Gli spazi della Tucci Russo Chambres d’Art a Torino ospitano la mostra di Linda Carrara, un intervento che contempla l’universo e riflette sul (suo) punto focale. Il sole. Intorno al sole, c’è il nero. Lo si ritrova negli affreschi, dove anima i cieli tempestosi delle opere di Lotto e Masaccio, a volte con velature di azzurrite.
Nero Vite, Nero Marte, Nero Minerale, Nero di Pérylène, Nero Atraminer, Nero Fumo, Nero d’Avorio, Schevenings Zwart, Noir de Pêche, Terra Negra Italo Romana, Cold Black, Nero Ardesia sono i suoi neri, trovati e collezionati nel corso degli anni. Nello studio di Linda, a Villa d’Adda o a Milano, ci sono prove di colore e sfumature con i nomi del nero usato, per ricordarne le differenze. Pigmenti che nascono dalla terra, dal fuoco e dall’aria ossidante o, in epoca moderna, che sono il prodotto di reazioni chimiche. Ma tutti sono Neri. Il “non colore”, intorno al sole, ha la sua vita. E la terra, come il cielo degli affreschi, assume così un senso nuovo. L’astro al centro indica la direzione.
Primavera, estate e stagioni a rotazione mutano la terra e la nostra relazione con essa. Anche i frottage mutano con le stagioni. Linda ruba le forme della terra e della natura, e ci conduce nella materia, nell’essenza delle cose, dove macro e micro si assomigliano e le proporzioni non sono più l’indice di realtà. I cieli, che prendono il nome soltanto dal nero di cui sono fatti e ci immergono in una finzione a prima vista reale; le reti, che creano l’oltre verso il quale guardare; infine, il sole, che entra dalle nostre finestre senza che ci si accorga di quanto “si muova” velocemente.
Da anni dedica il suo lavoro alla pittura cercando il senso dell’opera nella materia, più che nell’immagine descritta. La pittura, e il suo divenire, sono il soggetto. Una ricerca tecnica che evoca le logiche visive e sensoriali della natura, anziché rappresentare l’immagine visiva che ne percepiamo. L’uso della pittura risulta libero, concentrato sul mutare degli eventi. Nei frottage, ad esempio, Linda Carrara cattura direttamente dal paesaggio la sua forma, calcando per contatto. Il negativo della realtà si imprime sulla tela che per un attimo ne è stata la pelle. L’intenzione è chiara, l’evento finale non è mai predeterminato.
Così per molti altri lavori dell’artista, nei quali la pittura è portata all’estremo e allo stremo oppure lasciata libera di assumere le forme che accadono. In questo senso le immagini presentate dalla Carrara non coincidono con le cose che descrivono e la materia della pittura diviene ambito di ricerca sull’essenza degli eventi.
Chambres d’Art
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