In questi giorni invernali diverse occasioni artistiche
ci invitano nei caldi locali cuneesi. Nella libreria Janus è in corso una bella mostra di
Maurizio Ovidi. Mentre, da Sabato 11, ha
preso avvio una esposizione dei delicati disegni di Anna Salomone al
Centro Incontri della Provincia. Il Club Jazz prosegue la sua rassegna con i
lavori di Carlo Cavallo, fino a Mercoledì 22/12. Mentre il Reload ha commissionato a Franco Ariaudo,
giovane artista cuneese, un grande lavoro per i suoi spazi. Si tratta di
“Winter Exercises” un lungo pannello multimaterico, che iniziando da uno spazio
disegnato si sviluppa, con un’originale forma, fino al quadro compiuto. Si
prosegue fuori città con il grande successo della mostra Goya+España presso il Filatoio di Caraglio. Mentre la città
di Carrù propone un artistico presepio realizzato da Giulio Fantone.
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22/10/04
10/09/04
Menotrenta
Diventato ormai appuntamento fisso delle
iniziative del Marcovaldo il concorso Menotrenta, curato da Tiziana Conti,
anche quest'anno presenterà al pubblico piemontese le nuove proposte giovanili,
selezionate dalla grande partecipazione al bando proposto nei mesi scorsi. La
rassegna prederà avvio Sabato 25 al mattino con la presentazione e la consegna
del premio Premio Città di Savigliano «Gianni Delzanno» V edizione" presso
i locali del Museo Civico «Antonino Olmo» via S.Francesco 17, dove è allestita
la mostra che rimarrà in visione fino al 10 Ottobre. Ingresso libero.
05/09/04
Collezione “la Gaia”
Sul declivio della sinuosa
strada, che da Busca sale verso l’Eremo, una vasta collezione d’arte
contemporanea ha trovato un sito accogliente, in cui dare fruibilità a manufatti
che portano in sé il vibrare dell’espressività artistica del presente. In uno
spazio solare, adagiata sulla dolce collina buschese, è cresciuta un’ampia
raccolta di sensazioni e idee. Una moderna wunderkammern di riflessioni ed
emozioni, provenienti da tutto il mondo. Progetto fortemente voluto da due
anime sensibili che hanno dato luogo ad una passione che coltivano da molti
anni.
La collezione è aperta per
studiosi o persone motivate da quest’amore per l’arte contemporanea.
Per contatti telefonare tel. 0171.945900, inviare un fax al 0171.933798
o scrivere una e-mail info@collezionelagaia.it
con le proprie motivazioni e referenze culturali.
04/09/04
Gita ne l Trentino
Nei
giorni scorsi ho fatto una breve gita in Trentino, è stata piacevole, sono
stato accompagnato da tre belle giornate solari e calde, mentre ora un cielo
autunnale colora le pareti delle mie stanze.
Sono
arrivato Venerdì nel primo pomeriggio, attraversando una marea di vigne che
percorrevano la ferrovia da Verona fino a Rovereto. Non pensavo che
producessero così tanto vino!
Alla
stazione ho finalmente rivisto una mia cara amica, che avevo conosciuto a
Londra l'anno scorso, e mi ha proposto un ricco pranzo di benvenuto, poi
abbiamo fatto un giro in questo paesino molto ben curato e carino e siamo
giunti al Mart, sono andato a vedere subito il ricco archivio storico, una vera
gioia per ricerche e curiosità sul mondo artistico. Sono rimasto lì fino alla
chiusura, ci vorrebbero più archivi così belli! e poi siamo andati in un
piacevole ristorantino.
Ho
fatto una visita a Trento cittadina che non mi è piaciuta molto, forse a causa
dei differenti stili architettonici, accatastati uno all'altro, salvo solo una
via e la piazza del Duomo in stile mediovale/gotico, per il resto una
sensazione sciatta che non me l'hanno resa molto gradevole.
Fatto
un breve giro per il centro e per alcuni musei, Museo Diocesano, Museo delle
Scienze e il Galleria Civica d'Arte Contemporanea di Trento, che era chiuso,
mentre sui comunicati pareva che fosse aperto!!!, ma il più interessante è
stato il Castello del Buonconsiglio , una specie di castello/residenza
vescovile (che era anche colui che governava la cittadina).
In questo spazio
c'era anche una piacevole mostra dedicata alla società guerriera in Europa
prima dei romani, una cosa molto archeologica per cui mi ha incuriosito ma non
appassionato. Ma molto bella la torre con al suo interno un bel ciclo pittorico
dedicato hai mesi dell'anno.
Alla sera ci siamo recati a Riva del Garda, a
pochi chilometri da Rovereto, per vedere uno spettacolo pirotecnico. Domenica
sono ritornato a visitare il grande museo di arte contemporanea, dedicandomi alla
collezione permanente, che però contiene ben poche opere, a vedersi da fuori
pare una cosa enorme e colossale ma poi alla fine ci sono queste stanze enormi
con una quadretto appeso per ogni parete, comincio a provare sempre più una
certa idea di inutile, non so, vorrei vedere più cose, tanto più quando come al
solito si vedono le solite opere note dei soliti noti artisti (come in questo
caso la Marilyn di Andy Warhol, che noia!).
C'era purtroppo anche una mostra
sulla transavanguardia, che da come si può capire non è mai stato uno dei
periodi da me preferiti (a parte certe cose di Cucchi e Paladino il resto mi
sembra bruttissima pittura) ma sono stato fortunato perché stavano anche
preparando per una rassegna sulle opere di Mirò, che per fortuna non vedrò!
Unica nota positiva una bella serie di lavori di Carrà e alcune opere rare a
vedersi degli anni 40/50 Munari, Licini, Sironi, Carrà, Tosi, mentre un poco
misera la sezione dedicata all'arte concettuale!
09/08/04
Il corpo e l’anima
Spesso
mi capita di essere interpellato a proposito della limitata materialità ed
esteticità delle mie, o di altri artisti, opere (d’arte contemporanea).
Dell’eccessiva complessità del messaggio o della difficoltà nel linguaggio
usato per svelarlo.
Forse
è ancora d’uso aspettarsi il “bell’oggetto”. In tanti, davanti ad un lavoro
contemporanea, sperano di essere rapiti dalla “Sindrome di Stendhal”.
Ma
ciò ormai pare desueto. In una società che, da molti anni, ha fatto della
bellezza il suo fulcro, dimenticandone però l’anima, sarebbe riduttivo
pretendere tale condivisione anche da parte degli artisti. Il grande problema è
l’essenza dell’individuo.
Se
nel secolo scorso Dostojeski proponeva la bellezza come salvatrice
dell’umanità, oggi pare che codesta speranza si sia realizzato in modo
sbilanciato, dedicando una eccessiva attenzione alla patina, senza scendere
nella profondità dei bisogni umani, nel soddisfare anche una bellezza del
vivere.
Se
nel ‘800 si sveniva davanti ad una visione di un’opera d’arte, oggi bisogna
reagire, diventare attivi e non addormentarsi nelle braccia di Morfeo.
Nel
nostro presente tutto è focalizzato sull’idea estetica, dove ogni cosa pare
vivere intorno alla superficie di una straripante bellezza. Oramai siamo
disposti a trasformare il nostro corpo, inserendo perfino materiali innaturali,
distruggendo in tal modo le connessioni della nostra rete biologica.
Rinunciando così alla nostra memoria, sia naturale sia fisica, per
assoggettarlo a un’idea di eterna bellezza/giovinezza, come se il momento più
completo di un individuo sia la sua fase di formazione, momento molto critico e
in continuo divenire.
(Tanto
per fare del gossip trovo spaventosa e mostruosa un’attrice come la Loren che
tenta la follia della staticità, trasformando in modo continuo il suo aspetto,
fermandolo a un tempo che ora non c’è più, rendendo il suo corpo innaturale e
irrispettoso del suo essere mutevole e reale.)
Abbiamo
sostituito il rispetto per la vecchiaia, quando finalmente si forma e completa
il percorso evolutivo di una persona, e quindi luogo del sapere e della
memoria, a vantaggio di un’eterna lobotomizzata gioventù passiva, idea già cara
alle dittature del secolo scorso.
L’arte
si trasforma e reagisce in modo violento e critico, cercando nel valore del suo
messaggio di provocare non sindromi ma atti concreti di risposta alla
congelazione della civiltà stessa. Essa ha mutato il suo interesse, passando
dagli oggetti puramente morti e decorativi a oggetti vivi e antropologici. Ci
viene in mente a tal proposito culture come quella egiziana e cinese, che
giunte al loro culmine si sono raggelate e fermate in un’idea somma di
bellezza, ma che alla fine concise con la morte e il crollo delle loro stessa
civiltà.
26/05/04
Art-Experience
Nel fine pomeriggio sono stato a Ca'
Pesaro, sede della Galleria di Arte Moderna, per la mostra su Shozo Shimamoto,
la permanente l'avevo già vista alcuni mesi fa. La mostra del giapponese era
costituita proprio da quattro pezzi, discreti.. ma chiamarla mostra?
soprattutto far pagare un biglietto! per fortuna che ho una tessera di un
giornale con cui collaboro da anni!
Per riprendermi il giorno dopo sono andato
subito all'Accademia, non ci sono parole, sempre stupenda. Una breve pranzo al
Break vicino alla Stazione e poi sono passato a vedere la seconda parte della
mostra della Masa, l'Inferno, che come già mi aspettavo non era tanto meglio
del Paradiso, via si salvava la grottesca risata di DeDominicis, per il resto
cosucce carine ma nulla di particolare.
Dopo sono andato con un traghetto
all'isola di San Lazzara a vedere il convento armeno. Qui il padre che faceva
da guida è stato molto simpatico e la raccolta di manoscritti miniati che ci ha
fatto vedere favolosa, alla sera al rientro un giro per gallerie in zona San
Marco, molto bella la mostra al Capricorno di Charlene Liu, delicati acquerelli
floreali contaminati da motociclisti on-the-road. Mercoledì un rapido giro in
biblioteca alla Fondazione Querini Stampalia, dove paiono per completarsi i
restauri su Scarpa, un architetto veneto che amo molto, visto anche la bella
mostra di Paolini e la più mediocre di un artista indiano molto MTV.
Finalmente
nel primo pomeriggio inizia il workshop. Il primo momento è molto divertente,
con persone che arrivano da tutto il mondo. Fra cui una simpatica ragazza neozelandese
e una fulminata curatrice di Londra. Ci si saluta tutti e si inizia con una
bella conferenza di Richard Shusterman sulla consapevolezza della percezione
sia culturale che corporea, e si proseguita poi alla sera con un simpatico
intervento con Daniel Birnbaum, curatore internazionale, fra il pensiero
filosofico di Wittgeistein e l'opera non materica di Rirkrit Tiravanija,
conclusasi con una allegra bevuta...
Giovedì continuano le belle giornate di
caldo, primo incontro in un bar di Campo Santa Margherita, oltre a R.Tiravanija
c'erano Philippe Parreno e Pierre Huyghe, per saluti e convenevoli e nel primo
pomeriggio ci allieta la conferenza di Maurizio Nannucci, persona squisita e
con una notevole esperienze su tanti fronti che io amo molto, sviluppo degli
spazie e cooperazione fra artisti.
Giunta la sera ci si ritrova tutti a casa di
R.Tiravanija, con gli allievi dello IUAV, per una conferenza che si protrae in
una allegra festa alla IUAV stesso. Venerdì abbiamo iniziato con una
passeggiata per le calle e per i luoghi di ristoro amati da R.T. per poi andare
in un bel giro in barca nella laguna veneziana, un cielo favoloso e una allegra
brigata, si stava molto bene. Quasi come degli argonauti alla scoperta di terre
nuove.
Tutto il viaggio si è concluso al Lido per una performance che R.T.
aveva preparato come conclusione del viaggio, una frase "ne travaillez
jamais" ricavata da un muro fotografata nei giorni della rivolta
studentesca parigina negli anni 60, delle parole critiche valide ancora oggi,
per il nostro eccessivo bisogno di consumo e produzione, che spesso sovrasta il
valore della riflessione e della creatività.
Sabato mattina ci siamo trovati
come al solito in Campo Santa Margherita e siamo andati a casa di R.Tiravanija
per una maratona culinaria in cui ognuno di noi ha realizzato un particolare
piatto, io una frittata di mele alterandola con della salvia. Il tutto è
iniziato alle 11,00 ed è durato fino alle 17,30 e poi ci siamo recati nel
chiostro di San Salvador, vicino a Rialto, dove dalle 21,00 in poi siamo stati
rallegrati da una simpatica band che ci ha portati fino all'atteso video
finale, in realtà si doveva realizzare la perfomance (che si vede nel video,
quella fatta al Lido) nel luogo, ma ci sono stati dei divieti dovuti alla
sicurezza.
Tutto comunque è stato molto gioioso e affascinante, io alla
mezzanotte sono andato a nanna, ma gli altri hanno girovagato fino a ore più
tardi. Purtroppo con Domenica si è chiusa questa bella esperienza, in un
momento di osservazione e critica dell'intero progetto, scambio degli indirizzi
e via sono tornato a casuccia. Moh sono ritornato alla mia quiete cuneese, ma
pieno di ricordi e energie da spendere per i prossimi tempi.
Si è trattato di
un'esperienza molto bella sia per le cose successe che per il piacere di aver
conosciuto tante persone costruttive e stimolanti, ci vorrebbero maggiori
occasioni come questa.
17/01/04
Nice
Oggi
sono stato a Nizza, sulla Costa Azzurra, a fare il mio solito giro per gli
spazi culturali che questa bella cittadina offre.
Ho iniziato subito dalla
bella mostra di Jan Fabre al Mamac un'interessante raccolta di alcune delle sue
più recenti ricerche. Fra le opere che più mi hanno colpito il bellissimo e
tetro “Cercueil avec cygne”, l'elegante abito realizzato con i suoi bellissimi
coleotteri intitolato "Terre de la montee des anges", mentre non
conoscevo i suoi lavori dedicati ai campi delle battaglie. La mostra
accompagnata dal solito pratico foglio/lenzuolo (ma solo in lingua inglese-francese
anche se per la prima volta c'è una piccola fotocopia in lingua italiana,
evviva!) durerà fino al 2 Maggio, contemporaneamente nello spazio nuove
proposte, al piano terra, una barocca antologia su Bruno Pelassy, recentemente
scomparso.
Il museo è aperto dal Martedì alla Domenica dalle 10,00 alle 18,00.
Uscendo ho ancora fatto un salto nel distante, collocato proprio vicino
all'aereoporto, ma molto bello Museo Asiatico dove è in corso una fantastica
mostra dedicata alla moda giapponese con alcuni abiti/opere di Rei Kawakubo,
Yohji Yamamoto, Issey Miyake e Junya Watanabe. Ambientati nella scenografia di
Gotscho che ha saputo mettere in risalto i delicati abiti.
15/09/03
Londra / Torino
Sono
appena tornato dal mio solito giro londinese, come
sempre la Tate mi lasci insoddisfatto sia per la qualità delle opere che per
l’allestimento, questa distribuzione dei lavori per temi non mi piace proprio,
compensa però l’apparato critico e la documentazione disponibile.
Si salva la
bella stanza di Rothko. Mentre sempre stupenda la National Gallery, veramente
un luogo fantastico, tutto le volte che arrivo a Charring Cross ci passo un
attimo. Anche il British ora che è terminato mi piace moltissimo.
La prima
volta che ci sono stato era completamente stravolto dalla ristrutturazione, non
si capiva molto, ma ora è stupendo. La corte centrale è ricca di allegri e
abbordabili bar, anche se il più bello è il ristorante della Potrait con questa
veduta su Londra che è fra le più suggestive.
Sono
andato a vedere anche il Swiss Re, questo cetriolo nel centro della City, da
vicino ha uno strano effetto di leggerezza, il vicino palazzo dei Loyd’s pare
pesantissimo! Purtroppo non era possibile entrare. Sullo sky-line della città
ha un forte impatto.
Torino ..
Domenica
scorsa sono andato alla mostra della Biennale di Fotografia a Palazzo
Bricherasio, ci sono molte fotografie, legate al tema la natura... cosa dire di
più... boh c'è un poco di trash, delle foto decenti, quelle brutte ma
concettuali etc... quelle allusive al sesso (che questo tira sempre..) ma poi
uno esce e va alla Fnac dove c'è una mostra di fotografia ( ma lì le fanno
sempre.. per vendere il libro..) e rimani affascinato dalle foto fatte 60 anni
fà da I.Morath (sensa tutta sta roba del computer che ti corregge tutto..) e
comincia a domandarti ...
ma questi della biennale hanno mai visto come si
fotografava 50 anni? e infatti si vede....
06/09/03
Realtà?
Sempre
più difficile, ma forse impossibile, trovare delle opere che rappresentino la
realtà, in forma chiara ed univoca. Opere artistiche che diano sostanza
estetica al mondo che ci circonda, per descrivere l'universo in cui viviamo. La
tradizione non sa più portare avanti significati oramai slegati da un contesto
logico e storico, tutto è nuovo, indipendente o talmente concatenato che non si
riesce a dipanare la matassa delle origini.
In
questo presente non esistono più verità totali, o risultano irraggiungibili.
Perciò non può esistere un'opera assoluta che cerchi di descrivere il tempo in
cui nasce.
Oggi
non esiste una forma unica ma tante parti. La totalità nasce dalla sua
segmentazione. La falsa visione globale rivela all'avvicinarsi una
frammentazione, forse le singole porzioni sono più significative dell’ unità
globale.
Ogni
nuova creazione è forma che necessita di assorbire e crescere, instabile,
riflessiva, così vuole essere quest'opera che nella sua presenza sul web riesce
ad esprimere al meglio una modernità sempre più incomprensibile e indefinibile.
"il
mondo non può essere espresso, può essere solo vissuto"
27/02/03
Gli aspetti culturali
I primi segnali di cambiamento
sono avvenuti con la pop art e il minimalismo, da quando si è iniziato a creare
opere legate a diversi mezzi, non prettamente classici (pittura e scultura), e
lavori artistici che si realizzavano in uno scorrere del tempo (happening
etc..). Essi hanno aperto le porte all´espressività della land art, dell´arte
concettuale, della body-art. Gli artisti non seguono più una particolare
corrente ma si evolvono autonomamente. Interessante notare come da questo
momento in poi non si sono più avute evoluzioni lineari ma fenomeni di
differenziazione a volte dialoganti fra loro o che crescono indipendentemente
dal contesto generale. Forme evanescenti, descrittive, narrative. Il
minimalismo è stato anche un momento significativo per avvicinarci a nuove
considerazioni sulla società e sull'ambiente. Rinnovando le culture, le
tematiche, portandoci ad un superamento delle correnti artistiche, creando
un'indipendenza dell'artista e la diversificazione del mercato. L'arte che
diventa soggetto, si dibatte su cos'è arte, qual è il suo linguaggio, la sua
funzione, su chi è artista. Si fanno riflessioni sull'opera e sui soggetti che
la conoscono, si formano nuovi artista e nuovi fruitori. E fra queste figure si
sviluppa un dialogo. L'artista può definire cosa sia un'opera/espressione e
cosa non lo sia, cioè cosa egli non vuole affermare e ciò che egli vuole
affermare. Sempre di più le opere portano in se un valore di forma interattiva.
Un'attenzione al dialogo, alla multifunzione, al coinvolgimento dello spettatore,
alle relazioni, ai rapporti. Sempre più i momenti artistici sono caratterizzata
dalla convivialità, dall'incontro, da uno spirito comunitario. (artisti che
realizzano ristoranti, negozi, che interagiscono con i galleristi (facendoli
diventare opere o usando i loro mezzi). Forse perché una delle componenti
dell'umanità è la sua socievolezza.
L'artista deve essere capace di
ascoltare continuamente, intuire, percepire ogni suono del mondo, ogni segnale
della comunità, e convertire tutto ciò in un nuovo mondo reale. L'artista come
antropologo che sappia descrivere il proprio presente. Egli deve saper entrare
nel sistema sociale e sapersi rivolgere alla collettività, sia usando modi
pubblicitari o elaborando forme più intimistiche. Se la vita è una necessità,
l'arte è la sua forma. Non solo più oggetti ma un coordinamento di materiali,
spazio e tempo. L'arte diventa vita, rinunciando al suo estetismo per diventare
"estasi" (via esageriamo!!!). Essa può avere una via sia spirituale
sia espressionista di un'energia personale che prende forma. In una società
come la nostra, dove i bisogni materiali sono già stati realizzati, l'arte ha
il compito di soddisfare il nostro "essere spirituale". Un grosso
rischio è correre, seguendo lo spirito consumistico, verso una continua ricerca
di un nuovo, in un meccanismo di consumo infinito ma insoddisfacente.
Oggi tutte le opere sono aperte a
chiunque, le letture possono essere molteplici, multidirezionali. Oggi
l'artista non è più un creatore di semplici immagini o forme, essendo chiunque
in grado di crea un'immagine, ma un creatore di realtà. Non limitandosi alla
semplice funzione di creatore di oggetti ma realizzando eventi, sensazioni,
incontri, che diventano i nuovi elementi base dell'arte. Quasi come
un'estensione dell'opera materica, uno sviluppo reale di un quadro o di una
scultura in un determinato spazio e tempo. Molto importante notare la
differenza rispetto agli anni 60/70 in cui tutto il lavoro artistico era
realizzato con un atteggiamento rivoluzionario, di contrasto e contrapposizione
al mondo. Oggi questo atteggiamento risulta inutile, obsoleto, dopo tutti
questi anni di attesa di una rivoluzione, si è capito che non c'è più nulla da
rivoltare.. anzi si adotta un atteggiamento da "Virus" cioè da elemento
che all'interno del sistema muta e altera le funzioni del sistema stesso.
Siamo completamente liberi di
amare ciò che più ci piace non dobbiamo più sottostare a nessun diktat
culturale, e come tutte le libertà è molto difficile poterla gestire.......o
forse preferiamo avere dei vati che ci dicono cosa amare?
Queste sono alcune mie idee
sull'arte del presente, forse incomplete e confuse, ma in attesa di un
confronto aperto con altre visione....
Il testo è no-copywrite,
diffusibile liberamente citandone la fonte d'origine.
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