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05/10/26

Space Remembers




A New York la galleria Matthew Marks propone "Leidy Churchman: Space Remembers" con   tredici nuovi dipinti e tre sculture.Churchman è noto per la varietà dei suoi soggetti, che traggono ispirazione dalla natura, dai media contemporanei e dagli oggetti di uso quotidiano, nonché da una miriade di segni e simboli culturali. La scrittrice Alhena Katsof descrive i dipinti in mostra come opere che "trasformano il concetto di casa in una forza gravitazionale. Qui, la casa è cellulare e celeste, frammentata e integra".



In cinque dipinti di grandi dimensioni, ciascuno alto un metro e ottanta e largo due metri e settanta, Churchman adotta un approccio compositivo unico: un paesaggio sconfinato, un portale astrale, una vista iperingrandita e ravvicinata di una conchiglia. Un'opera raffigura la casa di Churchman su un'isola al largo della costa del Maine, un ambiente pastorale permeato da presenze inaspettate. Una mucca riposa in primo piano con un cespuglio di mirtilli che sembra spuntare dal suo ventre, accanto a due aragoste. L'icona di una divinità buddista protettrice fluttua sopra di essa.

04/10/26

Nel segno di Venezia , donazione Favaretto Rubelli



In mostra a Ca’ Rezzonico disegni dei maestri del Cinquecento e capolavori del Settecento, parte della donazione Favaretto Rubelli.  Un regalo alla città, nel segno di Venezia. 
 
Con la mostra di Ca’ Rezzonico - Museo del Settecento veneziano, Fondazione Musei Civici di Venezia presenta e celebra la recente donazione di opere su carta di Alessandro Favaretto Rubelli, presidente della celebre omonima impresa di tessuti: una preziosa serie di 29 disegni di antichi maestri veneti - tra cui Palma il Giovane, Carlevarijs, Ricci, Canaletto, Tiepolo -  testimonianza di una colta passione collezionistica, che l’avvocato e Cavaliere del lavoro  ha deciso di donare alla città di Venezia, destinando al Gabinetto dei disegni e delle stampe della Fondazione Musei Civici di Venezia. 
 
Il filo conduttore, con poche eccezioni, è rappresentato proprio dall’amore per la sua città, la sua storia e, soprattutto, i suoi artisti. L’impegno profuso nella propria impresa non ha, infatti, sottratto all’avvocato la possibilità di dedicarsi alla sua passione per la storia e l’arte della Serenissima: anche durante i viaggi d’affari all’estero, Alessandro Favaretto Rubelli ha raccolto un’importante collezione di libri antichi di argomento veneziano, comprendente opere di carattere storico, guide e album illustrati, che coprono un arco cronologico che va dalla fine del Quattrocento fino ai primi del Novecento.
 
La raccolta in mostra nel portego al primo piano di Ca’ Rezzonico si compone, essenzialmente, di due nuclei principali. Il primo, un gruppo di fogli del Cinquecento, tra cui spicca il Cristo tentato dal diavolo di Palma il Giovane, uno degli artisti più importanti a cavallo tra XVI e XVII secolo. Preparatorio per un telero perduto di Palazzo Ducale, il foglio mostra un alto grado di rifinitura, dove possiamo cogliere appieno l’abilità disegnativa del Palma, autore anche un altro foglio della collezione Favaretto Rubelli, con La preghiera di san Carlo Borromeo, datato 1624. Ma è il gruppo del Settecento veneziano il vero protagonista della raccolta, con rappresentati i principali artisti dell’ultimo secolo di storia della Serenissima. Cominciando da Luca Carlevarijs,  con ben cinque Studi di macchiette, tutti provenienti dalla collezione di Tito Miotti, che vanno ad arricchire il nucleo di disegni dell’artista delle collezioni civiche, tra i più importanti al mondo assieme a quelli del British Museum e del Victoria and Albert Museum di Londra. Si tratta di piccoli fogli, nei quali Carlevarijs ha raffigurato popolani al lavoro, donne intente a conversare, uomini seduti o in piedi, andando a formare quel repertorio di personaggi che avrebbero poi popolato le sue vedute. A Sebastiano Ricci appartiene un disegno a matita nera preparatorio per le Tentazioni di Sant’Antonio abate, saggio magistrale della capacità del maestro di definire i chiaroscuri con un segno sicuro e un tratteggio vigoroso.  Anche gli allievi di Ricci sono ben rappresentati nella collezione Favaretto Rubelli: Gaspare Diziani è presente con due studi, mentre Francesco Fontebasso è rappresentato da una copia giovanile di un quadro del maestro. Immancabile in una raccolta di disegni veneti una caricatura di Giambattista Tiepolo, in questo caso proveniente dall’album Valmarana, come si evince dagli angoli ritagliati. Si tratta di uno splendido esempio delle capacità satiriche del maestro, in grado di dare vita ai suoi personaggi con pochi tratti di inchiostro. Infine, un posto di rilievo è occupato da due studi di vedute di Giovanni Antonio Canal, detto Canaletto, che facevano parte di un album appartenuto a Italico Brass e in seguito disperso. Si tratta di prove affascinanti del pittore veneziano, e di testimonianze importanti del suo metodo di lavoro, che arricchiscono di molto le collezioni civiche veneziane.
 
Un gesto importante quello dell’avvocato Favaretto Rubelli che fornisce molte conferme; il ruolo centrale del Gabinetto dei disegni e delle stampe nello studio, nella conservazione e nella valorizzazione della grafica antica; l'attività di Fondazione Musei Civici di Venezia come realtà in grado di custodire, raccontare, il patrimonio culturale affidatole, perché siano tesoro delle future generazioni; infine, ma non ultimo, come la generosità e la visione dei donatori sia, ancora oggi, la base costituente di patrimonio collezionistico e di un senso civico, a beneficio della collettività. 
 
Entrato nell’azienda di famiglia nel 1955, a soli 24 anni, Alessandro Favaretto Rubelli ha saputo, guidarla in breve tempo, verso i mercati internazionali, aprendo sedi e showroom in tutto il mondo: da Londra a Parigi, da New York a Lione, fino a Dubai. Sotto la sua presidenza, la Rubelli firma una serie di collaborazioni con artisti e atelier di fama mondiale per ampliare l’offerta tessuti esclusivi e raffinati. Nel 2018 nasce, infine, la Fondazione Rubelli, che ha come obiettivo promuovere e diffondere il patrimonio culturale, storico e contemporaneo dell’azienda, che comprende, insieme all’Archivio Storico, una serie di bozzetti per tessuti e oltre cinquantamila campioni tessili.
 

NEL SEGNO DI VENEZIA
La donazione Alessandro Favaretto Rubelli
 
23 settembre 2026 – 11 gennaio 2027
Ca' Rezzonico - Museo del Settecento Veneziano
A cura di Alberto Craievich

Informazioni utili 
Orari museo:
  -  fino al 31 ottobre: 10.00 – 18.00 (ultimo ingresso ore 17.00)
  -  dall'1 novembre: 10.00 – 17.00 (ultimo ingresso ore 16.00)
Chiuso il martedì 
Biglietti: la mostra è inclusa nel biglietto e nel percorso di visita del museo 

 

03/10/26

Global Antiquity



Semi-capitello di lesena figurato gandhārico-corinzio Butkara I, valle dello Swat, Pakistan (antica regione del Gandhāra), I secolo d.C., dinastia 
Kushan Scisto scolpito a rilievo 17,9 x 27,8 x 20,9 cm MAO - Museo d’Arte Orientale, Torino Su concessione della Fondazione Torino Musei. Foto: Maurizio Elia (2006)

Fondazione Prada presenta “Global Antiquity”, una mostra di ricerca a cura di Salvatore Settis , Anna Anguissola e Chiara Ballestrazzi , in un allestimento concepito da Rem Koolhaas e AMO/OMA , a Milano dal prossimo 5 novembre 2026 al 1 marzo 2027. “Global Antiquity ” propone una prospettiva inattesa sulle interazioni tra le culture del Mediterraneo e quelle dell’Asia in un ampio arco cronologico , dal700 a.C. al 1000 d.C. circa .

La mostra si inserisce in un ’indagine più articolata che Fondazione Prada ha intrapreso nel 2015 quando ha proposto contemporaneamente n elle sed i di Milano e Venezia “Serial Classic” e “Portable Classic”, due esposizioni curate da Salvatore Settis (con Anna Anguissola a Milano e con Davide Gasparotto a Venezia) , ed è proseguita nel 2022 a Milano con “ Recycling Beauty ” (a cura di Salvatore Settis e Anna Anguissola con Denise La Mon ica ), una ricognizione dedicata al riuso di antichità greche e romane in contesti post -antichi, dal Medioevo al Barocco.

La premessa di questa ampia ricerca è la volontà di considerare l’arte antica non solo come un’eredità del passato , ma anche come un elemento vitale in grado di incidere sul presente e 
sul futuro. Temi come la serialità, il riuso, il riciclo e la globalità sono strettamente legati alla nostra concezione di modernità, ma testimoniano anche la straordinaria persistenza di alcuni 
valori, categoriee modelli del passato . Grazie a un innovativo approccio curatoriale e a modalità espositive sperimentali sviluppate da Rem Koolhaas e AMO/OMA , il patrimonio 
antico diventa , per usare le parole di Salvatore Settis, “ una chiave di accesso alla molteplicità delle culture del mondo contemporaneo”.

Attraverso un ’attenta selezione di oltre 150 opere e oggetti, “Global Antiquity” propone uno sguardo originale sulle relazioni artistiche, culturali, commerciali e politiche che , nel corso di oltre 1.700 an ni di storia , hanno collegato popoli e culture dal Mediterraneo all ’Asia, attraverso continenti e mari. Ognuno degli oggetti esposti , provenienti da diverse aree del mondo, diventa un soggetto narrativo in grado di testimoniare relazioni significative tra due o 
più zone geografiche e società , spesso distanti tra loro. In questa prospettiva , il luogo di ritrovamento di un manufatto riveste la stessa importanza di quello originario di produzione . 
Connettere questi punti in una mappa globale consente di individuare una pluralità di rotte commerciali e di legami politi ci, culturali , economici e religiosi , ben oltre le cosiddette vie della seta e delle spezie. Il mondo antico ne emerge come una trama fitta e dinamica di scambi estesi su scala intercontinentale. 

“Global Antiquity” sottolinea l’intensità e la reciprocità di queste connessioni che si sono sviluppa te non solo lungo percorsi lineari e univoci, ma hanno anche costruito una rete fluida 
e in continua evoluzione di direttrici poligonali . Mettendo in scena inattese presenze “mediterranee” in Cina , o esponendo una statuetta femminile del subcontinente indianogiunta a Pompei prima dell ’eruzione del 79 d.C. , la mostra innesca un cortocircuito spazio -temporale che invita a ripensare il nostro sguardo sulla storia e a riflettere sul presente attraverso una prospettiva di lunga durata. 

Due dei temi alla base del progetto trovano particolare risonanza nel dibattito pubblico contemporaneo : l’idea di globalità, luogo comune e argomento controverso ne l discorso politico ed economico di oggi , e il complesso fenomeno dell’ibridazione culturale . Da una parte, “Global Antiquity ” ci ricorda che, per usare le parole dello scrittore Amitav Ghosh , “ è impossibile immaginare un mondo senza connessioni globali. Queste sono sempre esistite e nessun luogo è sfuggito alla loro influenza. ” In particolare, la mostra indaga il rapporto dialettico tra i concetti di globalità e di globalizzazione. Come emerge dal percorso espositivo, la nozione di globalità è più legata al mondo antico e segue dinamiche orizzontali, osmotiche e reciproche, mentre la globalizzazione si riferisce a un sistema moderno o contemporaneo, definito da processi verticali guidati da forze economiche e politiche che operano su scala mondiale . D all’altra parte, l ’intensità e la molteplicità degli scambi culturali analizzati in “Global Antiquity ” offrono solide basi per mettere in discussione la retorica identitaria dominante e le dinamiche protezionistiche e isolazionistiche del nostro tempo, fondate sull ’idea che ogni realtà culturale ed etnica costituisca una fortezza chiusa in sé stessa, assediata dagli “ altri” e, per questo, da difendere a ogni costo.

Come spiega Salvatore Settis: “ Questa mostra offre una costellazione di casi esemplari, ciascuno segnato da una propria forma di interazione fra culture, ma tutti riconducibili a una stessa trama: la rete poligonale di commerci e influenze che attraversava l ’Eurasia , spingendosi oltre i suoi confini e alimentando una reciproca consapevolezza e curiosità su vastissima scala. Dal nostro atlante di micro -storie emerge così una macro -storia in cui la globalità pre-moderna appare come una condizione di equilibrio instabile, ma aperta a innumerevoli potenzialità. ”

Il progetto espositivo, concepito da Rem Koolhaas con Giulio Margherie il team dello studio AMO/OMA, si sviluppa al piano terra del Podium, il principale spazio della sede di Milano. L ’allestimento traduce l ’idea curatoriale in una serie di storie individuali, ciascuna presentata 
attraverso un display che riflette le diverse reti di scambio. Questi supporti , realizzati in metallo e fibra di vetro, sono disposti all’interno di una configurazione spaziale che invita i l pubblico a esplorare le opere e i manufatti della mostra secondo criteri di convergenza, simmetria e intersezione.

Il principio di convergenza riguarda , per esempio, la compresenza di oggetti provenienti da contesti diversi in un unico luogo , come nel caso del sito di Begram in Afghanistan, rivelando l’esistenza di intensi rapporti commerciali e cul turali che collegavano regioni molto distanti tra loro . Il cosiddetto tesoro di Begram, rinvenuto alla fine degli anni Trenta e oggi conservato nel Museo di Kabul e nel Musée Guimet a Parigi, comprende oggetti di lusso appartenuti alle raffinate élite locali e giunti in quel luogo tra il I e il II secolo d.C. da un ’area vastissima, dall ’Impero romano all ’Asia occidentale, dalla Cina degli Han all ’India e alle regioni limitrofe . L ’idea di convergenza può essere esemplificata anche da un singolo oggetto , come il cofanetto rinvenuto a Belmonte Piceno, nelle Marche, e realizzato tra il 560 e il 540 a.C. , un capolavoro in avorio con preziosi inserti di figure in ambra . I materiali impiegati testimoniano reti commerciali di ampia portata : l’avorio prove niva infatti dall ’Africa o dall ’Asia attraverso le rotte commerciali del Mediterraneo orientale , mentre l ’ambra era importata dal lontano Mar Baltico, attraversando l’Europa fino all’Adriatico . Le scene e i personaggi di cultura etrusca e greca che decorano il cofane tto mostrano influenze estranee alla tradizione locale picena e , invece, testimoniano una conoscenza profonda della cultura ellenica, resa possibile dalla circolazione della ceramica greca a figure nere nel Mediterraneo. 

L ’idea di simmetria si può rintracciare nella ripresa di iconografie quasi identiche in oggetti e manufatti appartenenti a epoche e aree tra loro distanti . È il caso di due oggetti molto rari presenti in mostra : la moneta argentea con Alessandro e il re indiano Poro (325 –323 a.C.circa ), probabilmente coniata a Babilonia al tempo di Alessandro Magno , e il Cammeo di 
Shapur I, vincitore dell ’imperatore romano Valeriano (260 –270 d.C. circa ), proveniente dall ’Iran sasanide . Entrambe le opere utilizzano un linguaggio figurativo che enfatizza la superiorità di un sovrano rispetto all ’avversario sconfitto . Pur appartenendo ad ambienti diversi , la moneta d ’argento e il cammeo in sardonica svolgono la stessa funzione ideologica: tradurre la vittoria militare e la subordinazione del nemico in un’immagine che legittima e celebra il potere di un re, greco in un ca so e persiano nell’altro .

L ’intersezione fra culture è esemplificata in mostra da oggetti e manufatti che evidenziano particolari ibridazioni artistiche: è il caso del rivestimento in oro del Gorytos scitico (metà del IV secolo a.C.) , rinvenuto a Melitopol in Ucraina, una custodia per arco e frecce, parte dell’equipaggiamento militare e cerimoniale delle popolazioni nomadi di stirpe iranica che occupavano le steppe dell ’Eurasia, dalla regione d el Mar Nero all ’Asia centrale . È decorato
con scene tratte dalla mitologia greca, in particolare con episodi della vita di Achille . La sua lavorazione a sbalzo e a cesello, la composizione narrativa in registri e i motivi ornamentali vegetali appartengono alla tradizione dell ’oreficeria greca. Questo manufatto in uso fra le élite militari scitiche è la dimostrazione concreta di come, nel IV secolo a.C., le interazioni tra il mondo greco e quello delle steppe fossero intense e creassero nuove forme artistiche attingendo a una molteplicità di tradizioni culturali.

Il percorso espositivo al centro del Podium è introdotto e concluso da due gruppi di opere che fungono da prologo ed epilogo della mostra. Il primo trittico include il busto romano in marmo del “ Sacerdote indio ” (fine del II secolo d.C.) del Museo Nacional del Prado , il Buddha assiso in meditazione nella posizione del loto (II-III secolo d.C .) del Museo delle Civiltà di Roma , appartenente alla produzione buddhista del Gandh āra (corrispondente all’area dell ’attuale Pakistan settentrionale e dell ’Afghanistan orientale) e il busto romano in prestito da una collezione privata che vuol rappresenta re il Ritratto di Apollonio di Tiana (II sec. d.C. circa), un filosofo e taumaturgo greco di età romana che , secondo il suo biografoFilostrato , avrebbe raggiunto l’India nord -occidentale, spinto dal desiderio di conoscere la sapienza orientale. Attraverso l’accostamento di queste tre opere si vuole mostrare come la cultura e la religione indiane fossero oggetto di profondo interesse e di curiosità nel mondo greco -romano . Il secondo trittico indaga la trasformazione della figura del Buddha in quella di un santo cristiano. Il Buddha stante in scisto (I–III secolo d.C.) di area gandhāricaconservat o al Museo delle Civiltà di Roma, la lastra in marmo scolpita che rappresenta un Apologo dalla vita dei santi Barlaam e Iosafat (1225 -1230 circa ), in prestito da l Museo della Cattedrale di Ferrara , e l’Icona dei santi Barlaam e Iosafat dall ’Asia minore (1799) del Museo Bizantino e Cristiano di Atene rappresentano tre fasi di un lungo processo di trasmissione , assimilazione e reinterpretazione culturale, in cui la figura del Buddha è progressivamente modificata da modello di sapienza indiana a immagine di santità cristiana . Un focus è dedicato ai lavori tessili di varia provenienza ( dalla Cina ai Musei Vaticani, al Qatar ) esposti in un container esterno collegato al Podium . Un altro approfondimento indaga la possibile origine cinese del la tes ta del Leone di San Marco , posto su una colonna nella Piazzetta accanto al Palazzo Ducale , come esempio di collegamento artistico e culturale lungo ampie rotte commerciali e di scambio .

“Global Antiquity” include statue e frammenti scultorei, rilievi, iscrizioni, calchi in gesso, scacchi, monete, tessuti, astrolabi, gioielli, corni potori , brocche, coppe e altri oggetti di uso quotidiano e cerimoniale provenienti da collezioni private e musei italiani e internazionali , tra i quali The Metropolitan Museum o f Art di New York, J. Paul Getty Museum di Los Angeles,  British Museum di Londra, Musée du Louvre e Musée Guimet di Parigi, Museo Nacional del Prado di Madrid, Musei Vaticani , Museo delle Civiltà e Musei Capitolini di Roma, Parco Archeologico di Pompei e Museo archeologico nazionale di Napoli . 

In occasione della mostra, Fondazione Prada pubblicherà un ampio volume illustrato progettato graficamente da 2x4 . Il libro comprende un’introduzione di Miuccia Prada,  Presidente e Direttrice di Fondazione Prada, un testo critico di Salvatore Settis , 27 saggi di studiosi italiani e internazionali , un’ampia raccolta di schede di approfondimento delle opere esposte, redatte da oltre 40 specialisti, e una serie di mappe tematiche e storiche che  ricostruiscono le trasformazioni geopolitiche e le connessioni tra Europa, Asia e  Mediterraneo dal 700 a.C. al 1000 d.C. circa . Il volume sarà disponibile anche nella nuova  collana “Dispense” che propone una selezione di cataloghi della Fondazione, ristampati in  formato medio e in bianco e nero.

02/10/26

Lady in Blue al Fourth Plinth



Quest'autunno il mitico Fourth Plinth in Trafalgar Square a Londra  ospita una Lady in Blue, divertente scultura in bronzo dell’artista americana Tschabalala Self.

Questa iniziativa da sempre porta per un breve tempo un'opera di arte contemporanea nel cuore della città londinese. 

Svelata il 10 settembre 2026, Lady in Blue rende omaggio a una giovane donna metropolitana – una figura quotidiana – che rispecchia molte delle londinesi di oggi. L'opera è nata dal desiderio di portare a Trafalgar Square una "donna comune" contemporanea. Realizzata in bronzo, la statua indossa un abito dipinto di un blu vibrante e gli accessori riproducono il lapislazzuli. Questa pietra rara e preziosa è stata utilizzata come pigmento fin dall'antichità.

La Signora in Blu è una donna in cui molti possono riconoscersi. Non è un idolo da venerare né una figura storica da commemorare. È una donna che si proietta verso il nostro futuro collettivo con ambizione e determinazione. È una londinese che rappresenta lo spirito della città.





Il Quarto Plinto è una delle opere d'arte pubblica più famose al mondo.

Svolge un ruolo importante nel portare l'arte contemporanea e il dibattito a milioni di persone gratuitamente e nel gettare una nuova luce sulla piazza più storica di Londra.

Le opere destinate al Fourth Plinth vengono selezionate tramite consultazione pubblica e decisione del Fourth Plinth Commissioning Group, un comitato indipendente composto da artisti, giornalisti e curatori. Il sindaco  poi approva l'artista vincitore sulla base delle raccomandazioni del gruppo di commissione.

01/10/26

Nachtruhe di David L. Johnson




Molto interessante il progetto "Nachtruhe" che David L. Johnson presenta presso la galleria Thomas Schulte di Berlino sul tema dei parchi nelle città, sia nella loro accezione pubblica che privata. 



Comunicato stampa 

Nella città di Filadelfia, il Codice Comunale §10-303 (Condotta illecita dei minori) vieta ai minori non accompagnati di rimanere negli spazi pubblici dopo determinate ore notturne. I minori di età pari o inferiore a tredici anni hanno un coprifuoco dalle 21:30 alle 6:00, mentre i minori di età compresa tra i quattordici e i diciassette anni hanno un coprifuoco dalle 22:00 alle 6:00. Il coprifuoco modifica le condizioni legali dello spazio pubblico, conferendo alla polizia maggiori poteri per fermare e trattenere i giovani per strada, all'interno di attività commerciali e nelle aree verdi.

Dal 2014, il Dipartimento dei Parchi e delle Attività Ricreative di Filadelfia ha installato dispositivi Mosquito in oltre trenta parchi e centri ricreativi in ​​tutta la città. Questi dissuasori sonori emettono toni ad alta frequenza tra 16 e 18,5 kilohertz, causando irritazione e, in alcuni casi, nausea in caso di esposizione prolungata. Commercializzati come dispositivi destinati principalmente a persone di età inferiore ai venticinque anni, i Mosquito sono spesso udibili da un gruppo di ascoltatori molto più ampio. Sebbene la città affermi che questi dispositivi siano attivi solo durante le ore di coprifuoco, alcuni rimangono accesi tutto il giorno, rendendo la loro presenza sonora una condizione permanente in diversi parchi di quartiere.

A New York, l'applicazione del coprifuoco nei parchi si è intensificata negli anni '80, quando molti parchi cittadini erano ancora aperti 24 ore su 24. Nel 1988, il tentativo di imporre un coprifuoco notturno a Tompkins Square Park, all'epoca sede della più grande comunità di occupanti abusivi della città, scatenò proteste represse con violenza dalla polizia. Tre anni dopo, il parco fu sgomberato e chiuso con la forza, seguito da lavori di riqualificazione paesaggistica e di sicurezza che permisero un maggiore controllo sull'accesso.

Oggi, cancelli, riflettori e barricate della polizia continuano a limitare l'accesso a parchi newyorkesi come Tompkins. Allo stesso tempo, molti spazi pubblici accessibili a New York sono di proprietà privata e gestiti come spazi pubblici di proprietà privata (POPS). Sebbene in gran parte privi di cancelli, questi spazi sono spesso pattugliati da società di sicurezza private. In alcuni casi, le aziende praticano illegalmente fori o applicano targhette di pattugliamento su alberi e altre proprietà comunali per verificare i giri di ronda delle guardie, estendendo la sorveglianza privata oltre le proprietà che sono incaricate di pattugliare.

Il Parco Görlitzer di Berlino fa parte di una Kriminalitätsbelasteteter Ort (kbO), una delle sette zone di polizia designate in cui la polizia di Berlino può effettuare controlli di identità e perquisizioni senza sospetto individuale. Mantenuti sotto successive coalizioni del Senato, i confini precisi di queste zone sono rimasti segreti per anni. A seguito di continue pressioni pubbliche e richieste al Senato da parte di organizzazioni tra cui Kampagne für Opfer rassistischer Polizeigewalte Wrangelkiez United, una nuova legge di riforma della polizia ha imposto alla polizia di Berlino di rendere pubblici i confini esatti dei kbO per la prima volta nel febbraio 2026. Lo Stato di Berlino ha pubblicato ciascun kbO come mappa separata sul proprio sito web. Viste insieme, le mappe mostrano che il kbO che comprende il Parco Görlitzer si estende ben oltre il parco, attraversando il Canale Landwehr e collegandosi con il vicino kbO di Warschauer Brücke.

La chiusura notturna del Parco Görlitzer è entrata in vigore il 1° marzo nell'ambito di un programma di sicurezza promosso dal Senato di Berlino a guida CDU. Il provvedimento limitava l'accesso dopo le 22:00 e dopo le 23:00 durante i mesi estivi. Per far rispettare la chiusura, le autorità hanno installato dei cancelli su un muro di pietra preesistente, originariamente costruito come muro di contenimento per la stazione ferroviaria di Görlitzer del XIX secolo. Il 1° giugno, a seguito di diversi interventi materiali e legali da parte di attivisti e residenti locali, il Tribunale amministrativo di Berlino ha sospeso la chiusura, ritenendo che l'amministrazione del Senato non avesse l'autorità per imporla. Il parco rimane aperto di notte mentre la controversia legale è in corso, ma la recinzione resta al suo posto.

Testo di David L. Johnson

30/09/26

Animali della collezione Al Thani



Presso Hôtel de la Marine a Parigi è in corso la mostra "Animali" che attraverso oltre 120 opere provenienti dalla Collezione Al Thani, molte delle quali presentate a Parigi per la prima volta, esplora le rappresentazioni di creature reali e immaginarie di civiltà diffuse in quattro continenti, dal III millennio a.C. all'inizio del XX secolo.

Tra i pezzi più pregiati figurano una statuetta votiva laconica in bronzo raffigurante un cavallo del periodo geometrico (Grecia, 750-730 a.C.), un'imponente fibbia per cintura a forma di tigre (daigou) realizzata in Cina durante il periodo degli Stati Combattenti (475-221 a.C.), un'impugnatura per bastone da passeggio a forma di testa di serpente creata dalla Maison Fabergé (circa 1890) e una scultura in legno dell'uccello primordiale della cosmogonia Senufo (circa 1900).

La mostra è organizzata dalla Fondazione della Collezione Al Thani in collaborazione con il Centro dei Monumenti Nazionali.



la Collezione Al Thani

Con un approccio enciclopedico e rappresentativo di un'ampia gamma di culture e civiltà, la Collezione celebra la ricchezza della creatività umana e il potere universale dell'arte attraverso i secoli.

Le gallerie dedicate alla Collezione presso l'Hôtel de la Marine, che apriranno nel novembre 2021, presenteranno i capolavori della Collezione e ospiteranno anche mostre temporanee organizzate in collaborazione con musei di fama internazionale e prestiti occasionali da parte di istituzioni partner. Oltre alle mostre, la Collezione organizza giornate di studio e conferenze in una sala dedicata.


La Collezione è di proprietà della Al Thani Collection Foundation, un'organizzazione no-profit la cui missione principale è quella di promuovere l'arte e la cultura. Accompagna le iniziative artistiche fornendo sostegno ai progetti museali, alle mostre e alla pubblicazione di opere scientifiche che celebrano la ricchezza e la diversità delle culture.

In passato, le opere della Collezione Al Thani sono state presentate al pubblico attraverso mostre temporanee presso importanti istituzioni internazionali, tra cui il Metropolitan Museum of Art di New York, il Victoria and Albert Museum di Londra, il Museo dell'Ermitage di San Pietroburgo e il Museo Nazionale di Tokyo.

29/09/26

Art Basel Paris


Per gentile concessione di Art Basel

Torna Art Basel Paris e come già con la vecchia organizzazione de le Fiac si espanderà sulla città.  Un dialogo che aveva dato i suoi frutti e che sempre più il gruppo Art Basel sviluppa per organizzare i suoi eventi fieristici tanto più qui a Parigi.

In questa fase di grande crisi dove il sistema dell’arte risulta sempre più marginale; una visione più diffusa e aperta gioca sicuramente a favore. La distruzione del mercato normale e medio a favore di quello più caro ma molto ristretto ha snaturato tutto, per cui ora forse bisogna tornare a lavorare in modo più diffuso e con dei valori più sensati e meno speculativi.

 

La direzione di Karim Crippa, gioca cosi la carta più condivisa della convivialità, la bellezza della città e i tantissimi meravigliosi spazi.

 

Guardando all’interno della fiera paiono molto interessanti la proposta Premise con una visione curatoriale e la varia selezione degli incontri.

 

Ma eccovi il comunicato stampa


Per la sua quinta edizione, Art Basel Paris, sotto la guida del nuovo direttore Karim Crippa , pone Parigi al centro della fiera, considerandola parte essenziale della sua identità artistica e culturale. Riunendo 211 gallerie internazionali di spicco, tra cui 64 espositori con spazi espositivi in ​​Francia , l'edizione 2026 riflette la ricchezza dell'ecosistema delle gallerie parigine, estendendo al contempo la presenza della fiera ai musei, alle istituzioni, agli spazi pubblici e alle comunità creative della città.


Art Basel Paris si terrà al Grand Palais dal 23 al 25 ottobre 2026 , con giornate di anteprima il 21 e 22 ottobre.


L'edizione 2026 riunisce 183 gallerie nella sezione Galeries, 16 presentazioni personali in Emergence e 12 progetti a tema storico in Premise . Trentadue gallerie parteciperanno ad Art Basel Paris per la prima volta, mentre sei gallerie passeranno da Emergence a Galeries. Un numero record di 12 stand collettivi, che riuniranno 24 gallerie, creerà nuovi dialoghi tra programmi e prospettive artistiche differenti.


Quest'anno, Premise si trasferisce nel Salon Seine, uno spazio di 900 metri quadrati, offrendo maggiore spazio e visibilità a presentazioni basate sulla ricerca che rivisitano e ampliano le narrazioni consolidate della storia dell'arte.


Oltre alla fiera stessa, Art Basel Paris si estende in tutta la città attraverso un programma pubblico ampliato , con importanti commissioni e presentazioni al Petit Palais, Palais d'Iéna, Cité de l'architecture et du patrimoine, Parvis des Droits-de-l'Homme, Beaux-Arts de Paris, Avenue Winston-Churchill, Square Jean Perrin, Place Clemenceau e Jardin de la Nouvelle-France.


Il programma è arricchito dal ritorno di Oh La La!, un allestimento di due giorni che permetterà alle gallerie di trasformare i propri stand con opere nuove e stimolanti venerdì e sabato . L'edizione di quest'anno di Oh La La! sarà curata dalla direzione artistica dell'attrice francese Philippine Leroy-Beaulieu, con il tema Miti e Leggende.


Per la prima volta, Conversations approda nell'Auditorium del Grand Palais, riunendo artisti, direttori di musei, curatori, collezionisti e personalità del mondo della cultura per un programma di dibattiti e incontri individuali.


L'edizione di quest'anno si basa sul successo di Art Basel Paris 2025, che ha accolto oltre 73.000 visitatori e rappresentanti di oltre 240 musei e fondazioni.


Grazie al suo portfolio internazionale di gallerie, alla crescente rete di collaborazioni istituzionali e alla presenza ampliata nella capitale francese, Art Basel Paris 2026 consolida ulteriormente il suo ruolo all'interno di uno degli ecosistemi culturali più dinamici al mondo.


Secondo il rapporto Art Basel & UBS Global Art Market Report 2026 , le vendite in Francia hanno raggiunto i 4,5 miliardi di dollari nel 2025, rappresentando l'8% del mercato globale dell'arte e oltre la metà del mercato dell'UE in termini di valore. La Francia si posiziona al quarto posto tra i mercati dell'arte più grandi al mondo.


L'edizione 2026 riflette l'ampiezza e la pluralità della scena artistica contemporanea parigina, dove artisti, gallerie, musei e istituzioni culturali francesi e internazionali si incontrano. All'interno della fiera e in tutta la città, le pratiche artistiche spaziano tra pittura, scultura, installazione, fotografia, performance, letteratura, danza, cinema e nuovi media.


Il risultato è un'edizione che guarda oltre i confini tradizionali della fiera d'arte per esplorare i molteplici modi in cui l'arte viene prodotta, presentata, fruita e collezionata.

28/09/26

Torino, The Others



The Others torna per la sua XV edizione, dal 29 ottobre al 1° novembre 2026, all'interno della Contemporary Art Week torinese.

Quest'anno la fiera cambia prospettiva e trova casa in un luogo inedito: il piano terra del Parcheggio Lancia di piazzale Chiribiri, nel quartiere di Borgo San Paolo, grazie alla collaborazione con GTT - Gruppo Torinese Trasporti.

Borgo San Paolo è uno dei quartieri più autentici di Torino: nato come borgo operaio, oggi mescola anima popolare, creatività e vita di quartiere. Tra caffè storici, botteghe indipendenti e strade vivaci, conserva un forte senso di comunità, pur essendo a pochi minuti dal centro. Un angolo di Torino genuino e in continua evoluzione, dove tradizione e contemporaneità convivono con naturalezza.

Un primo sguardo alla nuova sede: scopri il Parcheggio Lancia nel nostro reel su Instagram.
Al centro del concept curatoriale, la scelta di questo luogo consente uno spostamento simbolico e percettivo: un parcheggio, spazio quotidiano destinato alla sosta e al transito, viene riconfigurato come sede espositiva. In questo modo, il pubblico è invitato a osservare con uno sguardo nuovo un luogo familiare, riscoprendone il potenziale come spazio di socialità e produzione culturale.
La struttura della fiera si sviluppa attraverso una serie di fermate espositive, all'interno delle quali gallerie, artisti e curatori presentano progetti site-specific e multidisciplinari, trasformando il parcheggio in uno spazio dinamico e partecipativo.

Per la XV edizione, The Others amplia inoltre il programma con una nuova sezione dedicata all'editoria, pensata per dare spazio a editori, pubblicazioni e progetti editoriali indipendenti.
La nuova sezione amplia così il percorso della fiera, introducendo l'editoria come ulteriore spazio di ricerca e confronto delle pratiche artistiche contemporanee.

27/09/26

F.G.Torres al Met di New York

 


Il Metropolitan Museum of Art presenterà la prima grande retrospettiva a New York dal 1995 dedicata alle opere del celebre artista contemporaneo Felix Gonzalez-Torres (nato nel 1957 a Guáimaro, Cuba; morto nel 1996 a Miami). A differenza di una tradizionale presentazione monografica, Felix Gonzalez-Torres: The Spaces Between , in mostra dal 10 giugno al 18 ottobre 2027, esporrà oltre 40 opere dell'artista – tra installazioni, dipinti, fotografie, sculture e video, provenienti da collezioni pubbliche e private – in diverse sedi del Museo, ricontestualizzando le gallerie in 14 aree di collezione del Met e reinterpretando di conseguenza il lavoro di Gonzalez-Torres. Tra le opere in mostra figurano "Untitled" (Go-Go Dancing Platform) , 1991, una piattaforma blu vuota circondata da 48 lampadine, attivate brevemente una volta al giorno da una ballerina go-go vestita di lamé; "Untitled" (Perfect Lovers) , 1987–1990, due orologi gemelli a batteria inizialmente impostati sulla stessa ora che inevitabilmente si desincronizzano; e "Untitled" (Revenge) , 1991, una scorta infinita di caramelle blu in involucri trasparenti. La collocazione di queste opere all'interno delle gallerie della collezione permanente del Museo – tra cui quelle dedicate all'arte egizia antica, all'arte medievale, agli interni storici britannici e alla scultura americana – creerà incontri che riflettono l'interesse dell'artista per la circolazione e la dispersione, l'interazione e l'impegno politico, e le soglie tra vita pubblica e privata. La mostra è organizzata in collaborazione con l'Art Institute of Chicago, che presenterà simultaneamente una mostra distinta, Felix Gonzalez-Torres: This Work Cannot Be Destroyed .


La mostra è sostenuta in parte dalla Fondazione Aretê/Betsy e Ed Cohen, Nancy Magoon, Kim e Jon Shirley, il Vanguard Council e Marguerite Hoffman.

"Felix Gonzalez-Torres è uno degli artisti più importanti del XX secolo. Le sue installazioni trasformano materiali effimeri in esperienze durature che affrontano temi come il tempo, la perdita e l'amore. Il suo lavoro è apprezzato sia per il suo rigore che per la sua essenziale poesia", ha affermato Max Hollein, Direttore francese e Amministratore delegato del Met. "Per la prima presentazione dell'artista a New York in oltre trent'anni, il Met esporrà le sue opere in tutto il museo, in dialogo con 5.000 anni di creatività umana. In vista dell'inaugurazione della Tang Wing, il nostro nuovo spazio dedicato all'arte moderna e contemporanea, prevista per il 2030, questa mostra di Felix Gonzalez-Torres dimostra come il Met possa attraversare epoche e geografie per far emergere nuove risonanze tra arte contemporanea e storica."

"Felix Gonzalez-Torres ha creato un corpus di opere che ha cambiato la storia, senza mai scegliere tra il personale e il politico, tra la disarmante immediatezza e la generosa enigmaticità", ha affermato David Breslin, curatore responsabile del Dipartimento di Arte Moderna e Contemporanea del Met. "La crisi dell'AIDS è stata il crogiolo che ha forgiato la sua risoluta chiarezza concettuale, e la sua genialità è consistita nel creare un corpus di opere aperto a diverse interpretazioni, in cui nuovi significati possono essere incorporati in quelli storici. Questa mostra rappresenta un'opportunità per portare una nuova attenzione critica su un artista la cui complessità è ancora in fase di piena comprensione. Presentandola al Met, espositiva che abbraccia l'intero Museo e i suoi dipartimenti, l'opera di Gonzalez-Torres ci offre l'opportunità di osservare ciò che unisce l'umanità attraverso il tempo e ciò che ci ancora al nostro presente."

"A trent'anni dalla prematura scomparsa di Gonzalez-Torres a causa delle complicazioni dell'AIDS, la sua opera continua a essere allo stesso tempo ingannevolmente bella e rigorosamente acuta, ostinatamente romantica e precisamente analitica, e stranamente attuale", ha affermato Ann Goldstein, direttrice ad interim del Museum of Contemporary Art di Los Angeles, che ha co-organizzato la prima grande mostra antologica dell'artista, Traveling , insieme ad Amada Cruz e Susanne Ghez, nel 1994. "Consapevole della probabile brevità della sua vita, Gonzalez-Torres ha strutturato deliberatamente il suo lavoro in modo da garantirne la continua esistenza: affinché si manifestasse di nuovo e attraverso coloro che non lo avrebbero conosciuto, e con titoli tra parentesi che non ne definissero mai il significato, rendendolo permeabile a ogni nuovo incontro."

Nato a Guáimaro, Cuba, nel 1957, Gonzalez-Torres trascorse parte della sua giovinezza all'estero, brevemente in Spagna e poi a Porto Rico, prima di stabilirsi a New York nel 1979, dove frequentò il Whitney Independent Study Program nel 1981 e nel 1983 e successivamente conseguì la laurea in Belle Arti presso il Pratt Institute. Dal 1987 al 1994, fu membro del Group Material, l'influente collettivo di artisti newyorkesi noto per le sue mostre e i suoi progetti pubblici a sfondo politico. Insieme ai membri fondatori Doug Ashford, Julie Ault e Tim Rollins, Gonzalez-Torres contribuì all'ampio approccio del collettivo alla ricerca e all'installazione artistica, tracciando le ripercussioni culturali e politiche negli Stati Uniti. Questo impegno per la memoria collettiva e la documentazione avrebbe influenzato la sua pratica artistica quando raggiunse la notorietà all'inizio degli anni '90. Le sue opere hanno trasformato una profonda attenzione per le tematiche sociali e politiche contemporanee, il dolore personale e collettivo, un interesse vorace per la storia e l'identità queer in una forma duratura di testimonianza e indagine artistica. Come per molti artisti della sua generazione, la crisi dell'AIDS ha profondamente influenzato sia la creazione che la ricezione del lavoro di Gonzalez-Torres. Gonzalez-Torres ha creato un corpus di opere aperto, destinato a perdurare e ad adattarsi oltre la sua vita, influenzando le generazioni future. Morì per complicazioni legate all'AIDS nel 1996.

Gonzalez-Torres ha lavorato con una vasta gamma di mezzi e strategie, spesso con materiali semplici, ottenendo potenti effetti emotivi e sensoriali con mezzi minimi. Ha trasformato oggetti di uso quotidiano in meditazioni sul tempo, la storia, il valore, l'uguaglianza, la perdita e l'amore. Molte delle sue opere invitano gli spettatori a partecipare direttamente. In opere come "Senza titolo" (Sangue) , del 1992, gli spettatori possono attraversare una cortina di fili di perline rosse e trasparenti che devono essere adattati per passare attraverso soglie preesistenti. In opere come "Untitled" (Placebo – Landscape – for Roni) , del 1993, i visitatori sono liberi di prendere pezzi da una vasta distesa di caramelle dorate, mentre opere come "Untitled", del 1990, permettono agli spettatori di prendere fogli di carta stampata da un'imponente pila. Così facendo, esauriscono continuamente l'opera: l'atto individuale di ogni visitatore che prende, combinato con quello di innumerevoli altri, rimodella la forma dell'opera, potenzialmente producendone l'assenza. Il proprietario o l'istituzione ospitante può scegliere di reintegrare l'opera, ricominciando il ciclo. Per Gonzalez-Torres, l'apertura di questa interazione era essenziale, ponendo sia il pubblico che l'espositore come collaboratori che completano l'opera, garantendo che le sue creazioni si adattassero continuamente a nuovi contesti anziché essere fissate nel tempo. Tale apertura rappresentava anche una sfida per i musei d'arte, che spesso si sentono più a loro agio nel preservare oggetti singoli piuttosto che nel facilitare la distribuzione di una fornitura infinita di materiale.   

Anziché fornire risposte definitive, la sua arte pone una serie di interrogativi duraturi: dove finisce il sé e inizia il sociale; cosa significa possedere un'opera d'arte che può essere consumata o ceduta eppure sempre ritorna; come vengono percepiti i concetti di originalità, valore, proprietà e autorialità; e come un oggetto ordinario come una ghirlanda di luci, una tenda di perline, un paio di orologi o una pila di caramelle possa essere carico di memoria. Ogni opera rimane aperta all'interpretazione, ma racchiude in sé uno spirito di critica silenziosa e generosa: delle istituzioni, dell'autorialità e delle categorie e storie sociali e politiche che strutturano le nostre vite. Gonzalez-Torres descrisse lo scopo del suo lavoro in modo semplice: "Soprattutto, si tratta di lasciare un segno della mia esistenza: ero qui. Avevo fame. Ero sconfitto. Ero felice. Ero triste. Ero innamorato. Avevo paura. Avevo speranza. Avevo un'idea e un buon scopo, ed è per questo che ho creato opere d'arte".

"The Spaces Between" esemplifica l'approccio lungimirante e interdisciplinare del Met nella presentazione dell'arte moderna e contemporanea in dialogo con la vasta collezione del Museo. L'allestimento della mostra, che coinvolge diversi dipartimenti, anticipa la visione curatoriale della Tang Wing per l'Arte Moderna e Contemporanea, che collocherà il modernismo e la sua eredità all'interno di una storia globale continua, come dimostrato di recente dall'installazione " Giacometti nel Tempio di Dendur" . I dipartimenti del Museo che partecipano a "The Spaces Between" sono l'American Wing, l'Antica Arte Americana nella Michael C. Rockefeller Wing, l'Antica Arte dell'Asia Occidentale, Armi e Armature, Arte Asiatica, Arte Egizia, Didattica, Dipinti Europei, Scultura e Arti Decorative Europee, Arte Greca e Romana, Arte Medievale e The Cloisters, Arte Moderna e Contemporanea, la Collezione Robert Lehman e la Biblioteca Thomas J. Watson. Visibile in tutto l'edificio del Museo sulla Fifth Avenue, l'opera di Gonzalez-Torres illumina le connessioni tra epoche e collezioni che sono al centro della missione del Met.

Il titolo della mostra è tratto da un fax di una sola riga che Gonzalez-Torres inviò alla sua amica e gallerista Andrea Rosen nel maggio del 1994: "Ho osservato attentamente gli spazi tra gli uccelli. E. Bishop", citando un saggio giovanile della poetessa Elizabeth Bishop, in cui paragona gli spazi tra gli uccelli al "riposo nella musica... non un vuoto, ma uno spazio musicale come tutti i suoni". Distribuite in tutto il Met senza un ordine prestabilito, le installazioni della mostra collegano spazi diversi all'interno del Museo, invitando i visitatori a tracciare i propri percorsi tra di esse. 

A proposito di Felix Gonzalez-Torres
Il lavoro di Gonzalez-Torres è stato oggetto di importanti mostre internazionali al Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofia, Madrid (2026); Smithsonian National Portrait Gallery e Archivi d'arte americana, Washington, DC (2024–25); Museo d'arte Rockbund, Shanghai, Cina (2016); Metropolitan Arts Centre, Belfast, Irlanda del Nord, Regno Unito (2016); PLATEAU e Leeum, Samsung Museum of Art, Seoul, Corea (2012); Centro d'Arte Contemporanea Wiels, Bruxelles; MMK Museo per l'arte moderna, Francoforte; e Fondazione Beyeler, Basilea (2010–11); Hamburger Bahnhof, Museum für Gegenwart, Berlino, Germania (2007); Museo Solomon R. Guggenheim, New York; Centro Galego de Arte Contemporanea, Santiago de Compostela; e Musée d'Art Moderne de la Ville de Paris (1995–96); e il Museo di Arte Contemporanea, Los Angeles; Hirshhorn Museum and Sculpture Garden, Washington, DC, e The Renaissance Society presso l'Università di Chicago (1994). L'artista è stato presente nel padiglione degli Stati Uniti alla 52a Biennale di Venezia nel 2007. Le sue opere sono incluse nelle collezioni dell'Art Institute of Chicago; del Metropolitan Museum of Art; del Museum of Modern Art; del Philadelphia Museum of Art; del San Francisco Museum of Modern Art; della Tate; del Solomon R. Guggenheim Museum; e del Whitney Museum of American Art, tra molte altre istituzioni pubbliche. 

Catalogo 
della mostra Il catalogo che accompagna la mostra, Felix Gonzalez-Torres: The Spaces Between , amplierà i temi centrali del progetto attraverso testi inediti commissionati a David Breslin, Leonard A. Lauder Curator in Charge, Department of Modern and Contemporary Art del Met; Ann Goldstein, Interim Maurice Marciano Director, The Museum of Contemporary Art, Los Angeles; Paulina Pobocha, chair and curator of Modern and Contemporary Art presso l'Art Institute of Chicago; e Samuel Shapiro, ricercatore associato presso il Dipartimento di Arte Moderna e Contemporanea del Met. 

Il catalogo è reso possibile grazie al Diane W. e James E. Burke Fund.

Ulteriore supporto è fornito dal Mary and Louis S. Myers Foundation Endowment Fund e dal Christian Keesee Charitable Trust.

Crediti della mostra
The Spaces Between è organizzata da David Breslin, Leonard A. Lauder Curator in Charge, Modern and Contemporary Art del Met, e Ann Goldstein, Interim Maurice Marciano Director, The Museum of Contemporary Art, Los Angeles, con Samuel Shapiro, ricercatore associato presso il Dipartimento di Arte Moderna e Contemporanea del Met. La mostra è organizzata in collaborazione con l'Art Institute of Chicago, dove Paulina Pobocha, Presidente e Curatrice di Arte Moderna e Contemporanea, ha curato This Work Cannot Be Destroyed . 

Il Met ospiterà una serie di programmi correlati alla mostra, che saranno annunciati in seguito. 
 
Informazioni sulla collezione di arte moderna e contemporanea del Met  
Il Met possiede una delle collezioni più importanti al mondo di arte del XX e XXI secolo, che spazia tra pittura, scultura, design, installazioni e media basati sul tempo. Grazie a fondi chiave come la Collezione Cubista Leonard A. Lauder e la Collezione Alfred Stieglitz, il dipartimento vanta eccezionali collezioni di Espressionismo Astratto, Modernismo Americano con una rinnovata attenzione al Rinascimento di Harlem e arte contemporanea globale dal 2000 ad oggi. La collezione del dipartimento comprende dipinti iconici di Pablo Picasso, Georgia O'Keeffe, Aaron Douglas, Jackson Pollock, Georg Baselitz, Ibrahim El-Salahi, Carmen Herrera, Nicole Eisenman e Kerry James Marshall; sculture di Alberto Giacometti, Isamu Noguchi, Mrinalini Mukherjee, Charles Ray e Wangechi Mutu; opere su carta di Paul Klee, Zarina e Julio Le Parc; oggetti di design e di arte decorativa dall'Art Nouveau al Gruppo Memphis; Installazioni e video di Arthur Jafa, William Kentridge, Nalini Malani e Pipilotti Rist, e molto altro ancora. La Tang Wing offre un'opportunità unica per contestualizzare in modo nuovo i movimenti storico-artistici moderni e contemporanei in un'istituzione che custodisce secoli di arte e crede nel potere dello scambio interculturale.

26/09/26

Les Chiens de Pavlov


Vedute della mostra di Johan Creten 'Les Chiens de Pavlov' al Perrotin Parigi, 2026. 
Foto: Claire Dorn. Per gentile concessione dell'artista e Perrotin. ©ADAGP, Parigi, 2026

La galleria Perrotin a Parigi ospita fino al 10 ottobre la mostra "Les Chiens de Pavlov" personale dell'artista belga Johan Creten. Profondamente personale e al contempo straordinariamente universale, la mostra si snoda come un viaggio immersivo attraverso l'archeologia tecnologica, l'allegoria politica e l'immaginazione mitologica, rivelando come i sogni di ieri continuino a plasmare la realtà di oggi.

Vedute della mostra di Johan Creten 'Les Chiens de Pavlov' al Perrotin Parigi, 2026. 
Foto: Claire Dorn. Per gentile concessione dell'artista e Perrotin. ©ADAGP, Parigi, 2026

Il padre di Johan Creten aveva una particolare ossessione. Affascinato dalle tecnologie emergenti degli anni Ottanta, accumulò, in oltre quarant'anni, una vasta collezione di primi computer che, come ricorda l'artista, "occupavano non solo spazi dedicati, ma ogni angolo disponibile: impilati sui mobili, nascosti dietro le tende, ammassati uno sull'altro con una densità quasi archeologica". Dopo la morte del padre, avvenuta tre anni fa, la famiglia ha ereditato le macchine e le ha trasformate in una grande parete, posta al centro di questa mostra. Si tratta di un gesto profondamente personale – un atto di lutto reso pubblico – ma ciò che è stato tramandato in definitiva non sono stati i computer in sé, bensì l'impulso a interrogarsi. Questa nozione di ossessione è al centro di questa mostra, così come dell'intera pratica artistica di Creten.

Vedute della mostra di Johan Creten 'Les Chiens de Pavlov' al Perrotin Parigi, 2026. 
Foto: Claire Dorn. Per gentile concessione dell'artista e Perrotin. ©ADAGP, Parigi, 2026