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Visualizzazione post con etichetta Fausto Melotti. Mostra tutti i post
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09/05/25

Meraviglioso Melotti



Gli spazi della GAM proseguono lo sviluppo progettuale ideato da Chiara Bertola con il rinnovamento tematico, definito "Risonanze", il secondo, iscritto ora sotto la voce "Ritmo" vede tre eventi, la mostra su Fausto Melotti, una esposizione dei lavori di Alice Cattaneo, curata da Giovanni Giacomo Paolin,  e i video di Giosetta Fioroni, curata da Elena Volpato,  e un parziale riallestimento al primo piano.


Perno centrale è la mostra dedicata a Fausto Melotti (Rovereto, 1901 – Milano, 1986) col titolo "Lasciatemi divertire!", progettata con la Fondazione Fausto Melotti e la curatela da Chiara Bertola e Fabio Cafagna, che dialoga con quella che questi spazi avevano accolto nel 1972.
Una grande retrospettiva che accoglie oltre centocinquanta opere provenienti da collezioni pubbliche e private italiane ed internazionali. Amo tantissimo questo artista che sa costruire con pochi razionali elementi belle e affascinanti  opere scultore. 


Il percorso espositivo, che può già iniziare dall'opera "Modulazione ascendente" (1977) presente nel giardino del museo, è creato in diverse sezioni, che offrono variegati lavori, capaci di evidenziare la bravura dell'artista nel realizzare complesse opere artistico, rimanendo sempre coerente nella sua sensibilità minimale e intensa. Una serie di tappe che affrontano le tante declinazioni del fare artistico e della sua ricerca, costellata da alcune piacevoli opere pittoriche e disegni. Assemblate per nuclei tematici espressivi della poetica melottiana: dall’Arte astratta della prima metà degli anni Trenta alle suggestioni urbane e naturali di Città e foreste, passando per le Cosmologie e i miti antichi, fino agli Alfabeti, testimonianza del profondo legame che nella poetica dell’artista lega scrittura, disegno e scultura. Due sezioni, intitolate Intervalli e contrappunti e Pioggia e vento, raccolgono opere ispirate rispettivamente alla musica e ai ritmi naturali, elementi ricorrenti nella produzione dell’artista, che trovano forma in composizioni di estrema leggerezza e sospensione, dove il vuoto e il silenzio assumono un ruolo centrale. Ampio spazio è, infine, riservato alla Produzione ceramica e ai Teatrini, piccoli scenari abitati da figure antropomorfe che Melotti ha realizzato a partire dalla metà degli anni Quaranta.


Opere molteplici in cui si nota una deformazione fra l'idea di modularità e la sua frammentazione, parallelismi e disequilibri, che creano bellezza. Un percorso diversiticato, con differenti esperienze, fra le più pregnanti sicuramente quella con Giò Ponti e le manifatture Richard Ginori, con cui, per oltre 30 anni, realizzò manufatti di gran pregio, come la serie di bassorilievi in ceramica, ideate per la grande Esposizione Internazionale del Lavoro di Italia 61 .


Stimolanti le riflessioni sul legrame fra l'amata musica e le sue produzioni. Nella sezione “ Intervalli e Contrappunti” i legami di silenzio/vuoto e di suono/materia si evidenziano nei suoi lavori artistici.










E proprio sui suoni agiscono gli artisti "intrusi" Chiara Lee, Freddie Murphy e Aldana Duoraan con elaborazioni acustiche sulle scale del museo. 



Fausto Melotti - "Lasciatemi divertire ! "
Mostra aperta fino al 7 Settembre
GAM Torino
Via Magenta, 31
Orari di apertura: martedì - domenica: 10:00 – 18:00, lunedì chiuso


10/02/22

Fausto Melotti a Londra da Hauser e Wirth

 


E' sempre stato uno dei miei preferiti artisti italiani del novecento e la mostra in corso fino al 20 Aprile realizzata da Hauser & Wirth, nella sua sede di Londra, con la curatela di Saim Demircan, è proprio molto bella. 



CS

A selection of sculptures, ceramic pieces and works on paper by Italian sculptor, painter and poet Fausto Melotti are displayed for the first time at Hauser & Wirth in London. Curated by writer and curator Saim Demircan, the exhibition places an emphasis on the theatrical within Melotti’s practice and includes works spanning four decades from the 1930s until his passing in 1986. As Demircan says, ‘it wasn’t until the early 1980s that he designed set pieces for the actual stage. This exhibition looks back throughout Melotti’s lifetime to consider how theatre – conceptually as much as a dramatic art – informed the artist’s own creativity.’ 

Fausto Melotti is considered a pioneer of Italian art and is acknowledged for his unique contribution to the development of mid-century European Modernism. Coming of age in prewar Milan and living through the horrors of the Second World War, Melotti metabolized wartime devastation in his work by returning to Renaissance principles of harmony, order, geometry, and musical structure, which he integrated into a highly personal yet universally accessible artistic language that expresses the full range of emotional experiences in modern human existence.

Considering the South Gallery as a stage, a selection of Melotti’s teatrini (little theatres) provide a backdrop for sculptural works that allude to the artist’s sensibility for dramaturgy, storytelling and allegory.

The exhibition is designed in collaboration with artist Aaron Angell who has developed custom made pedestals for Melotti’s sculptural works, and a coved wall in which to display the teatrini. The show will be further complemented by a series of drawings and two-dimensional works in mixed media relating to the theatrical which provide further insight on Melotti’s process, including preparatory drawings for the teatrini series.



01/07/15

Fausto Melotti al Nouveau Musée National de Monaco





Il Nouveau Musée National de Monaco (NMNM) presenta FAUSTO MELOTTI, una mostra dedicata alla polimorfa e sfaccettata produzione di uno dei più importanti artisti italiani attivi tra le due guerre e nel secondo dopoguerra. In mostra sono esposte una ventina di sculture in metallo e più di settanta opere in ceramica.

Dopo la laurea in ingegneria elettrotecnica nel 1924, Melotti prosegue i suoi studi all’Accademia di Belle Arti di Brera tra il 1928 e il 1929, sotto la direzione dello scultore ADOLFO WILDT e di LUCIO FONTANA, con il quale in seguito stringerà un forte legame di amicizia.


La ricerca dei curatori della mostra inizia dall’osservazione del rapporto cruciale tra Melotti e la rivista DOMUS, fondata nel 1928 da GIO PONTI. Partendo da questo focus la mostra si concentra in particolare sulle opere le cui fotografie sono state pubblicate su Domus tra il 1948 e il 1968 a illustrazione di articoli dedicati all’artista o di scritti firmati dallo stesso Melotti.  

La rivista Domus sembra avere un ruolo rilevante nella carriera di Melotti, quasi da spettatore attento e sensibile ai cambiamenti che avvenivano nel suo studio in Via Leopardi 26 a Milano, luogo dove spesso Gio Ponti si recava con la figlia LISA PONTI. I momenti chiave di questo percorso sono percepibili con chiarezza nella successione degli articoli su e di Melotti, pubblicati sulla rivista dal 1948 in poi.

É importante notare che la prospettiva critica sviluppata dalla rivista si basa sull’idea di una continuità poetica nel lavoro di Melotti, confermata dalla presenza in ogni articolo di immagini di lavori appartenenti a periodi differenti. Per questo la mostra non segue un andamento cronologico nel suo percorso.



Gli articoli di Domus valorizzano inoltre il lavoro di Melotti come decoratore – nelle collaborazioni con Ponti e altri architetti – la sua produzione di sculture in ceramica degli anni ’40 e ’50 (basti pensare ai celeberrimi Teatrini e alle placche in ceramica) fino alle più recenti sculture in metallo degli anni ’60, sempre enfatizzando una linea di continuità con la ricerca astratta degli esordi. Nel luglio 1962 Domus pubblica un articolo di Melotti nel quale, con il suo linguaggio poetico, l’artista alludeva all’apparente silenzio seguito al breve ma decisivo periodo astratto della metà degli anni ’30: “Ci accostiamo e ritorniamo, in questo, fra i tanti intermezzi (atti di vita?), all’orfico, mediterraneo imeneo della geometria con la poesia.”

Quasi un anno dopo compare nelle pagine di Domus un altro testo di Melotti, considerato uno dei suoi scritti programmatici fondamentali: L’Incertezza, nel marzo 1963, rappresenta un esauriente manifesto della poetica di Melotti, permettendo all’artista di confermare l’originalità del suo lavoro nel contesto dell’arte astratta e, più in generale, dei suoi contemporanei.

Insieme a Domus, UGO MULAS – presente con una serie di foto di opere di Melotti – gioca un ruolo cruciale all’interno dell’esposizione, perfettamente descritto dal critico ed editore Vanni Schweiwiller, che a proposito del rapporto tra Mulas e Melotti osserva: “Melotti si legò molto a Mulas, che era il suo fotografo […] E la passione e l’eccellenza di un grande fotografo come Ugo Mulas contribuirono in maniera significativa alla riscoperta, anche se tardiva, di un grande scultore come Melotti.”










PROJECT ROOM - TERZO PIANO

ALESSANDRO PESSOLI
09.07-27.09.2015
Alessandro Pessoli (Cervia, 1963; vive e lavora a Los Angeles). Attraverso un ampio ed eclettico ventaglio di riferimenti iconografici e tematici, la sua pratica si intreccia con la storia della cultura recente e contemporanea. I materiali e le tecniche artistiche tradizionali sono oggetto di una vitale rivisitazione: come nel caso della ceramica smaltata – tra i materiali preferiti e caratteristici del suo lavoro – usata per sculture che raffigurano personaggi ironici e arguti.

PAUL SIETSEMA
18 ottobre 2015–17 Gennaio 2016
Paul Sietsema (Los Angeles, 1968; vive e lavora a Los Angeles). Il suo lavoro si occupa della teoria e della pratica del consumo e della produzione nel sistema della cultura contemporaneo. Sietsema riesamina gesti e istanti rappresentativi, li reinventa astraendoli dal loro contesto originale e da una dimensione immaginaria banalizzante, per trasformarli in icone pervase di sensuale e silenziosa memoria.

In collaborazione con FONDAZIONE FAUSTO MELOTTI
Con la partecipazione di DOMUS MAGAZINE e ARCHIVIO UGO MULAS
A cura di: EVA FABBRIS e CRISTIANO RAIMONDI

Exhibition design: BAUKUH e VALTER SCELSI

05/12/10

Giornate di fine novembre torinese



Con l’arrivo dell’autunno si ritirano in casa le piante e se si ha un bell’albero lo si sega a più livelli e lo si conserva nei diversi piani.

Idea più che coerente nel mondo umano che sempre più usa a suo diletto la natura, per cui Henrik Håkansson mette a dimora una giovane quercia torturandola a più sezioni nella nota Galleria Franco Noero.

Ma non si vorrebbe cadere nella polemica, sarebbe poi pubblicitaria, per cui si prende atto di come tutto serva ad affascinarci un attimo, perché poi l’effetto è molto piacevole. Crudelmente interessante, come la trasformazione di un mobile di Calder, che sempre l’artista realizza nella project room GFN vicino a Santa Giulia. Sul lato opposto altra project room GFN presenta 5 opere di 5 artisti (Kirsten Pieroth, Fernando Ortega, Saâdane Afif, Superflex, Danh Vo) scelti da un artista (Patrick Charpenel).

Più goliardica la proposta da Sonia Rosso di Douglas Gordon e Jonathan Monk, che nel miglior stile inglese vengono in Italia per divertirsi.

Norma Mangione Gallery presentare la prima mostra personale italiana dell’artista americano Garth Weiser con una serie di affascinati quadri dal delicato effetto pop.

Molto interessante la ricerca di Goshka Macuga sul percorso incrociato con Pinot Gallizio proposto dalla galleria Martano e curata da Francesca Comisso.

In via della Rocca la Galleria Roccatre propone delicati lavori Fausto Melotti mentre sul lato opposto nella sua project room ci sono i leggeri lavori Giada Giulia Pucci.

Sulla stessa via la galleria Alberto Peola espone le nuove opere di Laura Pugno, sempre più poetiche e delicate, che proseguono il suo percorso di visione ambientale/interiore.

Da Photo& Contemporary le opere di Emil Lukas, trasformazioni fisiche delicate e con un’impronta naturalistica.

Da Guido Costa Projects una serie sguardi fotografici di Miroslav Tichy, frastagliati attimi di vita in bilico fra memoria e opera artistica.