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Visualizzazione post con etichetta Michael Armitage. Mostra tutti i post
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05/02/19

The Promised Land - Michael Armitage alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo




La Fondazione Sandretto Re Rebaudengo presenta “The Promised Land”, prima personale in Italia di Michael Armitage (1984). La mostra include lavori esistenti insieme a nuovi dipinti, prodotti specificamente per l'occasione.

Armitage, nato a Nairobi, rielabora nei suoi quadri dinamiche contraddittorie del Kenya contemporaneo. L'artista filtra attraverso il suo linguaggio pittorico le svariate sfere che scandiscono la vita collettiva e individuale del suo paese d'origine, dalle manifestazioni locali ai piccoli episodi di vita quotidiana, dalle declinazioni della cultura popolare alle implicazioni delle politiche sociali. I miti che circondano la narrativa africana vengono decostruiti tramite processi di astrazione che mettono in discussione il punto di vista unico facendo emergere limiti e taboo. La memoria personale, l'esperienza diretta in Kenya si uniscono alla stringente attualità narrata dai media, costituendo un immaginario fatto di violenza e disagio sociale, ma anche di speranza.

La pittura di Armitage si sviluppa attraverso un sistema di riferimenti alla storia dell'arte, dalle manifestazioni rupestri, dai geroglifici egizi a Tiziano, Goya, Velazquez e Manet, arrivando a stringere uno stretto rapporto con Peter Doig e, soprattutto nei lavori esposti in “The Promised Land”, con Jacob Lawrence e Jack Katarikawe. Ripartendo da Paul Gaugin, l'artista si appropria dell'“esotico” sovvertendone la visione occidentale, invitando lo spettatore attratto dallo stile seducente dei suoi quadri a problematizzare l'attitudine coloniale. Guardando alla tela come un possibile luogo di emancipazione dalla tradizione europea, l'artista dipinge sull'irregolare tessuto di corteccia dell'albero di Lubugo, materiale appartenente alla cultura dell'Uganda utilizzato un tempo per sudari funerari e oggi venduto in mercati turistici sotto forma di souvenir.

The Promised Land” riunisce una serie di opere realizzate tra il 2014 e il 2019 in cui avvenimenti reali e fittizi legati al Kenya sono sovrapposti e stratificati in atmosfere surreali. Le nuove produzioni seguono la composizione di The Fourth Estate (2017), in cui vengono ritratti raduni politici dell'opposizione prima delle elezioni in Kenya nell'agosto del 2017. Ispirati a queste grandi manifestazioni, le opere svelano gli esiti di strategie in atto per la costruzione del consenso attraverso impianti di propaganda esibita che sfociano in episodi di violenza collettiva. I lavori precedenti raccontano episodi di vita dell'Africa orientale, in alcuni casi elevando i soggetti a paradigmi grotteschi di dinamiche non metabolizzate dalla società civile, come per l'intimo omoerotismo di Kampala Suburb (2014) o per la scena di turismo sessuale racchiusa in Mangroves Dip (2015).

Al suo termine la mostra viaggerà al Museum of Contemporary Art Australia di Sydney.

Michael Armitage ha studiato alla Slade School of Fine Art e alla Royal Academy of Arts di Londra. Vive e lavora tra Nairobi e Londra.


21 febbraio – 26 maggio 2019
Inaugurazione 21 febbraio, ore 19
via Modane 16, Torino
Intero 7 euro, ridotto 5 euro

05/11/15

Special event - Michael Armitage, Paul Kneale & Tabor Robak




ARTUNER è felice di presentare, all’interno dello storico Palazzo Capris costruito nel XVII secolo, una mostra di nuove opera di Michael Armitage, Paul Kneale & Tabor Robak. Questa è la prima volta che i tre artisti espongono in Italia. La mostra assumerà il formato dell’accrochage: ogni artista utilizzerà uno spazio distinto all’interno del Palazzo, articolando di fatto tre mostre personali. Nondimeno, le opere di questi artisti entreranno in dialogo fra di loro, facendo riferimento a temi ricorrenti nella storia dell’arte, come l’esplorazione della memoria e della luce. Questi, però, sono affrontati con una sensibilità squisitamente contemporanea. La discussione attorno a tecnologie innovative e tradizionali (stampanti-scanner, computer da un lato, pennello dall’altro), si intreccia con l’uso di diverse superfici (tela, corteccia e video-wall).

Armitage, Kneale and Robak sono profondamente consci del mondo anfibio che abbiamo iniziato ad abitare, dove i confini fra digitale e fisico sono sempre più sfocati. Una tensione produttiva viene generata dall’uso di approcci radicalmente differenti adottati da questi artisti: dai quadri più “tradizionali” di Michael Armitage dipinti su lubugo (una superficie alquanto grezza realizzata con una corteccia dell’Uganda), attraverso gli “scanner-paintings” di Paul Kneale, fino alle installazioni video di Tabor Robak. Natura e tecnologia si compenetrano continuamente: i quadri di Armitage vengono ispirati da notizie trovate su Internet, flora e fauna abitano gli ambienti virtuali di Robak e Kneale cerca di catturare le condizioni di luce e tracciare il passaggio del tempo.

Il filosofo francese Jean Baudrillard alla fine del secolo scorso si è opposto alla visione strumentalista della tecnologia – secondo la quale gli umani la usano puramente per i loro fini. Baudrillard proponeva invece che non solo essa ha il potere di creare oggetti ma anche di creare modi di pensare. Questa mostra porta testimonianza dei cambi di percezione e sensibilità a cui stiamo assistendo oggigiorno.









ARTUNER è una piattaforma online di arte contemporanea, che organizza progetti internazionali sia digitali che fisici. Fondata nel 2013 da Eugenio Re Rebaudengo, ARTUNER offre un accesso senza precedenti a esposizioni curate da esperti di artisti emergenti e già affermati. È riconosciuto per il supporto a sia collezionisti che curatori, e anche per il suo taglio didattico.

Michael Armitage è nato in Kenya (1984) oggi vive e lavora a Londra. Il materiale (lubugo) e le narrative dei suoi quadri hanno profonde radici nella cultura dell’Africa Orientale – i suoi ricordi d’infanzia, iconografia tradizionale, miti, notizie locali. Mostre recenti includono La vie moderne, alla 13ª Lyon Biennale curate da Ralph Rugoff (2015), Michael Armitage, White Cube Bermondsey (2015), Painting Is Not Doomed To Repeat Itself, Hollis Taggart Galleries, New York (2015), e 100 Painters of Tomorrow (Group Show), Beers Contemporary, London (2014).

Paul Kneale è nato in Canada (1986) ora vive e lavora a Londra Sud. Sperimenta con l’immagine digitale a la perdita e recupero di informazioni che avviene online. Il paesaggio digitale è un punto cardinale del suo lavoro; Kneale esplora i modi in cui esso può manifestarsi ed essere re-immaginato nella corporalità di un oggetto fisico. Alcune mostre personali includono 4 or 5 self portraits for free-form natural language descriptions of image regions, Evelyn Yard, London (2015), /b/random, Art Gallery of Ontario (2014), SEO & Co., Tank TV, London (2014), e Pleasure Principles, Fondation Galeries Lafayette, Paris (2014).

Tabor Robak è nato a Portland, Oregon (1986) e oggi vive e lavora a New York. Ha iniziato la sua carriera come graphic designer: questo lo ha provvisto di una profonda conoscenza delle strategie di marketing, e anche dell’uso di tecnologia digitale per creare immagini progettate per vendere. Attraverso la costruzione di realtà parallele che si rispecchiano all’infinito, Robak sottolinea la relazione simbolica fra reale, immaginario e il mondo trans-umano che abbiamo iniziato ad abitare. Recenti mostre includono Open Source: Art at the Eclipse of Capitalism, Galerie Max Hetzler and Artuner (2015), Fake Shrimp, Team Gallery, New York (2015), On Play and Critique, Migros Museum, Zurich (2015), e When you sit down to a meal you eat a story, 12ª Lyon Biennale, Lyon (2013).

Palazzo Capris situato in Via Santa Maria, 1 a Torino, risale originariamente al 1600 e venne poi interamente ristrutturato attorno al 1730 dall’architetto Gian Giacomo Plantery per la famiglia nobiliare Capris di Ciglié.







Vernice: 5 Novembre, 18:30-20:30
Date della Mostra: 5 – 12 Novembre, aperto ogni giorno 11:00-17:00
www.artuner.com
www.facebook.com/theartuner