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09/09/19

Il Festival del Disegno 2019



Anche quest'anno torna, dopo il successo delle edizioni precedenti, il Festival del Disegno  a Milano, e si svolgerà dal 14 al 15 Settembre 2019 presso il Castello Sforzesco per poi, dal 16 settembre al 20 ottobre, espandersi in tutta Italia.

L'evento sostenuto dal gruppo Fabriano, invita tutti al piacere del disegno libero e creativo, organizzando un intenso percorso di proposte espressive con i laboratori creativi che si svilupperanno per le due giornate e un ricco programma di conversazioni e atelier d'artista, a cui bisognerà iscriversi.

Tra workshop d’artista per un pubblico più adulto e i laboratori creativi per i più piccoli, il Festival ha visto partecipare negli anni non solo la città di Milano, ma anche tutte quelle realtà territoriali italiane che hanno deciso di contribuire nella propria città, biblioteche, scuola, associazione culturale a promuovere l’arte del disegno, per tutti.

Figura di riferimento per questa edizione sarà il mitico Leonardo Da Vinci, infatti il 2019 è il cinquecentesimo anniversario della morte dell’indiscusso genio fiorentino, grande disegnatore e creativo. 








08/09/19

Artissima e Treccani



Visto il positivo successo Artissima e Treccani proseguono la speciale collaborazione che dal 2018 li vede in dialogo nel progetto Alfabeto Treccani, una collana di ventuno multipli inediti a tiratura limitata realizzati da altrettanti artisti italiani riconosciuti sulla scena internazionale. Il progetto propone una ricognizione sull’arte italiana contemporanea attraverso l’opera di tre diverse generazioni di artisti, dai grandi maestri ai talenti emergenti.

La curatela del progetto è di Ilaria Bonacossa, che ha affidato la realizzazione delle prime opere, prodotte nel 2018, a Rossella Biscotti, Piero Golia, Marisa Merz, Diego Perrone, Maurizio Nannucci e Francesco Vezzoli. Il primo nucleo di lavori è stato presentato in occasione del venticinquennale della fiera torinese e nel dicembre 2018 a Roma, con un appuntamento appositamente concepito.

L’edizione 2019 di Artissima presenterà le opere inedite di sette nuovi artisti: Giorgio Andreotta Calò (Venezia, 1979), Giovanni Anselmo (Borgofranco d'Ivrea, 1934), Massimo Bartolini (Cecina, 1962), Paolo Icaro (Torino, 1936), Marinella Senatore (Cava de' Tirreni, 1977) e Gian Maria Tosatti (Roma, 1980).

Alfabeto Treccani intende giocare con il meccanismo dell’alfabeto, associando ad ogni lettera un artista il cui nome inizia con la stessa. L’artista selezionato è invitato a creare un’opera ad hoc in edizione limitata che rappresenti la sua pratica artistica. Le ventuno lettere diventano quindi l’occasione per fornire in maniera inedita una panoramica dell’arte italiana contemporanea attraverso la creazione di un nuovo universo enciclopedico che assolva la funzione originaria dell'Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani: raccogliere in modo organizzato il sapere e restituirlo alla collettività.


Il progetto nasce dall’incontro tra due forze culturali italiane e riflette la volontà di sperimentazione artistica di Artissima e l’intento di divulgazione culturale di Treccani. Queste intenzioni convergono nell’obiettivo comune di promuovere una diffusione universale della creatività contemporanea italiana, favorendo lo sviluppo di un collezionismo giovane e, allo stesso tempo, fidelizzando i grandi collezionisti. 

Il progetto Alfabeto Treccani si inserisce in Treccani Arte, il nuovo ramo dell'Istituto che inaugura nel 2018 una serie di iniziative legate al mondo dell’arte contemporanea volte ad accompagnare il pubblico nell’interpretazione della complessità del presente. 

Tra queste, l’Enciclopedia dell’Arte Contemporanea sarà la prima raccolta a livello internazionale completamente dedicata all’arte contemporanea. Treccani è il primo istituto che si pone l’obiettivo di censire e classificare le esperienze ormai consolidate di artisti, storici, critici, curatori, galleristi e mercanti d’arte internazionali. Con l’enciclopedia dedicata all’arte del nostro tempo, Treccani vuole fornire una visione che accolga prospettive diverse, allargando lo sguardo anche al di là delle aree geografiche occidentali.
    
Artissima e Treccani riaffermano grazie alla loro partnership la propria identità di laboratori attivi nel panorama dell’arte e della cultura contemporanea, in grado di proporre progetti innovativi e sempre più inclusivi per un pubblico di appassionati e professionisti.

Prossimamente Roma


Nonostante la carenza pubblica la capitale dell'Italia tenta di guardare al contemporaneo grazie alle energie private e dopo il Rhinoceros della Fondazione Alda Fendi, Palazzo Bonaparte delle Generali e Palazzo Merulana, sono la volta del Musja,  ideato dall'imprenditore e collezionista Ovidio Jacorossi, che aprirà i primi di ottobre e di un nuovo progetto "La Fondazione" che aprirà quest'autunno col sostegno del collezionista Nino Bevilacqua.

Il Musja aprirà in via dei Chiavari, nel centro di Roma, aperto prima come laboratorio di ricerca si apre ora alle mostre col progetto  "The Dark Side. Chi ha paura del buio?” curata da Danilo Eccher, che vedrà la conferma di questa interessante proposta che vuole proporre l’arte come contributo fondamentale alla crescita della persona e della collettività.

La mostra attingerà dalla articolata collezione privata e da diversi contributi con opere di importanti artisti internazionali. 

Il curatore ha ideato una stratificazioni di sezioni che si svolgeranno nell'arco di tre anni con tre sotto sezioni; “Paura del Buio”, “Paura della Solitudine” e “Paura del Tempo”. 

Non si sa ancora molto invece sul progetto del collezionista Nino Bevilacqua che dovrebbe aprire prossimamente nell'edificio di via Crispi che già vedere la presenza della nota galleria statunitense Gagosian. 


#MusjaDarkSide  #PalazzoBonaparte #Roma #ImpressionistiSegreti  @FondazioneAldaFendiEsperimenti  


07/09/19

La bellezza del Water garden di Tochigi



Anche i giardini artificiali hanno una grande fascinazione artistica, fra i più recenti mi ha colpito quello del Botanical Garden Art Biotop, la sezione Water Garden realizzata nel 2018, a Tochigi, dallo studio Junya Ishigami + Associates che quest'anno ha ideato il Serpentine Pavilion a Londra.




Uniti dall' AIDS

Opere di F.G.Torres


Il Migros Museum di Zurigo propone un'ampia mostra collettiva dal titolo "Uniti dall' AIDS" una mostra sulla perdita, memoria, attivismo e arte in risposta alla diffusione dell' HIV / AIDS.

Il progetto indaga non solo i labili confini della produzione artistica e dell'attivismo in relazione all'HIV / AIDS  ma anche gli artisti che hanno vissuto e affrontato il contagio da l'HIV e l'AIDS. 

Un parte del progetto guarda all'isolamento, alla trasformazione, temporalità e caducità, in termini di politica fisiche e di rappresentanza. 

Dopo una forte un'attenzione sulla terapia antiretrovirale altamente attiva nella seconda metà degli anni 1990, l'AIDS è spesso descritto oggi come uno stato del passato e sembra aver perso nel nostro contesto culturale la sua incisività. Ma ancora oggi in tutto il mondo  quasi 1 milione di persone muoiono per gli effetti dell'AIDS. I tentativi della mostra in quattro capitoli vuole aprire la complessità dei vari racconti che circondano l'HIV / AIDS e far discutere la fragilità di queste storie in una prospettiva contemporanea.


La mostra presenta opere di oltre 40 artisti,  curata da Dr. Raphael Gygax. Accompagna la mostra, l'antologia la pubblicazione "Stati dall'AIDS - Un'antologia sull'arte in risposta all'HIV / AIDS".

In esposizione opere di Absalon, Lyle Ashton Harris, Charles Atlas, Marc Bauer, Judith Bernstein, Nayland Blake, Gregg Bordowitz, Andrea Bowers, Fierce Pussy, Avram Finkelstein, Rafael França, General Idea, Nan Goldin, Felix Gonzalez-Torres, Gran Fury , 
Group Material, Anna Halprin, Keith Haring, Hudinilson Jr., Jochen Klein, Peter Kunz Opfersei, Stéphan Landry, Zoe Leonard, Donald Moffett, Carlos Motta, Rosa von Praunheim, Real Madrid, Lili Reynaud-Dewar, Hunter Reynolds, Prem Sahib , Chéri Samba, Vittorio Scarpati e biscotto Mueller, Ellen Spiro & Cheryl Dunye, Edward Thomasson, Wolfgang Tillmans, Sue Williamson, David Wojnarowicz & Ben Neill, Martin Wong.





06/09/19

Teatrum Botanicum 2019



Venerdì 13 Settembre alle ore 19.00 inaugura Teatrum Botanicum, quarta edizione del festival dedicato ad artisti e curatori emergenti la cui indagine si colloca nello spazio interstiziale tra pratiche e riflessioni artistiche ed ecologiche proprie del centro d’arte contemporanea. Il programma del festival, quest'anno principalmente orientato ai linguaggi performativi e all'immagine in movimento, si svolgerà nel corso delle serate di venerdì e sabato.

Tra apocalittici e integrati e critici fiduciosi, l'arte contemporanea ha generato una pluralità di letture relative al tentativo di superare la dicotomia tra cultura e natura, cercando di comprendere una contemporaneità i cui tempi sono cadenzati tanto dalla velocità di Internet e delle tech companies quanto delle scadenze imposte dal cambiamento climatico. Quasi certamente, le narrazioni più utili e vitali si trovano ben lontano dalle aule delle art schools europee e statunitensi, bensì in prossimità di ecosistemi remoti, habitat di animali umani e non umani che non rispondono a quella concezione di umanità, che si vuole universale, determinata nella storia da uomini bianchi, occidentali, cis, eterosessuali e borghesi.

Affermare fino a che punto l'arte contemporanea possa arrogarsi il diritto di immaginare mondi è forse un compito al di là della nostra portata, ma nondimeno c'incoraggia richiamare le parole di Rosi Braidotti che, di fronte alla platea del museo Fridericianum di Kassel, parla degli artisti come bridge builders, nonaccademici per eccellenza che si sono storicamente arrogati il diritto di costruire ponti tra sistemi dipensiero e discipline convenzionalmente condannate a non comunicare, non intersecarsi.




Provando a focalizzarci sul piano locale, pur seguendo un autore come James Bridle nel pensare una cultura costitutivamente “non-locale e intrinsecamente contraddittoria”1 , crediamo che le richerche degliartisti italiani che animano questa edizione di Teatrum Botanicum riflettano proprio sulle logiche dellanarrazione della contemporaneità e dell'ambiente contemporaneo, sulla possibilità di continuare a leggere ed immaginare mondi. Storytelling è un termine già troppo carico di significati a noi piuttisto distanti, una parola che oggi preferiremmo non utilizzare. 

Preferiremmo, piuttosto, parlare di forme di narrazione non lineare che manifestano, seguendo nuovamente le parole di Bridle, un alto grado di attenzione che non viene messa narcisisticamente al servizio di cosiddetti processi di self-improvement né finalizzata ad un
escapismo distratto, ma che invece si sforza di comprendere -ed agire – esattamente qui, dove ci
troviamo2.

Arrivato alla sua quarta edizione, Teatrum Botanicum persiste nell'assumere una postura ben diversa da quella di una mostra curata – non per avversare a prescindere il più classico tra i formati espositivi, maperchè siamo persuasi del fatto che lanciarci annuamlente in tentativi d'interpretazione, specie in chiave generazionale dello scenario dell'arte emergente italiana, sarebbe un esercizio quantomeno non necessario. Un esercizio sicuramente non adatto ad una contemporaneità che, più che a tassonomizzare il presente, ci sfida a pensare per reti estremamente complesse e costruire ponti. È quindi a posteriori della selezione degli artisti che emergono i fili conduttori tra le diverse modalità di narrazione, con le quali un piccolo spaccato dello scenario dell'arte italiana, può azzardare racconti della contemporaneità. Un piccolo
spaccato che, come ogni anno, è inevitabilmente parziale, contingente, accidentale ma nondimeno cerca di rispondere ad urgenze tanto estemporanee quanto vivide, oneste e, speriamo, condivise.

PAV – Parco Arte Vivente – Via Giordano Bruno 31, 10134 Torino, Italy, +39.011.3182235, www.parcoartevivente.it

Con Altalena, Dario Bassani e Nelle Gevers, Derek MF Di Fabio, Alessandro Di Pietro,
Donato Epiro, Marco Giordano, Isabella Mongelli, Gianmarco Porru, Giovanna Repetto,
Jacopo Rinaldi, Caterina Erica Shanta, Luca Staccioli, Natalia Trejbalova e Bellagio
Bellagio, Francesco Venturi.

Anche quest'anno, vi rifocilleremo con la collaborazione di Isola Torino.
1 – J. Bridle, Nuova Era Oscura (New Dark Age, Verso Books, 2018), trad. it. Fabio Viola, NERO Editions, Collana Not, Roma, 2019.

2 – J. Bridle, Phenomenological Mismatch, pubblicato su Becoming Digital, collaborazione editoriale tra e-flux Architecture e Ellie Abrons, McLain Clutter, e Adam Fure del Taubman College of Architecture and Urban Planning.

La mostra e il convegno sono realizzati con il sostegno della Compagnia di San Paolo, della Fondazione CRT, della Regione Piemonte e della Città di Torino.

PAV - Parco Arte Vivente
Via Giordano Bruno 31 – 10134 Torino Italy
T. +39-011-3182235
E. info@parcoartevivente.it
www.parcoartevivente.it

Rivisitando Theodor Fontane allo Schloss Sacrow


Per celebrare i 200 anni delle scrittore Theodor Fontane (1818-1898) allo Schloss Sacrow sono stati invitati 12 artisti che, selezionando 12 poesie, hanno realizzato delle suggestive opere in questo delicato edificio barocco. 

Gli artisti selezionati sono Karen Bartram, Rainer Ehrt, Grita e Moritz Götze, Katrin von Lehmann, Peer Oliver Nau, sibylle von preußen, Serkan Sarier e Anna Vonnemann.


05/09/19

La foresta nello stadio



Mancano solo più tre giorni alla apertura del grande progetto di un bosco nello stadio Wörthersee di Klagenfurt ideato da Klaus Littmann.

Titolo del progetto "For Forest - The Unending Attraction of Nature” aperto al pubblico fino al 27 ottobre 2019.

Sono stati usati ben 300 alberi, alcuni dei quali pesano fino a sei tonnellate,  col coordinamento dell'architetto paesaggista Enzo Enea, e serviranno a coprire coprirà l'intero campo di gioco creando una foresta mista caratteristica dell'Europa centrale.

Dalle tribune, i visitatori potranno ammirare lo spettacolo degli alberi giorno e notte (dalle 10 alle 22). L'ingresso sarà gratuito. Uno spettacolo tanto sconosciuto quanto affascinante e destinato a suscitare una serie di emozioni e reazioni! A seconda dell'ora del giorno (o della notte), gli alberi costituiranno un paesaggio in continua evoluzione che è modellato dal tempo e dalla rotazione autunnale delle foglie. 




L'installazione è un progetto intelligente sulle nostre emozioni di fronte a quello che dovrebbe essere uno spettacolo familiare, collocato in un contesto completamente diverso. 

Con questa monumentale opera d'arte, Littmann sfida la nostra percezione della natura e affina la nostra consapevolezza della relazione futura tra natura e umanità.

Il progetto si considera anche un avvertimento: un giorno potremmo dover ammirare i resti della natura in spazi appositamente assegnati, come già accade per gli animali dello zoo.

Prossimamente Raffaello


Pinacoteca Ambrosiana di Milano

E dopo l'anno di Leonardo il prossimo sarà quello di Raffaello, al grande maestro di Urbino saranno dedicate tantissime mostre per ricordare il 500mo anniversario della sua morte ( era il 6 Aprile 1520). 

Fra i principali progetto segnalo la mostra sulla produzione giovanile che si svolgerà alla Galleria Nazionale delle Marche e quella più ampi e significativa che ci sarà alle Scuderie del Quirinale, in primavera, con la partecipazione degli Uffizi. 

Ma già la Pinacoteca Ambrosiana di Milano, ha riallestito e restaurato il grande cartone dell’affresco del Vaticano «La scuola di Atene» (1509), che ho visto alcune settimane fa', giusto in tempo per la ricorrenza. 

Sul piano internazionale eventi espositivi ci saranno alla National Gallery di Londra, con ben undici lavori di Raffaello, e la vicina Victoria & Albert Museum con i famosi sette grandi cartoni per gli arazzi vaticani. 

04/09/19

Helen Cammock alla Collezione Maramotti



Arriva in Italia Helen Cammock, vincitrice della settima edizione del Max Mara Art Prize for Women e nominata al Turner Prize 2019, che dopo la prima tappa londinese alla Whitechapel Gallery di Londra (25 giugno – 1 settembre 2019) presenterà la nuova mostra Che si può fare alla Collezione Maramotti, che ne acquisirà le opere. L’allestimento, rielaborato dall’artista nello spazio differente della Collezione, sarà anche arricchito da un libro d’artista realizzato in luglio all’Istituto Centrale della Grafica di Roma. 




Nell’opera di Helen Cammock si intrecciano la narrativa femminile incentrata sulla perdita e sulla resilienza con la musica barocca composta da musiciste del Seicento, ispirazioni e racconti attraverso cui l’artista ha esplorato il concetto del lamento nella vita delle donne attraverso storie e geografie. Oltre al libro d’artista recentemente realizzato, la mostra include un film, una serie di incisioni su vinile, un fregio serigrafato e una stanza di ricerca in cui sono esposti libri e oggetti raccolti da Cammock e a lei donati durante il suo periodo in Italia.

La mostra è infatti il risultato di una residenza italiana di sei mesi nel 2018, organizzata da Max Mara, Whitechapel Gallery e Collezione Maramotti, e ideata a misura dell’artista. Nel suo percorso, che l’ha portata a fare tappa a Bologna, Firenze, Venezia, Roma, Palermo e Reggio Emilia, Cammock ha deciso di esplorare l’espressione del lamento e riscoprire voci femminili nascoste. Nel corso della residenza musiciste, storiche, artiste e cantanti hanno aperto i loro archivi e condiviso narrazioni e ricerche.

Il video in tre parti che è al cuore della mostra consiste in interviste con alcune delle donne che Cammock ha incontrato nel suo viaggio, tra cui attiviste nel sociale, migranti, rifugiate, una suora e donne che hanno combattuto la dittatura. L’opera rievoca il potere delle voci femminili dall’epoca del Barocco all’Italia di oggi. Le loro testimonianze sono intercalate con brani musicali e filmati girati in Italia in un complesso collage visivo e orale. Cinque stampe dai colori saturi rappresentano musica e voce mediante disegni al tratto e un lungo fregio a parete contiene immagini e parole legate alle donne che Cammock ha incontrato in Italia.

Che si può fare riprende il titolo di un lamento preoperistico del 1664 della compositrice italiana Barbara Strozzi (1619-1677). Cammock ha preso lezioni di canto lirico per imparare quest’aria, sulla quale si è esercitata nel corso di tutta la sua residenza. La musica è un elemento ricorrente nella nuova opera video e nella performance dal vivo che avrà luogo durante l’inaugurazione della mostra: Cammock eseguirà la musica di Strozzi accompagnata da una trombettista jazz, facendo così rivivere l’eredità della compositrice attraverso la sua voce. La musica della coeva musicista italiana Francesca Caccini (1587-1641) viene incorporata nella performance come colonna sonora ad accompagnare la parte di movimento. Strozzi e Caccini erano famose presso i loro contemporanei, ma ben presto i loro nomi sono caduti nell’oblio e soltanto ora le loro composizioni vengono riprese ed eseguite ancora una volta.

Poetessa visiva i cui disegni, stampe, fotografie e filmati si affiancano a parole e immagini, Cammock porta avanti una pratica artistica multimediale in cui abbraccia testo, fotografia, video, canzone, performance e incisione, ed è determinata dal suo impegno a mettere in discussione le narrative storiche tradizionali sull’identità dei neri, delle donne, sulla ricchezza, sul potere, la povertà e la vulnerabilità. L’artista attinge dalla sua esperienza personale, insieme a riferimenti a storie di oppressione e resistenza, incorporando influenze provenienti da jazz, blues, poesia e danza, oltre alle parole di scrittori come James Baldwin, Maya Angelou e Audre Lorde. Cammock scava e riporta in superficie voci perdute, inascoltate o sepolte. Per l’artista, la musica – da Nina Simone e Alice Coltrane alla seicentesca musica preoperistica italiana – consente di perseguire questa ricerca che esplora la complessità del concetto di storia. 

Che si può fare 
Collezione Maramotti
Via Fratelli Cervi 66, Reggio Emilia, Italia
13 ottobre 2019 – 16 febbraio 2020
Inaugurazione su invito: 12 ottobre 2019, ore 18.00
#MaxMaraArtPrize #HelenCammock