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20/02/26

Green Carnation




Nell'ambito della serie Spotlight, mostre a carattere monografico, la galleria GAVLAK presenta in questi giorni "Green Carnation" , con i nuovi dipinti dell'artista canadese Kris Knight. Composta da una serie di intimi dittici, la mostra approfondisce il lungo impegno di Knight con l'identità queer, la ritrattistica e le forme di comunicazione codificate, dove convergono intimità, memoria e simbolismo.

Ispirandosi alla floriografia, il "linguaggio dei fiori" dell'epoca vittoriana in cui alle piante venivano attribuiti significati specifici, Green Carnation abbina ritratti di uomini a nature morte floreali selezionate per riflettere ogni soggetto attraverso un'associazione crittologica. Storicamente utilizzata per trasmettere sentimenti che non potevano essere espressi ad alta voce, la floriografia offriva un sistema di comunicazione discreto, profondamente in sintonia con le storie queer plasmate dalla segretezza, dalla sopravvivenza e dal riconoscimento codificato.

La mostra prende il titolo da un evento del 1892, quando Oscar Wilde ordinò ai suoi amici gay di indossare garofani verdi sui risvolti delle giacche all'inaugurazione del Ventaglio di Lady Windermere . Il fiore tinto, emblema di artificio e "innaturalità", divenne un sottile segnale di desiderio omosessuale, circolando come un codice queer silenzioso ma provocatorio. Knight attinge a questa discendenza di linguaggio codificato, collocando il suo lavoro all'interno di una più ampia storia di segnali LGBTQ+, dalle metafore floreali ai lessici visivi di abiti, gesti e stile che da tempo hanno permesso alla comunità queer di trovare se stessa.

Con questo nuovo corpus di opere, Knight amplia la sua pratica ritrattistica, continuando a esplorare il confine labile tra documentazione e autobiografia. Dipinge gli uomini che lo circondano – prevalentemente creativi queer – sia come soggetti che come surrogati, inscenandoli all'interno di mondi attentamente composti e pieni di luce. Sebbene radicati in relazioni reali, i ritratti resistono a una somiglianza diretta. Knight descrive invece i suoi modelli come "attori" e "veicoli", attraverso i quali frammenti della sua storia, della sua memoria e del suo desiderio vengono silenziosamente rivelati.



Knight si definisce un "pittore lento", che lavora a partire da fotografie, schizzi e lunghe conversazioni piuttosto che da sedute dirette. Il tempo trascorso con i suoi soggetti – parlando, ascoltando, ricordando – indugia nei dipinti anche dopo che questi lasciano lo studio. Attraverso i dittici, dettagli biografici affiorano come sussurri: ricordi di giardini d'infanzia, momenti di tormento e perdita, la morte prematura del primo fidanzato. Queste opere funzionano come atti di ricordo – registrazioni di esperienze vissute che si muovono fluidamente tra confessione personale e memoria queer collettiva.

Le nature morte floreali di "Green Carnation" fungono da estensioni cruciali dei ritratti di Knight, offrendo una visione metaforica attraverso il linguaggio simbolico delle piante. Fiori e piante, motivi ricorrenti nella pratica di Knight, rispecchiano la bellezza fugace e la vulnerabilità emotiva che definiscono la sua opera figurativa. La sua caratteristica tavolozza di pastelli gessosi è qui ampliata per includere tonalità e toni più innaturali, che rimandano ai garofani tinti di Wilde e rafforzano i temi della mostra: artificio, desiderio ed espressione codificata.



Informazioni su Spotlight

Spotlight è la serie di presentazioni monografiche mirate di GAVLAK, ciascuna pensata per mettere in luce momenti o temi cruciali all'interno della pratica di un artista. Parallelamente alla programmazione regolare della galleria, la serie offre una piattaforma per indagini mirate e formati sperimentali, tra cui progetti in situ e installazioni pubbliche. Mettendo in primo piano aspetti specifici del lavoro di un artista, Spotlight amplia i modelli espositivi tradizionali e reinventa il modo in cui l'arte viene vissuta e contestualizzata.

19/02/26

troppa arte?


Anche quest'anno il meccanismo del mercato dell'arte parte con la solita rassegna di fiere che sempre più bruciano rapidamente manufatti artistici in poche giornate, spesso proposte a seguito di mostre nelle medesime gallerie presenti negli stand. 

Quest'anno ci saranno circa 250 fiere d'arte che vedono una media di 80 gallerie (alcune vi partecipano in diverse location) ognuna mediamente porta una 15 di lavori, per cui anche quest'anno si immetteranno sul mercato oltre 300.000 lavori.... 

qualcuno che grida all'inquinamento artistico?

Soprattutto, ma che se ne fa la gente di tutta questa roba?

E ne vale il valore economico speso, spesso sproporzionato?

Segnali di un lento declino sono sempre più evidenti, gallerie che chiudono, riemersione dai magazzini di artisti di una volta riproposti come outsider e tante manfrine per cercare di giustificare e "enfatizza" il valore artistico...


18/02/26

Alberto Giacometti alla Kunsthaus Zurich



La Kunsthaus Zurich ha inaugurato da pochi giorni una stupenda mostra su Alberto Giacometti, che durerà fino all'autunno del 2026; successivamente sarà oggetto di una nuova curatela e sarà notevolmente ampliata, estendendosi su quattro sale dell'edificio rinnovao dallo studio Chipperfield.
 
Una mostra che raccoglie opere chiave del periodo surrealista, nonché di sculture di fama mondiale degli anni successivi al 1945. È  concepita per essere il punto di partenza di un progetto più ampio, infatti nell'autunno del 2026, la mostra sarà rinnovata e notevolmente ampliata per presentare l'intera opera artistica dell'artista in quattro sale consecutive.


UN GRANDE DEL XX SECOLO
Alberto Giacometti è uno dei principali artisti del XX secolo. Nato nel 1901 in Val Bregaglia, nei Grigioni, lavorò come scultore, pittore e disegnatore a Parigi, raggiungendo la fama mondiale. Giacometti riveste un'importanza fondamentale anche per il Kunsthaus Zürich: grazie ai prestiti a lungo termine della Alberto Giacometti-Stiftung, la fondazione ospita la più importante collezione museale al mondo dedicata alle sue opere.

Il patrimonio della fondazione comprende opere di ogni fase della sua carriera, e al Kunsthaus è completato da opere provenienti dalla collezione del Kunsthaus e da altre di proprietà dei Kunstfreunde Zürich. Fondata a Zurigo nel 1965, la Alberto Giacometti-Stiftung si basa su importanti acquisizioni provenienti dalla collezione dell'industriale americano G. David Thompson e da opere donate dallo stesso Alberto Giacometti poco prima della sua morte. Nel corso degli anni è stata costantemente ampliata, in particolare grazie alle cospicue donazioni di Bruno Giacometti, fratello dell'artista, e di sua moglie Odette.
 
TRASFERIMENTO NELL'EDIFICIO CHIPPERFIELD
Dopo cinque anni di esposizione nell'edificio Müller del 1976, Giacometti si trasferirà nell'edificio Chipperfield da febbraio 2026. La mostra inaugurale, allestita in due sale al secondo piano, si concentra sulle principali opere surrealiste e sulle sculture iconiche del dopoguerra. Dall'autunno 2026 in poi, questa presentazione sarà rinnovata e ampliata per presentare l'intera opera di Giacometti in quattro sale, dalle prime creazioni al suo periodo tardo.


UNA VITA D'ARTISTA TRA PARIGI E LA VAL BREGAGLIA 
Incoraggiato fin da piccolo dal padre Giovanni, Alberto Giacometti ha sviluppato il suo linguaggio artistico unico a Parigi. I suoi oggetti e sculture innovativi lo collocano saldamente all'interno dell'avanguardia surrealista. Durante la Seconda Guerra Mondiale, tornò a un'intensa esplorazione della figura umana e sviluppò lo stile inconfondibile che gli portò fama mondiale: figure alte e fragili e busti sorprendenti che ridefiniscono il rapporto tra essere umano e spazio. Eppure, nonostante la sua carriera internazionale, Giacometti mantenne stretti legami con la regione della Val Bregaglia.

UN NUOVO PRESTITO SPETTACOLARE
Un momento clou della mostra inaugurale è la prima presentazione di un nuovo prestito dalla Alberto Giacometti-Stiftung e da una collezione privata svizzera: un bronzo raffigurante l'opera chiave del Surrealismo 'L'Objet invisible' (1934/35). Questa celebre scultura raffigura una figura femminile stilizzata, le cui mani sembrano reggere un oggetto invisibile; è un'opera centrale del modernismo che ci permette di cogliere l'invisibile e l'ignoto.

La presentazione è completata da una selezione di dipinti di compagni e contemporanei di Giacometti provenienti dalla collezione del Kunsthaus di Zurigo.

GIACOMETTI 2026
La mostra, che è stata inaugura a febbraio 2026, è esplicitamente concepita come una rampa di lancio. Con il grande ampliamento della mostra nell'autunno del 2026, il Kunsthaus Zürich si posiziona come centro internazionale leader per la ricerca, la mediazione e la presentazione dell'opera di Alberto Giacometti, artista di fama mondiale con forti radici in Svizzera.


Tutte le foto sono viste dell'installazione presso il Kunsthaus Zürich, 2026 scatti di Franca Candrian, Kunsthaus Zurich © Succession Alberto Giacometti / 2026, ProLitteris, Zurich

17/02/26

Le sette sculture primaverili di Ruud Kuijer

 



Presso la Galleria Slewe di si è appena conclusa la mostra dello scultore olandese Ruud Kuijer (*1959), che ha presentato le sue opere per il Padiglione Rietveld nel famoso parco delle sculture del Museo Kröller-Müller, presentate poi la prossima estate, serie chiamate "Sculture di Primavera" (Veerbeelden).



Nel 2023, Ruud Kuijer ha iniziato quella che è diventata una serie di sette sculture. Per anni ha cercato un modo per utilizzare la molla - fatta di ferro, ma flessibile - in modo espressivo all'interno delle sue sculture. I risultati di questa esplorazione sono ora visibili alla Galleria Slewe.

16/02/26

Un santuario per l'acqua

 

Da diverso tempo Tomás Saraceno e il suo staff sta realizzando un importante progetto un "Santuario dell'Acqua" con una popolazione indigenena  del nord dell'Argentina, le comunità di Salinas Grandes, con la rete Red Atacama .

Si tratta di una complesso di spazi realizzati in uno stagno nelle saline di Salinas Grandes. Questo progetto sarà presentato in una mostra Haus der Kunst di Monaco di Baviera nel mese di Luglio. 


15/02/26

Le Olimpiadi attraverso il tempo


Nei giorni olimpici milanesi la Fondazione Luigi Rovati ospita, nei suoi eleganti spazi, una stimolante mostra dedicata alla millenaria storia di questo momento corale di passione sportiva. 

In un emozionante percorso si attraversano gli accoglienti spazi della fondazione in un intreccio fra passato e presente che raccontano, con ricercati manufatti artistici ma non solo, l'evoluzione e lo spirito olimpico, dalla antica tradizione greca alla riattivazione voluta da Pierre de Coubertin. 


Un'occasione per vedere e indagare il cambiamento espressivo e formale, per riscoprire un'approccio socio-culturale, che dall'antichità e giunto ora in forme nuove e inaspettate. 

Il percorso espositivo è articolato in cinque sezioni tematiche tra piano nobile e ipogeo, la mostra affianca reperti archeologici e materiali dei Giochi moderni, mettendo in relazione pratiche sportive, ruolo dell’atleta, disciplina, premi e cerimoniali.

Emozionante confrontare gli strigili e unguentari greci ed etruschi con i kit distribuiti agli atleti del XX secolo, da Helsinki 1952 a Innsbruck 1964, confermando la persistenza di gesti e rituali legati alla preparazione atletica. 


La mostra offre l'occasione unica di vedere preziosi manufatti e reperti antichi provenienti da importanti istituzioni internazionali come il Museo Archeologico Nazionale di Tarquinia, il Museo Olimpico di Losanna e i Musei Vaticani.

La mostra è visibile fino al 22 Marzo 2026.

Foto di Daniele Portanome 

14/02/26

Sophie Taeuber-Arp da Hauser & Wirth


 Amo molto le mostre a carattere storico e questa, dal forte impatto visivo, "Sophie Taeuber-Arp. La règle des courbes (La regola delle curve)", curata da Briony Fer, è la prima personale che la galleria Hauser & Wirth , nella sede parigina, dedicata all'opera di Taeuber-Arp, con oltre 45 opere che coprono un periodo di quattro decenni, dal 1916 al 1942. Provenienti dalla Fondazione tedesca Arp (Stiftung Hans Arp und Sophie-Taeuber-Arp eV) e da importanti collezioni private e pubbliche, la mostra include dipinti, disegni, gouache, rilievi in ​​legno e un'iconica testa dada. La mostra pone l'attenzione sul vocabolario formale della curva dell'artista, che ha utilizzato in modi innovativi per allungare, piegare e deformare il linguaggio dell'astrazione geometrica.

Sophie Taeuber-Arp è una delle artiste più importanti dell'avanguardia del XX secolo. Smantellando le opposizioni convenzionali tra Dada e astrazione geometrica, belle arti e oggetti d'uso, "La règle des courbes" mostra come Taeuber-Arp si sia confrontata con audacia con il contesto culturale del modernismo internazionale.

La mostra sarà accompagnata da una pubblicazione bilingue, "Sophie Taeuber-Arp: La règle des courbes /The Rule of Curves", edita da Hauser & Wirth Publishers, che conterrà nuovi testi critici di Briony Fer e Jenny Nachtigall che gettano nuova luce sulla produzione artistica di Taeuber-Arp.


Informazioni sulla mostra

 La formazione di Taeuber-Arp nelle arti applicate, con un'enfasi sui tessuti piuttosto che sulla pittura e sulla scultura, fece sì che molteplici interessi si unissero e si intrecciassero con altre forme visive e culturali prevalenti all'epoca. Il suo lavoro si muoveva tra arte e design, diagrammatico e decorativo, distruzione e costruzione, campi positivi e negativi, parti e interi. Amalgamò i linguaggi della decorazione e della tecnologia, così come quelli del Dadaismo e del Costruttivismo, ignorando i protocolli più rigidi stabiliti da altri. Il risultato fu un corpus di opere al tempo stesso giocoso e speculativo, in cui curve e cerchi offrivano una misura alternativa per calibrare lo spazio tra opera e mondo. Taeuber-Arp contrapponeva curve e cerchi alla struttura della griglia modernista, un tropo dominante della pittura astratta nei primi decenni del XX secolo. La mostra svela le possibilità radicali dei primi esperimenti di Taeuber-Arp, come 'Composition à forme “U”' (1918), fino ai cerchi spezzati dei suoi cosiddetti 'ultimi' disegni come 'Construction géométrique (Costruzione geometrica)' (1942).

All'apice dell'interesse per il movimento costruttivista, caratterizzato all'epoca dalla sua rigorosa geometria, realizzò alcune delle sue opere più curvilinee, traducendo volute decorative e arabeschi in forme semplici. I metodi distintivi da lei sviluppati sono probabilmente la continuazione di un modello di astrazione dadaista, un progetto sempre incompleto, anche quando le parti componenti sembrano appartenere a un kit di strumenti costruttivista. Le ragioni di ciò hanno molto a che fare con le tecniche da lei utilizzate, radicate nella sua formazione di designer e dominate da strumenti da disegno di ogni tipo.

Il titolo della mostra si riferisce sia a una regola come principio organizzativo, sia a uno strumento utilizzato per misurare lunghezze e distanze, come un righello. Taeuber-Arp utilizzava un'ampia gamma di strumenti da disegno come estensione della mano, tra cui curve francesi e altri modelli, nonché righelli flessibili e dritti. Le opere esposte degli anni Trenta mostrano il suo lavoro diventare sempre più organico, con forme curve che suggeriscono – come nella serie Coquille – una preoccupazione per le forme e le strutture naturali. Ciò dà origine a un paradosso centrale dell'opera: più diventa organica, più utilizza modelli da disegno per tracciare il suo disegno.

Una delle serie più avvincenti che esemplifica il linguaggio della curvatura di Taeuber-Arp è il piccolo sottoinsieme dei dipinti Curve chiamato Echelonnements (Gradazioni), iniziato nel 1934. Queste opere esaltano sia i bordi curvi che le linee rette, rivelando gli effetti cumulativi della pila di forme irregolari che si rovesciano. Le "forme" in "Echelonnement" (1934) sono bianche, a suggerire che siano state ritagliate dallo sfondo blu, come negativi piuttosto che positivi.

In mostra sono esposte anche alcune delle ultime opere di Taeuber-Arp, realizzate nel 1942 e generalmente definite "costruzioni geometriche". Questa serie di disegni è composta da inchiostro nero su carta, realizzati con righello e compasso. Taeuber-Arp dipingeva piccole sezioni con vernice bianca, oltre a ritagliare e ruotare alcune sezioni, con i tagli che fungevano da linee orizzontali o diagonali, creando così un movimento circolare dai frammenti. Sebbene le forme con cui lavora siano sempre semplici, i suoi metodi di stratificazione e fusione le rendono infinitamente variabili.


13/02/26

Impalpabilità

 


In questi giorni alla galleria Building di Milano, in via Monte di Pietà 23, ci sono due belle mostre d'arte.  Partendo dal terzo piano si incontra il progetto La danza del sale di Virginia Zanetti, curata da Giulia Bortoluzzi.




L’esposizione riunisce una selezione di opere fotografiche, video e scultoree, che documentano e sviluppano il tema dell’impermanenza e della trasformazione di stato che l’artista ha avviato con l’intervento site-specific e le performance collettive nella salina di Margherita di Savoia (BT). Zanetti offre una narrazione collettiva nella quale l’ambiente naturale – caratterizzato in questo caso dalla presenza del sale – e il tessuto sociale della comunità, che si esprime nell’attività di raccolta del composto cristallino, convergono in un processo comune di trasformazione.
 


Scendendo ai piani inferiori c'è il bel dialogo creativo fra Alice Cattaneo e Marco Andrea Magni raccolto sotto il titolo "Un mondo tutto all’aperto" con la curatela di Giovanni Giacomo Paolin.  L’esposizione è un delicato dialogo a due voci tra opere scultoree e installazioni, in cui si intrecciano lavori preesistenti e nuove produzioni, forme molto diverse ma sensibilità affini.







12/02/26

Aperitivo in arte...




Molto interessante la proposta che in occasione della mostra "Depero Space to Space. La Creazione della Memoria", il Museo Bagatti Valsecchi riapre idealmente il ViBiBar, il leggendario locale ideato nel 1937 da Fortunato Depero per le Cantine Cavazzani di Bolzano. Il nome, Vino Birra Bar, evocava già allora un luogo in cui arte e piacere dell’incontro si fondono in un’unica esperienza sensoriale.

Da questa suggestione nasce il format ViBiBar Depero. L’aperitivo futurista al Museo Bagatti Valsecchi: cinque serate che trasformano il Museo in un elegante bar futurista, tra luci soffuse, musica jazz dal vivo e atmosfera d’altri tempi. La visita alla mostra si accompagna a un ricco aperitivo concepito come omaggio allo spirito creativo di Depero e alla convivialità futurista. Un brindisi al Futurismo e alla sua inesauribile energia.

11/02/26

Il piede di Michelangelo


Un foglio di carta con un disegno, a gessetto rosso, che misura 13,5 x 11,5 cm e che pochi giorni fa è stata battuto per 27,2 milioni di dollari... 

Va bene l'ha fatto Michelangelo, ma forse si è perso il senso delle cose.

Si tratta di uno studio per la figura della Sibilla presente nella Cappella Sistina

10/02/26

Félicien Rops al Kunsthaus Zürich

 


Quest'anno il Kunsthaus Zürich ha scelto di esplorare il tema della sessualità e dell'erotismo attraverso un esempio particolarmente significativo: l'arte di Félicien Rops (1833–1898). Dal 6 marzo al 31 maggio 2026, verrà presentato uno degli artisti più radicali e al contempo più enigmatici della fine del secolo. L'universo visivo demoniaco-erotico di Rops sfidava le convenzioni del suo tempo e poneva interrogativi sui ruoli sociali, sulle concezioni morali e sulla libertà artistica che sono ancora attuali. 

Una particolare riflessione che nel periodo del Simbolismo, con una critica alla borghesia, l'artista produce con una trasgressore senza confini. Ricoperto di elogi da scrittori come Charles Baudelaire e Joris-Karl Huysmans, l'artista belga ha sondato con tenacia gli spazi dell'arte. Nelle sue opere, egli si scagliava contro l'ambivalenza borghese.

Attingendo ai cliché e agli stereotipi di genere del suo tempo, Rops ha smascherato l'ipocrisia del cittadino perbene. Il fenomeno Rops rivela quindi non solo alcuni dei migliori risultati nella stampa e nel disegno intorno al 1900, ma getta anche luce sulle relazioni di genere a cavallo tra il XX e il XX secolo.


NICCHIE CREATIVE
"La crudeltà non è altro che energia umana non ancora corrotta dalla civiltà", scrisse il Marchese de Sade nella sua "Filosofia nel boudoir". Nonostante le implicazioni discutibili di questa affermazione, è facile capire perché l'arte di Rops abbia così spesso esercitato un forte impatto sugli intellettuali: la sua rappresentazione di un erotismo sfrenato, spesso al limite della crudeltà, ha aperto nicchie in cui potevano svilupparsi spazi creativi – luoghi apparentemente ancora incontaminati dall'influenza della civiltà.

Lo stesso Rops incoraggiava l'idea che le sue opere grafiche fossero resistenti alle lodi facili, osservando che "un artista dovrebbe preoccuparsi poco se qualcosa viene capito, tranne forse da pochissimi! E che piacere è praticare questo "druidismo". Essere il proprio sommo sacerdote ermetico […]!"

I DUE FACCE DI UN'OPERA
L'opera di Rops prospera sulle contraddizioni: era al tempo stesso ampiamente diffusa e consapevolmente privata. Mentre si guadagnava la reputazione di uno degli illustratori di libri più affermati e produttivi del suo tempo, parallelamente sviluppava un'opera deliberatamente nascosta allo sguardo del pubblico.

Per molti anni, Parigi, all'epoca capitale dell'arte, fu il luogo ideale per Rops, che frequentava circoli letterari e creava frontespizi per nuove opere di narrativa. Grazie all'intervento di Auguste Poulet-Malassis, poté collaborare con Charles Baudelaire, mentre le opere di Jules Barbey d'Aurevilly, Stéphane Mallarmé e Paul Verlaine presentavano tutte le sue illustrazioni. Accanto a questo, tuttavia, esisteva un secondo lato, meno noto, dell'artista, che lavorava con dedizione per collezionisti privati, sfidando apertamente le convenzioni pubbliche. Utilizzando un repertorio di motivi che cercavano di oltrepassare ogni confine dell'erotismo, metteva in discussione le norme sociali ed esplorava il potenziale dell'arte. Ancora oggi, le sue opere più provocatorie nelle collezioni pubbliche sono tenute nascoste da occhi indiscreti.
 
 
UN DOCUMENTO DEL SUO TEMPO
Tipica dell'epoca è la stilizzazione delle donne da parte di Rops come "femmes fatales", raffigurandole in un modo che fonde attrazione e orrore. La mostra riprende questo aspetto e si chiede se, nella sua opposizione alla morale borghese, Rops abbia perpetuato proprio gli stereotipi che si proponeva di criticare. 

Ciononostante, Rops è oggi considerato uno degli artisti belgi più importanti e, insieme a Fernand Khnopff, una figura centrale della fin de siècle belga. Una delle sue opere principali, "La tentazione di Sant'Antonio", ottenne particolare fama grazie a un'interpretazione dettagliata di Sigmund Freud. Fu anche acclamata al primo Salon de Les XX, segno che l'importanza storico-artistica di Rops era evidente a una generazione emergente di artisti, come James Ensor.

La mostra offre una duplice prospettiva sull'opera di Rops: come capolavoro di disegno e come specchio degli atteggiamenti sociali del Novecento che oggi richiedono una rivalutazione. 

Concepita in stretta collaborazione con la Biblioteca Reale del Belgio (KBR), la mostra presenta quasi settanta opere, tra cui una cinquantina di prestiti della stessa KBR, oltre a pezzi chiave dell'artista provenienti da collezioni svizzere e straniere, in particolare dal Musée Félicien Rops, dal Musée Marmottan Monet e dal Musée d'Orsay. La mostra è ideata e curata da Jonas Beyer (Kunsthaus Zürich) e Daan van Heesch (KBR). 

La mostra è patrocinata da Patrick Van Gheel, Ambasciatore del Regno del Belgio in Svizzera. Con il supporto della KYTHERA Kultur-Stiftung.



EDUCAZIONE ARTISTICA

La mostra è accompagnata da un catalogo riccamente illustrato in inglese e tedesco, pubblicato da Hirmer Verlag, contenente saggi, tra gli altri, di Juliane Au, Elisabeth Bronfen e Véronique Carpiaux. Sarà disponibile presso il negozio del Kunsthaus all'inaugurazione della mostra.

Visite guidate pubbliche in tedesco: giovedì 19 marzo, ore 18:30; domenica 12 aprile, ore 11:00; sabato 9 maggio, ore 18:30.

L'inaugurazione dei soci includerà discorsi di Vanessa Matz, Ministro belga per l'azione pubblica e la modernizzazione, responsabile della politica scientifica, dell'ambasciatore belga Patrick Van Gheel e di Sara Lammens, Direttore generale della Biblioteca reale del Belgio, nonché di Martin Meyer, il cui romanzo poliziesco "Das Fallbeil" (La ghigliottina, scritto sotto lo pseudonimo di Fabio Lanz) ruota in parte attorno all'artista Félicien Rops.


09/02/26

Hirshhorn e Art Bridges Foundation per"50 per 50",

 


"50 per 50", è una partnership fra la Art Bridges Foundation, che condividerà le opere d'arte della collezione Hirshhorn con musei in 50 stati e a Porto Rico

L'Hirshhorn Museum and Sculpture Garden dello Smithsonian ha annunciato "50 for 50", una partnership di condivisione delle collezioni con la Art Bridges Foundation a partire dal 2026. Il programma collocherà importanti opere d'arte americane della collezione Hirshhorn nei musei d'arte di tutti i 50 stati e di Porto Rico, tramite prestiti da tre a cinque anni. "50 for 50" è il più grande progetto di prestito mai intrapreso da un museo americano e, insieme, l'Hirshhorn e l'Art Bridges realizzeranno il maggior numero di prestiti di opere d'arte, con la più ampia portata geografica, per entrambe le istituzioni fino ad oggi.

"'50 for 50' è un nuovo modello per le mostre itineranti dell'Hirshhorn, e la sua portata adempie alla nostra missione di museo nazionale di arte moderna e contemporanea, essendo presente in ogni stato attraverso prestiti a lungo termine", ha affermato la direttrice dell'Hirshhorn, Melissa Chiu. "Siamo grati per il supporto logistico e strategico della Art Bridges Foundation e siamo orgogliosi di lanciare questo progetto in concomitanza con il 250° anniversario dell'America".

Anne Kraybill, CEO di Art Bridges, concorda: "Essendo il nostro più grande progetto di prestito fino ad oggi, '50 per 50' segna un passo significativo nell'impegno di Art Bridges per garantire che i musei di tutto il paese abbiano accesso all'intera gamma dell'arte americana. Grazie a questa storica collaborazione con l'Hirshhorn, molti spettatori incontreranno per la prima volta queste importanti opere d'arte nelle proprie comunità. Siamo entusiasti di come queste partnership influenzeranno il dialogo in questo anno di anniversario".

"50 for 50" è nato da un piano visionario, elaborato dalla dirigenza e dal personale del Museo dopo la pandemia, incentrato sull'espansione del programma di mostre itineranti dell'Hirshhorn in un maggior numero di comunità statunitensi, comprese quelle meno servite dall'accesso all'arte moderna e contemporanea. Il progetto è stato anche motivato dalla mostra itinerante dell'Hirshhorn "Yayoi Kusama: Infinity Mirrors", che ha battuto i record di presenze in tutto il Nord America nel 2017 e nel 2018 e ha ispirato una mostra storica attualmente in corso al Buffalo AKG Art Museum. "Il successo di queste due mostre ha rivelato il potenziale di espandere i prestiti della nostra collezione permanente", ha affermato Chiu. "Inoltre, l'iniziativa Art Bridges si allinea con Studio Hirshhorn , la serie video del Museo, che demistifica la creazione artistica offrendo agli spettatori un accesso dietro le quinte ad artisti ed esperti della collezione".

I prestiti mettono in risalto la collezione in continua espansione dell'Hirshhorn, che affonda le sue radici nei doni originali del signor Hirshhorn alla nazione, collocando opere d'arte di artisti del calibro di Alexander Calder, Georgia O'Keeffe, Christian Marclay, Joan Mitchell, John Singer Sargent, Alma Thomas e Lawrence Weiner nei musei di tutto il paese.

I prestiti saranno selezionati dalla collezione permanente dell'Hirshhorn, che conta 13.000 opere d'arte moderna e contemporanea in tutte le sue variegate forme. Nel 2025, ad esempio, l'Hirshhorn ha acquisito più di 50 opere d'arte per celebrare il suo 50° anniversario, tra cui 18 fotografie alla gelatina d'argento dal volume The Bikeriders di Danny Lyon; Interior , un dipinto a tecnica mista di 3 metri di Mickalene Thomas; e High Tide , un recente paesaggio astratto di Sarah Sze.

Sin dalla sua apertura nel 1974, l'Hirshhorn si è evoluto da museo d'arte moderna a istituzione leader per l'arte moderna e contemporanea a livello mondiale. La sua collezione permanente si estende dalla fine del XIX secolo a oggi e comprende dipinti, sculture, fotografie, installazioni multimediali, opere su carta e opere di nuovi media. L'Hirshhorn ospita anche una delle collezioni di scultura moderna più complete al mondo, alcune delle quali saranno esposte quando il suo rinnovato Sculpture Garden aprirà nel 2026.


Informazioni sull'Hirshhorn

L'Hirshhorn Museum and Sculpture Garden è il museo nazionale di arte moderna e contemporanea e una delle voci più autorevoli per l'arte e la cultura del XXI secolo. Parte dello Smithsonian, l'Hirshhorn si trova in posizione prominente sul National Mall a Washington, DC. Il suo patrimonio comprende una delle più importanti collezioni di arte americana ed europea del dopoguerra al mondo. L'Hirshhorn presenta diverse mostre e offre una serie di programmi pubblici sull'arte del nostro tempo, gratuiti per tutti. L'Hirshhorn Museum è aperto il lunedì dalle 12:00 alle 17:30 e dal martedì alla domenica dalle 10:00 alle 17:30 (tranne il 25 dicembre). Per ulteriori informazioni, visitare hirshhorn.si.edu . Seguite il museo su Facebook , Instagram , X e YouTube .


Informazioni sulla Art Bridges Foundation

La Art Bridges Foundation nasce dalla visione della filantropa e mecenate Alice Walton. Fondata nel 2017, Art Bridges crea e sostiene progetti che condividono opere d'arte americana con le comunità degli Stati Uniti e dei suoi territori. Art Bridges collabora con una rete in crescita di oltre 300 musei, coinvolgendo 25 milioni di persone in tutto il paese, per fornire supporto finanziario e strategico a mostre, prestiti di collezioni e programmi pensati per educare, ispirare e approfondire il coinvolgimento delle comunità locali. La Art Bridges Collection rappresenta una visione in continua espansione dell'arte americana dal XIX secolo a oggi e comprende molteplici media e voci. Per ulteriori informazioni, visitare  artbridgesfoundation.org .

08/02/26

Hauser & Wirth a Palermo




 Ha fatto molto scalpore la positiva notizia che il gruppo Hauser & Wirth ha acquistato lo storico Palazzo Forcella De Seta a Palermo, luogo testimone del ricco sfarzo della storia siciliana, incarnando l'interazione delle culture che hanno plasmato l'isola mediterranea. 

Acquisito da Hauser & Wirth all'inizio del 2026, questo straordinario sito sarà sottoposto a un attento restauro volto a ripristinarne l'integrità architettonica per creare una nuova destinazione culturale aperta a tutti e che ne renda omaggio alla tradizione.



Punto di riferimento del quartiere Kalsa di Palermo, affacciato sul Mar Tirreno, il Palazzo è una sintesi architettonica di influenze arabo-normanne e gotiche. Fu originariamente eretto nel XVIII secolo , con elementi integranti del XVI secolo , tra cui la Porta dei Greci. Il sito si è evoluto nel corso dei secoli, riflettendo ogni sua evoluzione i diversi dialoghi culturali che permeano la Sicilia.

"È un onore e un privilegio intraprendere il restauro di Palazzo Forcella De Seta, un sito di straordinaria importanza e bellezza, e avere l'opportunità di creare una nuova destinazione artistica in un luogo venerato in tutto il mondo per il suo secolare impegno nello scambio culturale."—Iwan Wirth

Costruito sui resti della "casina a mare" della famiglia Bonanno, il Palazzo trovò nuova vita nel 1833, quando passò sotto la guida di Enrico Forcella, marchese di Villalonga. Sotto la sua direzione, gli architetti visionari Nicola Puglia ed Emmanuele Palazzotto intrapresero una riprogettazione neoclassica, creando la struttura centrale e gli elementi che vediamo oggi. I suoi numerosi elementi distintivi – mosaici intricati, vivaci affreschi in stucco, finestre ad arco neogotiche e un giardino interno – testimoniano la confluenza di culture e stili che definisce l'architettura di Palermo. Nel corso del suo storico passato, il Palazzo è stato residenza privata e sede di eventi culturali, tra cui la Biennale Manifesta nel 2018.

"È un onore e un privilegio intraprendere il restauro di Palazzo Forcella De Seta, un sito di straordinaria importanza e bellezza, e avere l'opportunità di creare una nuova destinazione artistica in un luogo venerato in tutto il mondo per la sua secolare vocazione allo scambio culturale", ha affermato Iwan Wirth, Presidente di Hauser & Wirth. "Siamo grati ai precedenti proprietari del Palazzo , l'ANCE, per la loro gestione di questo straordinario sito e non vediamo l'ora di iniziare il suo prossimo capitolo, sviluppando una piattaforma per le voci degli artisti e coltivando dialoghi con la comunità che risuonino in questo contesto storico".

07/02/26

Ketty / Export da Ropac a Milano


 L'elegante Palazzo Belgioioso da sempre ospita importanti gallerie d'arte, in questo periodo c'è la raffinata Thaddaeus Ropac che organizza sempre progetti molto validi, come questo che ho visitato nei giorni scorsi. 



In questi giorni  sono presentate le opere di Ketty La Rocca, che avevo scoperto tanti anni fa a Torino, dalla storica galleria Martano. Mi aveva subito affascinato e ora finalmente vedo  valorizzata per le sue interessantissime ricerche sperimentali, che ancora oggi hanno una grande bellezza estetica.



Parallelamente queste opere sono poste in dialogo con i lavori di Valie Export che invece trovo purtroppo un poco datate nella soluzione formali, ma molto interessanti per i processi concettuali, per la sua capacità di esprimere un'energia "femminile" che contestualizzata storicamente era sicuramente innovativa.