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25/09/26

Focus su Number 30 di Pollock

 



Cosa rende "Autumn Rhythm: Number 30, 1950" di Jackson Pollock così interessante da osservare? Cosa ci dice sull'importanza di rimanere fedeli a se stessi quando il mondo intorno a noi cambia? Scopriamolo insieme alla curatrice del Met, Brinda Kumar, che analizza quest'opera e ci mostra come interpretare le intenzioni dell'artista.




24/09/26

Art digital al Whitney Museum


 

La mostra, sarà inaugurata il 21 novembre, esplorerà la storia di lunga data e l'eredità dell'arte di Internet al Whitney e l'evoluzione di artport, il pionieristico spazio della galleria online del Museo.

 Il Whitney Museum of American Art presenta artport: A History of Internet , una grande mostra che segna il 25 ° anniversario di artport, lo spazio della galleria online del Museo per le commissioni di net art. artport: A History of Internet Art è la mostra più completa di opere d'arte basate sul web che saranno presentate negli Stati Uniti in un ambiente museale. Dal suo lancio nel 2001, la piattaforma ha affermato la Whitney come leader nel campo della net art, sostenendo gli artisti le cui pratiche si impegnano con un ambiente online in continua evoluzione. Con oltre 100 opere commissionate specificamente per lo spazio online di Whitney, artport ha svolto un ruolo chiave nel far progredire la collezione di arte digitale e net del Museo. Per più di due decenni, artport ha fornito un'istantanea delle pratiche artistiche di ampio respiro su Internet, riflettendo i modi in cui gli artisti hanno risposto al cambiamento delle tecnologie, delle piattaforme in evoluzione e delle culture online.

Presentato contemporaneamente online e nelle gallerie, artport: A History of Internet Art esamina i progetti artport commissionati dal Whitney nel corso dell'ultimo quarto di secolo. La mostra è organizzata dalle categorie di commissioni che hanno plasmato e definito artport nel tempo, tra cui le Pagine Gate (2001-06), la serie Commissions in corso (2001– ), e la serie Sunrise/Sunset (2009–2024), insieme al suo successore, On the Hour (2024– ). In tutte queste sezioni, i visitatori incontreranno progetti che coprono un'ampia varietà di formati, dalle opere focalizzate sul codice e dalla visualizzazione dei dati alla narrativa non lineare, al worldbuilding, agli ambienti di gioco e all'arte della rete basata sull'IA. La pianta aperta nelle gallerie crea l'effetto delle finestre del browser galleggianti, portando la storia dell'arte di Internet nello spazio fisico. Insieme, le opere della mostra evidenziano i modi in cui gli artisti hanno utilizzato internet sia come luogo che come mezzo per la sperimentazione artistica.

“Nel corso del tempo, artport è diventata una storia sia sull’evoluzione dell’arte della rete che sui modi in cui Internet ha profondamente influenzato le nostre vite, cambiando il modo in cui comunichiamo, ci presentiamo e negoziamo i confini porosi tra il mondo virtuale e quello offline”, ha dichiarato Christiane Paul, curatrice di Digital Art al Whitney Museum. “La mostra evidenzia come gli artisti si siano impegnati con gli stessi argomenti – come l’identità, la privacy, l’autonomia e l’estetica – attraverso rapidi cambiamenti nelle piattaforme tecnologiche e nella cultura di Internet dal 2001 al 2026. Le opere d’arte utilizzano, sovvertono e riutilizzano le tecnologie Web, sondando il potenziale creativo di Internet e chiedendoci di riflettere su ciò che viene guadagnato e perso nell’interazione online”.

“Venticinque anni di artport sono una pietra miliare straordinaria, non solo per il Whitney, ma per l’intero campo dell’arte digitale”, ha dichiarato Scott Rothkopf, direttore del Whitney Museum of American Art di Alice Pratt Brown. “Dal 2001, il Whitney è in prima linea nel sostenere gli artisti che sperimentano Internet e le nuove tecnologie in modi che sembrano sempre più rilevanti. Questa mostra celebra quella storia rivoluzionaria, riaffermando il nostro impegno a sostenere gli artisti che continuano a spingere l’arte della rete in direzioni nuove e inaspettate”.

Artport: A History of Internet Art è organizzato da Christiane Paul, Curatore di Arte Digitale, con David Lisbon, Assistente Curatoriale, e Colin Brooks, Responsabile dello Sviluppo Digitale.

23/09/26

Festival dei Cabanes

foto di Daniele Molajoli 
 
Nei giardini di Villa Medici si svolge fino al 28 settembre 2026, la sua quinta edizione del Festival dei Cabanes che riunisce sei creazioni inedite e una programmazione artistica multidisciplinare, al crocevia tra architettura e paesaggio.

Sin dalla sua creazione nel 2022, il festival trasforma ogni estate i giardini storici dell’Accademia di Francia a Roma in un laboratorio di sperimentazione e pratica architettonica. La nuova edizione presenta sei cabanes da visitare nei giardini, una libreria temporanea e una programmazione artistica multidisciplinare.

Le sei cabanes sono creazioni architettoniche originali ideate da sei team con pratiche e orizzonti diversi: Bento Architecture, l’ECAL/Ecole cantonale d’art de Lausanne con Mutina, la Fondation Huttopia, la NABA/Nuova Accademia di Belle Arti, PRÌA e VELIA, e salazarsequeromedina.

foto di Daniele Molajoli 

L’idea della cabane (capanna), che dà il nome al Festival, è il punto di partenza di un dialogo tra architetti, artisti, designer e paesaggisti su diverse tematiche: come proporre forme architettoniche non invasive? Quali soluzioni abitative sostenibili per il futuro?

Realizzate in legno, acciaio, mattoni o materiali di recupero, le cabanes sono collocate nei quadrati dello storico giardino, rettangoli di prato piantumati con pini, alcuni dei quali hanno quasi 200 anni, e delimitati da siepi di alloro, bosso, quercia verde e mirto. Passeggiare di capanna in capanna offre una nuova esperienza dei giardini di Villa Medici e invita a salire in alto per apprezzare il panorama mozzafiato su Roma.

foto di Daniele Molajoli 

22/09/26

Fiorire


 Vista dell'installazione, 2026 © Staatliche Kunsthalle Baden-Baden, Stefan Altenburger Photography, Zurigo

Fiorisci! è la prima mostra congiunta della Staatliche Kunsthalle Baden-Baden e del Badisches Landesmuseum.

Pochi motivi sono così onnipresenti, versatili ed espressivi come il fiore. Per millenni è stato presente nelle società umane come ornamento, attributo o simbolo. I fiori evocano emozioni intense, ricordi vividi e immagini potenti, plasmate dalla loro bellezza, dal loro profumo e dai loro molteplici significati.

Vista dell'installazione, 2026 © Staatliche Kunsthalle Baden-Baden, Stefan Altenburger Photography, Zurigo


Le posizioni artistiche contemporanee si confrontano con opere d'arte e oggetti storico-culturali provenienti dalle collezioni del Museo Statale del Baden. Nell'interazione tra arte contemporanea e reperti storici, i motivi floreali ridefiniscono costantemente il loro significato: come simboli di movimenti politici, come espressioni di desiderio e resistenza, o come portatori di memorie personali.

Bloom up! apre nuove prospettive sui significati culturali, sociali e personali dei fiori e rivela quanto arte, storia e presente siano strettamente intrecciati.

Artisti Ketuta Alexi-Meskhishvili Allora & Calzadilla Belia Zanna Geetha Bruckner Petrit Halilaj & Álvaro Urbano Jonas Mekas Willem de Rooij Taryn Simon Sissel Tolaas


Vista dell'installazione, 2026 © Staatliche Kunsthalle Baden-Baden, Stefan Altenburger Photography, Zurigo

21/09/26

Lawrence Weiner da De Carlo


Presso la galleria Massimo De Carlo di Milano è in corso un bella mostra su Lawrence Weiner dal titolo "E la massa determinata alla base di tutto".

Per oltre mezzo secolo ha inciso parole su muri, edifici, tombini, pelle, spesso con un carattere tipografico da lui stesso disegnato (Margaret Seaworthy Gothic), nella lingua del luogo in cui venivano lette. Le parole sono la scultura, e una scultura può vivere ovunque.


Ha eluso ogni etichetta che gli è stata affibbiata – proveniva dalla pittura, dalla scultura su tela e dalla performance, dagli stessi anni dell'Arte Povera e della Land Art – e ha mantenuto un istinto democratico in ogni momento: l'opera non richiede alcuna conoscenza pregressa, solo la volontà di leggerla. Il suo soggetto non è mai stata la frase in sé, ma ciò che la frase racchiude – il modo in cui un materiale incontra un altro.


20/09/26

Mel Chin al Moca di Hiroshima



foto della mostra di Kenichi Hanada

La città di Hiroshima, è stata la prima al mondo a subire un bombardamento atomico, per ricordare questo evento è stato istituito il Premio d'Arte di Hiroshima nel 1989 con l'obiettivo di trasmettere al mondo, attraverso l'arte, lo "Spirito di Hiroshima": il desiderio di una pace mondiale duratura e della prosperità dell'umanità. Il premio viene assegnato ogni tre anni.

Fino al 12 Ottobre il Museo d'Arte Contemporanea di Hiroshima presenta una mostra commemorativa dedicata a Mel Chin, vincitore del 12° Premio d'Arte di Hiroshima.

Mel Chin (1951–) è un artista che ha sviluppato idee ispirate a complesse problematiche sociali, tra cui quelle ambientali, esprimendole attraverso metodi personali che trascendono le categorie artistiche convenzionali. La sua opera, unica e variegata – che spazia dalla scultura al disegno, dalla pittura al video, dall'animazione ai videogiochi, fino alle installazioni pubbliche di grandi dimensioni – ha coinvolto un pubblico eterogeneo e promosso una maggiore consapevolezza sociale. 


foto della mostra di Kenichi Hanada


Ha inoltre intrapreso progetti a lungo termine che integrano la collaborazione con le comunità locali e approcci scientifici, esplorando come l'arte possa ispirare coscienza e responsabilità sociale. Questa mostra, la prima personale di Mel Chin in Giappone, offre una panoramica completa della sua carriera, riunendo molte delle sue opere più significative insieme a nuovi lavori creati appositamente per Hiroshima. Attraverso queste opere, la mostra mette in luce il potenziale dell'arte di catalizzare la trasformazione sociale e la trasformazione personale.



foto della mostra di Kenichi Hanada

19/09/26

Biennale di Lione



Oggi prende avvio la Biennale di Lione che con titolo “Passare da un sogno all’altro”, trae ispirazione dalle traboules – i caratteristici passaggi che attraversano cortili ed edifici di Lione – per esplorare il passaggio da una modalità di percezione all’altra, da un sogno collettivo all’altro. Lione, crocevia di commercio e industria, diventa il punto di partenza per una riflessione sull’economia, intesa qui come l’insieme dei processi attraverso i quali esseri interdipendenti acquisiscono, trasformano e fanno circolare ciò che sostiene la loro esistenza.

Attingendo agli scritti di Walter Benjamin e ai "Principi d'économie poétique" di Robert Filliou , Catherine Nichols sviluppa un progetto che si colloca tra critica e invenzione. Mentre Benjamin rivela come il capitalismo produca un sogno collettivo la cui continuità deve essere interrotta, Filliou propone che altre forme di economia possano essere esplorate attraverso pratiche artistiche e sociali. La Biennale si concentra su quei momenti in cui l'apparente stabilità del presente inizia a incrinarsi e altri immaginari diventano possibili.

Dislocata in diversi luoghi emblematici di Lione, la mostra si snoda attraverso dimensioni intrecciate: quella industriale alle Grandes Locos, quella relazionale al Musée des Tissus e quella esistenziale al macLYON. Qui, l'economia si estende oltre la dimensione monetaria per abbracciare forme di attenzione, cura, relazioni e immaginazione che strutturano la vita collettiva.

Concepita come un percorso di passaggio, la Biennale invita i visitatori a muoversi attraverso la città in modo diverso e a sperimentare modalità alternative di fare e pensare all'economia


18/09/26

Giornate Europee del Patrimonio, in Italia


Saranno Sabato 26 e domenica 27 settembre 2026 le GEP - Giornate Europee del Patrimonio (European Heritage Days), la più estesa e partecipata manifestazione culturale d’Europa, promossa dal Consiglio d’Europa e dalla Commissione Europea e coordinata per l’Italia dal Ministero della Cultura.

Nelle due giornate sono previste visite guidate, aperture straordinarie, convegni e tante altre iniziative che avranno luogo nei musei e nei luoghi della cultura pubblici e privati presenti su tutto il territorio nazionale.

Inoltre, per sabato sono in programma aperture straordinarie serali dei musei statali con ingresso al costo simbolico di 1 euro.

Il tema dell’edizione 2026 è “Proteggere il patrimonio. Rinnovare, resistere, reinventare”. Il programma delle iniziative, con gli orari e tutte le informazioni per partecipare, è costantemente aggiornato a cura dei luoghi della cultura: cliccare sull'immagine qui sotto a sinistra per gli appuntamenti delle giornate di sabato 26 e domenica 27 e sull'immagine a destra per le aperture straordinarie di sabato sera.

Tutte le info sui siti aperti le trovate al link   https://cultura.gov.it/giornate-europee-del-patrimonio-2026 

17/09/26

Aqva. Catastrofe e meraviglia


 

La Biblioteca Vaticana continua il suo prezioso percorso espositivo con la nuova mostra «Aqva. Catastrofe e meraviglia» che vede coinvolti diversi artisti, oggetti e libri del passato e del presente. Per la prima volta viene anche ideata un’installazione sulla facciata dell’edificio del celebre artista JR che dialoga con un’opera proposta all’ interna di Gustave Dorè sul mitico tema del diluvio.

 

Perno del progetto il famoso testo dell’ “Aquatilium animalium historia” un affascinante raccolta sulla vita marina stampato nel 1557, ma anche il cibo e la sua realizzazione.


Questa mostra fa parte del ciclo "Catastrofe e Meraviglia", un viaggio nelle paure che possono trasformarsi in conoscenza e bellezza. L’acqua è minaccia e principio vitale in libri antichi e creazioni contemporanee. JR porta sulla facciata della Biblioteca "Diluvium", immagine del cambiamento climatico e di un’IA che "sta assorbendo tutto questo sapere". Bill Moran trasforma lettere e segni tipografici in creature marine, lo chef Fulvio Pierangelini racconta la cucina come "atto sociale".



Con il ciclo Catastrofe e Meraviglia la Biblioteca Apostolica Vaticana ha deciso di guardare negli occhi le proprie paure. “Nella Bibbia – ha ricordato il viceprefetto della BAV e curatore della mostra don Giacomo Cardinali, presentando oggi, 14 settembre, l’iniziativa poco prima dell’arrivo, in visita, di Papa Leone XIV – l'invito a non avere paura torna 365 volte, cioè una per ogni giorno”. Paura che abbiamo come singoli e come comunità e che può diventare pericolosa, “perché ci rende molto controllabili e chi gioca con essa può usarla in maniera molto sporca. Più aumenta la paura, più diminuisce la libertà”.



Nell'inaugurare la mostra “AQVA” che apre il ciclo “Catastrofe e meraviglia”, Leone XIV incontra il personale dell’Archivio Apostolico e della Biblioteca Apostolica. Esorta ad …


Oggettivando lo spavento, la Biblioteca Vaticana inizia il ciclo affrontando uno dei timori maggiori per chi lavora con i libri: l’acqua. 

“L'anno prossimo – spiega Cardinali – vedremo la luce e l'aria, poi avremo il fuoco, quindi gli insetti e i microorganismi, infine l'uomo, costruttore ma anche distruttore di libri. In 5 anni noi vedremo tutto quello che ci terrorizza e lo scopo di queste mostre è di portare il pubblico dentro un percorso che comincia con il panico, ma poi si trasforma in qualcosa di positivo”.



16/09/26

I disegni di Pope

foto mostra , Certainly an Act: Works on Paper by Pope.L. Photo: Daniel Terna


 Il Drawing Center di New York ospita una mostra dei disegni di Pope L. fino al 27 Settembre. 

«Segnare qualcosa significa creare una differenza, forse un mondo, forse una ferita, certamente un atto», scrisse Pope.L (1955–2023), un artista per il quale il disegno non è mai stato semplicemente un mezzo, ma un modo di pensare al mondo. Per oltre cinquant'anni, Pope.L ha coltivato una pratica espansiva che spaziava dalla performance alla scrittura, dall'installazione alla pittura, dal collage agli oggetti e alle opere su carta, per un totale di migliaia di lavori. Per lui, disegnare non significava semplicemente tracciare un segno sulla carta; era un evento che si svolgeva nel tempo. Una linea tracciata sulla carta trova il suo analogo nel corpo che striscia sull'asfalto, nel linguaggio ripetuto fino al collasso, o nelle sostanze quotidiane spalmate, sparse o stratificate su una superficie. Certamente un Atto riunisce diversi corpus di opere su carta interconnesse, a dimostrazione del fatto che il disegno era un'attività centrale nella pratica di Pope.L e che, nelle sue mani, era persino una metafora della creazione artistica stessa.

foto mostra , Certainly an Act: Works on Paper by Pope.L. Photo: Daniel Terna

Nato William Pope a Newark, nel New Jersey, nel 1955, Pope.L è cresciuto in un ambiente di profonda instabilità causata da povertà, tossicodipendenza, assenza familiare e precarietà abitativa. Queste esperienze sono rimaste centrali nel suo lavoro, non solo come soggetto, ma anche come punto di vista che ha plasmato il suo duraturo interesse per le più ampie condizioni attraverso cui i corpi sociali si formano e vengono marginalizzati. Allievo dell'artista Fluxus Geoffrey Hendricks e influenzato da figure chiave dell'arte concettuale del XX secolo, tra cui Marcel Duchamp, Joseph Beuys, Vito Acconci e Adrian Piper, Pope.L ha abbracciato l'idea che il confine tra arte e vita sia fondamentalmente poroso. Ha ripetutamente riproposto, rivisto e "versionato" i suoi progetti, complicando le modalità con cui le istituzioni tradizionalmente organizzano la produzione artistica secondo categorie predefinite di mezzo e cronologia.

Nel corso della sua pratica, Pope.L è tornato insistentemente alla complessa categoria di razza, indagando come le nozioni di razza vengano costruite e diffuse attraverso testi, immagini, merci e incontri sociali. Umorismo e assurdità diventano strumenti cruciali: volti caricaturali compaiono accanto a frammenti di parole; marchi come "Wite-Out" riecheggiano e complicano le idee di bianchezza e nerezza; materiali deperibili come burro d'arachidi, farina e Pop-Tarts sono impiegati come metafore del corpo, dell'abiezione, del consumo e della sopravvivenza. Nell'opera di Pope.L, l'identità razziale appare allo stesso tempo ipervisibile e instabile.

foto mostra , Certainly an Act: Works on Paper by Pope.L. Photo: Daniel Terna

"Sono sospettoso delle cose che hanno un senso", disse una volta Pope.L. Assurde per definizione, le opere di questa mostra non sono destinate a essere decodificate. Al contrario, Certainly an Act insiste sul fatto che il disegno, nella sua essenza più profonda, rimane un atto di indagine: un modo per chiedersi come il significato possa essere creato e allo stesso tempo annullato.