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18/03/26

Sics e le Gilbert GAlleries del V&A Museum di Londra


Da pochi giorni hanno riaperto le Gilbert Galleries del Victoria and Albert Museum di Londra, spazi permanenti dedicati alla straordinaria collezione di arti decorative dei filantropi britannici Rosalinde (1913–1995) e Arthur Gilbert (1913–2001). Ospitata al V&A dal 2008, la Collezione riunisce circa 1.200 capolavori provenienti da tutto il mondo, tra cui una delle più importanti raccolte di micromosaici a livello internazionale, con esemplari ottocenteschi realizzati in Italia da Maestri Mosaicisti che decorano gioielli, ritratti, scatole e tavoli con paesaggi, vedute architettoniche, animali e scene storiche di straordinaria precisione.

 

L’arte del micromosaico, eccellenza storica italiana che in Ravenna ha uno dei suoi centri più autorevoli e vitali a livello mondiale, trova ancora più spazio nel nuovo ampliamento delle Gilbert Galleries grazie alla collaborazione con SICIS, l’azienda italiana, con sede a Ravenna, riconosciuta a livello internazionale per la sua eccellenza nell’arte del mosaico e del micromosaico e per la capacità di reinterpretare questa tecnica storica nel linguaggio contemporaneo.

 

Una partnership, quella di SICIS con il V&A, che prosegue e rafforza il dialogo avviato già nel 2018 in occasione della lecture “Micromosaics: Highlights from the Gilbert Collection”, tenuta dalla Dott.ssa Heike Zech e dedicata ai capolavori della collezione Gilbert durante la quale i maestri mosaicisti dell’atelier SICIS hanno realizzato una placca in micromosaico eseguita interamente a mano, riproducendo una porzione del celebre tavolo ottocentesco The Flora of Two Sicilies, capolavoro realizzato da Michelangelo Barberi negli anni '50 dell'Ottocento, uno degli oggetti di maggiore rilevanza della Collezione Gilbert al V&A.

 

Un progetto elaborato e minuzioso che ha richiesto 3 mesi di lavoro e che SICIS ha anche documentato in un video che, all’interno del nuovo allestimento delle Gilbert Galleries, mostra come gli strumenti più moderni e i materiali usati vengano applicati ai principi delle tecniche del micromosaico, invariati dal 1730.

 


Nell’ambito del progetto di rinnovo ed espansione delle Gilbert Galleries, SICIS ha contribuito alla creazione di un’installazione didattica e interattiva che accompagna i visitatori alla scoperta del processo di lavorazione del micromosaico. Elemento centrale del nuovo percorso è un tavolo interattivo per il quale SICIS ha prodotto e donato i materiali e gli strumenti impiegati nel processo tradizionale: filati di vetro, elementi in vetro smaltato e autentici strumenti utilizzati dagli artigiani mosaicisti.  Accanto a essi, un’esposizione di materie prime e semilavorati mostra come migliaia di minuscole tessere vengano realizzate, selezionate e assemblate per dare vita a immagini in miniatura dalla sorprendente ricchezza cromatica, offrendo al pubblico la possibilità di comprenderne da vicino il processo di creazione.

 

L’installazione include anche un’opera in micromosaico realizzata a mano dai Maestri Mosaicisti dell’atelier di SICIS di Ravenna, che riproduce una porzione del grande tavolo “The Flora of Two Sicilies” della Gilbert Collection. Collocato in dialogo con l’originale, questo lavoro contemporaneo evidenzia la continuità tra i capolavori storici e la ricerca odierna, mostrando come la stessa tecnica possa essere ancora oggi terreno di sperimentazione artistica. L’opera contemporanea, creata utilizzando migliaia di sottilissimi filati di vetro, è stata realizzata seguendo fedelmente la tecnica tradizionale del micromosaico e viene presentata in dialogo con l’originale della collezione Gilbert.

 

«Siamo onorati di collaborare ancora una volta con il Victoria and Albert Museum -  afferma Gioia Placuzzi, COO di SICIS - Il micromosaico è una delle forme più sofisticate dell’arte decorativa europea. Con il nostro lavoro vogliamo contribuire a preservare questa straordinaria tradizione e allo stesso tempo dimostrare come possa continuare a evolversi attraverso nuove interpretazioni artistiche e progettuali».

Con il proprio contributo, SICIS rafforza il ponte tra passato e presente, dimostrando come questa secolare tradizione continui a evolversi nei laboratori di oggi, tra innovazione sui materiali, nuove applicazioni e progetti di divulgazione pensati per un pubblico internazionale.

 

 

SICIS

Fondata a Ravenna, città simbolo dell’arte musiva, SICIS è oggi uno dei principali laboratori al mondo impegnati nello sviluppo del micromosaico contemporaneo.

Attraverso il lavoro dei propri maestri mosaicisti, l’azienda continua a reinterpretare questa tecnica storica applicandola all’arte, al design, all’architettura, all’arredamento d’interni e alla gioielleria, contribuendo a mantenere viva una tradizione che unisce sapere artigianale, ricerca artistica e innovazione.

 

Approfondimento sul processo di lavorazione della placca in micromosaico realizzata da SICIS

 

Il micromosaico è stato realizzato in vetro, ottenuto riscaldando sabbia e sostanze chimiche in una fornace. Il vetro, tagliato in quadrati, per fare un micromosaico, è stato nuovamente fuso in un crogiolo di metallo e, quando ha raggiunto la giusta temperatura, è stato tirato in lunghi filati, che si sono raffreddati e solidificati rapidamente. I filati sono stati poi incisi con una lima e spezzati in lunghezze più maneggevoli, andando a costituire la tavolozza che l'artista ha usato per creare il micromosaico.

Come supporto dell’opera è stata utilizzata una base di metallo, successivamente coperta con una pasta che ha tenuto i pezzi in posizione. L'artista ha inciso i filati per ricavarne minuscole tessere, minuziosamente inserite nella pasta con delle pinzette appuntite.

Creare i colori e le forme giuste è l'abilità più importante per un artista di micromosaici, che può scegliere tra una tavolozza infinita di colori, forme o motivi.

Il colore e la forma di ogni minuscola tessera creata attraverso questo processo di fusione sono unici e non possono essere riprodotti esattamente.

La placca è stata poi pressata con un blocco di legno per assicurarsi che le tessere fossero ben fissate e successivamente lucidata con cera e strumenti abrasivi fino a creare una superficie liscia e brillante.

17/03/26

Arte corpo danza immagine ...

 

Recentemente ho trovato molto interessante questo mix fra arte e danza proposto l'estate scorsa al LAB7 che esplorano l'integrazione di tecnologie all'avanguardia con le realtà e i limiti fisici delle performance dal vivo.

Un interessante esempio è questo lavoro eseguito da Thomas Parent, in un progetto ideato con Raphael Dupont e Samuel Tétreault, utilizzando la speciale telecamera Orbbec e il software VVVV, un ambiente di programmazione visuale.

16/03/26

Giornate FAI di Primavera


Tornano le attessissime "Giornate FAI di Primavera" il prossimo Sabato 21 e domenica 22 marzo; il più efficace strumento con cui il FAI dal 1975 esercita la sua missione di educazione della collettività alla conoscenza e alla tutela del patrimonio culturale e paesaggistico italiano perché sia per sempre e per tutti.

Accogliendo l’invito del FAI, dal 1993 – anno della pionieristica prima edizione dell’evento – al 2025, quasi 13 milioni e mezzo di italiani hanno potuto scoprire e riscoprire oltre 17.000 luoghi speciali delle città e dei territori in cui vivono.


Le Giornate FAI di Primavera, così come quelle d’Autunno, sono dunque una preziosa occasione offerta agli italiani per conoscere e apprezzare le meraviglie del nostro Paese, ma anche un’importante iniziativa di sensibilizzazione e raccolta fondi della Fondazione, a sostegno della sua missione di utilità pubblica di cura e tutela del patrimonio culturale, nello spirito dell'articolo 9 della Costituzione e secondo il principio della sussidiarietà (art.118): ciò che viene raccolto dalle iscrizioni e dalle donazioni ricevute durante l’evento sostiene concretamente le sue attività istituzionali e permette al FAI di portare avanti gli interventi di restauro e i progetti di valorizzazione, alcuni dei quali molto onerosi, sui 75 Beni che cura, gestisce e conserva, di cui 60 regolarmente aperti al pubblico affinché tutti i cittadini possano goderne, per sempre.


In occasione delle Giornate FAI di Primavera, saranno visitabili – a contributo libero – 780 luoghi in 400 città italiane, scelti con inesauribile curiosità e passione, e aperti grazie all’eccezionale cura organizzativa dei volontari del FAI, capaci di coinvolgere, ancor prima del pubblico che li visiterà, istituzioni, aziende e privati cittadini che li metteranno a disposizione, dando così il loro contributo a questa grande “festa collettiva”.

15/03/26

L' omosessualità nella cultura sociale al Kunstmuseum di Basilea


A Basile il Kunstmuseum propone la mostra "I primi omosessuali: l'emergere di nuove identità 1869-1939" che esplora la precoce visibilità del desiderio omosessuale e della diversità di genere nell'arte. Attraverso circa ottanta dipinti, opere su carta, sculture e fotografie, la mostra illustra come nuove immagini di sessualità, genere e identità siano emerse dopo il primo utilizzo pubblico del termine "omosessuale" nel 1869. Questa mostra poliedrica offre spunti di riflessione sulle comunità queer, ritratti intimi, stili di vita autodeterminati, desideri codificati e coinvolgimenti coloniali.

Questa mostra è stata originariamente organizzata da Alphawood Exhibitions presso Wrightwood 659, Chicago, con la collaborazione di Jonathan D. Katz, curatore, e Johnny Willis, assistente curatore. È stata adattata per il Kunstmuseum Basel in collaborazione con i curatori Rahel Müller e Len Schaller.

Il termine "omosessuale" fu utilizzato per la prima volta nei paesi di lingua tedesca nel 1869 e subì sostanziali cambiamenti nei decenni successivi. Il dibattito sul significato del termine spaziava da un'inclinazione universale verso l'amore per persone dello stesso sesso al concetto di "terzo sesso". Il punto di partenza per la terminologia moderna fu uno scambio di lettere tra il giurista della Frisia orientale Karl Heinrich Ulrichs (1825-1895) e lo scrittore ungherese Karl Maria Kertbeny (1824-1882). Già negli anni '60 dell'Ottocento, Ulrichs descrisse l'"Urning", una persona con un'attrazione innata per lo stesso sesso. Lo spiegò in termini di differenza di genere: gli Urning costituivano un "terzo sesso", né chiaramente maschile né femminile, ma entrambi contemporaneamente. Questa spiegazione biologica della sessualità spostò l'attenzione dai singoli atti sessuali a una differenza fondamentale, simile a quella che oggi comprendiamo per l'omosessualità. Kertbeny adottò un approccio diverso. Rifiutò l'idea di un'identità biologica innata e sostenne invece il diritto universale dell'uomo al desiderio. Nel 1869 coniò i termini "omosessuale" ed "eterosessuale" in due opuscoli distribuiti in forma anonima.



"The First Homosexuals" racconta la storia dell'inizio dell'impegno artistico verso questi temi tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo. In sei sezioni, presenta artisti e scrittori che hanno esplorato apertamente e, in alcuni casi, vissuto identità omosessuali e transgender. La mostra ripercorre lo sviluppo della rappresentazione del nudo in relazione alle mutevoli concezioni della sessualità e mostra come l'amicizia e i motivi familiari della storia dell'arte fungessero da codici discreti (e in alcuni casi non così discreti) per il desiderio omosessuale. Estendendo la sua prospettiva oltre l'Europa, la mostra esamina come alcuni artisti europei attribuissero il desiderio omosessuale come insito nei territori coloniali e come, in risposta, artisti di tutto il mondo sfidassero e resistessero a questa egemonia coloniale.

"The First Homosexuals" ripercorre sia la produzione culturale e artistica sia la storia iniziale della comunità LGBTQIA+. La mostra e la pubblicazione che la accompagna dimostrano l'influenza reciproca delle identità omosessuali e trans, nonché lo sviluppo di un'identità trans distinta, così come concepita dagli artisti moderni fin dall'introduzione del termine "trans" nel 1910.


14/03/26

Mark Bradford da Lévy Gorvy Dayan



Vedute dell'installazione di Thievery by Servants , Lévy Gorvy Dayan, New York, 2026. © Mark Bradford. Per gentile concessione dell'artista e di Hauser & Wirth.

La galleria Lévy Gorvy Dayan di  New York accoglie che l'opera Thievery by Servants (2013) di Mark Bradford fino al 4 aprile 2026.

Di dimensioni monumentali, "Thievery by Servants" è composto da 50 pannelli di quasi 9 metri, in un audace gioco di carta, testo e colore che dimostra il provocatorio riposizionamento dell'astrazione da parte dell'artista nel XXI secolo. L'opera è un esempio cruciale della serie "Merchant Poster" di Bradford , iniziata intorno al 2005. In questo corpus di opere, Bradford ripropone una particolare forma di pubblicità locale, raccolta nelle strade del suo quartiere a South Los Angeles, che promuove, tra le altre cose, offerte per piccole imprese, denaro facile, servizi legali e alloggi. Si procura questi materiali, che assumono la forma di cartelloni pubblicitari, volantini, carta da giornale, poster e insegne fatte a mano, e riflettono le esigenze specifiche delle comunità locali, dalle vetrine di piccoli negozi, recinzioni, pali del telefono e impalcature di legno.

Sovrapponendo manifesti e altri documenti trovati nel suo studio, Bradford crea superfici dense, incise e levigate, che espongono strati sottostanti e relazioni materiche. Nelle opere che ne risultano, il testo in superficie viene spesso intenzionalmente offuscato, lasciando emergere altre tracce materiali e la natura effimera delle mutevoli correnti sociali.

13/03/26

Met 3D


 Il web è sempre più un luogo di ricerca e diffusione, e consente ora anche nuovi approcci alle opere d'arte. Come sta facendo il Metropolitan Museum of Art che ha pubblica sul suo sito oltre 100 modelli tridimensionali di opere iconiche provenienti da tutta la sua collezione Una serie di nove modelli sono stati co-prodotti con NHK (Japan Broadcasting Corporation) utilizzando tecniche di imaging specializzate per realizzare la cattura di opere monumentali

Il Metropolitan Museum of Art ha annunciato oggi che sta pubblicando più di 100 modelli 3D ad alta risoluzione di opere d’arte provenienti da tutta la vasta collezione del Museo. Tutte le scansioni di nuova produzione sono presentate con precisione del colore e una fedeltà eccezionalmente elevata e possono essere esplorate sul sito web di The Met, dove gli spettatori possono ingrandire, ruotare ed esaminare ogni modello, portando un accesso senza precedenti a opere d'arte significative. I modelli 3D possono anche essere esplorati negli spazi degli spettatori attraverso la realtà aumentata (AR) sulla maggior parte dei visori per smartphone e VR, come risorsa per la ricerca, l'esplorazione e la curiosità. La maggior parte dei modelli sono disponibili per il download e l'utilizzo gratuiti sotto il programma Open Access di The Met e la licenza CC0.

Selezionato da tutta la collezione The Met di 1,5 milioni di oggetti, ogni lavoro è stato scansionato in altissima risoluzione ed elaborato come modelli 3D di livello di ricerca. I punti salienti dei modelli 3D includono un sarcofago di marmo con leoni che abbattono l'antilope (3 ° secolo); una statua di Horus come un falco che protegge il re Nectanebo II (360-343 aC); l'Old Plum (1646; ) di Kano Sansetsu; e un modello di casa dell'artista (200 a. (200 a.C.-300

Nove dei modelli di nuova produzione sono stati realizzati in collaborazione con NHK (Japan Broadcasting Corporation) come parte dell'iniziativa dell'emittente pubblica di produrre computer grafica 3D ad altissima definizione di tesori nazionali e altre opere d'arte importanti. Utilizzando sistemi di scansione laser portatili combinati con tecniche di fotogrammetria basate su fotocamera, NHK ha lavorato insieme al Dipartimento di imaging del Met per digitalizzare le opere d'arte monumentali. Questi includono il campo di grano di Vincent Van Gogh con cipressi (1889); armatura che apparteneva a Enrico II, re di Francia (ca. 1555); Perseo di Antonio Canova con il capo di Medusa (1804-6); un paio di schermi, divertimenti a Higashiyama a Kyoto (ca. 1620); e Ugolino e Suoi figli di Jean-Baptiste Carpeaux (1865-67), molti dei quali non possono essere spostati dalle loro gallerie per l'imaging tradizionale. Il Met e NHK stanno ora esplorando ulteriori programmi educativi e potenziali contenuti utilizzando questi modelli all'avanguardia e best-in classe.


Crediti e Contenuti correlati

Le 100 scansioni iniziali rilasciate oggi sulle pagine di raccolta sono state prodotte internamente dal team di Met Imaging. Ulteriori oggetti 3D verranno aggiunti alle pagine di raccolta man mano che vengono creati.


La produzione in loco della collaborazione con NHK (Japan Broadcasting Corporation) è stata realizzata da NHK Enterprises, Inc. con il supporto tecnico di PlanD, Inc.


Informazioni su Imaging at The Met

Responsabile di tutta la fotografia utilizzata per le pagine web della raccolta, la conservazione e le pubblicazioni, il Dipartimento di imaging del Metropolitan Museum of Art stabilisce lo standard per la documentazione visiva della collezione del Museo. Impostando parametri di riferimento, best practice e programmazione educativa per supportare la creazione e lo scambio di fedeli immagini di raccolta 2D e 3D, il Dipartimento è leader nella comunità globale di imaging e spesso collabora con collaboratori del settore, istituzioni paritarie, mondo accademico e organismi di standard. Il dipartimento svolge un ruolo cruciale nell'intersezione tra tecnologia e arte, fondendo la pratica tradizionale con le innovazioni emergenti nel campo. Nel 2026, il dipartimento festeggerà 120 anni di fotografia della collezione e oltre un decennio di imaging 3D.


12/03/26

new New Museum!




 Dopo due anni di lavori riapre a New York il New Museum, con un ampliamento degli spazi ideato dallo studio OMA, con Shohei Shigematsu e Rem Koolhaas e Cooper Robertson, che rielabora il vicino edificio progettato nel 2007 da SANAA.

La mostra di apertura sarà una grande collettiva che si intitola "New Humans: Memories of the Future" .

CS
l 21 marzo 2026, l'ampliamento dell'edificio del New Museum, di 60.000 piedi quadrati, verrà inaugurato con la mostra New Humans: Memories of the Future , che occuperà l'intero museo insieme a diverse nuove importanti commissioni che saranno esposte a lungo termine all'interno e nei dintorni dell'edificio.

Approfitta dell'ingresso GRATUITO durante il weekend di apertura del 21 e 22 marzo 2026. Sono ora aperte le iscrizioni per i biglietti gratuiti per il weekend di apertura, rese possibili grazie al generoso supporto della fiduciaria del New Museum Charlotte Feng Ford.

New Humans: Memories of the Future inaugurerà l' edificio ampliato del New Museum con un'esplorazione della costante preoccupazione degli artisti per il significato dell'essere umani di fronte ai radicali cambiamenti tecnologici. New Humans traccerà una storia diagonale del XX e XXI secolo attraverso le opere di oltre 150 artisti, scrittori, scienziati, architetti e registi internazionali, evidenziando i momenti chiave in cui drammatici cambiamenti tecnologici e sociali hanno stimolato nuove concezioni dell'umanità e nuove visioni per i suoi possibili futuri.

Presentando opere nuove e recenti di artisti tra cui Sophia Al-Maria, Lucy Beech, Meriem Bennani, Cyprien Gaillard, Pierre Huyghe, Tau Lewis, Daria Martin, Wangechi Mutu, Precious Okoyomon, Berenice Olmedo, Philippe Parreno, Hito Steyerl, Jamian Juliano-Villani, Andro Wekua e Anicka Yi nel contesto di opere di artisti e figure culturali del XX secolo come Francis Bacon, Constant Nieuwenhuys, Salvador Dalí, Ibrahim El-Salahi, HR Giger, Kiki Kogelnik, Hannah Höch, Tatsuo Ikeda, Gyula Kosice, El Lissitzky, Lennart Nilsson, Eduardo Paolozzi, Carlo Rambaldi, Germaine Richier ed Elsa von Freytag-Loringhoven, New Humans illumina le visioni in evoluzione del futuro degli artisti. 

La mostra esamina le innumerevoli forme che l'umanità potrebbe assumere, dai robot e cyborg alle inquietanti forme di vita apparentemente aliene, e si spinge oltre il campo dell'arte riunendo architetti utopici, registi di fantascienza e scrittori eccentrici che immaginano mondi fisici, virtuali e persino post-umani. In un'epoca in cui i progressi tecnologici e le loro conseguenze indesiderate sembrano accelerare a ritmi incontrollabili, New Humans propone l'arte come una forma collettiva di pronostico creativo: un autoritratto vitale degli esseri umani che potremmo diventare.

New Humans: Memories of the Future è curato da Massimiliano Gioni, Direttore Artistico di Edlis Neeson ; Gary Carrion-Murayari, Curatore Senior della Kraus Family ; Vivian Crockett, Curatrice di Allen e Lola Goldring ; e Madeline Weisburg, Curatrice Assistente Senior; con Calvin Wang, Assistente Curatore. Si ringraziano Lexington Davis, ex Curatorial Fellow; Laura Hakel, ex Curatorial Fellow dell'ISLAA; Clara von Turkovich, ex Curatorial Fellow dell'ISLAA; e Ian Wallace, ex Assistente Curatore.

11/03/26

Il modernismo Queer

Vedute della mostra, foto di Achim Kukulies 

In questo periodo il Kunstsammlung Nordrhein-Westfalen propone la prima mostra completa in Europa dedicata ai significativi contributi degli artisti queer al modernismo dal titolo "Queer Modernism. 1900 to 1950".

 Con più di 130 opere di trentaquattro artisti internazionali – tra dipinti, disegni, fotografie, sculture, film, pubblicazioni e materiali d’archivio – il progetto espositivo della prima metà del XX secolo. 

Vedute della mostra, foto di Achim Kukulies 

È una storia alternativa del modernismo, in cui gli artisti queer si pongono come desiderio, genere, sessualità e politica la politica dell'autorappresentazione al centro del loro lavoro. Traccia storie di vita queer in Times of War e Resistance. 

Tra cui artisti come Claude Cahun, Hannah Höch, Jean Cocteau, Romaine Brooks, Marlow Moss o Richmond Barthé.

Vedute della mostra, foto di Achim Kukulies 

10/03/26

Al MAO opere del tulku Zanabazar

Opere esposte al MAO, foto di Perottino

Purtroppo per pochi giorni, fino al 7 aprile 2026 il MAO Museo d’Arte Orientale, in collaborazione con la Galleria Borghese di Roma, presenta al pubblico per la prima volta in Europa due straordinarie opere del tulku Zanabazar. maestro spirituale e incredibile artista e innovatore del XVII secolo.

Nato nelle steppe mongole nel 1635, Zanabazar fu una figura di primo piano del buddhismo tibetano in Mongolia in quel periodo, tanto da essere riconosciuto con il nome di Öndör Gegeen, Sua Santità l’Illuminato, e primo Khutuktu Jebtsundamba, massima autorità religiosa della scuola riformata Gelugpa (cappelli gialli) del buddhismo tibetano in Mongolia, venerato come reincarnazione di uno dei cinquecento discepoli originari del Buddha. Dichiarato leader spirituale dei mongoli nel 1639, quando aveva solo quattro anni, fu anche riconosciuto dal V Dalai Lama (1617-1682) come la reincarnazione dello studioso buddhista indiano Taranatha.

Nel corso di quasi 60 anni, Zanabazar promosse fra la popolazione mongola la scuola riformata Gelugpa (a cui appartiene anche il Dalai Lama) soppiantando le tradizioni Sakya o “Cappello Rosso” (o scuola antica pre Gelugpa) che avevano precedentemente prevalso nella zona, e influenzò profondamente gli sviluppi sociali e politici della Mongolia del XVII secolo.

Oltre a essere un brillante studioso e un’autorità spirituale di rilievo, Zanabazar fu anche un artista poliedrico: a noi sono giunte alcune opere firmate da lui stesso, pratica poco frequente nella produzione religiosa buddhista.

Zanabazar è considerato il più grande scultore mongolo della sua epoca: a lui e ai membri della sua scuola si devono le maggiori opere realizzate in Mongolia in età moderna, fra cui una straordinaria Tara verde e un autoritratto-scultura in bronzo dello stesso Zanabazar in trono. Esposte dal 20 gennaio al 22 febbraio 2026 nel salone d’ingresso della Galleria Borghese di Roma, i due capolavori sono in mostra al MAO di Torino dal 27 febbraio al 7 aprile 2026 all’interno della sezione della collezione permanente dedicata all’Asia meridionale, centrale e alla regione himalayana, creando un dialogo con i manufatti provenienti dall’Himalaya, soprattutto dall’antico monastero di Densatil - in Tibet Centrale - a cui Zanabazar si ispirò per le sue creazioni scultoree e i suoi dipinti religiosi.

Le opere, in prestito in Italia e in Europa per la prima volta dal Museo Nazionale Chinggis Khan di Ulaanbaatar in occasione delle esposizioni a Roma e Torino, si contraddistinguono per un eccezionale valore estetico e spirituale e sono connotate da un linguaggio innovativo e accessibile, capace di parlare direttamente allo sguardo e all’animo dei visitatori (e dei fedeli). 

Questo progetto rappresenta per il MAO un’occasione preziosa per presentare, nel contesto di un'istituzione occidentale che conserva arte asiatica, uno dei più importanti artisti religiosi della Mongolia, mettendolo in relazione con le opere del museo e colmando una lacuna nelle collezioni, che presentano alcuni esemplari di tangka e sculture del Tibet Orientale con tratti di influenza mongola e cinese, ma sono prive di opere di provenienza mongola.

Il progetto intende inoltre favorire uno scambio interculturale tra Italia e Mongolia, contribuendo a consolidare ulteriormente il dialogo tra istituzioni nazionali e internazionali; in questo contesto è previsto nell’estate 2026 un progetto espositivo che porterà alcuni frammenti provenienti dal monastero di Densatil della collezione del MAO presso il Chinggis Khaan National Museum, unitamente a una ri-edizione dell’installazione multimediale del duo Ritu Sarin e Tenzing Sonam che rilegge il valore di questa preziosa raccolta attraverso la narrazione in prima persona della scultura di Virūḍhaka, (Re Guardiano del Sud), una delle quattro statue che presidiavano i punti cardinali di uno dei preziosissimi stupa metallici del monastero. 

Il progetto espositivo è accompagnato da una pubblicazione, edita da Silvana Editoriale, con testi istituzionali di MAO, Galleria Borgese e Chinggis Khaan National Museum, oltre a nuovi saggi di esperti quali Thupten Kelsang e Chiara Bellini e approfondimenti sulle opere in mostra con traduzioni in italiano e in inglese. Il volume sarà riccamente illustrato e presenterà immagini di allestimento di entrambe le sedi espositive. 

Ingresso incluso nel biglietto delle collezioni permanenti e della mostra Chiharu Shiota.


09/03/26

Gli uccelli del Mauritshuis



Il Mauritshuis prendendo spunto dal Cardellino di Carel Fabritius, in collezione, ha ideato la mostra Uccelli, ricca di eventi e approfondimenti. 

La mostra esplora gli uccelli attraverso sette temi: dagli uccelli come animali domestici ai messaggeri celesti. BIRDS presenta una vivace collezione di opere d'arte storiche e contemporanee: dipinti, disegni, oggetti di storia naturale e di moda, e un'installazione audiovisiva. Scoprite gli uccelli più straordinari e colorati nelle arti e le storie che si celano dietro di loro.

L'evento è curato dallo storico dell'arte Simon Schama, che nel suo libro del 2023, Foreign Bodies , esplorava i confini e l'interconnessione tra esseri umani e natura.


Martine Gosselink, direttrice del Mauritshuis, a proposito della collaborazione con Simon Schama: "Quando ho letto il libro di Simons, sono rimasta colpita dalle figure e dagli esempi disperati della nostra attuale situazione come esseri umani e natura. Mi sono chiesta: cosa succederebbe se non invertissimo la rotta ora, quale sarebbe il nostro scenario futuro? Ero determinata, come museo, a offrire una controargomentazione. Con BIRDS , mettiamo in risalto gli uccelli e contribuiamo alla consapevolezza dell'importanza della biodiversità sul nostro pianeta."