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13/05/15

Chiesa di San Francesco al Fopponino



Fra le tante novità che prendono piede un interessante recupero architettonico in un quartiere più defilato della grande festa dell’Expo. Si tratta della Chiesa di San Francesco al Fopponino progettata Giò Ponti e affrescata con un grande arazzo dipinto da Francesco Tabusso. 



Notizie dal sito http://www.fopponino.it/

La Parrocchia di S. Francesco d'Assisi al Fopponino viene istituita per decreto arcivescovile l'8 settembre 1958, scorporando il suo territorio principalmente dalla Parrocchia di S. Pietro in Sala e, in parte minore, dalle Parrocchie di S. Maria del Rosario e di S. Vittore al Corpo.
Inizialmente nacque con il titolo di SS. Giovanni Battista e Carlo al Fopponino, titolo già della piccola chiesa seicentesca che sorge sul luogo dell'antico cimitero di Porta Vercellina, istituito in conseguenza della peste che colpì Milano nel 1630. Qui sorse una cappella che già  nel 1673 raggiunse le forme attuali. Anche il cimitero annesso andò ampliandosi progressivamente fino a raggiungere dimensioni considerevoli. Fu solo nel 1895, con l'apertura dei due grandi cimiteri cittadini (il Monumentale e il Maggiore), il cimitero di Porta Vercellina venne definitivamente soppresso con gli altri che ancora esistevano alle porte della città . Proprio da qui deriva il nome Fopponino che caratterizza anche la zona : Fopponino, in milanese,  sta infatti per "piccolo cimitero".
L'antica chiesa era però insufficiente a rispondere alle esigenze di una nuova parrocchia, sia per le ridotte dimensioni, sia per la carenza di strutture idonee. Sorse quindi immediatamente l'esigenza di costruire una nuova chiesa capace di soddisfare le necessità  della nuova comunità  parrocchiale. Nella Missione Cittadina del 1957 L'unione Commercianti di Milano sottopose al cardinal Montini la proposta di erigere una chiesa come tempio votivo dell'Unione e che fosse anche chiesa parrocchiale. Si scelse il Fopponino. Una forte partecipazione dei parrocchiani, che si protrasse per molti anni, e un cospicuo contributo dell'Unione Commercianti permisero di raccogliere i fondi necessari per realizzare la nuova chiesa.
Le vicende progettuali e costruttive impegnarono diversi anni, vedendo il concorso di grandi nomi dell'architettura milanese. Accantonati i progetti di  Giovanni Muzio, all'inizio del 1961 si diede corso al progetto di Gio Ponti, architetto di fama internazionale che, tra l'altro, era residente in parrocchia. I lavori si conclusero nel 1964 e, a maggio, la nuova chiesa venne solennemente dedicata a S. Francesco d'Assisi, patrono dei commercianti, titolo che ben presto venne assegnato anche alla parrocchia, sostituendo il primo di SS. Giovanni Battista e Carlo al Fopponino.
Il progetto di Gio Ponti iniziò a prendere forma concreta il 4 maggio del 1961 quando, con una solenne cerimonia, alla presenza del cardinal Montini, delle autorità , dei preti della parrocchia e di numerosa folla, venne posta la prima pietra della nuova chiesa. Un particolare curioso, che forse non tutti conoscono, accompagnò la cerimonia. Il Sindaco di Assisi, presente di persona, portò in dono una pietra del monte Subasio, sul quale sorge Assisi, perchè fosse interrata insieme alla prima pietra: un gesto simbolico che vuole allacciare un legame ideale e spirituale con la città  del santo. Per ben due volte il cardinal Montini fece visita al cantiere, precisamente il 25 giugno 1962 e il 20 aprile 1963, segno evidente della sua cura per la salute religiosa delle parrocchie della vasta diocesi.
La nuova chiesa venne aperta al culto il 26 maggio del 1963, ancora con il cantiere in funzione. A nome del Vescovo il Parroco don Italo Pagani benedisse la nova costruzione che, finalmente, poteva accogliere la comunità  parrocchiale almeno per la Messa festiva. Un anno dopo, il 10 maggio 1964, a lavori definitivamente conclusi, il cardinal Colombo celebrò  solennemente la Dedicazione della nuova chiesa.
Il progetto di Gio Ponti era caratterizzato da uno stile estremamente sobrio "francescano", appunto dove  l'assenza quasi totale di elementi decorativi avrebbe messo in risalto l'essenzialità  delle forme e lo slancio verso l'alto della struttura. Quest'idea però venne successivamente in parte abbandonata: le nuove norme liturgiche del Concilio Vaticano II e l'esigenza di riempire degli spazi che sembravano semplicemente vuoti spinse ad apportare alcune variazioni al progetto originale. Accanto alle modifiche conseguenti alla Riforma Liturgica, negli anni successivi vennero collocate in chiesa diverse opere d'arte di notevole valore.