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21/06/21

127, che macchina!


Foto di Giorgio Sorti

Molto interessante la recente mostra che il Museo Nazionale dell’Automobile di Torino ha realizzato per raccontare i 50 anni della Fiat 127, aperta lo scorso giovedì 17 giugno protagonista della mostra “Che macchina!”, curata dal giornalista Giosuè Boetto Cohen in collaborazione con la Fondazione Manzoni. Un’esposizione per celebrare la storica vettura e l’uomo che ne concepì la forma: Pio Manzoni, in arte Manzù, figlio di Giacomo, scultore affermato. La mostra è visibile per tutta l’estate, fino al 5 settembre.

In esposizione ci sono 7 modelli dell’utilitaria presentata nel 1971 e acclamata “Car of the year” l’anno successivo: l’automobile adatta ad ogni circostanza, spaziosa dentro e piccola fuori, brillante e sportiva allo stesso tempo, rimasta in produzione nelle molteplici versioni per 16 anni. La 127, prodotta in oltre cinque milioni di esemplari, ha rappresentato nella storia della Fiat una tra le vetture di maggiore successo dell’industria automobilistica italiana, destinata a influenzare in maniera significativa la produzione mondiale. I visitatori della mostra possono rivivere le emozioni trasmesse dalle più belle 127 andate in produzione: due 127 della prima serie, la Rustica, la Sport, la Top, la Panorama e la City Taxi. Ci sono anche i disegni originali dell’Autonova FAM del 1964, progettata dallo stesso autore, primo piccolo monovolume della nostra era, insieme alla sua versione GT e il modello in scala dell’Autobianchi Coupè.

«La Fiat 127 è stata la mia prima auto - racconta Benedetto Camerana, Presidente del MAUTO –, seguita da tre altre, una delle quali era un modello Sport. Anni prima, ancora ragazzino ero stato portato in pista a Fiorano sulle 127 seconda serie, sul volante le mani di CarlosReutemann, Jacques Laffite, Vittorio Brambilla. Pio Manzù era molto amico di mio padre Oddone, responsabile per lunghi anni della Pubblicità e Immagine Fiat. Lo ricordo spesso a casa, io appena un bambino, ma colpito dalla sua intelligenza veloce, gli occhi vivaci dietro i grandi occhiali. Questi sono due buonissimi motivi per essere felice, da una parte, ed orgoglioso, dall’altra, di questa mostra, che unisce nel ricordo, intimo e pubblico, valori importanti dell’Italia degli anni ’60 e ‘70».


Foto di Giorgio Sorti


Accanto alle vetture, sono esposti alcuni degli iconici oggetti di design realizzati da Pio Manzù: dalla lampada Parentesi – considerata un unicum nella storia del design, modello di riferimento esposto in tutti i musei, premio Compasso d’Oro (1979), best e long seller che attraversa la cultura e le generazioni – a Cronotime – il primo orologio a transistor; dal portaoggetti Kartell al progetto di Parchimetro – prodotto di industrial design, ma anche di comunicazione, per l’attenzione dovuta agli aspetti di leggibilità e visibilità delle attrezzature urbane. Sono presenti in mostra diversi disegni e schizzi originali, filmati dell’epoca e interviste a personaggi del mondo del design, oltre ad altri oggetti disegnati da Pio Manzù.

Il Direttore del MAUTO Mariella Mengozzi aggiunge: «Veder nascere questa mostra è fonte di significati e soddisfazioni speciali. Il MAUTO ha mantenuto la sua vitalità e capacità propositiva in uno dei periodi più difficili. E oggi torna a raccontare storie di uomini e di automobili, con due protagonisti:la 127, nuovissima cinquant’anni fa come oggi, che portò la Fiat in Europa e vendette oltre cinque milioni di esemplari, e Pio Manzù, progettista diverso da tutti gli altri. Desidero ringraziare in particolare Giacomo Manzoni, figlio di Pio, che ha generosamente concesso tutte le opere in mostra, e i collezionisti che hanno prestato le loro vetture per l’esposizione.”

La mostra celebrativa del designer milanese e della Fiat 127 è stata preceduta sabato 12 giugno da un raduno di Fiat 127 al MAUTO, a cui hanno preso parte circa 40 vetture; martedì 6 luglio, alle ore 10.30 si terrà invece – nell’AUDITORIUM del MAUTO - un convegno a cui prenderanno parte – tra gli altri – il prof. Luciano Galimberti, Presidente di ADI, Roberto Giolito, Head of Heritage, Stellantis, Rodolfo Gaffino Rossi, ex Direttore del MAUTO che all'epoca era al Centro Stile Fiat e collaborava con l’Arch. Luigi Rapi nella realizzazione dei nuovi modelli, Aldo Sessano, designer del Centro Stile Fiat che collaborò con Pio Manzù. E’ prevista la partecipazione di studenti del Politecnico, dell’Accademia Albertina, dello IED e dello IAAD.

 
Foto di Giorgio Sorti


CHE MACCHINA! 1971-2021 PIO MANZÙ E I CINQUANT’ANNI DELLA 127
MAUTO, Museo Nazionale dell’Automobile di Torino
Corso Unità d’Italia, 40 - Torino
dal 17 giugno al 5 settembre 2021
orari: lunedì 10-14, pomeriggio chiuso, dal martedì alla domenica 10-19
www.museoauto.com


20/06/21

Prossimamente miart 2021

Decades Studio Guenzani Basilico 


Eccovi alcuni nuovi dettagli sul prossimo miart che presenterà ben 142 gallerie, un terzo delle quali internazionali, che hanno confermato la loro partecipazione alla venticinquesima edizione di #miart, la fiera d'arte moderna e contemporanea di Milano organizzata da Fiera Milano e diretta per il primo anno da Nicola Ricciardi (17-19 settembre 2021; VIP preview 16 settembre). 

Operanti in 20 Paesi oltre all'Italia (Austria, Belgio, Brasile, Cina, Cuba, Francia, Georgia, Germania, Grecia, Perù, Polonia, Regno Unito, Romania, Russia, Slovacchia, Sudafrica, Svizzera, Stati Uniti d'America, Ungheria, Uruguay) e tradizionalmente divise in 5 sezioni – Established Contemporary, Established Masters, Emergent, Decades, Generations – le gallerie selezionate porteranno nei padiglioni di fieramilanocity – e parallelamente su una piattaforma digitale dedicata – opere di artisti contemporanei affermati, maestri moderni e giovani emergenti. Con un percorso ricco di dialoghi, scoperte e riscoperte dai primi del Novecento alle creazioni delle ultime generazioni, #miart mantiene il suo carattere internazionale e continua a essere la fiera d'arte italiana con la più ampia offerta cronologica – elementi distintivi della sua proposta. 

L'edizione 2021 accoglierà il ritorno di numerose gallerie internazionali che consolidano il loro rapporto con  Milano – tra cui Clearing (New York, Bruxelles, Beverly Hills), Corvi-Mora (Londra), MLF | Marie-Laure Fleisch (Bruxelles), Peter Kilchmann (Zurigo), Lange + Pult (Zurigo, Auvernier), Lelong & Co. (Parigi, New York), Robilant+Voena (Londra, #milano, New York, Parigi), SMAC (Città del Capo, Johannesburg, Stellenbosch), Galerie Hubert Winter (Vienna) – insieme a nuove interessanti realtà che per la prima volta hanno scelto #miart come palcoscenico in Italia, come Piero Atchugarry Gallery (Miami, Garzón), Charim Galerie (Vienna), Edouard Simoens Gallery (Knokke) e QG Gallery (Knokke), tra gli altri. 

Confermano il loro legame con la fiera anche molte delle più importanti gallerie contemporanee italiane, tra cui Galleria Continua (San Gimignano, Pechino, Les Moulins, L'Avana, Roma, San Paolo, Parigi), Raffaella Cortese (Milano), Monica De Cardenas (Milano, Zuoz, Lugano), kaufmann repetto (Milano, New York), Francesca Minini (Milano), Massimo Minini (Brescia), Franco Noero (Torino), P420 (Bologna), Lia Rumma (Milano, Napoli), Schiavo Zoppelli (Milano), Vistamare | Vistamarestudio (Pescara, Milano), ZERO... (Milano). 

Inoltre, un'importante selezione di gallerie attive nella promozione di arte moderna e del dopoguerra comprenderà Cardelli & Fontana (Sarzana), Cardi(Milano, Londra), Cortesi (Lugano, Milano), Frediano Farsetti (Milano), Frittelli (Firenze), Galleria d'Arte Maggiore G.A.M. (Bologna, Parigi, Milano), Mazzoleni (Londra, Torino), Montrasio (Milano, Monza), Repetto Gallery (Londra), Gian Enzo Sperone (Sent, New York), Tornabuoni Arte (Firenze, #milano, Forte dei Marmi, Crans Montana, Parigi) e molti altri. 

In omaggio alla storia e alla tradizione milanese non mancherà poi il design d'autore, attraverso il lavoro e la ricerca di alcune delle più prestigiose realtà cittadine attive in questo campo come Galleria Luisa delle Piane (Milano), Galleria Rossella Colombari (Milano) e Nilufar (Milano). 

Tra le sezioni curate della fiera, Decades – a cura di Alberto Salvadori – esplorerà la storia del XX secolo attraverso stand monografici o tematici che presenteranno momenti chiave di un decennio specifico, dal 1910 al 2010. 

Particolare attenzione sarà riservata anche a una nuova generazione di galleristigrazie a una rinnovata sezione Emergent, curata da Attilia Fattori Franchini, che includerà espositori provenienti da 13 diversi Paesi: Austria, Georgia, Germania, Grecia, Italia, Polonia, Perù, Romania, Russia, Stati Uniti, Slovacchia, Svizzera e Ungheria. 
Infine, ancora una volta, coppie di gallerie saranno chiamate a mettere in scena incontri e confronti tra artisti di diverse generazioni all'interno della sezione Generations. 
miart 2021 prende ispirazione e titolo dalla prima raccolta integrale del poeta statunitense di origine serba Charles Simić, Dismantling the silence, pubblicata nel 1971, e presterà particolare attenzione alla poesia per valorizzare nuovi dialoghi tra passato e presente, storia e sperimentazione, e promuovere lo sbocciare di nuove forme di comunicazione in un mondo dell'arte nel pieno di un profondo cambiamento. 

Il progetto editoriale And Flowers / Words espande questa ricerca attraverso conversazioni settimanali online tra il Direttore Artistico Nicola Ricciardi e importanti personalità della cultura italiana che condividono l'interesse per la parola scritta o parlata, come: Luca Cerizza, critico e curatore; Chiara Costa, Responsabile dei Programmi della Fondazione Prada; Moira Egan, poetessa e traduttrice; Massimiliano Gioni, Direttore Artistico, Fondazione Nicola Trussardi e New Museum (NY); Lorenzo Giusti, Direttore, GAMeC – Galleria d'Arte Moderna e Contemporanea, Bergamo; Mariangela Gualtieri, poetessa; Luca Lo Pinto, Direttore Artistico, MACRO – Museo d'Arte Contemporanea di Roma; Cristiana Perrella, Direttrice, Centro per l'arte contemporanea Luigi Pecci di Prato; Sergio Ricciardone, Direttore Artistico, Club to Club; Emanuele Trevi, critico letterario e scrittore. 

Nuove partnership e connessioni prenderanno forma durante la Milano Art Week (13-19 settembre), il ricco calendario di inaugurazioni e progetti speciali organizzato congiuntamente da #miart e Assessorato alla Cultura del Comune di Milano, che riunisce le principali istituzioni pubbliche e fondazioni private della città. Il programma completo di tutti gli eventi che si svolgeranno sarà presentato nel mese di luglio 2021. 

Infine, per garantire la partecipazione in totale sicurezza di visitatori, espositori e organizzatori, il Gruppo Fiera  Milano ha predisposto un Protocollo per il contenimento dell'epidemia di COVID-19, che illustra le modalità per l'organizzazione delle manifestazioni nel pieno rispetto delle norme e dei protocolli di tutela della salute emanati a livello nazionale.
Maggiori informazioni su: https://www.fieramilano.it/sicurinsieme/

19/06/21

Nuove speranze con The Phair a Torino


 Il mondo dell'arte riparte in presenza da Torino con la nuova stupenda edizione di The Phair che negli spazi del Padiglione Nervi 3, ingresso da Via Francesco Petrarca, 39b, di Torino Esposizioni,  oltre 4mila metri quadrati progettati da Pier Luigi Nervi, riporta la meraviglia dell'arte fotografica, fruibile fino al 20 Giugno.

 Molto ben strutturata negli spazi e nella proposta, questa nuova edizione porta varie forme del fare fotografico, in bilico fra riflessioni e bellezza.

 The Phair, è un progetto ideato da Roberto Casiraghi con Paola Rampini, al suo terzo anno, e si conferma un eccellente evento culturale con una pregiata selezione di opere che offrono una ricco panorama qualitativo della fotografia contemporanea.

 A questa ottima offerta si affianca oggi un evento speciale il Torino Photo Days: una giornata corale della città sulla tema della foto con la partecipazione di tantissime istituzioni pubbliche e private coinvolte. Ci saranno la GAM, il Castello di Rivoli, la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Camera, Fondazione Merz, OGR, Paratissima Art Station, Fondazione Videoinsight®, La Venaria Reale e il gruppo di gallerie TAG (Torino Art Galleries), con un'apertura speciale dell'iniziativa “La notte delle gallerie” che prolunga le aperture fino alle 22,30 e tanti eventi e proposte speciali.

 


Fra le tante proposte selezionate dal comitato curatoriale capitanato da Luca Panaro col supporto di Lorenzo Bruni, Alessandro Carrer, Cristiana Colli, Giangavino Pazzola e Carla Testore, vi segnalo alcuni stand che mi hanno colpito.

 Inizio dalla proposta della galleria Franco Noero che presenta le opere di Simon Starling del progetto "Pictures for an Exhibition" .

 Die Mauer offre la ricerca espressiva di Isabella Gherardi, mentre da Weber&Weber ci sono le delicate tracce umane di Jean Revillard.

 Ricercata offerta da Cardi Gallery con una stupenda serie di Andy Wharol con gli scatti di Christopher Makos.

 


Qualche stand più in là la galleria di Gian Enzo Sperone, miscela gli scatti di  Vik Muniz con le storiche suggestioni di  Piranesi . 

 Molto gradevole il progetto di Paolo Ventura che nel primo lockdown ha realizzato un progetto fotografico sulla città di Milano con il suo cellulare, proposto da Marco Rossi Arte Contemporanea

 La galleria di Alberto Damian ci offre una pregiata carrellata degli storici scatti di Letizia Battaglia.

 La galleria Mazzoleni i formalismi personali di Marinella Senatore.

 Ma eccovi ora un selezione di scatti dall'evento di Torino Esposizione.













Fourth Plinth, quale dei sei?



Oramai è diventato un appuntamento fisso da diversi anni la selezione per il futuro progetto del Fourth Plinth di Londra.

E anche quest'anno presso la National Gallery e online sono visibili i futuri maquette fra cui scegliere l'opera vincitrice, le opere sono degli artisti Nicole Eisenman, Samson Kambalu, Goshka Macuga, Ibrahim Mahama, Teresa Margolles e Paloma Varga Weisz.



Personalmente mi piace molto questo lavoro di Teresa Margolles, "Improntas", c'è tempo fino a luglio per poter votare, per approfondimento sulle opere eccovi il link al sito ufficiale, ma vi segnalo anche la pagina di GoogleArts piena di documenti e tracce del passato. 

18/06/21

Mandy El-Sayegh alla galleria Lehmann Maupin di Seoul

 
Mandy El-Sayegh: Protective Inscriptions foto di OnArt Studio @Lehmann Maupin 


 Protective Inscriptions è il titolo della mostra immersiva di Mandy El-Sayegh presso la galleria Lehmann Maupin di Seoul, un lavoro sulla fragilità del comunicare e conoscersi in relazione al mondo circostante.


Mandy El-Sayegh: Protective Inscriptions foto di OnArt Studio @Lehmann Maupin 

Cs

Lehmann Maupin Seoul presents Protective Inscriptions, an exhibition of new work by London-based artist Mandy El-Sayegh, whose practice reflects the fractured nature of communication, knowledge, and identity. Adapting elements of psychoanalysis within a formal aesthetic, El-Sayegh investigates the body as a site of cultural rupture, linguistic entropy, and mutated meaning. “I’m interested in this idea of lost time and the impossibility of finding a moment of origin,” states El-Sayegh, “My work builds fragmented histories into absurdist bodies and forms.” The artist’s first solo exhibition in Seoul, Protective Inscriptions will feature an immersive installation, combining painting and soundscape to activate a formless language of flesh and vibration.

For this exhibition, El-Sayegh has created a skin of unstretched canvases that wraps the walls of the gallery, overlaid with a new suite of Net-Grid paintings. A continuation of the artist’s ongoing Net-Grid series (begun in 2013), this installation offers insight into the method of their making. Created through the assemblage of material and overlaid with hand-painted grids, these works represent the process of trapping, distilling, and retaining information, capturing both intended meaning and happenstance associations. Beneath each clean, schematic exterior lies a bruised surface that evokes wounded flesh. This dense material layering is echoed in the accompanying sound work, which reverberates throughout the space, breathing and vibrating in a low hum. Here, El-Sayegh’s dense red grids, intense layers of color, and aural environment work in tandem to create a visceral experience that is both bodily and cerebral.
Drawing on the Buddhist idea of the nine stages of decomposition, El-Sayegh infuses each painting with interstices and flesh-like pigment that represent an ambiguous process, the direction of which (towards healing or towards decay) is deliberately obscured. Here, El- Sayegh’s grid becomes a protective sheath, a girdle holding the damaged tissue of the body together. In one painting, transliterated cut script, El-Sayegh draws on traditional Buddhist woodblock prints, which were often printed on rice paper and worn on the body as a talisman for protection. This work is composed of layers of blue, red, and green pigment, combined with silk- screened images of a Buddhist print, the artist’s father’s calligraphy, Financial Times articles, muslin, and surgical gauze. A self-harm injury, referred to as dermatitis artefacta―a deliberate self-infliction of lesions—is carefully rendered, and is the only hand-painted element in transliterated cut script apart from the grid itself. The piece draws on a specific woodblock print that appears throughout, featuring the eight-armed Bodhisattva Mahapratisara in the center surrounded by the dharani (Buddhist mantra), 33 ritual objects of esoteric Buddhism, mudras, and Bodhisattvas on lotus pedestals.

The soundscape, chalk, is inspired by Buddha Machines―small portable chanting devices used to aid in prayer and meditation. A collaboration with composer Lily Oakes, chalk layers sounds from disparate sources. It pulses through the body, activating a vibration that engages the senses in the act of looking, observing, and experiencing. The work is composed of ambient and industrial sound, bells, electronic music, and chanting. The layering process in chalk echoes the material and historical layering of El-Sayegh’s practice, in which she weaves together dislocated fragments from her own history, crafting them into an organic system, or body. The visual and auditory compositions in Protective Inscriptions deliberately confuse any defined order or interpretation. El-Sayegh leaves analysis open, remaining mindful of the potential for systems of categorization to tip over into prejudice or violence, or lead to the pathologization of difference. Indebted to the anti-taxonomical and the nonsensical, El-Sayegh’s Protective Inscriptions creates a space where dominant modes of meaning-making can be broken down and reimagined.

17/06/21

Riapre Atlas alla Fondazione Prada di Milano


 Oggi riapre e si rinnova il percorso espositivo “Atlas” che dal 2018 riunisce una selezione di opere della Collezione Prada in sei piani della Torre. La riapertura prevede una novità, il nuovo dialogo inedito tra le opere delle artiste Goshka Macuga e Betye Saar.



Attraverso accostamenti e confronti tra lavori di diversi artisti, “Atlas” è una possibile mappatura delle idee e delle visioni che hanno guidato la formazione della collezione e le collaborazioni con gli artisti che hanno contribuito alle attività della Fondazione. Al centro del lavoro di Betye Saar (Los Angeles, 1926) si possono riconoscere alcuni elementi chiave come l’interesse per il metafisico, la rappresentazione della memoria femminile e l’identità afroamericana. “Atlas” presenta l’installazione The Alpha and The Omega (The Beginning and The End) (2013-16), un ambiente circolare che allude al viaggio iniziatico e all’esperienza della vita umana. Questa installazione è stata concepita in occasione della sua personale “Uneasy Dancer” presentata alla Fondazione Prada a Milano nel 2016.



Goshka Macuga (Varsavia, 1967) lavora con vari linguaggi come la scultura, l’installazione, la fotografia, l’architettura e il design. Le sue opere sviluppano complessi sistemi di classificazione in grado di dare forma e tramandare la conoscenza. “Atlas” include 3 grandi arazzi dell’artista: Of what is, that it is; of what is not, that it is not 2 (2012), Make Tofu not War (2018) e From Gondwana to Endangered. Who Is the Devil Now? (2020). Il primo è stato esposto a dOCUMENTA (13) e rappresenta una riflessione sull’impatto della cultura occidentale sulla popolazione afghana. Gli altri due lavori sono parte di una serie di arazzi 3D realizzati da Macuga per rappresentare una possibile interpretazione già superata di un’immagine del futuro. 

Organizza la tua visita in anticipo acquistando online i biglietti sul sito fondazioneprada.org

16/06/21

Fondation Pernod Ricard, nuovi spazi a Parigi





 La Fondation Pernod Ricard da poche settimane ha aperto i suoi nuovi spazi acconto alla stazione Saint Lazare, con una progettazione espositiva annuale e una serie di spazi multifunzionali per eventi, incontri e laboratori creativi e un allegro Café Mirette.




Nata come  Fondation Ricard del 1998, ora Fondation Pernod Ricard, dedica molte risorse alla diffusione dell'arte e della cultura emergente. 



15/06/21

Leonardo Drew alla Galerie Lelong di Parigi

 
Foto: Fabrice Gibert © Galerie Lelong & Co.


Molto bella la recente mostra di Leonardo Drew con le sue nuove creazioni di opere scultoree astratte e contemplative che giocano su una tensione tra ordine e caos, proposte dalla galleria Lelong di Parigi fino al 13 Luglio. 


Foto: Fabrice Gibert © Galerie Lelong & Co.



CS

Leonardo Drew est connu pour créer des oeuvres sculpturales abstraites et contemplatives qui jouent sur une tension entre l'ordre et le chaos. À la fois monumental et intime, foisonnant et sensuel, son travail utilise les matériaux du passé industriel américain. Leonardo Drew réalise des sculptures et installations en organisant des accumulations de matières telles que le bois, la ferraille et le coton pour exprimer divers thèmes avec émotion : le temps, le cycle de la vie, jusqu’à la décomposition, les effets de l'érosion. Riche en références historiques et anthropologiques, l’oeuvre de Drew évoque la vie urbaine, la relation homme-nature et la culture afro-américaine. L’artiste se refuse à donner un titre à chacune de ses oeuvres afin d’en laisser la libre interprétation.

Pour sa première exposition à Paris, l’artiste a réalisé une ample composition murale de plus de 6 mètres, ainsi que diverses sculptures murales en bois peint et assemblages sur papier.
Une double exposition au Wadsworth Atheneum Museum, Connecticut est prévue entre juin 2021 et janvier 2022, et une exposition personnelle au Powerplant de Toronto est en préparation pour ouvrir en 2024.

Ses oeuvres font partie de nombreuses collections publiques telles que le Metropolitan Museum of Art de New York; le Musée Solomon R. Guggenheim, New York; le Musée d'art contemporain de Los Angeles; le Hirshhorn Museum and Sculpture Garden, Washington DC; la Tate Gallery, Londres. Il a également réalisé un important projet pour le Madison Square Park de New York en 2019, première grande réalisation publique de l’artiste.

Leonardo Drew est né en 1961 à Tallahassee, en Floride ; il a grandi à Bridgeport, Connecticut. Il vit et travaille actuellement à Brooklyn, New York.

14/06/21

A.B.O. THEATRON. L’Arte o la Vita

Achille Bonito Oliva nel suo studio a Roma, 2021 Foto Carolyn Christov-Bakargiev  
Courtesy Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea

 Il Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea e il CRRI (Centro di Ricerca Castello di Rivoli) presentano la mostra A.B.O. THEATRON. L’Arte o la Vita che indaga la figura di uno dei più importanti storici dell’arte, critici e curatori contemporanei, Achille Bonito Oliva (Caggiano, 1939).

 
Dopo la mostra dedicata ad Harald Szeemann nel 2019, organizzata in collaborazione con il Getty Research Institute di Los Angeles, la mostra dedicata ad Achille Bonito Oliva costituisce il secondo capitolo del grande progetto dedicato dal Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea e dal CRRI ai più autorevoli curatori d’arte contemporanea del XX e XXI secolo.
 
A.B.O. THEATRON. L’Arte o la Vita è stata sviluppata curatorialmente da Andrea Viliani, Responsabile e Curatore del CRRI sulla base di un concetto di Carolyn Christov-Bakargiev Achille Bonito Oliva, con un Comitato scientifico composto da Marcella Beccaria, Capo Curatore e Curatore delle Collezioni del Museo, e Cecilia CasoratiLaura CherubiniStefano ChiodiPaola Marino, storici dell’arte e curatori che negli anni hanno seguito con particolare attenzione la ricerca e l’attività saggistica e espositiva di Achille Bonito Oliva.

La mostra raccoglie opere d’arte, documentazione di allestimenti, materiale d’archivio e una grande selezione di materiali televisivi gentilmente concessi da RAI Cultura/RAI 5 in collaborazione con Rai Teche. Tra le più recenti partecipazioni mediatiche del critico d’arte è la conversazione di Bonito Oliva con Harry Styles commissionata da GUCCI per GucciFest.
 
Tra i capolavori in mostra figura l’opera Primo piano labbra (1965) di Pino Pascali presente nella prima mostra del curatore alla Libreria-Galleria Guida a Napoli nel 1966. In mostra anche il capolavoro Lo Spirato (1968-73) di Luciano Fabro presente in Contemporanea nel 1973, oltre a una serie di importanti opere della Transavanguardia tra le quali Silenzioso mi ritiro a dipingere un quadro (1977) di Mimmo Paladino, Cani con la lingua a spasso (1980) di Enzo Cucchi, Sinfonia incompiuta (1980) di Sandro Chia, Il cerchio di Milarepa (1982) di Francesco Clemente e Testa dell’artista cosmico a Torino (1984-85) di Nicola De Maria. In mostra anche La Luna (1968) di Fabio Mauri esposto in Vitalità del negativo, 1970; Metrocubo d’Infinito (1966) di Michelangelo Pistoletto e Articolazione totale (1962) di Francesco Lo Savio esposti in Minimalia nel 1997-99, nonché TV-Buddha Duchamp-Beuys (1989) di Nam June Paik presente nella mostra Tribù dell’Arte, 2001. Di particolare interesse anche Fountain (1917-64) di Marcel Duchamp.
 
“Achille Bonito Oliva inaugura una figura di curatore particolarmente espressivo, istrionico, sperimentale, al contempo enciclopedico e comportamentale”, afferma il Direttore del Castello di Rivoli Carolyn Christov-Bakargiev, “compagno di strada degli artisti, in netto contrasto con le figure dei critici d’arte tradizionali che, prima di lui e della sua generazione, realizzavano mostre basate su presunti criteri scientifici di selezione e interpretazione. Achille è narcisista ma non vanitoso, una creatura straordinaria e intelligentissima”.
 
In occasione della mostra, Achille Bonito Oliva ha donato al CRRI il proprio archivio personale, mettendo a disposizione degli studiosi nazionali e internazionali il prezioso patrimonio intellettuale da lui costruito da oltre sessant’anni, con i primi scritti adolescenziali fino ai materiali più recenti. L’archivio di Achille Bonito Oliva sarà per la prima volta studiato, mostrato e pubblicato in questa occasione.
 
“È stata una continua scoperta e un grande privilegio” afferma Andrea Viliani, Responsabile e Curatore del CRRI “dedicarmi in questi due anni allo studio di un archivio ancora inedito quale quello che ricostruisce gli oltre sessant’anni di attività critica ed espositiva di Achille Bonito Oliva. La nostra mostra è una pietra miliare nell’ambito della programmazione del Castello di Rivoli e del suo CRRI dedicata ai più grandi curatori del XX secolo”.
 
A partire dalla sua formazione e attività nell’ambito della poesia visiva e delle cosiddette “Neo-avanguardie” linguistiche e letterarie della fine degli anni Sessanta, nei suoi successivi progetti Bonito Oliva ha posto in relazione tra loro alcuni dei più importanti artisti della seconda metà del XX secolo contribuendo a definire linee di ricerca radicali quali, alla fine degli anni Settanta, quelle afferibili alla Transavanguardia italiana, ponendole in relazione dialettica con le ricerche del decennio precedente, fra cui l’Arte povera e l’Arte concettuale, e sostenendo riletture raffinate ed eterodosse quale quella del Manierismo italiano e europeo. Con il suo libro del 1976 L’ideologia del traditore. Arte, maniera e manierismo, Bonito Oliva ha analizzato come, dopo il Rinascimento, il Manierismo abbia attuato un passaggio dal principio della creazione a quello della citazione, quale risposta da parte dell’artista alla crisi della sua epoca: l’artista ha perso la sua centralità rinascimentale ed è diventato una figura laterale. Questo ricorda la figura del traditore che guarda il mondo, e non lo accetta, vorrebbe cambiarlo ma può agire solo nello spazio della riserva mentale. Un simile principio corrisponde alla crisi ideologica, economica, politica e sociale della fine degli anni Settanta del XX secolo, e che Bonito Oliva pone quindi alla base anche della sua teorizzazione della Transavanguardia nel 1979.
 
Nella sua attività, la scrittura critica e quella espositiva, l’invenzione curatoriale e la provocazione intellettuale costituiscono un unicum dinamico caratterizzato dalla costante relazione fra parola e immagine, comportamento e comunicazione, e dall’attenzione alla crescente trasversalità nomadica dell’arte, come della vita.
 
Attraverso la presentazione di una molteplicità di materiali d’archivio (cataloghi, libri d’artista, inviti, brochure, cartelle stampa, progetti e immagini di allestimento, corrispondenze private, registrazioni di trasmissioni televisive, documentazioni fotografiche e video e un’ampia parte della biblioteca personale, provenienti dall’Archivio di Bonito Oliva e da altri Archivi istituzionali e privati) A.B.O. THEATRON. L’Arte o la Vita intende celebrare l’importanza di Bonito Oliva anche per l’affermazione del ruolo del curatore nell’ambito dell’arte contemporanea e, più in generale, mira a costituire il composito ritratto di una figura di intellettuale propositivo che ha superato le limitazioni delle strutture accademiche e ridefinito i campi e gli strumenti d’indagine della curatela nell’ambito della riflessione e produzione artistica contemporanea, divenendo una delle figure cardine della storia dell’arte del XX e XXI secolo.
 
Ripercorrendo la vasta attività curatoriale, teorica e comportamentale di Bonito Oliva la mostra A.B.O. THEATRON. L’Arte o la Vita è articolata su tre livelli fra loro interconnessi, ognuno dei quali corrisponde a un importante aspetto del poliedrico operato del critico e del curatore:
  • La curatela delle mostre (ricostruzione delle principali mostre tematiche, selezionate dal curatore stesso). Le mostre ricostruite in questa sezione sono: Amore mio, 1970; Vitalità del negativo, 1970; Contemporanea, 1973-74; per la Transavanguardia Opere Fatte ad Arte, 1979; Le Stanze, 1979; Aperto ’80, 1980 e Avanguardia Transavanguardia, 1982; nonché Ubi Fluxus ibi motus, 1990; Punti Cardinali dell’Arte – XLV Biennale di Venezia, Biennale di Venezia, 1993; Minimalia, 1997; Le Tribù dell’Arte, 2001.
  • L’enciclopedica scrittura saggistica e lo spazio privato (affidata alle sue più importanti pubblicazioni così come a un vasto materiale inedito).
  • L’espressione comportamentale e lo spazio pubblico (attività per la radio, il cinema e, soprattutto, la televisione, ma anche i progetti per giornali e riviste, le onorificenze e gli strumenti atti a definire un vero e proprio culto della propria personalità, che ne definiscono la dimensione autonoma di personaggio pubblico).
In occasione della mostra sarà edito dal Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea e Skira un catalogo scientifico bilingue (italiano/inglese) introdotto da un saggio di Carolyn Christov-Bakargiev e da un’intervista fra Achille Bonito Oliva e Hans Ulrich Obrist. Saranno inoltre pubblicati saggi inediti di Marcella Beccaria, Andrea Viliani, Cecilia Casorati, Laura Cherubini, Clarissa Ricci, Stefano Chiodi, Andrea Cortellessa, Carlo Falciani e Paola Marino. Integreranno il volume e schede dedicate alle mostre principali curate da Bonito Oliva, e un’estesa bio-bibliografia e cronologia ragionate.
 
Per l’occasione la maison GUCCI ha appositamente realizzato le divise destinate agli “angeli custodi” della mostra, cioè il personale del Museo che accoglie i visitatori nelle sale e custodisce le opere esposte nel “teatro” della mostra. Come dei giardinieri di un parco immaginario, gli abiti verde salvia dei custodi, chiamati “jardiniers du théatre”, segnalano il percorso della mostra in un accompagnamento creativo che ribalta il tradizionale rapporto tra museo e sponsor. Qui il main sponsor collabora alla scena della mostra, valorizzando i lavoratori essenziali, ma spesso invisibili, del mondo dell’arte. Il progetto prende spunto dalla sfilata di febbraio 2020 quando Alessandro Michele, direttore creativo di GUCCI, e il suo team, indossavano uniformi mostrando al pubblico il lavoro di backstage del défilé in occasione della presentazione della collezione “The Ritual”.

Riapre La Samaritaine a Parigi



Grazie all'impegno del gruppo LVMH ritorna al suo splendore La Samaritaine, che riaprirà il 19 Giugno con una serie di nuove attività e funzioni sociali. 

Fondato nel 1870 da Ernest Cognacq e Louise Jaÿ, La Samaritaine evoca la Parigi modernizzata del barone Haussmann e il Secondo Impero, un’epoca che vide la nascita dei primi grandi magazzini della città. Prezzi unici e chiaramente esposti, l’opportunità di passeggiare lungo i corridoi e di provare gli abiti… i principi applicati allo shopping da La Samaritaine avrebbero rivoluzionato la distribuzione tradizionale. In posizione ideale, tra il Louvre e Notre-Dame, il grande magazzino è assurto al rango di monumento architettonico grazie al suo armonioso mix di Art Nouveau e Art déco. 

Dalla chiusura nel 2005 per motivi di sicurezza, La Samaritaine ha rivelato le sue nuove ambizioni con un progetto di ristrutturazione su larga scala che adotta un innovativo approccio ambientale. 



L'ambizione architettonica della nuova Samaritaine è restaurare ed esaltare un patrimonio iscritto all'Inventario Supplementare dei Monumenti Storici francese. Affidato all'agenzia giapponese Sanaa, vincitrice del premio Pritzker nel 2010, il design architettonico torna all'ispirazione originale degli architetti Frantz Jourdain e successivamente Henri Sauvage.

La nuova Samaritaine pone al centro della sua ragion d’essere la diversità sotto ogni punto di vista, un concetto caro ai fondatori del negozio: diversità di funzione, di forme architettoniche, di metodi di costruzione nonché diversità sociale e intergenerazionale. 

Di conseguenza, i due edifici tra Quai du Louvre e Rue de Rivoli riuniranno varie attività. Dopo quasi 30 mesi di restauro, apriranno le loro porte un grande magazzino, un hotel Cheval Blanc 5 stelle con 72 camere, 96 alloggi popolari, uffici e un asilo nido.