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19/11/23

Georg Baselitz alla Serpentine Gallery di Londra

 
Veduta della mostra © Georg Baselitz 2023. Foto: Hugo Glendinning 2023

A Londra presso gli spazi della Serpentine è in corso la  mostra personale di Georg Baselitz (nato nel 1938 a Deutschbaselitz, Sassonia) fino al 7 gennaio 2024. Sono proposti una serie di sculture e disegni, nonché una grande scultura monumentale alta nove metri Zero Dom (Zero Dome) all'interno dei Parchi Reali.

 Questi pezzi offrono uno sguardo intimo sulla pratica dello studio dell’artista ed esplorano la fragilità del corpo in relazione ai processi altamente fisici e grezzi che impiega per realizzare le opere.

 Con una carriera che dura da oltre sessant'anni, Georg Baselitz emerse nella Germania del dopoguerra come uno degli artisti contemporanei più influenti della sua generazione. Dal 1969, ha invertito la figura umana e altri motivi nei suoi dipinti espressivi per separare le sue opere dal contenuto e dalla narrativa. Baselitz si concentra invece su forma, colore e consistenza, apportando nuove prospettive alla tradizione della pittura figurativa. Baselitz si è dedicato alla scultura negli anni '80, continuando a esplorare le tensioni tra figurativo e astratto attraverso le sue crude approssimazioni di figure e parti del corpo scolpite nel legno.

 
Zero Dom (Zero Dome), 2015/2021; Marokkaner (marocchino)
 © Georg Baselitz 2023. Foto: Hugo Glendinning 2023

 Baselitz si è dedicato alla scultura negli anni '80, continuando a esplorare le tensioni tra figurativo e astratto attraverso le sue crude approssimazioni di figure e parti del corpo scolpite nel legno. Queste sculture in legno non erano originariamente destinate all'esposizione pubblica, poiché erano realizzate come maquette per opere in bronzo.

 Ognuno è scolpito da un singolo tronco d'albero, ridotto utilizzando seghe elettriche, asce e scalpelli. Questo metodo dà forma a figure solide e di grande impatto pur mantenendo la matericità del legno con incisioni e intagli distintivi sulla sua superficie. I disegni allegati sono stati realizzati non come schizzi preparatori per le maquette, ma durante la fase di scultura.

 Insieme, i disegni e le maquette evidenziano la sintesi dei modi di fare bi e tridimensionali di Baselitz ed esplorano le possibilità e le impossibilità di passare dalla pittura alla scultura e dalla scultura ai disegni.




Vedute della mostra © Georg Baselitz 2023. Foto: Hugo Glendinning 2023

18/11/23

Marisa Merz fra Giorgio e Antonio


 le due storiche gallerie torinesi Galleries Giorgio Persano e Tucci Russo si uniscono per rendere omaggio al lavoro di  Marisa Merz, storica artista italiana.



Per l'occasione sono state selezionate opere che mette in evidenza la ricerca dell’artista sull’elaborazione dei volti sulle ‘figure’. Tema, per l’artista, non solo ricorrente ma quasi ossessivo.



Il progetto è stato realizzato in collaborazione con Fondazione Merz.














17/11/23

Jacolby Satterwhite al Met



 Per la seconda di una serie di commissioni per la Great Hall del Metropolitan Museum of Art, l'artista interdisciplinare Jacolby Satterwhite (nato a Columbia, South Carolina, 1986) ha trasformato lo spazio storico con un'installazione multimediale site-specific. 

Intitolato A Metta Prayer, il progetto fonde coreografia, video, animazione, illuminazione e musica per reimmaginare un mondo caleidoscopico generato dal computer all’interno della Great Hall del Met. 

La componente performance dell'installazione è iniziata dal 14 ottobre e comprenderà esibizioni dal vivo dei collaboratori dell'artista: Hairbone (Raul de Nieves con Jessie Stead), Ioanna Gika, KelseyLu, Kindness, Lafawndah with Nightfeelings, Patrick Belaga, serpentwithfeet e Ahya Simone.



CS

Satterwhite’s ambitious installation at The Met is the result of a highly technical creative practice involving a myriad of software platforms and emergent technologies. Projected onto the walls of the Great Hall, the six-channel video features more than 70 animated objects from The Met collection that populate an imagined digital architecture. Live action sequences captured in three dimensions feature the artist’s frequent collaborators—including Solange Knowles, KelseyLu, and Moses Sumney and drag performers like Laveau Contraire and queer wrestling group Choke Hole—as characters within his narrative. Satterwhite animates these elements together with computer-generated imagery applying the logic of video games to his unique virtual world.

At a time when Black and LGBTQ+ communities face continued threats of violence, A Metta Prayer constructs a digital space that both represents and expresses love, joy, and resilience. Satterwhite draws inspiration from the Buddhist Metta prayer, a mantra of loving-kindness, to build a narrative that rebels against the conventions of commercial video games. Rather than perpetuating violence, the characters in A Metta Prayer dance, perform, preach, and pose. Scenes inspired by endless runner platform games, in which players move forward, gain points, and avoid obstacles, show characters collecting mantra “coins” to achieve enlightenment. Encounters with police result in dance flash mobs. Heroes ascend from a dystopian city to a cloud-filled sky teeming with life. Throughout the 21-minute video cycle, Satterwhite deploys mindful repetition as a formal principle, linking the video’s rhythm to the recurrent nature of the Metta mantra. A soundtrack produced by PAT (Jacolby Satterwhite, Patricia Satterwhite, Nightfeelings, and Patrick Belaga) pulses with energy, providing the video with its driving beat.

About the Artist
Born in 1986 in Columbia, South Carolina, Jacolby Satterwhite received his BFA from the Maryland Institute College of Arts, Baltimore, and his MFA from the University of Pennsylvania, Philadelphia. Satterwhite’s boundary-pushing practice fuses a wide range of disciplines, such as performance, animation, music, painting, sculpture, and photography, to create immersive media installations.

Satterwhite’s work has been presented in numerous exhibitions and festivals internationally, including, most recently, the FRONT International: Cleveland Triennial for Contemporary Art, Cleveland, Ohio (2022); Miller Institute for Contemporary Art, Pennsylvania (2021); Haus der Kunst, Munich (2021); Gwangju Biennale (2021); and the Wexner Center for the Arts, Columbus, Ohio (2021). His commissioned public art installation for Lincoln Center’s new David Geffen Hall in New York debuted in October 2022. His work is included in the collections of the Museum of Contemporary Art, Kiasma, Helsinki; The Museum of Modern Art, New York; the Studio Museum in Harlem, New York; and the Whitney Museum of American Art, New York, among others.

The Great Hall Commission: Jacolby Satterwhite, A Metta Prayer is conceived by the artist in consultation with Lauren Rosati, Associate Curator in the Department of Modern and Contemporary Art and Research Projects Manager in the Leonard A. Lauder Research Center for Modern Art at The Met, and Limor Tomer, The Met’s Lulu C. and Anthony W. Wang General Manager of Live Arts.

The exhibition is featured on The Met’s website as well as on social media using the hashtags #MetGreatHall #MetJacolbySatterwhite.

The Great Hall Commission: Jacolby Satterwhite, A Metta Prayer is on view October 2, 2023, through January 7, 2024. Performances will take place at 7 p.m. on the following evenings: October 14, 27, and 28; November 4, 11, and 18; and December 2. Details can be found on The Met’s website. Dates are subject to change.

The commission is made possible by Cynthia Hazen Polsky and Leon B. Polsky, and the Director’s Fund.

Additional support is provided by Sarah Arison, the Adrienne Arsht Fund for Resilience through Art, the Muriel Kallis Steinberg Newman Fund, Peter Steinberg and Kathrine Gehring, and Helen Lee Warren and David Warren.

Special thanks NYU Tandon @ The Yard, NYU’s Tandon School of Engineering, and NYCAP3D for video production support.

Max Hollein, The Met’s Marina Kellen French Director and CEO, said, "The Met’s contemporary commission series provide a platform for artists to respond on a grand scale to The Met and our collection in unexpected and dynamic ways. Jacolby Satterwhite’s powerful project for the Great Hall transports visitors into an alternate reality and identity where music, video, and performance combine to create a space of contemplation and celebration."

16/11/23

Michelangelo segreto

 


Un nuovo spazio di meraviglie aprirà i primi di novembre a Firenze, si tratta della stanza segreta di Michelangelo, situata accanto alla Sagrestia Nuova sotto le Cappelle Medicee, spazio dove l'artista ha realizzato una serie di disegni, mentre si nascondeva a seguito della persecuzione medicea del 1530.




15/11/23

Tutti i musei su Wikipedia

 


Da alcuni mesi è attiva l'iniziativa “Tutti i musei su Wikipedia” un nuovo progetto che accompagna e sostiene le istituzioni culturali italiane nel diventare protagoniste del libero accesso al patrimonio.

Wikimedia Italia, in collaborazione con ICOM Italia e Creative Commons Italia, vuole portare tutti i musei italiani su Wikipedia. Come queste istituzioni  culturali, anche Wikipedia e i progetti Wikimedia sono nati per condividere conoscenza e far crescere la partecipazione attiva e consapevole del pubblico. Collaborare con Wikipedia e i progettiWikimedia consente una maggior visibilità dei musei, aiutandoli a raggiungere nuovi visitatori e studiosi attraverso internet.

“Tutti i musei su Wikipedia” ha l’obiettivo di coinvolgere le istituzioni culturali italiane su Wikipedia e sui progetti Wikimedia, accompagnandole nell’elaborazione di una Open Access Policy e nella pubblicazione di una selezione di immagini e documenti con strumenti e licenze libere.


Chi può partecipare

Il progetto si rivolge a tutti i musei del territorio italiano. Imparando a usare Wikimedia Commons  – la più grande banca dati al mondo, che già ospita oltre 90 milioni di immagini liberamente utilizzabili – e Wikidata, il database collaborativo utilizzato anche dai più importanti motori di ricerca –  musei, ecomusei, siti archeologici, parchi e fondazioni potranno diventare protagonisti della promozione di una strategia digitale pensata per valorizzare e rendere accessibili online le proprie collezioni.

L’obiettivo finale è la condivisione online di contenuti digitali con licenze o strumenti liberi, che li rendano utilizzabili per qualsiasi scopo. A beneficio della collettività e degli stessi istituti culturali.   

14/11/23

I paravanti di Prada

 
Tutte le foto sono immagine della mostra “Paraventi:Folding Screens from the 17thto21stCenturies” Fondazione Prada, Milano Foto: Delfino Sisto Legnani e Alessandro Saletta – DSL StudioCourtesy: Fondazione Prada /    Da sinistra a destra / From left to right: Macao e Canton /Macao and CantonCina, seconda metà del XVIII secolo/ China, 2nd half of the 18th centuryFundação Oriente – Museudo Oriente, Lisbona /LisbonKurofune, la “Nave nera”/ the ‘Black Ship’ Giappone, XVIII secolo / Japan, 18th century Collezione privata, Estoril, Portogallo / Portugal 

Nati per nascondere sono diventati nel tempo oggetti da guardare, strana contraddizione per i paravanti, di cui è in corso ora una stupenda mostra, dislocata in tre sedi una a Milano che è aperta fino al  22 Febbraio  e le altre due alla Fondazione Prada presso Prada Rong Zhai Shanghai e al Prada Aoyama di Tokyo. Il titolo del progetto “Paraventi: Folding Screens from the 17th to 21st Centuries”, scelto dal curatore Nicholas Cullinan, guarda alla storia di questo affascinante manufatto. Un percorso che ripercorrendo le traiettorie di reciproche contaminazioni tra Oriente e Occidente, i processi di ibridazione fra diverse forme d’arte e funzioni, le collaborazioni tra designer e artisti e, infine, la creazione di opere inedite. 


Tutte le foto sono immagine della mostra “Paraventi:Folding Screens from the 17thto21stCenturies” Fondazione Prada, Milano Foto: Delfino Sisto Legnani e Alessandro Saletta – DSL StudioCourtesy: Fondazione Prada /    Da sinistraa destra/ From left to right: Yves KleinParavent [Screen] (IKB 62)1957 Collezione privata/ Private collectionCharles e / and Ray Eames Folding Screen FSW 81948 Collezione privata/ Private collection Alvar Aalto Screen, Model nr. 100, 1940 Collezione privata/ Private collection Eileen GrayBrick Screen1925 circa Collezione di J. & M. Donnelly, Parigi/ Paris  

I paraventi rappresentano il concetto di liminalità e di soglia fra due condizioni, in senso letterale e metaforico, in quanto attraversano le barriere tra discipline, culture e mondi diversi. 
Come spiega Nicholas Cullinan, “Pittura o scultura? Arte o complemento d’arredo? Elemento utilitaristico oppure ornamentale? Decorativo, funzionale, architettonico o teatrale? Questa mostra esamina con un approccio innovativo gli interrogativi e i paradossi che circondano la storia dei paraventi, una storia di migrazione culturale (da Oriente a Occidente), di ibridazione (tra forme d’arte e funzioni diverse) e di ciò che viene celato e rivelato. La nostra ricerca svelerà come questa storia e il suo manifestarsi nel presente coincidano con la storia di oggetti liminali e della liminalità stessa, in un processo di superamento delle rigide distinzioni e gerarchie tra le diverse discipline dell’arte e dell’architettura, della decorazione d’interni e del design”. 


Tutte le foto sono immagine della mostra “Paraventi:Folding Screens from the 17thto21stCenturies” Fondazione Prada, Milano Foto: Delfino Sisto Legnani e Alessandro Saletta – DSL StudioCourtesy: Fondazione Prada /    In primo piano / In the foreground:Six scenes from the story ofPrince Genji (Genji monogatari)Giappone, inizio del XVII secolo / Japan,early 17th century Viktor and Marianne Langen Collection, Neuss, Germania/ Germany  

Il progetto espositivo ideato dallo studio di architettura SANAA, fondato da Kazuyo Sejima e Ryue Nishizawa, raccoglie negli spazi del Podium settanta paraventi. Sono inclusi sia opere di grande valore storico sia lavori più recenti provenienti da musei internazionali e collezioni private, oltre a una selezione di nuove creazioni appositamente commissionate per questo progetto a più di quindici artisti internazionali.

Al piano terra del Podium, pareti curvilinee e trasparenti di Plexiglas, alternate a tende dalla linea sinuosa, evocano le forme di questi oggetti creando una serie di spazi caratterizzati da diverse condizioni luminose. All’interno di questi ambienti i visitatori possono incontrare i vari gruppi tematici e confrontarsi con un fluido percorso espositivo grazie alla trasparenza delle strutture divisorie. Al piano superiore l’allestimento rappresenta l’intera storia dei paraventi, presentati in ordine cronologico e disposti su piedistalli sagomati che ne enfatizzano le forme, in omaggio agli innovativi allestimenti museali del MASP di San Paolo, realizzato da Lina Bo Bardi, e al lavoro di SANAA per il museo Louvre-Lens.

Tutte le foto sono immagine della mostra “Paraventi:Folding Screens from the 17thto21stCenturies” Fondazione Prada, Milano Foto: Delfino Sisto Legnani e Alessandro Saletta – DSL StudioCourtesy: Fondazione Prada /    Da sinistra a destra / From left to right: Wu Tsang Rebellious Bird 2023Courtesy dell’artista e Galerie Isabella Bortolozzi, Berlino / Courtesy of the artist and Galerie Isabella Bortolozzi, Berlin Joan Jonas Double Lunar Rabbits 2010 Courtesy Joan Jonas e Amanda Wilkinson, Londra / Courtesy Joan Jonas and Amanda Wilkinson, London

Un catalogo illustrato pubblicato da Fondazione Prada accompagna la mostra. Include un’introduzione di Miuccia Prada, Presidente e Direttrice di Fondazione Prada, un’indagine storica e artistica del curatore della mostra Nicholas Cullinan, una serie di interviste agli artisti coinvolti nella produzione di paraventi inediti e saggi di scrittori, curatori e studiosi internazionali come Thomas Aquilina, Nancy Berliner, Francesca Berry, Whitney Davis, Frank Feltens, Wu Hung, Ido Misato, Paul B. Preciado, Ana Zabía e Siegfried Zielinski.


Elenco degli artisti in mostra : Alvar Aalto, Carla Accardi, Kai Althoff, Kamrooz Aram, Atelier E.B (Beca Lipscombe & Lucy McKenzie), Francis Bacon, Giacomo Balla, Hernan Bas, Lisa Brice, Elizabeth Burden e William Morris, Marc Camille Chaimowicz, Tony Cokes, William N. Copley, Pedro de Villegas, Jim Dine, Marlene Dumas, Charles & Ray Eames, Elmgreen & Dragset, Cao Fei, Isa Genzken, Duncan Grant, Eileen Gray, Wade Guyton, Kenneth Halliwell, Anthea Hamilton, Mona Hatoum, David Hockney, Josef Hoffmann, Pierre Jeanneret, Joan Jonas, William Kentridge, Yves Klein, Le Corbusier, Sol LeWitt, Shuang Li, Goshka Macuga, René Magritte, Kerry James Marshall, Takesada Matsutani, Małgorzata Mirga-Tas, Chris Ofili, Laura Owens, Lê Phổ, Pablo Picasso, Jean Prouvé, Man Ray, Betye Saar, Watanabe Shikō, Tiffany Sia, Lorna Simpson, John Stezaker, Keiichi Tanaami, Wu Tsang, Luc Tuymans, Cy Twombly, Francesco Vezzoli, Carrie Mae Weems, Franz West, T. J. Wilcox, Chen Zhifo.


Tutte le foto sono immagine della mostra “Paraventi:Folding Screens from the 17thto21stCenturies” Fondazione Prada, Milano Foto: Delfino Sisto Legnani e Alessandro Saletta – DSL StudioCourtesy: Fondazione Prada /    In primo piano / In the foreground:Carrie Mae Weems, in collaborazione con / in collaboration with The FabricWorkshop and Museum, PhiladelphiaThe Apple of Adam’s Eye1993 Collezione di The Fabric Workshop and Museum, Philadelphia. Lascito di Marion Boulton Stroud/ Philadelphia, Collection of The Fabric Workshop and Museum. Bequest of Marion Boulton StroudAnthea HamiltonShameParavent2023Courtesy dell’artista / Courtesy of the artist 


Tutte le foto sono immagine della mostra “Paraventi:Folding Screens from the 17thto21stCenturies” Fondazione Prada, Milano Foto: Delfino Sisto Legnani e Alessandro Saletta – DSL StudioCourtesy: Fondazione Prada / “Paravento di Coromandel”Cina, fine del XVII secolo / China, late 17th centuryMuseo Calouste Gulbenkian, Lisbona/ Lisbon   

Tutte le foto sono immagine della mostra “Paraventi:Folding Screens from the 17thto21stCenturies” Fondazione Prada, Milano Foto: Delfino Sisto Legnani e Alessandro Saletta – DSL StudioCourtesy: Fondazione Prada / In primo piano / In the foreground:Paravento pieghevole con scene di Kyoto e dintorni / Folding Screen with Scenes in and around KyotoGiappone, XVIII/XIXsecolo / Japan, 18th/19th century Collezione privata, Portogallo / Portugal, Private collection 



Tutte le foto sono immagine della mostra “Paraventi:Folding Screens from the 17thto21stCenturies” Fondazione Prada, Milano Foto: Delfino Sisto Legnani e Alessandro Saletta – DSL StudioCourtesy: Fondazione Prada / Keiichi TanaamiUtopian Situation by “Guernica”2023 Courtesy dell’artista/ Courtesy of the artist

13/11/23

Mark Bradford a Monaco da Hauser & Wirth

 


La sede di Monaco di Hauser & Wirth ha in corso la mostra  "Nobody Knows the Trouble I've Seen" di Mark Bradford, un speciale esposizione immersiva  incentrata su una selezione di dipinti basati sugli arazzi storici conosciuti come "The Hunt of the Unicorn”, esposto per la prima volta alla Fundação de Serralves nel 2021. E' presente un dipinto murale site-specific che avvolgerà l'intero spazio della galleria e un adattamento di "Vedrebbe questo paese bruciare se potesse essere re delle ceneri' (2019) completerà un'esperienza coinvolgente che trascina lo spettatore nel continuo processo di Bradford impegno con i temi della predazione, della distruzione e della speranza di ringiovanimento per chi è in crisi. 

Ciclo di arazzi "La caccia all'unicorno", che si ritiene sia stato tessuto nei Paesi Bassi all'inizio del XV secolo, illustra con dovizia di particolari la storia di una banda di cacciatori e segugi  all'inseguimento di un unicorno e la sua eventuale cattura e morte. Spesso considerato un'allegoria della crocifissione e della resurrezione Teologia cristiana, gli arazzi ritraggono un mondo denso e onirico popolato da centinaia di piante e specie animali in cui proliferano ecosistemi di predatori e prede. Bradford ricostruisce questo paesaggio utilizzando strati accumulati di carta e mastice elaborati con le sue tecniche distintive di levigatura e strappo e ossidazione. Mentre analizza l'eredità storica di una delle opere d'arte più amate d'Europa, Bradford illumina i paralleli tra il mondo contemporaneo e il Medioevo, concentrandosi su figure relegate ai margini della storia, che spesso sono gli ultimi a ricevere aiuto e conforto nei momenti turbolenti. 



Attratto dall'arazzo medievale per il suo ruolo di mezzo preferito di narrazione utilizzato da coloro che detengono il potere cementano la loro interpretazione degli eventi storici - quelli che Bradford definisce i fumetti della vecchia scuola - qui l'artista reinterpreta la modalità espositiva e commercia le Grandi Camere dei castelli europei per un'installazione sobria e coinvolgente alla galleria Hauser & Wirth di Monaco. 

I dipinti degli arazzi sono seduti pareti ricoperte da una monumentale opera di carta site-specific e globi neri con continenti bruciati dalla candeggina pendono dal soffitto, creando celestiali frammenti di luce naturale che emergono da un lucernario sopra. 

Variando dimensioni, i globi suggeriscono la miriade di prismi di circostanze sociali,  politiche ed economiche attraverso le quali gli individui possono avvicinarsi al mondo.

12/11/23

Motel Tokyo




 Molto interessante il progetto dell'artista danese Lili Reynaud-Dewar, che trasforma il Palais de Tokyo in un albergo a ore, in cui ogni stanza è un percorso di dialogo e scoperta.  Un'azione che vuole mettere in discussione la funzione-artista, presentandosi nelle sue attività dai contorni vaghi, privilegiando il senso di precarietà, tra esposizione della vita privata e soggettivazione della vita pubblica.




La sua mostra è divisa in due parti. La prima, ad accesso gratuito, riunisce i 19 episodi di una commedia tra finzione e documentario: Gruppo Petrolio. Prodotto come collettivo, ispirato al libro Petrolio di Pier Paolo Pasolini, questo film evoca i mali dell'industria petrolifera, del progresso tecnologico, della gentrificazione e mette in discussione il valore della produzione artistica di fronte all'attivismo politico.




La seconda mostra si legge come un diario, quello di Lili Reynaud-Dewar, e racconta, attraverso un nuovo corpus di lavori, ciò che accadeva dentro e fuori il Palais de Tokyo (nelle camere d'albergo a Parigi, nelle sue relazioni affettive e professionali, in e notizie internazionali) nell'intervallo di tempo che separava le prime intuizioni dal risultato finale, ovvero la mostra.

11/11/23

Innovations in South African Art, 1980s-2020s

 
Giulio Paolini, Averroè, 1967. Ph. Paolo Pellion. Courtesy Fondazione Giulio e Anna Paolini, Torino

Il 27 settembre 1967 a Genova, presso la Galleria La Bertesca, Germano Celant presenta la mostra “Arte povera Im-spazio” in occasione della quale conia la definizione di Arte povera per indicare, come scrive in catalogo, il processo linguistico di alcuni artisti italiani che “consiste nel togliere, nell’eliminare, nel ridurre ai minimi termini, nell’impoverire i segni, per ridurli ai loro archetipi”.

Il duplice progetto espositivo intitolato “Arte Povera and South African Art: In Conversation”, promosso dal Consolato Generale d’Italia a Johannesburg presso il Wits Art Museum di Johannesburg dal 31 ottobre al 9 dicembre prossimi, intende celebrare i 55 anni da quella prima esposizione e definizione nel 1967, proponendo da un lato, un primo approfondimento sull’Arte povera nel Continente africano; dall’altro, una prima riflessione sulla sua influenza oltre i confini nazionali, nello specifico in Sudafrica.

Il progetto presenta pertanto due componenti tra loro in dialogo: la mostra “Arte Povera 1967-1971”, a cura della curatrice italiana Ilaria Bernardi, e la mostra “Innovations in South African Art, 1980s-2020s”, a cura del curatore sudafricano Thembinkosi Goniwe.

“Arte Povera 1967-1971”, a cura di Ilaria Bernardi, rappresenta la prima mostra dell’Arte povera sul Continente africano e la prima mostra sull’Arte povera dopo la scomparsa del suo teorizzatore, Germano Celant, avvenuta nel 2020. Ha pertanto un’importante valenza storica.

La mostra accoglie le opere dei 13 artisti che sono considerati gli esponenti canonici dell’Arte povera: Giovanni Anselmo, Alighiero Boetti, Pier Paolo Calzolari, Luciano Fabro, Jannis Kounellis, Mario Merz, Marisa Merz, Giulio Paolini, Pino Pascali, Giuseppe Penone, Michelangelo Pistoletto, Emilio Prini, Gilberto Zorio.



Giovanni Anselmo, Direzione, 1967. Ph. © Paolo Mussat Sartor. Courtesy Archivio Giovanni Anselmo

La curatrice Ilaria Bernardi, anziché proporre una retrospettiva generale sulle ricerche di questi artisti, ha preferito adottare un concept più originale, meno scontato, capace di restituire la vivacità e il dialogo esistenti tra artisti e opere nella seconda metà degli anni Sessanta. Al Wits Art Museum saranno perciò esposte opere datate perlopiù tra il 1967, anno in cui Celant conia il termine Arte povera, e il 1971, anno in cui egli postula che l’etichetta Arte povera deve dissolversi affinché ogni artista possa assumere la sua singolarità. La mostra desidera dunque approfondire la prima fase di quella ricerca definibile “povera”, ma al contempo si propone di coglierne i comuni denominatori che hanno portato Celant a definirla tale. Da qui l’aggiunta di alcune opere realizzate negli anni immediatamente precedenti al 1967. Accanto alle opere, la mostra includerà un ampio apparato fotografico e documentario al fine di fornire un approfondimento cronologico, storico e critico dell’Arte povera e delle ricerche dei suoi artisti.

La mostra “Innovations in South African Art, 1980s-2020s”, curata da Thembinkosi Goniwe, sottolinea invece la traiettoria di sperimentazione, scoperta e improvvisazione nel lavoro di un gruppo selezionato di artisti sudafricani. Il loro lavoro è radicato a livello locale ma orientato a livello internazionale nelle sue esplorazioni visive parallele, sovrapposte e intersecate con movimenti artistici come l’Arte povera. Gli artisti in mostra sono: Jane Alexander, Willem Boshoff, Bongiwe Dhlomo-Mautloa, Kay Hassan, David Thubu Koloane, Moshekwa Langa, Bill Mandindi, Senzeni Marasela, Kagiso Pat Mautloa, Thokozani Mthiyane, Lucas Seage, Usha Seejarim, Kemang Wa Lehulere.

In linea con le politiche e gli obiettivi del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e in continuità con l’azione portata avanti dall’Ambasciata d’Italia a Pretoria e dal Consolato Generale d’Italia a Johannesburg in questi anni, il progetto “Arte Povera and South African Art: In Conversation” ha l’obiettivo di sviluppare ulteriormente i ponti tra Italia e Sudafrica, stimolando un dialogo interculturale e uno scambio di esperienze tra due regioni geo-culturali. Mediante l’utilizzo di un linguaggio universale quale è l’Arte, delinea un dialogo implicito tra l’arte italiana e quella sudafricana per dimostrare come l’interscambio culturale sia necessario per un proficuo sviluppo artistico transnazionale.

Il progetto “Arte Povera and South African Art: In Conversation” sarà accompagnato da un libro/catalogo illustrato, edito da Silvana Editoriale, bilingue (italiano/inglese) e “doppio”, da sfogliare in due versi. Il primo verso del volume sarà dedicato alla mostra sull’Arte povera curata da Ilaria Bernardi e includerà un suo ampio saggio, approfondimenti sulle opere e sui 13 artisti e una cronologia delle più importanti mostre dell’Arte povera dal 1967 a oggi. Il secondo verso sarà dedicato all’esposizione curata da Thembinkosi Goniwe e includerà un suo saggio, nonché approfondimenti sulle opere e sugli artisti sudafricani esposti.






Michelangelo Pistoletto, Orchestra di stracci – Quartetto, 1968. Ph. Mart Museo d’arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto – Archivio Fotografico e Mediateca


Wits Art Museum 

Il Wits Art Museum (WAM), connesso all’University of the Witwatersrand (“Wits University”) di Johannesburg, è il più importante museo d’arte di Johannesburg dedicato all’arte africana. La sua collezione comprende oltre 13.000 opere d’arte africana ed è nata da una piccola collezione didattica dipartimentale avviata all’inizio degli anni ’50 da due professori, Heather Martienssen e John Fassler, entrambi del Dipartimento di Architettura di Wits. Alla fine degli anni ’60, Norman Herber donò ingenti fondi per l’acquisizione di opere, consentendo alle collezioni storiche e contemporanee di crescere in modo sostanziale. Nel 1978 le prime opere d’arte classica africana furono donate dall’italo-sudafricano Vittorio Meneghelli e l’anno successivo fu avviata la Standard Bank African Art Collection e John Schlesinger donò una grande collezione di oltre 100 opere. Altre importanti aggiunte alle collezioni includono la Collezione del Wits Museum of Ethnology (2001), l’Archivio Neil Goedhals (1993), l’Archivio delle stampe di Robert Hodgins (2007), la Collezione Sekoto (2010), gli archivi di Walter Battiss (2017) e Judith Mason (2017). Attualmente il museo include anche il Jack Ginsberg Centre for Book Arts che ospita oltre 3000 libri d’artista, di cui 400 sudafricani, nonché un archivio unico di 3000 oggetti sulla storia e lo sviluppo di genere dell’arte del libro, oltre a una vasta biblioteca di monografie sull’arte sudafricana. L’edificio in cui si trova il Wits Art Museum è stato progettato dagli architetti Nina Cohen, Fiona Garson e William Martinson, che sono stati premiati con il Visi Magazine Architecture Award 2012 proprio per il loro lavoro per WAM.


10/11/23

Le nuove vetrate della Cattedrale di Washington DC



Presso la Cattedrale di Washington, DC sono state installate le nuove vetrate di Kerry James Marshall che hanno sostituito le vecchie vetrate che onoravano i generali confederati Robert E. Lee e Thomas Jonathan “Stonewall” Jackson.



Le nuove vetrate, intitolate "Now and forever" , rappresentano una visione inclusiva e aperta che, supera le vecchie visioni razziste e limitative, con le figure che marciano per la libertà e la giustizia di tutti. 




La conversione delle vetrate è stato reso possibile grazie al sostegno delle Fondazione Ford e  Fondazione Mellon, attive su una serie di iniziative per rinnovare i monumenti pubblici.