L'artista colombiana Indira Tatiana Cruz ha presentato le opere "Le Baiser", installazione video e fotografica che documenta la performance realizzata durante la Notte Bianca del 2007, "Témoins" video-performance del 2007-2008 "Paysage I" video del 2008, "La robe" serie fotografica del 2007 e l'installazione video che si attiva con la presenza dello spettatore "En corps à corps".
Lavori tratti da un percorso artistico che coinvolge una dimensione violenta e una più poetica, con un'attenzione predominante verso il corpo. Alla ricerca dell'equilibrio, inteso come la zona di confine dove gli oggetti, le forme, gli atti umani si piegano impercettibilmente alla trasformazione.
Dal 5 al 19 Dicembre 2009
J.T.M. Gallery 40, Rue Richelieu - Paris
Translate
13/12/09
06/12/09
Deflessione
De-flessione
Progetto performativo di Domenico Olivero.
Largo Audifreddi, in Cuneo,
Sabato 17 Settembre 2005,
dalle 14,30 alle ore 15,00.
Presentazione :
Da quando lo spazio pubblico di Largo Audifreddi si è trasformato da parcheggio a piccola piazzetta, il luogo è diventato centro d’incontro e dialogo fra gli abitanti del quartiere.
Per quest’occasione l’artista, in diverse giornate antecedente l'evento, si è appostato su una panchina al fine di poter ascoltare e trascrivere alcune delle frasi ripetute più spesso dalle persone presenti. In tal modo ha creato una breve raccolta di frasi, che trascritte su piccoli foglietti vengono sorteggiate dai presenti alla performace.
Quest’azione riposiziona le frasi in un particolare surreale dialogo. Esse poi vengono inserite in bolle d’aria colorate. Fra i tanti foglietti sono presenti alcuni bianchi che se sorteggiati potevano essere scritti e aggiungersi nel dialogo già esistente. Alla fine sul piccolo prato si è creato un singolare dialogo astratto.testo a cura di Ornella Calvetti

Questo evento è stato realizzato il 15 Ottobre in occasione della Giornata del Contemporanea, promosso dall’A.M.A.C.I..
Il progetto “Continuità Naturali” è stato curato da Michela Giuggia e Paolo Sasia che hanno inviato Alberto Trapani e Domenico Olivero per realizzare un lavoro artistico. Contemporaneamente il gruppo teatrale THEes, con Laura B, Frank Priola e la collaborazione di alcuni allievi del Liceo Artistico di Cuneo coordinati da Elena Cometti, hanno animato la giornata con azioni sonore.
Progetto performativo di Domenico Olivero.
Largo Audifreddi, in Cuneo,
Sabato 17 Settembre 2005,
dalle 14,30 alle ore 15,00.
Presentazione :
Da quando lo spazio pubblico di Largo Audifreddi si è trasformato da parcheggio a piccola piazzetta, il luogo è diventato centro d’incontro e dialogo fra gli abitanti del quartiere.
Per quest’occasione l’artista, in diverse giornate antecedente l'evento, si è appostato su una panchina al fine di poter ascoltare e trascrivere alcune delle frasi ripetute più spesso dalle persone presenti. In tal modo ha creato una breve raccolta di frasi, che trascritte su piccoli foglietti vengono sorteggiate dai presenti alla performace.
Quest’azione riposiziona le frasi in un particolare surreale dialogo. Esse poi vengono inserite in bolle d’aria colorate. Fra i tanti foglietti sono presenti alcuni bianchi che se sorteggiati potevano essere scritti e aggiungersi nel dialogo già esistente. Alla fine sul piccolo prato si è creato un singolare dialogo astratto.testo a cura di Ornella Calvetti

Questo evento è stato realizzato il 15 Ottobre in occasione della Giornata del Contemporanea, promosso dall’A.M.A.C.I..
Il progetto “Continuità Naturali” è stato curato da Michela Giuggia e Paolo Sasia che hanno inviato Alberto Trapani e Domenico Olivero per realizzare un lavoro artistico. Contemporaneamente il gruppo teatrale THEes, con Laura B, Frank Priola e la collaborazione di alcuni allievi del Liceo Artistico di Cuneo coordinati da Elena Cometti, hanno animato la giornata con azioni sonore.
FR05IT
FR05IT di Domenico Olivero
(mix media, 2005)
"Odo una voce che puro ne clama: "Surgete, morti! venite al iudizio!"
Jacopo da Todi
Antefatto Barnaby prese una gondola che dalle Fondamente degli Incurabili lo portò alla Corte Sconta. Lì, Ornella, l’attendeva per l’aperitivo nello squallido solare bacaro.
B : ciao Ornella, come stai?
O : forse son qui ad asciugarmi al sole con le mie perplessità, e tu come stai?
B : Ma dove sei, dove ti sei mai persa?
O : forse sto mentendo a me stessa, per dirti una verità, che si propone come realtà, probabilmente era solo un ricordo, di quelli che crescono lentamente nella nostra mente e puntellati da tante visioni diventano la nostra verità.
B : da tanti ricordi tante idee?!
O : forse solo una speranza? Va beh cosa prendiamo? Io il mio solito fragolino e tu?
B : io uno spritz bianco, vado dentro e ordino.
Questo progetto è stato realizzato coinvolgendo tutti i partecipanti all’evento. Ad ogni persona è stato chiesto di realizzare un foglietto, di formato massimo 20 x 20 cm, che è stato poi inserito in ordine d’arrivo ad un filo.
Il progetto è aperto anche al tuo coinvolgimento, se vuoi partecipare lascia, presso il personale che cura la mostra, un disegno di dimensioni massime 20 x 20 cm, esso sarà intrecciato agli altri.
Conversazione fra Domenico Olivero ed Ornella Calvetti.
O.C. : ciao Domenico, ho finalmente visto la tua opera a San Giovanni mi ha incuriosito molto, come mai questo tipo di lavoro?
D.O. : la cosa nasce dal titolo dato alla mostra: “Multistrati”, perciò mi sembrava ovvio realizzare qualcosa a più strati, a tal motivo una forma verticale che si stratifica con diversi disegni. Poi su questo progetto ho collegato lo spirito della rassegna, l’idea dell’incontro e il lavoro è venuto da se!
O.C. : quindi si tratta di un’opera che segue una semplice riflessione?
D.O. : in parte sì, anche se poi ci sono aspetti secondari come l’idea di partecipazione e una critica al fare artistico. Infatti il progetto è iniziato con gli artisti della mostra e poi è stato aperto all’intervento esterno, tramite annunci sui media.
Con quest’opera volevo verificare la reale volontà d’incontro e relazione fra i membri e quanto è solo un’esigenza d’uso dell’associazione come luogo per realizzare mostre. Mentre con l’intervento esterno mettevo in dubbio il fatto che i presenti fossero “artisti”, mentre in realtà tutti possono esserlo anche senza fare mostre, anzi forse qualcuno è anche più bravo.
Per l’aspetto critico sul creare artistico, penso che il testo che hai scritto sia perfetto.
O.C. : ti è piaciuto?
D.O. : molto, sia per aver scelto una città che rappresenta in modo perfetto la morte sterile dell’arte, fissata e immutabile come Venezia, ormai solo tenuta per il turismo, priva di vita. Sia per il dialogo, che parla di come l’azione creativa sia un fatto di dubbi e d’incertezze, di come la realtà sia un fatto personale e non sociale.
Nominativo degli artisti che hanno aderito al progetto
Luca Pittaroli
Elena Arzuffi
Nadia Maganbosco
Federica Aiello Pini
Mikkel G.Martinsen
Alberto Lavezzo
Alfonso Calafato
Nani da Giardino
Domenico Di Caterina
Giovanni Iannitto
Marco Bernardi
Marco Leva
Giò
Elisa Belloni
Cristina Barale
Maurizio Ovidi
Lidia Bergamo
Luna Potenziere
Mario Conte
Viola Virdis
Françoise Jarlaud
Stéphane Galli
Mercure
Rose Calvino
Gemma Asteggiano
Max Galli
Edith Galliot
Dominique Dedieu
Adriana Giorgis
Silvo Rosso
Gianluca Bottini
Cesare Botto
Mario Mondino
La mostra “Multistrati“ è parte della rassegna “Latitudini”
Svoltasi dal 2 al 18 Settembre 2005 presso Palazzo San Giovanni, Cuneo
Organizzazione: Associazione Culturale Magau, Associazione Thees e Expression Libre.
Patrocinato: dal Comune di Cuneo, Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo e dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Torino.
(mix media, 2005)
"Odo una voce che puro ne clama: "Surgete, morti! venite al iudizio!"
Jacopo da Todi
Antefatto Barnaby prese una gondola che dalle Fondamente degli Incurabili lo portò alla Corte Sconta. Lì, Ornella, l’attendeva per l’aperitivo nello squallido solare bacaro.
B : ciao Ornella, come stai?
O : forse son qui ad asciugarmi al sole con le mie perplessità, e tu come stai?
B : Ma dove sei, dove ti sei mai persa?
O : forse sto mentendo a me stessa, per dirti una verità, che si propone come realtà, probabilmente era solo un ricordo, di quelli che crescono lentamente nella nostra mente e puntellati da tante visioni diventano la nostra verità.
B : da tanti ricordi tante idee?!
O : forse solo una speranza? Va beh cosa prendiamo? Io il mio solito fragolino e tu?
B : io uno spritz bianco, vado dentro e ordino.
Questo progetto è stato realizzato coinvolgendo tutti i partecipanti all’evento. Ad ogni persona è stato chiesto di realizzare un foglietto, di formato massimo 20 x 20 cm, che è stato poi inserito in ordine d’arrivo ad un filo.
Il progetto è aperto anche al tuo coinvolgimento, se vuoi partecipare lascia, presso il personale che cura la mostra, un disegno di dimensioni massime 20 x 20 cm, esso sarà intrecciato agli altri.
Conversazione fra Domenico Olivero ed Ornella Calvetti.
O.C. : ciao Domenico, ho finalmente visto la tua opera a San Giovanni mi ha incuriosito molto, come mai questo tipo di lavoro?
D.O. : la cosa nasce dal titolo dato alla mostra: “Multistrati”, perciò mi sembrava ovvio realizzare qualcosa a più strati, a tal motivo una forma verticale che si stratifica con diversi disegni. Poi su questo progetto ho collegato lo spirito della rassegna, l’idea dell’incontro e il lavoro è venuto da se!
O.C. : quindi si tratta di un’opera che segue una semplice riflessione?
D.O. : in parte sì, anche se poi ci sono aspetti secondari come l’idea di partecipazione e una critica al fare artistico. Infatti il progetto è iniziato con gli artisti della mostra e poi è stato aperto all’intervento esterno, tramite annunci sui media.
Con quest’opera volevo verificare la reale volontà d’incontro e relazione fra i membri e quanto è solo un’esigenza d’uso dell’associazione come luogo per realizzare mostre. Mentre con l’intervento esterno mettevo in dubbio il fatto che i presenti fossero “artisti”, mentre in realtà tutti possono esserlo anche senza fare mostre, anzi forse qualcuno è anche più bravo.
Per l’aspetto critico sul creare artistico, penso che il testo che hai scritto sia perfetto.
O.C. : ti è piaciuto?
D.O. : molto, sia per aver scelto una città che rappresenta in modo perfetto la morte sterile dell’arte, fissata e immutabile come Venezia, ormai solo tenuta per il turismo, priva di vita. Sia per il dialogo, che parla di come l’azione creativa sia un fatto di dubbi e d’incertezze, di come la realtà sia un fatto personale e non sociale.
Nominativo degli artisti che hanno aderito al progetto
Luca Pittaroli
Elena Arzuffi
Nadia Maganbosco
Federica Aiello Pini
Mikkel G.Martinsen
Alberto Lavezzo
Alfonso Calafato
Nani da Giardino
Domenico Di Caterina
Giovanni Iannitto
Marco Bernardi
Marco Leva
Giò
Elisa Belloni
Cristina Barale
Maurizio Ovidi
Lidia Bergamo
Luna Potenziere
Mario Conte
Viola Virdis
Françoise Jarlaud
Stéphane Galli
Mercure
Rose Calvino
Gemma Asteggiano
Max Galli
Edith Galliot
Dominique Dedieu
Adriana Giorgis
Silvo Rosso
Gianluca Bottini
Cesare Botto
Mario Mondino
La mostra “Multistrati“ è parte della rassegna “Latitudini”
Svoltasi dal 2 al 18 Settembre 2005 presso Palazzo San Giovanni, Cuneo
Organizzazione: Associazione Culturale Magau, Associazione Thees e Expression Libre.
Patrocinato: dal Comune di Cuneo, Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo e dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Torino.
Continuità naturali
Continuità naturali
Alberto Trapani / Domenico Olivero
Fondazione Casa Delfino
Corso Nizza 2, in Cuneo,
Sabato 15 Ottobre 2005,
dalle 14,30 alle 19,30.
Se non fermi il tuo
pensiero, entri sempre
in un bosco. Solo
l’intrico di rami e foglie,
morte o vive, ti guida.
Non c’è cammino vero,
solo radure…ogni tanto.
La Natura copre i relitti,
strato su strato, qualcuno
li svela…i delitti.
Ecco il tuo Galateo.
(Piccola dedica a D. e A.)
Quasi al buio, esprimo alcune sensazioni che mi giungono da quanto è poi stato realizzato/reso visibile da Alberto e Domenico. Infatti ne ho, per ora, labile testimonianza fotografica più densa sul piano verbale. Ogni frase quindi dovrebbe essere letta in senso interrogativo.
Sì, la Natura (regni animale, vegetale, minerale) ci pone sotto gli occhi situazioni ormai estreme, votate al Nulla. Da molti decenni, ma con allarmante progressione nell’aggravarsi dei problemi, questo è tormento dell’Arte, la rivolta (malinconica?) di chi vi opera con integra coscienza del tempo.
Perché non è possibile andare oltre?
Per la violenta, avvenuta sovrapposizione di un mondo artificiale a quello naturale, per la sostituzione deformante della citazione alla parola viva, per l’inserimento catastrofico di qualsiasi icona d’arte e di storia nel flusso della follia pseudocomunicativa e per la conseguente, oltraggiosa restituzione promozionale.
Con ciò si è compiuto il definitivo logoramento delle immagini, delle parole, del loro reciproco rapporto e dell’originario valore, disinteressato e sostanziale.
Ma è su questo logoramento che continua a esercitarsi lo sforzo creativo di alcuni artisti, nella disagevole attesa di chiusure e aperture su scenari meno ossessivi.
Intanto la “continuità” qui proposta tra natura e artificio rivela esigenze pressanti sia sul piano comunicativo/relazionale che su quello ambientale/esistenziale.
Materiali diversi, semplici e noti come l’alluminio di uso domestico, le foglie, la corteccia d’alberi, le vegetazioni del sottobosco, le superfici specchianti vengono a contatto, si sfiorano con delicatezza, in una pacifica integrazione, metafora di osmosi future, di armonie e disarmonie necessarie ma ancora in cammino.
Fotografie di luoghi non più facilmente identificabili (Svizzera), spaesamento dell’artista (alunissage), ancora e sempre la Natura accostata a oggetti triviali (sacchetti di plastica) e rami che sorreggono, adornandosene dolcemente, fiori sintetici. In mezzo (idealmente): coniglio pasquale di cioccolato, più elvetico che mai, evocatore di storiche, tostissime operazioni concettuali, messo in campo con covoni. Le mitiche messi di Cerere e le Chimere distruttrici sono lontane, l’estate ritorna ma è sempre più strana.
Rivolgo ai due giovani artisti parole attinte da un profetico autore, Guido Morselli in “Dissipatio H.G.” (humani generis). (*) Non a caso il paese è la Svizzera, la città Zurigo-Crisopoli. Il protagonista si sveglia un mattino e l’umanità è scomparsa (da cui il titolo). Alla fine della sua “fabula” egli dice, nella sua totale solitudine di Adamo postatomico: “Me ne sto a guardare dalla panchina di un viale, la vita che in questa strana eternità si prepara sotto i miei occhi. L’aria è lucida, di un’umidità compatta. Rivoli d’acqua piovana (saranno guasti gli scoli nella parte alta della città) confluiscono nel viale, e hanno steso sull’asfalto, giorno dopo giorno, uno strato leggero di terriccio. Poco più di un velo, eppure qualche cosa verdeggia e cresce, e non la solita erbetta municipale; sono piantine selvatiche.
Il Mercatodei Mercati si cambierà in campagna. Con i ranuncoli, la cicoria in fiore”.
Questo, nella migliore delle ipotesi.
Ida Isoardi
Cuneo, 3 ottobre 2005
.
(*) Guido Morselli (Bologna 1912 – Varese 1973) – Dissipatio H.G: - Adelphi Edizioni, Milano 1977 (pubblicazione postuma).

Alberto Trapani / Domenico Olivero
Fondazione Casa Delfino
Corso Nizza 2, in Cuneo,
Sabato 15 Ottobre 2005,
dalle 14,30 alle 19,30.
Se non fermi il tuo
pensiero, entri sempre
in un bosco. Solo
l’intrico di rami e foglie,
morte o vive, ti guida.
Non c’è cammino vero,
solo radure…ogni tanto.
La Natura copre i relitti,
strato su strato, qualcuno
li svela…i delitti.
Ecco il tuo Galateo.
(Piccola dedica a D. e A.)
Quasi al buio, esprimo alcune sensazioni che mi giungono da quanto è poi stato realizzato/reso visibile da Alberto e Domenico. Infatti ne ho, per ora, labile testimonianza fotografica più densa sul piano verbale. Ogni frase quindi dovrebbe essere letta in senso interrogativo.
Sì, la Natura (regni animale, vegetale, minerale) ci pone sotto gli occhi situazioni ormai estreme, votate al Nulla. Da molti decenni, ma con allarmante progressione nell’aggravarsi dei problemi, questo è tormento dell’Arte, la rivolta (malinconica?) di chi vi opera con integra coscienza del tempo.
Perché non è possibile andare oltre?
Per la violenta, avvenuta sovrapposizione di un mondo artificiale a quello naturale, per la sostituzione deformante della citazione alla parola viva, per l’inserimento catastrofico di qualsiasi icona d’arte e di storia nel flusso della follia pseudocomunicativa e per la conseguente, oltraggiosa restituzione promozionale.
Con ciò si è compiuto il definitivo logoramento delle immagini, delle parole, del loro reciproco rapporto e dell’originario valore, disinteressato e sostanziale.
Ma è su questo logoramento che continua a esercitarsi lo sforzo creativo di alcuni artisti, nella disagevole attesa di chiusure e aperture su scenari meno ossessivi.
Intanto la “continuità” qui proposta tra natura e artificio rivela esigenze pressanti sia sul piano comunicativo/relazionale che su quello ambientale/esistenziale.
Materiali diversi, semplici e noti come l’alluminio di uso domestico, le foglie, la corteccia d’alberi, le vegetazioni del sottobosco, le superfici specchianti vengono a contatto, si sfiorano con delicatezza, in una pacifica integrazione, metafora di osmosi future, di armonie e disarmonie necessarie ma ancora in cammino.
Fotografie di luoghi non più facilmente identificabili (Svizzera), spaesamento dell’artista (alunissage), ancora e sempre la Natura accostata a oggetti triviali (sacchetti di plastica) e rami che sorreggono, adornandosene dolcemente, fiori sintetici. In mezzo (idealmente): coniglio pasquale di cioccolato, più elvetico che mai, evocatore di storiche, tostissime operazioni concettuali, messo in campo con covoni. Le mitiche messi di Cerere e le Chimere distruttrici sono lontane, l’estate ritorna ma è sempre più strana.
Rivolgo ai due giovani artisti parole attinte da un profetico autore, Guido Morselli in “Dissipatio H.G.” (humani generis). (*) Non a caso il paese è la Svizzera, la città Zurigo-Crisopoli. Il protagonista si sveglia un mattino e l’umanità è scomparsa (da cui il titolo). Alla fine della sua “fabula” egli dice, nella sua totale solitudine di Adamo postatomico: “Me ne sto a guardare dalla panchina di un viale, la vita che in questa strana eternità si prepara sotto i miei occhi. L’aria è lucida, di un’umidità compatta. Rivoli d’acqua piovana (saranno guasti gli scoli nella parte alta della città) confluiscono nel viale, e hanno steso sull’asfalto, giorno dopo giorno, uno strato leggero di terriccio. Poco più di un velo, eppure qualche cosa verdeggia e cresce, e non la solita erbetta municipale; sono piantine selvatiche.
Il Mercatodei Mercati si cambierà in campagna. Con i ranuncoli, la cicoria in fiore”.
Questo, nella migliore delle ipotesi.
Ida Isoardi
Cuneo, 3 ottobre 2005
.
(*) Guido Morselli (Bologna 1912 – Varese 1973) – Dissipatio H.G: - Adelphi Edizioni, Milano 1977 (pubblicazione postuma).

Intervista di Ornella Calvetti
Alcuni elementi della mia arte, breve intervista di Ornella Calvetti
Quali sono le motivazioni e gli stimoli del tuo lavoro?
Inizialmente il mio lavoro artistico prendeva avvio da semplici forme che attraevano la mia attenzione, perciò disegnavo e dipingevo molto. Codesto modo di vedere la creazione artistica, col passare del tempo, mi pareva eccessivamente limitativo. Incominciai così una riflessione sul mio bisogno di vivere e di esprimermi, esigenza che sento in continuo mutamento, relazionandomi con materiali diversi e con l’habitat quotidiano. Prendendo spunti dalla natura, per la sua varietà e bellezza, ma soprattutto dalla convivialità e dalla comunicazione con gli altri esseri umani.
I tuoi campi di riferimento?
la lista sarebbe molto lunga e in continuo cambiamento.….. alcuni nomi che ora mi vengono in mente sono:
nel campo dell’arte contemporanea: Bruno Munari, Joseph Beuys, Christian Boltanski, Louise Bourgeois, Olaf Eliasson, Tom of Finland, Martin Kippenberger, Georges Rousse, Félix Gonzalez-Torres, James Turell, Bill Viola, Jenny Holzer, Rebecca Horn, Sophie Calle, lo Studio Azzurro, Mario Airò e tanti altri che in questo momento non mi vengono in mente.
Fra i periodi storici ricordo la purezza delle incisioni rupestri delle Valle delle Meraviglie, la forma dell’arte greca, la ricerca del Rinascimento, la pulizia formale della cultura Ming, e la ridondanza Mogol. Sempre nel campo della varietà il movimento della Internazionale Situazionista e del Fluxus, la dinamica della Land Art, la “semplicità” dell’Arte Popolare, la fruibilità del web, La pubblicità, il design, i canali televisivi come Artè e un’altra fonte favolosa di immagini sono le tante riviste o fanzine che si trovano in giro.
La mia attenzione alla letteratura è rivolta molto alla poesia; amo tanto Giacomo Leopardi e Jacques Prevert, ma seguo anche autori più recenti come M. Luzi. Leggo e rileggo spesso, per questo è difficile fare una lista, fra essi ricordo con piacere Italo Calvino, Gianni Rodari, Goethe, Jorge Luis Borges, W.Whitman, Roland Barthes, E.M. Forester, Krishnamurti e Robert Walser.
La musica è un universo immenso ed affascinante, per cui passo con piacere dalla sonorità incredibile della musica classica con autori come L.V.Beethoven J.S.Bach, A.Mozart, all’Opera italiana con G.Verdi, G.Rossini e G.Puccini, per ascoltare É.Satie e C.Debussy fino alle forme moderne di A.Webern A.Schönberg L.Berio L.Nono, J.Cage per giungere alle figure di Brian Eno e Phipps Glass contaminando il tutto dalla varietà della musica Rock, Jazz, Rap e del pop odierno.
Il cinema è una grande occasione sia di svago che di riflessione per cui si gioca con equilibri difficili, ma fra i tanti registi ora ricordo Tim Burton, Frank Capra, Peter Greenaway, Alfred Hitchcock, Fritz Lang, Pier Paolo Pasolini, Luchino Visconti, Billy Wilder, Federico Fellini, il Neorealismo di Roberto Rossellini, il cinema America degli anni 50, quello francese della Nouvelle Vogue e in parte quello tedesco degli anni 70, mi affascina molto anche le recenti produzioni provenienti dal sud est, ma purtroppo le conosco poco.
Nell’architettura sono sempre rimasto affascinato dalla purezza delle strutture Giapponesi e dalla funzionalità delle strutture alpine, dalla bellezza dei lavori di Carlo Scarpa, dalla ricerca di Jean Nouvell e Renzo Piano e dall’estro di O.Ghery.
Altre influenze provengono dall'astronomia, dalla sociologia e dalla matematica. E spesso seguo il teatro ma soprattutto la danza contemporanea
Come posizione politica non mi sento in una linea precisa, condivido però le posizioni di Greenpeace e Amnesty International.
Quali tecniche utilizzi? E perché?
Il mio approccio è molto complesso, inizio sempre da una riflessione che poi si trasforma spesso in un disegno a matita che lentamente può prendere forma materica, come un quadro, un video o delle fotografie compiuterizzate, o da un’elaborazione spaziale come una scultura o un’installazione, a volte inserendo anche degli happening. In questi ultimi anni mi sono avvicinato al web e quindi ad un mix di media che mi affascinano molto e che in certi casi trovo particolarmente utili per esprimermi direttamente con molte persone, al fine di creare degli incontri, dei dialoghi.
Da cosa nasce un tuo lavoro?
Esso nasce da momenti di emozioni, da come percepisco il mondo nel mio intimo, dal bisogno di condividere con chi mi circonda e in certi casi di superare certi disagi o dubbi sul mio vivere. Quell’esistere di tutti i giorni in cui sono significativi gli incontri personali, la percezione del presente, la casualità e l’approssimazione, il nomadismo del viaggiare, i ricordi sospesi e il presente semplice della quotidianità.
Nato a Cuneo, Domenico Olivero dove vive e lavora. Presente in diverse collezioni private e nelle collezioni di vari centri d'arte (Cuneo, Cherasco, Torino, Venezia, Nizza…); ha tenuto numerose mostre personali, soprattutto in Italia, partecipando anche a diverse collettive,
Il recente progetto “Resonance” s'iscrive nella continuità del suo lavoro di ricerca sulla dimensione umana e sulle forme di comunicazione.
Ornella Calvetti storica e critica d’arte contemporanea.
Quali sono le motivazioni e gli stimoli del tuo lavoro?
Inizialmente il mio lavoro artistico prendeva avvio da semplici forme che attraevano la mia attenzione, perciò disegnavo e dipingevo molto. Codesto modo di vedere la creazione artistica, col passare del tempo, mi pareva eccessivamente limitativo. Incominciai così una riflessione sul mio bisogno di vivere e di esprimermi, esigenza che sento in continuo mutamento, relazionandomi con materiali diversi e con l’habitat quotidiano. Prendendo spunti dalla natura, per la sua varietà e bellezza, ma soprattutto dalla convivialità e dalla comunicazione con gli altri esseri umani.
I tuoi campi di riferimento?
la lista sarebbe molto lunga e in continuo cambiamento.….. alcuni nomi che ora mi vengono in mente sono:
nel campo dell’arte contemporanea: Bruno Munari, Joseph Beuys, Christian Boltanski, Louise Bourgeois, Olaf Eliasson, Tom of Finland, Martin Kippenberger, Georges Rousse, Félix Gonzalez-Torres, James Turell, Bill Viola, Jenny Holzer, Rebecca Horn, Sophie Calle, lo Studio Azzurro, Mario Airò e tanti altri che in questo momento non mi vengono in mente.
Fra i periodi storici ricordo la purezza delle incisioni rupestri delle Valle delle Meraviglie, la forma dell’arte greca, la ricerca del Rinascimento, la pulizia formale della cultura Ming, e la ridondanza Mogol. Sempre nel campo della varietà il movimento della Internazionale Situazionista e del Fluxus, la dinamica della Land Art, la “semplicità” dell’Arte Popolare, la fruibilità del web, La pubblicità, il design, i canali televisivi come Artè e un’altra fonte favolosa di immagini sono le tante riviste o fanzine che si trovano in giro.
La mia attenzione alla letteratura è rivolta molto alla poesia; amo tanto Giacomo Leopardi e Jacques Prevert, ma seguo anche autori più recenti come M. Luzi. Leggo e rileggo spesso, per questo è difficile fare una lista, fra essi ricordo con piacere Italo Calvino, Gianni Rodari, Goethe, Jorge Luis Borges, W.Whitman, Roland Barthes, E.M. Forester, Krishnamurti e Robert Walser.
La musica è un universo immenso ed affascinante, per cui passo con piacere dalla sonorità incredibile della musica classica con autori come L.V.Beethoven J.S.Bach, A.Mozart, all’Opera italiana con G.Verdi, G.Rossini e G.Puccini, per ascoltare É.Satie e C.Debussy fino alle forme moderne di A.Webern A.Schönberg L.Berio L.Nono, J.Cage per giungere alle figure di Brian Eno e Phipps Glass contaminando il tutto dalla varietà della musica Rock, Jazz, Rap e del pop odierno.
Il cinema è una grande occasione sia di svago che di riflessione per cui si gioca con equilibri difficili, ma fra i tanti registi ora ricordo Tim Burton, Frank Capra, Peter Greenaway, Alfred Hitchcock, Fritz Lang, Pier Paolo Pasolini, Luchino Visconti, Billy Wilder, Federico Fellini, il Neorealismo di Roberto Rossellini, il cinema America degli anni 50, quello francese della Nouvelle Vogue e in parte quello tedesco degli anni 70, mi affascina molto anche le recenti produzioni provenienti dal sud est, ma purtroppo le conosco poco.
Nell’architettura sono sempre rimasto affascinato dalla purezza delle strutture Giapponesi e dalla funzionalità delle strutture alpine, dalla bellezza dei lavori di Carlo Scarpa, dalla ricerca di Jean Nouvell e Renzo Piano e dall’estro di O.Ghery.
Altre influenze provengono dall'astronomia, dalla sociologia e dalla matematica. E spesso seguo il teatro ma soprattutto la danza contemporanea
Come posizione politica non mi sento in una linea precisa, condivido però le posizioni di Greenpeace e Amnesty International.
Quali tecniche utilizzi? E perché?
Il mio approccio è molto complesso, inizio sempre da una riflessione che poi si trasforma spesso in un disegno a matita che lentamente può prendere forma materica, come un quadro, un video o delle fotografie compiuterizzate, o da un’elaborazione spaziale come una scultura o un’installazione, a volte inserendo anche degli happening. In questi ultimi anni mi sono avvicinato al web e quindi ad un mix di media che mi affascinano molto e che in certi casi trovo particolarmente utili per esprimermi direttamente con molte persone, al fine di creare degli incontri, dei dialoghi.
Da cosa nasce un tuo lavoro?
Esso nasce da momenti di emozioni, da come percepisco il mondo nel mio intimo, dal bisogno di condividere con chi mi circonda e in certi casi di superare certi disagi o dubbi sul mio vivere. Quell’esistere di tutti i giorni in cui sono significativi gli incontri personali, la percezione del presente, la casualità e l’approssimazione, il nomadismo del viaggiare, i ricordi sospesi e il presente semplice della quotidianità.
Nato a Cuneo, Domenico Olivero dove vive e lavora. Presente in diverse collezioni private e nelle collezioni di vari centri d'arte (Cuneo, Cherasco, Torino, Venezia, Nizza…); ha tenuto numerose mostre personali, soprattutto in Italia, partecipando anche a diverse collettive,
Il recente progetto “Resonance” s'iscrive nella continuità del suo lavoro di ricerca sulla dimensione umana e sulle forme di comunicazione.
Ornella Calvetti storica e critica d’arte contemporanea.
Iscriviti a:
Post (Atom)






