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Visualizzazione post con etichetta MEF. Mostra tutti i post
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26/01/20

Massimo Vitali al MEF di Torino






La mostra si articola in circa 30 opere scelte in venticinque anni di produzione dell’artista. Il percorso espositivo non scandito in ordine cronologico è, a tutti gli effetti, una sorta di mostra antologica.

Per chi conosce l’opera di Vitali sarà importante ritrovare le spiagge italiane assolate e gremite di gente in vacanza (1995), ma sarà anche una sorpresa vedere, per la prima volta in assoluto, gli scatti dei concerti di Jovanotti nel suo ultimo tour italiano del 2019.

L’opera di Massimo Vitali attinge esteticamente alla storia dell’arte e non solo a quella della fotografia. Italiano d’origine, anglosassone di formazione e con una visione internazionale e attenta all’evolversi della ricerca d’avanguardia a cavallo tra il secolo scorso e quello attuale, l’artista appare come un fotografo incline a non lasciare tracce nelle sue opere di momenti legati a fatti storici identificabili. Il suo mondo estremamente raggelato e cristallizzato, appare come sospeso in un fermo immagine cinematografico. Non vi sono mai dettagli identificabili con fatti storici attuali, se non per i titoli che, talvolta, rimandano a raduni affollati o a serate di divertimento in discoteca.



La sua opera appare come conseguente a un periodo “illuminista”, dove vengono registrati luoghi che, al di là del loro interesse geografico, paesaggistico o atmosferico, sono immortalati per ciò che sono e “catturati” da un occhio algido e preciso per quantità di dettagli e particolari illustrati fino al parossismo. Le costruzioni vengono restituite in tutta la loro identità e fisicità architettonica; le montagne sono riprese, per quanto impossibile, fino all’ultima roccia e lichene; le spiagge e le dune di sabbia, ammorbidite dai riflessi e dalle ombre percepibili fino all’orizzonte. Come Canaletto e molta della pittura settecentesca, il suo occhio capta ogni minimo dettaglio e lo trasferisce sulla carta fotografica in modo realistico e analitico.

L’atmosfera – per intenderci quella leonardesca dello sfumato e della percezione spaziale della nebulizzazione nell’aria dell’acqua e della polvere – è inesistente nelle sue fotografie. Tutto è definito. Come in Canaletto le figurine poi recitano parti di una commedia scritta in modo corale, le persone appaiono come dirette da un regista fuori scena e obbediscono a dettami predefiniti anche se in modo ovviamente inconscio. 

Tutto è proiettato su uno schermo in cui i protagonisti recitano, come attori istruiti, parti a loro destinate dai fatti contingenti. I titoli delle opere tendono a confondere lo spettatore come se l’artista avesse destinato, alle persone ritratte, parti precise e ruoli da primo attore.

In opere come De Haan Kiss (2001), in cui due ragazzi in primo piano si scambiano un bacio, o in Cefalù Orange Yellow Blue (2008), dove vi sono costumi da bagno colorati, è il caso che determina il titolo dell’opera deciso in post produzione dopo un attento riesame della fotografia.



Invece, in opere come Carcavelos Pier Paddle (2016), il ragazzino – che sulla sinistra dell’opera è immortalato per sempre nel suo tuffo acrobatico, riprendendo la grande storia delle immagini sportive, dal tuffatore del notissimo affresco di epoca romana a Paestum fino al Tuffatore (1951) di Nino Migliori – non dà nessun titolo all’opera, pur avendone “pieno diritto”. Ciò non significa comunque che le opere di Vitali siano dei “d’après” ma, al contrario, sono degli originali che continuano la storia della fotografia in modo innovativo e personale.

L’opera di Vitali è – dopo oltre trent’anni di lavoro – quella di un grande autore classico, totalmente immerso nella storia dell’arte italiana e internazionale, che lo colloca fra i maggiori artisti dei nostri tempi. Due volumi antologici, editi da Steidl, documentano il lavoro dell’artista con le riproduzioni di tutte le opere esposte.


Biografia
Massimo Vitali nasce a Como nel 1944. Dopo il liceo si trasferisce a Londra dove studia fotografia al London College of Printing. All’inizio degli anni Sessanta inizia a lavorare come fotoreporter e collabora con diverse riviste e agenzie in Italia e in Europa anche grazie all’amicizia con Simon Guttmann, fondatore dell’agenzia Report. Nei primi Ottanta la sua attenzione si sposta sulla fotografia d’arte. In questo periodo inizia a lavorare anche per il cinema e la televisione. Dal 1995 si dedica alla fotografia come ricerca artistica, iniziando la serie delle “Spiagge” sviluppata quale strumento originale per ritrarre il mondo. Viene subito riconosciuto e apprezzato internazionalmente per le sue opere dal formato extra-large di spiagge, discoteche e spazi pubblici in genere, dove individui anonimi vengono ritratti nel loro tempo libero. Sue opere sono presenti in numerose collezioni private come al Centro de Arte Reina Sofia di Madrid, al Museo Pecci di Prato, al Guggenheim di New York, al Museum of Contemporary Art di Denver, al Centre Pompidou e alla Fondation Cartier di Parigi e in numerosi altri musei in Europa e negli Stati Uniti. La sua abilità nel mostrare paesaggi e masse di gente con dettagli narrativi e formali a volte esaltati da sfondi quasi impalpabili, fa classificare i suoi lavori come “paesaggi umani contemporanei”. 


Massimo Vitali. Costellazioni umane
a cura di Andrea Busto
da mercoledì 26 febbraio a domenica 5 luglio 2020
da mercoledì a domenica dalle 11 alle 19
catalogo: Steidl Verlag
mostra realizzata in collaborazione con:
Mazzoleni, London – Torino

09/10/18

100% arte italiana - un'ampia panoramica storica sull'arte del nostro paese




 Il MEF, al suo quarto anno di attività, diretto con passione da Andrea Busto, ha coraggiosamente sviluppato l'iniziativa “100% Italia. Cent’anni di capolavori” in diverse sedi torinesi; ma non solo giungendo fino a Palazzo Gromo Losa e al Museo del Territorio di Biella e a Vercelli presso l'Arca.

Si tratta di una preziosa iniziativa che mette in evidenza il magnifico percorso delle arti visive nel nostro paese in questo recente secolo.




Tantissime opere, selezionate per qualità e per rarità espositiva, ci guidano in cento anni di trasformazione estetica del fare arte in Italia.

Passando dalla tradizione artistica più consolidata alle ricerche più innovative, mettendo in risalto la continua contemporaneità dei diversi artisti italiani che finalmente viene scoperta anche all’estero.




Il progetto è articolato per tematiche stilistiche proposte nelle diverse sedi che condividono le 630 opere giunte da importanti collezioni private e pubbliche.

 Il Mef ospita Novecento, Corrente, Astrazione, Informale curata da Claudio Cerritelli ed Elena Pontiggia. Al Mef Outside la Pop Art selezionata da Lorenzo Canova. Presso l'elegante Mastio della Cittadella le correnti Optical, Minimalismo, Arte Povera e Concettuale, curata da Marco Meneguzzo.  Nel nobile Palazzo Barolo trovano spazio alcune opere della Transavanguardia e della Nuova Figurazione proposte da Luca Beatrice, mentre nei sotterranei Giorgio Verzotti guarda al recente contemporaneo.





Il Futurismo è stato allestito da Luigi Sansone a Biella, mentre l’Arca di Vercelli, accoglie “Metafisica e Neometafisica” da Lorenzo Canova  e il “Realismo magico” curato da Elena Pontiggia.


Nel complesso gli allestimenti sono in una piacevole forma didattica ed è stato realizzato un grande, anche fisicamente, catalogo.



18/10/17

Niki de Saint Phalle e Tarocchi



Sempre dinamico e innovativo il Museo Ettore Fico raddoppia i suoi spazi, aprendo nel centro città, via Filippo Juvarra 15, un hub dell’arte, che prende il nome di MEF Outside.

Si inizia con Niki de Saint Phalle che viene proposta in una pratica mostra antologica che affronta le diverse tappe di questa energica artista francese.

Si attraversa così il suo intenso percorso creativo; dalle prime “esplosioni” di colore alle dinamiche gigantesche forme sculture del famoso giardino dei Tarocchi, che viene approfondito nella sede centrale parallelamente alla mostra sui Tarocchi nell’arte.



Qui si scopre la bellezza di questo incredibile parco nei pressi di Capalbio, in provincia di Grosseto.  Dove le statue del Giardino sono state concepite dall’artista con una personale rilettura degli arcani maggiori dei tarocchi e della loro interpretazione classica: un mondo incredibile popolato di personaggi immaginari e mostruosi che sembra voler prefigurare una nuova fine del mondo.

Contemporaneamente alle due mostre su Niki de Saint Phalle il MEF ospita, nella sua sede di via Cigna, una mostra storica sui Tarocchi dal Rinascimento ai giorni nostri con carte originali, disegni di grandi maestri e tavole di illustratori affermati. Un excursus storico didattico e informativo completa il percorso espositivo per una migliore comprensione di questo mondo legato al gioco, all’esoterismo, alla magia e alla divinazione.


06/10/14

MEF un'esplosione di luce



Da pochi giorni nel rinnovato quartiere di Barriera a Torino si è aperto un nuovo stupendo museo, si tratta del MEFMuseo Ettore Fico, un vasto spazio dedicato all'artista torinese, noto per una pittura dai forti toni cromatici.
Il nuovo centro, molto ben strutturato e luminoso, presenta più di duecento lavori, fra dipinti ad olio, disegni, acquerelli e incisioni, raramente mostrati al pubblico, creando una preziosa antologica su questo riservato artista.

Ettore Fico è stato un pittore intenso e passionale, che nelle sue opere condivideva una sguardo delicato e vibrante, che  registrava il passare del tempo in un universo quotidiano. 

Nel percorso si individuano anche le sue fonti di riferimento, che vanno da Matisse aBonnard, di cui fu attento studioso. 
Il museo non sarà solo memoria ma diventerà, con i futuri progetti, un interessante centro di proposte e novità sul panorama artistico contemporaneo.
A fine Ottobre la prima proposta con la mostra di due giovani artisti torinesi Alis/Filliol.