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Visualizzazione post con etichetta Ica Milano. Mostra tutti i post
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15/06/20

La simmetria della fragilità


Louis Fratino, 10am, 2019, olio su tela, 22,8 x 30,5 cm. Collezione privata, Qatar. Courtesy Antoine Levi, Paris. 

La Fondazione ICA Milano propone dal 23 Giugno un progetto intitolato "La simmetria della fragilità" una  mostra collettiva dedicata a uno dei temi più interessanti emersi in questi oltre 70 giorni di convivenza con la pandemia, un progetto concepito e realizzato per il Massimo De Carlo Virtual Space.
 
La mostra si inserisce nel progetto Risorgimento - Milan Virtual Art Summer promosso durante l’estate dalla galleria Massimo de Carlo che ha invitato cinque spazi espositivi milanesi a sperimentare il connubio tra arte e realtà virtuale mettendo a disposizione il proprio VSpace. ICA sarà protagonista da martedì 23 giugno a domenica 5 luglio 2020 con la terza proposta espositiva di VSpace.
 
La mostra La simmetria della fragilità è curata da Alberto Salvadori e Luigi Fassi e presenta una selezione di opere di Maliheh Afnan, Miriam Cahn, Lisetta Carmi, Louis Fratino, Arjan Martins, Jennifer Packer, Andy Robert, Cathy Josefowitz e Portia Zvavahera.
 
Il percorso espositivo virtuale si compone di opere realizzate da autori con differenti origini, enciclopedie conoscitive e generazioni di appartenenza, accomunati però da un approccio al reale caratterizzato da valori riconducibili al concetto di “fragilità”.
 
Nella comune accezione contemporanea la fragilità è sbrigativamente annoverata tra le condizioni negative di inferiorità, difetto di origine da correggersi pena la marginalizzazione sociale e la condanna all’inutilità. Esiste tuttavia una linea di pensiero ampiamente seguita, avvalorata dalle riflessioni dell'arte in tutte le sue forme e dalle ricerche della medicina e della psicologia, che vuole nella fragilità celati valori di sensibilità e delicatezza, di dignità e gentilezza. Una qualità primaria della fragilità è la sua capacità di favorire la comprensione dell'altro, aprendo alla dimensione della cura e della comunità, sino all'intuizione dell’indicibile e dell’invisibile che ci accompagnano nella vita.
 
Scrivono i curatori Alberto Salvadori e Luigi Fassi nel testo che accompagna la mostra:
 
“La fragilità è un equilibrio costantemente instabile ma anche qualcosa che esiste come dato essenziale inerente a ogni momento della condizione umana. Ecco allora che la fragilità è anche uno stato di grazia, come elemento di formazione e crescita attraverso le esperienze in ogni età della vita, e condizione fondativa all'avventura delle esperienze interpersonali.
La fragilità, secondo le parole di Eugenio Borgna, è il destino di ognuno di noi e si intreccia con la coscienza della vulnerabilità della natura umana, in cui ciascuno è persona in quanto aperto a una dimensione relazionale, fatta di parole, gesti di ascolto e accoglienza degli altri“.
 
“Le parole, essenzialmente fragili come le immagini, sono in realtà potentissime poiché portatrici di significati inattesi e trascendenti, luminosi e oscuri. Per ascoltare occorre tacere, per vedere occorre ascoltare. Non tutto è dicibile, non tutto è esprimibile; il silenzio di un quadro ci permette così di porci in ascolto senza illuderci di poter spiegare i pensieri e le emozioni che proviamo di fronte ad esso. Il silenzio e la parola che per fragilità tace, possono rivelarsi più potenti, più forti e resistenti di chi parla.
Rifuggire le parole inutili per cercare quelle necessarie richiede lo spazio del silenzio e la ricerca di un altro elemento - la gioia - sospeso tra fragilità e assoluto. La gioia non vive né del passato né del futuro, ma è un momento di meraviglioso accrescimento del presente, radicalmente diverso dalla felicità”.
 
Proseguendo l’approccio digitale applicato alla mostra di Charles Atlas e al calendario di lecture Connessioni Inventive, realizzato in collaborazione con il MAN di Nuoro, Fondazione ICA Milano compie un nuovo passo verso la sperimentazione virtuale immaginando nuove modalità di diffusione e promozione delle arti contemporanee attraverso una modalità di interazione a distanza che diventa immersiva grazie alla tecnologia 3D.

11/04/19

All'ICA Milano - Gallery Focus, la Galleria dell’Ariete


Scheda di vendita dell’edizione di Enrico Castellani, Superficie bianca, 1971, Ariete Grafica. 
Archivio Beatrice Monti della Corte.

Fino a Domenica 2 Giugno 2019, in concomitanza con la mostra monografica dedicata all’artista svizzero Hans Josephsohn, l'ICA Milano presenta all’interno della project room la prima edizione di Gallery Focus, esplorazione in capitoli della storia delle gallerie italiane dagli anni Cinquanta a oggi, attraverso una selezione di documenti d’archivio.

A dare il via a questa serie di esposizioni d’archivio è il racconto per fonti di una esperienza milanese di grande rilevanza nello sviluppo della conoscenza dell’arte contemporanea in Italia: la Galleria dell’Ariete di Beatrice Monti della Corte. L’esposizione è curata da Caterina Toschi, ricercatore e docente di Storia dell’Arte Contemporanea all’Università per Stranieri di Siena. Obiettivo di queste esplorazioni è dare conto e testimonianza del ruolo determinante dell’iniziativa dei galleristi per l’affermazione dell’arte contemporanea in Italia nel Secondo dopoguerra.

La storia della Galleria dell’Ariete viene ricostruita attraverso una vasta scelta di documenti d’archivio, tra cui cataloghi e manifesti delle mostre, le schede delle opere, la corrispondenza, riviste e fotografie.

Tra le immagini fotografiche incluse nel percorso espositivo, scatti di Ugo Mulas e François Halard, quest’ultime in particolare ritraggono i corridoi di The Santa Maddalena Foundation in cui campeggiano i disegni utilizzati come manifesti e realizzati dagli artisti stessi per le proprie esposizioni presso la Galleria dell’Ariete.

Nel 1955, Beatrice Monti della Corte, poco più che venticinquenne, di padre italiano e madre armena, cresciuta a Capri in un momento di particolare fermento culturale, inaugura
la Galleria dell’Ariete (il suo segno zodiacale) al 5 di via Sant’Andrea a Milano. La galleria
occupa gli spazi già della Galleria del Sole, che avevano visto impegnata Beatrice per i due
anni precedenti, come socia.

L’attività espositiva della Galleria spazia tra la presentazione di diverse linguaggi artisti e periodi storici, ma il suo interesse principale rimarrà la presentazione dell’opera di artisti viventi, italiani e internazionali.

Tra gli artisti italiani che hanno esposto alla Galleria dell’Ariete, Lucio Fontana, che nel 1963 presenta la serie Le Ova, con testo in catalogo di Gillo Dorfles, e poi Carla Accardi, Enrico Castellani, Piero Dorazio, Piero Gilardi, Piero Manzoni, Fausto Melotti, gli artisti della Scuola di Piazza del Popolo, Mario Schifano e Franco Angeli, i giovani del gruppo dell’Arte Povera, come Michelangelo Pistoletto e Gilberto Zorio.

Nel volgere di pochi anni Beatrice Montiinstaura relazioni professionali e di amicizia con alcuni dei più importanti galleristi americani, tra cui Leo Castelli, Paula Cooper, Martha Jackson, Sidney Janis e Betty Parsons. L’Ariete arriva a giocare un ruolo dinamico e fondamentale per l’affermazione dell’arte cotemporanea italiana negli Stati Uniti e presentando con regolarità a Milano opere di artisti d’oltre oceano come Jasper Johns, MorrisLouis, Kenneth Noland, Jackson Pollock e Cy Twombly.

Nel 1960 la Galleria propone Eleven Americans, mostra epocale che riunisce i maggiori esponenti della pittura americana del dopoguerra tra cui Mark Rothko, Franz Kline, Willem De Kooning, Barnett Newman, Jackson Pollock, Adolph Gottlieb e Philip Guston. Nel 1961 ospiterà una personale di Robert Rauschenberg, tre anni prima che l’artista vincesse il Leone d’oro alla Biennale di Venezia.

Grande attenzione viene data anche all’arte del Regno Unito: nel 1958 l’Ariete organizza una delle prime mostre di Francis Bacon fuori dai confini britannici, cui faranno seguito altre personali di artisti inglesi, tra cui Barry Flanagan, Hamish Fulton, David Hockney, Phillip King, Richard Smith e William Tucker. 

L’Ariete propone inoltre annualmente mostre estranee al filone principale della galleria, che precorrono l’evoluzione del gusto italiano e rispecchiano lo spirito eclettico della proprietaria: ceramiche pre-colombiane (1960), miniature indiane antiche (1971), coperte americane dell’Ottocento (novembre 1973), objets d’art afgani (1977).

La Galleria si è spesso avvalsa della collaborazione di letterati di primissimo piano: il catalogo della mostra inaugurale del 1955,  dedicata a opere grafiche di Picasso, è corredato di un’ampia introduzione di Tristan Tzara; scriveranno poi per le mostre di Beatrice Monti figure come Dino Buzzati, Eugenio Montale, Alberto Moravia e Giuseppe Ungaretti.

Nel 1970, l’Ariete intraprende una nuova avventura con la nascita di Ariete Grafica, piccola casa editrice che commissiona multipli ed edizioni d’artista ad autori come Alighiero Boetti, Enrico Castellani, Barry Flanagan, Fasuto Melotti, Ugo Mulas, Giulio Paolini, Michelangelo Pistoletto, Mimmo Rotella e Alan Shields. Nel corso degli anni, importanti istituzionihanno acquistato opere dalla Galleria dell’Ariete, tra cui la Galleria d’Arte Moderna di Roma, il Metropolitan Museum e il MoMa di New York, lo Stedelijk Museum di Amsterdam, come anche numerosi collezionisti privati in Europa e negli Stati Uniti (Giovanni Agnelli, Achille Cavellini, Franz Meyer e Joseph Pulitzer Jr).

Pur proseguendo le vendite sino al 1983, Beatrice Monti chiude la galleria nel 1979 per iniziare un nuovo percorso come editor di Condè Nast. L’Ariete Grafica rimane aperta sino a metà degli anni Ottanta. Nel 2000 fonda The Santa Maddalena Foundation, luogo di residenze letterarie in Toscana in cui ospita scrittori da tutto il mondo.

Il progetto di ICA Milano Gallery Focus è un excursus documentario pensato per riaccendere i riflettori su alcune della più importanti esperienze di gallerie milanesi e italiane. Una storia a episodi, in grado di restituire un dipinto fedele delle atmosfere che interessavano gli ambienti artistici all’epoca della  ricostruzione, prima, e del boom economico, poi, e che fanno di Milano il crocevia di ispirazioni internazionali, scambi multidisciplinari e l’artefice di un vero e proprio aggiornamento della cultura visiva italiana. 




11/02/19

ICA un nuovo laboratorio di creatività a Milano


Foto di Dario Lasagni


Da alcuni giorni è stato aperto un nuovo spazio culturale in Via Orobia 26 nell'area della Fondazione Prada,  a sud di Milano, che si sta convertendo in una zona di promozione culturale.

In un edificio minimale, ha aperto i battenti l'ICA Milano – Istituto Contemporaneo per le Arti. Una hub per la creatività che nasce dalla volontà di scoperta e condivisione di cinque persone con un grande sogno: la costituzione di un ecosistema ideale per le arti e la cultura contemporanee, in cui gli artisti possano trovare uno spazio libero d’azione in grado di mettere in scena le principali urgenze della ricerca attuale.

Diretta da Alberto Salvadori, l’ ICA Milano presenta la mostra inaugurale, curata con Luigi Fassi, Apologia della Storia – The Historian’s Craft, ispirata a Apologie pour l’histoire ou Métier d’historien, volume fondamentale scritto nel 1944 dallo storico francese Marc Bloch, una delle figure centrali del pensiero contemporaneo, e pubblicato postumo nel 1949.

Foto di Dario Lasagni

La giornata, un poco uggiosa e questi spazi vissuti, accolgono il visitatore in modo morbido, in un tracciato che attraversa il piano terra e il primo in un susseguirsi di riflessioni e bellezza estetica. Aprono il percorso The Conscience di James Lee Byars, affiancata da The Prophet di Ryan Gander, in un dialogo sul mistero dell’umanità.

Si prosegue, al piano superiore, in una sensazione di disorientamento con l’opera di Javier Téillez, che ci porta verso i mondi più fisici proposti dagli altri artisti. Il testo ispiratore è così sviluppato in un percorso di percezioni casuali, parti della grande storia umana, attimi di quotidianità che compongono la complessa trasformazione del nostro presente collettivo, in una continua evoluzione delle emozioni singole.

La mostra riunisce le opere di Yto Barrada (1971, Francia), Lothar Baumgarten (1944 – 2018, Germania), James Lee Byars (1932, USA – 1997, Egitto), Nanna Debois Buhl (1975 – Danimarca), Ryan Gander (1976, Regno Unito), Haroon Gunn-Salie (1989, Sudafrica), Arjan Martins (1960 – Rio de Janeiro, Brasile), Santu Mofokeng (1956, Sudafrica), Antonio Ottomanelli (1982, Italia), Paul Pfeiffer (1966, Hawaii), Javier Téllez (1969, Venezuela), Mona Vatamanu & Florin Tudor (1968, Romania; 1974, Svizzera).

Foto di Dario Lasagni

Seguirà la prima personale in Italia dello scultore svizzero Hans Josephsohn, ideata in collaborazione con il Kesselhaus Josephsohn e la galleria Hauser and Wirth.

Parallelamente c’è un ricco  programma di iniziative che vanno dal cinema alla letteratura, col fine di creare un luogo trasversale a diverse discipline visive, ma non solo, per essere più laboratorio attivo che semplice luogo di visita passiva.


Via Orobia 26
20139 Milano