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Visualizzazione post con etichetta Roberto Cuoghi. Mostra tutti i post
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26/02/23

Roberto Cuoghi da Hauser & Wirth a New York

 

Roberto Cuoghi  opera ora con la galleria Hauser & Wirth, come suo primo intervento, nei meravigliosi spazi di New York, propone una personale a New York City con un corpo di lavoro completamente nuovo. Guoghi è uno degli artisti più celebrati, ma enigmatici, della sua generazione, noto per una pratica esigente, quasi ossessiva, guidata dalla ricerca e dal processo che abbraccia l'intero spettro di stili e generi.

Mescolando volutamente generi, stili e soggetti artistici, 'Pepsis' è il tentativo di Cuoghi di liberarsi dai propri presupposti ed esperienze stilistiche e artistiche, dalla propria impronta culturale. In questo senso, è il passo successivo per l'artista nel suo continuo sforzo di sfidare la propria pratica. Tesi che è diventata un metodo di lavoro, 'Pepsis' è l'applicazione di un'idea inquietante che ha sempre accompagnato l'opera mutevole di Cuoghi, culminando qui in una presentazione molto varia ed emotiva di diverse serie e corpi di lavoro. Cuoghi ha volutamente scelto di pensare la sua opera come un esercizio di stilizzazione, riproducendo il 'già visto' secondo canoni rassicuranti che sembrano ammonirci di un futuro livellato e levigato.


*Pepsis è una parola greca legata al concetto di digestione. È anche il nome scientifico di una vespa parassitoide che utilizza un altro insetto come fonte di nutrimento per i suoi piccoli, manipolandone il comportamento fino alla morte dell'ospite, che nel frattempo è stato divorato dall'interno dalla larva di Pepsis. Osservando questo fenomeno, Charles Darwin scrisse di non avere più fede nel Dio benefico e onnipotente in cui era stato educato a credere.

Cuoghi usa il termine 'stilizzazione' per incarnare l'antica forza primordiale dell'imparare per imitazione, permettendo di trasmettere conoscenze e abilità, evitando il fallimento. È meglio rifare piuttosto che creare qualcosa che potrebbe non avere successo. Stilizzare significa semplificare e alleggerire, che a sua volta significa impoverire per conservare e comunicare qualcosa che diventi modello di riferimento. La nuova, illimitata disponibilità di modelli per guidare le nostre aspirazioni orienta la nostra crescita, sviluppo e socializzazione. Cuoghi ritiene che questo alla fine ci condanni a digerire e ripetere formule non autentiche. Nessuno è esente da questo numero sempre crescente di riferimenti che offuscano la nostra immaginazione, non solo a livello estetico, ma ostacolano anche l'idea stessa di innovazione alla sua origine. In 'Pepsis,

'Dipingo contro le mie intenzioni. Cioè, se appare qualcosa di mio, ci vado sopra. Il mio modo di dipingere si può definire solo attraverso la forma che assume di volta in volta. Sono un pittore senza una mentalità.'




01/09/13

Arimortis al Museo del Novecento di Milano


Ultimi giorni, fino all'8 Settembre, per visitare la mostra Arimortis coordinata da M.Farronato e R.Cuoghi al Museo del Novecento a Milano. 

 







 



Comunicato stampa:
Nell’ambito della collaborazione tra il Museo del Novecento e DOCVA (Documentation Center for Visual Arts), la Sala Archivi “Ettore e Claudia Gian Ferrari” ospita la mostra Arimortis, in occasione della quale Milovan Farronato per Viafarini ha invitato l’artista Roberto Cuoghi a proporre una lettura personale dei materiali dell’Archivio, a compimento del suo impegno dal 2006 al 2012 presso il DOCVA.
Arimortis è la richiesta di una pausa. Ci si riallaccia le stringhe allentate delle scarpe sospendendo temporaneamente il gioco. Il termine che dà il titolo alla mostra - spesso abbreviato in “arimo” - è infatti usato convenzionalmente tra i bambini duranteil gioco, per chiederne una sospensione.
Nelle vetrine della Sala Archivi del Museo del Novecento la pausa consente “un’intricata, inusuale e suggestiva catalogazione di dati: le opere convivono con gli oggetti d’affezione, i “memorabilia” con i tentativi faticosi - talvolta persino drammatici - di esternare le proprie intime risposte emotive”.

Viafarini DOCVA dal 1991 raccoglie senza filtri i materiali degli artisti italiani - o residenti in Italia - che hanno manifestato un intento professionale o in altri casi quasi compulsivo. Per la mostra - dopo aver visionato integralmente i materiali raccolti in quasi 4.000 portfolio archiviati presso la Fabbrica del Vapore - sono stati avviati, laddove possibile, dialoghi individuali con ciascuno degli artisti coinvolti allo scopo di capire come l’universo ossessivo della loro ricerca potesse “esplodere sotto vetro”. I curatori hanno attinto a queste prospettive: non un hortus siccus, ma fragranze caratterizzanti germogliate in seno all’Archivio.
Per Arimortis non sempre sono state scelte opere da esporre, talvolta sono stati avviati progetti in collaborazione con altri specialisti, come nel caso dell’artista siberiana Olga Schigal che partecipa alla mostra aderendo e complicando il progetto Madrelinguadel musicista Saverio Lanza, o della pittrice Lorenza Boisi che interpreta gli esiti di un percorso di regressione personale accompagnato dall’ipnotista Felice Perussia. Vera Morra e Katthy Cavaliere - prematuramente scomparse - sono presenti attraverso la rievocazioni di altre due artiste, rispettivamente Chiara Fumai e Sabrina Sabato.Sissi collabora con se stessa: Daniela Olivieri.
In mostra anche le dissolvenze incrociate di Gino Lucente e l’allegorico funerale in papier maché di Luigi D’Eugenio; le anamorfosi di Francesco Mannarini e il pellegrinaggio di Giorgio Andreotta Calò; la vita ritirata di Christian Tripodina e i fragili equilibri di Manuel Scano; le confessioni di Betty Bee e gli abiti nuziali di Paola Pivi e Karma Lama; i crocefissi di Cecile Genovese e l’armatura di Carlo Gabriele Tribbioli; i ricami di Maria Stella Tiberio con il marito Michele Napoli e i residui della vita troppo complicata di Giona Bernardi.

“Le opere esposte in mostra rappresentano un mondo intenzionalmente pulsionale che forza i sigilli delle algide bacheche in corian bianco e cristallo progettate da Italo Rota: oltre la finitezza e la perfetta funzionalità un vortice di “vetrofanie” fuori scala e fuori misura che vira le prospettive di valutazione artistica per la durata dell’esposizione”. Si manifesta così la presunzione paradossale di costringere smisuratezze sotto teca, di confinare attitudini pulsionali senza visione d’insieme né progettualità.
Accompagna la mostra un approfondimento monografico che intende riflettere sul valore e il contenuto della smisuratezza. La pubblicazione, edita da Mousse e prodotta da Fiorucci Art Trust, raccoglie le riflessioni di Massimo Carboni, Roberto Cuoghi, Michele Ernandes, Gian Antonio Gilli, Luciano Manicardi, Luca Scarlini e Pier Paolo Tamburelli.
Artisti in mostra : Alfredo Aceto, Giorgio Andreotta Calò, Riccardo Arena, Andrea Aversa, Betty Bee, Giona Bernardi, Lorenza Boisi, Sergio Breviario, Katthy Cavaliere, Enrico David, Luigi D'Eugenio, Alessandro Di Giampietro, Chiara Fumai, Cecile Genovese, Matteo Guarnaccia, Alberto Guidato, Karma Lama, Saverio Lanza, Gino Lucente, Francesco Mannarini, Laura Matei, Vera Morra, Michele Napoli, Katja Noppes, Cristiana Palandri, Paola Pivi, Sabrina Sabato, Manuel Scano, Olga Schigal, Gabriele Silli, Sissi, Alberto Tadiello, Maria Stella Tiberio, Ghergely Toth, Carlo Gabriele Tribbioli, Christian Tripodina