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23/02/17

MUSEORAMA. Spazio, tempo e architettura


MUSEORAMA. Spazio, tempo e architettura nel “GDM - Grand Dad’s Visitor Center” di Laure Prouvost è il primo appuntamento del Public Program|Laure Prouvost, una serie di incontri e proiezioni dedicati ad ampliare e approfondire la visione della mostra “GDM - Grand Dad’s Visitor Center”, ospitata nello shed di Pirelli HangarBicocca fino al 9 aprile 2017. Concepita come un immaginario museo, la mostra è lo spunto per un programma che invita a riflettere sui temi del lavoro di Prouvost e più in generale dell’arte contemporanea. La tendenza a sovrapporre differenti fonti visuali e culturali, la ricerca di una relazione coinvolgente e spiazzante con lo spettatore, la volontà di creare narrazioni complesse e stratificate sono alcuni dei temi al centro di quattro appuntamenti con la presenza di ospiti italiani e stranieri, che comprendono anche una serata di proiezioni video e un concerto/performance concepito con la partecipazione dell’artista.

Giovedì 23 febbraio, Pirelli HangarBicocca presenta un incontro con le architette e designer Anna Barbara e Aurora Destro all’interno di “GDM – Grand Dad’s Visitor Center”, il museo realizzato da Laure Prouvost per la mostra omonima.

Le due protagoniste di questa conversazione conducono il pubblico attraverso le opere di Laure Prouvost e alcuni dei temi affrontati nel suo inafferrabile museo: il corpo e i sensi, il linguaggio e la finzione. Il dialogo coinvolgerà anche il pubblico presente e giocherà con l’ironia del misunderstanding – uno dei temi chiave del lavoro di Prouvost – per poi interrogarsi su chi sia veramente il protagonista di questo “museorama”: l’artista, il nonno, la nonna – prima ispiratrice del progetto – o il visitatore?

Anna Barbara, professore di Interior Design alla Scuola di Design del Politecnico di Milano, tiene lezioni e corsi presso numerose università internazionali negli Stati Uniti e in Cina e la sua ricerca è focalizzata sulle relazioni che intercorrono tra sensi, tempo e spazi, nel design, interior design e architettura.
Tra le sue pubblicazioni più note, Storie di architettura attraverso i sensi (Bruno Mondadori, 2000, riedizione Postmedia Books 2011); Architetture invisibili. L’esperienza dei luoghi attraverso gli odori (Skira 2006); Sensi, tempo e architettura. Spazi possibili per umani e non (Postmedia Books, 2012) e il recente saggio Forms of space and time (in S. Yelavich e B. Adams, Design as future-making, Bloomsbury Publisher 2014). Nel 2016 ha fondato SenseLab.

Aurora Destro vive e lavora a Milano dove è architetto-designer e “visual-jockey”.

I prossimi appuntamenti del Public Program|Laure Prouvost:


Giovedì 2 marzo 2017, ore 20.30
INCONTRO
LOST IN CREATION. Montaggio e concatenazione come pratica artistica
Marco Senaldi – filosofo, curatore e teorico d’arte contemporanea – ripercorre in modo evocativo la storia dell’arte e degli artisti che hanno fatto del collage e del montaggio una pratica e una scelta linguistica, da Marcel Duchamp a Pierre Huyghe.

Giovedì 23 marzo 2017, ore 20.30
PROIEZIONE
GDM CINEMA. Video da tank.tv

Un appuntamento dedicato alla piattaforma online tank.tv – progetto pionieristico di ricerca, curato tra il 2003 e il 2010 da Laure Prouvost. Durante la serata viene proposta una selezione di video e una conversazione tra Ajay Hothi, direttore di tank.tv, Lucia Aspesi e Fiammetta Griccioli di Pirelli HangarBicocca sull’attività curatoriale dell’artista.

Sabato 1 aprile 2017, ore 22
PERFORMANCE MUSICALE
Un evento in occasione di miart. A cura di Pedro Rocha.

09/02/17

Crossoover/s


Miroslaw Balka BlueGasEyes, 2004 Veduta dell’installazione,
 “Fragment“, Akademie der Künste, Berlino, 2011 Courtesy dell’artista e Gladstone Gallery, New York e Bruxelles Foto: Andreas Suess

Pirelli HangarBicocca presenta “CROSSOVER/S”, la prima retrospettiva italiana di Miroslaw Balka, artista tra i più rilevanti degli ultimi trent’anni che pone al centro del suo lavoro l’indagine sull’esistenza e la natura dell’uomo e sulla memoria individuale e collettiva. Attraverso una riflessione sulla storia dell'Europa e della Polonia, dove l'artista è nato, vive e lavora, Balka prende spunto da elementi ed eventi della propria biografia per realizzare opere che affrontano temi universali con grande potenza evocativa.
                                    
La mostra, a cura di Vicente Todolí, raccoglie quindici lavori iconici, tra sculture, installazioni e video, realizzati da Balka (Varsavia, 1958) dagli anni Novanta a oggi, oltre a una nuova produzione, Holding the Horizon(2016), video concepito appositamente per il progetto espositivo di Pirelli HangarBicocca.

L'inizio dell'attività di Miroslaw Balka risale alla metà degli anni Ottanta, periodo nel quale l'artista realizza sculture figurative legate alla propria storia personale e al contesto storico-politico della Polonia del secondo dopoguerra. Agli inizi degli anni Novanta Balka abbandona le forme antropomorfe per realizzare opere che rappresentano oggetti simbolici quali letti, pedane e fontane, che alludono alla presenza umana senza mai raffigurarla. Balka concepisce questi lavori anche attraverso l’uso di materiali comuni quali legno, sale, cenere, sapone, cemento e ferro, utilizzando spesso come unità di misura le dimensioni del proprio corpo, esplicitate nei titoli delle opere. Le proporzioni mettono in relazione diretta la figura umana con lo spazio, lo sguardo, l’esperienza e la memoria.

La mostra “CROSSOVER/S”, concepita per lo spazio delle Navate di Pirelli HangarBicocca, intende approfondire e portare all’attenzione del pubblico questo successivo periodo di ricerca e produzione dell’artista in un percorso immersivo, caratterizzato da incroci fisici, simbolici e temporali, dove anche la luce e l’oscurità assumono un ruolo centrale e in cui lo spettatore prende coscienza della propria presenza e funzione nello spazio. Balka afferma infatti che “è importante ricordare al visitatore che egli non è soltanto occhi, ma anche corpo che cammina nello spazio” (Miroslaw Balka, in Dylan Kerr, Sculptor Miroslaw Balka on the Romance of Conceptual Art, “Artspace”, 2015). 

Un simbolico orizzonte in cui l’occhio dell’osservatore si perde, apre e chiude allo stesso tempo il percorso espositivo.Balka ha deciso, infatti, di collocare sopra la porta d’ingresso e d’uscita dello spazio delle Navate uno schermo LED, su cui viene trasmesso il video Holding the Horizon (2016), l’immagine instabile di una striscia di carta gialla su sfondo nero. I visitatori, una volta attraversato lo spazio, osserveranno nuovamente l’opera, uscendo. In questo modo la mostra viene concepita come un percorso circolare, che mette in luce nuovi aspetti e significati delle opere esposte. 

Al centro del percorso espositivo è collocata Cruzamento (2007), una struttura a forma di croce, formata da una rete metallica e diversi ventilatori. Con questa installazione Balka riflette sui concetti di attraversamento e di passaggio, creando un crocevia nella zona centrale della Navate che rappresenti per i visitatori una soglia da attraversare per poter proseguire il loro percorso. L’aria che proviene dai ventilatori spinge verso il suolo e provoca uno sforzo nell’attraversamento, enfatizzando così ulteriormente i temi alla base dell’opera. Quest’idea ricorre anche in altri lavori esposti in “CROSSOVER/S”, come in 200 x 760 x 550 The Right Path (2008/2015), un corridoio buio in metallo, che i visitatori sono invitati a percorrere e che sembra condurre in un luogo fuori dallo spazio espositivo.
Nel Cubo, accessibile tramite un ingresso ristretto, è invece installata Yellow Nerve (2012/2015), un’opera quasi impercettibile, ma che mette in luce le dimensioni e la vastità dello spazio, giocando con la sua verticalità: un sottile filo giallo scende dal soffitto fino a toccare il pavimento ruotando lentamente su stesso. Posta a uno degli estremi della mostra, questa linea verticale sembra connettersi con quella orizzontale di Holding the Horizon che apre il percorso, creando un incrocio concettuale tra diversi piani.


Miroslaw Balka To be, 2014 Veduta dell’installazione, 
Muzeum Sztuki Nowoczesnej, Varsavia, 2014 Courtesy dell’artista Foto Bartosz Stawiarski


L’artista ha concepito la mostra in modo da coinvolgere il visitatore non solo visivamente e intellettualmente, ma anche attraverso le dimensioni del suo corpo e tutti gli altri sensi. Balka colloca così le diverse opere utilizzando tutte le superfici delle Navate – il suolo, le pareti e il soffitto – e induce a percepirle anche attraverso il tatto, l’olfatto e l’udito. Così la proiezione dei video sul pavimento, l’eco incessante dell’acqua tinta di nero che scorre sul metallo dell’installazione Wege zur Behandlung von Schmerzen (2011) – una grande fontana che si staglia nello spazio –, o l’odore intenso che emana Soap Corridor (1995) – un corridoio rivestito di sapone ideato per la prima volta in occasione della Biennale di Venezia del 1993 – portano a concentrarsi sui propri movimenti nello spazio e sulla propria presenza in esso.

Balka, analizzando la percezione dello spazio da parte dell’individuo e indagando la natura dell’esperienza umana attraverso continui confronti e incroci spaziali e sensoriali, realizza un percorso che permette di scoprire i significati simbolici raccolti nelle sue opere. Alcune di queste rimandano a una ricerca costante di una dimensione domestica e familiare, come in Common Ground (2013/2016), installazione composta da zerbini raccolti dalle abitazioni di una via di Cracovia, attraverso la quale l’artista riflette sull’idea di ingresso e soglia e sull’intimità della casa, e si legano a una dimensione collettiva – come 7 x 7 x 1010 (2000), una colonna di saponette che rievoca la memoria dei precedenti proprietari, abitanti sconosciuti della capitale polacca, che le hanno utilizzate.

In “CROSSOVER/S” a questi motivi individuali si intrecciano anche temi legati alla storia recente della Polonia e alla memoria collettiva di eventi drammatici del passato, ma ancora vividi nel presente, come quelli della Seconda guerra mondiale e dell’Olocausto: così l’installazione video BlueGasEyes (2004), una proiezione di due fornelli su superfici di sale sul pavimento, rimanda all’immagine del focolare domestico, ma simbolicamente suggerisce un collegamento con la distruzione e la morte nei campi di concentramento; mentre nell’installazione 250 x 700 x 455, ø 41 x 41/Zoo/T (2007/2008) la dimensione ludica dello zoo suggerita dal titolo si trasforma in reminiscenza drammatica di quello costruito nel campo di Treblinka per distrarre e divertire le guardie.

La contemporaneità non esiste, non possiamo cogliere lo scorrere ininterrotto del tempo. Nel momento stesso in cui ci muoviamo verso il futuro, siamo sempre già nel passato. Questa è la condizione della mia scultura […] Tutto ciò che tocchiamo viene dal passato, è il nostro avvicinamento alla morte. Per me è importante con la mia arte afferrare quella consapevolezza della vita. (In Frances Morris, “Dawn”, guida alla mostra, Tate Gallery 1995-1996)

Nella mostra in Pirelli HangarBicocca passato e presente si incrociano costantemente, creando un percorso temporale in cui memorie e mitologie personali si legano con quelle collettive di un popolo, mettendo in luce dinamiche storiche complesse, ancora oggi difficili da affrontare.

Biografia di Miroslaw Balka
Miroslaw Balka (Varsavia, 1958) vive e lavora a Varsavia in Polonia, dove insegna e dirige dal 2011 lo Studio of Spatial Activities presso il Dipartimento di Media dell’Accademia di Belle Arti. Diversi musei e istituzioni hanno dedicato mostre personali a Balka, tra cui: Museum Sztuki, Łódź (2015); Freud Museum, Londra (2014); National Centre for Contemporary Art, Mosca e WRO Art Center, Wroclaw, (2013); Akademie Der Kunste, Berlino e Centre for Contemporary Art, Varsavia (2011); Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía, Madrid (2010); Modern Art Oxford, Oxford e University Gallery, University of Massachusetts, Amherst, Massachusetts (2009); National Galleries of Scotland, Edinburgo (2008); Irish Museum of Modern Art, Dublino e Museum of Modern Art, Rio de Janeiro (2007); Kunstsammlung Nordrhein-Westfalen, Düsseldorf (2006); Kröller-Müller Museum, Otterlo, S.M.A.K., Ghent e Galeria Zachęta, Varsavia (2001); IVAM, Centre Del Carme, València (1997); Tate Gallery, Londra (1995); Van Abbemuseum, Eindhoven (1994); Museum Haus Esters-Kunstmuseen Krefeld, Krefeld e The Renaissance Society, University of Chicago, Chicago (1992); De Appel Arts Centre, Amsterdam (1991). Ha partecipato a cinque Biennali di Venezia (1990, 1993, 2003, 2005, 2013), rappresentando la Polonia nel 1993; due volte alla Biennale di Sidney (1992, 2006); alla Biennale di Liverpool (1999) e di San Paolo (1998), e a documenta IX, Kassel (1992). Nel 2009 ha presentato il progetto How It Is parte della commissione annuale Unilever Series presso la Tate Modern, Londra.


Miroslaw Balka Wege zur Behandlung von Schmerzen, 2011 
Veduta dell’installazione, Four Domes Pavilion,  roclaw, 2011 Courtesy dell’artista Foto Lukasz Kropiowski

Il Programma Espositivo di Pirelli HangarBicocca
“CROSSOVER/S” fa parte del programma di mostre concepito dal Direttore Artistico Vicente Todolí per Pirelli HangarBicocca. La mostra di Miroslaw Balka viene presentata nello spazio delle Navate dove la programmazione proseguirà con le mostre di Lucio Fontana (20 settembre 2017 – 25 febbraio 2018), Matt Mullican (marzo 2018 –  luglio 2018). Nello Shed invece sarà presentata le mostra personale di Rosa Barba (5 maggio 2017 – 8 ottobre 2017).

Pirelli HangarBicocca
Pirelli HangarBicocca è un’istituzione no profit dedicata alla promozione e alla produzione dell’arte contemporanea. Con una ricca e intensa programmazione, Pirelli HangarBicocca presenta mostre personali dei più importanti artisti internazionali che si distinguono per il loro carattere di ricerca e sperimentazione, oltre che un calendario di eventi culturali e approfondimenti, garantendo al pubblico l’accesso gratuito allo spazio.


Scheda info
Istituzione                                            Pirelli HangarBicocca
Artista                                                  Miroslaw Balka          
Titolo                                                   “CROSSOVER/S”
A cura di                                              Vicente Todolí
Conferenza stampa                            14 marzo 2017, ore 11.00
Opening                                              15 marzo 2017, ore 19.00
Date mostra                                        16 marzo 2017–30 luglio 2017
Dove                                                   Via Chiese 2, Milano
Orari di apertura                                 Giovedì–domenica, 10.00-22.00
Ingresso                                              Libero
Catalogo                                              Mousse Publishing
Laboratori                                            In settimana per le scuole
 Il weekend per le famiglie

Informazioni per il pubblico
+390266111573

18/10/16

Laure Prouvost all'HangarBicocca a Milano





Pirelli HangarBicocca presenta dal 19 ottobre 2016 al 9 aprile 2017 la mostra personale di Laure Prouvost “GDM – Grand Dad’s Visitor Center”, le cui opere costruiscono un museo dove il visitatore può affrontare un viaggio seducente che emoziona e disorienta

Vincitrice del Turner Prize, Laure Prouvost mostra per la prima volta uno dei suoi più ambiziosi progetti: un’opera d’arte totale che racchiude al suo interno video dai montaggi sincopati, grandi installazioni, luci e suoni, oltre a una profusione di immagini e parole che espandono l’immaginazione


Pirelli HangarBicocca presenta dal 19 ottobre 2016 al 9 aprile 2017 “GDM – Grand Dad’s Visitor Center”, la mostra personale di Laure Prouvost (Yeovil, Francia, 1968), artista francese vincitrice del Turner Prize nel 2013. Tra le figure più interessanti della sua generazione, Prouvost racconta storie complesse con humor surreale, inglobando nel proprio lavoro le modalità della comunicazione contemporanea contraddistinta da una proliferazione e da un costante consumo di immagini.

La mostra “GDM – Grand Dad’s Visitor Center”, a cura di Roberta Tenconi, è un’opera d’arte totale che raccoglie oltre quindici lavori - installazioni, video su monitor e proiezioni, sculture e objet trouvé -che insieme danno vita a un singolare museo dedicato al nonno dell’artista, un luogo stratificato e in divenire, dove architettura e contenuto si integrano a vicenda. Tra le opere presentate: If It Was (2015),Into All That Is There (2015), We Know We Are Just Pixels (2014), Grandma’s Dream (2013), Before, Before (2013), The Wanderer (God First Hairdresser / Gossip Sequence) (2013), I Need to Take Care of My Conceptual Granddad (2010), The Artist (2010) eMonolog (2009).

Laure Prouvost si muove con ampia libertà tra diversi sistemi di rappresentazione, alternando da una parte la finzione, il non-senso, il mondo immaginario e onirico e dall’altra la realtà dell’esperienza quotidiana e delle sensazioni umane. I suoi progetti uniscono un’estetica naïf ebric-à-brac, oggetti ordinari, installazioni labirintiche e architetture instabili a un utilizzzo elaborato della tecnologia.
Nei suoi video, gioca con i codici espressivi della musica pop, della cultura di massa, del cinema e del web, utilizzando una sovrabbondanza di immagini e ricorrendo alle parole scritte e a un montaggio frenetico per alterare il normale procedere del racconto. Mentre l’uso della propria voce e l’interazione diretta con lo spettatore – che viene chiamato in causa e spesso invitato a compiere delle azioni – rompono la convenzionale distanza tra pubblico e finzione cinematografica. Il visitatore, chiamato a muoversi, a toccare, a ballare e a assaporare del cibo, è coinvolto con tutti i sensi ed è invitato a espandere i confini della sua immaginazione e della realtà visiva.

Centrale nelle opere di Laure Prouvost risulta il tema del linguaggio.L’artista spesso trasforma e mette in discussione il significato delle parole, adatta un testo in immagini, traspone un film in scultura, fino a generare una confusione linguistica – anche attraverso una traduzione sfalsata dalla lingua madre francese all’inglese, idioma assimilato negli oltre diciotto anni trascorsi a Londra.

Mi confronto sempre con il linguaggio. Vivere in Inghilterra mi ha portato a dover affrontare fraintendimenti e malintesi nella comunicazione. Ciascuno crea la propria visione delle cose e a volte sono proprio queste visioni a spingere il  linguaggio oltre il significato letterale. (Laure Prouvost, 2012)

In “GDM – Grand Dad’s Visitor Center” il percorso espositivo si sviluppa in ambienti stranianti e atmosfere paradossali: un salone di bellezza, superfici specchianti, stanze inclinate e spigolose, corridoi bui e labirintici, un’area in cui viene offerto il tè e una zona per il karaoke. La mostra alterna luci e suoni, immagini e parole scritte, momenti di quiete e contemplazione a occasioni di euforia, in un viaggio seducente che avvolge il visitatore e che ne richiede la sua piena partecipazione.

Il progetto si ispira alla presunta storia del nonno di Laure Prouvost, prolifico artista concettuale e caro amico del celebre artista tedesco Kurt Schwitters, che scavando un lungo tunnel tra il suo studio e l’Africa, un giorno non ne fa più ritorno, lasciando la moglie – la nonna dell’artista – unica custode delle sue opere. In particolare, l’idea per il Visitor Center prende avvio nel 2013 con l’installazione video Wantee, in cui compaiono alcune sculture create dal nonno, ma ormai trasformate in oggetti di uso domestico. La costruzione del Visitor Centerrimanda anche a una più ampia riflessione sul significato stesso di museo come luogo deputato alla conservazione di opere e alla loro trasmissione nel domani. Nel video If It Was (2015) Prouvost ne mette in discussione le convenzioni: immagina un posto in cui ballare e cantare, dove i visitatori sono accolti caldamente con un bacio, possono fare Zumba e accarezzare le opere. E’ un luogo in cui il passato, con in suoi momenti oscuri e impolverati, assume significato nel presente e nel futuro, e in cui il pubblico viene trasportato “attraverso il tunnel della storia” verso “altri luoghi”.

Una delle opere più significative in mostra è The Wanderer (God First Hairdresser / Gossip Sequence) (2013), un’installazione che riproduce accuratamente il set di un negozio da parrucchiere e in cui è possibile accedere per guardare il video omonimo. L’opera è una delle sette parti di cui si compone The Wanderer, progetto che trasforma in immagini e sculture la surreale interpretazione de Le Metamorfosi di Franz Kafka realizzata dall’artista scozzese Rory MacBeth che ha tradotto il libro senza sapere il tedesco e senza l’ausilio di un vocabolario. La versione di Prouvost porta all’eccesso la confusione della traduzione, dando vita a una bizzarra narrazione in cui Gregor, il protagonista, si perde in un mondo assurdo e letteralmente capovolto, tra bunker e atmosfere da Guerra Fredda e il negozio per pettinature africane di sua madre.

Il tema dell’identitá é sostanziale anche nella genesi del personaggio del nonno che compare in diverse opere presenti in Pirelli HangarBicocca. Tra queste, il video che vede la sua prima apparizione I Need to Take Care of My Conceptual Grandad (2010),girato a Londra all’interno dello studio dell’artista John Latham (1921-2006) a cui Prouvost aveva fatto da assistente per alcuni anni. Il nonno è presente anche nei video The Artist (2010),Wantee (2013) e Grandma’s Dream (2013) – quest’ultimo mostrato all’interno della camera da letto della nonna, un luogo fantastico tutto rosa in cui è più semplice sognare.

Laure Prouvost
Laure Prouvost (Yeovil, Francia, 1968), vive e lavora tra Aruba e Londra. Si è diplomata nel 2002 al Central St Martins College of Art e nel 2010 al Goldsmith College di Londra. Dal 2003 ha diretto per dieci anni tank.tv, piattaforma online per video d’arte. Vincitrice del Turner Prize e del Max Mara Art Prize for Women nel 2013, ha esposto in diverse istituzioni internazionali tra cui: Haus der Kunst, Monaco (2015); Musée départemental d’art contemporain, Rochechouart (2015); Neuer Berliner Kunstverein, Berlin (2014); New Museum, New York (2014); Whitechapel Gallery, Londra (2013); Tate Britain, Londra (2013); Collezione Maramotti, Reggio Emilia (2013); Fondazione Morra Greco, Napoli (2012); The Hepworth, Wakefield (2012).
Oltre alla personale in Pirelli HangarBicocca, nel 2016 è in corso una mostra in tre tappe presso Le Consortium, Digione (giugno – settembre 2016); MMK, Francoforte (settembre – novembre 2016); Kunstmuseum Luzern, Lucerna (ottobre 2016 – febbraio 2017).

Il Programma Espositivo di Pirelli HangarBicocca
“GDM – Grand Dad’s Visitor Center” fa parte del programma di mostre concepito dal Direttore Artistico Vicente Todolí per Pirelli HangarBicocca. La mostra di Laure Prouvost viene presentata nello spazio dello Shed dove la programmazione proseguirà con le mostre diRosa Barba (maggio – settembre 2017) e la collettiva “Take Me (I’M Yours)” (ottobre 2017 – febbraio 2018). Nello spazio delle Navate è presentata contemporaneamente la mostra “Situations” di Kishio Suga (30 settembre 2016 – 29 gennaio 2017), mentre le mostre future includono Miroslaw Balka (marzo – luglio 2017), Lucio Fontana (settembre 2017 – gennaio 2018), Matt Mullican (febbraio – luglio 2018).

Pirelli HangarBicocca
Pirelli HangarBicocca è un’istituzione no profit dedicata alla promozione e alla produzione dell’arte contemporanea che riflette la cultura d’impresa di Pirelli e il suo impegno per la ricerca, l’innovazione e la diffusione dei linguaggi contemporaneai. Con una ricca e intensa programmazione, Pirelli HangarBicocca presenta mostre personali dei più importanti artisti internazionali che si distinguono per il loro carattere di ricerca e sperimentazione, oltre che un calendario di eventi culturali e approfondimenti, garantendo al pubblico l’accesso gratuito allo spazio.

26/04/16

Carsten Holler Doubt‬ all'Hangar Bicocca di Milano


Questi progetti che sanno più di luna park che di opere artistiche mi lasciano perplesso.

Ok lo slittamento creativo ma qui mi pare tutto così immediato e poco profondo, sicuramente ci si diverte, si esce emozionati, ma non si va molto più lontano e il concetto di opera artistica è molto labile.










‪#‎CarstenHollerDoubt‬  ‪#‎PirelliHangarBicocca‬ 

04/07/15

HangarBicocca prossimamente al 2018

 Kishio Suga Gap of the Entrance to the Space (Kainyusa), 1979 Tokyo Gallery, Tokyo Japan Pinault Collection Photo: Kishio Suga Courtesy the Artist




Pochi giorni fa, a Londra, si è tenuta la presentazione della nuova programmazione artistica dell'HangarBicocca, lo spazio per l’arte contemporanea gestito e finanziato da Pirelli.
Vicente Todolí, Direttore Artistico dell’istituzione milanese dal 2013, ha reso pubblico il calendario delle mostre in programma fino al 2018, con nove mostre personali dedicate ad artisti internazionali e prodotte da HangarBicocca: Philippe Parreno, Petrit Halilaj, Carsten Höller, Kishio Suga, Laure Prouvost, Miroslaw Balka, Lucio Fontana, Maria Nordman, Matt Mullican.

Tra i progetti speciali, è previsto l’arricchimento dell’installazione permanente di Anselm Kiefer I Sette Palazzi Celesti con cinque  opere di grandi dimensioni.

Con una struttura architettonica tipicamente industriale (qui si costruivano componenti di treni) e una superficie di 15.000 metri quadrati, HangarBicocca è uno degli spazi espositivi più grandi d’Europa, un luogo flessibile di conoscenza e di approfondimento dei temi dell’arte e della cultura contemporanee.

“Lavorare con gli spazi industriali di HangarBicocca è una sfida. Non abbiamo cercato di modificarli creando un white cube, ma di enfatizzare le caratteristiche uniche di questo luogo. Abbiamo concepito un programma che comprende artisti ai quali non sia ancora stata dedicata una retrospettiva in Italia. Non inseguiamo i modelli già esistenti, ma tentiamo di proporne di nuovi, realizzando intere mostre site-specific e non opere site-specific, come accade per la Turbine Hall, per Monumenta, per il Grand Palais” spiega Vicente Todolí.

“L’arte contemporanea rappresenta uno strumento  importante per comprendere la realtà, cogliere le nuove tendenze, capire i nuovi linguaggi. Elementi essenziali nella cultura di un’impresa come Pirelli, che da sempre vive e assicura il proprio futuro attraverso la ricerca e l’innovazione. HangarBicocca è una concreta testimonianza del continuo confronto della nostra azienda con la contemporaneità, oltre che un importante progetto di responsabilità sociale con cui l’azienda si rivolge alla società e al territorio” ha dichiarato Marco Tronchetti Provera, Presidente e CEO di Pirelli.

Petrit Halilaj She, fully turning around, became terrestrial, 2015 Photo:Thekla Meusel Courtesy the artist, Chert ,Berlin and kamel mennour, Paris

Il calendario 2015-2018, messo a punto da Vicente Todolí, alternerà nei due diversi spazi espositivi delle “Navate” (9.500 mq) e dello “Shed” (1.400 mq) mostre di artisti più affermati e artisti più giovani.

Lo spazio delle “Navate”, il più ampio all’interno di HangarBicocca, ospiterà a partire da  ottobre 2015 retrospettive di affermati artisti internazionali:

22 ottobre 2015 – 14 febbraio 2016, Philippe Parreno (1964, Orano, Algeria), “Hypothesis”, la prima personale in Italia di uno degli artisti internazionali più rilevanti degli ultimi venti anni, in cui opere incentrate sulla luce e sulle immagini in movimento abiteranno lo spazio espositivo  (a cura di Andrea Lissoni);

9 marzo – 31 luglio 2016, Carsten Höller (1961, Bruxelles), “Doubt”, una mostra che comprende molte tra le più importanti installazioni e sculture dell’artista, che sfida la percezione dello spettatore e dà la possibilità al pubblico di scegliere tra due differenti percorsi visivi, con opere provenienti dalle maggiori collezioni e istituzioni internazionali (a cura di Vicente Todolí);

settembre 2016 – gennaio 2017, Kishio Suga (1944, Morioka, Giappone), la prima personale in un’istituzione occidentale dell’artista che è una delle figure di riferimento del gruppo giapponese di fine anni Sessanta Mono-ha (a cura di Vicente Todolí);

febbraio – maggio 2017, Miroslaw Balka (1958, Varsavia), una mostra dedicata allo scultore attivo fin dagli anni Ottanta, che nel 2009 ha realizzato il progetto How It Is per “The Unilever Series” alla Tate Modern di Londra (a cura di Vicente Todolí);

giugno – novembre 2017, Lucio Fontana (1899, Rosario, Argentina – 1968, Varese), una mostra dedicata agli Ambienti Spaziali, opera di uno dei più influenti e riconosciuti artisti italiani. Curato da Vicente Todolí, Marina Pugliese e Barbara Ferriani, il progetto espositivo sarà realizzato in collaborazione con la Fondazione Lucio Fontana. (date da confermare)

dicembre 2017 – aprile 2018, Matt Mullican (1951, Santa Monica), una grande retrospettiva dedicata all’artista, conosciuto per avere introdotto negli anni Settanta l’ipnosi come pratica perfomativa all’interno del linguaggio artistico (a cura di Roberta Tenconi).

Lo spazio “Shed” di HangarBicocca è dedicato a mostre
personali di giovani artisti con una carriera già consolidata:

2 dicembre 2015 – 13 marzo 2016, Petrit Halilaj (1986, Kostërrc, Skenderaj-Kosovo), promettente artista che ha rappresentato il Kosovo alla Biennale di Venezia nel 2013, presenterà per la prima volta in un’istituzione italiana una mostra costituita da diversi progetti (a cura di Roberta Tenconi);

ottobre 2016 – febbraio 2017, Laure Prouvost (1978, Croix-Lille, Francia), vincitrice del Turner Prize nel 2013, presenterà nello spazio alcuni dei suoi principali lavori (a cura di Roberta Tenconi);

marzo 2017 – luglio 2017, Maria Nordman (1943), una retrospettiva di una delle più influenti artiste degli ultimi quarant’anni. In questo progetto site specific, Nordman metterà in dialogo la propria opera con le caratteristiche uniche dello “Shed” (a cura di Roberta Tenconi e Sandra Guimarães).
Nel prossimo biennio, inoltre, HangarBicocca svilupperà e realizzerà progetti speciali in collaborazione con altre istituzioni e artisti.
Il 24 settembre 2015 verrà inaugurato l’ampliamento dell’installazione permanente de I Sette Palazzi Celesti (2004) di Anselm Kiefer (1945, Donaueschingen, Germania), uno dei più importanti artisti del panorama contemporaneo, con cinque opere recenti lasciate in comodato ad HangarBicocca: quattro opere pittoriche e un’installazione scultorea.
Con l’artista Céline Condorelli (1974) HangarBicocca sta realizzando un progetto di arte pubblica che assume la forma di un arredo urbano collocato di fronte all’ingresso della Fondazione.
Aprile – settembre 2016, in occasione della XXI Esposizione Internazionale della Triennale di Milano, HangarBicocca ospiterà “Architecture as Art”, una mostra a cura dell’architetto Pierluigi Nicolin che riflette sul rapporto tra architettura e arte.
Attualmente sono in corso la mostra di Juan Muñoz, “Double Bind & Around”, nelle “Navate” fino al 30 agosto 2015, e quella di Damián Ortega, “Casino”, nello “Shed” fino all’8 novembre 2015, entrambe curate da Vicente Todolí.
HangarBicocca, istituzione nata nel 2004, è stata rilanciata nel 2012 da Pirelli, che ne è socio fondatore fin dalla sua costituzione. In questi anni lo spazio espositivo ha confermato il suo ruolo di centro per l’arte in grado di attrarre un pubblico internazionale con mostre di forte rigore curatoriale e di grande impatto visivo, anche grazie alla proposta di progetti espositivi unici e alla pubblicazione di cataloghi monografici. Dal 2012 sono state presentate le mostre curate da Andrea Lissoni di Yervant Gianikian e Angela Ricci Lucchi, Hans Peter Feldmann, Wilfredo Prieto, Ilya e Emilia Kabakov, Carsten Nicolai, Tomás Saraceno, Apichatpong Weerasethakul, Mike Kelley.
Dal 2013, sotto la direzione artistica di Vicente Todolí, già Direttore della Tate Modern dal 2003 al 2010, sono state presentate le mostre di Ragnar Kjartansson (a cura di Andrea Lissoni), Dieter Roth e Björn Roth (a cura di Vicente Todolí), Micol Assaël (a cura di Andrea Lissoni), Cildo Meireles (a cura di Vicente Todolí), João Maria Gusmão & Pedro Paiva (a cura di Vicente Todolí), Joan Jonas (a cura di Andrea Lissoni) e Céline Condorelli (a cura di Andrea Lissoni).
È stata inoltre presentata una rassegna dedicata alla musica e alla performance curata da Pedro Rocha che ha portato in HangarBicocca artisti e performer come Christof Migone e Mark Fell, Alvin Lucier, Jennifer Walshe, John Tilbury e John Lely.
HangarBicocca si è posta in costante dialogo con le istituzioni d’arte di tutto il mondo: esportando le proprie mostre, come nel caso di Gusmao & Paiva presentata al Camden Art Centre di Londra dal 30 gennaio al 29 marzo 2015 e della mostra di Joan Jonas che aprirà alla Malmö Konsthall il 26 settembre 2015 fino al 10 gennaio 2016, e ottenendo prestititi dalle più riconosciute istituzioni d’arte come MoMA di New York, Fundação de Serralves di Porto, MACBA: Museu d’Art Contemporani de Barcelona, MOCA - The Museum of Contemporary Art di Los Angeles, Stedelijk Museum di Amsterdam e TBA21 - Thyssen-Bornemisza Art Contemporary di Vienna.

 Carsten Höller

Al centro del progetto di HangarBicocca vi è il pubblico, che rappresenta il primo interlocutore e il protagonista dello spazio: a sottolineare questa apertura la gratuità delle mostre e delle attività dedicate alle famiglie e ai visitatori, uno speciale Public Program concepito a corollario di ogni mostra, la produzione di materiali informativi e di approfondimento a disposizione del pubblico, la programmazione di momenti di incontro e di riflessione pensati e sviluppati sulle tematiche emerse all’interno delle esposizioni. HangarBicocca attrae 200.000 visitatori l’anno, realizza 40 eventi culturali all’anno, coinvolge 8.000 bambini e ragazzi con le attività del dipartimento educativo rivolte alle famiglie e agli studenti, attraverso 200 laboratori.

L’impegno di Pirelli nel rendere accessibile a tutti una programmazione di alto livello è il naturale proseguimento di una lunga tradizione di attenzione verso la cultura, la ricerca e l’innovazione che accompagna l’azienda fin dalla sua fondazione, oltre 140 anni fa. L’arte contemporanea, infatti, è il linguaggio che meglio riflette i valori di innovazione, apertura alla diversità, visione che anticipa il futuro.

24/03/15

HangarBicocca "Double Bind & Around" di Juan Muñoz,



HangarBicocca, lo spazio per l’arte contemporanea sostenuto da Pirelli, presenta Double Bind & Around la prima mostra personale in Italia dedicata a Juan Muñoz, a cura di Vicente Todolí.

L’intero progetto espositivo, che si espande nei 5.300 metri quadrati delle “Navate” di HangarBicocca, propone 15 opere (con oltre 150 figure scultoree) di uno degli artisti più significativi del panorama contemporaneo e comprende i suoi lavori più rilevanti, tra cui The Wasteland (1986), Waste Land (1986), Ventriloquist Looking at a Double Interior(1988-2000), Conversation Piece, Dublin (1994), The Nature of Visual Illusion (1994-1997) e Many Times (1999).
Centrale nel percorso della mostra, si configura la sua opera più imponente, Double Bind, installazione realizzata per la Turbine Hall della Tate Modern di Londra nel 2001 e da allora mai più esposta.

Definito dalla critica uno degli artisti più complessi e singolari del nostro tempo, Juan Muñoz era solito parlare di sé come di un “storyteller”.
Tra gli artisti più significativi a emergere nel periodo che segue la dittatura franchista in Spagna, è stato un interprete visionario e artefice di un’arte che pone al centro la figura umana. Capace di creare contesti stranianti, mondi fittizi abitati da bizzarri personaggi come acrobati, ventriloqui, ballerine e nani solitari, le sue opere danno forma a possibili narrazioni.
“La scultura avvolge lo spazio che occupa, restringendolo dall’estremità al centro in tutta la sua estensione, come un foglio che volteggia nell’aria prima di posarsi sul tavolo o sul suolo” (da Juan Muñoz, “Writings/Escritos”, a cura di Adrian Searle, ediciones de la Central, Madrid 2009).
Affascinato dalla statuaria romana e dall’architettura barocca del XVII secolo, (trascorre un anno a Roma nel 1991), Juan Muñoz ha indagato il rapporto tra la figura e il contesto espositivo. Egli ha esplorato nuove possibilità di distorsione dello spazio, utilizzando prospettive ardite e cambiamenti di scala, non solo per coinvolgere le capacità sensoriali e percettive dello spettatore, ma anche e soprattutto per creare una tensione psicologica nell’individuo che fruisce delle opere.
Il suo interesse per l'arte dell’illusione lo ha portato a trasmettere un forte senso di ambiguità ed enigmaticità, dove i confini tra realtà e finzione si assottigliano, accrescendo un articolato gioco di contraddizioni e paradossi.
In una riflessione che attraversa il linguaggio della scultura, dell'architettura, del disegno, dell'installazione, del suono e della scrittura, e attingendo da riferimenti legati al cinema, alla fotografia e anche alla magia, l'artista ha aperto il campo d’indagine all’emozione e ad una maggiore interazione psicologica con lo spettatore.


L'installazione Double Bind rappresenta la più significativa creazione dell'artista, morto nel 2001 all'età di 48 anni, pochi mesi dopo la sua realizzazione. Concepita ed esposta negli spazi della Turbine Hall all'interno del progetto Unilever Series presso la Tate Modern (Londra, 2001), non è mai più stata ricostruita.
Double Bind viene ripresentata riadattandola completamente su una superficie di 1.500 metri quadrati e intervenendo sui volumi verticali dello spazio ex industriale di HangarBicocca. Formata da una serie di scenari oscuri e da elementi architettonici che giocano sul contrasto tra visibile e invisibile, tra realtà e illusione, essa si compone strutturalmente di tre piani e due ascensori in continuo movimento. Dal piano superiore, il visitatore fruisce della visione di una superficie con forme geometriche che contiene buchi e condotti reali e illusori. Al livello intermedio, invece, appaiono figure scultoree singole o in gruppo bloccate nei loro atteggiamenti in una dimensione temporale e spaziale indefinita. Muñoz crea un insieme architettonico asettico attraverso elementi strutturali, come griglie e finestre sbarrate. E’ l’artista stesso a definire l’esperienza dello spettatore come se si trovasse in una città anzichè in un museo (da Double Bind at Tate Modern, Tate Publishing, Londra 2001).

La mostra Double Bind & Around, nel suo complesso, modifica gli spazi di HangarBicocca, e raggruppa alcune delle opere più importanti di Juan Muñoz, tra cui The Wasteland (1986), formata da un pavimento di pattern geometrici colorati e dal manichino di un ventriloquo poggiato su una mensola, Waste Land (1986), dove il ventriloquo è collocato su un muro di fronte a un pavimento optical, e Many Times (1999), formata da una “folla” di figure dal volto orientale disposte nello spazio le cui espressioni raffigurano dei ghigni taglienti.
Sono presenti inoltre diversi Conversation Piecegruppi scultorei sviluppati dai primi anni Novanta. Essi sono composti da figure anonime collocate in spazi altrettanto generici. I personaggi, le cui forme ricordano quelle umane, hanno delle strutture sferiche al posto delle gambe. Ciascuna figura occupa lo spazio, assumendo pose diverse, mentre conversa, osserva o ascolta fatti ed eventi che rimangono taciuti e incomprensibili allo spettatore. I personaggi di Hanging Figures (1997) sono invece raffigurati in pose inverosimili mentre fluttuano nell’aria come acrobati. Quest’opera è ispirata al capolavoro di Edgar Degas Mademoiselle La La al Circo Fernando del 1879 in cui l'artista rappresenta un’acrobata con un ardito scorcio dal basso.



Juan Muñoz (1953 – 2001)

Nasce a Madrid, secondo di sette figli. Cresce nell’era franchista e a metà degli anni Settanta si trasferisce in Inghilterra dove studia al Central School of Art and Design e al Croydon College of Design and Technology,città in cui conosce la sua futura moglie, la scultrice Cristina Iglesias. Nel suo percorso professionale ha modo di incontrare molti artisti tra cui Richard Serra e Mario Merz. Ma nonostante abbia conosciuto il Minimalismo e l’Arte Povera, egli imbocca un percorso diametralmente opposto che lo porta ad affermare un’arte del tutto peculiare nella scultura contemporanea.
Conosciuto soprattutto per le sue sculture in papier maché, resina e bronzo, Juan Muñoz si è interessato anche alle arti sonore, creando composizioni per la radio e audio pieces. Egli ha inoltre sviluppato un'intensa produzione testuale – diversi suoi scritti sono stati pubblicati in cataloghi, quotidiani e riviste, tra cui Domus e Figura – e ha collaborato con musicisti e attori per la creazione di performance sonore, alcune delle quali saranno presentate in HangarBicocca. Gli sono state dedicate retrospettive in importanti istituzioni, fra cui: Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía, Madrid (2009), Tate Modern, Londra (2008), Musée de Grenoble, Grenoble (2007), Contemporary Arts Museum, Houston (2003), Museum of Contemporary Art, Los Angeles (2003) e The Art Institute of Chicago (2002).

28/10/12

Sospesi fra estetica e tecnologia... Tomás Saraceno all'HangarBicocca



Da ieri è possibile immergersi nella nuova istallazione di Tomás Saraceno realizzata all'HangarBicocca di Milano. Un suggestivo progetto ideato in collaborazione col Mit, noto centro di ricerca internazionale. 

Con questa opera l'artista prosegue la sua ricerca fra correlazioni sociali e forme dell'universo, che riesce a trasformare in suggestive opere artistiche. 

Nell'HangarBicocca Saraceno ha realizzato "On Space Time Foam" una struttura fluttuante costituita da tre livelli di pellicole trasparenti praticabile dal pubblico, ispirata dalla conformazione cubica dello spazio espositivo. 

L’opera, che ha richiesto mesi di progettazione e sperimentazione con un team multidisciplinare di architetti e ingegneri, avrà il suo naturale proseguimento in un importante progetto che l’artista realizzerà durante una residenza al Massachusetts Institute of Technology - MIT di Cambridge (MA). 

On Space Time Foam è un’opera molto particolare, inusuale e suggestiva. Si può considerare un esperimento che richiede innanzitutto disponibilità a interagire, senso di responsabilità individuale e collettiva e condizioni speciali sia di comportamento sia di manutenzione. 

Ecco perché sono previste una serie di norme e di suggerimenti che ne possano garantire la migliore fruizione possibile al pubblico per tutta la durata della mostra.