Translate

09/05/22

Carlo Levi alla GAM

 



Domenica si è concluso l'omaggio a Carlo Levi, che la GAM di Torino, negli spazi della Wunderkammer, ha realizzato in occasione dei centoventi anni dalla nascita. Un progetto nato in collaborazione con la Fondazione Circolo dei lettori.

Sono stati proposti 30 dipinti realizzati da Carlo Levi tra il 1923 e il 1973 si focalizza sulla geografia complessiva dell’esistenza dell’artista, tra Nord e Sud dell’Italia. Sono opere che testimoniano i diversi sviluppi stilistici della sua ricerca, partito giovanissimo da una pittura fortemente ‘oggettiva’, per poi orientarsi su una rappresentazione più espressionista, e infine intonarsi, nel secondo dopoguerra, a un moderno realismo.

La scelta dei due curatori Elena Lowenthal e Luca Beatrice mette a fuoco due degli aspetti che meglio caratterizzano l’arte figurativa di Levi, il ritratto e il paesaggio, ordinando il percorso con 11 dipinti provenienti dalla Fondazione Carlo Levi di Roma, 8 opere attinte dal patrimonio della GAM, oltre che dalla Pinacoteca Carlo Levi di Aliano (MT) e da collezioni private.



Nella vasta produzione pittorica di Carlo Levi il ritratto è una delle tematiche più frequenti e il significato teorico è stato analizzato dal pittore in una serie numerosa di scritti. Sono realizzati principalmente in ambito familiare, ma spesso i suoi modelli appartengono a illustri personalità della cultura e della politica italiana e straniera.

Tra le 25 opere di Carlo Levi custodite dalla GAM, realizzate tra il 1923 ed il 1953, giunte in museo tramite acquisizioni istituzionalmente importanti - anche grazie alla Fondazione Guido ed Ettore De Fornaris che ha contribuito con 16 acquisizioni ad allargare la testimonianza dell’artista nelle collezioni -  si è scelto di inserire in  mostra 8 lavori, tra cui importanti ritratti, come Edoardo Persico che legge del 1928, che ritrae il critico d'arte napoletano vestito con un impermeabile, con il volto pallido sotto la bombetta nera e che testimonia la duratura amicizia tra Levi e questo intellettuale e animatore culturale, molto vicino alle aspirazioni dei pittori che formarono il gruppo dei "Sei di Torino".  Molto intensi sono anche l’enigmatico Ritratto di Carlo Mollino e il piccolo e familiare autoritratto Il letto (A letto), scelto alla Biennale di Venezia già nel 1930, che si distingue per la sintesi compositiva dei piani contrapposti. Non fa parte dei ritratti ma è opera di grande rilievo I fratelli (dal ciclo Cristo si è fermato a Eboli), anch’esso acquistato alla Biennale di Venezia del 1954.

Dalla Fondazione Carlo Levi di Roma, istituita per volontà testamentaria dell’artista e volta a tutelare, valorizzare e promuovere l’opera letteraria e pittorica del maestro, provengono una serie di preziosi paesaggi naturali e vedute urbane, l’altro tema costante nella produzione figurativa di Levi che, dal 1926 al 1974, realizza una serie numerosa di dipinti dedicati alle città o alle realtà con cui ha i più intensi rapporti affettivi e culturali: Torino, Alassio, Parigi, la Lucania e Roma. Si tratta di paesaggi che rappresentano un percorso biografico ed esistenziale, testimoniato in mostra ad esempio da La casa Bombardata del 1942 o Tetti di Roma del 1951, ma anche una visione particolare del legame tra l’uomo e il paesaggio, dal Lungomare realizzato ad Alassio nel 1928 fino ad arrivare a Gli amanti della terra del 1973, dove quasi sfondo e figure non si distinguono più l’uno dall’altro.



Maria Cristina Carlini alla Fondazione Stelline di Milano

 2022 Maria Cristina Carlini Prometeo dettaglio legno di recupero_3 elementi © Mimmo Capurso

La Fondazione Stelline accoglie la grande scultura con la mostra Maria Cristina Carlini "La forza delle idee", a cura di Vittoria Coen. Si tratta di una nuova prestigiosa personale presentata nella Sala del Collezionista e nel suggestivo Chiostro della Magnolia, che durerà fino al 12 giugno 2022 negli spazi interni e fino al 30 settembre all'esterno, sculture monumentali insieme a opere di piccole e grandi dimensioni danno vita a un percorso espositivo che nasce dalla fluidità del pensiero dell’artista e riunisce numerosi inediti in un crescendo di emozioni.

La selezione di opere esposte esprime la forza e la tenacia del percorso dell’artista e delle sue idee con cui plasma la materia, ma anche lo spazio e il tempo e li trasforma in scultura universale dando forma, come afferma la curatrice, «alla magia di una partitura tesa a creare un concerto unico di vibrazioni cosmiche». Maria Cristina Carlini approfondisce il proprio legame verso la terra e i materiali naturali, simboli arcaici capaci di suscitare ricordi ancestrali spesso sopiti, facendo della memoria individuale e collettiva un punto chiave della sua poetica.

Il percorso espositivo si apre con Scudi un’installazione del 1998 mai esposta e composta da tre alti pali in ferro interrotti da moduli policromi che assumono una valenza totemica intima e antica.



L’attenta scelta del materiale e dei suoi accostamenti rappresenta da sempre una peculiarità dell’arte di Maria Cristina Carlini. Così prende forma, nel 2021, la scultura Filemone e Bauci, composta da due grandi dischi di legno di recupero impreziositi da rivoli e “spugnature” d’oro, incastonati in una struttura in ferro che li sostiene e li custodisce immobili in un tempo sospeso.

Il flusso inarrestabile del suo pensiero artistico si rivela nelle vibranti colonne “tortili”, in grès e ferro, di Castore e Polluce (2022), due disarmanti racconti che creano un’astrazione inedita e personale, evocano la terra e la sua forza, una materia viva e in continuo mutamento.
Alle opere di grandi dimensioni si intervallano lavori più piccoli ma non meno significativi nella poetica della scultrice, come i Libri in lamiera o i volumi tormentati e instabili di Guerra.

L’esposizione culmina nel rincorrersi di luci e ombre di Prometeo (2022), da cui sgorgano con forza la storia e i suoi ricorsi: tre alti tronchi scavati e illuminati evocano, con la loro imponente fragilità, memorie e ferite frutto di un passato dimenticato ma tangibile.

Nella cornice storica e coinvolgente del Chiostro della Magnolia le sculture monumentali poste sul prato instaurano un dialogo affascinante con l’architettura che si riflette nell’immobile specchio d’acqua dei Fantasmi del lago, moduli in lamiera policroma che corrono evanescenti verso il cielo; la scultura  Origine, composta da sette colonne formate da anelli policromi in grès, sembra emergere direttamente dalla terra. L’opera Incontro entra in sintonia con la natura racchiusa nel chiostro, un susseguirsi di linee e volumi in continuo divenire in cui prevalgono l’equilibrio e l’armonia delle forme.

In mostra è possibile ammirare il docufilm Maria Cristina Carlini. Geologie memorie della terra, realizzato nel 2020 da Storyville, che affronta con sguardo intimo e privato la vita dell’artista al lavoro nel suo studio; la voce narrante di Maria Cristina Carlini accompagna in un viaggio tra le sue opere e il ritmo rarefatto del laboratorio.

Accompagna la mostra una breve pubblicazione bilingue con testo introduttivo di Vittoria Coen e le immagini delle opere esposte.

Maria Cristina Carlini inizia il proprio percorso artistico con la lavorazione della ceramica a Palo Alto in California, successivamente prosegue la sua attività a Bruxelles, dove contemporaneamente insegna a lavorare al tornio; si trasferisce poi a Milano e si dedica esclusivamente alla scultura. Da questo momento, oltre al grès e alla terra, entrano a far parte della sua espressività materiali come il ferro, la lamiera, l’acciaio corten e il legno di recupero. Maria Cristina Carlini dà vita a opere che spaziano dalle piccole dimensioni alle monumentali; la sua carriera è costellata da riconoscimenti, mostre personali e collettive in diverse sedi pubbliche e private, nazionali e internazionali, e le sue sculture monumentali sono presenti in permanenza in Europa, America e Asia. Attualmente vive e lavora a Milano, dove il suo atelier è una fucina attiva in cui prosegue la propria attività creativa.      

  

www.mariacristinacarlini.com

Eventi speciali:
PLAYART | MEMORIE DALLA TERRA | Laboratorio per bambini e ragazzi | sabato 14 e sabato 21 maggio ore 16:30

In mostra con il curatore: sabato 4 giugno ore 18
MARIA CRISTINA CARLINI. LA FORZA DELLE IDEE
a cura di Vittoria Coen

5 maggio – 12 giugno 2022
Sala del Collezionista e Chiostro della Magnolia

5 maggio – 30 settembre
Chiostro della Magnolia
Orario: martedì – domenica, h. 10.00-20.00 (chiuso il lunedì)
Ingresso gratuito, con obbligo di Green Pass Rafforzato e mascherine FFP2, o comunque come da disposizioni in vigore
Fondazione Stelline, c.so Magenta 61, Milano
Info: mostre@stelline.it | www.stelline.it

08/05/22

Plasmare digitale ad Atene


 
La Fondazione Onassis Culture attraverso Onassis Stegi porta dal 23 Maggio al 10 Luglio nel Parco Pedion Areos ad Atene il progetto “Plásmata: Bodies, Dreams, and Data”', una delle più grandi mostre d'arte digitale all'aperto d'Europa.

Ci saranno 25 nuove grandi opere di artisti internazionali, principalmente reallizate su commissione site-specific, 'Plásmata', sarà una mostra notturna all'aperto che promette di trasformare uno dei più grandi parchi pubblici di Atene in una sorta di 'Sogno di una notte di mezza estate' dell'arte e della cultura digitale.

La parola 'Plasmata' in greco significa 'creature' ma ha anche una specie di doppio significato, poiché deriva dalla radice 'Plasso'- fabbricare o modellare. In un mondo in cui i dati sono la nuova argilla, come utilizziamo le nostre "mani" digitali per creare diversi tipi di creature e identità, per fabbricare e rifabbricare noi stessi? Come possiamo modellare i dati – questa nuova materia prima – per liberare i nostri corpi, celebrare le infinite possibilità dei regni ibridi fisico-digitale proteggendoci anche dal lato più sinistro della raccolta e della sorveglianza dei dati. In un momento in cui siamo diventati sia gli dei che gli schiavi delle nostre nuove creazioni, come possiamo usare la cultura digitale per connettere l'umanità piuttosto che dividerla?
 
Fra i tanti progetti ci sarà l'installazione site-specific "Earth Divided" dell'artista madrileno SpY, alta 20 metri, che riassume alcune di queste domande. Come l'opera "Another Moon" del collettivo di artisti con sede a Seoul Kimchi and Chips, un lavoro le cui 40 batterie solari raccolgono l'energia del sole ateniese di giorno per alimentare i raggi laser che creano un luna di notte, in bilico a 70 metri dal suolo. Alcuni altri lavori includono una "Felicità", un umanoide che distribuisce medicine in una farmacia abbandonata ai margini del parco dell'artista olandese Dries Verhoeven e una visualizzazione multicolore di memorie quantistiche dell'artista di Los Angeles Refik Anadol. 

Nell'ambito della mostra, NOWNESS curerà una proiezione senza algoritmi di cortometraggi, principalmente Instagram, su grandi schermi nell'ex anfiteatro del parco. Questa presentazione interrompe la pratica della piattaforma digitale di servire i contenuti determinati da un algoritmo agli spettatori sui loro dispositivi personali, riportando gli spettatori a un'esperienza visiva collettiva in uno spazio pubblico dove guardano - o meno - senza il tracciamento digitale. 

Tornando al Pedion Areos Park per il secondo anno, e dopo la mostra di successo "You and AI", Onassis Stegi riprende da dove si era interrotto. Se 'You and AI' ha affrontato l'intelligenza artificiale e il modo in cui ci situarci in relazione ad essa, la mostra di quest'anno – “Plásmata: Bodies, Dreams, and Data” – esplora il corpo, sia nostro che di un altro. Sia esso individuale o collettivo, umano, non umano o, in definitiva, planetario. La tecnologia digitale sta entrando nel corpo umano e lo sta estendendo oltre i suoi limiti. Questa rete di corpi, una propaggine delle tecnologie di sorveglianza e di intrattenimento, ci invita a cercare i limiti stessi dei "plásmata" ("esseri", "creazioni", "creature" o "cose ​​immaginarie" in greco) che noi stessi creiamo e siamo effettivamente.

Quest'anno la mostra seguirà percorsi che ci invitano a scoprire parti del parco non generalmente note al grande pubblico. Incoraggiamo i visitatori della mostra a esplorare le aree di Pedion Areos che costeggiano Alexandras Avenue, il lato in cui si trova la statua della dea Atena, e a passeggiare tra i padiglioni digitali e gli eventi situati nelle radure e nelle aiuole nascoste all'interno del parco.

Si tratta di un approccio curatoriale consapevole che consente ai visitatori di impegnarsi con la mostra nelle aree più famose di Pedion tou Areos prima di perdersi all'interno del parco per scoprire mostre, attività collettive ed eventi sorprendenti. Proprio come l'anno scorso, la logica è quella di una curata serendipità, con tre percorsi suggeriti attraverso una mostra che è tuttavia accessibile in ogni modo: impegnarsi con una mostra significa che almeno un'altra è in vista, e così i visitatori possono immergersi in questo notturno esposizione.  

Pedion Areos, progettato per rendere omaggio agli eroi dell'indipendenza greca e ora un parco pubblico, rimane uno spazio collettivo in evoluzione, dove le comunità greche e di immigrati si mescolano per esplorare questa oasi verde nel cuore della città. I suoi Plasmata ti invitano a scoprirlo.

Artisti partecipanti:
Morehshin Allahyari, Refik Anadol, LaTurbo Avedon, The Alternative Limb Project, Ekene Ijeoma, Frederik Hayman, Keiken, Kimchi and Chips, Nick Knight (SHOWstudio), Marshmallow Laser Feast, Eva & Franco Mattes, Christian Mio Loclair, Tony Oursler , Maria Papadimitriou, Eva Papamargariti, Annie Saunders, Sensorium, SpY, Superflex, Dries Verhoeven, Cecilie Waagner Falkenstrøm, Saya Woolfalk, Liam Young.

Proiezioni di film a cura di NOWNESS. Direzione curatoriale: Afroditi Panagiotakou, Onassis Culture Curator: Irini Mirena Papadimitriou, FutureEverything Direttore esecutivo/Consulente scientifico: Prodromos Tsiavos Commissionato e prodotto da Onassis Stegi
 

#plasmata #onassisculture #onassisstegi

07/05/22

Raffaello a Torino




 Da alcuni giorni la Biblioteca Reale di Torino espone un prezioso nucleo di 26 disegni italiani cinquecenteschi, riconducibili alla cerchia di Raffaello.

 Si tratta di una stupenda mostra, aperta fino a fine Luglio, che ripercorre circa settant’anni di storia del disegno italiano, a partire da Perugino, il maestro da cui il giovane Raffaello Sanzio riceve il battesimo artistico, passando per la bottega romana, nella quale Raffaello, all’apice del suo successo, diventa un polo di attrazione e un modello di stile per un’intera generazione di artisti – Giulio Romano, Parmigianino, Peruzzi, Polidoro da Caravaggio, Baccio Bandinelli, Girolamo da Carpi – che da Roma prenderanno strade diverse, diffondendo in tutta l’Italia la lezione del maestro urbinate.

L'esposizione è il risultato di un progetto iniziato nel 2020, in occasione del 500° anniversario della morte del Maestro, finalizzato alla selezione, allo studio e alla catalogazione dei disegni italiani riconducibili alla cerchia di Raffaello posseduti dalla Biblioteca Reale. Realizzato in partnership con Intesa Sanpaolo – Gallerie d’Italia, il lavoro è stato affidato ad Angelamaria Aceto, ricercatrice presso l’Ashmolean Museum di Oxford, Istituto che conserva la più importante raccolta di disegni di Raffaello al mondo.

 


I disegni sono forme d’arte di particolare fascino perché danno accesso alla dimensione più intima di un artista, testimoniano il processo creativo e formativo di un autore, diversamente da altre, si basano sull’utilizzo di poche tecniche, spesso un unico medium su una piccola porzione di carta bianca. Questa essenzialità conferisce loro una particolare forza espressiva, i disegni rivelano l’essenza della mano e della mente che li ha prodotti, ma la lettura del messaggio può risultare meno immediata rispetto ad altre opere d’arte. Per questo la mostra presenta un ricco apparato didascalico, con grandi pannelli contenenti anche immagini di confronto con opere possedute da altri Musei, per accompagnare il visitatore alla scoperta dell’articolato mondo della tradizione disegnativa rinascimentale fatta di citazioni, di copie e di studi per altre opere.
 
Il percorso espositivo è articolato in tre sezioni: Perugino e la formazione di Raffaello in Umbria; i seguaci di Raffaello a Roma negli anni delle committenze pontificie; i continuatori di Raffaello.

Nella prima sezione sono presenti i disegni di Perugino, il “divin pittore” formatosi nella prestigiosa bottega fiorentina di Andrea del Verrocchio, frequentata a quel tempo dagli artisti più promettenti, tra cui Sandro Botticelli e Leonardo da Vinci. Perugino trasmette ai suoi allievi il valore della pratica disegnativa, tra questi il più talentuoso è il giovane Raffaello Sanzio da Urbino, che acquisisce rapidamente la lezione del maestro: lo stile classico e rigoroso, l’equilibrio e lo studio matematico delle proporzioni e della prospettiva, diventando rapidamente un modello indiscusso per gli artisti che lo seguiranno.




 La seconda sezione è invece dedicata ai seguaci di Raffaello, giovani artisti che negli anni di papa Leone X arrivano a Roma da diverse città d’Italia e confluiscono numerosi nella bottega dell’artista urbinate, richiamati dal suo carisma e dal grande successo che gode presso i committenti più potenti e facoltosi. La gran mole di commissioni, unita alla sua nota generosità intellettuale, portano Raffaello a delegare molto lavoro ai suoi promettenti allievi che hanno così l’opportunità di apprendere rapidamente e di maturare artisticamente sotto la guida del maestro. Alla morte improvvisa e prematura di Raffaello, Giulio Romano è ormai un pittore con grande esperienza e capace di produzione autonoma, in grado di continuare molte delle prestigiose commissioni lasciate incompiute dal Maestro. In questo periodo la sua attività si intreccia strettamente con quella di Polidoro da Caravaggio, Perino del Vaga e Baldassarre Peruzzi, e di personaggi un po’ meno noti ma ugualmente interessanti come Vincenzo Tamagni.

La terza sezione documenta infine il fervente clima artistico della Roma di Clemente VII che attira in città artisti da tutta Italia. Tra questi, il ventenne Parmigianino, il cui incontro con le gloriose antichità classiche e con Raffaello cambia radicalmente la sua arte. Negli stessi anni un altro emiliano, Biagio Pupini, si trasferisce a Roma, cadendo profondamente sotto l’influenza di Polidoro da Caravaggio, di cui assorbe l’espressivo linguaggio grafico. Anche Baccio Bandinelli rivolge lo sguardo ai disegni di Raffaello quasi come fossero un mezzo per comprendere meglio la sua stessa personale risposta all’espressiva poesia visiva di Michelangelo, come dimostra eloquentemente un poco discusso disegno a penna e inchiostro presente in mostra.

 Il percorso espositivo si conclude con un’innovativa proposta di ricostruzione di un foglio ricavato da tre frammenti, contenuti nel taccuino di modelli di Girolamo da Carpi, un manufatto che nei contenuti e nella forma ci racconta molto della cultura rinascimentale.


 

Orari
Dal martedì alla domenica 10 - 19, ultimo ingresso ore 18. Chiuso il lunedì.
Biglietteria presso i Musei Reali e direttamente in Biblioteca Reale – piazza Castello 191.
Acquisto online: www.coopculture.it
 
Tariffe
Intero: € 10
Ridotto: € 2 (18 anni-25 anni)
 
Combinato 1 – ingresso alla mostra e ai Musei Reali: € 20,00 intero over 25 anni
Combinato 2 – ingresso alla mostra e ai Musei Reali: € 4,00 ridotto (18-25 anni)
 
Gratuito: under 18; 1 accompagnatore per ogni gruppo adulti; 1 accompagnatore per disabili non autosufficienti; 2 accompagnatori per gruppi scolastici; giornalisti con regolare tessera dell’Ordine Nazionale; soci ICOM; possessori di Abbonamento Musei; possessori di Torino + Piemonte Card e Royal Card; dipendenti MiC muniti di tesserino; guide turistiche munite di tesserino.

06/05/22

Art City Bologna 2022


 
Quest'anno ART CITY Bologna si svolge dal 7 al 15 maggio 2022, si tratta della decima edizione. 

Il progetto di alleanza culturale nato dalla collaborazione tra Comune di Bologna e BolognaFiere per affiancare con mostre, eventi e iniziative speciali l'annuale svolgimento di Arte Fiera e proporre un'originale esplorazione di musei e luoghi d'arte in città, quest'anno si presenta con molte novità.

Dopo la decisione di posticipare alla stagione primaverile la tradizionale edizione di fine gennaio della più longeva fiera d'arte italiana a causa dello scenario pandemico, ART CITY Bologna conferma lo spirito collaborativo consolidato con la manifestazione fieristica, riposizionandosi per il secondo anno consecutivo nel mese di maggio, dopo l'apprezzata edizione sperimentale organizzata nel 2021.

Coordinato dall'Area Arte Moderna e Contemporanea | Istituzione Bologna Musei sotto la direzione artistica di Lorenzo Balbi, il programma offrirà un ricco calendario di inaugurazioni e aperture straordinarie a partire da sabato 7 per proseguire fino al weekend successivo, in concomitanza con Arte Fiera prevista dal 13 al 15 maggio 2022.

05/05/22

Allora & Calzadilla da Chantal Crousel a Parigi

 


Alla Galerie Chantal Crousel sono presenti dei nuovi lavori di Allora & Calzadilla, raccolti sotto il titolo Antille. Si tratta di un progetto digitale Penumbra (2020) che avvolge la galleria, l'installazione Graft*** (2021) che ricopre l'intero spazio della galleria e tre pannelli della serie Electromagnetic Field.  Un'immersione emotiva e affascinante che conferma la bravura di questi artisti. 







04/05/22

Surrealismo al Peggy Guggenheim di Venezia

 


Quest'anno la Collezione Peggy Guggenheim, guarda all'esoterismo con la mostra "Surrealismo e magia. La modernità incantata" curata da Gražina Subelytė, Associate Curator, Collezione Peggy Guggenheim

Il progetto nasce dalla collaborazione tra la Collezione Peggy Guggenheim e il Museum Barberini, è la prima mostra internazionale ad affrontare l’interesse dei surrealisti per la magia, l’esoterismo, la mitologia e l’occulto. Con una sessantina di opere, nella sede veneziana, provenienti da oltre 40 grandi istituzioni internazionali e collezioni private, l’esposizione offre un’ampia ed esaustiva panoramica del Surrealismo nel suo complesso, e prende in esame gli innumerevoli modi in cui la magia e l’occulto ne hanno caratterizzato lo sviluppo, dalla Pittura metafisica di Giorgio de Chirico all’iconico dipinto di Max Ernst La vestizione della sposa, del 1940, per arrivare all’immaginario occulto delle ultime opere di Leonora Carrington e Remedios Varo. In generale gli artisti che aderiscono al movimento alimentano la nozione dell’artista come alchimista, mago o visionario, guardando alla magia come a una forma di discorso poetico e filosofico, legato a processi di emancipazione personale.



All’origine dell’esposizione è il superbo patrimonio di opere surrealiste della Collezione Peggy Guggenheim, opere iconiche che riflettono con grande enfasi il dialogo tra gli autori stessi e la tradizione dell’occulto. Molti artisti, le cui opere sono incluse in mostra, vengono esposti da Peggy Guggenheim, che alla fine degli anni trenta del XX secolo è considerata una delle collezioniste più vivaci del Surrealismo. È in quegli anni che la mecenate acquisisce familiarità con il movimento e presto diventa intima amica di Max Ernst e André Breton, che con il suo Manifesto del Surrealismo, pubblicato nell’ottobre del 1924, è considerato il fondatore del movimento letterario e artistico che di lì a poco sarebbe diventato la principale avanguardia dell’epoca.





Il percorso espositivo include lavori di Victor Brauner, Leonora Carrington, Salvador Dalí, Giorgio de Chirico, Paul Delvaux, Maya Deren, Óscar Domínguez, Max Ernst, Leonor Fini, René Magritte, Roberto Matta, Wolfgang Paalen, Kay Sage, Kurt Seligmann, Yves Tanguy, Dorothea Tanning, e Remedios Varo. Tra i musei da cui provengono le opere si annoverano: Centre Pompidou, Parigi, National Galleries of Scotland, Edinburgo, Moderna Museet, Stoccolma, Israel Museum, Gerusalemme, The Menil Collection, Houston, Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofia, Madrid, Art Institute of Chicago, The Metropolitan Museum of Art, Solomon R. Guggenheim Museum e Whitney Museum of American Art, New York, Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea a Rivoli-Torino. 

03/05/22

Scarabocchio a Villa Medici di Roma


Foto di Daniele Molajoli

 Fino al 22 Maggio l'Accademia di Francia a Roma – Villa Medici ospita la stupenda mostra  dal titolo "Gribouillage / Scarabocchio. Da Leonardo da Vinci a Cy Twombly," curato da Francesca Alberti, direttrice del dipartimento di storia dell’arte all’Accademia di Francia a Roma. 

La mostra si sviluppa in due presentazioni successive, entrambe inedite e complementari, una a Roma e l’altra a Parigi: la prima ora in corso a Villa Medici, a cui sarà seguita la seconda ai Beaux-Arts di Parigi dal 19 ottobre 2022 al 15 gennaio 2023.



Con circa 300 opere originali che vanno dal Rinascimento all’epoca contemporanea, questa duplice presentazione mette in luce uno degli aspetti più sconosciuti e meno controllati della pratica del disegno. Affrontando le molteplici sfaccettature dello scarabocchiare in ambito artistico, dagli schizzi imbrattati sul retro dei dipinti agli scarabocchi che diventano vera e propria opera, l’esposizione mostra come queste pratiche grafiche sperimentali, trasgressive, regressive e liberatorie, che sembrano non obbedire a nessuna regola, hanno da sempre scandito la storia della creazione artistica.

Il Rinascimento, per liberarsi dai vincoli del Disegno poi detto “accademico”, ha prodotto forme grafiche libere, istintive e gestuali, che evocano i disegni rudimentali dei bambini, le divagazioni calligrafiche ai margini dei manoscritti o ancora i graffiti di mani anonime che ricoprono i muri delle città. Picasso, parlando appunto dei bambini, affermava: “Mi ci è voluta una vita intera per disegnare come loro”; ma già Michelangelo si divertiva a imitare i personaggi (fantocci) disegnati maldestramente sulle facciate fiorentine. L’esposizione esplora questo lato nascosto del fare artistico e invita i visitatori a spostare lo sguardo sul retro dei dipinti o sulle pareti della bottega, al margine dei disegni o sotto gli affreschi staccati….

Proponendo accostamenti inediti tra le opere dei maestri della prima modernità, Leonardo da Vinci, Michelangelo, Pontormo, Tiziano, Bernini…, e quelle di noti artisti moderni e contemporanei, Picasso, Dubuffet, Henri Michaux, Helen Levitt, Cy Twombly, Basquiat, Luigi Pericle…, la mostra rimette in questione gli ordini cronologici e le categorie tradizionali (margine e centro, ufficiale e non ufficiale, classico e contemporaneo, opera e documento) e pone la pratica dello scarabocchiare al centro della pratica artistica.



Nata da un progetto di ricerca promosso dalle curatrici, la mostra, co-prodotta con i Beaux-Arts di Parigi, è il risultato di un lavoro di coordinazione internazionale su ampia scala. Si avvale del sostegno del Centre Pompidou di Parigi e di una partnership con l’Istituto Centrale per la Grafica a Roma.

Gribouillage / Scarabocchio. Da Leonardo da Vinci a Cy Twombly, conta notevoli prestiti concessi da prestigiose istituzioni italiane ed europee, tra cui: Galleria degli Uffizi, Firenze; Gallerie dell’Accademia, Venezia; Museo e Real Bosco di Capodimonte, Napoli; Biblioteca Reale, Torino; Opera Primaziale Pisana, Pisa; Musée du Louvre, Parigi; Staatliche Museen, Berlino; Museu Nacional Soares dos Reis, Porto; Bibliothèque Sainte-Geneviève, Parigi; Casa Buonarroti, Firenze; Archivio Nazionale di Stato, Roma; Musée du Petit Palais, Parigi…

Le due mostre concepite in modo complementare offriranno ciascuna una selezione di opere e una lettura in chiave scenografica originale. L’esposizione romana che presenta circa 150 opere è articolata in sei sezioni tematiche che associano opere rinascimentali e contemporanee.



La mostra a Roma presenta in esclusiva alcuni prestiti eccezionali: lo straordinario palinsesto di disegni tracciati sul retro del Trittico della Madonna di Giovanni Bellini, conservato alle Gallerie dell’Accademia a Venezia, che il pubblico avrà l’occasione di scoprire per la prima volta, così come i disegni di Benozzo Gozzoli, Fra Bartolomeo, Michelangelo, Pontormo, Tiziano, Taddeo Zuccari, ma anche le opere dei  Carraci, di Simone Cantarini, Algardi, Bernini provenienti dalle più importanti collezioni italiane; o ancora la testa grottesca di Leonardo da Vinci, data in prestito dai Beaux-Arts di Parigi ; e il taccuino di Delacroix conservato all’Istituto nazionale di storia dell’arte di Parigi (INHA).

Il legame tra le due mostre di Roma e di Parigi è strutturato su un nucleo di opere comuni alle due sedi espositive, che include le porzioni di pareti staccate della bottega di Mino da Fiesole o dell’atelier di Giacometti; il Ritratto del Fanciullo con disegno di Giovanni Francesco Caroto; le fotografie di Brassaï e di Helen Levitt così come le varie opere emblematiche di Cy Twombly, di Asger Jorn, del gruppo Cobra, di Luigi Pericle e di altri maestri della modernità come Giacomo Balla.


02/05/22

Prossimamente Art Basel a Hong Kong


A fine mese arriva il primo grande progetto co-commissione di Art Basel e M+,  dal titolo "The Shape of Light" , si tratta di un'immagine in movimento site-specific di Ellen Pau, che sarà presentato in concomitanza con la fiera sulla facciata M+.

Amche l'Artist Tram Project viene lanciato con i lavori di Cherie Cheuk, Stephen Wong e Shum Kwan-yi, commissionato da Art Basel e co-presentato dall'Hong Kong Tourism Board.

Poi in occasione della seconda edizione della fiera ibrida, l'iniziativa digitale di Art Basel, Art Basel Live, coinvolgerà ancora una volta il pubblico più vasto online e in loco .


Queste alcune delle novità che ha annunciato Art Basel, il cui Lead Partner è UBS, che si svolgerà il 28 e 29 maggio 2022, con giorni di anteprima dal 25 maggio al 27 maggio 2022 a Hong Kong. 

L'edizione 2022 di Art Basel a Hong Kong, e la seconda edizione della sua fiera, accoglierà 130 gallerie leader da 28 paesi e territori. Oltre a importanti presenze i in Gallerie, Insights e Discoveries, l'evento di quest'anno offrirà programmi pubblici dinamici che mettono in risalto gli artisti locali e creano connessioni significative nella città e in tutto il mondo.

01/05/22

TBA21 20 anni di cooperazioni artistiche al C3A


“Abundant Futures: Works from the TBA21 Collection” Daniel Steegman Mangrané, Incomplete Infinity. TBA21 Thyssen-Bornemisza Art Contemporary Collection Photo: Rafael Suárez


Festeggia i 20 anni di attività la TBA21 con una bella mostra al C3A, Centro de Creación Contemporánea de Andalucía intitolata "Abundant Futures".

Il progetto celebra la lunga collaborazioni fra la TBA21 e gli artisti.

Una mostra su larga scala, che copre oltre 3000 m2, segna il 20° anniversario della fondazione nel 2022 ed è curata dalla direttrice artistica di TBA21 Daniela Zyman. Abundant Futures riunisce più di 40 opere e commissioni della Collezione TBA21, mentre si svolge in due fasi, una ad aprile e una seconda in autunno. In collaborazione con la Junta de Andalucía e il Comune di Córdoba, la mostra inaugura la presenza triennale di TBA21 nel Centro de Creación Contemporánea de Andalucía, C3A, 2022-2024 di Cordova. Attraverso la mostra e la programmazione estesa, TBA21 aspira ad animare ulteriormente l'eredità dell'impegno della famiglia Thyssen-Bornemisza in Spagna.

"Abundant Futures: Works from the TBA21 Collection" Matthew Ritchie. The Family Farm, 2001 TBA21 Thyssen-Bornemisza Art Contemporary Collection Photo: Rafael Suárez

La generosa selezione di opere dalla collezione di TBA21 mette in conversazione una ricchezza di visioni artistiche e proposte, raccogliendo diverse generazioni di artisti in più aree geografiche e lavorando in una varietà di media. Le opere in mostra includono diverse opere di Olafur Eliasson, come la serie fotografica The glacier melt series (1999/2019, 2019) che cattura diverse dozzine di ghiacciai in Islanda come parte del suo progetto in corso per documentare i paesaggi ghiacciati che si allontanano e si sciolgono del paese, oltre a una grande installazione intitolata Reversed Waterfall (1998), un cenno di Eliasson alla padronanza idraulica dei corsi d'acqua dell'Alhambra, nel giardino esterno. La recente serie di opere scultoree di Asunción Molinos Gordo, ¡Cuánto río allá arriba! (2021) individua i vari usi che l'acqua fluviale ha avuto nella storia e i dipinti di Regina de Miguel offrono visioni scientifico-futuristiche di esseri multispecie o rappresentazioni cosmiche. I Say, (2017) di Camille Henrot, una scultura in alluminio pressofuso e bronzo che ricorda un abbraccio di arti potenzialmente sensuale è stata esposta in precedenza al Palais de Tokyo di Parigi.

“Abundant Futures: Works from the TBA21 Collection” From left to right: Heimo Zobernig, Untitled, 2019 and Ernesto Neto Esqueleto Glóbulos, 2001 Ernesto Neto Esqueleto Glóbulos, 2001 TBA21 Thyssen-Bornemisza Art Contemporary Collection Photo: Rafael Suárez


Sala Shaker E: sala@scott-andco.com