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Visualizzazione post con etichetta Villa Medici. Mostra tutti i post
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24/06/19

Si alza il vento a Villa Medici




La mostra riunisce le realizzazioni dei borsisti che operano nell’ampio campo della creazione, in discipline varie come le arti visive, il design, l’architettura, la musica, il cinema, la letteratura e la storia dell’arte.

L’insieme dei progetti presentati è il frutto delle loro ricerche e attività durante la loro residenza di un anno nella Città Eterna. Sottolineando la tensione tra creatività individuale e progetti collettivi, questa mostra propone dialoghi transdisciplinari tra creatori con lo scopo di affrontare le questioni urgenti dei nostri tempi, che vanno dalla crisi sociale e ambientale alla lotta politica, passando dall’esame della memoria storica e delle realtà locali e mondiali, ispirandosi anche alle loro esperienze a Roma e in Italia in questo momento particolare della storia.

Per rispondere a queste nuove sfide che la nostra epoca impone, ma anche al simbolo che può evocare la caduta recente di alberi emblematici di Villa Medici a causa di venti violenti, la mostra Si alza il vento intende aprire un nuovo spazio di scambi e di riflessioni sul nostro avvenire comune, attraverso la presentazione ricca e plurale dei progetti dei borsisti.




Per i curatori, Evelyne Jouanno e Hou Hanru, i borsisti “si identificano con specifiche missioni condivise, brevi ma intense – ne è la dimostrazione questa mostra che conclude la loro residenza ed è destinata a mostrare non tanto i risultati individuali e la ricerca dell’eccellenza, ma soprattutto lo sforzo compiuto per liberarsi da certe routine personali, per superare le modalità espressive e i medium abituali in favore della sperimentazione.”

Con questa mostra, l’Accademia di Francia a Roma – Villa Medici si posiziona come una delle piattaforme le più attive e aperte alla sperimentazione e al dialogo nella creazione contemporanea, a Roma e nel mondo intero.

Il catalogo trilingue (francese, italiano, inglese), propone un percorso aperto e poetico nel cuore dei progetti artistici e intellettuali dei borsisti.

L’Accademia di Francia a Roma è la prima residenza d’artista, fondata da Luigi XIV nel 1666. Sin dal 1803, la sua sede si trova a Villa Medici e accoglie ormai artisti franconi di tutte le discipline e ricercatori in storia e teoria dell’arte.


26/03/18

Une - Katharina Grosse e Tatiana Trouvé a Villa Medici




Quarto e ultimo atto del ciclo “Une”, dedicato al confronto generazionale tra artiste, negli spazi dell’Accademia di Francia a Roma. Un dialogo tra le “numerose irregolarità” di Katharina Grosse e Tatiana Trouvé, curato da Chiara Parisi, visibile fino al 29 Aprile.

Le artiste hanno dialogato con diversi interventi di ampio respiro nei maestosi spazi di Villa Medici, opere che interagiscono con la storia e la vita di questi stupendi spazi.




Nell’ambito del ciclo di esposizioni UNE ideato da Muriel Mayette-Holtz. A cura di Chiara Parisi
L’Accademia di Francia a Roma celebra il lavoro di Katharina Grosse e Tatiana Trouvé con la mostra dal titolo Le numerose irregolarità, quarto e ultimo appuntamento del ciclo UNE.
Ideato dalla direttrice Muriel Mayette-Holtz e a cura di Chiara ParisiUNE è un progetto ambizioso che, attraverso il confronto artistico, interculturale e intergenerazionale, ha dato vita a collaborazioni e intrecci sorprendenti, offrendo una visione contemporanea dell’Accademia di Francia a Roma-Villa Medici. Dal febbraio 2017 UNE è stato lo scenario di incontri unici: Yoko Ono con Claire TabouretElizabeth Peyton con Camille Claudel e Auguste RodinAnnette Messager con la “presenza” di Balthus.
Partendo da posizioni e stili apparentemente distanti, anche Katharina Grosse e Tatiana Trouvé hanno creato, per quest’occasione, un dialogo inedito e inaspettato. Con i loro rispettivi progetti, diversi eppure complici e complementari, le due artiste, nate entrambe negli anni Sessanta, hanno ribaltato i confini delle superfici di Villa Medici.
Se Katharina Grosse elegge la pittura, intesa come membrana, a suo principale mezzo espressivo, Tatiana Trouvé indaga le infinite variabili e possibilità del disegno: la potenza imprevedibile del colore s’intreccia con la seduzione di un oggetto scultoreo ricontestualizzato. “In entrambe — scrive Chiara Parisi — emerge una radicalità condivisa, fondata sull’idea di rovesciamento. Nel caso di Katharina Grosse, lo spazio in ogni sua manifestazione è esaltato dalla pittura. Non è più la tela a ospitare un paesaggio, ma è il paesaggio a farsi superficie pittorica. Con un orientamento analogo, Tatiana Trouvé architetta assemblaggi e accostamenti imprevedibili. Così nascono opere che, sebbene partano da elementi concreti, ci fanno perdere la familiarità che abbiamo con determinati oggetti.”
Il percorso espositivo si apre con le sculture di Tatiana Trouvé Somewhere In The Solar System e The Great Atlas of Disorientation. Queste opere realizzate nel 2017 evocano forme di capanne e incorporano mappe di migrazioni antiche e odierne. From 2002 to 2016 è invece un’opera composta da un assemblaggio di saponi in bronzo, ognuno dei quali è collegato a una mostra, associata al lavoro di diverse persone nello studio dell’artista : quando il lavoro è finito ed è pronto a partire per il suo luogo di esposizione, la forma del sapone è modellata. Questa piccola scultura è in qualche modo il risultato di un lavoro condiviso da molte mani.


Subito dopo, s’incontrano le opere Notes on sculptures, September 15th, “Jill” 2016 e “Peter” 2016 in dialogo con la seta dipinta Senza Titolo (2013/2018) di Katharina Grosse come nella prima sala. Da un latin, gli appunti tridimensionali – sculture e frammenti di altrettante installazioni – che Tatiana Trouvé definisce “annotazioni sculturali”, dall’altro, la manifestazione tangibile da parte di Katharina Grosse di un insaziabile appetito per lo spazio plasmato dalla pittura, conguinto alla sua grande capacità di moltiplicare gli spazi architettonici. Uniti e sovrapposti, questi quattro lavori rappresentano il paradigma di un corpo a corpo, di un confronto sorprendente e originale da cui emergono condivise irregolarità.
La cordonata medicea ospita Ingres wood (2018) di Katharina Grosse. Trovandosi impossibilitata a intervenire direttamente sulle superfici di Villa Medici, l’artista ha utilizzato alcuni tronchi abbattuti, trovati nel giardino mediceo, di uno dei grandi pini che Ingres fece piantare nel parco di Villa Medici negli anni della sua direzione all’inizio del 1800. Attraverso le sue inconfondibili invenzioni di colore, Katharina Grosse dà nuova vita alla storia dell’albero che sparisce sotto la sua azione. Ne riconfigura anche il contesto, portando una porzione di giardino all’interno della Villa con la temporanea dislocazione dell’elemento naturale. La scalinata sotto il soffitto a cupola diventa così la nuova dimora di quest’albero secolare, i cui rami s’inclinano su un ampio drappeggio, ricoprendo i gradini. La sensazione è quella di trovarsi in un sensuale corpo a corpo tra le linee dell’albero e i colori della pittura che l’artista ha creato in situ.
La mostra si conclude con Wander Lines (2016) e Les Inféfinis (2017) di Tatiana Trouvé. Nel primo caso si tratta di una scultura le cui aste mettaliche riprendono le tracce di un percorso di erranza nello spazio. Les Indéfinis riunisce opere dell’artista che rimangono a una soglia. Esistono, ma non trovano posto nell’economia generale di un’opera: non sono né i rifiuti né gli scarti di una produzione. Semplicemente, non riescono a connettersi con gli altri e rimangono ai margini, isolati, fino a quando non creano un tutt’uno.

Katharina Grosse (Friburgo, 1961, vive e lavora a Berlino) ha studiato alla Kunstakademie di Düsseldorf e alla Kunstakademie di Münster. È conosciuta a livello internazionale per i suoi lavori temporanei e permanenti, realizzati in situ, dipingendo direttamente su edifici, architetture e paesaggi. L’artista accoglie gli avvenimenti e gli imprevisti che accadono mentre dipinge, aprendo spazi e superfici alle innumerevoli possibilità percettive del suo privilegiato mezzo espressivo: la pittura. La sua ricerca nasce all’interno del suo studio, dove sperimenta costantemente nuovi materiali e la potenza del colore. Sue opere sono state esposte in numerose mostre personali e collettive in spazi pubblici e privati in tutto il mondo. Tra le personali, quelle presentate al Palais de Tokyo, Parigi (2005); ARKEN Museum for Moderne Kunst, Copenhagen (2009); Nasher Sculpture Center, Dallas (2013); Garage Museum of Contemporary Art, Mosca (2015); Museum Frieder Burda, Baden-Baden (2016). Tra le installazioni site-specificpiù recenti: The Horse Trotted Another Couple Of Meters, Then It Stopped, per le imponenti architetture industriali di Carriageworks a Sydney, le indimenticabili Untitled Trumpet per la 56a Biennale d’Arte Venezia nel 2015 e Rockaway! per il MoMA PS1 nel 2016.



Tatiana Trouvé (Cosenza, 1968, vive e lavora a Parigi). Tra le mostre collettive ha partecipato alla Biennale d’Arte di Venezia nel 2003 e nel 2007, alla XXIX Biennale di San Paolo nel 2010, alla Hayward Gallery di Londra nel 2010, alla Fondazione Pinault Punta della Dogana nel 2011, alla Biennale di Lione nel 2015, alla Biennale di Istanbul nel 2017, alla Triennale di Yokohama nel 2017 e alla BIENALSUR, la prima Biennale d’arte contemporanea del Sud America, nel 2017. Tra le mostre personali ricordiamo: Double Bind al Palais de Tokyo di Parigi nel 2007, 4 Between 2 and 3 al Centre Pompidou nel 2008, A Stay Between Enclosure and Space al Migros Museum di Zurigo nel 2009, alla South London Gallery nel 2010 e Il grande ritratto, un’ampia mostra ispirata al titolo omonimo del romanzo di fantascienza di Dino Buzzati e concepita in risposta all’architettura della Kunsthaus di Graz nel 2010, il progetto itinerante I tempi doppi, presentato nel 2014 al Kunstmuseum di Bonn, al Museion Bolzano e alla Kunsthalle Nürnberg. The Longest Echo — L’écho le plus long al Mamco di Ginevra è stata la sua prima retrospettiva nel 2014. The Sparkle of Absence è stata invece la sua prima mostra monografica in Cina al Red Brick Museum a Pechino. Il Public Art Fund le ha commissionato Desire Lines per il Central Park di New York nel 2015.
Quest’anno inaugurerà tre monografiche, rispettivamente al Broad Art Museum nel Michigan, al Petach Tikva Museum of Art di Tel-Aviv e al Printemps de Septembre a Tolosa. Vince il Premio Marcel Duchamp nel 2007. 


Mediazione: nell’ambito del progetto di alternanza scuola-lavoro promosso dal Miur-Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, ogni giovedì dalle 16.30 alle ore 19.00 i visitatori potranno essere accompagnati da un gruppo di studenti per la mediazione in sala.

Orari e giorni di apertura della mostra: da martedì a domenica, dalle 10.00 alle 19.00 (ultimo ingresso alle 18.30). Chiuso il lunedì.
Biglietto unico per la mostra e la visita guidata a Villa Medici e ai giardini: 12€ (tariffa intera) / 6€ (tariffa ridotta: giovani con meno di 25 anni, persone con più di 60 anni, disoccupati (dietro presentazione di un documento), insegnanti di Storia dell’Arte, borsisti e membri delle altre accademie e istituti stranieri con sede a Roma, possessori di una carta studente, Roma Pass, Metrobus, Carta più La Feltrinelli, Bibliocard, FAI, Romaeuropa card o Opera Card).
Biglietto solo per la mostra: 6€; accesso gratuito ai giovani di età inferiore ai 18 anni.
Gruppi scolastici: ogni partecipante potrà accedere alla mostra con un biglietto al costo di 1€. È necessaria la prenotazione presso il dipartimento della Didattica, all’indirizzo: didattica@villamedici.it.

Accademia di Francia a Roma – Villa Medici
viale Trinità dei Monti, 1 – 00187 Roma
T +39 06 67611 www.villamedici.it

08/01/18

OUVERT LA NUIT – Festival des Lumières




Villa Medici propone fino al 28 Gennaio una bella visione del mostra notturna nello stupendo parco dell'Accademia di Francia. 





CS
Ideato dalla direttrice MURIEL MAYETTE-HOLTZ | Mostra a cura di CHIARA PARISI
Fin dal suo arrivo a Villa Medici, Muriel Mayette-Holtz ha assegnato alla luce una posizione privilegiata. Ha dunque affidato il progetto d’illuminazione del palazzo mediceo allo scultore della luce Yann Kersalé, il quale ha creato un sistema d’illuminazione che, spiega la stessa direttrice, «colora, accende, sublima, rivela i tesori di Villa Medici», abbracciando il luogo senza invaderlo, e nel rispetto del suo carattere e del suo patrimonio.
È in questo contesto che la direttrice dell’Accademia di Francia a Roma propone il nuovo format di installazioni temporanee dal titolo Festival des Lumières (Festival di Luci) che apre con la mostra Ouvert la nuit «prima di un ciclo di esposizioni di luci nei giardini di Villa Medici, che vede la curatela di Chiara Parisi». Un’iniziativa importante nella programmazione dell’Accademia di Francia a Roma che, per la prima volta, apre le porte ai visitatori di un’esposizione notturna nei celebri giardini di Villa Medici.
La mostra si terrà dal 16 dicembre 2017 al 28 gennaio 2018 (dal venerdì alla domenica) ed è la prima esperienza notturna nei giardini della Villa, attraverso un percorso di installazioni realizzato dagli artisti di fama internazionale:
Rosa BarbaCamille BlatrixChristian BoltanskiNina Canell & Robin WatkinsMaurizio Cattelan, Trisha DonnellyJimmie DurhamElmgreen & DragsetFélix González-Torres, Douglas GordonJoan JonasHassan Khan, Lee MingweiFrançois Morellet e Otobong Nkanga.

Composto da sedici carré, il giardino di Villa Medici si presenta come un labirinto vegetale strutturato dalle siepi e i 17 artisti se ne sono letteralmente impossessati, creando un’atmosfera magica e scrivendo nuove leggende.
Per la curatrice Chiara Parisi, «l’idea è utilizzare il grande spazio scenico che Villa Medici rappresenta nell’immaginario della città, ma anche giocare con l’immaterialità della luce e con lo splendore dell’oscuritàIl titolo Ouvert la Nuit fa riferimento alla raccolta di racconti di Paul Morand, in cui ogni storia è ambientata in una notte e in un luogo diversi; all’imbrunire il visitatore entra sulla scena e interagisce con le opere d’arte che gli si presentano davanti. Un progetto notturno e misterioso, costruito insieme ad artisti di diverse generazioni e realizzato in grande libertà. Per ognuno degli artisti, i giardini si sono rivelati un rifugio per sviluppare o rielaborare creazioni inedite ed eccezionali».
Con il Festival des Lumières, Villa Medici ha voluto celebrare la luce — e la notte — senza mascherare la bellezza del luogo. Questa prima edizione è una promessa di emozioni, di poesia e di magia che ci conducono attraverso i giardini. Il visitatore è invitato a vivere quest’atmosfera, passeggiando di carré in carré e incontrando opere di cui la luce è l’elemento fondante. In questo contesto notturno, la mostra stimola una riflessione sull’oscurità, sulla sua percezione attraverso la luce ma anche attraverso i suoni e l’aria della notte.


Le opere e il percorso
 I visitatori sono accolti all’entrata monumentale da una fitta neve. Tra scultura e narrazione, il pubblico è invitato a sperimentare questo spazio idealizzato e rappresentato dai giardini di Villa Medici. Utilizzando macchine teatrali, care al lavoro di entrambi, Christian Boltanski (1944 a Parigi, dove vive) e il light designer Jean Kalman (1945 a Parigi, dove vive) hanno progettato un percorso sensoriale dove la magia dei giardini acquista tutto il suo senso. Muniti di una lampada, i visitatori sono invitati ad affrontare l’oscurità dei luoghi, perdendosi in uno spazio irreale, immersi nella nebbia e nella neve, circondati dalle lucciole, sopresi da voci e da presenze velate… alla scoperta ognuno dei propri fantasmi. 
Il giardino si apre agli spettatori con la Loggia di Cleopatra, dove è installato Untitled(America) di Félix González-Torres (1957, Guáimaro, Cuba – 1996, Miami) con le sue celebri ghirlande di luci che l’artista installava nei musei, nelle gallerie e per le strade. Un’opera di grande vitalità che dà vita a una doppia percezione, come una festa improvvisata ma profondamente nostalgica.
In uno dei primi carré, Rosa Barba (1972, Agrigento, vive a Berlino) si rivolge al cielo di Roma con White Museum, installazione in cui un proiettore cinematografico 70mm si riflette su uno specchio per “filmare” i pini marittimi. Di fronte, il visitatore scopre un’altra opera di Rosa Barba, una scritta in corsivo realizzata con il neon che si dispiega come una poesia fluttuante nello spazio.
Nel carré dove si trova la statua della Maddalena, Joan Jonas (1936, New York, dove vive) evoca la fragilità della natura con una poetica scultura luminosa.
 Nel carré dell’Orto, Elmgreen & Dragset (nati rispettivamente nel 1961 a Copenaghen e nel 1968 a Trondheim, in Norvegia, vivono a Berlino) installano una scultura luminosa tra umorismo, sovversione e voyeurismo.
Nel carré delle Niobidi, Nina Canell e Robin Watkins (lei nata nel 1979 a Växjö, lui nel 1980 a Stoccolma, vivono a Berlino) propongono un’esperienza in cui la luce non si vede ma si ascolta, con il loro progetto realizzato al Polo Nord. The Luminiferous Aether è una registrazione delle più sorprendenti: quella dei suoni di un’aurora boreale.
 Osservando il tronco di un pino marittimo, scopriamo Jesus is not enough di Douglas Gordon (1966, Glasgow, vive a Berlino), una scultura delle dimensioni di una mano, in cui la memoria collettiva e quella personale dell’artista s’intrecciano.
 Nell’Agrumeto, Lee Mingwei (1964, Taiwan, vive tra Parigi e New York) installa Small Conversation, un paesaggio sonoro evocato da versi di insetti che ricordano l’isola dove l’artista è cresciuto. Per Mingwei, questi suoni della natura stanno scomparendo non solo a causa dei cambiamenti climatici, ma soprattutto perché non dedichiamo il tempo necessario all’ascolto della notte.
 Christian Boltanski s’ispira al tradizionale meccanismo delle ombre cinesi per animare il giardino e popolarlo di presenze irreali che invitano i visitatori a penetrare questo spazio misterioso. Incontriamo campanelle giapponesi nel carré della Neviera assieme a una Danseuse, una silhouette effimera e mutevole, presenza umana che ci trasporta più lontano in un altro carré animato dalle celebri installazioni di Boltanski fatte da lampadine.
Più avanti, sulla statua della Dea Roma scopriamo Lamentable di François Morellet (1926, Cholet, scomparso nel 2016) che utilizza la forma del cerchio di neon blu per evocare l’impossibilità di creare un cerchio per il semplice fatto che i segmenti non sono installati nell’ordine giusto. In questi giardini così geometricamente organizzati, l’opera di Morellet ricostruisce il disordine dell’arte minimale, richiamando i principi del suo lavoro: «il matrimonio tra ordine e disordine, che sia uno che produca l’altro, o l’altro che produca o distrugga l’uno», secondo le parole dell’artista.
La struttura dei giardini ha indotto alcuni artisti, come Camille Blatrix o Hassan Khan, a espandere il perimetro dell’esposizione oltre i carré, investendo l’intero spazio.
Per attirare i visitatori nei giardini notturni, Camille Blatrix (1984, Parigi, dove vive) ha scelto di lavorare sulla forma del labirinto, sia metaforica che reale, disseminando un uccello notturno nelle mani dei guardiani, con la creazione di un nido nel carré del Vigneto, ispirandosi al romanzo Cosmos di Witold Gombrowicz, mentre Hassan Khan (1975, Londra, vive a Il Cairo) semina le sue parole-scultura luminose nella notte (Sentences for a New Order).
Nel carré delle Colonne, Otobong Nkanga (1974, Kano, in Nigeria, vive ad Anversa) presenta uno «scavo archeologico» composto di vetri illuminati fissati nel terreno, sui quali i visitatori possono leggere poesie o scoprire i disegni tracciati dall’artista.
Tra sconfinamenti e valorizzazione del contesto, altre installazioni sono proposte da Trisha Donnelly e Jimmie Durham nella prospettiva di trasformare questo luogo idilliaco.
Il progetto di Trisha Donnelly (1974, San Francisco, vive a New York) si basa principalmente sull’arte della percezione, dello stress e del desiderio, offrendo al visitatore la possibilità di aprirsi a nuove esperienze. attraverso un’installazione sonora nel carré del Narciso.
Jimmie Durham (1940, Arkansas, Texas, vive tra Napoli e Berlino) celebra questa festa di luci con un fuoco cerimoniale di legno aromatico, come quelli che accendeva con suo fratello e i suoi cugini durante la sua infanzia. Le ceneri rimarranno sul piccolo pezzo di terra bruciata nel carré del Frutteto per tutta la durata dell’esposizione, diventando un elemento fertilizzante per le successive colture.
Ispirandosi al motto “art for all”, che cerca di superare i limiti dell’opera d’arte e di raggiungere il pubblico attraverso nuovi spazi e nuove modalità di fruizione, Maurizio Cattelan (1960, Padova, vive tra New York e Milano), propone per l’occasione Made in Catteland, un’opera portabile, una sciarpa con l’effigie di Villa Medici, simile alle sciarpe dei tifosi di calcio, che il visitatore acquista all’ingresso dei giardini per proteggersi dal freddo. Un progetto che mette in primo piano il sentimento di comunità, d’identificazione, di amore per un luogo, nella convinzione che i luoghi deputati all’arte possano essere punti d’incontro e l’arte un rito condiviso.
«Ouvert la nuit sarà una passeggiata notturna per incontrare, sotto le luci, la creazione contemporanea» commenta Muriel Mayette-Holtz, «un progetto che ritroveremo ogni anno e che permetterà di scoprire ogni volta un nuovo volto dei giardini di Villa Medici».

Ouvert la nuit
Dal 16 dicembre 2017 al 28 gennaio 2018
Dalle 17 alle 22, dal venerdì alla domenica

Ingresso libero
Accademia di Francia a Roma – Villa Medici
viale Trinità dei Monti, 1 – 00187 Roma
T +39 06 67611 www.villamedici.it

23/02/17

Annette Messager a Villa Medici




Fino al 23 aprile 2017, l’Accademia di Francia a Roma – Villa Medici accoglie la prima mostra personale in Italia di Annette Messager, una delle artiste francesi più note, radicali e anticonformiste del panorama artistico contemporaneo, parte di una rassegna  artistica voluto fortemente dalla direttrice di Villa Medici Muriel Mayette-Holtz, curato da Chiara Parisi.

Si tratta di un evento che attraversa questi magnifici spazi, raccontando del lungo percorso creativo dell’artista francese e delle tante declinazioni del suo fare artistico.

Il titolo della mostra “Messaggera” ci avvia sullo spirito ironico, a volte anche doloroso, con cui l’artista opera; il cognome posto come azione diventa veicolo di emozioni, riflessioni, dubbi e paure.

«Trasformare» spiega l’artista «per me è come giocare. Ma giocare seriamente, come fanno i bambini. E mi considero una bambina molto antica». Con queste parole, Annette Messager ci introduce nel suo mondo in bilico tra familiare e perturbante, fra sogno e incubo, fatto di tessuti, matite colorate, immagini manipolate, bambole di pelouche e animali naturalizzati.

Così Villa Medici si popola di creature che prendono forma da una fervida immaginazione, tutte realizzate appositamente per la mostra: la celebre Fontana della Loggia viene animata da serpenti-giocattolo; nel giardino, i cespugli di bosso prendono la forma di curiosi animali, e il Mercurio del Giambologna brandisce uno scalpo che oscilla al vento, capelli che rimandano a una femminilità libera e spregiudicata. «Mi chiamo Messager, certo, ma non rilascio alcun messaggio. È lo spettatore a delineare la strada con la propria storia e la propria immaginazione», dice l’artista. Questa capigliatura evoca le azioni dell’artista che negli anni ‘70 tagliavi i suoi lunghi capelli per utilizzarli in disegni, come fossero tentativi di dominare questa materia libera e incontrollabile.



Nell’Atelier di Balthus Annette Messager ricopre le pareti con una carta costellata da disegni di uteri, e da una Gioconda che riporta l’irriverente slogan “Balthutérus” o “No God in my uterus”. «Ho disegnato l’utero» spiega «perché richiama i vasi di fiori; alcuni fiori però, come le orchidee, possono sembrare minacciosi. La donna fa sempre un po’ paura. Non va dimenticato che l’isteria deriva dalla parola utero».

Nelle Gallerie interne l’installazione monumentale Eux et Nous, Nous et Eux (2000) occupa la grande scalinata centrale: dal soffitto pendono specchi, sui quali campeggiano diverse specie di animali naturalizzati con protesi di pelouche.



Altro riferimento imprescindibile è Pinocchio, cui Annette Messager si è ispirata per l’opera Casino che le è valsa il Leone d’oro alla Biennale di Venezia nel 2005. «Pinocchio è un eroe universale, una metafora dell’uomo. È il bello e il brutto, il lato oscuro e il lato meraviglioso, pieno di fantasia degli esseri umani. Tutti noi lottiamo come burattini manipolati». L’installazione Histoire de traversins (2004-2005) invade lo spazio della mostra: si tratta di un lavoro che può rimandare ai prigionieri di Auschwitz come alle lotte di cuscini dei ragazzi. Al cuore di questa installazione sensuale e inquietante, sorgono delle opere poetiche come Tutu dansant (2013).


«Quando ho iniziato – racconta Messager – il mondo dell’arte era quasi esclusivamente maschile. Da allora, la percentuale di donne è aumentata. Eppure i pregiudizi sono duri a morire. Una donna artista immediatamente desta sospetti: mi viene chiesto della mia vita privata, mi viene chiesto se ho figli. Le scrittrici sono accettate meglio, probabilmente perché hanno ereditato la tradizione dello scrivere il diario». Con il suo personalissimo modo di interpretare il nostro tempo, di raccontare storie e creare ambientazioni spiazzanti, Annette Messager contribuisce a rompere stereotipi, interrogando la società sui cliché legati alla femminilità.




Il catalogo pubblicato in occasione della mostra, edito da Electa, è il primo di una nuova collezione sull’arte contemporanea e nasce come libro d’artista: si tratta infatti del diario intimo di Annette Messager, dedicato a Villa Medici, accompagnato da un poster edito per l’occasione.

Ad Annette Messager seguiranno, a maggio, le mostre di Yoko Ono e Claire Tabouret, mentre in ottobre sarà presentato il dialogo tra Camille Claudel e Elizabeth Peyton e, all’inizio del 2018, la personale di Tatiana Trouvé, un progetto globale che prende il nome di Une, interamente curato da Chiara Parisi.




Orari di apertura della mostra: da martedì a domenica, chiuso il lunedì, dalle 10.00 alle 19.00 (ultimo ingresso alle 18.30).

Biglietto unico per la mostra e la visita guidata a Villa Medici e ai giardini: 12 € (tariffa intera) / 6 € (tariffa ridotta*). Ingresso libero per la mostra tutti i giovedì dalle 17.00 alle 19.00 (ultimo ingresso alle 18.30).

Accademia di Francia a Roma – Villa Medici
viale Trinità dei Monti, 1 - 00187 Roma

T +39 06 67611 www.villamedici.it