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18/04/14

Integrare il paesaggio - Partecipazione italiana alla prossima Biennale di Venezia


Mancano ancora due mesi all’avvio della una nuova edizione della Biennale di Architettura di Venezia, ma per il Padiglione italiano il direttore Cino Zucchi ha già scelto il tema: “Innesti / Grafting” con cui vuole ripensare alle dinamiche frastagliate dell’architettura, in equilibrio fra presente, passato, fra esigenze sociali e necessità d’integrazione urbana. Una visione che vuole assorbire le diverse anomali che il rapido sviluppo architettonico, di questi ultimi decenni, ha prodotto. Ponendo l’attenzione a quegli innesti che l’architettura di qualità ha operato su complesse situazioni di frattura o degrado, riqualificando areee e luoghi del vivere quotidiano.

Come esempio campione la rassegna si focalizzerà su Milano, sede della prossima edizione dell’Esposizione Mondiale.

L’iniziativa analizzerà su diversi piano la complessa e difficile situazione urbanistica, mettendo in risalto quelle riqualificazioni che recentemente sono intervenute ricucendo anomalie architettoniche, rigenerando il flusso urbanistico e sociale. Supportando così gli atteggiamenti realisti che, in contrasto con le tante utopie, agiscono concretamente sulle necesittà del tessuto quotidiano delle migliaia di persone che vivono questi spazi architettonici.

Ad aprire e chiudere la mostra due segni, due “innesti” fisici nel contesto dell’Arsenale firmati dallo stesso Cino Zucchi: il grande portale arcuato dell’ingresso adiacente le Gaggiandre e una grande panca-scultura che si snoderà tra gli alberi nel Giardino delle Vergini.

Eccovi una breve descrizione di come sarà articolato il Padiglione Italia.

Il Portale: un innesto contemporaneo

Sulla facciata delle Tese delle Vergini che ospitano il Padiglione Italia nello spazio dell’Arsenale, un nuovo portale di ingresso in metallo dalla forma arcuata e dallo snello profilo annuncia il tema del Padiglione con un vero e proprio “innesto” sull’edificio esistente, dialogando con gli archi del contiguo portico delle Gaggiandre attribuito a Jacopo Sansovino.

Prima Sala

Innesti: il palinsesto Italia

All’ingresso della mostra, una sezione introduttiva descriverà mediante brevi testi e immagini i caratteri peculiari dell’architettura moderna italiana dell’ultimo secolo e le sue radici in quella più antica. Come Michelangelo ingloba i palazzi preesistenti nella nuova sistemazione del Campidoglio, così secoli dopo i concorrenti del concorso per il Palazzo del Littorio devono confrontarsi con le imprescindibile presenze del Colosseo e della Basilica di Massenzio.

EXPO 2015: un laboratorio ambientale

A sinistra dell’ingresso, un allestimento “leggero” mostrerà il grande “laboratorio Expo” che sta avviandosi verso il proprio ambizioso traguardo: un nuovo luogo collettivo che con i contributi di grandi architetti, fotografi e artisti internazionali mostrerà al mondo intero le diverse forme di una nuova coscienza nei confronti dell’ambiente. Il concetto urbanistico dell’intera area, i progetti per i cluster tematici, il Padiglione Italia, mostreranno diverse articolazioni dell’idea di sviluppo sostenibile che animerà la manifestazione. Nella consultazione “2040 EXPOST. Tracciare futuri possibili”, una serie di giovani studi di architettura sono stati chiamati a immaginare differenti scenari urbani dell’area dopo la manifestazione, prefigurandone le metamorfosi dopo la manifestazione.

Milano Moderna: un laboratorio urbano

A destra della sezione introduttiva, una serie scelta di trasformazioni edilizie antiche e nuove mostreranno la complessa dialettica tra innovazione e rispetto della forma urbana esistente che ha caratterizzato il passaggio da città a metropoli della capitale lombarda.

Episodi che attraversano i secoli come la vicenda dei progetti incompiuti per la facciata del Duomo o quelli della crescita della grande fabbrica dell’Ospedale Maggiore, altri più legati a vicende traumatiche - come quella della ricostruzione del centro dopo i bombardamenti del 1943, o della Triennale “occupata” nel 1968 - mostreranno una città cresciuta “per occasioni” piuttosto che per pianificazione di lungo periodo. Più che agli architetti moderni che hanno creato il volto della città contemporanea – tra loro Piero Portaluppi, Giuseppe Terragni, Gio Ponti, Piero Bottoni, Ignazio Gardella, i BBPR, Asnago e Vender, Gigi Caccia Dominioni e molti altri – l’esposizione guarderà al tema dell’inserimento di nuovi edifici alla ricerca di condizioni moderne di vita all’interno della forma urbana esistente, riletto attraverso documenti d’epoca e l’interpretazione di fotografi contemporanei. La sezione dedicata a Milano si concluderà con il tema de “la città che sale”, nel rapporto dialettico tra edifici alti e forma urbana, mostrerà con evidenza la trasformazione scalare della città dal novecento ad oggi.

Seconda sala

Un paesaggio contemporaneo

Se nella prima sala l’allestimento riprodurrà la struttura compatta e l’ordine geometrico della città storica, la seconda rappresenterà anche nelle sue modalità allestitive un’interpretazione attuale del paesaggio italiano che, come diceva Gio Ponti, è fatto “metà da Dio e metà dagli architetti”. Nella grande penombra del salone esistente, grandi prismi di diversa forma e profilo sosterranno immagini retroilluminate di progetti contemporanei integrati in contesti diversi, che insieme daranno vita ad uno scenario cangiante ed inatteso. Piuttosto che descrivere i progetti in mostra, l’allestimento comporrà nelle modalità di un grande collage la diversità delle condizioni urbane e di paesaggio del nostro paese, e le diverse risposte individuali al tema comune del rapporto tra l’occasionalità programmatica dei singoli interventi e la costruzione collettiva del territorio.

Ambienti Cut and Paste

Su di una delle pareti della seconda sala troverà posto una grande “quadreria” di collage fisici e digitali realizzati sul tema dell’innesto da architetti italiani delle generazioni più giovani; riflessioni astratte, talvolta provocatorie, che documentano la feconda e continua ridiscussione sui mezzi disciplinari e sul rapporto tra storicità e contemporaneità.

Paesaggi Abitati: la vita si adatta agli spazi che si adattano alla vita Se la cultura architettonica interviene ogni giorno nel tessuto delle città, i risultati di questo lavoro diventano ogni giorno lo sfondo della vita quotidiana di tutti noi. Sopra queste trame urbane troviamo un ordito di trasformazioni più fini che gli utenti portano avanti per adattare alle loro esigenze le strutture in cui abitano e lavorano. In occasione della conferenza stampa, viene presentato l’open call per un contributo collettivo al Padiglione: la produzione di brevi riprese video a camera fissa di spazi pubblici. Le riprese pervenute di nuclei antichi vissuti o abbandonati, moderni centri commerciali, luoghi che si animano per eventi o vicende particolari, verranno scelte e montate insieme da Studio Azzurro in un grande “mosaico animato” che documenti l’estrema diversità del paesaggio italiano e delle vite che ospita.

Cartoline dal mondo

In prossimità dell’uscita verso il giardino, un grande tavolo-distributore contiene venti cartoline che rappresentano altrettanto sintetiche “letture” della modernità italiana da parte di importanti architetti del mondo (da Steven Holl a Juan Navarro Baldeweg, da Dominique Perrault a Peter Wilson e molti altri) che hanno in qualche modo intersecato la cultura italiana nel loro lavoro o nella loro riflessione teorica.

Esterno

Un giardino ospitale

Nel giardino dell’ex convento delle Vergini sul lato posteriore del padiglione, la grande scritta in metallo esistente recuperata dal vecchio Padiglione Italia ai Giardini diventa il punto di partenza fisico e ideale di un gesto sintetico: un grande panca di metallo che si snoda attraverso gli alberi per delimitare uno spazio di festa, sosta, riflessione o dibattito ai diversi visitatori che attraversano la mostra.



Segnaliamo anche l’open call per una videoinstallazione corale

Partecipare con la propria opera filmata a una videoinstallazione a cura di Studio Azzurro che sarà esposta nel Padiglione Italia alla 14. Mostra Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia - promosso dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo in collaborazione con la Biennale di Venezia – che dal 7 giugno al 23 novembre 2014 presenta INNESTI/GRAFTING, di Cino Zucchi.

Questo l’invito dell’open call Paesaggi Abitati che il curatore del Padiglione Cino Zucchi e Studio Azzurro rivolgono a tutte le persone, di qualsiasi nazionalità ed età.

Per partecipare basta seguire ile istruzioni fornite sul sito www.innesti-grafting.it e inviare entro il 20 aprile 2014 un filmato girato in Italia, della durata compresa tra i due e i cinque minuti, a colori e con audio.

“Paesaggi Abitati: la vita si adatta agli spazi che si adattano alla vita” è il titolo dell’opera finale che sarà composta in proiezione simultanea dai video, o meglio, dalle “cartoline animate” oggetto dell’open call.

Saranno selezionati i video che per originalità e qualità espressiva meglio interpretano il tema dell’opera, dedicata a documentare il rapporto di scambio e di osmosi che si crea tra gli spazi e la vita delle persone che essi ospitano ogni giorno.

Strade, piazze, centri storici o periferie, luoghi urbani o rurali, stadi, centri commerciali, spiagge, parchi tematici, luoghi di intrattenimento… sono tutti potenziali soggetti che, densi di vita o abbandonati, a diverse ore del giorno aiuteranno, nella dimensione corale dell’opera finale, a leggere la capacità degli ambienti umani di accoglierci e modificarsi quotidianamente attraverso piccole trasformazioni spontanee.

La comunicazione dell’ open call Paesaggi Abitati è sostenuta da Designboom, popolare magazine on line di architettura e design.

Open call Paesaggi Abitati

Raccolta di contributi video per una videoinstallazione corale

INNESTI/GRAFTING

Padiglione Italia

14. Mostra Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia

Istruzioni per la partecipazione:

www.innesti-grafting.it


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