Oggi, 22 gennaio, ma del 1776, nasceva l'Accademia di Brera con i primi corsi dedicati alla pittura, scultura, ornato e all'architettura. Sono passati 250 e l’Accademia prosegue il suo impegno nel formare nuovi artisti e professionisti. Questa ricorrenza è anche un'occasione per festeggiare e rinnovare questa missione centenaria. Una serie di eventi si svilupperanno durante l'anno con conferenze, mostre, creazione di un nuovo logo e presentazioni di libri sulla storia dell'istituzione.
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Dal 2000, appunti sull'arte di Domenico Olivero.
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22/01/26
Brera 250
21/01/26
Body Sign da Thaddaeus Ropac Milano
Dopo il grande successo della prima mostra ora la galleria Thaddaeus Ropac Milano presenta una interessante mostra: BODY SIGN, questo il titolo del progetto espositivo, un dialogo inedito tra VALIE EXPORT e Ketty La Rocca, due grandi artiste femministe, protagoniste dell’Arte Concettuale, tra le più visionarie voci creative affermatesi sulla scena europea negli anni '60.
Curata da Andrea Maurer e Alberto Salvadori, BODY SIGN è aperta al pubblico dal 16 dicembre 2025 al 28 febbraio 2026.
VALIE EXPORT e Ketty La Rocca hanno utilizzato il corpo come strumento per sfidare la società patriarcale, mettendo in luce la dicotomia tra l’utilizzo del linguaggio nello spazio pubblico e quello privato per riconoscere e trasmettere le proprie idee, dimostrando come fosse necessario un campo d'azione più ampio. Entrambe hanno superato i limiti imposti da un unico mezzo espressivo, sperimentando la fotografia, il video, la scultura e la performance come strumenti fluidi e permeabili.
Negli anni '60, i nostri tentativi di coltivare un linguaggio diretto e incontrollato nell'arte si basavano sull'idea che il linguaggio dominante fosse una forma di manipolazione. Il piano era quello di aggirare queste forme di controllo sociale. [...] Questa era la forza del corpo femminile: essere in grado di esprimersi direttamente e senza mediazioni. –– VALIE EXPORT
Anche se le due artiste non si sono mai incontrate e hanno sviluppato la loro pratica in luoghi e contesti diversi – EXPORT a Vienna e La Rocca a Firenze – le loro opere rivelano parallelismi sorprendenti a testimonianza di un senso di urgenza condiviso: la necessità di riformulare l'identità femminile e di «sviluppare altre forme di linguaggio al di fuori del sistema dominato dagli uomini», come afferma EXPORT a proposito di quel periodo; in analogia le parole di Ketty La Rocca: «Le donne non hanno tempo per le dichiarazioni: hanno troppo da fare e, inoltre, dovrebbero usare un linguaggio che non è il loro, un linguaggio che gli è estraneo e ostile».
Le mani rivestono un ruolo centrale sia nell'opera di EXPORT che in quella di La Rocca, in quanto organo percettivo primario, che permette di cogliere e interagire con il mondo che ci circonda, e mezzo per trasmettere significati al di là delle parole. Nel video di La Rocca Appendice per una supplica (1972), mani femminili e maschili eseguono una sequenza di movimenti, esplorando il potenziale immediato del «gesto in contrapposizione alla parola, il gesto come linguaggio universale», come lei stessa afferma. Allo stesso modo, nell’iconica opera TAPP und TASTKINO (TAP and TOUCHCINEMA, 1968), EXPORT invita il pubblico a toccarle il seno attraverso una scatola, trasformando il suo torso nudo in uno schermo cinematografico tattile e lo spettatore in un partecipante attivo. L'opera «esplora il corpo come materiale per il cinema in un modo completamente nuovo», afferma l’artista. «Sostituendo lo schermo con la pelle, ad esempio, il cinema diventa molto di più di una semplice esperienza visiva. È diventata un'esperienza fisica per tutto il corpo». TAPP und TASTKINO ha reso ironicamente e provocatoriamente afferrabile ciò che lo sguardo voyeuristico maschile cerca di sentire nel mezzo di comunicazione di massa visivo.
Questa enfasi tattile, con l'immediatezza della sensazione percepita e dell'esperienza corporea, entrava in contrasto con la smaterializzazione dell'oggetto artistico operata in ambito Concettuale. Affermando la prospettiva incarnata dall'artista donna in questo contesto, sia EXPORT sia La Rocca hanno ampliato la struttura stessa dell'Arte Concettuale includendo il corpo.
Entrambe hanno realizzato interventi dal carattere ribelle all'interno del paesaggio urbano, mettendone in discussione regole e infrastrutture. Nelle sperimentazioni fiorentine con il Gruppo 70, La Rocca utilizzava lo spazio pubblico come luogo di gioco linguistico, distribuendo sue poesie per strada o inserendo i suoi collage nelle riviste per raggiungere un pubblico ignaro. Durante l'azione Approdo, La Rocca e i membri del Gruppo 70 installavano segnali stradali modificati lungo l'autostrada A1 in direzione di Firenze; Engagement (1967), opera visibile in mostra, è uno degli esempi più rappresentativi di questo agire nello spazio pubblico. Questi puzzle linguistici ponevano in discussione l'autorità della segnaletica mettendo in luce la tensione così creata tra l'espressione personale e i codici di comunicazione condivisi.
In Body Configurations (1972-82) EXPORT contorce il proprio corpo per adattarsi agli spazi dell'ambiente urbano viennese – nicchie, bordi, cordoli e angoli – assumendo talvolta la posa di uno strumento di misurazione o indicazione. Attraverso questi interventi, EXPORT esamina come l'identità sia plasmata dalle strutture tangibili della città, effetto accentuato dall’utilizzo di contorni neri e rossi. L'artista descrive queste opere come una «esternalizzazione visibile degli stati interiori attraverso la configurazione del corpo con l'ambiente circostante».
La sperimentazione semiotica è ulteriormente evidente nelle sculture di lettere e segni di punteggiatura create da La Rocca nel 1970, che lei stessa descriveva come «presenze alfabetiche». J con punto (1970), è una scultura in PVC nero a grandezza umana - una lettera assente dall'alfabeto italiano, sua lingua madre - associata al francese Je, ovvero “io” e nella fotografia Con attenzione (1970), La Rocca si presenta a letto con questo carattere linguistico, mettendo in scena allo stesso tempo un processo di identificazione e di estraneità tra il linguaggio e il sé. Guardando fisso negli occhi lo spettatore da sotto le lenzuola, La Rocca sottolinea con ironia i limiti del linguaggio come mezzo di comunicazione.
In BODY SIGN (1970) – la serie fotografica che dà il titolo alla mostra – EXPORT si confronta con il linguaggio visivo della sessualità. L'artista è ritratta nell’atto di sollevare il vestito e sfidare lo sguardo dell’astante, rivelando un tatuaggio a forma di giarrettiera sulla coscia, che si era fatta fare in pubblico in occasione della performance Body Sign Action. Ricorrendo alla semiotica sociale del tatuaggio, l'artista mette in atto un ribaltamento radicale e ironico dell'oggettivazione del corpo femminile da parte dello sguardo maschile.
Mentre in questa azione EXPORT esplora il corpo femminile sia letteralmente che culturalmente, La Rocca considera l'origine del linguaggio provenire dall'interno del corpo come nella serie delle Craniologie (1973). Le immagini radiografiche del cranio dell'artista sono sovrapposte a fotografie delle sue mani - una con l'indice teso, l'altra chiusa a pugno - e sovrimpresse alle parole scritte a mano “tu, tu, tu”. Integrando l'esterno e l'interno, la mente e il corpo, la parola e l'immagine, La Rocca espone i limiti di ciascun mezzo linguistico preso singolarmente e, al tempo stesso, coltiva il proprio linguaggio visivo proto-femminista. Come spiega La Rocca: «La dimensione misteriosa del linguaggio ha così modellato il volto dell'uomo, lo ha corroso, e per questo motivo sovrappongo il gesto della mano in tutta la sua espressività e semplicità comunicativa all'interno del cranio, dove il cervello ha dato vita all'insieme del pensiero e del linguaggio umano».
Nella loro pratica artistica, EXPORT e La Rocca mettono in discussone il linguaggio in quanto strumento del patriarcato. Lavorando con e contro questa realtà, le loro pratiche collidono nel considerare il linguaggio come segno, materiale e sistema, lo cooptano per i propri scopi e ne aggirano l'uso nei contesti sociali convenzionali. I loro esperimenti visivi si espandono oltre i confini della pagina: inserendo i loro corpi nel regno del linguaggio e viceversa, rivelano l'assurdità e, di conseguenza, le possibilità artistiche e sociali della combinazione di questi sistemi di comunicazione.
20/01/26
I vetri muranesi di Yoichi Ohira al Magazzino Italian Art
Fino a Maggio i Magazzino Italian Art a Cold Spring (New York), accolgono i meravigliosi vetri muranesi di Yoichi Ohira (1946–2022).
La mostra intitolata "Yoichi Ohira: Japan in Murano" è un'interessante antologica sull'opera di questo importante artista giapponese che divenne una figura di spicco nella progettazione di opere in vetro veneziano sull'isola di Murano, in Italia. La mostra si snoda attraverso gruppi di opere che illustrano risonanze estetiche, contrasti cromatici e affinità formali, creando dialoghi tra diversi periodi della carriera dell'artista.
19/01/26
ART CITY Bologna 2026
ART CITY Bologna 2026 ha come main sponsor Gruppo Hera.
A caratterizzare la manifestazione è lo Special Program che, con la curatela di Caterina Molteni, prosegue nel solco della sperimentazione invitando artiste e artisti italiani e internazionali a intervenire in spazi solitamente non fruibili a scopo espositivo, luoghi dimenticati o poco noti al grande pubblico. In questa prospettiva, l’edizione 2026 presenta una speciale collaborazione con l’istituzione cittadina che per eccellenza è dedicata alla conoscenza, al dialogo e al cambiamento: l’Alma Mater Studiorum - Università di Bologna.
Nata nella data simbolica del 1088, l’Alma Mater è da sempre un punto di riferimento culturale, politico e civile per Bologna. La sua storia è intimamente intrecciata a quella della città e del suo paesaggio urbano, nei suoi palazzi e negli edifici che ne hanno accolto nei secoli le attività. Distribuita nel tessuto cittadino - nelle case dei docenti, negli spazi religiosi e in edifici pubblici - nel Medioevo e nel Rinascimento, trova la sua prima sede ufficiale nel 1563 all’Archiginnasio, per poi trasferirsi a Palazzo Poggi nel 1803. Da allora, la moderna Università ha progressivamente ampliato la propria presenza, costruendo la cittadella universitaria e contribuendo a trasformare il volto della città. Lo Special Program di ART CITY Bologna 2026 rende omaggio a questa eredità culturale con un itinerario di arte contemporanea che attraversa i luoghi di questa prestigiosa istituzione, alcuni dei quali aperti al pubblico per l’occasione: l’Aula Alessandro Ghigi dell’ex Istituto di Zoologia, l’Atrio dell’ex Facoltà di Ingegneria, la Sala della Boschereccia di Palazzo Hercolani, il Teatro Anatomico della Biblioteca comunale dell’Archiginnasio, la Fondazione Federico Zeri, il Laboratorio didattico del Distretto Navile e l’Aula Magna della Biblioteca Universitaria di Bologna. Le opere - appositamente commissionate o riallestite - instaurano un dialogo diretto con questi spazi, attivando nuove letture della storia accademica, architettonica e politica dell’Ateneo.
Come da tradizione, le sedi dello Special Program non sono semplici contenitori ma dispositivi narrativi che danno forma al tema dell’edizione: la conoscenza e la sua trasmissione. In questo senso ART CITY Bologna 2026 esplora la formazione e l’insegnamento come esperienze radicate in un universo fisiologico e sensibile, oltre la loro consueta dimensione astratta e teoretica. Ed è a partire da queste premesse che nasce il titolo del progetto, Il corpo della lingua, ispirato all’omonimo testo di Giorgio Agamben, in cui il filosofo delinea una vera e propria anatomia del linguaggio: non un concetto statico, ma un corpo vivo, “in fuga non si sa verso dove, ma certo fuori da ogni identità grammaticale e da ogni lessico definitivo”. Per Agamben, il linguaggio - come il sapere - prende forma nella voce, nei gesti, nella relazione con l’altro. Ripensare il corpo significa quindi ripensare anche la conoscenza e le sue modalità di trasmissione.
giulia deval, Mike Kelley, Ana Mendieta, Alexandra Pirici, Augustas Serapinas, Jenna Sutela e Nora Turato sono le artiste e gli artisti dell’edizione 2026 di ART CITY Bologna e con i loro lavori indagano la conoscenza a partire dalla fisicità del sapere, capace di rivelare le strutture di potere nei processi educativi e, insieme, di aprire spazi di resistenza e nuovi orizzonti espressivi. In questa prospettiva, le opere in mostra propongono modelli alternativi di produzione e trasmissione del sapere, mettendo in discussione l’autorità e la linearità proprie della conoscenza accademica e artistica. I progetti espositivi interrogano la natura dei luoghi della formazione, le regole implicite che li governano e le trasformazioni simboliche, sociali e politiche che ne hanno segnato l’evoluzione, dedicando particolare attenzione alle nuove forme di intelligenza.
La coreografa Alexandra Pirici (Bucarest, 1982) intreccia danza, scultura, musica e parola in azioni e ambienti performativi. Per ART CITY Bologna 2026 presenta una nuova produzione nel Teatro Anatomico della Biblioteca comunale dell’Archiginnasio (piazza Luigi Galvani 1, Bologna), luogo che fin dal XIV secolo ospitava le dissezioni pubbliche della Scuola di Medicina.
Riferendosi all'immagine della salma sul tavolo anatomico, l’artista ribalta lo sguardo normativo dell’autopsia e restituisce nuova centralità ai corpi, umani e più-che-umani. La performer interroga i modi in cui i corpi producono e trasmettono conoscenza, dando vita a una figura in metamorfosi continua che si sottrae alle gerarchie del sapere scientifico e alla tradizionale divisione tra soggetto e oggetto di studio. Il corpo che ne emerge non è più passivo, ma diventa generatore di vita e conoscenza, in dialogo con le molteplici forme di intelligenza che si relazionano continuamente a quella umana, siano esse cognitive, emotive o esperienziali, viventi o non viventi, naturali o artificiali.
Il lavoro che continua la ricerca dell'artista avviata nel 2024 con Attune - una commissione congiunta di Audemars Piguet e Hamburger Bahnhof Berlin - è realizzato grazie al supporto di Banca di Bologna, che conferma la sua partecipazione ultradecennale al programma istituzionale di ART CITY Bologna.
L'esperienza collettiva del flusso incessante di informazioni che caratterizza la contemporaneità è al centro della ricerca di Nora Turato (Zagabria, 1991). L’artista sfrutta la natura effimera, mutevole e performativa del linguaggio per articolare performance, video e opere testuali e grafiche in cui la parola diventa materia plastica, sonora e concettuale. Turato realizza una nuova commissione site-specific per gli spazi dell’Aula Magna della Biblioteca Universitaria di Bologna (via Zamboni 33 - 35, Bologna) che si articola in una performance e in un intervento audio ambientale. Al centro del progetto c’è il concetto di “grounding” - letteralmente radicare, toccare terra - inteso come un ritorno all’esperienza sensibile, incarnata ed erotica del sapere e del linguaggio. Usato anche nell’ambito dell’intelligenza artificiale per indicare la verifica e l’ancoraggio delle informazioni al reale, il termine assume qui una valenza più esperienziale che cognitiva: un invito a riconnettersi al presente, al qui e ora dell’esperienza corporea e relazionale della comunicazione.
giulia deval (Torino, 1993) lavora a cavallo tra musica sperimentale e arte contemporanea, concentrando la sua ricerca sulla vocalità.
Il suo progetto PITCH. Notes on Vocal Intonation, vincitore del Premio Lydia, è una performance-lecture e un video saggio che indaga l’uso dei toni acuti e dei toni gravi nelle conversazioni umane e non umane, intrecciando fonti testuali e audiovisive tra etologia, fonetica e cultura pop.
Con un approccio ironico e investigativo, PITCH esplora i significati che le diverse specie - compresa quella umana - attribuiscono ai registri alti e bassi della voce, approfondendo il processo che ha portato a definire la voce del potere come grave e misurata e le voci acute, percepite come meno autorevoli e stridenti, come fastidiose interruzioni di un ordine prestabilito.
In occasione di ART CITY Bologna, l’opera viene presentata nella sua doppia veste di performance e video nell’Aula Alessandro Ghigi dell’ex Istituto di Zoologia (via San Giacomo 9, Bologna).
Nell’Atrio dell’ex Facoltà di Ingegneria dell’Università di Bologna (viale del Risorgimento 2, Bologna) eccezionale esempio di razionalismo bolognese, troviamo il riallestimento di un’opera storica di Mike Kelley (Detroit, 1954 - Los Angeles, 2012), la cui ricerca ha indagato i legami nascosti tra potere, psicologia e norme sociali, con un’attenzione verso il ruolo dell’architettura. Day Is Done raccoglie 31 cortometraggi musicali ispirati alle attività extracurricolari delle scuole statunitensi. Kelley trasforma immagini raccolte dagli annuari scolastici in concerti, sfilate, liturgie, feste in maschera e rievocazioni storiche con uno stile ironico, visionario e carnevalesco. Questi “rituali accettati di devianza" sono per l’artista l’espressione naturale dell’inconscio scolastico fatto di desideri repressi, tensioni, traumi latenti.
La relazione profonda tra corpo, terra e identità è da sempre stata alla base delle indagini di Ana Mendieta (L’Avana, 1948 - New York, 1985). Segnata dall’esperienza dell’esilio, ha trovato negli elementi naturali e nei processi biologici una forma di conoscenza e di radicamento. Flower Person, Flower Body ritrae un corpo intrecciato di fiori, sospinto dall’acqua fino a dissolversi nei suoi ritmi: una presenza che si accorda alla natura fino a confondersi con essa. In Esculturas Rupestres, Mendieta incide sulle pareti di una grotta i profili di divinità femminili caraibiche Taíno, evocando un sapere inscritto nella materia stessa. Per ART CITY Bologna 2026 queste opere si relazionano con gli affreschi illusionistici della Sala della Boschereccia di Palazzo Hercolani (strada Maggiore 45, Bologna), proponendo un’altra possibilità e concezione di mimesi con l’ambiente naturale.
L’intervento di Augustas Serapinas (Vilnius, 1990) interroga i legami simbolici tra spazio, architettura e percezione. La sua serie Chair for the Invigilator presenta sedute rialzate, ispirate alle postazioni dei bagnini, alte circa due metri e accessibili tramite una scala a pioli. Originariamente progettate per i guardasala, per ART CITY Bologna 2026 queste strutture vengono messe a disposizione del pubblico, invitato a utilizzarle come postazioni di lettura nella grande biblioteca della Fondazione Federico Zeri (piazzetta Giorgio Morandi 2, Bologna). Da questa nuova altezza, la lettura - e dunque la conoscenza - si manifesta come un processo strettamente legato all’esperienza corporea.
L'opera rientra nel programma Cultura Lituana in Italia 2025–2026, realizzato dall'Istituto di Cultura Lituano e dall'Ambasciata della Repubblica di Lituania nella Repubblica Italiana.
Con nimiia cétiï è l’incontro tra batteri e intelligenza artificiale a essere indagato. Jenna Sutela (Turku, 1983), che esplora le possibilità della collaborazione tra natura e tecnologia, in questa sua opera chiede ai sistemi AI di tradurre il movimento dei microrganismi in suoni e segni, dando vita a una possibile lingua marziana. Ispirandosi alla fantascienza, l’artista immagina che i batteri possano dialogare con altre forme di vita attraverso la mediazione dei computer. Per l’occasione, l’opera viene presentata negli spazi del Laboratorio didattico del Distretto Navile del Centro Laboratori Didattica Chimica CILDIC (via Piero Gobetti 87, Bologna) in un allestimento immersivo che simula l’hackeraggio dei circuiti dei laboratori da parte di alieni nel tentativo di comunicare con la Terra.
Come ulteriore omaggio alle origini dello Studium è concepita anche la nuova identità visiva di ART CITY Bologna 2026 ideata da Al mare. Studio a partire dall'immaginario dei glossatori medievali, i primi interpreti e commentatori dei testi giuridici medievali che contribuirono alla formazione del sapere universitario. I loro segni, annotazioni e rimandi diventano un linguaggio grafico contemporaneo che prende forma dallo studio su carta, dall’evidenziatore, alla penna biro, dagli appunti e dagli scarabocchi che trasformano la parola in forma.
Nei giorni di ART CITY Bologna l’intera città si trasformerà in un palcoscenico della cultura contemporanea italiana e internazionale, riflettendone la ricchezza e la vitalità attraverso un ampio cartellone di iniziative artistiche proposte da istituzioni, gallerie e spazi indipendenti. Un programma che mette in evidenza la forza di un sistema culturale plurale e diffuso.
18/01/26
Picasso, Modigliani a Palazzo Zabarella
Ultimi giorni per vistare il bel confronto artistico proposto da Palazzo Zabarella fra gli artisti coevi di Picasso e Modigliani.
Un’eccezionale collezione d’arte proveniente da uno dei più importanti musei del Nord Europa e della Francia sarà al centro di un nuovo importante appuntamento espositivo in programma, a partire dal prossimo autunno, a Palazzo Zabarella.
35121 Padova, Italy
17/01/26
Fondazione Prada 2026
Anche quest'anno la Fondazione Prada proporrà diverse attività nel 2026 nelle tre sedi permanenti a Milano e Venezia. Attraverso lo sviluppo di una rete internazionale di artisti, curatori, registi, musicisti e studiosi, Fondazione Prada intende indagare la cultura umana in tutta la sua diversità e complessità. L’impegno si concentra sull’elaborazione di modalità inedite e coinvolgenti per affrontare i temi emergenti del dibattito culturale contemporaneo, oltre i confini delle singole discipline.
Come afferma Miuccia Prada, Presidente e Direttrice di Fondazione Prada: “Nel 2026 la nostra istituzione cercherà di operare come un laboratorio di idee, una piattaforma sperimentale che si riconfigura continuamente in risposta alle trasformazioni del panorama sociale e culturale. Artisti e intellettuali provenienti da generazioni e contesti diversi ci aiuteranno a interpretare temi urgenti da molteplici prospettive, mettere in discussione le idee consolidate e pensare in modo più profondo”.
A partire da gennaio 2026, Fondazione Prada presenta una pluralità di formati espositivi e iniziative culturali che nascono da un processo di ricerca in continua evoluzione. Il programma include mostre tematiche e monografie dedicate a figure artistiche di rilievo come Cao Fei, Cyprien Gaillard, Mona Hatoum, Arthur Jafa, Richard Prince e Hito Steyerl, un’ampia programmazione cinematografica con proiezioni e incontri, progetti musicali ed esibizioni dal vivo, seminari e attività editoriali e didattiche.
PROGRAMMA 2026
ATTIVITÀ TEMPORANEE
Hito Steyerl: The Island
Osservatorio Fondazione Prada, Milano
Fino al 30 ottobre 2026
Mona Hatoum: Over, under and in between
Fondazione Prada, Milano
29 gennaio – 9 novembre 2026
Kali Malone: Organ
Chiesa di Santa Maria Annunciata in Chiesa Rossa, Milano
4 febbraio 2026
Cao Fei: Dash
Fondazione Prada, Milano
9 aprile – 28 settembre 2026
Arthur Jafa e Richard Prince: Helter Skelter
A cura di Nancy Spector
Fondazione Prada, Venezia
9 maggio – 23 novembre 2026
Human Brains
Fondazione Prada, Milano
Autunno 2026
Evento del Festival Luigi Nono
Fondazione Prada, Venezia
Autunno 2026
Global Antiquity
A cura di Salvatore Settis e Anna Anguissola
Fondazione Prada, Milano
5 novembre 2026 – 1 marzo 2027
Cyprien Gaillard
Osservatorio Fondazione Prada, Milano
dicembre 2026 – luglio 2027
ATTIVITÀ PERMANENTI
Accademia dei bambini, Fondazione Prada, Milano
Accademia delle scuole, Fondazione Prada, Milano
Cinema Godard: proiezioni e incontri, Fondazione Prada, Milano
Fondazione Prada Film Fund,
Premio di Laurea
16/01/26
Fiere d'arte in Italia 2026
Gennaio
BAF - Bergamo Arte Fiera / IFA - Italian Fine Art: Bergamo, 16-18 gennaio.
Febbraio
Artefiera & Art City Bologna: Bologna, 6-8 febbraio (Artefiera).
ArteGenova: Genova, 13-15 febbraio.
Expoarte Montichiari: Montichiari (BS), 20-22 febbraio.
Marzo
MIA Photo Fair: Milano, 19-22 marzo (dedicata alla fotografia).
Vernice Art Fair: Forlì, 27-29 marzo.
Aprile
PaviArt - Fiera d'Arte Moderna e Contemporanea: Pavia, 11-12 aprile.
Miart: Milano, 17-19 aprile (arte contemporanea).
Ottobre
ArtParma Fair (Parma): Ottobre 2026 (date precise da definire). Mostra mercato di arte moderna e contemporanea.
ArtVerona (Verona): 9 – 11 ottobre 2026. Manifestazione dedicata alla valorizzazione del sistema dell'arte italiano.
Artissima: Torino, 30 ottobre - 1 novembre (principale fiera d'arte contemporanea).
Novembre
Roma Arte in Nuvola (Roma): Novembre 2026 (date precise da definire). Grande fiera internazionale d'arte moderna e contemporanea della Capitale.
15/01/26
Portami il futuro - Gibellina, capitale Italiana dell’Arte Contemporanea 2026
La cerimonia ufficiale di inaugurazione si svolgerà, oggi, giovedì 15 gennaio 2026: data simbolica che coincide con l’anniversario del terremoto del 1968 che devastò Gibellina e la Valle del Belìce.
Per tutto il 2026, la città sarà animata da un articolato calendario di mostre, residenze, eventi, progetti e attività incentrati sul valore sociale dell’arte e sulla cultura come strumento di rigenerazione e bene comune.
Così il Direttore Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura, Angelo Piero Cappello: "Il conferimento a Gibellina del titolo di prima Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea rappresenta un passaggio storico per il nostro Paese, riconoscendo all’arte un ruolo centrale nello sviluppo di reti territoriali integrate sul piano civile, sociale e culturale delle singole comunità. Questa iniziativa inaugura una nuova visione delle politiche culturali nazionali, in cui la creatività contemporanea diventa motore di rigenerazione non più di un singolo territorio ma di reti tra realtà territoriali quali fattori di coesione sociale. Gibellina, simbolo di rinascita e sperimentazione, si afferma come laboratorio nazionale e internazionale di pratiche artistiche condivise. Il progetto Portami ilfuturo testimonia come l’arte possa farsi bene comune e strumento di memoria, dialogo e innovazione. La prima Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea segna così l’avvio di un percorso che rafforza il ruolo della cultura come fondamento della vita democratica e comunitaria".
Il titolo di Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea, conferito per la prima volta in Italia, assume un significato strategiconel panorama artistico nazionale: a Gibellina, infatti, l’arte è stata motore di sviluppo, catalizzatore di coesione sociale e strumento di memoria collettiva. La scelta della città come prima capitale dell’arte contemporanea rappresenta dunque non solo l’opportunità di dare nuovo slancio civico e culturale al territorio del Belìce e della Sicilia Occidentale, ma anche lo stimolo ad avviare una riflessione nazionale sul ruolo dell’arte contemporanea come fondamento della vita civile e comunitaria.
Portami il futuro nasce come iniziativa corale, costruita in rete con i comuni della Valle del Belìce, i numerosi centri della provincia di Trapani e un ampio partenariato nazionale e internazionale, con l’obiettivo di attrarre sul territorio artisti, operatori culturali e visitatori dall’Italia e dal mondo.
Gibellina è un unicum nel panorama italiano e un caso di rilievo internazionale: una città rinata dalle macerie grazie a un pionieristico e visionario processo di rigenerazione culturale e artistica voluto dal Senatore Ludovico Corrao, prima come sindaco di Gibellina e successivamente come presidente della Fondazione Orestiadi, che oggi evolve in un progetto simbolico per l’intero Paese, capace di immaginare nuove forme di trasformazione sociale attraverso il dialogo con gli artisti.
Con Portami il futuro la città assume anche il ruolo di epicentro di una cultura mediterranea rinnovata, fondata sul valore della persona e della collettività, e sul principio che arte e cultura siano un diritto partecipativo e un bene inalienabile.
Il progetto punta a generare processi virtuosi di progettazione integrata e partecipata, in cui sarà centrale il coinvolgimento diretto dei cittadini, chiamati a essere protagonisti sia nella relazione con gli artisti ospiti, sia nella definizione condivisa del futuro della città.
Organizzate in cinque aree di intervento - Mostre; Residenze; Arti performative; Educazione e partecipazione; Simposi, conferenze e giornate di studio - le attività della manifestazione si articolano in un ampio insieme di iniziative: mostre, laboratori, percorsi partecipativi e residenze, nuove produzioni e podcast, programmi dedicati alle arti performative e al cinema, simposi, conferenze e giornate di studio, che propongono una visione di futuro fondata sulla bellezza comevalore condiviso, capace di generare comunità.
Un programma ricco e articolato, che non si esaurisce in un calendario chiuso di mostre e attività programmate, ma che intende definirsi come processo generativo, capace di evolversi ed espandersi nel tempo grazie al confronto, alla partecipazione e ai processi innescati dal dialogo costante tra artisti e comunità.
14/01/26
L'Archivio Testori alla Triennale
All'interno dello spazio Cuore – Centro studi, Archivi, Ricerca della Triennale di Milano – aperto da febbraio 2024 e dedicato alla ricerca, alla memoria e all'innovazione – viene presentata fino al 28 febbraio 2026 una selezione di documenti provenienti dall'Archivio Testori che restituisce, con una grande ricchezza di materiali, la multidisciplinarietà dell'opera di Giovanni Testori (1923-1993), pittore, scrittore, drammaturgo, poeta e critico d'arte.
I materiali, esposti nella speciale sezione dedicata ad ospitare a rotazione patrimoni archivistici esterni, comprendono: materiali biografici e familiari tra cui bozze manoscritte, fotografie di famiglia, ritratti e prime testimonianze personali (tavolo 1); prime raccolte poetiche e materiali grafici, come i quaderni e i taccuini relativi a Le Laudi accompagnati da disegni e studi (tavolo 2); studi storico- artistici, con ricerche e appunti relativi a Gian Martino Spanzotti a Ivrea; materiali preparatori per la mostra dedicata a Tanzio da Varallo (tavolo 3); progetti editoriali narrativi dedicati a documenti ed elaborazioni per la collana narrativa pubblicata con Feltrinelli (tavolo 4); ciclo poetico dei I Trionfi, che comprende lettere, ritratti correlati e quaderni manoscritti dedicati alla genesi dell'opera (tavolo 5); lavori per il Piccolo Teatro di Milano, tra cui studi, disegni e acquerelli relativi alla messinscena di Erodiade (tavolo 6); materiali dedicati all'attività giornalistica realizzati per il "Corriere della Sera" e "Il Sabato" (tavolo 7); versioni manoscritte, varianti e dattiloscritti del testo teatrale Edipus (tavolo 8); quaderni datati 1981 con appunti e stesure preparatorie del romanzo In Exitu (tavolo 9); documentazione sul ruolo e sull'attività di digitalizzazione dell'Archivio Testori come centro di ricerca presso Casa Testori (tavolo 10).
L'iniziativa si inserisce nel percorso di valorizzazione di fondi e archivi di enti pubblici e privati legati al mondo del design, dell'architettura e della progettazione intrapreso da Triennale dall'apertura dello spazio Cuore. L'intento è quello di attivare collaborazioni e momenti di divulgazione culturale, oltre a manifestare la complessità dei temi legati alla valorizzazione dei patrimoni che afferiscono al mondo del progetto.
Situato al piano terra del Palazzo dell'Arte, Cuore è uno spazio pensato come un luogo flessibile e in continua evoluzione, creato per far emergere il lavoro di progettazione e ricerca che è alla base di tutte le attività di Triennale e per accogliere i visitatori, la comunità scientifica, gli studiosi e i ricercatori, ma anche una rete che unisce università, soprintendenze, fondazioni pubbliche e private, aziende. Cuore è accessibile gratuitamente negli orari di apertura di Triennale (martedì– domenica, 10.30–20.00). All'interno dello spazio, gli archivisti e i bibliotecari di Triennale, oltre allo staff di mediazione, sono a disposizione per fornire informazioni e assistenza per la consultazione dei materiali. I Partner istituzionali Deloitte e Fondazione Deloitte, Lavazza Group e Salone del Mobile.Milano sostengono Triennale Milano anche per questo progetto.
13/01/26
Prossimamente alla Collezione Peggy Guggenheim di Venezia
La galleria londinese Guggenheim Jeune e la Fucina degli Angeli sono al centro del programma espositivo della Collezione Peggy Guggenheim, che nel corso del 2026 racconta due momenti storici del collezionismo della mecenate americana, in un costante dialogo con la collezione permanente. Dalla più grande mostra mai realizzata in ambito museale volta a celebrare la straordinaria avventura londinese di Peggy Guggenheim e della sua prima galleria, Guggenheim Jeune, in apertura il 25 aprile 2026, si passerà, in autunno, a un prezioso affondo volto a far luce sulla Fucina degli Angeli, sorprendente capitolo della storia del vetro artistico che ha visto il coinvolgimento di alcuni tra i maggiori protagonisti dell’arte del XX secolo, e della quale la stessa Peggy Guggenheim fu, in molti modi, “madrina”.
Con la chiusura, il 2 marzo 2026, dell’omaggio alle ceramiche di Lucio Fontana, ad aprire la nuova stagione espositiva del museo veneziano sarà Peggy Guggenheim a Londra. Nascita di una collezionista (25 aprile – 19 ottobre, 2026), a cura di Gražina Subelytė, Curator, Collezione Peggy Guggenheim, e Simon Grant, Guest Curator. L’esposizione intende approfondire un periodo cruciale che contribuì a definire Peggy Guggenheim come collezionista e mecenate, mettendo in evidenza la rete di influenze e amicizie – da Marcel Duchamp a Mary Reynolds a Samuel Beckett – che ne plasmarono la visione. Attiva a Londra dal gennaio del 1938 al giugno del 1939, Guggenheim Jeune fu un punto di riferimento per le avanguardie dell’epoca e ospitò oltre venti mostre, tra cui la prima personale a Londra di Vasily Kandinsky, una monografica dedicata a Jean Cocteau, la prima mostra collettiva nel Regno Unito dedicata al collage, e una mostra di scultura contemporanea che suscitò scandalo. Peggy Guggenheim a Londra. Nascita di una collezionista riunisce un centinaio di opere chiave, provenienti da importanti istituzioni internazionali e collezioni private, esposte in occasione di quelle mostre pionieristiche, oltre a lavori simili appartenenti allo stesso periodo, di artisti come Eileen Agar, Salvador Dalí, Barbara Hepworth, Vasily Kandinsky, Rita Kernn-Larsen, Piet Mondrian, Henry Moore, Cedric Morris, Sophie Taeuber-Arp e altri ancora. Non mancheranno nel percorso espositivo materiali d’archivio, a testimoniare un’epoca di intensa sperimentazione e fermento culturale, a ridosso dello scoppio della Seconda guerra mondiale. Dopo Venezia, la mostra si sposterà a Londra, alla Royal Academy of Arts, nell’autunno 2026, e nella primavera del 2027 al Guggenheim New York.
A novembre sarà poi la volta di Fucina degli Angeli. Peggy Guggenheim e il vetro artistico del Novecento (14 novembre 2026 – 29 marzo 2027), a cura di Cristina Beltrami, storica dell’arte. La mostra getta luce su una delle vicende più visionarie del vetro muranese nel secondo dopoguerra, ricostruendo la straordinaria avventura creativa della Fucina degli Angeli, avviata da Egidio Costantini a Murano negli anni Cinquanta. Attraverso oltre cento opere in vetro, disegni e documenti storici, l’esposizione ripercorre la storia della Fucina dagli esordi fino agli anni Novanta, evidenziando la collaborazione con alcuni tra i maggiori artisti del XX secolo, tra cui George Braque, Alexander Calder, Lucio Fontana, Fernand Léger, Pablo Picasso, e molti protagonisti della scena artistica giapponese dell’epoca. Decisivo fu il ruolo di Peggy Guggenheim, che sostenne Costantini nei momenti cruciali e contribuì all’espansione internazionale del progetto, facilitando contatti, committenze e il dialogo con il mercato statunitense. Il percorso espositivo metterà in relazione le opere in vetro con dipinti e sculture degli artisti che ruotarono intorno alla Fucina.














