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19/04/19

Robert Mapplethorpe, dalla trasgressione al classicismo




La galleria Franco Noero di Torino in via Mottalciata, 10/B  propone una selezione degli scatti di  Robert Mapplethorpe .

Una volta era trasgressione ora è classicismo, come cambia il gusto della società in questi ultimi decenni.

Eleganti scatti in bianco e nero che paiono antichi ma erano la più forte modernità degli anni settanta, sono stati e sono ancor oggi uno sguardo geniale e innovativo.











18/04/19

The Phair



E' stata resa nota la data della prima edizione di The Phair, una fiera dedicata esclusivamente  all’immagine; 35 prestigiose gallerie, solo italiane, tutte in spazi uguali fra loro, celebrano, a 180 anni dalla sua nascita a Parigi, la fotografia.

Si svolgerà a Torino dal 2 al 5 maggio 2019.


The Phair – una parola che è un manifesto, sintesi di Photography e Fair . Avrà un appuntamento annuale dedicato alla fotografia, all’immagine come evento concettuale prima che tecnico e descrittivo del reale.

La fiera nasce dalla necessità delle gallerie d’eccellenza di dedicare a questo universo attenzione e investimenti, per restituire e rappresentare il grande fermento delle forme e dei linguaggi, e con l’obiettivo di diventare un punto di riferimento a livello nazionale e internazionale.

The Phair  si svolgerà nell’ex Borsa Valori, straordinario progetto di Gabetti Isola e Raineri edificato negli anni ’50 nel centro della Città, ben rappresenta la volontà di riconfermare Torino come fucina di idee e di ricerca, anticipatrice di movimenti ed organizzatrice di interessi raffinati.

I Visitatori di The Phair troveranno ad accoglierli: 1/9 unosunove | Francesca Antonini | Alfonso Artiaco | Enrico Astuni | Valeria Bella | Continua | Massimo De Carlo | Raffaella De Chirico | Tiziana Di Caro | Doppelgaenger | Fabbrica EOS | Studio G7 | Gagliardi&Domke | Guidi&Schoen | In Arco | Giò Marconi | MATÈRIA | METRONOM | Montrasio | Franco Noero | Davide Paludetto | Francesco Pantaleone | Alberto Peola | Giorgio Persano | Photo & Contemporary | Pinksummer | Poggiali | PrimoPiano | Lia Rumma | Tucci Russo | Shazar | Paola Sosio | Traffic | VisionQuesT 4rosso | z2O Sara Zanin

Inoltre i visitatori potranno partecipare ai molti eventi di Fo.To., un progetto di collaborazione cittadina fra i musei pubblici e privati, le gallerie d'arte e gli spazi no-profit, con oltre 90 fra mostre, incontri ed eventi legati al tema della fotografia. www.fotografi-a-torino.it

17/04/19

Art Nouveau arriva alla Reggia di Venaria



Oggi nella splendida cornice della Reggia di Venaria con manifesti, dipinti, sculture, mobili e ceramiche arriva la mostra che racconta la straordinaria fioritura artistica che ha travolto e cambiato il gusto tra la fine dell'Ottocento e i primi anni del Novecento. Architettura, pittura, arredamento, scultura, musica sono invasi da rimandi alla natura, al mondo vegetale e a un'immagine nuova della figura femminile: a Torino è il tempo dell’Art Nouveau che scaccia da ogni dove regole accademiche e tradizione.

Considerata come una corrente internazionale, essa si fonda sulla rottura con l'eclettismo e lo storicismo ottocenteschi e rappresenta la risposta moderna a una società sempre più industrializzata.

Concepita come arte totale, il Modern Style diventa Tiffany negli Stati Uniti, Jugendstil in Germania, Sezession in Austria, Nieuwe Kunst nei Paesi Bassi, Liberty in Italia, Modernismo in Spagna e s’impone rapidamente in Inghilterra, patria dei maggiori teorici del movimento, e passa sotto il nome di Art Nouveau in Francia.

Proprio a Torino fu presentata nel 1902 con l’Esposizione internazionale di Arte Decorativa Moderna e diede il via al Liberty in Italia a partire dalla città, all’epoca in espansione.



Essa non impone alcun obbligo: è l’arte della libertà che si affranca dalle convenzioni. Le forme dell’accademismo si infrangono davanti a uno stile trasgressivo che fa dell’erotismo, del naturalismo e dell’esotismo i propri punti cardinali.

Nessuna regola può più costituire un freno per quegli artisti, soprattutto in Francia, che sono accomunati dall’amore per l’arabesco e riferimenti alla sensualità della natura e del corpo femminile: Emile Gallé, Daum Frères, Alphonse Mucha, Louis Majorelle, René Lalique, Eugène Grasset, Henri de Toulouse-Lautrec, Eugène Gaillard sono solo alcuni degli artisti in mostra - con un corpus di 200 opere provenienti dagli Arwas Archives, dalla Fondazione Arte Nova, dalla Collezione Rodolfo Caglia e da altri prestiti di privati - a raccontare come l’Art Nouveau si impose per il suo stile nuovo e decisamente moderno, dalle visionarie creazioni, dall’uso intensivo della linea curva e dell’arabesco.

Grazie un allestimento innovativo che ricreano le atmosfere e il gusto dell’epoca, in mostra viene proposta la riproduzione degli ambienti abitativi della Parigi di inizio Novecento a illustrare la vita quotidiana. Il percorso poi concerne anche il racconto sulla riflessione intorno alle arti decorative di una ristretta élite di architetti, artisti e intellettuali che avviarono la stagione del Liberty in Italia e a Torino in particolare.

Con il patrocinio della Città di Torino, la mostra ospitata nelle Sale dei Paggi della Reggia di Venaria, prodotta e organizzata dal Consorzio delle Residenze Reali Sabaude con Arthemisia, è curata da Katy Spurrell con testi in catalogo di Victor Arwas (1937 - 2010), Katy Spurrell e Valerio Terraroli.

L’iniziativa è sostenuta da Generali Italia attraverso Valore Cultura, il programma per promuovere l’arte e la cultura su tutto il territorio italiano e avvicinare un pubblico vasto e trasversale - famiglie, giovani, clienti e dipendenti - al mondo dell’arte attraverso l’ingresso agevolato a mostre, spettacoli teatrali, eventi e attività di divulgazione artistico-culturali con lo scopo di creare valore condiviso.


Special partner Ricola.
L’evento è consigliato da Sky Arte.
Il catalogo è edito da Arthemisia Books.



LA MOSTRA

Attraverso 200 opere e 5 sezioni la mostra Art Nouveau racconta quelli che furono gli sconvolgimenti nel campo di tutte le arti figurative tra fine dell'Ottocento e gli inizi del Novecento e quali furono le principali fonti di ispirazione per gli artisti che ne furono gli iniziatori. Prima su tutte la nuova e radicale visione della Natura: non più un rifugio sicuro in cui gli artisti potevano scappare per dipingere la dolcezza del mondo, ma un luogo mistico, complesso e da reinterpretare all’interno di un contesto urbano in evoluzione, stilizzando forme floreali e organiche per riportare la natura nella vita moderna.
Altro grande soggetto principe, evoluzione della natura voluttuosa, è la Donna, sempre più emancipata e rappresentata su dipinti e stampe soprattutto per la pubblicità che ormai giocava un ruolo influente nel determinare il modo in cui il pubblico percepiva la figura femminile e per vendere nuovi prodotti e stili di vita ai nuovi consumatori.
Dai richiami al mondo vegetale e alla sinuosità femminile, si passa all’analisi semiotica della linea curva, lontana dagli stilemi di un tempo, nuovo simbolo della forza vitale e utilizzata nell’architettura degli esterni e degli interni, nelle metropolitane come nei caffè, negli arredi e nelle suppellettili come nei gioielli. Ogni elemento doveva essere in sintonia con l'insieme.


Prima sezione - Più Natura, più artificio

Influenzati dalle straordinarie scoperte in ambito botanico e naturalistico (anche grazie al diffondersi del microscopio, della microfotografia e dei raggi X), gli artisti dell’Art Nouveau fanno della Natura la principale fonte di ispirazione, in quanto capace di soddisfare il bisogno di ritorno alla purezza dell’arte. Interpretandola a volte in chiave lineare-dinamica e altre volte in geometriche linee simmetriche o in chiave onirico-simbolica, il mondo naturale viene inserito nel contesto moderno creando una sorta di oasi urbana.
L’uomo è così parte integrante di questo “nuovo mondo naturale”, non più distinto ma sempre più assimilabile alle forme della flora e fauna.
Questa sezione è dedicata ai più grandi artisti e designer che hanno concentrato la loro produzione artistica sulla rappresentazione della natura - con motivi floreali e zoomorfici, creature esotiche e mitologiche, ma anche le stagioni e il ciclo della vita - ponendo un'enfasi particolare sulla creazione di mobili e suppellettili in vetro. Tra questi Emile Gallé, Daum Frères, Rupert Carabin e Eugène Grasset.


Seconda sezione - La donna moderna

In linea con gli sviluppi artistici contemporanei, la seconda sezione esplora l'approccio dei designer dell'Art Nouveau alla sfera sensuale, alla loro rappresentazione dell’amore per il mondo naturale e dell'impegno sessuale con esso.
Protagonista indiscussa di questo nuovo mondo è la donna, la femme damnée, sensuale, la donna moderna che fuma. All’insegna di un’inesplorata indipendenza e dell'emancipazione, si delinea una femminilità al di fuori dei canoni. Immagini dalla carica erotica più o meno esplicita venivano proiettate su rappresentazioni idealizzate di cantanti d'opera o stelle del teatro come Sarah Bernhardt. Fu proprio lei a essere rappresentata da tutti gli artisti del periodo entrando nel mondo popolare tramite le nuove tecnologie (fotografie nelle cartoline postali e primi filmati).
L’immagine della stessa Bernhardt venne utilizzata per promuovere anche una varietà di prodotti tra cui cosmetici, vestiti e prodotti alimentari. Fu lei che ispirò e commissionò numerose opere ad Alphonse Mucha, ma anche gioielli, oggetti di porcellana e d’arredamento che la raffiguravano ad artisti come Paul Berthoud, Leonetto Capiello, Georges Clairin, Paul Berthon e William Nicholson, artisti tutti in mostra.


Terza sezione - Simbolismo

L’arte e la letteratura simbolista penetrano profondamente nella sensibilità Art Nouveau che, per molti aspetti, diventa un punto d'incontro tra produzione letteraria e design. È un intenso periodo di disordini e di esplorazione di religioni alternative che si riflettono in immagini del pensiero contemporaneo, psicologicamente inquietanti e dagli aspetti mistici. Molti erano infatti gli artisti – come Alphonse Mucha - seguaci di dottrine occultiste e che, attraverso le scienze esoteriche e le sedute spiritiche, tentavano di svelare i più reconditi misteri dell'esistenza.

Sono i designer i più impegnati nel fare emergere questo aspetto investigativo della vita e a rivelarlo è lo stile tipico delle opere di Maurice Bouval, Paul Francois Berthoud, Aman Jean, Leonard Agathon, Henri Heran, Georges Rochegrosse, Louis Auguste Theodore Riviere, Georges Flamand e Alexandre Vibert.


Quarta sezione - Uno stile per tutti
È un’era di designer individuali come nessun’altra. Con l’Art Nouveau nasce la figura dell’artista-designer che sfrutta tutti i nuovi mezzi che la tecnologia mette a disposizione, incluse le varie forme di comunicazione. Le arti decorative si avviano così verso l’affrancamento dall’essere semplicemente puro prodotto d’uso e di fattura artigianale, per accedere alla produzione seriale, se non addirittura industriale, divenendo modello e strumento dell’abitare moderno, parametro del gusto e veicolo fondamentale per l’affermazione del nuovo stile. In questa sezione è presente una nutrita selezione di poster, a celebrare l'arte grafica e tutti gli aspetti dell'applicazione dell'Art Nouveau al mondo commerciale.

Tra gli artisti in mostra ci sono Paul Berthon, Manuel Orazi, Alphonse Mucha, Eugene Grasset con designers come Emile Gallè, Majorelle.


Quinta sezione - Dall’Art Nouveau al Liberty italiano

L’Esposizione internazionale d’arte decorativa moderna tenutasi a Torino del 1902 fu la prima in Italia di introdurre il tema Art Nouveau tramite architettura e arredamento.

In questa sezione emerge la differenza tra l’Art Nouveau francese e il Liberty italiano, uno stile che si trasforma in particolare nell’architettura urbana di Torino.

Nonostante l’Art Nouveau sia uno stile internazionale, con l’esposizione del 1902 si vede la crescita del design italiano che prosegue negli anni successivi fino alla prima guerra mondiale configurandosi come uno stile prettamente nazionale.


Reggia di Venaria 

Cowles, condividono con una donazione la loro passione per l'arte giapponese


Inoue Yūichi (Japanese, 1916–1985), Shout, 1961, hanging scroll; frozen ink on paper. 
Portland Art Museum Collection, 
Gift of Mary and Cheney Cowles.


 Il Metropolitan Museum of Art, il Freer|Sackler e il Portland Art Museum hanno annunciato congiuntamente oggi che le tre istituzioni riceveranno in dono delle stupende opere di pittura, calligrafia e ceramica giapponesi  dai collezionisti Mary e Cheney Cowles di Seattle. 

I tre regali insieme totalizzano oltre 550 opere e rappresentano uno straordinario contributo alla comprensione e al godimento dell'arte giapponese nel regno pubblico.



CS

Mr. and Mrs. Cowles's collection is one of the largest and finest comprehensive collections of Japanese painting and calligraphy in private hands in the West, with over 600 works ranging in date from the eighth century to the present day, most of which will be dispersed in the coming five years. In addition to the works on paper and silk, the collection includes over 100 ceramics, with a focus on early Edo-period porcelains, tea wares, and a carefully selected array of Meiji and contemporary works. The Cowles collection is particularly strong in paintings and calligraphy that have links to East Asian literary traditions across the centuries, with a focus on calligraphy, inscribed paintings, and works inspired by Japanese and Chinese poetry. The so-called Three Perfections of East Asian culture—the supreme arts of poetry, painting, and calligraphy—are all amply represented in this impressive collection.
 
"The Met is deeply grateful to Mary and Cheney Cowles for this remarkable gift," said Max Hollein, Director of The Met. "These works add great strength to our collection by filling gaps or complementing our renowned holdings. The vision and generosity of Mr. and Mrs. Cowles significantly enhances our ability to tell a more comprehensive history of Japanese art for the millions who visit the Museum each year."
 
"This gift from Mary and Cheney Cowles to the Smithsonian's Freer|Sackler, the nation's museum of Asian art, is exceedingly generous," said Chase F. Robinson, the Dame Jillian Sackler Director of the Arthur M. Sackler Gallery and Freer Gallery of Art. "The most significant gift to our Japanese holdings since Charles Lang Freer's foundational bequest in 1919, it will transform our Japanese collection."
 
"This extraordinary gift will have a transformative impact on the Portland Art Museum and the artistic resources on the West Coast," said Maribeth Graybill, Ph.D., The Arlene and Harold Schnitzer Curator of Asian Art at the Portland Art Museum . "Each of these artworks is among the finest of its type. The addition of these works to the Museum's collection will make Portland an even more important destination for the study of Japanese art." 
 
Cheney Cowles summarized his collecting activities: "As Mary and I consider the past 18 years of collecting Japanese art, it is pleasing to realize that any rules or limits on what to collect were abandoned fairly early on, giving us a great feeling of freedom to learn and develop new interests. For instance, the calligraphy holdings have expanded to become a significant part of the collection. We hope that our donations will support years of interest, enjoyment, and study for students, scholars, and the general public."
 


The Metropolitan Museum of Art will eventually receive over 200 Japanese paintings and calligraphies, carefully chosen to complement works already in The Met collection. Highlights include an exceedingly rare calligraphy by Musō Soseki (1275–1351)—one of the few surviving recognized works by this early Zen monk-calligrapher—boldly inscribed with the philosophical phrase "Abiding nowhere, achieve an enlightened mind," and ink paintings dating to the 14th to 17th century—such as Ink Landscape, by Sōami, and White Heron, by Tawaraya Sōtatsu. In the years to come, donations of two rare and important works by the 16th-century ink painter Sesson that were known and published earlier in the 20th century, but were long hidden, will nicely complement The Met's holdings of this influential artist. Calligraphy by Ikkyu Sōjun, along with other works created in the context of Zen monastic communities, will be the first such examples in The Met's collection. The gifts from Mr. and Mrs. Cowles—collectively designated as the Mary and Cheney Cowles Collection—will be celebrated as part of the Museum's 150th anniversary-related Collections Initiative. The Met is also planning an exhibition for 2023, that will be accompanied by a scholarly catalogue, commemorating a selection of works that will have entered the collection by then. 
      

The Smithsonian's Freer|Sackler  is receiving more than 250 works of painting and calligraphy over five years. The first gift installment of 39 works (received in 2018)—a concentration of major literati paintings and significant early 20th-century works in the Nihonga style, both largely absent from the Freer's Japanese holdings—is a microcosm of the larger gift. At a time when the Freer Gallery's collection is nearing its centennial anniversary, in 2023, and the Gallery's staff look toward the future of the collection and the institution as a whole, this gift marks an unprecedented milestone, paying homage to both the Cowles's taste as collectors and the legacy of Charles Lang Freer. Of special significance is the large number of works by the artist Tomioka Tessai (1836–1924), whom Freer met in Japan. Tessai defied the facile equation of modernization and Westernization and portrayed a Japan then-emerging on the international stage through a Chinese lens. The Freer|Sackler looks forward to exhibiting a selection of the finest Tessai paintings from the Cowles collection, notable for their bold and often humorous traits, in spring and early summer 2020.
 
Portland Art Museum  (PAM) announced that it had received 22 works in late 2018, the first in a planned series over five years that will total 100 works. These join 32 paintings, calligraphies, and ceramics donated to the Museum in the past decade. The artworks in the 2018 gift were among those on view recently in PAM's special exhibition Poetic Imagination in Japanese Art: Selections from the Collection of Mary and Cheney Cowles, which closed January 13, 2019. Last year's gift to PAM included many of the most striking works in that exhibition, spanning from the most ancient of the calligraphies, the eighth-century Nigatsudō Burnt Sutra, to an avant-garde modern work of expressionist calligraphy, Inoue Yuichi's Shout (1961). Other highlights include a hanging scroll depicting a competition between poets, dating to the 13th or 14th century; Thatched Retreat on Cold Mountain, a 1770s painting by the renowned poet Yosa Buson; the calligraphy Filial Piety, by Hakuin Ekaku (1685–1768), the most famous Zen master of Edo-period Japan; and a playful 1867 ink painting by the Buddhist nun Ōtagaki Rengetsu (1791–1875), Samurai Footman and Poem, the first work of Japanese painting that Cheney Cowles purchased. This year, the Portland Art Museum will present another valuable resource for appreciating the Cowles Collection with the publication of a fully illustrated catalogue in conjunction with PAM's recent special exhibition presenting new research by an international group of leading scholars.  
 

About the Collector
Cheney Cowles has been collecting East Asian art in earnest for over four decades. His interest was first kindled while attending law school in the late 1960s, when his aunt, Phoebe McCoy, who was a docent at the Avery Brundage Collection in Golden Gate Park, now part of the Asian Art Museum of San Francisco, introduced him to Asian art collections there. In 1975, Mr. Cowles opened the Crane Gallery in Seattle, specializing in Asian antiques, which he owned and managed until his retirement in 2016. Mary Cowles became an active supporter of the couple's collecting activities after their marriage in 1977. The Cowles Collection gradually expanded in scope to include modern and contemporary Japanese paintings and calligraphies. Mr. and Mrs. Cowles have together also contributed to various exhibition and educational initiatives related to Asian art.

Mike Nelson alla Tate Britain





La Duveen Galleries  della Tate Britain ospita quest'anno l'opera di Mike Nelson realizzata appositamente per l'iniziativa della Tate Britain Commission 2019.

Un ammasso di rottami assemblati occupano gli spazi della neoclasica galleria inglese.  Via il solito accrocchio proposto in forma d'arte, che sempre più mettere in criticità il senso di questo uso di denaro pubblico a favore di non si sa bene quale valore, quello dell'arte?  





Forse, ma ho molti dubbi.

Il direttore della Tate Britain,Alex Farquharson, si dichiara entusista, io mi domando se ancora queste proposte che, una volta avevano dell'innovativo e freschezza di visione, oggi non siano pura banalità, mancanza di creatività e attualità. 


16/04/19

Notre Dame brucia


Un terribile evento a Parigi, la cattedrale di Notre Dame è stata distrutta dal fuoco 


Leggerezze cromatiche





Una fresca antologica, curata da Valentina Roselli, su David Ruff è stata allestita nello Spazio Don Chisciotte della Fondazione Bottari Lattes, in via Della Rocca 37B  a Torino, che durerà fino al 18 Aprile.




Una avvincente selezione di opere che guarda soprattutto al periodo degli anni Settanta, caratterizza da una delicata freschezza cromatica e dal un solare segno





15/04/19

Party Politics di Francesco Vezzoli per la Fondazione


"Party Politics, l’intrattenimento della politica, la politica dell’intrattenimento" è il titolo del nuovo progetto di Francesco Vezzoli ideato col contributo speciale di Filippo Ceccarelli, che si potrà vedere dal 16 aprile al 19 luglio 2019 presso la Fondazione Giuliani. 

Attraverso l'esplorazione del potere della cultura popolare contemporanea, Francesco Vezzoli continua a occuparsi dell’ambiguità fondamentale del vero, della seduzione del linguaggio e dell’estrema vulnerabilità dei personaggi umani. Utilizzando molteplici media, dal video e la performance alla fotografia e il ricamo, Vezzoli crea opere ricche di riferimenti e citazioni che sfidano le distinzioni tra arte “alta” e cultura popolare.

Francesco Vezzoli ha raggiunto la fama con i suoi film con protagonisti icone pop e celebrità mentre la sua produzione più recente riflette sull’iconografia del passato italiano, così come nella mostra alla Fondazione Giuliani, Party Politics, dove analizza i rapporti tra politica, spettacolo e arte visiva. Utilizzando una selezione di fotografie d'archivio scattate principalmente negli anni Ottanta dai fotoreporter, la mostra esplora sia il lento declino dell'impegno politico e l’allontanamento dal radicalismo e dall’idea di collettività che pervadevano i decenni degli anni Sessanta e Settanta, sia il progressivo imporsi di un'epoca segnata dall’edonismo e dalla mondanità.

Immagini di medio e grande formato ritraggono eventi mediatici, impegni politici e party di noti personaggi politici e personalità di spicco, in una presentazione che rievoca sia i ritratti cortigiani di Hans Holbein il Giovane, che i soggetti morali moderni di William Hogarth. Con occhio critico ma mai blasfemo, Vezzoli trasforma le fotografie, ricche di simbolismo, allusione e paradosso, in epici ritratti di un'epoca. I momenti immortalati diventano così sia le testimonianze di quegli anni che un presagio per il futuro.

Siamo lieti della partecipazione al progetto del noto scrittore e giornalista Filippo Ceccarelli, il cui nuovo libro, Invano. Il potere in Italia da De Gasperi a questi qua, è stato pubblicato da Feltrinelli nel 2018. Ogni opera esposta è accompagnata da un testo redatto da Ceccarelli, il quale ha gentilmente accettato l'invito a collaborare a Party Politics.

Francesco Vezzoli è nato nel 1971 a Brescia; attualmente vive e lavora a Milano. Ha esposto in innumerevoli istituzioni internazionali, tra cui il Centre Pompidou, Parigi (2018); Fondazione Prada, Milano (2017); Museion, Bolzano (2016); Nouveau Musée National di Monaco (2016); Performa 15, New York (2015); MoMA PS1, New York (2014); MOCA, Los Angeles (2014); MAXXI - Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo, Roma (2013); Garage Center for Contemporary Culture, Mosca (2010); Moderna Museet, Stoccolma (2009); The Power Plant, Toronto (2007); Solomon R. Guggenheim Museum, New York (2007); Tate Modern, Londra (2006); Le Consortium, Dijon (2006); Fondazione Cini, Venezia (2005); Serralves Museum, Porto (2005); The New Museum of Contemporary Art, New York (2002); Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, Rivoli (2002); GAM, Galleria Comunale d’Arte Moderna, Bologna (2000).

Nel 2007 ha co-rappresentato l’Italia alla 52esima Biennale di Venezia, insieme a Giuseppe Penone.

Fondazione Giuliani per l’arte contemporanea via Gustavo Bianchi, 1 - 00153 Roma
dal martedì al sabato 15:00-19:30 e su appuntamento www.fondazionegiuliani.org - info@fondazionegiuliani.org - tel. +39 0657301091


Alicja Kwade al Roof Garden del Met





Il Roof Garden del Met quest'anno ospiterà un intervento dell'artista Alicja Kwade dal titolo ParaPivot.


Come tutti gli anni lo spazio del Roof Garden sarà luogo di intervento creativo dal 16 aprile al 27 ottobre 2019, quest'anno con l'artista berlinese Alicja Kwade che ha creato due sculture: ParaPivot I e II. 


Le sculture torreggianti sono costituite da telai in acciaio verniciato a polvere che si intersecano ad angoli obliqui. Al suo interno sono presenti nove sfere massicce che galleggiano in apparente assenza di peso. Le appendici della scultura in acciaio si espandono verso l'esterno attorno a più punti di asse e sembrano tracciare le vie orbitali del globo. 

Il balletto scultoreo di Kwade evoca un sistema solare in miniatura, un pezzo di spazio esterno che si è stabilito temporaneamente sul giardino pensile Iris e B. Gerald Cantor.

Thomas Schütte alla Monnaie de Paris



Una articolata retrospettiva su Thomas Schütte è ospitata fino al 16 Giugno presso la Monnaie de Paris. 



Nelle storiche stanze trovano spazio una varia selezione delle opere del grande artista tedesco, fra grandi sculture e ricercate sperimentazioni pittoriche.



Come indica il titolo della mosta «Thomas Schütte. Tre atti», sono tre le sezioni volute dalla curatrice, Camille Morineau; una sulla figura umana, il tema della morte e i modelli architettonici.