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10/08/22

Conoscere Pompei

 


Attraverso il sito Open Pompeii ora è possibile immergersi in questo storico scavo con la ricca condivisione degli archivi e del materiale storico, dati, immagini raccolti in questi decenni. Un tassello in più per poter conoscere e visitare questo meraviglioso museo a cielo aperto.  

09/08/22

Raoul Dufy a Roma


Palazzo Cipolla  a Roma quest'autunno ospiterà  le opere di Raoul Dufy, noto per la sua pittura, i soggetti e i colori sgargianti. Dufy, il pittore della gioia, della luce e del colore contribuì a cambiare il gusto del pubblico della prima metà del ‘900 adattando le sue innovazioni e la sua vivacità a tutte le arti decorative. Con 160 opere provenienti dalle più importanti collezioni pubbliche e private francesi, la mostra percorre l’intera parabola artistica di uno dei più grandi interpreti della storia dell’arte, a cavallo tra impressionismo e fauvismo.


COMUNICATO STAMPA

Dal 14 ottobre 2022, le sale di Palazzo Cipolla ospitano la prima grande esposizione mai realizzata in Italia e dedicata a uno dei maestri dell’arte moderna: RAOUL DUFY (Le Havre, 3 giugno 1877 – Forcalquier, 23 marzo 1953).

Autore di opere monumentali come La Fée Electricité (1937 – 1938) - uno dei dipinti più grandi al mondo, di una lunghezza complessiva di 6 metri, composto da 250 pannelli e commissionatogli dalla “Compagnie parisienne de distribution d'électricité” per essere esposto nel Padiglione dell'elettricità al World's World del 1937 -, Dufy fu un grande pittore, scenografo e disegnatore francese di inizio ‘900 che, per la sua capacità di catturare le atmosfere, i colori e l’intensità della luce e a trasferirli sulle sue tele, divenne - per antonomasia - il pittore della gioia e della luce.

Nacque da una famiglia di modeste condizioni economiche ed ebbe un padre attivo come organista che trasferì in particolare a Raoul la sua stessa passione per la musica, che lui coltivò per tutto il resto della vita trasponendola anche nelle sue opere.

In seguito a una crisi finanziaria della famiglia, nel 1891 il giovane Raoul fu costretto a cercare lavoro a Le Havre.

Nell'ambiente artistico straordinariamente stimolante di Parigi si avvicinò a due maestri dell'impressionismo come Monet e Pissarro ma, nel 1905, lo scandalo dei Fauves gli rivelò una pittura moderna e “di tendenza” che lo portò ad avvicinarsi a Matisse.

Il 1903 fu l'anno della sua prima volta al Salon des Indépendants, nel quale espose fino al 1936 e poi fu accettato nel 1906 al Salon d'Automne (fino al 1943).

La sua attività artistica non conobbe interruzioni e, dal 1910, ampliò la sua attività nel campo delle arti decorative affermandosi con successo in una produzione assai vasta, dalla xilografia alla pittura e alla grafica, dalle ceramiche ai tessuti, dalle illustrazioni alle scenografie. Con un’attività artistica che non conobbe interruzioni fino alla sua morte, tutto ciò gli consentì di recuperare la sua tavolozza squillante, cui sovrappose un tocco grafico vibrante e allusivo.

La mostra Raoul Dufy. Il pittore della gioia, con oltre 160 opere tra dipinti, disegni, ceramiche e tessuti provenienti da rinomate collezioni pubbliche e private francesi - come il Musée d’Art Moderne de la Ville de Paris che conserva di Dufy una delle più ricche collezioni, dal Centre Pompidou, Palais Galliera, la Bibliothèque Forney e la Bibliothèque littéraire Jacques Doucet tutte di Parigi insieme al Musée de la Loire, Musée des Tissus et des Arts Décoratifs di Lione, il Musée des Beaux-Arts Jules Chéret di Nizza e al Musée Royaux des Beaux-Arts de Belgique di Bruxelles - racconta la vita e l’opera di un artista con lo sguardo sempre rivolto alla modernità, pervaso da una vivacità che ha saputo adattare a tutte le arti decorative, contribuendo a cambiare il gusto del pubblico.

Curata da Sophie Krebs, conservatrice generale del patrimonio del museo parigino, la mostra è un viaggio emozionale attraverso i temi prediletti dall’artista, dove le sensazioni visive ridotte all’essenza della realtà, l’utilizzo della composizione, della luce e del colore sono gli elementi emblematici che caratterizzano le sue opere.

Suddivisa in 14 sezioni tematiche, la mostra racconta l’intero percorso artistico del pittore francese, attraverso molteplici opere che abbracciano varie tecniche nei diversi decenni del Novecento, dagli inizi fino agli anni Cinquanta, quando Dufy cercò nuovi temi a causa della guerra e della malattia che lo costrinse a rimanere nel suo studio nel sud della Francia.



Un excursus che trova il suo leitmotiv nella violenza cromatica, nella magia di quel colore che diventa elemento indispensabile per la comunicazione di emozioni e stati d’animo.

Un’evoluzione che vede Dufy inizialmente prosecutore di quella tradizione impressionista germogliata con Monet proprio nella sua città natale di Le Havre e poi insieme ai Fauve che, radunati attorno alla figura di Matisse, reagiranno presto alla pittura d'atmosfera e a quel dipingere dominato dalle sensazioni visive, per poi approdare infine ad abbracciare l’austerità cezanniana con la quale le forme, le zone piatte di colori accesi o addirittura violenti sono indipendenti dalla linea che accenna appena a circoscriverle.

Onde a V rovesciata, nuvole e un mondo di forme: bagnanti, uccelli, cavalli, paesaggi ispirati sia dalla modernità che dal classicismo.

Sensibile all’aria del proprio tempo, si interessa alla società dell’intrattenimento con le sue corse, le regate, gli spettacoli elitari e popolari al contempo che Dufy riproduce con brio e vivacità.

Un artista alla perenne ricerca di stimoli e sperimentazione, in grado di rendere l’arte impegnata ma allo stesso tempo apparentemente “leggera”, il cui scopo dichiarato era, come scrive la scrittrice americana Gertrude Stein, di arrecare piacere.

La mostra, promossa dalla Fondazione Terzo Pilastro – Internazionale per volontà del suo Presidente Prof. Avv. Emmanuele F. M. Emanuele, è realizzata da Poema con il supporto organizzativo di Comediarting e Arthemisia, ideata dal Musée d’Art Moderne de la Ville de Paris, Paris Musées e curata da Sophie Krebs, conservatrice generale dello stesso museo parigino.

Catalogo edito da Skira.


 RAOUL DUFY

Il pittore della gioia

Roma, Palazzo Cipolla

14 ottobre 2022 - 26 febbraio 2023

08/08/22

Libri da vacanze ...


Siamo in piena estate e oramai i luoghi di villeggiatura sono il fulcro del nostro tempo, e sempre mi porto qualche bel libro da leggere sdraiato in qualche angolo tranquillo nelle ore più calde. 

Quest'anno ho scelto questi quattro che per la piacevolezza narrativa e per i diversi temi affrontati in modo interessante senza essere troppo complessi, voi cosa state leggendo?

07/08/22

Raccolte d'Acri

 


Oggi vi segnalo il grande lavoro dell'Acri - Associazione di Fondazioni e di Casse di Risparmio Spa che ha rinnovato il sito R’accolte censendo oltre 14mila opere d’arte provenienti alle fondazioni bancarie italiane. 

Un grande lavoro corredato dal rinnovamento del sito, per una fruizione più ottimale e pratica. 

06/08/22

Galleria Continua a San Gimignano

 
Gli spazi storici della Galleria Continua a San Gimignano offrono tre stupendi progetti espositivi fino ai primi di settembre. C'è Jorge Macchi con l'interessante progetto sulle immagini intitolato 'DIÁSPORA', 


Jorge Macchi - Diáspora with the collaboration of Edgardo Rudnitzky, exhibition view Galleria Continua, San Gimignano. Photo: Ela Bialkowska, OKNO Studio


I recenti lavori sullo spazio di Antony Gormley.


Antony Gormley - FRAME II 2021, aluminium, square tube 5 mm. Photo: Ela Bialkowska, OKNO Studio. © the Artist



E la continua pratica al disegno di Nedko Solakov.


Nedko Solakov - A Side Solo Show (drawings only), exhibition view Galleria Continua, San Gimignano. Photo: Ela Bialkowska, OKNO Studio

05/08/22

SupaStore Venice

 


A fine mese prende avvio SupaStore Venice, un  progetto di Sarah Staton, a cura degli studenti della School for Curatorial Studies Venice

Sarà la galleria A plus A a ospitare questo evento dal 31 agosto 2022, si tratta della prima edizione italiana di SupaStore, un progetto ideato dall’artista e curatrice Sarah Staton nel 1993 a Londra. L'edizione veneziana è curata dagli studenti della School for Curatorial Studies Venice ed è un evento ufficiale della Venice International Glass Week 2022.

Ospitato in decine di destinazioni internazionali, tra cui New York (SupaStore Luxe . 1996, SupaStore Noir - 1997), Bregenz (SupaStore in the Mountains - 1998), Vienna, (SupaStore Sleep -2014), Berlino (SupaStore Tina - 2015) e Lituania (SupaStore NIDA – 2020) e Corea del Sud (SupaStore Pressure Drop - 2021), durante i suoi oltre venticinque anni di carriera, la mostra ha ospitato artisti come Andy Warhol, Jeff Koons, Damien Hirst, Chris Ofili, Tracy Emin e Fiona Banner.

Supastore esplora la pratica dello shopping come attività sociale, comunitaria, politica ed economica, mettendo in discussione i meccanismi neocapitalistici del mercato dell’arte. SupaStore ricalca l’idea di mercato esponendo un vasto numero di opere in edizione di multipli: un mezzo per rendere l’arte più accessibile sul versante economico e che ci invita a riconsiderare gli ideali di esclusività e autenticità. Le opere esposte, molte delle quali ideate appositamente per la mostra, abbattono così le barriere che intercorrono tra mercato dell’arte e visitatori, proponendo prezzi più accessibili e alla portata di tutti.

Alla base del consumismo, la produzione seriale degli oggetti permette un abbassamento dei prezzi con consequenziale allargamento del pubblico, un processo che in questo contesto viene applicato all’arte. Multipli, libri d’artista e non solo si potranno trovare nel SupaStore dove piccoli dettagli o impercettibili interventi concorreranno a rendere poetiche certe digressioni sull’impossibilità di avere due lavori identici.

Voci multiformi e corali si fondono in un caleidoscopio di più di trenta artisti e 16 giovani curatori provenienti da Australia, Sud Corea, Usa, Taiwan, Svizzera, Messico, Pakistan, Ucraina, Kazakistan, Brasile, Canada e Italia, che attraverso questa mostra in continuo cambiamento intendono questionare non solo l’odierno mercato dell’arte ma anche una società in cui benessere è spesso sinonimo di autodistruzione. Un processo che vede in Venezia un esempio emblematico.

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Sarah Staton (1961) è un’artista che vive e lavora a Londra, UK, la cui pratica artistica fonde scultura, pittura, architettura, design, editoria, moda e tecnologia per creare oggetti e spazi che sono al medesimo tempo estetici e utilitaristici. Senior Tutor in Scultura presso il Royal College of Art di Londra, ha esposto a livello internazionale in musei e gallerie come la Tate Modern, il Victoria and Albert Museum, il Mount Stuart e l’Osan Musuem of Contemporary Art.

The School of Curatorial Studies Venice è una scuola di nuova concezione attiva dal 2004 e nata come progetto formativo della Galleria A plus A, che ha come scopo la diffusione dei saperi nell’ambito delle arti visive e l’introduzione alle professioni relative all’arte contemporanea. L’offerta formativa prevede ogni anno due corsi principali, uno in italiano dalla durata di un anno scolastico e l’altro internazionale che si svolge nel corso dei mesi estivi. I corsi sono tenuti da docenti e professionisti del settore provenienti da varie parti del mondo e alla fine delle lezioni gli studenti si confrontano con il difficile compito di ideare, strutturare e realizzare un evento espositivo. Studenti iscritti a questa edizione e co-curatori: Lucrezia Nardi, Taylor Carruthers, Patricio Tejedo, Valeriya Plehotko, Ayman Kassem, Sharon Mee, Jeffrey wang, Bès Amélie, Natasha Roberts, Ghazala Raees, Jojo Lee, Lauren Fuller, Bates Assilbekova, Laura Matterazzo, Thais Domigues.

A plus A è una galleria sita a Venezia diretta da Aurora Fonda e Sandro Pignotti dedicata alla sperimentazione di nuovi format espositivi e alla promozione di artisti nella produzione di mostre e progetti spesso site specific. Tra le principali attività della galleria c'è The School for Curatorial Studies Venice. Storicamente A plus A è stata la sede ufficiale del padiglione sloveno alla Biennale di Venezia dal 1998 al 2014.  

04/08/22

Il fresco di Asad Raza al Portikus di Francoforte

 


Sicuramente fra i progetti artistici di quest'estate il Portikus di Francoforte offre uno dei più freschi. 

L'artista Asad Raza pone al centro della sua pratica la creazione di esperienze e dialoghi.

 In Diversion, il pubblico è invitato a interagire, immergersi e bere l'acqua purificata del fiume Meno. Come in molte delle opere dell'artista, lo scambio umano è parte integrante di questo pezzo. 

I custodi, che Raza ha lanciato sul posto, vagano con il visitatore, spiegando fatti scientifici, raccontando storie e svolgendo rituali quotidiani, come il monitoraggio della qualità dell'acqua, l'analisi del suo sviluppo, il filtraggio e la rimineralizzazione delle quantità di essa.

 Riunendo il processo e il relazionale, Raza sottolinea in questo pezzo l'interdipendenza degli esseri umani e del loro ambiente.




CS

Der Fluss ist ein wichtiger Protagonist im planetarischen Wasserkreislauf, der den Strom vom Gebirge zum Bach, vom Ozean bis zu den Wolken kanalisiert. Als Quelle von Energieströmen, Fruchtbarkeit und neuem Leben wird der Fluss oft als mächtige Gottheit oder Person verstanden, die historische, wirtschaftliche, sozio-politische und emotionale Bedeutung trägt. Als Reaktion auf die einzigartige Lage des Portikus auf der Frankfurter Maininsel widmet sich der Künstler Asad Raza in seiner neuen Arbeit Diversion den vielen Facetten, die Flüsse hervorrufen. In einer stimmungsvollen Wasserlandschaft, die sich über den gesamten Ausstellungsraum erstreckt, begegnen Besucher*innen einem kontinuierlichen Flusslauf des Mains, der durch die Galerie umgeleitet wird und in den Strom zurückfließt.
 
Im Mittelpunkt von Razas künstlerischer Praxis steht die Schaffung von Erfahrungsräumen und die Förderung von Dialogen. In Diversion ist das Publikum eingeladen, mit dem gereinigten Wasser des Flusses zu interagieren, darin einzutauchen und es zu trinken. Wie in vielen Werken des Künstlers ist der menschliche Austausch ein integraler Bestandteil dieser Arbeit. Vermittler*innen, die Raza vor Ort gecastet hat, begleiten die Besucher*innen, erklären ihnen wissenschaftliche Zusammenhänge, erzählen Geschichten und führen tägliche Rituale durch, wie die Überwachung und Analyse der Wasserqualität, die Filterung und die Remineralisierung von Wassermengen. Durch die Zusammenführung des Prozesshaften und des Relationalen unterstreicht Raza in diesem Werk die gegenseitige Abhängigkeit von Mensch und Umwelt.
 
Der Gedanke der Transformation – von Wissen und Substanz – wird durch verschiedene verwendete Materialien und Aktionen in der gesamten Ausstellung hervorgehoben. Inspiriert vom Bild des Flussdeltas sind alle Elemente wie Arterien miteinander verbunden und bedingen sich gegenseitig. Diversion bildet ein Ökosystem, das der Künstler als Metabolismus beschreibt – die Synergie von menschlichem, pflanzlichem und mineralischem Leben. Durch die Verwendung alltäglicher Materialien wie Zeitungen, Picknicktische, Rohre und Krüge entwirft Raza eine Umgebung des kollektiven Gedächtnisses und schafft einen Ort der Zusammenkunft und Kontemplation. In diesem Sinne spielt der Titel Diversion sowohl auf den wörtlichen Umweg des Mains durch den Portikus als auch auf die Dringlichkeit an, vom Kurs abzuweichen.
 
Diversion wird begleitet von einer Künstlerzeitung, zusammengestellt von Asad Raza und Mathew Hale, mit Beiträgen von Liberty Adrien, Arhun Aksakal, Sophia Al-Maria, Shane Anderson, Carina Bukuts, Keren Cytter, Manthia Diawara, Emily Dickinson, Olivia Fairweather, Dan Graham, Rufus Hale, Catalina Imizcoz, Prem Krishnamurthy, Wolfram Lotz, Adéla Součková, Joe Stahlmann, Elsa Stanyer, Bones Tan Jones und anderen. Die Zeitung wird von Studio Pandan gestaltet und mitherausgegeben von X Artists‘ Books.
 
Kuratiert von Liberty Adrien und Carina Bukuts
 
Diversion wird ermöglicht durch die Unterstützung der Hessischen Kulturstiftung, des Kulturamtes der Stadt Frankfurt am Main und der Städelschule Portikus e.V.. Weitere Unterstützung erfolgt durch Oase.  

03/08/22

Prossimamente ... Rosa Barba a Villa Medici a Roma

 Rosa Barba, Clocks: Verticals Lean Occasionally Consistently Away from Viewpoints, 2012; 35mm film, motors, aluminum, plexiglass; 83.5 x 122.5 x 15.5 cm incl base

Fin dagli esordi nel 2016, il ciclo di mostre Art Club favorisce il dialogo tra le opere di artisti contemporanei internazionali e il patrimonio dell'Accademia di Francia a Roma. Mediante interventi visivi e plastici disseminati negli spazi di Villa Medici (logge, giardini, saloni), la serie Art Club rinnova l'esperienza di visita di un luogo nel quale si intrecciano le diverse epoche storiche e si manifestano accostamenti inaspettati.

 

Per il prossimo appuntamento del ciclo a settembre, Villa Medici accoglie l'artista e cineasta italiana Rosa Barba. Il suo lavoro, a metà strada tra cinema e arte contemporanea, sarà esposto in concomitanza con il Festival di Film di Villa Medici che si terrà dal 14 al 18 settembre 2022.

 

Rosa Barba presenta tre opere che offrono un panoramica di oltre 10 anni di pratica artistica, combinando film, scultura, suono e testo: Disseminate and Hold, 2016; Color Clocks: Verticals Lean Occasionally Consistently Away from Viewpoints, 2012; Weavers, 2021.

02/08/22

Van Gogh a Roma

 





L'autunno si presenta ricco di importanti eventi d'arte, sicuramente uno dei più attesi sarà il prossimo 8 ottobre quando aprirà a Palazzo Bonaparte di Roma una delle mostre più attesa dell’anno, dedicata all’artista più famoso e amato del mondo: VAN GOGH.

Si tratterà di un percorso espositivo ed emozionale che attraverso un prestito del tutto eccezionale di ben 50 opere, tutte provenienti dal Museo Kröller Müller di Otterlo, ne racconta la vicenda umana e artistica.



COMUNICATO STAMPA

Alla vigilia dei 170 anni dalla sua nascita, dall’8 ottobre 2022 Palazzo Bonaparte ospita la grande e più attesa mostra dell’anno dedicata al genio di Van Gogh.

Attraverso le sue opere più celebri - tra le quali il suo famosissimo Autoritratto (1887) - sarà raccontata la storia dell’artista più conosciuto al mondo.

Nato in Olanda il 30 marzo 1853, Vincent Van Gogh fu un artista dalla sensibilità estrema e dalla vita tormentata. Celeberrimi sono i suoi attacchi di follia, i lunghi ricoveri nell’ospedale psichiatrico di Saint Paul in Provenza, l’episodio dell’orecchio mozzato, così come l’epilogo della sua vita, che termina il 29 luglio 1890, a soli trentasette anni, con un suicidio: un colpo di pistola al petto nei campi di Auvers.

Nonostante una vita impregnata di tragedia, Van Gogh dipinge una serie sconvolgente di Capolavori, accompagnandoli da scritti sublimi (le famose “Lettere” al fratello Theo Van Gogh), inventando uno stile unico che lo ha reso il pittore più celebre della storia dell’arte.



La mostra di Roma, attraverso ben 50 opere provenienti dal prestigioso Museo Kröller Müller di Otterlo - che custodisce uno dei più grandi patrimoni delle opere di Van Gogh - e tante testimonianze biografiche, ne ricostruisce la vicenda umana e artistica, per celebrarne la grandezza universale.

Un percorso espositivo dal filo conduttore cronologico e che fa riferimento ai periodi e ai luoghi dove il pittore visse: da quello olandese, al soggiorno parigino, a quello ad Arles, fino a St. Remy e Auvers-Sur-Oise, dove mise fine alla sua tormentata vita.

Dall’appassionato rapporto con gli scuri paesaggi della giovinezza allo studio sacrale del lavoro della terra scaturiscono figure che agiscono in una severa quotidianità come il seminatore, i raccoglitori di patate, i tessitori, i boscaioli, le donne intente a mansioni domestiche o affaticate a trasportare sacchi di carbone o a scavare il terreno; atteggiamenti di goffa dolcezza, espressività dei volti, la fatica intesa come ineluttabile destino.

Tutte queste sono espressione della grandezza e dell’intenso rapporto con la verità del mondo di Van Gogh.

Particolare enfasi è data al periodo del soggiorno parigino in cui Van Gogh si dedica a un’accurata ricerca del colore sulla scia impressionista e a una nuova libertà nella scelta dei soggetti, con la conquista di un linguaggio più immediato e cromaticamente vibrante.

Si rafforza anche il suo interesse per la fisionomia umana, determinante anche nella realizzazione di una numerosa serie di autoritratti, volontà di lasciare una traccia di sé e la convinzione di aver acquisito nell’esperienza tecnica una fecondità ben maggiore rispetto al passato.

È di questo periodo l’Autoritratto a fondo azzurro con tocchi verdi del 1887, presente in mostra, dove l’immagine dell’artista si staglia di tre quarti, lo sguardo penetrante rivolto allo spettatore mostra un’insolita fierezza, non sempre evidente nelle complesse corde dell’arte di Van Gogh. I rapidi colpi di pennello, i tratti di colore steso l’uno accanto all’altro danno notizia della capacità di penetrare attraverso l’immagine un’idea di sé tumultuosa, di una sgomentante complessità.

L’immersione nella luce e nel calore del sud, a partire dal 1887, genera aperture ancora maggiori verso eccessi cromatici e il cromatismo e la forza del tratto si riflettono nella resa della natura. Ecco quindi che torna l’immagine de Il Seminatore realizzato ad Arles nel giugno 1888, con la quale Van Gogh avverte che si può giungere a una tale sfera espressiva solo attraverso un uso metafisico del colore.

E così Il giardino dell’ospedale a Saint-Rémy (1889) assume l’aspetto di un intricato tumulto, mentre lo scoscendimento di un Burrone (1889) sembra inghiottire ogni speranza e la rappresentazione di un Vecchio disperato (1890) diviene immagine di una disperazione fatale.

Con il patrocinio della Regione Lazio, del Comune di Roma – Assessorato alla Cultura e dell’Ambasciata del Regno dei Paesi Bassi, la mostra è prodotta da Arthemisia, realizzata in collaborazione con il Kröller Müller Museum di Otterlo ed è curata da Maria Teresa Benedetti con Francesca Villanti.

La mostra vede come main sponsor Acea, sponsor Generali Valore Cultura, special partner Ricola, mobility partner Atac, media partner Urban Vision ed è consigliata da Sky Arte.

Il catalogo è edito da Skira.    

01/08/22

Agosto relax estivo

 

Domenico Olivero "Energia"  2020

Il mese di Agosto propone pochi eventi per cui le pubblicazioni saranno più randomatiche, soprattutto rivolte alla stagione autunnale che quest'anno si annuncia alquanto dinamica, forse a voler recuperare i due anni pandemici.