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07/03/26

Le parole di Giorno


 Veduta di allestimento della mostra. Courtesy MAMbo - Museo d'Arte Moderna di Bologna | Settore Musei Civici | Comune di Bologna
Foto di Ornella De Carlo 


Il MAMbo - Museo d’Arte Moderna di Bologna ospita fino al 3 maggio 2026, la mostra John Giorno: The Performative Word, a cura di Lorenzo Balbi, la prima grande retrospettiva istituzionale, allestita nella Sala delle Ciminiere, che celebra uno dei protagonisti più radicali e visionari della cultura contemporanea.

Figura cardine della New York d’avanguardia, poeta, artista e attivista, John Giorno ha infranto i confini disciplinari facendo della poesia un corpo vivo, un gesto capace di abitare luoghi inattesi. Le sue amicizie e collaborazioni con alcune delle figure più significative di quegli anni, tra cui Andy Warhol, Robert Rauschenberg, William Burroughs, John Cage e Patti Smith, e la fondazione, nel 1965, della Giorno Poetry Systems - la piattaforma no-profit che ha rivoluzionato la diffusione della poesia intrecciandola con musica, arti visive, impegno politico e pratiche comunitarie - testimoniano l’impatto imprescindibile che Giorno ha avuto nella storia dell’arte. 

 Veduta di allestimento della mostra. Courtesy MAMbo - Museo d'Arte Moderna di Bologna | Settore Musei Civici | Comune di Bologna
Foto di Ornella De Carlo 

L'esposizione ripercorre la pratica multiforme di John Giorno attraverso diversi nuclei di opere, mostrando come l’artista abbia valorizzato il linguaggio poetico nelle sue dimensioni plastiche, relazionali e performative spingendo la parola a sconfinare nel territorio delle arti visive e delle reti di telecomunicazione. Larga parte della sua produzione artistica reimpiega estratti delle sue poesie replicati su diversi supporti, con l'uso di colori accuratamente scelti e un font iconico realizzato da Mark Michaelson appositamente per l’artista. 

Epicentro della mostra è Dial-A-Poem, l'iconica opera interattiva con cui l’artista ha reso fruibili al pubblico, attraverso un numero di telefono da comporre, le registrazioni delle voci di poeti, artisti, musicisti e attivisti intenti a leggere le proprie composizioni. Il progetto pioneristico che trasformò il telefono in uno strumento di diffusione poetica su larga scala fu originariamente prodotto nel 1969 e presentato successivamente nel 1970 nella mostra Information al MoMA - Museum of Modern Art di New York. L'opera divenne un lavoro emblematico dell’arte concettuale partecipativa, ampliandosi negli anni fino a raccogliere 282 registrazioni di 132 autori, tra cui Patti Smith, Allen Ginsberg e Amiri Baraka, e generando edizioni internazionali in diversi Paesi come Dial-A-Poem France, Dial-A-Poem Mexico, Dial-A-Poem Brazil, Dial-A-Poem Thailand, Dial-A-Poem Switzerland.

In occasione di John Giorno: The Performative Word, nasce la versione italiana dell’opera ideata appositamente per il MAMbo, Dial-A-Poem Italy, che ha visto il coinvolgimento di oltre trenta poete e poeti italiani contemporanei, selezionati da Caterina Molteni, curatrice del museo, che hanno prestato la voce al progetto sonoro che conduce il pubblico nel cuore pulsante della visione di Giorno. Tra questi, ricordiamo Antonella Anedda, Domenico Brancale, Milo De Angelis, Valerio Magrelli e Patrizia Valduga. Come nell’opera storica, anche nella sua versione italiana l’ascolto rimane imprevedibile: una chiamata, una voce inattesa, un frammento poetico che trasformano l’esperienza in una performance privata. Un nuovo numero telefonico +39 051 0304278 è attivo in occasione della mostra ed è raggiungibile gratuitamente ventiquattro ore su ventiquattro, sette giorni su sette, da chiunque. 

 Veduta di allestimento della mostra. Courtesy MAMbo - Museo d'Arte Moderna di Bologna | Settore Musei Civici | Comune di Bologna
Foto di Ornella De Carlo 

All'interno della mostra una sezione dedicata ai materiali d’archivio a cura di Nicola Ricciardi con la collaborazione di Eleonora Molignani, e con un allestimento progettato da EX. (Andrea Cassi, Serena Giardina, Michele Versaci).

La mostra è realizzata in collaborazione con Giorno Poetry Systems e con il supporto della Galleria Thomas Brambilla. 

Ad accompagnare la mostra una monografia edita da Mousse Publishing. Il volume raccoglie un’ampia selezione di materiali d’archivio e testi di Lorenzo Balbi, curatore della mostra, di Drew Sawyer, curatore del Whitney Museum of American Art (New York), del poeta Kyle Dacuyan e del curatore Nicola Ricciardi, oltre a un’inedita intervista tra Ugo Rondinone e Laura Hoptman, che insieme offrono approfondite prospettive interpretative sull’opera di Giorno. 

La pubblicazione è stata realizzata grazie al contributo di Shane Akeroyd, Almine Rech, kurimanzutto e Galerie Eva Presenhuber.


06/03/26

Italian Council 2026




Con un investimento di € 2.700.000,00, la Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura lancia in data 13 febbraio 2026 la quindicesima edizione dell’avviso pubblico Italian Council, il programma di contributi a supporto della creatività contemporanea italiana e impegnato nella promozione dell’arte e della ricerca artistica, critica e curatoriale italiane all’estero.
 
Sono ammessi a contributo: progetti di committenza e acquisizione di una nuova opera d’arte con relativa promozione internazionale; la promozione internazionale di artisti, curatori e critici; lo sviluppo di talenti italiani all’estero.
 
Possono presentare domanda di partecipazione:
Ambiti 1 e 2 > Enti pubblici e privati senza scopo di lucro, sia italiani che stranieri (come musei, istituti universitari, fondazioni, associazioni culturali, comitati formalmente costituiti). È possibile richiedere un contributo non superiore all’80% del costo totale del progetto, con un tetto massimo che varia in base alla tipologia del progetto.

I progetti devono svolgersi tra il 1° luglio 2026 e il 31 agosto 2028.
Ambito 3 > Artisti, fotografi, critici, curatori e altri professionisti dell’arte e della fotografia contemporanee, con cittadinanza italiana o fiscalmente residenti in Italia, che rispondano ai requisiti dell’avviso pubblico. È possibile candidarsi per una borsa di ricerca o di residenza all’estero dell’importo di € 15.000,00 al lordo di oneri fiscali.

La borsa copre un progetto di 15 mesi da svolgersi tra il 1° luglio 2026 e il 31 ottobre 2027.
 
TRE AMBITI DI INTERVENTO
 
1) COMMITTENZA INTERNAZIONALE DI OPERE D’ARTE
La proposta deve riguardare la produzione – anche in occasione di residenze o mostre – di una nuova opera di un artista vivente con cittadinanza italiana, o fiscalmente residente in Italia, con relativa promozione internazionale, che andrà poi ad incrementare le collezioni di musei pubblici (statali, regionali, provinciali e civici italiani). Ogni progetto deve necessariamente prevedere almeno una fase di promozione all’estero, preferibilmente attraverso una mostra, presso un ente pubblico o privato non profit attivo nell’ambito dell’arte contemporanea. La principale finalità è quella di creare, o ampliare, reti internazionali per promuovere e sostenere la ricerca, la pratica e la produzione artistica di artisti italiani di tutte le generazioni.
 
2) PROMOZIONE INTERNAZIONALE DI ARTISTI, CURATORI E CRITICI ITALIANI
La proposta può riguardare:

Mostra monografica all’estero
Lo scopo è dare la possibilità a un artista che ha o ha avuto cittadinanza italiana, o è fiscalmente residente in Italia, di promuovere il proprio lavoro a livello internazionale. A questo riguardo, Italian Council sostiene progetti espositivi presso sedi internazionali di prestigio e accreditate nell’ambito dell’arte contemporanea.

Partecipazione a manifestazioni internazionali e a mostre collettive
Italian Council sostiene la partecipazione di un artista vivente con cittadinanza italiana, o fiscalmente residente in Italia, all’interno di mostre collettive all’estero o delle principali manifestazioni di settore che periodicamente avvengono nel mondo - come biennali, triennali, festival, o eventi collaterali ufficiali di tali manifestazioni – e che sono sempre più occasione di visibilità internazionale.

Curatore di mostre o rassegne internazionali.
L’avviso pubblico sostiene curatori o critici con cittadinanza italiana, o fiscalmente residenti in Italia, invitati a curare mostre o rassegne all’estero.

Progetti editoriali internazionali.
Il contributo per la realizzazione di prodotti editoriali mira a far conoscere a un pubblico internazionale l’arte italiana degli ultimi settant’anni. I progetti editoriali sono un’occasione per promuovere nel mondo artisti, protagonisti e vicende peculiari quanto significative dell’arte contemporanea italiana. Per questo motivo, i progetti devono essere destinati al pubblico fuori dai confini nazionali e garantire una promozione e distribuzione editoriale all’estero adeguata, coinvolgendo preferibilmente editori internazionali, biblioteche di settore e realizzando eventi di presentazione all’estero.

Attività di promozione per acquisizione internazionali
L’avviso pubblico sostiene attività di promozione relative all’acquisizione di opere d’arte di artisti italiani da parte di musei e istituzioni con sede all’estero. Tra le attività sostenute rientrano mostre, performance, pubblicazioni, conferenze, giornate di studio, incontri, attività didattiche e laboratori che permettano di valorizzare l’acquisizione e promuovere l’artista italiano entrato nella collezione.

3) SVILUPPO DEI TALENTI
Una delle principali azioni di Italian Council è quella di sostenere, attraverso borse di ricerca e residenza, lo sviluppo internazionale dei talenti italiani del mondo dell’arte e della fotografia. I progetti devono essere finalizzati allo sviluppo formativo e concettuale, in una prospettiva internazionale, del percorso professionale del candidato e della propria pratica artistica o curatoriale, nonché occasione per creare, o amplificare, contatti e relazioni internazionali utili al consolidamento della propria carriera. I progetti devono prevedere almeno un momento di restituzione al pubblico della ricerca all’estero presso enti pubblici o privati senza scopo di lucro accreditati.


05/03/26

Prossimamente Peggy... collezionare


Ph. Vasily Kandinsky Curva dominante (Dominant Curve), aprile 1936. Olio su tela. Museo Solomon R. Guggenheim, New York, New York, Fondazione Solomon R. Guggenheim, New York 


Dal 25 aprile al 19 ottobre 2026 la Collezione Peggy Guggenheim presenta Peggy Guggenheim a Londra. Nascita di una collezionista, la prima e più ampia mostra mai realizzata in ambito museale dedicata all’esperienza londinese di Peggy Guggenheim e alla sua prima galleria, Guggenheim Jeune, attiva al 30 di Cork Street tra il 1938 e il 1939. Curata da Gražina Subelytė, Curator, Collezione Peggy Guggenheim, e da Simon Grant, Guest Curator, l’esposizione ricostruisce un capitolo cruciale della vita di Peggy Guggenheim, destinato a segnare in modo definitivo il suo futuro ruolo di collezionista e mecenate dell’arte del Novecento.
 
La galleria svolse un ruolo fondamentale nel plasmare la scena artistica britannica del periodo tra le due guerre, aumentando la visibilità e l’accettazione dell’arte contemporanea in un momento in cui le istituzioni londinesi rimanevano conservatrici. Insieme a gallerie come la Redfern Gallery, la Mayor Gallery e la London Gallery, Guggenheim Jeune sfidò le norme consolidate e offrì una piattaforma essenziale per l’arte d’avanguardia. Questo periodo fu, inoltre, decisivo nella definizione dell’identità di Peggy Guggenheim come mecenate delle arti, decisa nel voler fondare un museo di arte moderna a Londra, una visione questa che sarebbe stata infine realizzata a Venezia. Nell’arco di diciotto mesi Guggenheim Jeune divenne uno dei principali punti di riferimento per le avanguardie artistiche dell’epoca, distinguendosi nella promozione di artisti locali e internazionali, molti dei quali legati alle tendenze artistiche del Surrealismo e dell’astrazione, e per una programmazione audace e sperimentale. In un arco di tempo sorprendentemente breve, dal gennaio del 1938 al giugno del 1939, Peggy Guggenheim organizzò oltre venti mostre e firmò numerosi primati curatoriali, tra cui la prima personale nel Regno Unito di Vasily Kandinsky, una mostra monografica dedicata a Jean Cocteau, la prima esposizione britannica interamente dedicata al collage, una mostra di scultura contemporanea che suscitò ampio scandalo, e una mostra di opere realizzate da bambini, tra cui figura il dipinto di un giovanissimo Lucian Freud. Si tratta del debutto espositivo del celebre artista britannico.
 
L’esposizione riunisce un centinaio di opere chiave, provenienti da importanti istituzioni internazionali e collezioni private, esposte in occasione di quelle mostre pionieristiche, oltre a lavori simili appartenenti allo stesso periodo, e a opere di artisti che Peggy Guggenheim avrebbe successivamente collezionato. Tra questi figurano, tra gli altri, Eileen Agar, Jean (Hans) Arp, Barbara Hepworth, Vasily Kandinsky, Rita Kernn-Larsen, Piet Mondrian, Henry Moore, Cedric Morris, Sophie Taeuber-Arp e Yves Tanguy. Il percorso espositivo include dipinti, sculture, opere su carta, fotografie, pupazzi e materiali d’archivio, restituendo la straordinaria varietà dei linguaggi presentati nella galleria e documentando un’epoca di intensa sperimentazione artistica e fermento culturale, segnata da profonde tensioni sociali e politiche alle soglie della Seconda guerra mondiale. Centrale è anche la dimensione relazionale dell’esperienza londinese di Peggy Guggenheim: la mostra mette in luce il ruolo determinante delle sue amicizie e collaborazioni con figure chiave del modernismo, tra cui Arp, Samuel Beckett, Marcel Duchamp, Roland Penrose, Herbert Read, e Mary Reynolds nonché l’importanza della rete di galleristi e intellettuali attivi nella Londra di quegli anni.
 
Il percorso espositivo si apre con opere chiave dell’astrazione e del Surrealismo esposte durante la breve ma intensa attività di Guggenheim Jeune, che riflettono le principali tendenze artistiche alla base del programma della galleria. Le sale successive sono dedicate alle singole esposizioni organizzate in questo spazio, tra cui quelle consacrate a Kandinsky, all’artista russa Marie Vassilieff, creatrice del genere delle “bambole artistiche” e figura di riferimento per una pratica transdisciplinare, e alla mostra di scultura contemporanea, che rappresentò un evento di primo piano nella storia culturale londinese del periodo prebellico, dimostrando il ruolo determinante di Peggy Guggenheim nella promozione e nell’accettazione dell’arte moderna e astratta in Inghilterra. Si prosegue con i ritratti di Cedric Morris, artista gallese al centro della scena dell’avanguardia britannica, mentre una sala sarà dedicata alle esposizioni del pittore statunitense Charles Howard, dello scultore tedesco Heinz Henghes, e alla mostra dello Studio 17, laboratorio di incisione fondato da Stanley William Hayter. Segue un omaggio alla storica esposizione Abstract and Concrete Art, con opere di artisti quali Mondrian, Taeuber-Arp e Van Doesburg. Non mancherà una sala dedicata ai ritratti fotografici a colori di Gisèle Freund, presentati originariamente a Guggenheim Jeune in forma di proiezione: una modalità espositiva che l’artista predilesse per tutta la vita per mostrare le sue trasparenze a colori dedicate ad artisti e intellettuali. Le sale finali riuniscono infine opere di quegli artisti inclusi nella mostra sul collage e nelle diverse esposizioni dedicate al Surrealismo, tra cui Kernn-Larsen, André Masson, Reuben Mednikoff, Wolfgang Paalen, Grace Pailthorpe, Man Ray, Tanguy e John Tunnard.
 
La mostra vuole inoltre essere un omaggio all’amore che legò Peggy Guggenheim all’Inghilterra, che sempre considerò propria patria spirituale e con cui mantenne numerosi legami. In un’intervista del 1976, riflettendo sulla propria vita, dichiarò: “Sono innamorata di Venezia da cinquant’anni. Se non vivessi qui, vivrei nella campagna inglese”.
 
Peggy Guggenheim a Londra. Nascita di una collezionista sarà accompagnata da un ricco catalogo illustrato, edito da Collezione Peggy Guggenheim e distribuito da Marsilio Arte, che include nuovi saggi critici da parte di numerosi studiosi, critici e storici dell’arte.
 
Dopo la tappa veneziana, Peggy Guggenheim a Londra. Nascita di una collezionista sarà presentata alla Royal Academy of Arts di Londra dal 21 novembre 2026 al 14 marzo 2027, rafforzando il dialogo internazionale attorno a una figura centrale della storia dell’arte del XX secolo e al contesto che ne ha segnato la formazione, e al Guggenheim New York nella primavera del 2027. 

04/03/26

Giornate milanesi - Brera Citterio


parte lo scalone che pare di entrare in un condominio di periferia, il recupero degli spazi è molto dignitoso, finalmente le donazioni Jesi e Vitali hanno trovato una collocazione che mette in risalto la grande qualità e bellezza dell'arte italiana del primo novecento. Peccato che ci sono voluto oltre 40 anni di gestione pubblica. 













03/03/26

GAM d'arte

 

Per fortuna la serie di stupende esposizioni presso la Galleria d’Arte Moderna di Torino sono state prolungate fino al 12 Aprile. T
rattasi di tre interessantissime mostre che indagano i molteplici aspetta della cultura visiva, declinate nei diversi progetti proposti.
 

La prima, intitolata "Notti, cinque secoli di stelle, sogni, pleniluni" con una serie di raffinate opere d’arte e manufatti storici, provenienti da importanti collezioni private e pubbliche dall'Italia e dall'estero, guarda alla notte magica e misteriosa, a quella parte del giorno in cui il buio domina inquieto e ambiguo. Un tempo che consente visioni e alterazioni, ma anche intimità e sentimenti. Un affascinante percorso che scorre in cinque secoli,  selezionate dai curatori Elena Volpato e Fabio Cafagna, dalla consapevolezza scientifica di Galileo Galilei da quando il cielo stellato supera la dimensione poetica fino al nostro presente più articolato e tecnologico.
 

La mostra, ideata in 14 sezioni tematiche, si apre con una serie di lavori allegorici e prosegue poi con lo spirito dell'osservazione, formandosi nelle diverse stanze in un susseguirsi di opere d’arte fra descrizione e percezione verista, un bel dialogo comune, rivelando una selezione espositiva realizzata con dovizia e stratificazioni di interpretazione.
  

All’uscita della mostra si incontra la bella antologica dedicata a Elisabetta Di Maggio, delicata e fragile elaboratrice di forme, materie e spiriti. Una mostra che lascia sospesi per la capacità di trasformare la percezione dei materiali, rendendoli delicati e impalpabili, rileggendole le trame fisiche ma anche rappresentative. Che siano le delicate foglie di una pianta esotica o semplici fogli di carta l’artista ci rivela la tessitura dei materiale e la sua rilettura come forma.
 

Chiude il percorso l’ampia e selezionata retrospettiva sul lavoro di Linda Fregni Nagler al piano interrato. Una serie di importanti ricerche che l’artista ha realizzato in diversi anni e in lunghe pellegrinazioni negli archivi fotografici dell’Europa ma non solo. Questi assemblamenti consentano riletture delle immagini in chiavi che oggi spesso manifestano concetti morali e sociali che sono superati rivelando violenza e sopraffazione, paure e alterazioni.




02/03/26

Danh Vo torna allo Stedelijk Museum



Lo Stedelijk Museum ha in corso la mostra πνεῦμα (Ἔλισσα)  personale  dell'artista Danh Vo (nato nel 1975). Il suo lavoro esplora come l'identità personale emerga dall'intersezione tra storie collettive ed esperienze vissute. Vo è noto per le sue coreografie di oggetti, immagini e testi, e per il modo idiosincratico in cui unisce il suo lavoro a quello degli altri. In questo modo, esplora le relazioni umane in tutta la loro fragilità, così come le forze che plasmano il nostro modo di vivere, di relazionarci gli uni con gli altri e di dare significato alle nostre esperienze.

Da oltre vent'anni, Vo sviluppa un linguaggio visivo plasmato dalle esperienze di sfollamento e di espulsione. Esplora il modo in cui il potere permea la vita delle persone: come seduce, ferisce, plasma e costringe all'adattamento. Le sue installazioni riuniscono opere segnate da guerra, desiderio, ambizione e fede. Così facendo, rivela come il potere si manifesti nelle persone, nei materiali e nelle storie personali.


Le sculture di Vo rivelano il suo fascino per la potenza poetica dei materiali: le venature del legno, la freddezza del marmo, la lucentezza del rame. Sono costituite da frammenti antichi, reliquie religiose o parti di monumenti, tra gli altri, messi in dialogo tra loro. Gli oggetti funzionano come opere d'arte, pur portando con sé i segni del tempo. Il modo in cui Vo posiziona questi elementi nello spazio è un elemento chiave della sua pratica: attraverso la loro reciproca collocazione, evocano nuove connessioni e narrazioni inaspettate. Così, ogni passaggio attraverso la mostra acquisisce una propria dinamica e un proprio significato.

Con  πνεῦμα (Ἔλισσα),  Vo torna allo Stedelijk, dove ha esposto per la prima volta nel 2008. La sua nuova presentazione crea un campo aperto di tensione in cui lo spettatore si muove liberamente e in cui le relazioni tra gli oggetti evocano continuamente nuovi significati. Ciò rende chiaro che la visione non è mai neutrale. 


foto Panoramica della mostra Danh Vo — πνεῦμα (Ἔλισσα), 2026. Stedelijk Museum Amsterdam. Scatti di Peter Tijhuis 

01/03/26

"Untitled" (Go-Go Dancing Platform) di Felix Gonzalez-Torres

 Ritengo che Felix Gonzalez-Torres sia l'artista più significativo dell'ultimo decennio del secolo scorso, le sue opere ancora oggi sono attualissime e valide, anche in letture che sicuramente posso stravolgere il significato originale per essere altro come "Untitled" (Go-Go Dancing Platform) del1991, che oggi può essere riletta in una chiave di attimo ora vivibile solo nella sua unicità, perfetto per il gioco dei social e dei device.

"Untitled" (Go-Go Dancing Platform), ora proposto negli spazi di Hauser & Wirth nel centro di New York, è una interessante occasione per ri-vedere questa "piattaforma" dipinta di blu incorniciata da 48 lampadine. Una volta installata l'opera, accoglie randomaticamente un ballerino, che può agire una volta al giorno, in orari non programmati – indossando lamé argentato e ascoltando musica di propria scelta tramite cuffie – salendo sulla piattaforma per brevi performance non coreografate in cui balla solo per se stesso. Il ballerino suscita sorpresa, desiderio e proiezione. Quando non è occupata, la piattaforma rimane una scultura definita dalla possibilità di attivazione, evocando precedenti e "ismi" storico-artistici – in particolare il minimalismo – pur sfidandoli sottilmente.

Sebbene l'opera sia legata a un periodo di profonda assenza e dolore, irradia gioia, fisicità e apertura emotiva, qualità che attraversano e rafforzano le delicate complessità della pratica di Gonzalez-Torres. Come ha affermato Humberto Moro, Vicedirettore del Programma della Dia Art Foundation, in un recente film sull'opera: "Ci ricorda che la bellezza può essere effimera, che la performance può essere un atto privato e che la cura, come la memoria, richiede sforzo. "Untitled" (Go-Go Dancing Platform) appare ancora attuale perché affronta questioni senza tempo. Chi può essere visto? Chi può esibirsi e per chi? Cosa facciamo del nostro desiderio, della nostra attenzione, della nostra attesa? Felix Gonzalez-Torres ci offre un'arte che non si conclude, ma continua ancora e ancora in ogni incontro e ci lascia spazio non solo per guardare, ma per sentire e ricordare". 

Negli ultimi tre decenni, “Untitled” (Go-Go Dancing Platform) è stato realizzato in numerosi contesti istituzionali, ogni presentazione è stata plasmata dal suo particolare momento e luogo, consentendo all’opera di svilupparsi in modo nuovo a ogni iterazione. 

28/02/26

Eleganza maschile a Palazzo Morando


Palazzo Morando, nel cuore del quadrilatero della moda milanese, propone una ricercata mostra sull'eleganza maschile. 

Attraverso pezzi originali, documenti d’epoca e abiti, “The gentleman – Stile e gioielli al maschile” invita a riflettere sul significato culturale e simbolico dell’ornamento, restituendo dignità storica e contemporanea a un ambito troppo spesso trascurato del costume maschile.


Rappresentativi di eventi storici e sociali, gli oggetti in mostra illustrano l’evoluzione dello stile attraverso i secoli, offrendo una lettura trasversale delle trasformazioni del gusto, del ruolo sociale e della funzione simbolica del gioiello nel costruire l’identità maschile, senza dimenticare gli aspetti funzionali dello stesso.







27/02/26

Giornate milanesi - Casa Museo Boschi Di Stefano


Un esempio di storia del collezionismo milanese è sicuramente la Casa Museo Boschi Di Stefano un museo aperto grazie al Touring Club che espone una parte della straordinaria collezione d'arte del Novecento raccolta da Antonio Boschi e Marieda Di Stefano.



Casa Museo Boschi Di Stefano è un luogo unico: la collezione è allestita negli spazi in cui era stata in origine collocata, cioè nell'appartamento di Antonio Boschi e Marieda Di Stefano al secondo piano della palazzina di via Jan 15, progettata da Piero Portaluppi tra il 1929 e il 1931.