La programmazione di Fivefold Tuning prosegue con la giovane artista Federica Balconi (Monza, 1999).
La curatela di quest’anno, affidata a Giovanna Manzotti, introduce un cambio di paradigma nella scansione temporale della programmazione: non più una successione di mostre personali autonome, ma un racconto unitario che si sviluppa per stratificazioni, relazioni e continuità.
La scultura di Federica Balconi concepita per Platea, dal titolo Guastafeste, si configura come un’opera che, nella sua comparsa nello spazio con un’attitudine ironica e spiazzante — per colore, forma e postura —, instaura una felice relazione con | senza | soluzione di continuità, non senza interferire con il suo rigore formale. Elemento quasi residuale, finito lì all’improvviso dopo un qualche festeggiamento nella piazza antistante, l’opera è la rivisitazione scultorea di un festone che si prende spazio di azione e riposo, aggiungendo alla natura permeabile e collettiva dell’operazione un pizzico di gioco e di irriverenza.
La ricerca scultorea di Federica Balconi intreccia progettazione, meccanica e riferimenti all’architettura e al design, affrontati attraverso soluzioni compositive volutamente fragili e instabili. Le sue opere mettono in discussione la funzionalità dei materiali e le convenzioni costruttive, trasformando la logica progettuale in un esercizio di precarietà. Le strutture risultanti rivelano una dimensione ironica e disfunzionale, in cui la tensione tra razionalità tecnica e fallimento diventa elemento centrale del lavoro.
Come scrive la curatrice Giovanna Manzotti nel suo testo critico: «L’intervento di Balconi si configura come un’intromissione giocosa, ma anche come un gesto preciso, un’interferenza sottile e ricercata che nasce in seno a un esercizio di costante sintonizzazione. Ed è da questo punto di vista che le due opere si scoprono simili nella loro pur evidente diversità: per la capacità comune di “ascoltare” il contesto e di inserire un segno che, senza operazioni eclatanti, sia capace allo stesso tempo di rispettare lo spazio, interpretarlo e trasformarlo, dimostrando una profonda inclinazione verso l’accoglienza.»
Platea | Palazzo Galeano è un progetto dell’Associazione Platea | Palazzo Galeano e.t.s., nata a Lodi nel 2020 con l’obiettivo di promuovere l’arte contemporanea sul territorio con una prospettiva internazionale. Cuore del progetto è una vetrina espositiva ricavata nella facciata di Palazzo Galeano, sempre illuminata, visibile giorno e notte e inaccessibile dall’esterno: un dispositivo che trasforma lo spazio urbano in esperienza visiva, offrendo l’opera allo sguardo del passante.
Oltre a Federica Balconi, la struttura temporale estesa di Fivefold Tuning concepita come un unico piano sequenza, vedrà la partecipazione di Lorena Bucur (Cremona, 1996), Diana Lola Posani (Milano, 1994) e Andrea Di Lorenzo (Varese, 1994) che entreranno progressivamente in scena tra giugno e novembre 2026, intervenendo sempre all’interno dell’ambiente ideato da Liliana Moro.
Il titolo del progetto evoca un’accordatura a cinque voci: un processo di armonizzazione che presuppone ascolto, prossimità e tensione condivisa. La voce iniziale — quella di Moro — stabilisce il ritmo entro cui le pratiche degli altri artisti si inseriscono, in un esercizio continuo di sintonizzazione tra linguaggi e sensibilità. In questo senso, la programmazione non si configura come una sequenza di eventi isolati, ma come un organismo in evoluzione, in cui ogni intervento modifica il contesto e viene a sua volta modificato da esso.
Con Fivefold Tuning, Platea consolida la propria identità come luogo di ricerca curatoriale, capace di concepire lo spazio espositivo come dispositivo attivo e la programmazione come un processo aperto, costruito nel tempo e nella relazione con il pubblico.
Il nome Platea, donato dall’artista Marcello Maloberti, sottolinea la centralità del pubblico e la dimensione collettiva dell’arte. In questa tensione tra display e città, Platea sviluppa un programma orientato a opere capaci di generare un “incidente di sguardo” e di inserirsi nel ritmo quotidiano dello spazio pubblico.
Testo di Giovanna Manzotti
È nell’intervento architettonico e installativo | senza | soluzione di continuità di Liliana Moro che la scultura Guastafeste di Federica Balconi fa la sua comparsa con un’attitudine ironica e spiazzante, tanto per colore, quanto per forma e postura. Elemento quasi residuale, finito lì all’improvviso dopo un qualche festeggiamento nella piazza antistante, l’opera instaura una felice relazione con il lavoro di Moro, non senza interferire con il suo rigore formale. Questo oggetto color magenta è la rivisitazione scultorea di un festone che si prende spazio di azione e riposo. Se Moro, con le sue superfici riflettenti, ha aperto la vetrina alla città, riconfigurandola come presenza attiva nel contesto urbano, il gesto di Balconi rafforza questa attitudine e aggiunge alla natura permeabile e collettiva dell’operazione un pizzico di gioco e irriverenza.
Guastafeste, una volta collocato nella vetrina — a dispetto della sua già citata irriverenza e instabilità —, non appare come un oggetto estraneo ma, al contrario, si inserisce felicemente nella partitura definita da Moro, dilatandone la gamma dei registri espressivi e permettendo all’insieme di risuonare secondo una più ricca varietà di note. L’intervento di Balconi si configura così come un’intromissione giocosa, ma anche come un gesto preciso, un’interferenza sottile e ricercata che nasce in seno a un esercizio di costante sintonizzazione. Ed è da questo punto di vista che le due opere si scoprono simili nella loro pur evidente diversità: per la capacità comune di “ascoltare” il contesto e di inserire un segno che, senza operazioni eclatanti, sia capace allo stesso tempo di rispettare lo spazio, interpretarlo e trasformarlo, dimostrando una profonda inclinazione verso l’accoglienza. É una complicità nel disturbo che entrambe le artiste sembrano aver ricercato. Se il gesto di Moro è stato fondativo, quello di Balconi espande il campo delle possibilità sul quale saranno chiamati ad avvicendarsi gli altri artisti invitati nel palinsesto espositivo nei mesi a venire.
Composto da sottili moduli di legno lamellare di abete e faggio, tagliati al laser e verniciati con pittura al quarzo e smalto opaco, Guastafeste si caratterizza per una configurazione compositiva e funzionale che tradisce la sua matrice originaria. Da elemento in carta che trova abituale collocazione a muro o a soffitto, il festone diventa qui una traccia architettonica: una piccola colonna che poggia a terra e cerca di ergersi, trovando un equilibrio solo apparente. In questo sforzo, è come se essa si sgretolasse, crollando su se stessa; al contempo però cerca una forma, la rincorre, forse la trova, ed è in quel momento esatto che diventa altro da sé — un corpo strisciante che si stacca gradualmente dalla sua parte più rigida o, viceversa, una ghirlanda la cui struttura alveolare ben visibile si accorpa verso la fine del suo scheletro. Questo accade forse per rendere il suo atteggiamento più manifesto attraverso una serie di continui aggiustamenti posturali — amplificati dalle pareti riflettenti — che la rendono ai nostri occhi tanto autoironica, quanto volutamente determinata nel farsi avanti verso la sua entrata, o uscita, di scena.
Platea Educational
Parallelamente alla programmazione espositiva, torna Buon Compleanno Platea!, progetto educativo a cura di Bianca Basile, giunto alla quinta edizione. L’artista Nicola Biagetti guiderà un workshop con gli studenti del Liceo Artistico Callisto Piazza di Lodi, rinnovando il dialogo tra pratica artistica e formazione. Il progetto coinvolge i giovani in un processo creativo che riflette sulle relazioni tra spazio espositivo e spazio pubblico, in continuità con l’impianto curatoriale della stagione.
Il progetto grafico di Fivefold Tuning è a cura di Carolina Incerti.
