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30/11/16
Turner Prize 2016
16/09/13
Tate Britain, sempre più bella, quasi completati i lavori di rinnovamento
26/08/13
Park Nights fra la Serpentine Pavilion e la Tate Britan di Londra
Col medesimo spirito di animazione il prossimo 21 Settembre la Tate Britan propone una particolare giornata dal titolo “BP Saturdays: Loud Tate – Pendulum” ricca di stimoli visivi, artistici e musicali, una successioni di eventi per avvicinare il pubblico più giovane al piacere della cultura, unendo le opere artistiche della collezione a momenti fashion, sociali e musicali. Fra i tanti ci saranno workshop interattivi e live performance con Clean Bandit, techno e hip hop con la Hackney Colliery Band.
17/06/13
Tate Britan - Ripensare il paesaggio
20/05/12
Essere unici non si può - Migrazioni artistiche alla Tate Britan
09/12/10
l'albero di Natale 2010 alla Tate Britan di Londra

Come da tradizione, in questi ultimi venti anni la Tate Britan invita un artista, quest’anno Giorgio Sadotti, a creare nel suo spazio un albero natalizio.
Per l’occasione l’artista ha scelto un classico abete Norvegese alto 9 metri senza decorarlo.
Lasciato quindi “svestito” dalle tradizioni decorazioni, in tal modo l’osservatore può godere della già stupenda bellezza che l’albero stesso ha.
Accanto alla base giace una frusta, forse parte della performance che l’artista il 5 Gennaio 2011 alle ore 19 realizzerà per concludere l’evento dal sibillino titolo Flower Ssnake.
06/04/10
Londra fra Marzo ed Aprile 2010
Stupende giornate di fine marzo a Londra, che come sempre non delude mai con una proposta artistico/culturale di ampio respiro, che forse è la cosa che come artista mi colpisce maggiormente. La vastità di eventi e la qualità sempre alta. Nei diversi giorni ho visitato i principali musei dedicando le ultime due giornate alle gallerie private. Nella moltitudine di proposte artistiche mi sono rimaste in mente e hanno posto in riflessione il mio fare creativo queste cose che in una rapida carrellata condivido con voi.
Iniziamo con gli spazi pubblici.
Tate Britan
Da non perdere sicuramente la mostra su Henry Moore alla Tate Britan, un evento molto ben curato con una selezione delle sue opere più belle, in cui i giochi di forme e spazi risultano intensi e affascinanti. In particolare suggestivo il passaggio fra la seconda e la terza stanza in cui si percepisce in modo evidente il cambio stilistico e lo sviluppo di quello che sarà il suo mondo di forme.
I suoi lavori mi hanno sempre stimolato quando agendo in modo scultoreo mi rendo conto della difficoltà di fare sintesi, di arrivare a forme complete. In lui questa capacità è perfettamente agita. Nel percorso espositivo sono anche proposti la serie dei famosi disegni realizzati nei giorni dei bombardamenti sulla città, immagini rapide e inquietanti.
Nello spazio Art Now è presente Andy Holden con un’opera in tessuto di grande formato e un video (che però non era in funzione) legati dal tema della Piramide di Cheope, ispirato a un gesto infantile, di quando in visita con i suoi genitori, aveva rubato un sassolino dalla piramide. Altro intervento creativo quello di Douglas Gordon, con un testo fra il divertente e critico, nello spazio ottagonale, riferito alle opere presenti nella sezione “The Sublime in Crisis:Terror, Torment and Transcendence”.
Altra ampia mostra è quella dedicata a Chris Ofili in cui una cromaticità intensa e dipinti finemente decorati sono l’elemento più noto del suo fare. Qui sono riuniti oltre 45 dipinti, con diverse opere e studi a matita o acquarelli, dalla metà degli anni 1990 a oggi. Ofili è sicuramente uno dei pittori più acclamati dell’attuale generazione britannica, ha vinto il Turner Prize nel 1998 e ha rappresentato la Gran Bretagna alla 50 Biennale di Venezia nel 2003. Negli anni si è costruito una reputazione internazionale, con opere che collimano il sacro e il profano, la cultura classica e le credenze popolari. I suoi dipinti, esuberanti per forma e collage, sono rinomati per la loro ricca stratificazione e l'uso creativo dei mezzi di comunicazione, comprese le palle di sterco di elefante che costellano la tela o che più spesso servono da supporto alle opere. Così come un uso sapiente di glitter, resina, spille mappa e collage. Proprio questa capacità di inserire elementi al limite del kitcht ma che sono gestiti in modo accorto, riesce a diventare parte con la pittura. Mi ha colpito proprio quest’abilità che spesso tento in alcuni miei lavori.
I primi lavori di Ofili attingono a una vasta gamma d’influenze, dalle pitture nella grotta dello Zimbabwe al cinema, fondendo eroi dei fumetti e icone del funk e hip-hop. Per la prima volta, questi celebri dipinti sono presentati accanto alle più recenti opere realizzate dopo il suo trasferimento a Trinidad nel 2005. Si percepisce una maggiore semplificazione della tavola cromatica e nelle forme, una variazione d’ ispirazione, che recentemente attinge maggiormente da temi biblici e sensuali, con riferimenti al panorama di Trinidad e alla sua mitologia. Mi è piaciuto molto l’allestimento della presentazione completa della “the upper room”, molto affascinante, che da sola bastava già come evento. Notare che questo museo è dedicato tutto orgogliosamente alla cultura artistica inglese, con una programmazione continua di nuove e classiche figure, da noi non esiste in tutto il paese, una struttura del genere, che sia così dinamica e propositiva nei confronti dei propri artisti.
19/02/10
Henry Moore

Radicale, sperimentale e attento all’avanguardia, Henry Moore (1898-1986) fu uno dei più grandi artisti della Gran Bretagna del secolo scorso.
Questa straordinaria mostra che prende avvio dal 24 Febbraio alla Tate Britan a Londra è un nuovo sguardo alla sua opera ed eredità, presentando oltre 150 sculture in pietra, legno, bronzi e diversi disegni.
Moore si ribellò contro le concezioni tradizionali dei suoi maestri di scultura, e si affascinò e trasse ispirazione dalle opere viste nei musei di arte non occidentale, che lo portarono a questa semplificazione e riconsiderazione dei volumi fisici.
È stato un pioniere sui materiali e sulle forme, evolvendo la sua espressione in una ricerca di forme astratte, provenienti dal corpo umano.
Questa mostra presenta studi dei soggetti che definirono il suo lavoro, come ad esempio la figura sdraiata, madre e figlio, composizioni astratte e anche arricchita dai disegni reaizzati nei tempi di guerra a Londra.
Le opere si trovano nel flusso e riflusso turbolento della storia del ventesimo secolo, a volte scoprendo un oscuro e carica dimensione erotica che li fa guardare in una luce nuova.
Il trauma della guerra, l'avvento della psicoanalisi, nuove idee sulla sessualità, l'arte primitiva e surrealismo hanno influito sul lavoro di Moore.
Punto focale della mostra comprende un gruppo di figure chiave reclinabili scolpito a Elm, che illustrano lo sviluppo di questa immagine forte nella sua carriera.
Ricordiamo che è possibile visitare il suo studio, la casa e il giardino a Perry Green, Hertfordshire, e ache l'Henry Moore Institute di Leeds. Entrambi fanno parte della Henry Moore Foundation, creata dall'artista nel 1977: http://www.henry-moore.org
Per ulteriori informazioni sulla mostra visitare il sito http://www.tate.org.uk/britain/
16/10/09
Londra, da Zooart alla National Portrait Gallery, l’arte in mille sfumature
Come sempre corollario di Frieze una serie di grandi e piccole dinamiche occasioni alternative, tra cui Zooart Fair, orfana del centralissimo spazio dietro alla Royal Academy si è trasferita negli scomodi ma molto suggestivi luoghi dietro la Liverpool Station. Realizzando una serie di iniziati curatoriali molto interessanti e dinamiche. La prima dal titolo “Altogether Elsewhere” coordinata da Rob Tufnell che propone opere di Alighiero Boetti, Jedediah Caesar, Joyce Campbell, Adam Chodzko, Andy Coolquitt, Thea Djordjadze, Jason Dodge, Richard Hughes, Gülsün Karamustafa, Phillip Lai, Jim Lambie, Mike Nelson, Kate Owens, Mungo Thomson, Jennifer West.Poi c’è la mostra “Calipso” ideata da Studio Voltaire che ha commissionato a Nicholas Byrne e Anthea Hamilton un progetto site-specific. Mentre FormContent, progetto curatoriale iniziato nel 2007 fra Francesco Pedraglio, Caterina Riva e Pieternel Vermoortel, propone “The Filmic Convention” con opere di Meris Angioletti, Salvatore Arancio, Filipa César, Jos De Gruyter & Harald Thys, Beatrice Gibson, Gabriel Lester, Thomas Lock, Gintaras Makarevicius, Sefer Meminonlu, Laurent Montaron, Alexandra Navratil, Lois Rowe, Laure Prouvost, Dan Shaw-Town & Tim Winter, Kathrin Sonntag, Jason Underhill. Conclude il ricco programma il progetto filmico coordinato da LUX in cooperazione con gli studenti del Curating Programme of the Department of Art, Goldsmiths, sono presentati lavori di Rosa Barba, Ellen Cantor, Steve Reinke & James Richards, Francisco Valdés. Il premio Champagne Perrier-Jouët per quest’anno è stato assegnato all’operato di Scoli Acosta.
Oltre alle fiere, c’è anche una autogestita al Barbican www.freeartfair.com e comunque ci sono per tutto l’anno eventi legati all’arte, ad esempio l’elegante Art London a Chelsea si è conclusa giusto tre giorni fa. Sono tante e per fortuna di buona qualità, le proposte parallele di tutto il circuito culturale/artistico che la città di Londra offre. La più intensa quella proposta alla Serpentine Gallery nel padiglione temporaneo con due giorni, il 16 e 17 Ottobre, in cui si realizza una maratona poetica succeduta poi con due giornate sull’artista Gustav Metzger e il suo principio di arte “autodistruttiva” di cui è in corso una emozionante mostra negli spazi interni.
Sempre con lo zampino di Hans Ulrich Obristè stata l’apertura del Museum of Everything a nord di Regent Park, un progetto molto particolare e che completa sicuramente il panorama della varietà dell’arte e che abbracci i suoi margini più affascinanti.
Alla Tate Modern l’inaugurazione dell’iniziativa Unilevers ha nuovamente suscitato commenti e critiche con il progetto di Miroslaw Balka ispirato ad una novella di Samuel Beckett “How it is” lavoro molto inquietante, in cui immergersi nelle ore più quiete per poterne appieno penetrare. Mentre al suo interno molto piacevole e documentativa la mostra su John Baldessari e significativa la mostra “Pop Life: Art in a Material World” che mette molto bene in evidenza come tanta arte del nostro presente dipenda dalla commercializzazione. Qui vengono presi in esame situazioni come il Pop Shop di Keith Haring e altre che hanno dato supporto e forse una marcia in più al valore stesso dell’opera artistica (interessante notare che fra i curatori dell’evento c’è Alison M. Gingeras responsabile della collezione di François Pinault, grande stratega contemporaneo). Per l’occasione un “grande coniglio” di un noto artista americano battuta a cifre stratosferiche ora è stato posto come totem pubblicitario in Covent Garden per ricordare alla grande folla che c’è dell’arte da vedere alla Tate Modern.
Nella sezione britannica della Tate, si è appena avvito il confronto dei finalisti del Turner Prieze, quest’anno i contendenti sono l’italiano Enrico David, il giovane Roger Hiorns, un’inquietante Lucy Skaer e l’elegante Richard Wright, con nume tutelare Gagosian, chi vincerà? Io parteggio per Enrico David anche se l’opera di Roger Hiorns, mi pare molto interessante.
Ancora Turner ma proprio sul suo lavoro artistico, in un confronto con altri grandi artisti quali Canaletto, Rubens, Rembrandt e Tiziano, è dedicata una bella mostra mentre proseguono quelle sulla tecnica usata dal grande artista inglese ed è presentato il progetto video/istallativo “The Surface of Each Day is a Different Planet” commissionata a Raqs Media Collective.
In centro alla Royal Academy c’è una grande mostra retrospettiva su Anish Kapoor, che fu vincitore nel 1991 del Premio Turner, intensa ed emozionante. Una stupenda immersione nei colori e nelle plasticità, sollecitati dalla particolare istallazione/esplosione cromatica (che si può anche seguire al sito http://www.royalacademy.org.uk/exhibitions/anish-kapoor/live-gallery-webcam,99,MA.html ). In contemporanea sono in corso una mostra dedicata a degli scultori innovativi nel primo novecento inglese: Jacob Epstein, Henri Gaudier-Brzeska e Eric Gill. Oltre ad una esposizione dedicata all’arte optical di Michael Kidner RA.
Il più classico British Museum offre un’emozionante e brillante mostra dedicata a Montezuma e alla cultura Atzeca, stupenda mostra etnografica/artistica con un accorto allestimento.
Nella rinnovata Whitechapel c’è il politicamente artistico Goshka Macuga, polacco ma oramai inglese d’adozione, che “ri-interpreta un noto arazzo di Guernica. Una mostra dedicata alle recenti partecipazioni degli artisti inglesi alla Biennale di Venezia. Mentre in un sezione è presentato la recente produzione artistica di Sophie Calle (peccato averne già vista parte a Venezia e Parigi negli anni scorsi, e qui ritorna la mia vecchia polemica delle mostre che per anni girano in Europa sempre con la stessa roba, pareva che ci fosse più varietà anni fa ora tutto è troppo omologato). Conclude la variegata proposta una mostra ideata da Jeremy Deller e Alan Kane sulla trasformazione del paesaggio inglese.
Negli spazi delle gallerie private segnalo alla Modern Art un delicato Richard Tuttle. Da Brown i lavori di Mario Ybarra Jr., da Crisp Francesco Stocchi propone Elio Cantori, dalla Matt’s Gallery Paul Carter con Hotel. La Whitecube si offre con assi da novanta, Damien Hirst e Anselm Kiefer, come sempre il grande Hirst non si accontenta e si fa ospitare anche dalla Wallace Collection con opere che sembrano un poco troppo beconiane. Tanto inquietanti i lavori di Jonas Burgert quanto museale la mostra su Enrico Castellani, Dan Flavin, Donald Judd e Gunther Uecker da Haunch Of Venison. Da Max Wigram un interessante Athanasios Argianas. Mentre inun’altro piccolo museo inglese, quello dedicato a Sigmund Freud, c’è il progetto “Hysteria” con lavori di Mat Collishaw, evento curato da James Putnam. Grande folla all’inaugurazione della mostra su Robert Mapplethorpe da Allison Jacques grazie alla presenza di Patti Smith. Segnaliamo anche lo spazio176 con opere dalla collezione Zabludowicz attiva da alcuni anni.
E se non si è paghi di tutte le grandi proposte, potete consolarvi ed entusiasmarvi per la mostre “Maharaja, splendori nelle corti reali d’India” che è in corso alla Victor & Albert Museum, un tripudio di opulenza e meraviglia.
Concludiamo il giro nuovamente in Trafalgar Square alla National Portrait Gallery dove giusto si è conclusa la bella mostra sulle “Gay Icons” ed inizia una lunga carrellata “Beatles to Bowie” assolutamente da non perdere.




