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18/05/22

Pompei a Palazzo Madama a Torino


 La casa è il focus che Palazzo Madama dedica riflettendo su Pompei. 

La storica eruzione del 79 d.C. aveva creato un incredibile guscio protettivo che ci permette oggi di poter studiare e conoscere una fase della storia umana eccezionale. 




La mostra guarda alla dimensione quotidiana dell'abitare e lo realizza con una serie di stupendi manufatti e ricostruzioni. 

Il percorso inizia con una bell' entrata in una casa tipica della società benestante di Pompei, con la presenza di un Ninfeo, antro realizzato in un raffinato mosaico a tessere di vetro e conchiglie.




La scoperta prosegue lungo le stanze tipiche di una famiglia di Pompei, costellata da manufatti, come il triclinio della sala da pranzo, e opere artistiche, quali ritratti di famiglia e monili d'oro, che ripropongono il gusto e le funzionalità di un periodo storico di grande benessere e convivialità.

Così grazie alle 120 opere provenienti dallo storico museo napoletano ci risvegliamo alla bellezza e alla fascinazione del vivere domestico, che può proseguire nelle sale di Palazzo Madama dove ci sono le stupende collezioni di ceramiche o i manufatti reali che paiono una continuazione di eleganza e grande artigianalità. 






17/05/22

Gallerie d'Italia Torino



Dopo due anni di lavori e una pandemia finalmente apre il grande progetto delle Gallerie d’Italia a Torino. Progetto che si caratterizzerà per l'attenzione alla fotografia e che prende avvio dall'acquisizione degli scatti dell’Archivio Publifoto, costituito da circa 7 milioni di scatti fotografici su eventi, personalità, luoghi realizzati dall’inizio degli anni Trenta agli anni Novanta del ‘900, acquisito da Intesa Sanpaolo e oggi parte integrante dell’Archivio Storico Intesa Sanpaolo.



La  mostra di apertura si intitola “Dalla guerra alla luna 1945–1969. Sguardi dall’Archivio Publifoto Intesa Sanpaolo”, si tratta di una selezione di opere dell’Archivio Publifoto curata da Giovanna Calvenzi e Aldo Grasso. L'esposizione propone un viaggio straordinario nell’Italia che rinasce dalle macerie del secondo conflitto mondiale, il piano Marshall con gli aiuti americani per la ricostruzione, il boom economico degli anni ’60 e l’avvento della televisione, la motorizzazione di massa fino ai sogni legati alla conquista della Luna.  

16/05/22

Hermès in the Making alle Ogr di Torino



 Dal 19 al 29 Maggio le OGR di Torino si trasformano in un raffinato e speciale laboratorio artigianale, per la precisione l'eccellenza del fare che da sempre contraddistingue i prodotti di Hermès. 

Arrivano negli storici capannoni della creatività ferroviaria italiana gli artigiani dei vari métier della maison portano con sé attrezzi, materie prime e gesti esperti.

Un evento eccezionale per scoprire la precisione nell’incisione e nella stampa dei colori, per vedere esaltare la seta dei carré.

Si potrà incontrare l'abilità nel cucire con punto sellaio una borsa Kelly o il modellare un paio di guanti. Capacità ed esperienza per rimettere a nuovo una borsa.  Scoprendo la pazienza nel dare vita al nuovo orologio​ Hermès H08 o nell’incastonare i diamanti di un bracciale Chaîne d’ancre.



Ci sarà un percorso guidato da un gioco di colori e scandito da numerose attività inedite e ludiche. 

Allestite nel cuore della mostra, le animazioni interattive– laboratori manuali, di composizione musicale con gli utensili del cuoio, di colorazione e di associazioni olfattive – permetteranno ai visitatori di vivere un’esperienza unica.




Saranno inoltre visibili i film della serie «Empreintes sur le monde» («Impronte sul mondo») realizzati dal cineasta e documentarista Frédéric Laffont, che illustrano l’originale rapporto che
lega Hermès  allo sviluppo sostenibile. 




Per tutta la durata dell’evento, un programma di conferenze, il cui calendario verrà comunicato in seguito, consentirà di approfondire i temi dell’artigianato e dei savoir-faire, nonché quelli relativi all’innovazione e alla trasmissione.

Torino è la seconda tappa di «Hermès in the Making», dopo Copenaghen (ottobre 2021), un evento itinerante destinato a fare scalo in varie città del mondo nel corso del 2022.




Stefano Fontana da Alessio Moitre a Torino


 La galleria Alessio Moitre ospita la ricerca pittorica di Stefano Fontana volta a rappresentare lo stato interiore delle sue percezioni ambientali. 







15/05/22

Bertille Bak alla Fondazione Merz


 Una dimensione intima e fragile nasce nel visitare la mostra di Bertille Bak (Arras, Francia, 1983) alla Fondazione Merz.



Una serie di manufatti apparentemente giocosi rivelano complessità d'animi e di storie che ci portano a riflettere sulla condizione giovanile, passata e presente. 



La vita è un tragico percorso di casualità e condizioni che dalla tenera età si sviluppano nelle diverse storie umane. 




14/05/22

L'Italia a Nizza

 Fabio Mauri, Marilyn, 1964, Collection privée, Milan, Courtesy The Estate of Fabio Mauri and Hauser & Wirth 

L'arte italiana degli anni '60/'70 arriva al MAMAC di Nizza. Si tratta della mostra curata da Valérie Da Costa col titolo “Vita Nova. Nuove Questioni d'Arte in Italia. 1960-1975" e offre uno sguardo inedito sulla grande scena artistica e si propone di scoprire la straordinaria vivacità della creazione artistica in Italia tra il 1960 e il 1975, la cui produzione resta poco conosciuta in Francia ad eccezione di quella degli artisti d'Arte Povera.

L'Italia ha vissuto un periodo particolarmente fertile ed eccezionale dall'inizio degli anni Sessanta alla metà degli anni Settanta, indissolubilmente legato alla ricchezza del cinema e della letteratura di quegli anni.

Paradossalmente, dalla mostra tenutasi al Museo Nazionale d'Arte Moderna-Centro Pompidou di Parigi nel 1981 “Identità italiana. Arte in Italia dal 1959”, a cura di Germano Celant (1940-2020), non c'è stato un grande panoramica di questa notevole scena artistica in Francia.

Curata da Valérie Da Costa, storica dell'arte, specialista dell'arte italiana, questa mostra colma questa lacuna storica e offre uno sguardo senza precedenti su questi quindici anni di creazione dal 1960, che corrisponde alle prime mostre di una nuova generazione di artisti artisti (nati tra gli anni '20 e '40), attivo a Genova, Firenze, Milano, Roma, Torino, nel 1975, anno segnato dalla tragica scomparsa dello scrittore, poeta e regista Pier Paolo Pasolini (1922-1975).

Questa generazione di artisti offre nuovi modi di intendere e fare arte; illustra così una forma di vita nuova, titolo mutuato dall'omonimo libro di Dante (Vita Nova) che, pur essendo un'ode all'amore, afferma un nuovo modo di scrivere, che contraddistingue l'arte italiana di questo periodo e contribuisce al suo riconoscimento internazionale.

Nel corso degli anni Sessanta e Settanta, la trasformazione dell'Italia (industrializzazione, società dei consumi, instabilità politica, ecc.) ha comportato nuove modalità di rappresentanza. È questo contesto storico-politico che fa da sfondo alla mostra che adotta un punto di vista decisamente tematico e si articola intorno a tre nuclei principali: Una società dell'immagine, Ricostruire la natura, Memorie di corpi considerati in modo poroso e trasversale modo per mostrare la circolazione di artisti, forme e idee tra questioni visive, ecologiche e corporali.

La mostra vuole introdurre un panorama artistico vario e non esaustivo, composto da una selezione di artisti, alcuni dei quali dimenticati nell'arte italiana (in particolare donne artiste) il cui lavoro è esposto per la prima volta in Francia e recentemente riscoperto nel loro paese .
Pensata in chiave multidisciplinare, "Vita Nuova" esplora i legami che si sono stabiliti nello stesso periodo tra creazione visiva, design, cinema.

La mostra presenta 56 artisti, tra cui molte artiste donne, attraverso una selezione di 120 opere e documenti d'archivio provenienti da collezioni pubbliche e private italiane e francesi.
Artisti: Carla Accardi, Vincenzo Agnetti, Franco Angeli, Giovanni Anselmo, Archizoom, Michelangelo Antonioni, Gianfranco Baruchello, Tomaso Binga, Irma Blank, Alighiero Boetti, Marisa Busanel, Pier Paolo Calzolari, Lisetta Carmi, Elisabetta Catalano, Mario Ceroli, Claudio Cintoli, Gino De Dominicis, Luciano Fabro, Federico Fellini, Giosetta Fioroni, Rosa Foschi, Piero Gilardi, Giorgio Griffa, Alberto Grifi, Laura Grisi, Gruppo Strum, Paolo Icaro, Jannis Kounellis, Ketty La Rocca, Maria Lai, Sergio Lombardo, Renato Mambor, Lucia Marcucci, Titina Maselli, Fabio Mauri, Eliseo Mattiacci, Marisa Merz, Mario Merz, Franco Mazzucchelli, Ugo Nespolo, Luigi Ontani, Giulio Paolini, Claudio Parmiggiani, Pino Pascali, Luca Maria Patella, Pier Paolo Pasolini, Giuseppe Penone, Marinella Pirelli, Michelangelo Pistoletto, Carol Rama, Mimmo Rotella, Mario Schifano,Ettore Spalletti, Gerry Schum, Cesare Tacchi, Gilberto Zorio.

La mostra è prodotta in collaborazione con Villa Arson a Nizza, che invita dall'11 giugno al 28 agosto 2022 una generazione più giovane le cui opere contemporanee risuonano con le idee utopiche dei loro predecessori nella mostra “Il futuro dietro di noi. L'arte italiana dagli anni Novanta: il contemporaneo di fronte al passato”. A cura di Marco Scotini .

13/05/22

Sergio Ragalzi e Lucia Nazzaro alla Fondazione 107




Sabato 21 Maggio inizia il ricco programma primavera 2022  Fondazione 107 che mette in scena due forti personalità della comunità artistica piemontese: Lucia Nazzaro e Sergio Ragalzi e presenta due personali che pur essendo esposte in spazi separati interagiscono in modo prepotente già dalla scelta della “tavolozza” dei colori: il bianco e il nero, colori prediletti da entrambi gli artisti ma in particolare modo dalla comune volontà di sviluppare una ricerca con epicentro l’uomo.

Sergio Ragalzi presenta dodici dipinti di grandi dimensioni, nati nel 1985 a seguito di un libro sulla bomba atomica sganciata ad Hiroshima e Nagasaki ricevuto in dono. Nel libro non ci sono immagini umane, dell’uomo sono rimasti fievoli segni sulle pareti e sui muri dati dalle impronte di fuliggine. Con la bomba atomica l’uomo è sparito e con lui è terminata una generazione compreso tutto ciò che lo circondava e faceva parte del suo mondo, in un istante tutto è stato azzerato, anche gli oggetti si sono fusi.  

È lo stesso fenomeno del processo fotografico, in cui l'impressione sulla carta avviene attraverso la luce, la stessa luce dell'atomica che ha neutralizzato la fisicità dell'uomo, di cui resta solo l'impronta. È così che nascono le Ombre Atomiche quadri di grande dimensione, ognuno 4 x 3 metri, mai esposti sino ad oggi per le grandi dimensioni. Se chiediamo all’artista il perché di una dimensione così importante Ragalzi risponde: perché era la dimensione della stanza del mio studio in cui dipingevo e più grandi non potevo realizzarli. 

Ma cos’è l’ombra? Qualcosa di impalpabile, di semi visibile che ci segue costantemente, ci circonda, che si fa presenza ed assenza nelle variazioni di luce e di fatto non ci abbandona mai. Qualcosa di imprendibile, che muta nelle dimensioni conservando le caratteristiche della forma da cui trae origine, proteggendoci talvolta dalla calura, seguendoci costantemente sino a diventare un tutt’uno con noi, con la nostra fisicità, un’estensione del nostro corpo, il prolungamento elastico che ci avvolge, ci rincorre, una presenza indiscreta come una guardia del corpo o un angelo custode.

Le ombre di Sergio Ragalzi non sono evanescenti, sono dense di materia, di bitume e di pittura  antirombo, i loro sessi sono molto evidenti ed espliciti ad evidenziarne il genere, sono forti presenze che non hanno perduto la loro corporalità. L’ombra esiste finché c’è vita, è per questo motivo che i dipinti di Ragalzi non sono distopici ma desiderano porsi a monito rivolto all’uomo, affinché prenda coscienza dei propri limiti, per fermarsi finché è ancora in tempo prima di giungere al punto di non ritorno. 

Le 12 sculture in mostra sono le Teste Atomiche nate nel 1986, un anno dopo le Ombre Atomiche. Si tratta di sculture a forma di siluro, una metamorfosi in cui testa e siluro si fondono. Traggono ispirazione dall’ “urlo” dipinto da Edvard Munch, bocche spalancate che gridano all’uomo di non arrendersi e di prendersi carico dei propri errori con coscienza critica evitando di continuare a ripeterli, perché la storia non ci ha salvati, non ci ha messo al riparo.

Lucia Nazzaro presenta un ciclo di opere realizzate nel 2021/2022, tavole 150x150 cm in cui l’artista per la prima volta propone anche la sua ricerca sulla figura umana. Meglio, sul volto della figura umana, inserito ai margini di ogni tavola. 

Lucia Nazzaro riprende a fare arte partendo dallo stesso punto dove molti anni prima aveva interrotto il percorso e riparte da quello che Lei definisce un sogno impossibile da realizzare così come l’aveva idealizzato: “l’uomo dagli occhi di giada”. Di fronte all’atto creativo si rende conto che le è impossibile creare quest’opera contemplatrice di pura bellezza, la bellezza assoluta, a causa del limite, individuato nell’impossibilità di trovare un riscontro nella realtà e quindi la conseguente amara conclusione. L’uomo in tutta la vita si confronta con il limite ma di fatto non ha un limite spirituale, matematico o ideologico, può avvicinarsi al limite o allontanarsi, può essere o non essere...semplicemente, nulla. Appunto. Il fare tutto o niente è pura abitudine o attitudine alla mimesi. Ciò che rende visibile il Nulla, per Lucia Nazzaro, è la percezione o desiderio, è lo stesso del tutto possibile.  

Nella presentazione del limite Lucia Nazzaro parte dai numeri 0 e 1 per creare geometrie di pensiero. Costruisce il quadrato, idealizzato come evento della ragione e lì, inscrive il cerchio, il mistero della spiritualità. Inscrivendo il cerchio nel quadrato “n” volte l’uomo si confronta con un altro limite perché si rende conto che non può, con quella regola, andare oltre la ripetizione. Non è la risposta agognata. Deve spostarsi, negare ogni punto di vista.

Mentre lo sguardo dell’uomo, infatti, si concentra fissando il punto di inizio di questo vortice generato dall’infinito ripeter si di cerchio e quadrato, si rende conto che la possibilità di un altrove lo pone di fronte a qualcosa di invalicabile che non possiamo toccare né fisicamente né con la ragione. La mancanza di certezze induce l’uomo ad arrendersi, declinando il suo sguardo verso l’universo cosmico, inteso come “forma” di estrema bellezza. L’artista attraversa questo processo per mezzo della sua opera che si manifesta nella rappresentazione cosmica, una particella infinitesima di cui si sente parte integrante, come un messaggero, una sorta di tramite con l’arduo compito di amplificare la visione dei suoi simili. 

In questa ultima “messa in opera” l’artista pone ai margini della scena un osservatore, relegato all’angolo di ogni ipotesi razionale, che sorride beffardo, nella sua ultima apparizione. 


FONDAZIONE 107
via Sansovino 234, Torino
Ingresso: 8 euro; ridotto (dai 13 ai 18  anni) 5 euro
Ingresso gratuito sino ai 12 anni e per i possessori di Abbonamento Musei Piemonte
Visite guidate su prenotazione e tutte le domeniche alle ore 17
Informazioni: +39 347 6603149 .   fondazione107.it  .   107fondazione@gmail.com

World Press Photo Contest alla GAM di Torino


 
Sono sempre forti le emozioni che il World Press Photo Contest 2022 ci offre in questa importante mostra negli spazi della GAM - Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino fino a settembre.

Un progetto che presenta 134 scatti che raccontano di un mondo sempre più complesso e delicato. Il progetto espositivo è la summa del concorso che ha scelto tra 64.823 candidati, tra fotografie e open format, realizzati da 4.066 fotografi provenienti da 130 paesi del mondo, molti dei quali operano sulle maggiori testate internazionali, come National Geographic, BBC, CNN, Times, Le Monde, El Pais. 

Per la 66ª edizione della World Press Photo Exhibition è stata poi ripensata per aumentare il livello di rappresentanza internazionale, per la prima volta è stata fatta una nuova strategia di valutazione, modificando l'impostazione del concorso e lavorando con un sistema che permette di offrire un ampio sguardo su tutte le regioni del mondo, coinvolgendo per prime le giurie “regionali” composte da professionisti di quella zona e infine una giuria “globale”, tra convocazioni online e offline. Questo ha permesso di dare spazio e voce ai fotografi di tutte le aree del mondo, e raccontare storie nuove, forse non così note al grande pubblico ma ugualmente importanti.




World Press Photo of the year è stato assegnato allo scatto realizzato nella Scuola Residenziale di Kamloops dalla fotografa canadese Amber Bracken per il New York Times.  Abiti rossi appesi a delle croci lungo una strada: commemorano i bambini morti alla Kamloops Indian Residential School, un'istituzione creata per i piccoli indigeni. In quel luogo, sono state scoperte circa 215 tombe. La Presidente della giuria globale Rena Effendi: «È un tipo di immagine che si insinua nella memoria, ispira una sorta di reazione sensoriale. Potevo quasi sentire la quiete in questa fotografia, un momento tranquillo di resa dei conti globale per la storia della colonizzazione, non solo in Canada ma in tutto il mondo».

Il premio World Press Photo Story of the Year è andato a "Salvare le foreste con il fuoco" di Matthew Abbott, Australia, un lavoro realizzato per National Geographic/Panos Pictures. Al centro del racconto, un rito degli indigeni australiani che bruciano strategicamente la terra in una pratica nota come «combustione a freddo»: i fuochi si muovono lentamente, bruciano solo il sottobosco e rimuovono l'accumulo di residui vegetali che possono alimentare incendi più grandi. Il popolo Nawarddeken di West Arnhem Land, in Australia, attua questa pratica da decine di migliaia di anni e vede il fuoco come uno strumento per gestire la propria terra natale di 1,39 milioni di ettari. I ranger di Warddeken combinano le conoscenze tradizionali con le tecnologie contemporanee per prevenire gli incendi, diminuendo così la CO2 per il riscaldamento climatico.




Vincitore del premio World Press Photo long-term project award, invece, "Distopia amazzonica" di Lalo de Almeida, Brasile, per Folha de São Paulo/Panos Pictures. Mostra come la foresta pluviale amazzonica sia gravemente minacciata dalla deforestazione, dall'estrazione mineraria, dallo sviluppo infrastrutturale e dallo sfruttamento di altre risorse naturali. Pesano anche politiche "poco green" del presidente Jair Bolsonaro.

 "Il sangue è un seme" di Isadora Romero, Ecuador ha vinto la sezione video World Press Photo open format award.  Attraverso storie personali, questo lavoro mette in discussione la scomparsa dei semi, la migrazione forzata, la colonizzazione e la conseguente perdita di conoscenze ancestrali. Il video è composto da fotografie digitali e cinematografiche, alcune delle quali sono state scattate su pellicola 35mm scaduta e successivamente disegnate dal padre di Romero. In un viaggio nel loro villaggio ancestrale di Une, Cundinamarca, in Colombia, Romero esplora ricordi dimenticati della terra e dei raccolti e viene a conoscenza del fatto che suo nonno e la sua bisnonna fossero "custodi dei semi" e che coltivavano diverse varietà di patate, di cui solo due si possono ancora trovare.



Notte Europea dei Musei



Domani arriva la Notte Europea dei Musei. Sabato 14 maggio ci sarà un'apertura straordinaria serale e notturna di tantissimi musei in tutta Europa, con eventi e speciali progetti. 

Anche molti musei italiani partecipano a questo interessante evento, con un ingresso di 1 euro,  per conoscerli vedere questo link   


CS

Sabato 14 maggio, torna in Italia la “Notte Europea dei Musei”. L’iniziativa, che si svolge in contemporanea in tutta Europa, prevede l’apertura serale straordinaria e l’ingresso dei principali musei, complessi monumentali, parchi e siti archeologici statali al costo simbolico di un euro.

Per accedere ai luoghi culturali statali non è più richiesto il possesso del green pass rafforzato, né di quello base, mentre l'utilizzo di mascherine chirurgiche è fortemente raccomandato. Il Ministero della Cultura, guidato dal ministro Dario Franceschini, consiglia inoltre di consultare i siti dei musei e dei parchi archeologici prima di programmare la visita.

12/05/22

45 anni di Arte Fiera a Bologna

 


Oggi apre su invito la quarantacinquesima edizione di Arte Fiera. Avviata a Bologna nel 1974 è stata la prima e per anni la più importante fiera d'arte italiana. 

In questi ultima decenni si è concentrata sull'arte moderna italiana con una sua forte caratterizzazione sulle produzioni meno modaiole, guardando con più attenzione alla qualità.

Processo che la recente curatela della direzione artistica di Simone Menegoi sta cercando di migliorare e rendere più stimolante. 

Fra le sezioni più interessati sicuramente Focus che guarda agli anni del dopoguerra storicizzato, che quest'anno sarà a curata dallo storico dell’arte, critico e curatore Marco Meneguzzo e avrà per oggetto la cosiddetta “arte esatta” (che comprende arte cinetica, arte programmata e esperienze affini) tra fine anni Cinquanta e anni Settanta, con particolare attenzione alla scena italiana.