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23/03/26

Prossimamente Miart

 Dal 17 al 19 aprile 2026 (VIP preview giovedì 16) torna miart, la fiera internazionale d’arte moderna e contemporanea diretta da Nicola Ricciardi e organizzata da Fiera Milano che celebra la sua trentesima edizione ospitando 160 gallerie provenienti da 24 Paesi.

 

All’interno del nuovo complesso espositivo della South Wing di Allianz MiCo, il percorso sarà organizzato su tre livelli distinti, concepiti per accompagnare i visitatori in un’esperienza di scoperta progressiva tra le sezioni della fiera.

 

Ad accogliere il pubblico all’ingresso troverà posto Emergent, punto di partenza del percorso espositivo, che offre l’opportunità di scoprire le ultime tendenze dell’arte contemporanea attraverso una selezione di gallerie il cui programma è volto alla sperimentazione.

 

La sezione, curata da Attilia Fattori Franchini, cresce, quest’anno, coinvolgendo 29 gallerie provenienti da tutto il mondo, con nuovi ingressi da Los Angeles, Johannesburg, New York, Londra, Istanbul e Varsavia, confermando ancora una volta la sua posizione di riferimento internazionale.

 

La femminilità in tutte le sue forme, le politiche identitarie, le strutture sociali, la memoria, il corpo, il cambiamento climatico, la narrativa speculativa, la storia dell’arte e la cultura pop sono solo alcuni dei temi trattati dai 26 progetti espositivi, attraverso una selezione ambiziosa di opere pittoriche, sculture, ceramiche, opere tessili, video e fotografie.

 

In particolare la pittura, figurativa e astratta, sarà centrale in numerose presentazioni, molte delle quali alla loro prima partecipazione a miart: Amanita (New York, Roma) introdurrà la ricerca di Marco Scarpi (San Donà di Piave, 1998), interessato alla rappresentazione del corpo umano attraverso immagini associative; Ehrlich Steinberg (Los Angeles) esporrà le opere delicate e poetiche dell’artista giapponese Emi Mizukami (Tokyo, 1992); Shahin Zarinbal (Berlino) e South Parade (Londra) presenteranno un focus su Judith Dean (Billericay, 1965), offrendo, attraverso la composizione di immagini, molteplici visioni della realtà; la galleria turca MERKUR (Istanbul) mostrerà i paesaggi astratti di Nilufer Yildirim (Istanbul, 1984), mentre KRUPA (Londra, Breslavia) esibirà le erotiche tele camp di Łukasz Stokłosa (Kalwaria Zebrzydowska, 1986).

 

Installazioni site-specific saranno protagoniste degli stand di MATTA (Milano), attraverso seducenti immagini quotidiane e riflessioni sull'identità sociale dell’artista tedesca Theresa Büchner (Aachen, 1993); Ilenia (Londra), con una serie di sculture pensate appositamante per la fiera dal collettivo Concorde (Milano, 2020); Triangolo (Cremona) creerà uno spazio intimo e immersivo abitato dalle sculture di Nicole Colombo (Monza, 1991); COMMUNE (Vienna), con una performance di lunga durata in cui l’artista Frank Wasser (Dublino, 1988) assumerà il ruolo di un barista irlandese; e DES BAINS (Londra) con l’opera scenografica di Désirée Nakouzi De Monte (Trieste, 1994) e Andrea Parenti (Milano, 1992), unendo frammenti video ad opere scultoree realizzate in pelle e mobili di recupero.

 

Oltre alle già citate, sono molte le artiste donne protagoniste di solo show, come Valentina Cameranesi Sgroi (Roma, 1980) da Satine (Venezia), Gunes Terko (Ankara, 1981) da Ferda Art Platform (Istanbul), Manuela Garcia (Città del Messico, 1982) da N.A.S.A.L. (Guayaquil - Città del Messico), Linda Lach (Varsavia, 1995) da TBA (Varsavia) e Katja Farin (Los Angeles, 1996) da Gaa (New York - Colonia).

 

Insieme a Established ed Established Anthology, Emergent contribuisce al racconto di oltre un secolo di storia, attraverso uno sguardo attento e curioso sul presente dell’arte internazionale.

miart si conferma così una piattaforma capace di accogliere e rappresentare una pluralità di voci, celebrando il passato e volgendo lo sguardo verso nuovi orizzonti.

 


 

Emergent: gallerie partecipanti

 

Alarcón Criado, Siviglia | Amanita, New York - Roma | COMMUNE, Vienna | Crome Yellow M & C, Johannesburg | Galleria Eugenia Delfini, Roma | DES BAINS, Londra | Ehrlich Steinberg, Los Angeles | Ferda Art Platform, İstanbul | Andrea Festa, Roma | Galerie Fleur & Wouter, Amsterdam | Alice Folker Gallery, Copenaghen | Gaa, New York - Colonia | Ilenia, Londra | IPERCUBO, Milano | KALI Gallery, Lucerna | KRUPA, Londra - Breslavia | Lovay Fine Arts, Ginevra | Manuš, Spalato - Zagabria | MATTA, Milano | MERKUR, Istanbul | N.A.S.A.L., Guayaquil - Città del Messico | Orma, Milano | RED LAB GALLERY, Milano - Lecce | Satine, Venezia | South Parade, Londra | Studio la Linea Verticale, Bologna | TBA, Varsavia | Triangolo, Cremona | Shahin Zarinbal, Berlino

21/03/26

Rielaborazioni secondo Robert Gober da Matthew Marks




Molto interessante l'attuale mostra da Matthew Marks a New York,al 522 West 22nd Street, dal titolo "Plein Air". Si tratta di un'esposizione delle recenti sculture di Robert Gober, insieme a una mostra organizzata da Gober dedicata alle opere dei pittori John Folinsbee e Harry Leith-Ross. 

Le nuove sculture di Robert Gober sono realizzate con un'ampia varietà di materiali, tra cui bronzo, peltro, legno, vetro soffiato a mano, pittura acrilica e carta fatta a mano. Molte delle opere sono dotate di luci interne. Tutte sono state realizzate nello studio dell'artista a New York negli ultimi tre anni.




John Folinsbee (1892–1972) e Harry Leith-Ross (1886–1973) erano membri di un gruppo di pittori americani noti come Impressionisti della Pennsylvania. Si incontrarono nel 1913 all'Art Students League e divennero amici e colleghi per tutta la vita.

Robert Gober (nato nel 1954) ha partecipato a numerose mostre internazionali, tra cui cinque Biennali del Whitney e cinque Biennali di Venezia, inclusa la Biennale del 2001, dove ha rappresentato gli Stati Uniti. Il suo lavoro è stato oggetto di un'ampia retrospettiva al Museum of Modern Art di New York nel 2014. Altre mostre personali sono state organizzate dal Museum of Contemporary Art di Los Angeles, dal Walker Art Center di Minneapolis, dal Dia Center for the Arts di New York, dalla Serpentine Gallery di Londra, dal Jeu de Paume di Parigi e dallo Schaulager di Basilea.




20/03/26

Art Basel and UBS Global Art Market Report 2026


 
Anche quest’anno è stato pubblicato l'Art Basel and UBS Global Art Market Report 2026 di Arts Economics.
  
Lo scorso giovedì 12 Marzo è stato diffuso con una conversazione online con i Relatori Dott.ssa Clare McAndrew, autrice del rapporto e fondatrice di Arts Economics; Noah Horowitz, CEO di Art Basel; e Paul Donovan, Chief Economist di UBS Global Wealth Management, moderatida Melanie Gerlis, editorialista e collaboratrice del Financial Times e redattrice di The Art Newspaper.
 
Questo rapporto di benchmark annuale analizza il mercato dell'arte globale nel 2025, collocandone la performance nel più ampio panorama economico e patrimoniale. Esaminando i settori chiave, tra cui mercanti d'arte, case d'asta e fiere d'arte, fornisce la panoramica più completa e basata sui dati delle forze che plasmano il mercato dell'arte odierno e delle dinamiche che ne hanno definito la traiettoria nel 2025.
 
Una ricca messe di dati che aiuta a fare un quadro professionale del sistema dell’arte contemporanea con i suoi tanti complessi aspetti, come la dicotomia fra le tante chiusure e ridimensionamenti delle gallerie e la supposta crescita del sistema. 


19/03/26

Matt Mullican a Berlino




La Galerie Thomas Schulte presenta fino al 18 Aprile la mostra ABOVE AND BELOW THE THREE WORLDS , un'ampia personale di opere su carta, calchi, video e oggetti scultorei di Matt Mullican. Sistemi familiari di organizzazione e rappresentazione di informazioni e conoscenze, tra cui grafici, modelli e bacheche, si fondono con quelli idiosincratici che sono al centro della pratica di Mullican. 




Il suo uso di colori primari e forme elementari emerge quando la leggibilità iniziale cede il passo alla complessità sottostante. Questa costellazione di segni, simboli e codici, che a volte richiama quelli presenti sia negli ambienti pubblici che in quelli privati, offre una lettura multistrato dello spazio: una realtà strutturata su diversi livelli di significato ed esperienza.




Mullican ha sviluppato la sua cosmologia e il suo sistema di categorizzazione del mondo fin dagli anni '70. ABOVE AND BELOW THE THREE WORLDS fa riferimento alle prime mostre di quel periodo, che si occupavano di tracciare la progressione dell'immagine – dalla figura definita al segno astratto – per considerarne la natura, le possibilità di percezione e il modo in cui trasferisce significato. Qui, opere degli anni '70 accanto a quelle prodotte negli ultimi anni sottolineano le continuità e l'elaborazione del suo sistema visivo completo.


18/03/26

Sics e le Gilbert GAlleries del V&A Museum di Londra


Da pochi giorni hanno riaperto le Gilbert Galleries del Victoria and Albert Museum di Londra, spazi permanenti dedicati alla straordinaria collezione di arti decorative dei filantropi britannici Rosalinde (1913–1995) e Arthur Gilbert (1913–2001). Ospitata al V&A dal 2008, la Collezione riunisce circa 1.200 capolavori provenienti da tutto il mondo, tra cui una delle più importanti raccolte di micromosaici a livello internazionale, con esemplari ottocenteschi realizzati in Italia da Maestri Mosaicisti che decorano gioielli, ritratti, scatole e tavoli con paesaggi, vedute architettoniche, animali e scene storiche di straordinaria precisione.

 

L’arte del micromosaico, eccellenza storica italiana che in Ravenna ha uno dei suoi centri più autorevoli e vitali a livello mondiale, trova ancora più spazio nel nuovo ampliamento delle Gilbert Galleries grazie alla collaborazione con SICIS, l’azienda italiana, con sede a Ravenna, riconosciuta a livello internazionale per la sua eccellenza nell’arte del mosaico e del micromosaico e per la capacità di reinterpretare questa tecnica storica nel linguaggio contemporaneo.

 

Una partnership, quella di SICIS con il V&A, che prosegue e rafforza il dialogo avviato già nel 2018 in occasione della lecture “Micromosaics: Highlights from the Gilbert Collection”, tenuta dalla Dott.ssa Heike Zech e dedicata ai capolavori della collezione Gilbert durante la quale i maestri mosaicisti dell’atelier SICIS hanno realizzato una placca in micromosaico eseguita interamente a mano, riproducendo una porzione del celebre tavolo ottocentesco The Flora of Two Sicilies, capolavoro realizzato da Michelangelo Barberi negli anni '50 dell'Ottocento, uno degli oggetti di maggiore rilevanza della Collezione Gilbert al V&A.

 

Un progetto elaborato e minuzioso che ha richiesto 3 mesi di lavoro e che SICIS ha anche documentato in un video che, all’interno del nuovo allestimento delle Gilbert Galleries, mostra come gli strumenti più moderni e i materiali usati vengano applicati ai principi delle tecniche del micromosaico, invariati dal 1730.

 


Nell’ambito del progetto di rinnovo ed espansione delle Gilbert Galleries, SICIS ha contribuito alla creazione di un’installazione didattica e interattiva che accompagna i visitatori alla scoperta del processo di lavorazione del micromosaico. Elemento centrale del nuovo percorso è un tavolo interattivo per il quale SICIS ha prodotto e donato i materiali e gli strumenti impiegati nel processo tradizionale: filati di vetro, elementi in vetro smaltato e autentici strumenti utilizzati dagli artigiani mosaicisti.  Accanto a essi, un’esposizione di materie prime e semilavorati mostra come migliaia di minuscole tessere vengano realizzate, selezionate e assemblate per dare vita a immagini in miniatura dalla sorprendente ricchezza cromatica, offrendo al pubblico la possibilità di comprenderne da vicino il processo di creazione.

 

L’installazione include anche un’opera in micromosaico realizzata a mano dai Maestri Mosaicisti dell’atelier di SICIS di Ravenna, che riproduce una porzione del grande tavolo “The Flora of Two Sicilies” della Gilbert Collection. Collocato in dialogo con l’originale, questo lavoro contemporaneo evidenzia la continuità tra i capolavori storici e la ricerca odierna, mostrando come la stessa tecnica possa essere ancora oggi terreno di sperimentazione artistica. L’opera contemporanea, creata utilizzando migliaia di sottilissimi filati di vetro, è stata realizzata seguendo fedelmente la tecnica tradizionale del micromosaico e viene presentata in dialogo con l’originale della collezione Gilbert.

 

«Siamo onorati di collaborare ancora una volta con il Victoria and Albert Museum -  afferma Gioia Placuzzi, COO di SICIS - Il micromosaico è una delle forme più sofisticate dell’arte decorativa europea. Con il nostro lavoro vogliamo contribuire a preservare questa straordinaria tradizione e allo stesso tempo dimostrare come possa continuare a evolversi attraverso nuove interpretazioni artistiche e progettuali».

Con il proprio contributo, SICIS rafforza il ponte tra passato e presente, dimostrando come questa secolare tradizione continui a evolversi nei laboratori di oggi, tra innovazione sui materiali, nuove applicazioni e progetti di divulgazione pensati per un pubblico internazionale.

 

 

SICIS

Fondata a Ravenna, città simbolo dell’arte musiva, SICIS è oggi uno dei principali laboratori al mondo impegnati nello sviluppo del micromosaico contemporaneo.

Attraverso il lavoro dei propri maestri mosaicisti, l’azienda continua a reinterpretare questa tecnica storica applicandola all’arte, al design, all’architettura, all’arredamento d’interni e alla gioielleria, contribuendo a mantenere viva una tradizione che unisce sapere artigianale, ricerca artistica e innovazione.

 

Approfondimento sul processo di lavorazione della placca in micromosaico realizzata da SICIS

 

Il micromosaico è stato realizzato in vetro, ottenuto riscaldando sabbia e sostanze chimiche in una fornace. Il vetro, tagliato in quadrati, per fare un micromosaico, è stato nuovamente fuso in un crogiolo di metallo e, quando ha raggiunto la giusta temperatura, è stato tirato in lunghi filati, che si sono raffreddati e solidificati rapidamente. I filati sono stati poi incisi con una lima e spezzati in lunghezze più maneggevoli, andando a costituire la tavolozza che l'artista ha usato per creare il micromosaico.

Come supporto dell’opera è stata utilizzata una base di metallo, successivamente coperta con una pasta che ha tenuto i pezzi in posizione. L'artista ha inciso i filati per ricavarne minuscole tessere, minuziosamente inserite nella pasta con delle pinzette appuntite.

Creare i colori e le forme giuste è l'abilità più importante per un artista di micromosaici, che può scegliere tra una tavolozza infinita di colori, forme o motivi.

Il colore e la forma di ogni minuscola tessera creata attraverso questo processo di fusione sono unici e non possono essere riprodotti esattamente.

La placca è stata poi pressata con un blocco di legno per assicurarsi che le tessere fossero ben fissate e successivamente lucidata con cera e strumenti abrasivi fino a creare una superficie liscia e brillante.

17/03/26

Arte corpo danza immagine ...

 

Recentemente ho trovato molto interessante questo mix fra arte e danza proposto l'estate scorsa al LAB7 che esplorano l'integrazione di tecnologie all'avanguardia con le realtà e i limiti fisici delle performance dal vivo.

Un interessante esempio è questo lavoro eseguito da Thomas Parent, in un progetto ideato con Raphael Dupont e Samuel Tétreault, utilizzando la speciale telecamera Orbbec e il software VVVV, un ambiente di programmazione visuale.

16/03/26

Giornate FAI di Primavera


Tornano le attessissime "Giornate FAI di Primavera" il prossimo Sabato 21 e domenica 22 marzo; il più efficace strumento con cui il FAI dal 1975 esercita la sua missione di educazione della collettività alla conoscenza e alla tutela del patrimonio culturale e paesaggistico italiano perché sia per sempre e per tutti.

Accogliendo l’invito del FAI, dal 1993 – anno della pionieristica prima edizione dell’evento – al 2025, quasi 13 milioni e mezzo di italiani hanno potuto scoprire e riscoprire oltre 17.000 luoghi speciali delle città e dei territori in cui vivono.


Le Giornate FAI di Primavera, così come quelle d’Autunno, sono dunque una preziosa occasione offerta agli italiani per conoscere e apprezzare le meraviglie del nostro Paese, ma anche un’importante iniziativa di sensibilizzazione e raccolta fondi della Fondazione, a sostegno della sua missione di utilità pubblica di cura e tutela del patrimonio culturale, nello spirito dell'articolo 9 della Costituzione e secondo il principio della sussidiarietà (art.118): ciò che viene raccolto dalle iscrizioni e dalle donazioni ricevute durante l’evento sostiene concretamente le sue attività istituzionali e permette al FAI di portare avanti gli interventi di restauro e i progetti di valorizzazione, alcuni dei quali molto onerosi, sui 75 Beni che cura, gestisce e conserva, di cui 60 regolarmente aperti al pubblico affinché tutti i cittadini possano goderne, per sempre.


In occasione delle Giornate FAI di Primavera, saranno visitabili – a contributo libero – 780 luoghi in 400 città italiane, scelti con inesauribile curiosità e passione, e aperti grazie all’eccezionale cura organizzativa dei volontari del FAI, capaci di coinvolgere, ancor prima del pubblico che li visiterà, istituzioni, aziende e privati cittadini che li metteranno a disposizione, dando così il loro contributo a questa grande “festa collettiva”.

15/03/26

L' omosessualità nella cultura sociale al Kunstmuseum di Basilea


A Basile il Kunstmuseum propone la mostra "I primi omosessuali: l'emergere di nuove identità 1869-1939" che esplora la precoce visibilità del desiderio omosessuale e della diversità di genere nell'arte. Attraverso circa ottanta dipinti, opere su carta, sculture e fotografie, la mostra illustra come nuove immagini di sessualità, genere e identità siano emerse dopo il primo utilizzo pubblico del termine "omosessuale" nel 1869. Questa mostra poliedrica offre spunti di riflessione sulle comunità queer, ritratti intimi, stili di vita autodeterminati, desideri codificati e coinvolgimenti coloniali.

Questa mostra è stata originariamente organizzata da Alphawood Exhibitions presso Wrightwood 659, Chicago, con la collaborazione di Jonathan D. Katz, curatore, e Johnny Willis, assistente curatore. È stata adattata per il Kunstmuseum Basel in collaborazione con i curatori Rahel Müller e Len Schaller.

Il termine "omosessuale" fu utilizzato per la prima volta nei paesi di lingua tedesca nel 1869 e subì sostanziali cambiamenti nei decenni successivi. Il dibattito sul significato del termine spaziava da un'inclinazione universale verso l'amore per persone dello stesso sesso al concetto di "terzo sesso". Il punto di partenza per la terminologia moderna fu uno scambio di lettere tra il giurista della Frisia orientale Karl Heinrich Ulrichs (1825-1895) e lo scrittore ungherese Karl Maria Kertbeny (1824-1882). Già negli anni '60 dell'Ottocento, Ulrichs descrisse l'"Urning", una persona con un'attrazione innata per lo stesso sesso. Lo spiegò in termini di differenza di genere: gli Urning costituivano un "terzo sesso", né chiaramente maschile né femminile, ma entrambi contemporaneamente. Questa spiegazione biologica della sessualità spostò l'attenzione dai singoli atti sessuali a una differenza fondamentale, simile a quella che oggi comprendiamo per l'omosessualità. Kertbeny adottò un approccio diverso. Rifiutò l'idea di un'identità biologica innata e sostenne invece il diritto universale dell'uomo al desiderio. Nel 1869 coniò i termini "omosessuale" ed "eterosessuale" in due opuscoli distribuiti in forma anonima.



"The First Homosexuals" racconta la storia dell'inizio dell'impegno artistico verso questi temi tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo. In sei sezioni, presenta artisti e scrittori che hanno esplorato apertamente e, in alcuni casi, vissuto identità omosessuali e transgender. La mostra ripercorre lo sviluppo della rappresentazione del nudo in relazione alle mutevoli concezioni della sessualità e mostra come l'amicizia e i motivi familiari della storia dell'arte fungessero da codici discreti (e in alcuni casi non così discreti) per il desiderio omosessuale. Estendendo la sua prospettiva oltre l'Europa, la mostra esamina come alcuni artisti europei attribuissero il desiderio omosessuale come insito nei territori coloniali e come, in risposta, artisti di tutto il mondo sfidassero e resistessero a questa egemonia coloniale.

"The First Homosexuals" ripercorre sia la produzione culturale e artistica sia la storia iniziale della comunità LGBTQIA+. La mostra e la pubblicazione che la accompagna dimostrano l'influenza reciproca delle identità omosessuali e trans, nonché lo sviluppo di un'identità trans distinta, così come concepita dagli artisti moderni fin dall'introduzione del termine "trans" nel 1910.


14/03/26

Mark Bradford da Lévy Gorvy Dayan



Vedute dell'installazione di Thievery by Servants , Lévy Gorvy Dayan, New York, 2026. © Mark Bradford. Per gentile concessione dell'artista e di Hauser & Wirth.

La galleria Lévy Gorvy Dayan di  New York accoglie che l'opera Thievery by Servants (2013) di Mark Bradford fino al 4 aprile 2026.

Di dimensioni monumentali, "Thievery by Servants" è composto da 50 pannelli di quasi 9 metri, in un audace gioco di carta, testo e colore che dimostra il provocatorio riposizionamento dell'astrazione da parte dell'artista nel XXI secolo. L'opera è un esempio cruciale della serie "Merchant Poster" di Bradford , iniziata intorno al 2005. In questo corpus di opere, Bradford ripropone una particolare forma di pubblicità locale, raccolta nelle strade del suo quartiere a South Los Angeles, che promuove, tra le altre cose, offerte per piccole imprese, denaro facile, servizi legali e alloggi. Si procura questi materiali, che assumono la forma di cartelloni pubblicitari, volantini, carta da giornale, poster e insegne fatte a mano, e riflettono le esigenze specifiche delle comunità locali, dalle vetrine di piccoli negozi, recinzioni, pali del telefono e impalcature di legno.

Sovrapponendo manifesti e altri documenti trovati nel suo studio, Bradford crea superfici dense, incise e levigate, che espongono strati sottostanti e relazioni materiche. Nelle opere che ne risultano, il testo in superficie viene spesso intenzionalmente offuscato, lasciando emergere altre tracce materiali e la natura effimera delle mutevoli correnti sociali.

13/03/26

Met 3D


 Il web è sempre più un luogo di ricerca e diffusione, e consente ora anche nuovi approcci alle opere d'arte. Come sta facendo il Metropolitan Museum of Art che ha pubblica sul suo sito oltre 100 modelli tridimensionali di opere iconiche provenienti da tutta la sua collezione Una serie di nove modelli sono stati co-prodotti con NHK (Japan Broadcasting Corporation) utilizzando tecniche di imaging specializzate per realizzare la cattura di opere monumentali

Il Metropolitan Museum of Art ha annunciato oggi che sta pubblicando più di 100 modelli 3D ad alta risoluzione di opere d’arte provenienti da tutta la vasta collezione del Museo. Tutte le scansioni di nuova produzione sono presentate con precisione del colore e una fedeltà eccezionalmente elevata e possono essere esplorate sul sito web di The Met, dove gli spettatori possono ingrandire, ruotare ed esaminare ogni modello, portando un accesso senza precedenti a opere d'arte significative. I modelli 3D possono anche essere esplorati negli spazi degli spettatori attraverso la realtà aumentata (AR) sulla maggior parte dei visori per smartphone e VR, come risorsa per la ricerca, l'esplorazione e la curiosità. La maggior parte dei modelli sono disponibili per il download e l'utilizzo gratuiti sotto il programma Open Access di The Met e la licenza CC0.

Selezionato da tutta la collezione The Met di 1,5 milioni di oggetti, ogni lavoro è stato scansionato in altissima risoluzione ed elaborato come modelli 3D di livello di ricerca. I punti salienti dei modelli 3D includono un sarcofago di marmo con leoni che abbattono l'antilope (3 ° secolo); una statua di Horus come un falco che protegge il re Nectanebo II (360-343 aC); l'Old Plum (1646; ) di Kano Sansetsu; e un modello di casa dell'artista (200 a. (200 a.C.-300

Nove dei modelli di nuova produzione sono stati realizzati in collaborazione con NHK (Japan Broadcasting Corporation) come parte dell'iniziativa dell'emittente pubblica di produrre computer grafica 3D ad altissima definizione di tesori nazionali e altre opere d'arte importanti. Utilizzando sistemi di scansione laser portatili combinati con tecniche di fotogrammetria basate su fotocamera, NHK ha lavorato insieme al Dipartimento di imaging del Met per digitalizzare le opere d'arte monumentali. Questi includono il campo di grano di Vincent Van Gogh con cipressi (1889); armatura che apparteneva a Enrico II, re di Francia (ca. 1555); Perseo di Antonio Canova con il capo di Medusa (1804-6); un paio di schermi, divertimenti a Higashiyama a Kyoto (ca. 1620); e Ugolino e Suoi figli di Jean-Baptiste Carpeaux (1865-67), molti dei quali non possono essere spostati dalle loro gallerie per l'imaging tradizionale. Il Met e NHK stanno ora esplorando ulteriori programmi educativi e potenziali contenuti utilizzando questi modelli all'avanguardia e best-in classe.


Crediti e Contenuti correlati

Le 100 scansioni iniziali rilasciate oggi sulle pagine di raccolta sono state prodotte internamente dal team di Met Imaging. Ulteriori oggetti 3D verranno aggiunti alle pagine di raccolta man mano che vengono creati.


La produzione in loco della collaborazione con NHK (Japan Broadcasting Corporation) è stata realizzata da NHK Enterprises, Inc. con il supporto tecnico di PlanD, Inc.


Informazioni su Imaging at The Met

Responsabile di tutta la fotografia utilizzata per le pagine web della raccolta, la conservazione e le pubblicazioni, il Dipartimento di imaging del Metropolitan Museum of Art stabilisce lo standard per la documentazione visiva della collezione del Museo. Impostando parametri di riferimento, best practice e programmazione educativa per supportare la creazione e lo scambio di fedeli immagini di raccolta 2D e 3D, il Dipartimento è leader nella comunità globale di imaging e spesso collabora con collaboratori del settore, istituzioni paritarie, mondo accademico e organismi di standard. Il dipartimento svolge un ruolo cruciale nell'intersezione tra tecnologia e arte, fondendo la pratica tradizionale con le innovazioni emergenti nel campo. Nel 2026, il dipartimento festeggerà 120 anni di fotografia della collezione e oltre un decennio di imaging 3D.