’eccellenza composto da Ilaria Bonacossa (Direttore Artissima - Torino), Diane Dufour (direttore Le Bal - Paris), Francesca Lavazza (collezionista), Beatrice Merz (Fondazione Merz - Torino) e Walter Guadagnini (direttore CAMERA - Torino).


I progetti:

Umberto Coa presenta Ne bastavano quarantacinque (2018), progetto sviluppato in collaborazione con il Museo Etnoantropologico di Sutera nel quale, partendo da un singolo episodio datato 24 maggio 1915 e da immagini e oggetti d’archivio, genera un racconto che oltrepassa i confini della narrazione lineare. Un’installazione composta da elementi di natura visiva e oggettuale ricostruisce un particolare racconto ambientato all’interno del piccolo centro siciliano di inizio secolo, offrendo una singolare interpretazione a cavallo tra realtà e finzione.

In Stanza Con Sedia Da Arbitro E Ruota Di Marmo (2018), Teresa Giannico si serve in modo strumentale dei codici della fotografia documentaria per costruire nuove realtà. Partendo da un suo disegno, rappresenta un interno domestico in cui gli oggetti evidenziano una relazione innaturale tra loro. Successivamente realizza dei diorami di carta per ricostruire tali ambienti immaginari, rivestendo le superfici tridimensionali degli oggetti stessi anche tramite un largo uso di immagini prese dal web. I plastici vengono realizzati in modo poco descrittivo e, una volta fotografati, vengono fotografati e distrutti.
Con le tre immagini Untitled (2018) Vittorio Mortarotti esplora la questione della memoria abitata e i modi di fare memoria, ovvero il vissuto del senso sociale e culturale del quotidiano in una data comunità. Per fare questo, ci mostra esempi di persone durante dei riti di possessione, rappresentandoli nello stato di trance. L’abitare un luogo genera dei codici e delle consuetudini che diventano cultura di una comunità, mentre la memoria è abitata dalla ripetizione e dalla reinterpretazione dei fatti nella continua costruzione di senso.

La fragilità intrinseca dei luoghi è il tema messo a fuoco da Armando Perna nella serie Un paesaggio instabile. Calabria 1783/2018. Primo nucleo di una ricerca più ampia, il racconto prende le mosse da Istoria de fenomeni del Tremoto avvenuto nelle Calabrie (1783), per attraversare la ricerca di Zanotti Bianco ed Isnardi nella prima metà del '900, e giungere alla mappatura odierna. Le fotografie dialogano in modo inedito con tavole illustrate dal Vivenzio e immagini d’archivio, con la volontà di documentare come instabilità e precarietà - siano esse generate da fenomeni naturali o dall'uomo - abbiano un ruolo determinante nel delineare tratti identitari della popolazione e del territorio.

Nei due scatti dalla serie Parmenide (2018) Lorenzo Pingitore riflette sull’Essere, fotografando una grande sfera dal diametro di 4,5 metri immersa in ambienti e architetture sempre differenti - scelti per la loro capacità di esaltare un mutamento tra passato, presente e futuro, imposto dalla natura e dall’uomo. Ogni paesaggio entra in dialogo con la sfera, esaltando caratteristiche di trasformazione della percezione di entrambi. I luoghi e la sfera, seppur immobili, creano un unico insieme che persisterà nel tempo grazie alla capacità della fotografia di fermare il tempo in un’immagine.
Lungo Mare Canepa (2018) è il libro d’artista realizzato da Anna Positano, una passeggiata per immagini nella periferia ovest di Genova. Nonostante il nome evocativo, il luogo si presenta come una strada ad alto scorrimento da cui il mare non può essere osservato. Camminando prima lungo il lato nord della strada e fotografando in direzione del mare, e percorrendo poi a ritroso la strada sulla Diga Foranea guardando verso la terraferma, Positano realizza uno scatto ogni settanta passi per ottenere una striscia completa della strada.

Volendo promuovere i talenti emergenti su scala internazionale, inoltre, CAMERA ha sostenuto i fotografi selezionati anche attraverso la partecipazione degli stessi al Festival UNSEEN 2018 di Amsterdam (21 – 23 settembre 2018).


FUTURES è un programma sostenuto dall’Unione Europea che vede CAMERA - Centro Italiano per la Fotografia lavorare insieme ad altre dieci istituzioni con l’obiettivo di individuare e sostenere autori emergenti che utilizzano la fotografia come linguaggio di ricerca e sperimentazione. I partner del progetto sono UNSEEN, FOMU Fotomuseum, PhotoEspaña, British Journal of Photography, Robert Capa Contemporary Photography Center, Foundation of Visual Education (Lodz), Photo Romania Festival, Photo Ireland Festival, Festival d'Hyeres, Triennale der Photographie Hamburg.



Come la Pop Art ha trasformato la fotografia da Camera a Torino

 


La fotografia attraverso la pop arte diventa arte e così Camera di Torino, da sempre uno degli spazi espositivi più interessanti della città, dedica a questa metamorfosi una bella mostra.

Il progetto curato da Walter Guadagnini porta all’attenzione la trasformazione di questa tecnica, da semplice elemento documentativo a oggetto artistico.

In un piacevole allestimento si vedono le diverse funzioni fotografiche, che grazie alle tendenze Pop passa dalla semplice traccia di vita degli artisti a materia viva usata dagli stessi.



In particolar modo la mostra si concentra sulla figura più centrale di questa corrente il mitizzato Andy Wharol che ha fatto dello scatto fotografico e del suo uso il centro del suo lavoro creativo. Sono così proposte alcune delle sue celebri scatti fatta con le Polaroid, trasformate poi in opere d’arte come il celebre ritratto di Marilin Monroe.

Ma è proprio il tempo della Pop Art a trasformare l’approccio e il valore di questa centenaria tecnologia, che faticava a essere riconosciuta oltre la sua grande funzione storica.


Altro interessante esempio proposto è la celebre opera, fatta di scatti fotografici raccolti dalle riviste, di Richard Hamilton, “ What is that makes today’s homes so different, so appealing?” che evidenzia questo nuovo ruolo e fascino proposto anche in una recente rivisitazione dall’artista in cui essa stessa è opera appesa al muro della contemporaneità.

Anche molti artisti italiani si mossero verso questo nuovo approccio; come Mario Schifano, Franco Angeli o Mimmo Rotella, qui in mostra con opere di altri noti artisti internazionali quali Allen Jones e Brian Duffy che firmarono un celebre calendario Pirelli nel 1973.



27/08/18

Camera Pop


Andy Warhol. Marylin Monroe, 1967. Porfolio di 10 - serigrafia, edizioni da 250. 
Collezione Lanfranchi, Celerina (CH).  © The Andy Warhol Foundation for the Visual Arts Inc. by SIAE 2018.




Riparte la stagione espositiva di CAMERA -Centro Italiano per la Fotografia con una bella mostra dedicata agli anni della pop art


CS
La mostra “CAMERA POP. La fotografia nella Pop Art di Warhol, Schifano and Co” ripercorre la storia della trasformazione del documento, fotografico nello specifico, in opera d’arte, giunta al culmine negli anni ’60. Dal 21 settembre al 13 gennaio a CAMERA - Centro Italiano per la Fotografia saranno esposte oltre 120 opere tra quadri, fotografie, collages, grafiche, che illustrano la varietà e la straordinaria vivacità di questa grande vicenda.

La mostra, curata da Walter Guadagnini - direttore di CAMERA e grande esperto di Pop Art - si inserisce, afferma il Presidente Emanuele Chieli “nella linea di grandi mostre che caratterizza l’attività di CAMERA, filone che vanta precedenti di successo, come le rassegne ‘L’Italia di Magnum’ (2016) e ‘Arrivano i Paparazzi!’ (2017). Mostre che intendono indagare un momento storico attraverso un movimento o uno stile fotografico, illuminando contemporaneamente l’aspetto artistico e quello sociale”.

L’attività di CAMERA è realizzata grazie a Intesa Sanpaolo, Eni, Reda, Lavazza; la programmazione espositiva e culturale è, inoltre, sostenuta dalla Compagnia di San Paolo.

La Pop Art è stata un fenomeno mondiale, esploso negli anni Sessanta negli Stati Uniti e in Europa, e diffusosi rapidamente anche nel resto del mondo “che ha rivoluzionato - è l’opinione di Walter Guadagnini, che è forse il maggior studioso italiano della Pop - il rapporto tra creazione artistica e società, registrando l’attualità in modo neutro, fotografico, adottando gli stessi modelli della comunicazione di massa per la realizzazione di opere d’arte. In questo senso, la fotografia è stata, per gli artisti Pop, non solo una fonte di ispirazione, ma un vero e proprio strumento di lavoro, una parte essenziale della loro ricerca”.

È sufficiente pensare al più celebre e celebrato rappresentante di questa tendenza, Andy Warhol, le cui opere derivano, per la grande maggioranza dei casi, da fotografie (la celeberrima “Marilyn”, la serie delle “Sedie elettriche”, tutti i ritratti alle celebrità del tempo), e che ha scattato migliaia di fotografie, conferendo alla riproduzione meccanica della realtà un ruolo centrale nella definizione della sua poetica.

Ma si può anche ricordare come l’opera di Richard Hamilton “Just what is it that makes today’s homes so different, so appealing” del 1956, che sarà in mostra, unanimemente considerata come la prima opera compiutamente Pop della storia, sia un collage fotografico. Così come in Italia il più celebre rappresentante di questa tendenza, Mario Schifano, ha sempre operato attraverso e con la macchina fotografica.


Claudio Cintoli (1935-1978). Mezza bocca per G.D., 1965. Olio su tela, 100 x 80,5 cm. 
Courtesy collezione privata. Fotografia di Pietro Notarianni © Eleonora Manzolini Cintoli

Allo stesso tempo, l’affermazione della cultura Pop ha liberato energie sorprendenti anche all’interno del mondo dei fotografi, che si sono misurati direttamente non solo con il panorama visivo contemporaneo, ma anche con le logiche della trasformazione del documento in opera d’arte.

Tra i protagonisti presenti in mostra, oltre a quelli già ricordati, si possono citare gli americani Robert Rauschenberg, Jim Dine, Ed Ruscha, Joe Goode, Ray Johnson, Rosalyn Drexler; gli inglesi Peter Blake, Allen Jones, Joe Tilson, David Hockney, Gerald Laing, Derek Boshier; i tedeschi Sigmar Polke, Wolf Vostell; gli italiani Mimmo Rotella, Michelangelo Pistoletto, Franco Angeli, Umberto Bignardi, Gianni Bertini, Claudio Cintoli, Sebastiano Vassalli e tanti altri.

Tra i fotografi, si sottolinea la presenza di Ugo Mulas - cui viene dedicata un’intera sala, dove verranno esposte le serie realizzate negli Stati Uniti e quella della Biennale di Venezia del 1964 - e di Tony Evans, fotografo dei protagonisti della Swinging London dei primissimi anni Sessanta.

La mostra si avvale di prestiti provenienti da istituzioni italiane e straniere, da collezioni e fondazioni private, in un impegno che sarà il maggiore in termini organizzativi affrontato da CAMERA dalla sua nascita ad oggi.



CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia
Via delle Rosine 18, 10123 - Torino www.camera.to |camera@camera.to