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30/08/19

Cosa rimane dei primi 20 anni del nuovo millennio?



Louise Bourgeois, Tate Modern


Eccoci quasi al 2020, che cosa è successo nel mondo dell’arte in questi 20 anni del nuovo millennio?

Se cento anni fa il mondo dell’arte pareva così in fermento e cambiamento ora tutto pare più quieto, c’è poco da scoprire e rinnovare, forse l’uso della tecnologia e l'evoluzione di internet ha fatto mutare l’approccio al mondo visivo ma il “sistema dell’arte contemporanea” pare accorgersene solo ora, con un bel ritardo.

Ma proviamo a vedere quali artisti o eventi hanno veramente dato un interessante contributo.

L’inizio del nuovo millennio si è avviato per me con la visita alla Tate Modern di Londra con la visione del grande lavoro che Louise Bourgeois realizzò nella grande hall, seguirono poi molti altri, soprattutto nei primi anni, come la famosa installazione di Olafur Elliason nel 2003.

Fra le figure più interessanti emerge Banksy per le sue azioni artistiche che catturano il pubblico, con i suoi interventi di street-art fra ideologie e libertà d’azione.

Ma non ci sono grandi nomi da prendere come riferimento, tanti figure con alcuni progetti interessanti ma che la vastità produttivo sovrasta, per cui ricordo alcuni che, nel bene o nel male, hanno saputo produrre opere dal forte impatto mediatico come i vari Damien Hirst, Jeff Koons, Marina Abramovic e William Kentridge, mentre mi paiono abbastanza valide  le figure giovanili quali Wolfgang Tillmans, Danh Vo, Kara Walker e Tomás Saraceno.

Nel complesso si rimane colpiti più da un proliferare di effimeri momenti come le grandi mostre di Artangel, la sezione Unlimited di ArtBasel, i progetti del Gran Palais, fra i tanti mi aveva colpito nel 2011 quello di Anish Kapoor, o gli interventi all’Armory di New York. Tutte forti occasioni in cui spesso gli artisti sono stati più deboli degli spazi ospitanti.

In Italia tolta la Biennale che rimane sempre valida, ci sono state poche cose, a parte una certa iniziativa dei privati (soprattutto su Milano), il panorama nazionale è alquanto monotono, ricordo la fragile idea del Festival dell'Arte Contemporanea di Faenza, e la serie di mostre a Palazzo Fortuny dal 2007 ideate dal collezionista Axel Vervoordt, soprattutto la prima Artempo, che mi avevano colpito positivamente.

Concludo con un'attenzione sulla trasformazioni delle gallerie, molte oramai con un impulso globalizzato, che da semplici spazi del fare artistico sono diventati veri registi del sistema artistico, con un forte ruolo di promozione che spesso è più significativo dei lavori artistici, almeno nel breve periodo.