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Dal 2000 artblog di Domenico Olivero
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25/03/26
Chiaroscuro
24/03/26
Michael Heizer due negativi
Tra le sculture a linea negativa più complesse dell'artista, Convoluted Line A e Convoluted Line B sono sinuose strutture in acciaio inserite in un pavimento di cemento rialzato. Curvate con la delicatezza di una linea tracciata, riflettono l'interesse dell'artista per la precisione del segno su scala monumentale e le possibilità della linea come forma scultorea. Concepite pensando agli ampi spazi interni della galleria e collocate l'una rispetto all'altra, si estendono per 26,7 metri di lunghezza e formano un ambiente unitario che incoraggia un'esperienza di fruizione immersiva.
Sebbene le Nine Nevada Depressions si siano deteriorate o siano state smantellate, negli anni '70 Heizer iniziò a realizzarne versioni in acciaio corten. Tra queste figurano Dissipate (1968/1970), Rift (1968/1982) e Isolated Mass/Circumflex (2) (1968/1978) (Menil Collection, Houston). Tornò anche a lavori precedenti come Compression Line (1968/2016) (Glenstone, Potomac, Maryland), una scultura negativa concava in acciaio con pareti curve costrette a "baciarsi" dalla pressione del terreno circostante, realizzata per la prima volta in legno nel 1968. Le eleganti curve delle nuove opere esposte alla Gagosian culminano la ricerca di Heizer sui limiti fisici dell'acciaio rigido e sul suo conseguente potenziale estetico.
Dal 1970 al 2022, Heizer ha anche realizzato la City . Situata nella parte centro-orientale del Nevada, l'opera comprende tumuli e depressioni delimitati da sinuosi cordoli di cemento. Per vivere appieno la City , i visitatori devono attraversarne il terreno impervio e abbandonarsi alla sua sublime vastità, scala e solitudine. Convoluted Line A e Convoluted Line B richiamano i percorsi tortuosi della City ; allo stesso modo, la relazione tra il corpo dello spettatore e la scala delle sculture è fondamentale per il loro impatto sensoriale.
23/03/26
Prossimamente Miart
Dal 17 al 19 aprile 2026 (VIP preview giovedì 16) torna miart, la fiera internazionale d’arte moderna e contemporanea diretta da Nicola Ricciardi e organizzata da Fiera Milano che celebra la sua trentesima edizione ospitando 160 gallerie provenienti da 24 Paesi.
All’interno del nuovo complesso espositivo della South Wing di Allianz MiCo, il percorso sarà organizzato su tre livelli distinti, concepiti per accompagnare i visitatori in un’esperienza di scoperta progressiva tra le sezioni della fiera.
Ad accogliere il pubblico all’ingresso troverà posto Emergent, punto di partenza del percorso espositivo, che offre l’opportunità di scoprire le ultime tendenze dell’arte contemporanea attraverso una selezione di gallerie il cui programma è volto alla sperimentazione.
La sezione, curata da Attilia Fattori Franchini, cresce, quest’anno, coinvolgendo 29 gallerie provenienti da tutto il mondo, con nuovi ingressi da Los Angeles, Johannesburg, New York, Londra, Istanbul e Varsavia, confermando ancora una volta la sua posizione di riferimento internazionale.
La femminilità in tutte le sue forme, le politiche identitarie, le strutture sociali, la memoria, il corpo, il cambiamento climatico, la narrativa speculativa, la storia dell’arte e la cultura pop sono solo alcuni dei temi trattati dai 26 progetti espositivi, attraverso una selezione ambiziosa di opere pittoriche, sculture, ceramiche, opere tessili, video e fotografie.
In particolare la pittura, figurativa e astratta, sarà centrale in numerose presentazioni, molte delle quali alla loro prima partecipazione a miart: Amanita (New York, Roma) introdurrà la ricerca di Marco Scarpi (San Donà di Piave, 1998), interessato alla rappresentazione del corpo umano attraverso immagini associative; Ehrlich Steinberg (Los Angeles) esporrà le opere delicate e poetiche dell’artista giapponese Emi Mizukami (Tokyo, 1992); Shahin Zarinbal (Berlino) e South Parade (Londra) presenteranno un focus su Judith Dean (Billericay, 1965), offrendo, attraverso la composizione di immagini, molteplici visioni della realtà; la galleria turca MERKUR (Istanbul) mostrerà i paesaggi astratti di Nilufer Yildirim (Istanbul, 1984), mentre KRUPA (Londra, Breslavia) esibirà le erotiche tele camp di Łukasz Stokłosa (Kalwaria Zebrzydowska, 1986).
Installazioni site-specific saranno protagoniste degli stand di MATTA (Milano), attraverso seducenti immagini quotidiane e riflessioni sull'identità sociale dell’artista tedesca Theresa Büchner (Aachen, 1993); Ilenia (Londra), con una serie di sculture pensate appositamante per la fiera dal collettivo Concorde (Milano, 2020); Triangolo (Cremona) creerà uno spazio intimo e immersivo abitato dalle sculture di Nicole Colombo (Monza, 1991); COMMUNE (Vienna), con una performance di lunga durata in cui l’artista Frank Wasser (Dublino, 1988) assumerà il ruolo di un barista irlandese; e DES BAINS (Londra) con l’opera scenografica di Désirée Nakouzi De Monte (Trieste, 1994) e Andrea Parenti (Milano, 1992), unendo frammenti video ad opere scultoree realizzate in pelle e mobili di recupero.
Oltre alle già citate, sono molte le artiste donne protagoniste di solo show, come Valentina Cameranesi Sgroi (Roma, 1980) da Satine (Venezia), Gunes Terko (Ankara, 1981) da Ferda Art Platform (Istanbul), Manuela Garcia (Città del Messico, 1982) da N.A.S.A.L. (Guayaquil - Città del Messico), Linda Lach (Varsavia, 1995) da TBA (Varsavia) e Katja Farin (Los Angeles, 1996) da Gaa (New York - Colonia).
Insieme a Established ed Established Anthology, Emergent contribuisce al racconto di oltre un secolo di storia, attraverso uno sguardo attento e curioso sul presente dell’arte internazionale.
miart si conferma così una piattaforma capace di accogliere e rappresentare una pluralità di voci, celebrando il passato e volgendo lo sguardo verso nuovi orizzonti.
Emergent: gallerie partecipanti
Alarcón Criado, Siviglia | Amanita, New York - Roma | COMMUNE, Vienna | Crome Yellow M & C, Johannesburg | Galleria Eugenia Delfini, Roma | DES BAINS, Londra | Ehrlich Steinberg, Los Angeles | Ferda Art Platform, İstanbul | Andrea Festa, Roma | Galerie Fleur & Wouter, Amsterdam | Alice Folker Gallery, Copenaghen | Gaa, New York - Colonia | Ilenia, Londra | IPERCUBO, Milano | KALI Gallery, Lucerna | KRUPA, Londra - Breslavia | Lovay Fine Arts, Ginevra | Manuš, Spalato - Zagabria | MATTA, Milano | MERKUR, Istanbul | N.A.S.A.L., Guayaquil - Città del Messico | Orma, Milano | RED LAB GALLERY, Milano - Lecce | Satine, Venezia | South Parade, Londra | Studio la Linea Verticale, Bologna | TBA, Varsavia | Triangolo, Cremona | Shahin Zarinbal, Berlino
21/03/26
Rielaborazioni secondo Robert Gober da Matthew Marks
20/03/26
Art Basel and UBS Global Art Market Report 2026
19/03/26
Matt Mullican a Berlino
18/03/26
Sics e le Gilbert GAlleries del V&A Museum di Londra
Da pochi giorni hanno riaperto le Gilbert Galleries del Victoria and Albert Museum di Londra, spazi permanenti dedicati alla straordinaria collezione di arti decorative dei filantropi britannici Rosalinde (1913–1995) e Arthur Gilbert (1913–2001). Ospitata al V&A dal 2008, la Collezione riunisce circa 1.200 capolavori provenienti da tutto il mondo, tra cui una delle più importanti raccolte di micromosaici a livello internazionale, con esemplari ottocenteschi realizzati in Italia da Maestri Mosaicisti che decorano gioielli, ritratti, scatole e tavoli con paesaggi, vedute architettoniche, animali e scene storiche di straordinaria precisione.
L’arte del micromosaico, eccellenza storica italiana che in Ravenna ha uno dei suoi centri più autorevoli e vitali a livello mondiale, trova ancora più spazio nel nuovo ampliamento delle Gilbert Galleries grazie alla collaborazione con SICIS, l’azienda italiana, con sede a Ravenna, riconosciuta a livello internazionale per la sua eccellenza nell’arte del mosaico e del micromosaico e per la capacità di reinterpretare questa tecnica storica nel linguaggio contemporaneo.
Una partnership, quella di SICIS con il V&A, che prosegue e rafforza il dialogo avviato già nel 2018 in occasione della lecture “Micromosaics: Highlights from the Gilbert Collection”, tenuta dalla Dott.ssa Heike Zech e dedicata ai capolavori della collezione Gilbert durante la quale i maestri mosaicisti dell’atelier SICIS hanno realizzato una placca in micromosaico eseguita interamente a mano, riproducendo una porzione del celebre tavolo ottocentesco The Flora of Two Sicilies, capolavoro realizzato da Michelangelo Barberi negli anni '50 dell'Ottocento, uno degli oggetti di maggiore rilevanza della Collezione Gilbert al V&A.
Un progetto elaborato e minuzioso che ha richiesto 3 mesi di lavoro e che SICIS ha anche documentato in un video che, all’interno del nuovo allestimento delle Gilbert Galleries, mostra come gli strumenti più moderni e i materiali usati vengano applicati ai principi delle tecniche del micromosaico, invariati dal 1730.
Nell’ambito del progetto di rinnovo ed espansione delle Gilbert Galleries, SICIS ha contribuito alla creazione di un’installazione didattica e interattiva che accompagna i visitatori alla scoperta del processo di lavorazione del micromosaico. Elemento centrale del nuovo percorso è un tavolo interattivo per il quale SICIS ha prodotto e donato i materiali e gli strumenti impiegati nel processo tradizionale: filati di vetro, elementi in vetro smaltato e autentici strumenti utilizzati dagli artigiani mosaicisti. Accanto a essi, un’esposizione di materie prime e semilavorati mostra come migliaia di minuscole tessere vengano realizzate, selezionate e assemblate per dare vita a immagini in miniatura dalla sorprendente ricchezza cromatica, offrendo al pubblico la possibilità di comprenderne da vicino il processo di creazione.
L’installazione include anche un’opera in micromosaico realizzata a mano dai Maestri Mosaicisti dell’atelier di SICIS di Ravenna, che riproduce una porzione del grande tavolo “The Flora of Two Sicilies” della Gilbert Collection. Collocato in dialogo con l’originale, questo lavoro contemporaneo evidenzia la continuità tra i capolavori storici e la ricerca odierna, mostrando come la stessa tecnica possa essere ancora oggi terreno di sperimentazione artistica. L’opera contemporanea, creata utilizzando migliaia di sottilissimi filati di vetro, è stata realizzata seguendo fedelmente la tecnica tradizionale del micromosaico e viene presentata in dialogo con l’originale della collezione Gilbert.
«Siamo onorati di collaborare ancora una volta con il Victoria and Albert Museum - afferma Gioia Placuzzi, COO di SICIS - Il micromosaico è una delle forme più sofisticate dell’arte decorativa europea. Con il nostro lavoro vogliamo contribuire a preservare questa straordinaria tradizione e allo stesso tempo dimostrare come possa continuare a evolversi attraverso nuove interpretazioni artistiche e progettuali».
Con il proprio contributo, SICIS rafforza il ponte tra passato e presente, dimostrando come questa secolare tradizione continui a evolversi nei laboratori di oggi, tra innovazione sui materiali, nuove applicazioni e progetti di divulgazione pensati per un pubblico internazionale.
SICIS
Fondata a Ravenna, città simbolo dell’arte musiva, SICIS è oggi uno dei principali laboratori al mondo impegnati nello sviluppo del micromosaico contemporaneo.
Attraverso il lavoro dei propri maestri mosaicisti, l’azienda continua a reinterpretare questa tecnica storica applicandola all’arte, al design, all’architettura, all’arredamento d’interni e alla gioielleria, contribuendo a mantenere viva una tradizione che unisce sapere artigianale, ricerca artistica e innovazione.
Approfondimento sul processo di lavorazione della placca in micromosaico realizzata da SICIS
Il micromosaico è stato realizzato in vetro, ottenuto riscaldando sabbia e sostanze chimiche in una fornace. Il vetro, tagliato in quadrati, per fare un micromosaico, è stato nuovamente fuso in un crogiolo di metallo e, quando ha raggiunto la giusta temperatura, è stato tirato in lunghi filati, che si sono raffreddati e solidificati rapidamente. I filati sono stati poi incisi con una lima e spezzati in lunghezze più maneggevoli, andando a costituire la tavolozza che l'artista ha usato per creare il micromosaico.
Come supporto dell’opera è stata utilizzata una base di metallo, successivamente coperta con una pasta che ha tenuto i pezzi in posizione. L'artista ha inciso i filati per ricavarne minuscole tessere, minuziosamente inserite nella pasta con delle pinzette appuntite.
Creare i colori e le forme giuste è l'abilità più importante per un artista di micromosaici, che può scegliere tra una tavolozza infinita di colori, forme o motivi.
Il colore e la forma di ogni minuscola tessera creata attraverso questo processo di fusione sono unici e non possono essere riprodotti esattamente.
La placca è stata poi pressata con un blocco di legno per assicurarsi che le tessere fossero ben fissate e successivamente lucidata con cera e strumenti abrasivi fino a creare una superficie liscia e brillante.
17/03/26
Arte corpo danza immagine ...
Recentemente ho trovato molto interessante questo mix fra arte e danza proposto l'estate scorsa al LAB7 che esplorano l'integrazione di tecnologie all'avanguardia con le realtà e i limiti fisici delle performance dal vivo.
Un interessante esempio è questo lavoro eseguito da Thomas Parent, in un progetto ideato con Raphael Dupont e Samuel Tétreault, utilizzando la speciale telecamera Orbbec e il software VVVV, un ambiente di programmazione visuale.
16/03/26
Giornate FAI di Primavera
Tornano le attessissime "Giornate FAI di Primavera" il prossimo Sabato 21 e domenica 22 marzo; il più efficace strumento con cui il FAI dal 1975 esercita la sua missione di educazione della collettività alla conoscenza e alla tutela del patrimonio culturale e paesaggistico italiano perché sia per sempre e per tutti.
Accogliendo l’invito del FAI, dal 1993 – anno della pionieristica prima edizione dell’evento – al 2025, quasi 13 milioni e mezzo di italiani hanno potuto scoprire e riscoprire oltre 17.000 luoghi speciali delle città e dei territori in cui vivono.
Le Giornate FAI di Primavera, così come quelle d’Autunno, sono dunque una preziosa occasione offerta agli italiani per conoscere e apprezzare le meraviglie del nostro Paese, ma anche un’importante iniziativa di sensibilizzazione e raccolta fondi della Fondazione, a sostegno della sua missione di utilità pubblica di cura e tutela del patrimonio culturale, nello spirito dell'articolo 9 della Costituzione e secondo il principio della sussidiarietà (art.118): ciò che viene raccolto dalle iscrizioni e dalle donazioni ricevute durante l’evento sostiene concretamente le sue attività istituzionali e permette al FAI di portare avanti gli interventi di restauro e i progetti di valorizzazione, alcuni dei quali molto onerosi, sui 75 Beni che cura, gestisce e conserva, di cui 60 regolarmente aperti al pubblico affinché tutti i cittadini possano goderne, per sempre.
In occasione delle Giornate FAI di Primavera, saranno visitabili – a contributo libero – 780 luoghi in 400 città italiane, scelti con inesauribile curiosità e passione, e aperti grazie all’eccezionale cura organizzativa dei volontari del FAI, capaci di coinvolgere, ancor prima del pubblico che li visiterà, istituzioni, aziende e privati cittadini che li metteranno a disposizione, dando così il loro contributo a questa grande “festa collettiva”.
15/03/26
L' omosessualità nella cultura sociale al Kunstmuseum di Basilea
A Basile il Kunstmuseum propone la mostra "I primi omosessuali: l'emergere di nuove identità 1869-1939" che esplora la precoce visibilità del desiderio omosessuale e della diversità di genere nell'arte. Attraverso circa ottanta dipinti, opere su carta, sculture e fotografie, la mostra illustra come nuove immagini di sessualità, genere e identità siano emerse dopo il primo utilizzo pubblico del termine "omosessuale" nel 1869. Questa mostra poliedrica offre spunti di riflessione sulle comunità queer, ritratti intimi, stili di vita autodeterminati, desideri codificati e coinvolgimenti coloniali.
Questa mostra è stata originariamente organizzata da Alphawood Exhibitions presso Wrightwood 659, Chicago, con la collaborazione di Jonathan D. Katz, curatore, e Johnny Willis, assistente curatore. È stata adattata per il Kunstmuseum Basel in collaborazione con i curatori Rahel Müller e Len Schaller.
Il termine "omosessuale" fu utilizzato per la prima volta nei paesi di lingua tedesca nel 1869 e subì sostanziali cambiamenti nei decenni successivi. Il dibattito sul significato del termine spaziava da un'inclinazione universale verso l'amore per persone dello stesso sesso al concetto di "terzo sesso". Il punto di partenza per la terminologia moderna fu uno scambio di lettere tra il giurista della Frisia orientale Karl Heinrich Ulrichs (1825-1895) e lo scrittore ungherese Karl Maria Kertbeny (1824-1882). Già negli anni '60 dell'Ottocento, Ulrichs descrisse l'"Urning", una persona con un'attrazione innata per lo stesso sesso. Lo spiegò in termini di differenza di genere: gli Urning costituivano un "terzo sesso", né chiaramente maschile né femminile, ma entrambi contemporaneamente. Questa spiegazione biologica della sessualità spostò l'attenzione dai singoli atti sessuali a una differenza fondamentale, simile a quella che oggi comprendiamo per l'omosessualità. Kertbeny adottò un approccio diverso. Rifiutò l'idea di un'identità biologica innata e sostenne invece il diritto universale dell'uomo al desiderio. Nel 1869 coniò i termini "omosessuale" ed "eterosessuale" in due opuscoli distribuiti in forma anonima.
"The First Homosexuals" racconta la storia dell'inizio dell'impegno artistico verso questi temi tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo. In sei sezioni, presenta artisti e scrittori che hanno esplorato apertamente e, in alcuni casi, vissuto identità omosessuali e transgender. La mostra ripercorre lo sviluppo della rappresentazione del nudo in relazione alle mutevoli concezioni della sessualità e mostra come l'amicizia e i motivi familiari della storia dell'arte fungessero da codici discreti (e in alcuni casi non così discreti) per il desiderio omosessuale. Estendendo la sua prospettiva oltre l'Europa, la mostra esamina come alcuni artisti europei attribuissero il desiderio omosessuale come insito nei territori coloniali e come, in risposta, artisti di tutto il mondo sfidassero e resistessero a questa egemonia coloniale.
"The First Homosexuals" ripercorre sia la produzione culturale e artistica sia la storia iniziale della comunità LGBTQIA+. La mostra e la pubblicazione che la accompagna dimostrano l'influenza reciproca delle identità omosessuali e trans, nonché lo sviluppo di un'identità trans distinta, così come concepita dagli artisti moderni fin dall'introduzione del termine "trans" nel 1910.


















